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Welfare: Tipi e Sviluppo in Italia - Prof. Bergamaschi, Sintesi del corso di Sociologia

Una panoramica del welfare sociale, fiscale e aziendale in Italia, con un focus sulla riforma delle assicurazioni sociali e lo sviluppo dello stato sociale. della differenziazione tra i tipi di welfare, le riforme importanti come il Rapporto Beveridge, e il ruolo del welfare in Italia. Vengono anche esplorate le politiche universalistiche, assicurative-previdenziali e assistenziali, e la composizione interna della spesa pubblica.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 13/12/2021

Ssara1996
Ssara1996 🇮🇹

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CHE COS’ È IL WELFARE STATE?
CAPITOLO 1: LE DEFINIZIONI
La nascita del termine
L’uso del termine “stato del benessere” ha avuto storicamente vicissitudini risentendo della concezione di
Stato e del suo ruolo. Il termine viene usato la prima volta in Germania nel 1879 da Aldolf Wagner
(studioso di scienza delle finanze) che teorizzò il ruolo interventista dello stato nel garantire il benessere
sociale; mostrò come questo intervento avrebbe incrementato il fabbisogno finanziario dello stato poiché i
costi si sarebbero potuti coprire con imposte progressive sul reddito (meccanismo ancora oggi in uso). Il
cancelliere tedesco Von Papen ne fece tutt’altro uso polemico poiché secondo lui i diritti sociali
indebolivano la morale della nazione, sovraccaricando lo stato di compiti superiori alle possibilità.
Nel 1941 venne utilizzato dall’arcivescovo inglese Temple per sottolineare il contrato tra welfare state
britannico e warfare state tedesco, con l’intento polemico di scindere i principi ispiratori dei due stati.
Il processo attraverso il quale lo stato ha assunto il ruolo di welfare è fortemente collegato con le
trasformazioni che hanno avuto origine con la rivoluzione industriale e francese e raggiungono nel periodo
bellico e postbellico un punto di svolta fondamentale.
Elementi principali del welfare state:
- Cause dello sviluppo
- I suoi scopi
- Gli elementi costitutivi
- Il suo funzionamento
Evoluzionismo e universalismo
Particolarmente rilevante è il contributo di riformista inglese del RAPPORTO BEVERIDGE (1942) che ha
segnato un punto di svolta fondamentale non solo per il welfare britannico, ma europeo. Le politiche sociali
in esso contenute e i principi universalistici hanno modificato la natura dell’intervento statale
determinando un salto di qualità, che ha visto dal 1945 al 75 un periodo di espansione dei diritti dei
cittadini. Questo ha coinciso con lo sviluppo economico che ha fornito le risorse necessarie a finanziare
l’espansione dei sistema di welfare. Questo periodo di espansione prende il nome di “Golgen Age” nel
Regno Unito, mentre in Francia si parla dei “Trent’anni gloriosi”.
DEFINIZIONE DI ASA BRIGGS, 1961
“Il Welfare State è uno Stato in cui il potere organizzato è deliberatamente usato nel tentativo di modificare
le forze di mercato ”.
Prima del Welfare tutto era attribuito al mercato. Es: Se una persona lavora e guadagna ha la sopravvivenza
assicurata, altrimenti se non lavori questa non ti è assicurata.
“Modifica le forze di mercato in tre direzioni:
1. garantendo ad individui e famiglie un reddito minimo indipendentemente dal valore di mercato.
(questo avviene perché in Gran Bretagna già dagli anni 40 vi era un salario minimo)
2. Restringendo la misura di insicurezza . Lo Stato si attrezza affinché individui e famiglie possano far
fronte a certi eventi quali malattia, infortunio, vecchiaia e disoccupazione. Questa situazione di
incertezza è presente anche nella società dei nostri tempi.
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CHE COS’ È IL WELFARE STATE?

CAPITOLO 1: LE DEFINIZIONI

La nascita del termine

L’uso del termine “stato del benessere” ha avuto storicamente vicissitudini risentendo della concezione di Stato e del suo ruolo. Il termine viene usato la prima volta in Germania nel 1879 da Aldolf Wagner (studioso di scienza delle finanze) che teorizzò il ruolo interventista dello stato nel garantire il benessere sociale; mostrò come questo intervento avrebbe incrementato il fabbisogno finanziario dello stato poiché i costi si sarebbero potuti coprire con imposte progressive sul reddito (meccanismo ancora oggi in uso). Il cancelliere tedesco Von Papen ne fece tutt’altro uso polemico poiché secondo lui i diritti sociali indebolivano la morale della nazione, sovraccaricando lo stato di compiti superiori alle possibilità. Nel 1941 venne utilizzato dall’arcivescovo inglese Temple per sottolineare il contrato tra welfare state britannico e warfare state tedesco, con l’intento polemico di scindere i principi ispiratori dei due stati. Il processo attraverso il quale lo stato ha assunto il ruolo di welfare è fortemente collegato con le trasformazioni che hanno avuto origine con la rivoluzione industriale e francese e raggiungono nel periodo bellico e postbellico un punto di svolta fondamentale. Elementi principali del welfare state:

  • Cause dello sviluppo
  • I suoi scopi
  • Gli elementi costitutivi
  • Il suo funzionamento

Evoluzionismo e universalismo

Particolarmente rilevante è il contributo di riformista inglese del RAPPORTO BEVERIDGE (1942) che ha segnato un punto di svolta fondamentale non solo per il welfare britannico, ma europeo. Le politiche sociali in esso contenute e i principi universalistici hanno modificato la natura dell’intervento statale determinando un salto di qualità, che ha visto dal 1945 al 75 un periodo di espansione dei diritti dei cittadini. Questo ha coinciso con lo sviluppo economico che ha fornito le risorse necessarie a finanziare l’espansione dei sistema di welfare. Questo periodo di espansione prende il nome di “Golgen Age” nel Regno Unito, mentre in Francia si parla dei “Trent’anni gloriosi”.

DEFINIZIONE DI ASA BRIGGS, 1961

“Il Welfare State è uno Stato in cui il potere organizzato è deliberatamente usato nel tentativo di modificare le forze di mercato ”. Prima del Welfare tutto era attribuito al mercato. Es: Se una persona lavora e guadagna ha la sopravvivenza assicurata, altrimenti se non lavori questa non ti è assicurata. “Modifica le forze di mercato in tre direzioni:

  1. garantendo ad individui e famiglie un reddito minimo indipendentemente dal valore di mercato. (questo avviene perché in Gran Bretagna già dagli anni 40 vi era un salario minimo)
  2. Restringendo la misura di insicurezza. Lo Stato si attrezza affinché individui e famiglie possano far fronte a certi eventi quali malattia, infortunio, vecchiaia e disoccupazione. Questa situazione di incertezza è presente anche nella società dei nostri tempi.
  1. Assicurando ad ogni cittadino senza distinzione di classe e status i migliori standard disponibili in relazione ad una gamma concordata di servizi sociali” La definizione da un lato presuppone una causa: l’affermazione della società di mercato e la produzione di condizioni di insicurezza. Dall’altro mette in evidenza lo scopo : modificare l’impatto del mercato sulla società garantendo un reddito minimo indipendentemente dal valore di mercato (o forza lavoro). Viene quindi tracciato implicitamente un rapporto di causalità tra le forze di mercato e le insicurezze: il mercato genera insicurezza. Il Welfare assume così un carattere tendenzialmente universalistico: OGNI cittadino senza distinzione ha uno standard di vita minimo. Una legge che garantisce l’universalità è la legge 833 ( legge di riforma sanitaria del Sistema Sanitario Nazionale); prima di questa legge vi erano le mutue professionali ed in base a quella a cui eri iscritto (in base appunto alla professione svolta) avevi determinate prestazioni mediche. Uno dei tratti (non sempre raggiunto) del Welfare è l’UNIVERSALISMO per la prima volta riconosciuto nel 1942 nel “RAPPORTO BEVERIDGE”: il Parlamento inglese gli dà il compito di stilare un documento che si occupasse del Welfare. Le prime azioni di welfare erano professionali, mentre con questo rapporto diventano tendenzialmente universalistiche (passaggio fondamentale).

DEFINIZIONE DI H. WILENSKY, 1975

“L’essenza del Welfare consiste nel fatto che il governo assicura standard minimi di reddito, alimentazione, salute, alloggio e istruzione ad ogni cittadino come diritto politico e non come carità”. Il cittadino riceve dei servizi che può rivendicare come DIRITTO. Siamo in un campo in cui l’assistenza è un diritto che ogni cittadino può rivendicare come soggetto autonomo di rivendicare la propria volontà. È un passaggio importante perché prima l’assistenza era offerta dalla Chiesa tramite la carità. I diritti secondo Thomas Marshall, politologo inglese, si possono suddividere in:

  • Civili: tutto ciò che attiene alla libertà della persona (es. libertà di parola, stampa, opinione)
  • Politici: diritto di partecipare all’esercizio del potere politico (es. diritto di voto)
  • Sociali: insieme di misure che tendono a contrastare le condizioni in cui una persona è in un momento critico della sua vita. Questi diritti si affermarono in periodi differenti:  1700: civili (Illuminismo)  1800: politici  1900: sociali (si parla di secolo dei diritti sociali) Siamo di fronte ad una concezione evolutiva della cittadinanza: il welfare state da origine alla cittadinanza sociale. Come definiamo “ogni cittadino”? Per gran parte del ‘900 un cittadino era colui che disponeva di cittadinanza. Chi aveva la cittadinanza di alcuni diritti, chi non ce l’aveva no. Il problema nasce quando vi è una maggioranza di origine straniera senza cittadinanza. Infatti, in alcuni servizi più del 50% è di origine straniera. La divisione sociale del welfare state Queste due definizioni affrontano le cause che hanno portato allo sviluppo del welfare state, ma sottostimano l’importanza degli elementi costitutivi ed il loro funzionamento. Queste due caratteristiche cambiano da paese a paese e riflettono le configurazioni sociali nazionali. Titmuss (1986) per primo

Elementi di convergenza

  1. Il welfare non può più essere considerato la risposta permanente ai problemi delle economie capitaliste
  2. Entrambe convergono che la società non può fare a meno del welfare state
  3. Nessuno dei due approcci può contare su una strategia realistica per la realizzazione della forma desiderata di organizzazione dello stato Un ri-orientamento concettuale La crisi persiste fino a metà degli anni 80, successivamente gli studiosi considerano le differenze tra paesi come uno degli elementi chiave da spiegare. Fino ad arrivare ad una definizione analiticamente più adeguata:

DEFINIZIONE di FERRERA, 1993

“Il Welfare State è l’insieme di interventi pubblici connessi al processo di modernizzazione, i quali forniscono protezione sotto forma di assistenza, assicurazione e sicurezza sociale , introducendo tra l’altro specifici diritti sociali nel caso di eventi prestabiliti, nonché specifici doveri di contribuzione finanziaria.” Assistenza, assicurazione e sicurezza sociale sono le tre modalità con la pubblica amministrazione da una risposta ai bisogni generati da target, fonti di finanziamento e storie diverse. 1^ evento della storia del welfare europeo: alla fine dell’800 si afferma il diritto ad un contributo economico per infortunio sul luogo di lavoro. Viceversa, il welfare prevede il pagamento da parte dei cittadini delle tasse, poiché esso costituisce un costo economico per lo stato. Aspetti innovativi della definizione: le tre modalità di intervento e il dovere di contribuzione da parte dei cittadini. Il welfare state e le altre fonti di benessere Per identificare le caratteristiche principali del welfare state è importante comprendere il ruolo dello stato nella produzione di benessere. Lo stato ha iniziato ad intervenire sul benessere dei cittadini solo a partire dalla fine del XIX secolo, non sostituendo però e altre fonti quali la famiglia, le associazioni ed il mercato. Non è possibile quindi comprendere il ruolo dello stato se non si prendono in considerazione anche gli altri attori: si parla quindi di sistema di welfare , che si pone ad un grado di astrazione maggiore.

IL DIAMANTE DEL WELFARE

Stato ↓ Mercato → Benessere ← Famiglia ↑ Associazioni intermedie Il diamante del Welfare ci mostra che al benessere concorrono 4 attori: Stato (sistema pubblico), Famiglia, Mercato e Associazioni intermedie (realtà non pubbliche). Sembra che queste quattro concorrano in eguale peso e misura al benessere, ma in realtà in ogni Paese i quattro attori giocano un ruolo diverso. Es. USA: il ruolo dello stato nella produzione del benessere è molto limitato

NORVEGIA: lo stato occupa una posizione rilevante per il benessere sociale ITALIA: la famiglia occupa una posizione molto rilevante per il benessere Lo stato e le associazioni intermedie prevedono uno spazio di intervento per l’assistenza sociale. In entrambe il mandato professionale è analogo, mentre cambia quello istituzionale. CAPITOLO 2: ORIGINI E STORIA Dal Medioevo alla rivoluzione industriale Nel periodo compreso tra l’XI e XV secolo si avvia un lungo processo di trasformazioni che incideranno nell’affermazione della società moderna. Il culmine avviene con il superamento dell’organizzazione signorile. L’economia medioevale era un’economia senza mercato, che funzionava tramite un sistema asimmetrico tra contadini e signori. I contadini garantivano ai proprietari terrieri i beni di prima necessità, in cambio di protezione militare. Questo era possibile perché la terra eccedeva rispetto alla popolazione: non vi era quindi l’esigenza di stabilire i diritti di proprietà; i campi erano suddivisi in terre comuni ad uso dei contadini e terre di dominio, appartenenti al signore presso le quali i contadini lavoravano settimanalmente (le corvéses). Nel XIII secolo vi fu una crescita demografica che ebbe un impatto importante: non vi era più l’abbondanza delle terre quindi vi fu la necessità di colonizzare nuove terre, meno fertili e più distanti dal villaggio. Questo portò all’affermazione di nuove organizzazioni economiche e politiche: incentivazione della costruzione di manufatti per la lavorazione dei terreni → crescita dell’artigianato: questo portò ad una rivoluzione poiché rese possibili i vari scambi commerciali tra villaggi differenti. L’espansione del commercio portò anche alla nascita (in Italia) di due istituzioni: le banche e le assicurazioni. Le banche si svilupparono a partire dalla crescita della domanda di finanziamenti per le attività commerciali, mentre le assicurazioni diventarono uno strumento per garantire gli investimenti, soprattutto quelli legati al trasporto delle merci. La crescita del commercio danneggiò quindi un’altra delle istituzioni feudali: la protezione militare. Il commercio richiedeva un tipo di protezione che i feudi non potevano garantire, quindi tale funzione progressivamente andò nelle mani del sovrano, dunque verso una visione nazionale. Il potere politico e militare inizio un processo di accentramento che si concluse con l’affermazione degli Stati-Nazione nel XVII secolo. Elementi che contraddistinguono le trasformazioni in epoca medioevale:  Progressiva diffusione di un economia monetaria  Crescita dei centri urbani come luoghi strategici per gli scambi commerciali  Accentramento del potere militare e amministrativo su una dimensione territoriale nazionale Infine, la piena affermazione della modernizzazione avviene con l’ affermazione dei diritti di proprietà privata. Le eclosures e la nascita della proprietà privata La spinta a modificare i diritti di proprietà emerge quando solo quando la terra inizia ad acquisire un valore in quanto risorsa scarsa. Fu però necessario un ulteriore passaggio: la terra da bene comune utilizzabile da tutti diventa ad auso esclusivo di un proprietario che ne potesse beneficiare per i propri interessi. In Inghilterra questo processo avvenne attraverso le enclosures (recinzioni) dei campi comuni da parte dell’aristocrazia. Perché rappresenta un punto di svolta? Due punti di vista:

proteste e al consolidamento dei gruppi organizzati: i sindacati (Gran Bretagna, 1820). Dopo il riconoscimento del diritto di associazione si svilupparono fino alla proclamazione di una federazione nazionale, diffondendosi in altri paesi europei. Le loro richieste si estesero fino a richiedere anche i diritti politici: nel 1848 in UK avviene la proclamazione dei diritto di voto a suffragio universale maschile. La fine del 1800 rappresento un periodo importante di riforme sociali. Grazie ad un periodo di relativa stabilità internazionale, gli stati si occuparono degli affari interni approvando importanti riforme. L’introduzione delle assicurazioni per i lavoratori Tra le riforme più importanti vi è quella delle assicurazioni sociali: predisporre misure previdenziali standardizzate per responsabilizzare i lavoratori e datori di lavoro. Viene introdotta in Germania per la copertura dei rischi contro gli infortuni. La novità fu il riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro. Man mano anche gli altri stati istituzionalizzarono i sistemi assicurativi. Il modello più diffuso era quello delle assicurazioni volontarie: adesione dei lavoratori su base volontaria. L’intervento dello stato rimaneva molto scarso, e dato che la maggior parte dei lavoratori non era disposta a pagare un’assicurazione coloro che erano in grado di essere tutelati era una minoranza più benestante. Nel modello assicurativo adottano in Germania delle assicurazioni obbligatorie le sottoscrizioni spettavano a tutti i lavoratori come trattenuta, variabile in base al reddito. La fase successiva furono le assicurazioni sociali: copertura dei rischi estesa anche ai soggetti inattivi del nucleo familiare (pensionati, malati e bambini). Questo fu un passaggio epocale nella storia dello stato sociale. Innovazione più significativa fu in Svezia nel 1913: per tutti i cittadini oltre i 67 anni avevano diritto ad una pensione. Tra le due guerre mondiali Le esperienze del primo dopoguerra e la Grande Depressione colpirono anche i ceti più abbienti. Quello che avvenne in questo periodo fu quindi molto importante per lo sviluppo e consolidamento del welfare state. L’assicurazione contro la disoccupazione fu l’ultima ad essere istituita. Questo perché la disoccupazione è un problema sociale altalenante che ha impedito una rapida coscienza del problema. Le risposte alla difficile fase di transazione tra le guerre si diversificarono soprattutto tra: regimi democratici e regimi totalitari. Regimi democratici: la pressione della classe operaia organizzata acquisì un significato rilevante. Ciò è evidente nei paesi scandinavi guidati da un movimento unitario guidato dai socialdemocratici. Esempi: Costituzione di Weimar: per la prima volta documento costituzionale in cui vengono riconosciuti i diritti sociali e la legittimazione dell’assistenza sociale per tutta la popolazione. Regimi totalitari: rispondono alle tensioni sociali con la repressione con i metodi della minaccia e della violenza. In Germania la povertà viene concepita nuovamente come colpa con piani di internamento. In Italia con i Patti Lateranensi fu sancita la divisione dei compiti di assistenza tra Chiesa e Stato. Vengono istituzionalizzati i grandi istituti di previdenza: INPS e INAIL. Il Rapporto Beveridge Lo sviluppo dello stato sociale fu favorito dall’incertezza generale vissuta durante la guerra e da una forte solidarietà nazionale. Nel Regno Unito viene emanato un documento fondamentale per il moderno welfare state: il Rapporto Beveridge. Venne istituito un comitato per rivedere il sistema previdenziale e le ricerche evidenziarono che le cause principali di povertà erano riconducibili alla perdita del reddito. I sussidi erano al

di sotto della linea di sussistenza. Il Piano di Sicurezza sociale di Beveridge cambiava radicalmente il modo di affrontare il problema: alla base c’era il forte legame tra politica sociale e politica economica, il passaggio dell’assicurazione dei lavoratori a quella di tutti i cittadini , presa in considerazione delle famiglie numerose con assegni familiari, creazione di un servizio sanitario nazionale gratuito. The Golden Age Le nuove politiche beneficiarono dell’accettazione dei principi di pieno impiego e del rifiuto di considerare l’assistenza come una forma di carità. Questa fase di contraddistingue per un consolidamento del welfare state, che portò a risultati differenti in base al paese di attuazione. Tale differenziazione avviene in base alle risposte che vengono date in materia di:  Adeguatezza dei programmi di sicurezza sociale  Standard di eguaglianza e libertà  Sicurezza economica e libertà economica individuale  Programmazione dei servizi da parte dello stato Il periodo tra gli anni 60 e 75 rappresenta il periodo di maggiore espansione del welfare: Italia dall’11% al 21%. Grazie allo sviluppo economico vengono colmate le lacune precedenti ed estesi programmi di intervento sociale. Si passa ad una tutela di tipo preventivo: stato come garante del benessere sociale. Alcuni fattori hanno contribuito alla crisi del welfare secondo Ferrera:

  1. Alto tasso di sviluppo economico: quote crescenti da impiegare in interventi pubblici
  2. Meccanismo di deficit spending: molti servizi venivano erogati senza una reale copertura aumentando il debito pubblico Alcuni autori sostengono che la Golden Age abbia favorito non solo alla forte espansione del welfare state ma abbia contribuito alla sua crisi. Crisi economica e spesa pubblica La crisi fiscale portò ad un ripensamento sul funzionamento del welfare state. La caduta dei tassi di crescita economica e di quelli occupazionali rendono lo stato sociale il principale bersaglio dei processi di ristrutturazione destinati a risanare il bilancio. Per questo si avvieranno processi di ristrutturazione orientati proprio dalle critiche: l’obiettivo verrà identificato nella riduzione dei costi. Uno degli strumenti adottati è stato il decentramento amministrativo con l’esigenza di valorizzare le comunità locali. Il progressivo trasferimento delle funzioni dai livelli centrali a quelli locali porterà al quello che viene definito welfare mix. CAPITOLO 3: LE POLITICHE SOCIALI Sviluppo economico e diritti sociali hanno avuto percorsi strettamente collegati tra loro e costituiscono un punto di partenza per comprendere le differenze tra i vari sistemi di welfare. Un elemento comune è che il welfare rappresenta un complesso sistema politico-amministrativo che gli stati hanno istituzionalizzato per far fronte ai problemi sociali legati al mercato. Un primo passo è il riconoscimenti dei diritti sociali che attraverso lo status di cittadino e il riconoscimento di uguali diritti e doveri riducono la disuguaglianza → prospettiva di equità sociale Due momenti importanti:
  3. Introduzione assicurazioni sociali in Germania nel 1883
  4. Rapporto Beveridge nel 1942 in Gran Bretagna

TARGET Universale ma selettiva Occupazionale (solo per i lavoratori) universale PRESTAZIONI Collegata allo stato di bisogno; misurato tramite la prova dei mezzi (ISEE) Su base contributiva Somma fissa (indipendentemente dallo status) F. DI FINANZIAMENTO Fiscalità generale Contributi versati Fiscalità generale SALARIO INDIRETTO: quota che il datore di lavoro versa per ogni dipendente (il cosiddetto “ costo del lavoro ”. È una conquista relativamente recente poiché non esisteva fino alla fine dell’800. Modelli redistributivi e piani di spesa sociale La spesa sociale rappresenta ancora oggi una voce nella spesa pubblica complessiva. Mediamente in Europa di spende il 28,6% del proprio PIL. Il welfare danese è più generoso in termini di risorse impiegate che di trasferimenti diretti alla popolazione. In Italia le risorse sono meno generose e quasi il 70% va alle pensioni, mentre una quota nettamente inferiore è destinata al lavoro e alla famiglia. Il problema delle disuguaglianze redistributive si ha maggiormente nei paesi che adottano un meccanismo basato prevalentemente sulle assicurazioni: riflette le posizioni all’interno del mercato del lavoro. Da una parte ci sono gli insiders (contribuenti che ne beneficiano) e dall’altra gli outsider , ovvero coloro che non hanno maturato diritti sufficienti per accedere alle prestazioni. Altro elemento di differenziazione: efficacia delle misure di lotta alla povertà. È considerato povero chi percepisce annualmente un reddito pari o inferiore ad una certa soglia. Le differenze sociali sono esemplificate dall’ indice di Gini: misura il diverso grado di concentrazione di ricchezza. I valori vanno da 0 a 100, più il valore aumenta, più la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. I valori bassi indicano una distribuzione più equa di ricchezza. (Italia 35,1) LE POLITICHE SOCIALI IN ITALIA Il modello italiano rappresenta un caso emblematico: il welfare si è consolidato sulla compresenza di uno schema previdenziale fortemente legato all’occupazione e di uno a schema universalistico limitato (solo campo sanitario). Tutti gli altri ambiti seguono una logica assistenziale basata sulla residualità e sull’accertamento del reale stato di bisogno. A distinguere in caso italiano è la compresenza di due caratteristiche specifiche:

  1. Accesso alle misure previdenziali e assistenziali avviene su base fortemente categoriale: distorsione funzionale La principale peculiarità italiana sta nella composizione interna della spesa pubblica: fortemente squilibrata a vantaggio della funzione di protezione sociale rivolta a “vecchiaia e superstiti” (assorbe circa il 62% delle spesa totale contro il 46% della media europea), cioè del sistema pensionistico. Si tratta dunque di una distorsione di tipo funzionale, che non si riscontra in nessun altro paese europeo
  2. Il modello italiano deriva dallo sfruttamento strategico dei meccanismi redistributivi: distorsione distributiva

Previdenza sociale in Italia: il sistema italiano si basa sull’assicurazione sociale obbligatoria ed è

esclusivamente di tipo retributivo: solo il lavoratore può ricevere misure di integrazione del reddito calcolate in base al reddito. Questo privilegia soprattutto i lavoratori autonomi e i dipendenti pubblici, mentre i trattamenti pensionistici minimi sono vicini alla soglia di povertà come livello. Le prime due categorie ricevono in proporzione più della loro contribuzione al sistema previdenziale. Questo accadde perché nel secondo Dopoguerra alcune categorie sociali ottenendo benefici specifici in cambio di consenso

politico. Per questo motivo in Italia abbiamo una spesa pensionistica molto alta che ha portato a un accumulo di deficit pubblico. Cioè è avvenuto anche perché il sistema di finanziamento della spesa previdenziale è un sistema “a ripartizione”, cioè le somme versate dai lavoratori non vengono messe da parte ma vengono immediatamente erogate per le prestazioni ai membri inattivi. Tale situazione ha portato ad avviare un processo di revisione strutturale del sistema pensionistico: l’età è stata gradualmente alzata così come i contributi minimi da versare. Nel 2011 è stata approvata la Riforma Fornero che ha innalzato ulteriormente l’ età pensionabile.

L’assistenza sociale in Italia : si sviluppa in Italia nel secondo Dopoguerra, derivato dalla legge Crispi del

1890 e dalla politica sociale fascista. Durante il ventennio fascista vi fu l’istituzione di numerosi enti assistenziali di tipo categoriale (specifiche categorie di bisogni). Questo ha ostacolato l’introduzione di misure strutturali che offrissero un intervento omogeneo a livello nazionale. Nasce quindi il problema del rapporto tra lo Stato e questi enti: solo con il D.P.R. 616/77 venne conferito alle regioni ed enti locali un ruolo centrale nella realizzazione di politiche sociali. Sul piano dell’assistenza vi è sempre però una forte frammentazione e categorizzazione degli interventi data la mancanza di un riferimento normativo unico che arriverà con la legge 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” per avere una ridefinizione in maniera organica delle politiche sociali. Tale legge rappresenta il punto di riferimento centrale per la riorganizzazione delle politiche sociali. Si basa sulla realizzazione di un sistema integrato per la promozione del benessere dei cittadini. Lo stato quindi definisce i “livelli assistenziali ed uniformi di prestazioni sociali” (LIVEAS). La programmazione viene fondata sul principio di sussidiarietà: cioè una redistribuzione delle competenze che tenga conto di tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti nelle diverse fasi di programmazione. Si definisce in primo luogo il ruolo degli enti pubblici in termini territoriali ( sussidiarietà verticale ). La riforma spinge inoltre all’integrazione fra i diversi fra i diversi ambiti delle politiche sociali con l’obbiettivo di impedire la sovrapposizione di competenze. A livello locale questo principio si esprime nell’obbligo alla programmazione congiunta ( sussidiarietà orizzontale ) fra gli enti pubblici e i soggetti privati compresi nel medesimo ambito territoriale finalizzata alla formulazione di un piano sociale di zona. Il piano di zona è lo strumento centrale nella nuova programmazione degli interventi sociali. Definisce gli obbiettivi, organizza i servizi, colloca le risorse, definisce come far co-partecipare i diversi enti pubblici e enti pubblici e soggetti privati erogatori di servizi. Introduce novità radicali nella programmazione delle politiche sociali:  determina l’aggregazione di diversi Comuni in un unico ambito territoriale, spesso corrispondente con i distretti sanitari  la programmazione partecipata tra diversi soggetti: prevede l’adozione di una prospettiva di governance , cioè un’attività di governo delle politiche sociali svolta attraverso la mobilitazione di tutte le risorse e di tutti gli attori rilevanti. Gli attori locali, sia pubblici che privati, conoscono meglio le condizioni della società locale  superamento di un sistema di interventi “riparativi” a favore di un sistema di “protezione sociale attiva”: le prestazioni hanno lo scopo di intervenire per eliminare le cause di disagio. La legge trova criticità con la riforma del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, che ha ridimensionato il disegno complessivo della legge 328/2000 perché ha concesso alle Regioni competenza esclusiva sulle politiche sociali. Nonostante le riforme del welfare state italiano degli ultimi anni, alcune criticità strutturali permangono tuttora:

  1. influenza di interessi particolaristici nella programmazione della spesa pubblica
  2. il mantenimento di posizioni privilegiate di alcuni gruppi sociali in ambito redistributivo
  3. elevata frammentazione delle politiche e degli enti
  4. forti differenziazioni territoriali
  5. scarsa generosità delle risorse sociali

uno standard minimo di diritti ↓ ↓ no differenze di status economico i sistemi di welfare hanno consolidato l’affermarsi di una società di simili Es: nell’800: S. è una donna anziana, ricca proprietaria terriera che continua la sua vita benestante; M. è una donna anziana che non ha mai lavorato che dovrà essere mantenuta dai figli o andrà in un ospizio. anni 80-90: sia S. che M. dispongono di una pensione, certamente non di uguale cifra ma la distanza tra le due si è ridotta.

  1. DEFAMILIZZAZIONE: parametro recente, aggiunto dopo una serie di critiche fatte ad Andersen. Indica il grado in cui la conformazione delle prestazioni sociali riesce ad attenuare la dipendenza dalla famiglia, consentendo agli individui di disporre di risorse ed opportunità a prescindere dal supporto della famiglia. Va a misurare la dipendenza dalla famiglia e quanto le prestazioni sociali rendono un individuo indipendente da essa. I REGIMI DI WELFARE Con le critiche alla sua opera, oltre ad aver aggiunto un parametro di valutazione, Andersen aggiunge un quarto e nuovo MODELLO di REGIME di WELFARE:
  2. Liberale
  3. Conservatore – corporativo
  4. Socialdemocratico
  5. Mediterraneo o Sud – Europeo In ogni regime ogni attore del diamante del welfare agisce in modo diverso alla produzione del benessere. 1.REGIME LIBERALECasi emblematici: USA, Canada, Australia, UK  un ruolo importante lo gioca l’assistenza (intervento per le persone in stato di bisogno) che si rivolge quasi esclusivamente ai poveri basate sulla prova dei mezzi (ISEE)  intervento dello stato minimo: a fronte di una dominanza delle misure di assistenza, quelle di assicurazione e sicurezza sono MINIME o assenti.  In questo regime gioca un ruolo importante il MERCATO: welfare assicurato prevalentemente dal mercato. Se sei fuori dal mercato le prestazioni sociali sono molto ridotte, minimali, residuali. Es: no assicurazione medica.  Pochi vincoli al mercato di lavoro. Es: vi sono stati in cui ci sono dei vincoli al licenziamento, altri in cui non sono presenti. In Italia ad esempio non puoi essere licenziata solo perché incinta.  Schemi di assicurazione sociale relativamente circoscritti e con formule di prestazioni poco generose  Demercificazione bassa: forte dipendenza degli individui/lavoratori dal mercato  Destratificazione bassa: dualismo fra il «welfare dei poveri» e il «welfare dei ricchi» 2.REGIME CONSERVATORE - CORPORATIVO
  • Casi emblematici : Germania, Austria, Francia, Olanda Nella prima elaborazione di Andersen rientravano in questo regime anche i Paesi dell'Europa mediterranea, che successivamente, a fronte di alcune critiche, vengono classificati a parte.
  • Enfasi sulla «sussidiarietà» degli interventi pubblici: lo Stato interviene solo nella misura in cui i bisogni non trovano risposta a livello individuale, familiare o di associazioni intermedie
  • In questo regime ha ruolo primario l'assicurazione sociale, le politiche sociali privilegiano gli schemi assicurativi -> regime che privilegia coloro che risultano occupati, destinatari principali sono, infatti, i lavoratori e in particolare i lavoratori maschi, i capofamiglia ( breadwinners ): nella fase di consolidamento dei sistemi di welfare le donne ancora poco partecipavano al mercato del lavoro (ingresso delle donne nel mondo del lavoro è avvenuto tardivamente, anni '50-'60 ancora casalinghe o solo lavoro dipendente)
  • Le prestazioni in questo regime erano collegate in connessione con i contributi e quindi le retribuzioni (indennità di malattia/infortunio/maternità ecc era in relazione al tipo di retribuzione che il lavoratore percepiva). Persona che si trova in stato di bisogno e non lavora: lo Stato solo in ultima istanza, prima si cerca intervento di mercato e/o famiglia e/o associazioni intermedie; se non si trovano risposte al bisogno, lo Stato interviene in ultima istanza, in forma residuale ("sussidiarietà" degli interventi pubblici).
  • Demercificazione media : vale solo per i lavoratori; tutti coloro che non godono degli schemi assicurativi non rientrano in questo regime (=)
  • Destratificazione medio-bassa: le prestazioni (o le prestazioni più importanti) sono rivolte prevalentemente ai lavoratori, tutti gli altri non ne godono.
  • Segregazione di genere: le donne sono relegate al ruolo domestico (modello familiare anni '50-'60) -> parametro della defamilizzazione bassissimo , dipendenza totale della donna dal marito (mutue professionali riconosciute agli uomini lavoratori e estese alla famiglia, non copertura autonoma per le donne) "corporativo": regime di welfare legato all'appartenenza ad una corporazione, ad una categoria lavorativa 3.REGIME SOCIALDEMOCRATICO
  • Casi emblematici: Svezia, Danimarca, Norvegia
  • Gli schemi sono prevalentemente legati alla sicurezza sociale , quindi tendenzialmente universalistici, le prestazioni hanno standard elevati (sussidi, prestazioni, servizi estesi a tutta la popolazione e l'entità del sussidio/prestazione è molto elevata, consiste in molti soldi o prevedono molti servizi; prestazioni estese e abbondanti).
  • Prestazioni a somma fissa , indipendentemente, standard (misure standard, non personalizzate), destinatari sono tutti i cittadini (senza distinzioni di alcun tipo)
  • Il mercato viene fortemente regolamentato: nella produzione del benessere, mercato, famiglia e associazioni intermedie giocano un ruolo marginale, ruolo da protagonista è dello Stato. Critica mossa al regime socialdemocratico: delega in un ruolo marginale la famiglia, quindi non favorisce la famiglia (sostiene gli individui della famiglia, ma non la famiglia in quanto tale) (se dinamiche di /criticità violenza nella famiglia, finisce per favorire queste dinamiche); regime di w mirato molto sull'individuo *prestazioni sociali possono essere mirate sull'individuo oppure sulla famiglia: se all'individuo, l'individuo può disporne in totale autonomia, se all'interno della famiglia possono goderne, indirettamente, tutti i componenti della famiglia, se esce dalla famiglia rimane solo a
  • Elevato particolarismo e basso grado di statualità (assunzione di responsabilità diretta da parte delle istituzioni dello Stato e indipendenza e autonomia dalle istituzioni politiche e sociali).  Forte e centrale il ruolo , nella produzione del benessere , della famiglia , fortemente sostenuto e incentivato dal regime statale -> aspetto che si mantenga ancora oggi. Servizio sociale che cerca di consolidare le reti familiari [obblighi della famiglia presenti in tutti i Paesi europei, in misura diversa: in alcuni paesi l'obbligo è solo tra genitori e figli, in altri paesi l'obbligo è su una rete familiare più allargata; da '800 ad oggi la rete familiare tenuta all'obbligo si è progressivamente ridotta].  Altro aspetto comune riguarda il mercato del lavoro: in tutti questi paesi il mercato del lavoro è fortemente dualistico, c'è un mercato del lavoro che gode di tutele e protezioni elevate, come pubblico e grandi imprese, e un mercato del lavoro in cui il livello delle tutele è ridotto Spesa sociale più o meno in linea con quanto spendono gli altri paesi europei, cioè la quota di budget investiti da parte dello stato nell'ambito delle politiche sociali grosso modo simili a quelle che troviamo negli altri paesi europei, ma il meccanismo della produzione sociale italiana in particolare presenta delle particolare distorsioni. (stessi soldi diverso il modo ) Le forme della protezione nel modello mediterraneo sono caratterizzate da una distribuzione non omogenea. A partire dalla seconda metà degli anni 70 si inizia a parlare di crisi dei sistemi di welfare, cioè tutti i sistemi di welfare a partire dalla metà degli anni 70 cominciano a ridefinirsi e questo cambiamento è indirizzato verso quello che viene definito welfare mix. SPECIFICITÀ DEL WELFARE STATE ITALIANO: La spesa sociale è più o meno in linea con quanto spendono gli altri paesi europei, cioè la quota di budget investiti da parte dello stato nell'ambito delle politiche sociali grosso modo simili a quelle che troviamo negli altri paesi europei, ma il meccanismo della protezione sociale italiana presenta delle particolare distorsioni. Ferrera parla di distorsioni funzionali e distributive: Distorsione funzionale: stessi soldi ma una quota importante è indirizzata al sistema pensionistico, ovvero vecchiaia e superstiti, mentre all'assistenza è riservata una quota minore. Rispetto agli paesi europei il sistema pensionistico assorbe maggiori risorse, i pensionati godono di maggiori tutele. 46% media europea 62% in Italia Questo perché gli anziani godono di istituti collettivi di rappresentanza molto solide che li tutelano. Questi istituti sono i sindacati. Questo segmento di popolazione gode di maggiori risorse. Altri segmenti della popolazione che non dispongono di istituti collettivi di rappresentanza vengono sacrificati. ( tra i giovani lavoratori la quota di iscritti ai sindacati è estremamente ridotta, quindi non ci sono meccanismi di tutela). Distorsione distributiva: le risorse non sono distribuite in modo uniforme, ci sono segmenti di popolazione più tutelati, altri che godono di minori protezioni. C'è un divario di protezione tra diverse categorie occupazionali: sia per quanto riguarda l'accesso alle prestazioni, sia per quanto riguarda la loro entità
    valore. Qui vengono proposti 3 livelli:
  1. gruppi sociali garantiti: i dipendenti pubblici godono di maggiore protezione, e l'entità di queste prestazioni è ancora elevato.
  2. gruppi sociali semi-garantiti: una quota di popolazione che si colloca tra le due polarità rappresentati in particolare dai lavoratori autonomi.
  3. gruppi sociali non garantiti : l'area del precariato, quella condizione caratterizzata da instabilità del rapporto di lavoro, intermittenza. È una condizione che tende a diventare norma, cioè anche nel passato un neolaureato nel momento in cui conseguiva il titolo entrava nel mercato del lavoro con una posizione debole, oggi quello che sta cambiando è che la gavetta non rappresenta più un

segmento della propria carriera lavorativa, ma quella condizione lì tende ad occupare una parte sempre più rilevante della condizione lavorativa. IL WELFARE MIX A partire dalla seconda metà degli anni 70 si inizia a parlare di crisi dei sistemi di welfare con la riscoperta del terzo settore, cioè tutti i sistemi di welfare cominciano a ridefinirsi e questo cambiamento è indirizzato verso quello che viene definito welfare mix. Welfare mix: sistema di welfare in cui nella produzione del benessere degli individui e delle famiglie lo stato occupa una minore presenza e contestualmente guadagna spazio nel no profit. Il ruolo del terzo settore risulta essere sempre più rilevante sia sul piano dell'erogazione di servizi, sia in termini occupazionali ovvero sempre più il personale addetto ai servizi è direttamente alle dipedenze di questo no profit. Per no profit s’intende quel settore costituito da organizzazioni senza scopo di lucro dedite alla programmazione e alla realizzazione dei servizi sociali. È formato dal volontariato e dall’associazionismo cooperativo ed è definito anche come terzo settore per sottolineare che si tratta di un ambito economico nettamente differenziato dal campo d’azione dello stato e del mercato. Questa estensione del no profit è dovuta all'avvio di un processo che prende il nome di esternalizzazione dei servizi: la responsabilità del servizio rimane in capo al pubblico, ma la gestione è affidata a questo no profit, cioè ad associazioni o cooperative. Questo per due ragioni: a. da un lato questo coinvolgimento del privato sociale intende dare una risposta ad una delle critiche che erano state mosse al welfare state del passato. La critica diceva che il welfare tendeva alla burocratizzazione dell'azione con l'utente, l'assistente sociale costruisce sempre di più una relazione standard con i propri utenti, creando una grande distanza. A fronte di questa accusa si ritiene che il privato sociale sia in grado di instaurare una relazione più diretta, personale, vicina alla persona in condizione di bisogno. Il privato sociale è maggiormente in grado di cogliere il bisogno e quindi di dare una risposta più mirata. b. Sistemi di welfare e mix pubblico/privato A partire dalla riscoperta del ruolo del terzo settore, Ascoli e Ranci fanno una classificazione dei diversi modelli di integrazione tra settore pubblico e terzo settore all’interno dei sistemi di welfare:

  • il modello di sussidiarietà: come in Germania, forte presenza sia dello stato che del terzo settore -il modello della prevalenza del terzo settore come in Italia, in cui però il terzo settore non è sostenuto da finanziamenti statali elevati. -il modello della prevalenza dello stato: come in Norvegia, il terzo settore è presente solo in alcuni ambiti -il modello della prevalenza del mercato: come nel Regno Unito, ridotta presenza dello stato e un esteso mercato privato dei servizi. Lo scopo dell’analisi era la verifica dell’importanza del terzo settore e la sua dipendenza da diverse tipologie di funzionamento del welfare. Nei moderni sistemi di welfare la produzione dei servizi sociali e di cura dipende quindi dal concorso di più sfere di azione: famiglia, mercato, Stato e terzo settore. Il m ix che si determina nell’integrazione si caratterizza in base al ruolo che ognuno di essi svolge. In alcuni settori si sono così sviluppati, tra agenzie amministrative e imprese private, accordi di partnership (PPP: public-private partnerships ) attraverso cui i servizi pubblici forniti dallo Stato hanno cominciato a essere offerti e gestiti da privati. Si ha quindi un continuum che va dalle organizzazioni stati ai privati.