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Una panoramica del welfare sociale, fiscale e aziendale in Italia, con un focus sulla riforma delle assicurazioni sociali e lo sviluppo dello stato sociale. della differenziazione tra i tipi di welfare, le riforme importanti come il Rapporto Beveridge, e il ruolo del welfare in Italia. Vengono anche esplorate le politiche universalistiche, assicurative-previdenziali e assistenziali, e la composizione interna della spesa pubblica.
Tipologia: Sintesi del corso
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L’uso del termine “stato del benessere” ha avuto storicamente vicissitudini risentendo della concezione di Stato e del suo ruolo. Il termine viene usato la prima volta in Germania nel 1879 da Aldolf Wagner (studioso di scienza delle finanze) che teorizzò il ruolo interventista dello stato nel garantire il benessere sociale; mostrò come questo intervento avrebbe incrementato il fabbisogno finanziario dello stato poiché i costi si sarebbero potuti coprire con imposte progressive sul reddito (meccanismo ancora oggi in uso). Il cancelliere tedesco Von Papen ne fece tutt’altro uso polemico poiché secondo lui i diritti sociali indebolivano la morale della nazione, sovraccaricando lo stato di compiti superiori alle possibilità. Nel 1941 venne utilizzato dall’arcivescovo inglese Temple per sottolineare il contrato tra welfare state britannico e warfare state tedesco, con l’intento polemico di scindere i principi ispiratori dei due stati. Il processo attraverso il quale lo stato ha assunto il ruolo di welfare è fortemente collegato con le trasformazioni che hanno avuto origine con la rivoluzione industriale e francese e raggiungono nel periodo bellico e postbellico un punto di svolta fondamentale. Elementi principali del welfare state:
Particolarmente rilevante è il contributo di riformista inglese del RAPPORTO BEVERIDGE (1942) che ha segnato un punto di svolta fondamentale non solo per il welfare britannico, ma europeo. Le politiche sociali in esso contenute e i principi universalistici hanno modificato la natura dell’intervento statale determinando un salto di qualità, che ha visto dal 1945 al 75 un periodo di espansione dei diritti dei cittadini. Questo ha coinciso con lo sviluppo economico che ha fornito le risorse necessarie a finanziare l’espansione dei sistema di welfare. Questo periodo di espansione prende il nome di “Golgen Age” nel Regno Unito, mentre in Francia si parla dei “Trent’anni gloriosi”.
“Il Welfare State è uno Stato in cui il potere organizzato è deliberatamente usato nel tentativo di modificare le forze di mercato ”. Prima del Welfare tutto era attribuito al mercato. Es: Se una persona lavora e guadagna ha la sopravvivenza assicurata, altrimenti se non lavori questa non ti è assicurata. “Modifica le forze di mercato in tre direzioni:
“L’essenza del Welfare consiste nel fatto che il governo assicura standard minimi di reddito, alimentazione, salute, alloggio e istruzione ad ogni cittadino come diritto politico e non come carità”. Il cittadino riceve dei servizi che può rivendicare come DIRITTO. Siamo in un campo in cui l’assistenza è un diritto che ogni cittadino può rivendicare come soggetto autonomo di rivendicare la propria volontà. È un passaggio importante perché prima l’assistenza era offerta dalla Chiesa tramite la carità. I diritti secondo Thomas Marshall, politologo inglese, si possono suddividere in:
Elementi di convergenza
“Il Welfare State è l’insieme di interventi pubblici connessi al processo di modernizzazione, i quali forniscono protezione sotto forma di assistenza, assicurazione e sicurezza sociale , introducendo tra l’altro specifici diritti sociali nel caso di eventi prestabiliti, nonché specifici doveri di contribuzione finanziaria.” Assistenza, assicurazione e sicurezza sociale sono le tre modalità con la pubblica amministrazione da una risposta ai bisogni generati da target, fonti di finanziamento e storie diverse. 1^ evento della storia del welfare europeo: alla fine dell’800 si afferma il diritto ad un contributo economico per infortunio sul luogo di lavoro. Viceversa, il welfare prevede il pagamento da parte dei cittadini delle tasse, poiché esso costituisce un costo economico per lo stato. Aspetti innovativi della definizione: le tre modalità di intervento e il dovere di contribuzione da parte dei cittadini. Il welfare state e le altre fonti di benessere Per identificare le caratteristiche principali del welfare state è importante comprendere il ruolo dello stato nella produzione di benessere. Lo stato ha iniziato ad intervenire sul benessere dei cittadini solo a partire dalla fine del XIX secolo, non sostituendo però e altre fonti quali la famiglia, le associazioni ed il mercato. Non è possibile quindi comprendere il ruolo dello stato se non si prendono in considerazione anche gli altri attori: si parla quindi di sistema di welfare , che si pone ad un grado di astrazione maggiore.
Stato ↓ Mercato → Benessere ← Famiglia ↑ Associazioni intermedie Il diamante del Welfare ci mostra che al benessere concorrono 4 attori: Stato (sistema pubblico), Famiglia, Mercato e Associazioni intermedie (realtà non pubbliche). Sembra che queste quattro concorrano in eguale peso e misura al benessere, ma in realtà in ogni Paese i quattro attori giocano un ruolo diverso. Es. USA: il ruolo dello stato nella produzione del benessere è molto limitato
NORVEGIA: lo stato occupa una posizione rilevante per il benessere sociale ITALIA: la famiglia occupa una posizione molto rilevante per il benessere Lo stato e le associazioni intermedie prevedono uno spazio di intervento per l’assistenza sociale. In entrambe il mandato professionale è analogo, mentre cambia quello istituzionale. CAPITOLO 2: ORIGINI E STORIA Dal Medioevo alla rivoluzione industriale Nel periodo compreso tra l’XI e XV secolo si avvia un lungo processo di trasformazioni che incideranno nell’affermazione della società moderna. Il culmine avviene con il superamento dell’organizzazione signorile. L’economia medioevale era un’economia senza mercato, che funzionava tramite un sistema asimmetrico tra contadini e signori. I contadini garantivano ai proprietari terrieri i beni di prima necessità, in cambio di protezione militare. Questo era possibile perché la terra eccedeva rispetto alla popolazione: non vi era quindi l’esigenza di stabilire i diritti di proprietà; i campi erano suddivisi in terre comuni ad uso dei contadini e terre di dominio, appartenenti al signore presso le quali i contadini lavoravano settimanalmente (le corvéses). Nel XIII secolo vi fu una crescita demografica che ebbe un impatto importante: non vi era più l’abbondanza delle terre quindi vi fu la necessità di colonizzare nuove terre, meno fertili e più distanti dal villaggio. Questo portò all’affermazione di nuove organizzazioni economiche e politiche: incentivazione della costruzione di manufatti per la lavorazione dei terreni → crescita dell’artigianato: questo portò ad una rivoluzione poiché rese possibili i vari scambi commerciali tra villaggi differenti. L’espansione del commercio portò anche alla nascita (in Italia) di due istituzioni: le banche e le assicurazioni. Le banche si svilupparono a partire dalla crescita della domanda di finanziamenti per le attività commerciali, mentre le assicurazioni diventarono uno strumento per garantire gli investimenti, soprattutto quelli legati al trasporto delle merci. La crescita del commercio danneggiò quindi un’altra delle istituzioni feudali: la protezione militare. Il commercio richiedeva un tipo di protezione che i feudi non potevano garantire, quindi tale funzione progressivamente andò nelle mani del sovrano, dunque verso una visione nazionale. Il potere politico e militare inizio un processo di accentramento che si concluse con l’affermazione degli Stati-Nazione nel XVII secolo. Elementi che contraddistinguono le trasformazioni in epoca medioevale: Progressiva diffusione di un economia monetaria Crescita dei centri urbani come luoghi strategici per gli scambi commerciali Accentramento del potere militare e amministrativo su una dimensione territoriale nazionale Infine, la piena affermazione della modernizzazione avviene con l’ affermazione dei diritti di proprietà privata. Le eclosures e la nascita della proprietà privata La spinta a modificare i diritti di proprietà emerge quando solo quando la terra inizia ad acquisire un valore in quanto risorsa scarsa. Fu però necessario un ulteriore passaggio: la terra da bene comune utilizzabile da tutti diventa ad auso esclusivo di un proprietario che ne potesse beneficiare per i propri interessi. In Inghilterra questo processo avvenne attraverso le enclosures (recinzioni) dei campi comuni da parte dell’aristocrazia. Perché rappresenta un punto di svolta? Due punti di vista:
proteste e al consolidamento dei gruppi organizzati: i sindacati (Gran Bretagna, 1820). Dopo il riconoscimento del diritto di associazione si svilupparono fino alla proclamazione di una federazione nazionale, diffondendosi in altri paesi europei. Le loro richieste si estesero fino a richiedere anche i diritti politici: nel 1848 in UK avviene la proclamazione dei diritto di voto a suffragio universale maschile. La fine del 1800 rappresento un periodo importante di riforme sociali. Grazie ad un periodo di relativa stabilità internazionale, gli stati si occuparono degli affari interni approvando importanti riforme. L’introduzione delle assicurazioni per i lavoratori Tra le riforme più importanti vi è quella delle assicurazioni sociali: predisporre misure previdenziali standardizzate per responsabilizzare i lavoratori e datori di lavoro. Viene introdotta in Germania per la copertura dei rischi contro gli infortuni. La novità fu il riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro. Man mano anche gli altri stati istituzionalizzarono i sistemi assicurativi. Il modello più diffuso era quello delle assicurazioni volontarie: adesione dei lavoratori su base volontaria. L’intervento dello stato rimaneva molto scarso, e dato che la maggior parte dei lavoratori non era disposta a pagare un’assicurazione coloro che erano in grado di essere tutelati era una minoranza più benestante. Nel modello assicurativo adottano in Germania delle assicurazioni obbligatorie le sottoscrizioni spettavano a tutti i lavoratori come trattenuta, variabile in base al reddito. La fase successiva furono le assicurazioni sociali: copertura dei rischi estesa anche ai soggetti inattivi del nucleo familiare (pensionati, malati e bambini). Questo fu un passaggio epocale nella storia dello stato sociale. Innovazione più significativa fu in Svezia nel 1913: per tutti i cittadini oltre i 67 anni avevano diritto ad una pensione. Tra le due guerre mondiali Le esperienze del primo dopoguerra e la Grande Depressione colpirono anche i ceti più abbienti. Quello che avvenne in questo periodo fu quindi molto importante per lo sviluppo e consolidamento del welfare state. L’assicurazione contro la disoccupazione fu l’ultima ad essere istituita. Questo perché la disoccupazione è un problema sociale altalenante che ha impedito una rapida coscienza del problema. Le risposte alla difficile fase di transazione tra le guerre si diversificarono soprattutto tra: regimi democratici e regimi totalitari. Regimi democratici: la pressione della classe operaia organizzata acquisì un significato rilevante. Ciò è evidente nei paesi scandinavi guidati da un movimento unitario guidato dai socialdemocratici. Esempi: Costituzione di Weimar: per la prima volta documento costituzionale in cui vengono riconosciuti i diritti sociali e la legittimazione dell’assistenza sociale per tutta la popolazione. Regimi totalitari: rispondono alle tensioni sociali con la repressione con i metodi della minaccia e della violenza. In Germania la povertà viene concepita nuovamente come colpa con piani di internamento. In Italia con i Patti Lateranensi fu sancita la divisione dei compiti di assistenza tra Chiesa e Stato. Vengono istituzionalizzati i grandi istituti di previdenza: INPS e INAIL. Il Rapporto Beveridge Lo sviluppo dello stato sociale fu favorito dall’incertezza generale vissuta durante la guerra e da una forte solidarietà nazionale. Nel Regno Unito viene emanato un documento fondamentale per il moderno welfare state: il Rapporto Beveridge. Venne istituito un comitato per rivedere il sistema previdenziale e le ricerche evidenziarono che le cause principali di povertà erano riconducibili alla perdita del reddito. I sussidi erano al
di sotto della linea di sussistenza. Il Piano di Sicurezza sociale di Beveridge cambiava radicalmente il modo di affrontare il problema: alla base c’era il forte legame tra politica sociale e politica economica, il passaggio dell’assicurazione dei lavoratori a quella di tutti i cittadini , presa in considerazione delle famiglie numerose con assegni familiari, creazione di un servizio sanitario nazionale gratuito. The Golden Age Le nuove politiche beneficiarono dell’accettazione dei principi di pieno impiego e del rifiuto di considerare l’assistenza come una forma di carità. Questa fase di contraddistingue per un consolidamento del welfare state, che portò a risultati differenti in base al paese di attuazione. Tale differenziazione avviene in base alle risposte che vengono date in materia di: Adeguatezza dei programmi di sicurezza sociale Standard di eguaglianza e libertà Sicurezza economica e libertà economica individuale Programmazione dei servizi da parte dello stato Il periodo tra gli anni 60 e 75 rappresenta il periodo di maggiore espansione del welfare: Italia dall’11% al 21%. Grazie allo sviluppo economico vengono colmate le lacune precedenti ed estesi programmi di intervento sociale. Si passa ad una tutela di tipo preventivo: stato come garante del benessere sociale. Alcuni fattori hanno contribuito alla crisi del welfare secondo Ferrera:
TARGET Universale ma selettiva Occupazionale (solo per i lavoratori) universale PRESTAZIONI Collegata allo stato di bisogno; misurato tramite la prova dei mezzi (ISEE) Su base contributiva Somma fissa (indipendentemente dallo status) F. DI FINANZIAMENTO Fiscalità generale Contributi versati Fiscalità generale SALARIO INDIRETTO: quota che il datore di lavoro versa per ogni dipendente (il cosiddetto “ costo del lavoro ”. È una conquista relativamente recente poiché non esisteva fino alla fine dell’800. Modelli redistributivi e piani di spesa sociale La spesa sociale rappresenta ancora oggi una voce nella spesa pubblica complessiva. Mediamente in Europa di spende il 28,6% del proprio PIL. Il welfare danese è più generoso in termini di risorse impiegate che di trasferimenti diretti alla popolazione. In Italia le risorse sono meno generose e quasi il 70% va alle pensioni, mentre una quota nettamente inferiore è destinata al lavoro e alla famiglia. Il problema delle disuguaglianze redistributive si ha maggiormente nei paesi che adottano un meccanismo basato prevalentemente sulle assicurazioni: riflette le posizioni all’interno del mercato del lavoro. Da una parte ci sono gli insiders (contribuenti che ne beneficiano) e dall’altra gli outsider , ovvero coloro che non hanno maturato diritti sufficienti per accedere alle prestazioni. Altro elemento di differenziazione: efficacia delle misure di lotta alla povertà. È considerato povero chi percepisce annualmente un reddito pari o inferiore ad una certa soglia. Le differenze sociali sono esemplificate dall’ indice di Gini: misura il diverso grado di concentrazione di ricchezza. I valori vanno da 0 a 100, più il valore aumenta, più la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. I valori bassi indicano una distribuzione più equa di ricchezza. (Italia 35,1) LE POLITICHE SOCIALI IN ITALIA Il modello italiano rappresenta un caso emblematico: il welfare si è consolidato sulla compresenza di uno schema previdenziale fortemente legato all’occupazione e di uno a schema universalistico limitato (solo campo sanitario). Tutti gli altri ambiti seguono una logica assistenziale basata sulla residualità e sull’accertamento del reale stato di bisogno. A distinguere in caso italiano è la compresenza di due caratteristiche specifiche:
esclusivamente di tipo retributivo: solo il lavoratore può ricevere misure di integrazione del reddito calcolate in base al reddito. Questo privilegia soprattutto i lavoratori autonomi e i dipendenti pubblici, mentre i trattamenti pensionistici minimi sono vicini alla soglia di povertà come livello. Le prime due categorie ricevono in proporzione più della loro contribuzione al sistema previdenziale. Questo accadde perché nel secondo Dopoguerra alcune categorie sociali ottenendo benefici specifici in cambio di consenso
politico. Per questo motivo in Italia abbiamo una spesa pensionistica molto alta che ha portato a un accumulo di deficit pubblico. Cioè è avvenuto anche perché il sistema di finanziamento della spesa previdenziale è un sistema “a ripartizione”, cioè le somme versate dai lavoratori non vengono messe da parte ma vengono immediatamente erogate per le prestazioni ai membri inattivi. Tale situazione ha portato ad avviare un processo di revisione strutturale del sistema pensionistico: l’età è stata gradualmente alzata così come i contributi minimi da versare. Nel 2011 è stata approvata la Riforma Fornero che ha innalzato ulteriormente l’ età pensionabile.
1890 e dalla politica sociale fascista. Durante il ventennio fascista vi fu l’istituzione di numerosi enti assistenziali di tipo categoriale (specifiche categorie di bisogni). Questo ha ostacolato l’introduzione di misure strutturali che offrissero un intervento omogeneo a livello nazionale. Nasce quindi il problema del rapporto tra lo Stato e questi enti: solo con il D.P.R. 616/77 venne conferito alle regioni ed enti locali un ruolo centrale nella realizzazione di politiche sociali. Sul piano dell’assistenza vi è sempre però una forte frammentazione e categorizzazione degli interventi data la mancanza di un riferimento normativo unico che arriverà con la legge 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” per avere una ridefinizione in maniera organica delle politiche sociali. Tale legge rappresenta il punto di riferimento centrale per la riorganizzazione delle politiche sociali. Si basa sulla realizzazione di un sistema integrato per la promozione del benessere dei cittadini. Lo stato quindi definisce i “livelli assistenziali ed uniformi di prestazioni sociali” (LIVEAS). La programmazione viene fondata sul principio di sussidiarietà: cioè una redistribuzione delle competenze che tenga conto di tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti nelle diverse fasi di programmazione. Si definisce in primo luogo il ruolo degli enti pubblici in termini territoriali ( sussidiarietà verticale ). La riforma spinge inoltre all’integrazione fra i diversi fra i diversi ambiti delle politiche sociali con l’obbiettivo di impedire la sovrapposizione di competenze. A livello locale questo principio si esprime nell’obbligo alla programmazione congiunta ( sussidiarietà orizzontale ) fra gli enti pubblici e i soggetti privati compresi nel medesimo ambito territoriale finalizzata alla formulazione di un piano sociale di zona. Il piano di zona è lo strumento centrale nella nuova programmazione degli interventi sociali. Definisce gli obbiettivi, organizza i servizi, colloca le risorse, definisce come far co-partecipare i diversi enti pubblici e enti pubblici e soggetti privati erogatori di servizi. Introduce novità radicali nella programmazione delle politiche sociali: determina l’aggregazione di diversi Comuni in un unico ambito territoriale, spesso corrispondente con i distretti sanitari la programmazione partecipata tra diversi soggetti: prevede l’adozione di una prospettiva di governance , cioè un’attività di governo delle politiche sociali svolta attraverso la mobilitazione di tutte le risorse e di tutti gli attori rilevanti. Gli attori locali, sia pubblici che privati, conoscono meglio le condizioni della società locale superamento di un sistema di interventi “riparativi” a favore di un sistema di “protezione sociale attiva”: le prestazioni hanno lo scopo di intervenire per eliminare le cause di disagio. La legge trova criticità con la riforma del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, che ha ridimensionato il disegno complessivo della legge 328/2000 perché ha concesso alle Regioni competenza esclusiva sulle politiche sociali. Nonostante le riforme del welfare state italiano degli ultimi anni, alcune criticità strutturali permangono tuttora:
uno standard minimo di diritti ↓ ↓ no differenze di status economico i sistemi di welfare hanno consolidato l’affermarsi di una società di simili Es: nell’800: S. è una donna anziana, ricca proprietaria terriera che continua la sua vita benestante; M. è una donna anziana che non ha mai lavorato che dovrà essere mantenuta dai figli o andrà in un ospizio. anni 80-90: sia S. che M. dispongono di una pensione, certamente non di uguale cifra ma la distanza tra le due si è ridotta.
segmento della propria carriera lavorativa, ma quella condizione lì tende ad occupare una parte sempre più rilevante della condizione lavorativa. IL WELFARE MIX A partire dalla seconda metà degli anni 70 si inizia a parlare di crisi dei sistemi di welfare con la riscoperta del terzo settore, cioè tutti i sistemi di welfare cominciano a ridefinirsi e questo cambiamento è indirizzato verso quello che viene definito welfare mix. Welfare mix: sistema di welfare in cui nella produzione del benessere degli individui e delle famiglie lo stato occupa una minore presenza e contestualmente guadagna spazio nel no profit. Il ruolo del terzo settore risulta essere sempre più rilevante sia sul piano dell'erogazione di servizi, sia in termini occupazionali ovvero sempre più il personale addetto ai servizi è direttamente alle dipedenze di questo no profit. Per no profit s’intende quel settore costituito da organizzazioni senza scopo di lucro dedite alla programmazione e alla realizzazione dei servizi sociali. È formato dal volontariato e dall’associazionismo cooperativo ed è definito anche come terzo settore per sottolineare che si tratta di un ambito economico nettamente differenziato dal campo d’azione dello stato e del mercato. Questa estensione del no profit è dovuta all'avvio di un processo che prende il nome di esternalizzazione dei servizi: la responsabilità del servizio rimane in capo al pubblico, ma la gestione è affidata a questo no profit, cioè ad associazioni o cooperative. Questo per due ragioni: a. da un lato questo coinvolgimento del privato sociale intende dare una risposta ad una delle critiche che erano state mosse al welfare state del passato. La critica diceva che il welfare tendeva alla burocratizzazione dell'azione con l'utente, l'assistente sociale costruisce sempre di più una relazione standard con i propri utenti, creando una grande distanza. A fronte di questa accusa si ritiene che il privato sociale sia in grado di instaurare una relazione più diretta, personale, vicina alla persona in condizione di bisogno. Il privato sociale è maggiormente in grado di cogliere il bisogno e quindi di dare una risposta più mirata. b. Sistemi di welfare e mix pubblico/privato A partire dalla riscoperta del ruolo del terzo settore, Ascoli e Ranci fanno una classificazione dei diversi modelli di integrazione tra settore pubblico e terzo settore all’interno dei sistemi di welfare: