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La Depressione: Sintomi, Cause e Terapie, Appunti di Scienze Umane

Una dettagliata descrizione del disturbio psichico noto come depressione, inclusi i suoi sintomi, cause e terapie. La depressione secondo il dsm-v, il suo spettro emotivo, i sintomi psicologici, cognitivi e comportamentali, e le cause multiple, tra cui fattori genetici, ambientali, individuali e psicologici. Vengono inoltre presentate diverse teorie sulle cause della depressione, come quella di seligman sulla 'impotenza appresa', e diverse approcci terapeutici, come la terapia cognitivo-comportamentale e la psicoterapia individuale sistemico-relazionale.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 21/04/2020

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DEPRESSIONE
La depressione appartiene, secondo il DSM-V, a quelli che vengono definiti
disturbi dell’umore ovvero che influenzano la tonalità dell’affettività.
Il tono generale dell’umore comprende un vario spettro di sentimenti che
spaziano dalla profonda tristezza all’euforia; in una situazione di equilibrio
psichico non viene riscontrata un’inversione repentina ingiustificata dei
sentimenti ma si può incorrere in modifiche fisiologiche dell’umore a seconda
dei diversi avvenimenti.
Il paziente depresso invece permane in uno stato di profonda tristezza,
disperazione e apatia per tutto il giorno, con continue rimuginazioni, cali
dell’attenzione e pensieri negativi su di sé, sul proprio futuro e il contesto
sociale che lo circonda.
I sintomi della depressione variano molto da persona a persona ma se ne
possono constatare alcuni comuni; questo disturbo influisce sulla persona nella
sua interezza:
Sintomi psicologici: disinteresse per il futuro, apatia, tristezza profonda,
quotidiana che non si modifica nemmeno a fronte di eventi piacevoli e
gioiosi, angoscia, senso di colpa, sensazione di vuoto interiore, ansia,
anaffettività ma soprattutto tendenza a pensieri negativi generalizzati.
Sintomi cognitivi: maggiori difficoltà a memorizzare, a prestare
attenzione, a ricordare ciò che si è letto o sentito, in casi di depressione
acuta può comparire anche un sensibile rallentamento del flusso del
pensiero.
Sintomi comportamentali: riduzione delle attività quotidiane e perdita di
piacere nel fare qualsiasi cosa che portano ad una riduzione di tutte le
attività quotidiane e dei contatti sociali.
Sintomi sintomatici: stanchezza cronica, dolori diffusi, problemi gastro-
intestinali, alterazione del ritmo sonno-veglia, l’aumento o la diminuzione
del sonno notturno, aumento o diminuzione dell’appetito, riduzione del
desiderio sessuale o in casi critici si potrebbe verificare un rallentamento
generale della motricità del paziente.
Le cause della depressione possono essere multiple, tra le quali: fattori
genetici, cause ambientali, cause individuali e psicologiche.
La depressione può essere anche trasmessa (in bassa percentuale) per
familiarità.
Molte scuole psicologiche hanno approfondito la questione trovando cause di
varia natura alla base della depressione.
Tra i comportamentisti, ad aver indagato e formulato una teoria sulle cause
della depressione, troviamo Seligman (1970, 1974).
Tramite un esperimento con dei cani egli scopre che quando vengono
addestrati ad evitare un pericolo (in questo caso una scossa elettrica)
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DEPRESSIONE

La depressione appartiene, secondo il DSM-V, a quelli che vengono definiti disturbi dell’umore ovvero che influenzano la tonalità dell’affettività. Il tono generale dell’umore comprende un vario spettro di sentimenti che spaziano dalla profonda tristezza all’euforia; in una situazione di equilibrio psichico non viene riscontrata un’inversione repentina ingiustificata dei sentimenti ma si può incorrere in modifiche fisiologiche dell’umore a seconda dei diversi avvenimenti. Il paziente depresso invece permane in uno stato di profonda tristezza, disperazione e apatia per tutto il giorno, con continue rimuginazioni, cali dell’attenzione e pensieri negativi su di sé, sul proprio futuro e il contesto sociale che lo circonda. I sintomi della depressione variano molto da persona a persona ma se ne possono constatare alcuni comuni; questo disturbo influisce sulla persona nella sua interezza:  Sintomi psicologici: disinteresse per il futuro, apatia, tristezza profonda, quotidiana che non si modifica nemmeno a fronte di eventi piacevoli e gioiosi, angoscia, senso di colpa, sensazione di vuoto interiore, ansia, anaffettività ma soprattutto tendenza a pensieri negativi generalizzati.  Sintomi cognitivi: maggiori difficoltà a memorizzare, a prestare attenzione, a ricordare ciò che si è letto o sentito, in casi di depressione acuta può comparire anche un sensibile rallentamento del flusso del pensiero.  Sintomi comportamentali: riduzione delle attività quotidiane e perdita di piacere nel fare qualsiasi cosa che portano ad una riduzione di tutte le attività quotidiane e dei contatti sociali.  Sintomi sintomatici: stanchezza cronica, dolori diffusi, problemi gastro- intestinali, alterazione del ritmo sonno-veglia, l’aumento o la diminuzione del sonno notturno, aumento o diminuzione dell’appetito, riduzione del desiderio sessuale o in casi critici si potrebbe verificare un rallentamento generale della motricità del paziente. Le cause della depressione possono essere multiple, tra le quali: fattori genetici, cause ambientali, cause individuali e psicologiche. La depressione può essere anche trasmessa (in bassa percentuale) per familiarità. Molte scuole psicologiche hanno approfondito la questione trovando cause di varia natura alla base della depressione. Tra i comportamentisti, ad aver indagato e formulato una teoria sulle cause della depressione, troviamo Seligman (1970, 1974). Tramite un esperimento con dei cani egli scopre che quando vengono addestrati ad evitare un pericolo (in questo caso una scossa elettrica)

tenderanno a mettere in atto un comportamento remissivo generale per evitare che la scossa possa presentarsi di nuovo. Quando ai cani però viene trasmesso uno shock elettrico inevitabile questi si arrendono e accettano passivamente la scossa elettrica. Seligman chiama questo fenomeno “impotenza appresa” e associa questo al comportamento delle persone depresse. Il soggetto depresso adotta quindi il medesimo comportamento remissivo e rassegnato prevedendo una possibile “scossa” ineludibile, inevitabile. È stato però dimostrato che i soli fattori comportamentali non riescono a indurre una depressione clinica (Beck, 2009). Abraham, figura di spicco della scuola psicanalista, in alcuni testi del 1911 e del 1916 sostiene che i comportamenti anomali tipici della persona depressa siano causati da scopi sessuali non raggiunti. Questi generano sentimenti d’odio che prevaricano i sentimenti di amore impedendo quindi al soggetto di provarne finendo per proiettare l’odio all’esterno e conservare ostilità repressa. Freud invece vede le autoaccuse del depresso come manifestazioni di ostilità verso l’oggetto amato perduto: ha spiegato questo fenomeno come l’identificazione narcisistica dell’ego con l’oggetto perso attraverso l’introiezione. Rado correla come Freud la depressione alla perdita dell’oggetto d’amore: afferma però che i depressi sono soggetti altamente narcisisti dall’autostima precaria che reagiscono alla perdita dapprima con ribellione e poi con il tentativo di ripristinare la propria autostima tramite la punizione del loro ego da parte del super-io. Aaron T. Beck, maggior contributore della scuola cognitivista sviluppa un modello secondo il quale gli elementi centrali del disturbo sono disfunzioni dei fattori cognitivi: la messa in atto dei pattern disfunzionali provoca l’insorgenza della depressione. Egli individua inoltre tre schemi cognitivi depressogeni i cui temi principali sono: la perdita, la disperazione e l’autocritica. La Gestalt considera la depressione come una condizione di vita intimamente connessa alla storia personale; la sensazione di angoscia svela l'esistenza di una realtà passata o presente di cui non si è consapevoli o che non si riesce ad accettare; affrontare questo disagio significa accogliere se stessi. La terapia con antidepressivi è unicamente sintomatica, agisce cioè sui sintomi ed è necessaria quando la loro gravità inibisce la vita sociale, lavorativa e affettiva. Intervenire solo con i farmaci però molte volte non basta; inoltre ogni approccio psicologico e ogni scuola terapeutica ha la sua strategia per affrontare questa patologia.

per smettere di rimuginare si deve assumere una posizione distaccata rispetto a pensieri ed eventi senza affannarsi eccessivamente per trovare soluzioni.