Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Chi è l'educatore e cos'è l'educazione, Schemi e mappe concettuali di Pedagogia

Cosa fa l'educatore e cos'è l'educazione

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 02/08/2023

manu-manu-16
manu-manu-16 🇮🇹

5

(1)

8 documenti

1 / 9

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
PEDAGOGIA GENERALE: L'EDUCATORE IMPERFETTO!
!
Una definizione di pedagogia ci è stata fornita da MAURO LAENG, all'interno dell' "Enciclopedia
Pedagogica", il quale afferma che la pedagogia è una scienza dell'educazione)!
e della formazione dell'uomo, e ha come oggetto d'indagine l'educazione e la formazione!
dell'uomo durante tutta la sua vita.!
La pedagogia ci fornisce gli strumenti culturali e concettuali per intervenire correttamente in!
questi processi.!
La pedagogia è stata definita scienza a partire dal 900 e si sviluppa come tale dalla seconda!
metà del 900; infatti si comincia a riflettere sulla scientificità della pedagogia solo nel corso!
dell'800 e dopo un lungo processo di studio, sperimentazione, di analisi e messa in!
discussione che ha portato alla formulazione della definizione. Questo processo prende il!
nome di EPISTEMOLOGIA, che però non riguarda solo la pedagogia bensì tutte le scienze.!
Inizialmente la pedagogia era una branca della filosofia, è sicuramente una scienza molto!
giovane ma ha una lunghissima tradizione di studi e per tale motivo abbiamo ereditato dat!
passato una certa visione della pedagogia, la quale ci ha insegnato che l'educazione nasce!
con l'uomo ma non è un processo sempre uguale poiché è sempre "in situazione", cambia e!
muta a seconda dei contesti, delle persone e degli obiettivi.!
!
CHE COS'È LA FORMAZIONE?!
Quando parliamo di formazione facciamo riferimento al macro contenitore, cioè al processo!
globale che tiene in sé sia i processi educativi, sia i processi legati all'istruzione.!
In questo processo globale e complesso, secondo le visioni contemporanee, il soggetto!
viene visto come protagonista dei processi educati, il protagonista è quindi un attore attivo!
che partecipa attivamente al processo di ricerca della forma più ricca del proprio sè, che!
inizia con l'infanzia, che dura durante l'adolescenza, l'età adulta e l'età senile.!
Il processo di formazione dura tutto l'arco della vita, infatti noi oggi parliamo di LIFE LONG!
LEARNING e di EDUCAZIONE PERMANENTE.!
Questo processo di formazione lo possiamo intendere anche come processo di!
autoformazione, in quanto è un processo sempre aperto che arriva fino all'età senile, non!
sempre prevedibile mosso dall'aspirazione al miglioramento e all'emancipazione, questa!
visione di formazione ci viene offerta da FRANCO CAMBI.!
Secondo invece una visione più precisa di formazione di RICCARDO MASSA, lui fa!
riferimento ad una formazione come processo di crescita professionale, lo lega molto alla!
dimensione aziendale e professionale, quindi ad un ambito specifico di interventi e di saperi!
che sono legati alle prestazioni professionali.!
All'interno della formazione abbiamo anche il concetto di educazione e istruzione.!
!
CHE COS'È L'EDUCAZIONE?!
Quando parliamo di educazione possiamo dire che, a differenza della formazione, è un!
processo che ha un carattere più sociale e istituzionale ed è sempre situato.!
DUCCIO DEMETRIO ci dice che l'educazione è riferita per convenzione al mondo dei valori!
e pone maggiore rilievo sulla dimensione della conformazione sociale e della guida.!
È un processo da cui scaturiscono socializzazione e inculturazione, l'educazione consente di!
avviare i primi processi di socializzazione.!
Inoltre per avviare un processo educativo intenzionale sono necessari tre fattori, Demetrio ci!
parla di tre fattori costitutivi dell'esperienza educativa:!
Il consenso dell'educando, nessun processo educativo può essere attivato se non vi è il 1.
consenso dell'altro ad essere educato;!
la presenza di una forte motivazione intrinseca del soggetto, che non costituisce un obbligo;!2.
la disponibilità al cambiamento, perché il fine di ogni processo educativo è proprio 3.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9

Anteprima parziale del testo

Scarica Chi è l'educatore e cos'è l'educazione e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

PEDAGOGIA GENERALE: L'EDUCATORE IMPERFETTO

Una definizione di pedagogia ci è stata fornita da MAURO LAENG, all'interno dell' "Enciclopedia Pedagogica", il quale afferma che la pedagogia è una scienza dell'educazione) e della formazione dell'uomo, e ha come oggetto d'indagine l'educazione e la formazione dell'uomo durante tutta la sua vita. La pedagogia ci fornisce gli strumenti culturali e concettuali per intervenire correttamente in questi processi. La pedagogia è stata definita scienza a partire dal 900 e si sviluppa come tale dalla seconda metà del 900; infatti si comincia a riflettere sulla scientificità della pedagogia solo nel corso dell'800 e dopo un lungo processo di studio, sperimentazione, di analisi e messa in discussione che ha portato alla formulazione della definizione. Questo processo prende il nome di EPISTEMOLOGIA, che però non riguarda solo la pedagogia bensì tutte le scienze. Inizialmente la pedagogia era una branca della filosofia, è sicuramente una scienza molto giovane ma ha una lunghissima tradizione di studi e per tale motivo abbiamo ereditato dat passato una certa visione della pedagogia, la quale ci ha insegnato che l'educazione nasce con l'uomo ma non è un processo sempre uguale poiché è sempre "in situazione", cambia e muta a seconda dei contesti, delle persone e degli obiettivi. CHE COS'È LA FORMAZIONE? Quando parliamo di formazione facciamo riferimento al macro contenitore, cioè al processo globale che tiene in sé sia i processi educativi, sia i processi legati all'istruzione. In questo processo globale e complesso, secondo le visioni contemporanee, il soggetto viene visto come protagonista dei processi educati, il protagonista è quindi un attore attivo che partecipa attivamente al processo di ricerca della forma più ricca del proprio sè, che inizia con l'infanzia, che dura durante l'adolescenza, l'età adulta e l'età senile. Il processo di formazione dura tutto l'arco della vita, infatti noi oggi parliamo di LIFE LONG LEARNING e di EDUCAZIONE PERMANENTE. Questo processo di formazione lo possiamo intendere anche come processo di autoformazione, in quanto è un processo sempre aperto che arriva fino all'età senile, non sempre prevedibile mosso dall'aspirazione al miglioramento e all'emancipazione, questa visione di formazione ci viene offerta da FRANCO CAMBI. Secondo invece una visione più precisa di formazione di RICCARDO MASSA, lui fa riferimento ad una formazione come processo di crescita professionale, lo lega molto alla dimensione aziendale e professionale, quindi ad un ambito specifico di interventi e di saperi che sono legati alle prestazioni professionali. All'interno della formazione abbiamo anche il concetto di educazione e istruzione. CHE COS'È L'EDUCAZIONE? Quando parliamo di educazione possiamo dire che, a differenza della formazione, è un processo che ha un carattere più sociale e istituzionale ed è sempre situato. DUCCIO DEMETRIO ci dice che l'educazione è riferita per convenzione al mondo dei valori e pone maggiore rilievo sulla dimensione della conformazione sociale e della guida. È un processo da cui scaturiscono socializzazione e inculturazione, l'educazione consente di avviare i primi processi di socializzazione. Inoltre per avviare un processo educativo intenzionale sono necessari tre fattori, Demetrio ci parla di tre fattori costitutivi dell'esperienza educativa:

  1. Il consenso dell'educando, nessun processo educativo può essere attivato se non vi è il consenso dell'altro ad essere educato;
  2. la presenza di una forte motivazione intrinseca del soggetto, che non costituisce un obbligo;
  3. la disponibilità al cambiamento, perché il fine di ogni processo educativo è proprio

l'emancipazione e dell'autonomia del soggetto. CHE COS'È L'ISTRUZIONE? L'istruzione è un processo molto iperstrutturato, graduale e formale rispetto agli altri e ha come oggetto dei contenuti disciplinari orientato all'acquisizione di contenuti specifici e alla costruzione di un sapere, inoltre è un processo che ci permette un riconoscimento delle conoscenze apprese, in quanto alla fine di un processo di istruzione acquisiamo una certificazione. Le Esperienze formative si suddividono in : FORMALE, NON FORMALE E INFORMALE ESPERIENZE FORMALI: queste esperienze possiamo ricondurre ad esperienze legate a contesti della formazione formale come la scuola, l'università e i centri di alta formazione e di aggiornamento professionale. Queste esperienze sono tenderzialmente obbligatore e strutturate legate al concetto di istruzione che consentono di acquisire un titolo di studio. Ha un carattere fortemente intenzionale ed è un processo consapevole, esplicito e manifesto. ESPERIENZE NON FORMALI: queste esperienze le sleghiamo dal concetto di istruzione e rientrano nella sfera dell'educazione; si realizzano al di fuori dell'ambiente scolastico e universitario (es. educative territoriali, centri sportivi, educazione nei contesti museali, associazione culturali ecc.), ma sono comunque esperienze educative intenzionali, esplicite, manifeste, consapevoli, dotate di un progetto educativo che ci consentono di acquisire delle competenze ma che non consentono di acquisire un certificato. ESPERIENZE INFORMALI: queste esperienze non sono riconducibili a spazi e luoghi caratterizzati da un progetto educativo esplicito, non è dotato di intenzionalità e non è prevista una netta distinzione tra educando ed educatore ma possono comunque formare. (in compagnia di amici, parenti, al cinema, social network ecc.). La famiglia va collocata nell'ambito NON FORMALE, la famiglia si impegna in un processo di educazione del minore in maniera intenzionale, in quanto i genitori sono ben consapevoli quando nasce la propria figlia del compito educativo che spetta loro e vi è ancora la distinzione tra educatore ed educando. Possiamo però scindere il non formale in due percorsi:

  1. NON FORMALE PROFESSIONALE: intenzionale, consapevole, esplicito, manifesto, con una progettazione educativa, ma non rilascia una certificazione delle conoscenze acquisite, si realizzano in contesti come i musei, i centri sportivi, culturali, territoriali ecc.
  2. NON FORMALE QUOTIDIANO: sono meno strutturate ma c'è intenzionalità, non sono sempre consapevole, avviene in maniera implicita e latente, ma chi educa è consapevole del suo compito educativo. Ad esempio con la pedagogia dell'esempio noi possiamo acquisire tante conoscenze e saperi in maniera implicita semplicemente osservando e la famiglia è un esempio lampante della pedagogia dell’esempio. L'educazione è una pratica intenzionale, di cura e sostegno dell'altro e sostiene uno sviluppo bio cognitivo del soggetto, quindi ci consente di trasmettere dei principi, dei valori e delle conoscenze che vanno a orientare i comportamenti individuali anche per consolidare e promuovere un legame con la comunità.
  • I tratti essenziali dell'educatore: La figura professionale dell'educatore ha il compito di individuare/ promuovere/sviluppare le potenzialità cognitive, affettive e relazionali dei soggetti in educazione.Le azioni nei confronti di queste potenzialità possono essere poste su vari piani: piano promozionale, cioè azioni educative che hanno lo scopo di rendere abili i soggetti, per far sì che le loro potenzialità divengano atti cognitivi, affettivi e relazionali; piano preventivo, cioè azioni educative che hanno lo scopo di diminuire il rischio che le potenzialità si trasformino in atti a seguito di eventi che possono deviare o rallentare il percorso di vita; piano riabilitativo, cioè azioni educative che hanno il compito di riconsegnare la possibilità di riacquisire il processo di trasformazione delle potenzialità in atti.
  • Educazione professionale ed educazione non professionale: L'educazione è sottoposta a dinamiche di affidamenti, deleghe.La dimensione dell'educazione familiare non è ritenuta delegabile o affidabile, la prima fase dell'allevamento dei discendenti avviene nel ristretto nucleo familiare. La famiglia è ritenuta in possesso del sapere necessario dell'educazione; la capacità di educare potrebbe essere considerata una competenza innata che necessita solo di essere scoperta ed esplicitata quando necessario.
  • L'educatore non è amico dell'educando: Esistono due immagini di educatore; l'educatore caldo, fortemente motivato, emotivamente coinvolto, passionale; l'educatore freddo, tecnicista con razionalità strumentale, industriale. L'educatore non deve essere né uno né l'altro, ma dovrebbe essere un mix degli aspetti migliori di entrambe le parti estremizzate.Il lavoro educativo è un"attività professionale, l'educatore non può essere amico dell'educando, ma ciò non significa che egli non debba avere, quando opportuno, un atteggiamento amichevole. Le componenti di affettività presenti in una comunità non potranno mai replicare quelle familiari poiché la comunità non è strutturalmente una famiglia pur potendo esservi un "ambiente familiare”.
  • Formare gli educatori: L'educatore deve essere professionalizzato e dotato di un bagaglio di saperi e competenze. Oggi è compito delle università formare gli educatori professionali e non più corsi post-diploma o corsi di formazione professionale, alla figura dell'educatore è stato riconosciuto il diritto-dovere di essere formata così come tutte le altre figure operanti. Un aspetto di forte dibattito attorno alla formazione degli educatori è il rapporto tra 'teoria' e 'pratica'; vi sono due posizioni a riguardo: pratico>teorico, dovuta alla convinzione che l'educatore sia una professione pratica, ma si rischia di sottovalutare l'aspetto teorico teorico> pratico, dovuta alla tradizione umanistica di riferimento, ma si rischia di sopravvalutare le proprie capacità manuali in quanto solo conoscitori di teoria.
  • Le categorie dell'educazione e le esperienze: Sia i soggetti individuali che i collettivi durante il corso della loro esistenza sono esposti a una molteplicità di esperienze durante le quali acquisiscono valori, competenze e comportamenti. Le esperienze formali; le esperienze educative formali possono essere ricondotte all'esperienza scolastica, sono obbligatorie e portano al conseguimento di un titolo di studio che abilita a proseguire l'iter scolastico e/o permettono di accedere ad un'attività professionale; l'esperienze non formali; sono esperienze non formali esterne all'istruzione scolastica, dunque, non rilasciano titoli di studi, lo sono ad esempio i corsi di lingua, le attività di educazione motoria. Sia le formali che le non formali prevedono intenzionalità ma le prime prevedono una parziale obbligatorietà. Le esperienze informali riguardano la vita quotidiana, non si dichiarano educative ma cambiano, fanno maturare, scoprire, riflettere e capire. L’intenzionalità delle esperienze educative: Quando si parla di esperienze educative è bene porre l'accento sull’esistenza di una intenzionalità educativa. Esistono le esperienze: esperienze educative intenzionali si dichiarano tali e prevedono la presenza di un soggetto che ha lo scopo di educare l'altro, i destinatari possono essere consapevoli dell'intenzionalità dei produttori anche se non

comporta la possibilità di decidere autonomamente il coinvolgimento, tra queste esperienze: la scuola, i laboratori le esperienze non dichiaratamente intenzionali tendono a modificare comportamenti e abitudini senza essere direttamente esplicitato, la consapevolezza è solo dei promotori, un esempio sono le campagne pubblicitarie. Le esperienze non intenzionali sono esperienze in cui non vi è progettualità educativa esplicita ma parte del produttore, è inoltre l'arca delle esperienze collettive coinvolgenti per senso di appartenenza e stile di vita, come le catastrofi naturali o le esperienze sportive.

  • Le crisi educative: L'educatore professionale è l'operatore che entra in gioco quando si verifica una situazione di crisi all'interno del sistema di esperienze educative, queste crisi possono essere suddivise in:
  • Carenza educative, l'esperienza non viene ritenuta in grado di raggiungere gli obiettivi oppure il soggetto è coinvolto in esperienze inopportune, un riferimento può essere la famiglia quando non è in grado di compiere i propri compiti.
  • l’eccesso educativo, l'esperienza si rivela educativa verso obiettivi non considerati auspicabili, è il caso di ambienti che promuovono apprendimenti ritenuti illegali.
  • il conflitto educativo, un sistema di esperienze non conciliabili di intenti e obiettivi, è il caso di conflitti che possono nascere tra i compiti di socializzazione affidati alla scuola e quelli che si verificano nei quartieri.
  • Dalle crisi all'intervento: In presenza di una crisi educativa, l'educatore professionale interviene quando la crisi supera la soglia di accettabilità, la notizia giunge direttamente o indirettamente a chi è istituzionalmente preposto ad affrontarla, ad esempio: una situazione famigliare è ritenuta problematica oltre la soglia della tollerabilità, giunge notizia ai servizi sociali, il caso è analizzato e se rientra in modelli di riferimento si attivano le procedure ritenute necessarie come ad esempio allontanamento o sostegno
  • Le tipologie di interventi: L'educatore svolge nei confronti delle crisi educative diverse tipologie di interventi: -Interventi sostitutivi , quando gli ambiti educativi naturali non sono adeguati a consentire un normale percorso di crescita, è il caso delle comunità per i minori. Sono interventi sostitutivi anche quando si reputa che gli abituali contesti relazionali sono dotati di risorse insufficienti per consentire di ridurre o eliminare tratti di disagio e devianza, è il caso delle comunità per ex tossicodipendenti; -Interventi aggiuntivi: si verificano quando le esperienze educative non sono considerate adeguate, è il caso degli interventi legati al sostegno nella scuola, interventi di assistenza a domicilio rivolti a minori e disabili; -Interventi compensativi: che hanno luogo quando gli ambienti vengono ritenuti educativi verso direzioni non volute e si rende necessario inserire in questi ambienti altre intenzionalità educative che possono controbilanciare i processi educativi in atto, è il caso di ambienti chiusi come i carceri, e luoghi aperti come la strada. Tutte queste tipologie di intervento possono essere interventi di breve, medi e lungo tempo.
  • La missione dell'educatore: Per tentare di dare alla missione degli educatori un senso più concreto è possibile affermare che il compito generale dell'educatore è quello di intervenire laddove le normali dinamiche educative non consentono un autonomo processo di crescita. Il lavoro dell’educatore è improntato anche sulla necessità di impedire esperienze di adultizzazione precoce dovuta a traumi di abbandono, abuso sessuale, la mancata possibilità di affidarsi a figure genitoriali. La centralità dell'adulto è utile per individuare le direzioni del percorso di crescita. La condizione adulta" è caratterizzata dal possesso di alcuni diritti, doveri e beni materiali: disporre di un reddito che permettano una vita dignitosa, accedere a servizi come sanitari e scolastici, essere in grado di praticare un'attività professionale, essere autosufficiente per affrontare le incombenze della vita

invariati:

  • L'asimmetria: La relazione educativa è e deve essere asimmetrica; in quanto vi è una differenza tra educatore ed educando. L'educatore è auspicabile che abbia un patrimonio conoscitivo, delle competenze, ed esperienze diverse da quello del soggetto in educazione e dunque asimmetrica in questo senso. Va puntualizzato che questa asimmetria non deve assumere un carattere autoritario in quanto l'educatore non deve essere percepito come una figura che mostra il suo status superiore, bensì deve essere una figura che abbia una maggiore capacità di anticipare e progettare.
  • il pregiudizio: la parola pregiudizio è collocabile della categoria delle parole negative. Il pregiudizio accusa la persona o il gruppo. Il linguaggio dell’operatore è denso di termini come neutralità, posizione non giudicante, il pregiudizio al contrario, comprometterebbe la neutralità che potrebbe limitare la comprensione dell’altro alla previsione. È utile ricorrere all'etimologia: pregiudizio è una parola composta da pre- e giudizio e definisce opinioni anteriori alla diretta conoscenza dei fatti e delle persone fondata su convincimenti tradizionali comuni.
  • Il coinvolgimento emotivo: Secondo Civita, esistono due modi di porsi nei confronti del paziente: lo psichiatra distaccato e lo psichiatra che si immerge. Secondo Milena Santerini la relazione educativa comprende sempre una dimensione affettiva, non deve essere un ostacolo da eliminare ma un elemento da frenare e controllare. I motivi di questo freno sono riconducibili alla necessità di evitare un eccessivo e soprattutto improduttivo coinvolgimento dell'operatore a favore di un coinvolgimento dosato e produttivo. Il coinvolgimento è uno strumento di lavoro dell'educatore ed è sottoposto ad innumerevoli rischi come l'eccesso di coinvolgimento (surplus di vicinanza) e lo scarso coinvolgimento (surplus di distanza). La misura giusta della distanza può essere paragonata alla visione di un quadro: abbastanza vicino per poter notare i dettagli, abbastanza lontano per vedere il quadro nel complesso.
  • L'accanimento educativo: L'accanimento educativo può essere definito lo sforzo volontaristico da parte dell'operatore del raggiungimento degli obiettivi pur non essendoci le condizioni di conseguimento. L'accanimento è l'eccesso di insistenza operativa laddove non sembrano esserci possibilità di successo o un’effettiva disponibilità da parte dell'educando. L'accanimento educativo può presentare due volti:
  1. l'eccesso di azioni volte a soggetti che non mancano di potenzialità psicofisiche, ma il soggetto pare sottrarsi alle intenzione dell'educatore, si rende necessario prima di dichiarare forfait un pensamento sull'intero percorso, potrebbero emergere modifiche da apportare al proprio operato.
  2. si manifesta nei confronti di quei soggetti che non posseggono alcuni requisiti psicofisici, in particolare cognitivi, e in questo caso l'operatore si troverà difronte alle mancate condizioni dell'autonomia dell'altro.
  • Il burnout: Il burnout è uno dei miti del lavoro più recenti del lavoro sociale in generale, e corrisponde ad un esaurimento delle motivazioni e delle energie rispetto alla propria professione. L'espressione ‘sono in burnout' corrisponde a 'sono scoppiato’
  • La radicale alterità: I soggetti con profonde alterazioni della mente sono considerati individui nei quali è parzialmente o totalmente assente la percezione della propria patologia. Sono soggetti che non sono interpretabili dagli schemi cognitivi consueti, non sono prevedibili, possono incarnare il doppio, sono portatori di "anormalità' che può far luce sul limite della 'normalità'.
  • La lode del dubbio: L'atteggiamento dell'educatore nei confronti della alterità radicale comprende da una parte l'impossibile immedesimazione dell'altro, dall'altra lo sforzo di concepire un'esistenza

completamente diversa dalla propria. L'educatore non può immaginare l'altro diverso da quello che viene realmente ritenuto di essere, deve insistere su questa diversità e cercare di rendere proporzionato il soggetto a un modello auspicato dalla società.

  • Il soggetto unitario: L'educatore è in continuo rapporto con altre figure professionali impegnate nel campo dei servizi, attorno a questo rapporto tra l'educatore e le altre figure professionali esistono delle differenze di base, tuttavia il soggetto che entra in relazione con le figure professionali può essere definito 'unitario' cioè presenta bisogni che coinvolgono contemporaneamente operatori appartenenti a diversi campi disciplinari.
  • Lavoro educativo e lavoro sanitario: La presenza dell'educatore in campo sanitario si registra nelle attività di prevenzione delle dipendenze, nei servizi diurni e nelle comunità per soggetti portatori di patologia psichiatriche. Il lavoro sanitario è un lavoro terapeutico o riabilitativo mentre il lavoro educativo può essere interpretato come strumento sanitario affiancato da altri strumenti, l'educatore è attuatore di programmi terapeutici riabilitativi e contenitivo decisi da altre figure professionali; l'educatore è l'operatore che contribuisce alla definizione di progetti nei quali sono centrali il recupero, il mantenimento, l'aumento dell'autonomia.
  • lavoro educativo e lavoro assistenziale: Il lavoro educativo produce il cambiamento, il lavoro assistenziale si occupa del soddisfacimento dei bisogni primari e il mantenimento dello stato vitale. La 'triangolazione' operatori assistenziali, educatori e utenti avviene nella gran parte dei casi in luoghi come istituiti di ricovero per anziani o istituiti e comunità che ospitano soggetti disabili.
  • Essere educatori educati: Tutti gli operatori impegnati in attività educative sono stati educati. Gli educatori arrivano agli appuntamenti formativi e professionali con una loro cultura alcune volte considerata come ostacolo da rimuovere per far posto alla 'vera' cultura dell'educazione, tecnica, oggettiva e costruita; l'educatore dovrebbe liberarsi dalla propria formazione non professionale per diventare una tabula rasa sulla quale incidere l'idoneo sapere professionale. Oppure, altre volte, la cultura della quale l'educatore è portatore è una riserva di esperienza e di sapere a cui potrà fare ricorso. In ogni caso è una cultura che si ripropone costantemente, agisce, forma, critica, mette in discussione e valorizza orientando il proprio metodo di operare.
  • Autobiografia: Una delle possibilità della didattica autobiografica consiste nel favorire la scoperta (L'educatore scopre l'educando) ciò è funzionale a riscoprire, rintracciare, ricostruire e ripensare la complessità delle esperienze educative. La didattica autobiografica non può essere ridotta al giro di presentazione iniziale, cioè cenni autobiografici, la pratica formativa autobiografica non può essere pensata come separata dal resto della formazione, come se fosse un laboratorio preliminare, la modalità esplicita, motivata dando anche la possibilità di astenersi dalla pratica.
  • I valori: Essi rappresentano un criterio in base al quale possiamo valutare con adeguatezza l'efficacia della relazione educativa. E' impossibile non possedere valori perché se quest'ultimi non ci fossero mancherebbe la possibilità di orientarsi nella relazione educativa; è impossibile non giudicare i valori altrui in quanto il giudizio può essere sospeso durante la relazione educativa però questo non cessa il suo essere; è impossibile non proporre dei valori, nella relazione educativa è possibile trasmettere valori quali, ad esempio quelli del linguaggio, dello stile o del comportamento.
  • I fantasmi del lavoro educativo: I fantasmi del lavoro educativo richiamano alla mente í farmaci, intesi come veleno, questi farmaci sono indispensabili per poter affrontare le patologie con le quali la relazione educativa ha a che fare, questi farmaci si rilevano funzionali poiché scaturiscono un buon esito nel lavoro educativo stesso.