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Cesare, Gaio Giulio., Schemi e mappe concettuali di Storia

Cesare scrittore, La sconfitta di Pompeo, Il posto di Cesare nella storia, Le grandi campagne militari, La dittatura e l’assassinio.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 04/01/2024

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Cesare, Gaio Giulio
L'uomo che portò Roma dalla
repubblica all'impero
Il posto di Cesare nella storia
Per arrivare al successo Cesare dovette
affrontare sfide difficilissime e lottare
contro molti avversari all'interno e
all'esterno di Roma, andando incontro a
grandi pericoli. Egli seppe anche raccontare
le sue imprese in modo così brillante da
prendere posto tra i maggiori scrittori
romani.
Le grandi campagne militari
Cesare apparteneva a una delle famiglie più
illustri di Roma, la gens Julia. Il giovane
Cesare, nato a Roma nel 100 a.C., si legò al
partito democratico, che si opponeva
all'oligarchia aristocratica. Le prime
importanti cariche le ottenne quando nel 63
a.C. fu eletto alla carica di pontifex
maximus ; nel 62 a.C. venne nominato
pretore e l'anno successivo gli fu conferito il
governo della Spagna Ulteriore. Ben presto
sottomise alcuni domini spagnoli al potere
di Roma. Per i suoi successi fu temuto dagli
aristocratici riuniti nel Senato e per
superare la loro ostilità Cesare strinse un
patto (triunvirato) con due grandi
personaggi, Pompeo e Crasso, anch'essi
decisi a far prevalere i propri personali
interessi. Con il loro appoggio, fu eletto nel
59 alla massima carica, il consolato.
Cesare è considerato uno dei maggiori
personaggi della storia universale. È stato
allo stesso tempo un geniale generale, un
abile politico e un grande scrittore. Le sue
campagne militari, che estesero
enormemente i possedimenti di Roma, sono
rimaste un modello per i condottieri e per
gli studiosi di arte militare d'ogni tempo. La
sua azione politica costituì un esempio
straordinario di come un uomo possa
giungere a dominare uno Stato. Con
l'appoggio delle masse popolari che
proteggeva, Cesare pose le basi della
trasformazione di Roma da repubblica a
Impero
La sconfitta di Pompeo
Una componente importante del potere di
Cesare era stata l'alleanza che egli aveva
stabilito soprattutto con Pompeo, il quale
aveva sposato sua figlia Giulia. Ma ormai
entrambi miravano a stabilire la propria
supremazia su Roma. E, dopo la morte di
Giulia, i rapporti tra i due incominciarono a
incrinarsi, fino a che essi divennero
apertamente nemici.
Per contrastare Cesare, Pompeo si alleò con il Senato. Nel 49
a.C. i consoli ordinarono a Cesare di venire a Roma, dopo aver
lasciato il comando del suo esercito. Ma Cesare, contando sulla
piena fedeltà dei suoi soldati, i quali erano legati al loro
comandante da un vincolo di lealtà personale ormai più forte
di quello nei confronti delle istituzioni della Repubblica, decise
di rompere ogni indugio e passò il fiume Rubicone con le sue
truppe dirigendosi verso Roma. Il Rubicone segnava il limite
oltre il quale era vietato a un generale di procedere seguito
dalle sue truppe, per impedire che Roma si trovasse sotto la
minaccia della forza militare. Si trattava di un vero e proprio
atto di ribellione, che Cesare decise di compiere dicendo: "Alea
iacta est" ("il dado è tratto").
Cesare ormai a stabilire il suo comando personale. Pompeo
venne battuto a Farsalo nel 48; e si rifugiò in Egitto, contando
sulla protezione del re Tolomeo XIII, che però, per fare cosa
grata a Cesare, lo uccise. Eletto dittatore nel 48, Cesare era
ormai il padrone assoluto di Roma e dell'Impero. L'anno
seguente sbarcò in Africa, quindi distrusse le ultime truppe
fedeli a Pompeo e alla causa repubblicana.
La dittatura e l'assassinio
Acquisito il potere assoluto, Cesare, aveva
assunto il ruolo di un re senza corona, si
diede a trasformare le istituzioni statali in
senso monarchico, essendo convinto che
Roma non potesse più essere efficacemente
governata come una repubblica. Occorreva
secondo lui la costituzione di un forte
potere centrale al fine di garantire l'ordine
ed evitare i conflitti in Italia e nell'Impero.
Nel 44 a.C. si fece eleggere dittatore a vita. Egli diventava così
il primo dei Romani e gli venivano tributati gli onori tipici di un
sovrano. Procedette a creare nuove colonie, ad assegnare
terre agli agricoltori e ai soldati, che divennero suoi convinti
sostenitori, riformò il calendario, estese il numero dei cittadini
romani, riordinò i municipi, promosse grandi opere pubbliche.
Ma l'opposizione a Cesare degli aristocratici e del Senato non
era ancora spenta. Sicché nel marzo del 44 (le idi di marzo) un
gruppo di congiurati guidati da Bruto e da Cassio lo pugnalò a
morte nel Senato. Cesare cadde trafitto di fronte alla statua
del suo avversario Pompeo.
Dopo la morte venne reso pubblico il suo testamento, in base
al quale egli lasciava una somma di trecento sesterzi a ogni
cittadino romano. Soprattutto indicativo dei suoi progetti di
trasformazione di Roma in una monarchia imperiale fu il fatto
che, spezzando la tradizione repubblicana, Cesare avesse
nominato suo erede il giovane pronipote Ottaviano. Unitosi a
Marco Antonio e a Lepido, questi costituì un triumvirato contro
Bruto e Cassio, i quali vennero sconfitti e uccisi nel 42 nella
battaglia di Filippi in Macedonia. Dopo una nuova ondata di
guerre civili, nel 27 Ottaviano divenne il primo imperatore di
Roma, col nome di Augusto.
Cesare fu un grande oratore e scrittore. Egli lasciò vari scritti,
tra cui soprattutto due resoconti delle sue imprese: il De bello
gallico (Le guerre galliche) e il De bello civili (La guerra civile),
nei quali narrò con purezza di stile ed esemplare chiarezza le
sue grandi imprese militari e le vittorie.
Cesare scrittore

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Cesare, Gaio Giulio

L'uomo che portò Roma dalla

repubblica all'impero

Il posto di Cesare nella storia Per arrivare al successo Cesare dovette affrontare sfide difficilissime e lottare contro molti avversari all'interno e all'esterno di Roma, andando incontro a grandi pericoli. Egli seppe anche raccontare le sue imprese in modo così brillante da prendere posto tra i maggiori scrittori romani. Le grandi campagne militari Cesare apparteneva a una delle famiglie più illustri di Roma, la gens Julia. Il giovane Cesare, nato a Roma nel 100 a.C., si legò al partito democratico, che si opponeva all'oligarchia aristocratica. Le prime importanti cariche le ottenne quando nel 63 a.C. fu eletto alla carica di pontifex maximus ; nel 62 a.C. venne nominato pretore e l'anno successivo gli fu conferito il governo della Spagna Ulteriore. Ben presto sottomise alcuni domini spagnoli al potere di Roma. Per i suoi successi fu temuto dagli aristocratici riuniti nel Senato e per superare la loro ostilità Cesare strinse un patto (triunvirato) con due grandi personaggi, Pompeo e Crasso, anch'essi decisi a far prevalere i propri personali interessi. Con il loro appoggio, fu eletto nel 59 alla massima carica, il consolato. Cesare è considerato uno dei maggiori personaggi della storia universale. È stato allo stesso tempo un geniale generale, un abile politico e un grande scrittore. Le sue campagne militari, che estesero enormemente i possedimenti di Roma, sono rimaste un modello per i condottieri e per gli studiosi di arte militare d'ogni tempo. La sua azione politica costituì un esempio straordinario di come un uomo possa giungere a dominare uno Stato. Con l'appoggio delle masse popolari che proteggeva, Cesare pose le basi della trasformazione di Roma da repubblica a Impero La sconfitta di Pompeo Una componente importante del potere di Cesare era stata l'alleanza che egli aveva stabilito soprattutto con Pompeo, il quale aveva sposato sua figlia Giulia. Ma ormai entrambi miravano a stabilire la propria supremazia su Roma. E, dopo la morte di Giulia, i rapporti tra i due incominciarono a incrinarsi, fino a che essi divennero apertamente nemici. Per contrastare Cesare, Pompeo si alleò con il Senato. Nel 49 a.C. i consoli ordinarono a Cesare di venire a Roma, dopo aver lasciato il comando del suo esercito. Ma Cesare, contando sulla piena fedeltà dei suoi soldati, i quali erano legati al loro comandante da un vincolo di lealtà personale ormai più forte di quello nei confronti delle istituzioni della Repubblica, decise di rompere ogni indugio e passò il fiume Rubicone con le sue truppe dirigendosi verso Roma. Il Rubicone segnava il limite oltre il quale era vietato a un generale di procedere seguito dalle sue truppe, per impedire che Roma si trovasse sotto la minaccia della forza militare. Si trattava di un vero e proprio atto di ribellione, che Cesare decise di compiere dicendo: "Alea iacta est" ("il dado è tratto"). Cesare ormai a stabilire il suo comando personale. Pompeo venne battuto a Farsalo nel 48; e si rifugiò in Egitto, contando sulla protezione del re Tolomeo XIII, che però, per fare cosa grata a Cesare, lo uccise. Eletto dittatore nel 48, Cesare era ormai il padrone assoluto di Roma e dell'Impero. L'anno seguente sbarcò in Africa, quindi distrusse le ultime truppe fedeli a Pompeo e alla causa repubblicana. L a dittatura e l'assassinio Acquisito il potere assoluto, Cesare, aveva assunto il ruolo di un re senza corona, si diede a trasformare le istituzioni statali in senso monarchico, essendo convinto che Roma non potesse più essere efficacemente governata come una repubblica. Occorreva secondo lui la costituzione di un forte potere centrale al fine di garantire l'ordine ed evitare i conflitti in Italia e nell'Impero. Nel 44 a.C. si fece eleggere dittatore a vita. Egli diventava così il primo dei Romani e gli venivano tributati gli onori tipici di un sovrano. Procedette a creare nuove colonie, ad assegnare terre agli agricoltori e ai soldati, che divennero suoi convinti sostenitori, riformò il calendario, estese il numero dei cittadini romani, riordinò i municipi, promosse grandi opere pubbliche. Ma l'opposizione a Cesare degli aristocratici e del Senato non era ancora spenta. Sicché nel marzo del 44 (le idi di marzo) un gruppo di congiurati guidati da Bruto e da Cassio lo pugnalò a morte nel Senato. Cesare cadde trafitto di fronte alla statua del suo avversario Pompeo. Dopo la morte venne reso pubblico il suo testamento, in base al quale egli lasciava una somma di trecento sesterzi a ogni cittadino romano. Soprattutto indicativo dei suoi progetti di trasformazione di Roma in una monarchia imperiale fu il fatto che, spezzando la tradizione repubblicana, Cesare avesse nominato suo erede il giovane pronipote Ottaviano. Unitosi a Marco Antonio e a Lepido, questi costituì un triumvirato contro Bruto e Cassio, i quali vennero sconfitti e uccisi nel 42 nella battaglia di Filippi in Macedonia. Dopo una nuova ondata di guerre civili, nel 27 Ottaviano divenne il primo imperatore di Roma, col nome di Augusto. Cesare fu un grande oratore e scrittore. Egli lasciò vari scritti, tra cui soprattutto due resoconti delle sue imprese: il De bello gallico (Le guerre galliche) e il De bello civili (La guerra civile), nei quali narrò con purezza di stile ed esemplare chiarezza le sue grandi imprese militari e le vittorie. Cesare scrittore