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Citoscheletro e i suoi componenti, Appunti di Citologia

Appunti dettagliati sul citoscheletro. Microfilamenti, microtubuli, filamenti intermedi, interazioni cellula-cellula e cellula-matrice.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 03/11/2021

sofia.f02
sofia.f02 🇮🇹

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La struttura della cellula eucariotica è
sostenuta da una rete di filamenti proteici
che formano il citoscheletro.
È anche responsabile di movimenti della
cellula stessa che avvengono usando ATP.
Tre tipi di proteine che polimerizzano
formando strutture filamentose:
-Microfilamenti di actina
-Microtubuli
-Filamenti intermedi
Microfilamenti e microtubuli sono simili in
tutte le cellule eucariotiche, mentre i
filamenti interni sono diversi. La dinamicità
caratterizza solo microfilamenti e
microtubuli, poiché i filamenti intermedi
sono statici.
Actina—>Proteina globulare di 375
amminoacidi. Nel citosol ce n’è un discreto
quantitativo in forma libera; presenta una
incisura (dominio) a cui sono associate una
molecola di ATP e un catione bivalente. Altri
domini per interazioni con altre proteine. La
g-actina è una ATPasi. Polimerizza in lunghe
catene lineari unite in coppie e formanti una
spirale: microfilamenti o F-actina (legami
idrofobici e altri non covalenti). La lunghezza
del polimero è variabile, anche tutta la
cellula. I monomeri vengono incorporati nei
filamenti solo se sono legati all’ATP.
Poiché i monomeri sono orientati tutti nella
stessa direzione il filamento risulta
polarizzato (non nel senso di carica) cioè le
due estremità sono diverse e dette estremità
+ e -. Le estremità + sono rivolte verso la
membrana.
POLIMERIZZA ZIONE: PROCESSO A TAPPE
-FASE L ENTA: formazione del primo dimero.
Fase di latenza. Polimerizzazione controllata.
FASE DI CR ESC ITA: con l’aggiunta del terzo
monomero si forma un centro di nucleazione
che provoca l’aumento della velocità di
polimerizzazione che avviene con l’aggiunta
di monomeri ad entrambe le estremità. Dopo
l’incorporazione della G-actina nel filamento
l’ATP viene idrolizzata ad ADP. La velocità di
incorporazione dei monomeri è dieci volte
superiore all’estremità +, che è a crescita
rapida, mentre la – è a crescita lenta. Questo
avviene perché all’estremità + è più veloce
l’incorporazione dei monomeri rispetto
all’idrolisi dell’ATP, mentre a quella – i
monomeri vengono aggiunti più lentamente
rispetto all’idrolisi di ATP. ATP stabilizza i
legami dei monomeri all’estremità +
formando una zona che si può definire
cappuccio di G-actina con l’ATP. LATP si
idrolizza più velocemente ad ADP
all’estremità- destabilizzandola facendo
prevalere la depolimerizzazione.
-FASE DI EQU IL IBR IO: in questa fase
dinamica non c’è allungamento del filamento
ma c’è scambio costante di monomeri fra le
estremità del filamento e i monomeri in
soluzione. In questa situazione si assiste ad
un continuo flusso di G-actina lungo il
filamento da + a – detto mulinello.
La concentrazione di monomeri nel citosol
alla quale si raggiunge l’equilibrio è detta
concentrazione critica: se la concentrazione
è superiore il filamento si allunga, se è
inferiore depolimerizza.
ISOFORME DI ACTINA
Esistono più isoforme di actina codificate da
più geni (6 nell’uomo) con piccole differenze
strutturali ma stesso ruolo biologico; ad
esempio, le isoforme muscolari sono diverse
da quelle citoplasmatiche delle altre cellule.
Anche nelle piante esistono più isoforme di
actina.
ABP= ACTIN BINDING PROTEIN proteine
associate all’actina che ne modificano il
comportamento. Alcune proteine associate
all’actina agiscono sulla G-actina impedendo
o promuovendo la polimerizzazione.
CITOSCHELETRO
MICROFIL AMENT I: POLIMERI
DI ACT INA (G-ACT INA)
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La struttura della cellula eucariotica è sostenuta da una rete di filamenti proteici che formano il citoscheletro. È anche responsabile di movimenti della cellula stessa che avvengono usando ATP. Tre tipi di proteine che polimerizzano formando strutture filamentose:

  • Microfilamenti di actina
  • Microtubuli
  • Filamenti intermedi Microfilamenti e microtubuli sono simili in tutte le cellule eucariotiche, mentre i filamenti interni sono diversi. La dinamicità caratterizza solo microfilamenti e microtubuli, poiché i filamenti intermedi sono statici. Actina—>Proteina globulare di 375 amminoacidi. Nel citosol ce n’è un discreto quantitativo in forma libera; presenta una incisura (dominio) a cui sono associate una molecola di ATP e un catione bivalente. Altri domini per interazioni con altre proteine. La g-actina è una ATPasi. Polimerizza in lunghe catene lineari unite in coppie e formanti una spirale: microfilamenti o F-actina (legami idrofobici e altri non covalenti). La lunghezza del polimero è variabile, anche tutta la cellula. I monomeri vengono incorporati nei filamenti solo se sono legati all’ATP. Poiché i monomeri sono orientati tutti nella stessa direzione il filamento risulta polarizzato (non nel senso di carica) cioè le due estremità sono diverse e dette estremità
  • e -. Le estremità + sono rivolte verso la membrana. POLIMERIZZAZIONE: PROCESSO A TAPPE
  • FASE LENTA: formazione del primo dimero. Fase di latenza. Polimerizzazione controllata. FASE DI CRESCITA: con l’aggiunta del terzo monomero si forma un centro di nucleazione che provoca l’aumento della velocità di polimerizzazione che avviene con l’aggiunta di monomeri ad entrambe le estremità. Dopo l’incorporazione della G-actina nel filamento l’ATP viene idrolizzata ad ADP. La velocità di incorporazione dei monomeri è dieci volte superiore all’estremità +, che è a crescita rapida, mentre la – è a crescita lenta. Questo avviene perché all’estremità + è più veloce l’incorporazione dei monomeri rispetto all’idrolisi dell’ATP, mentre a quella – i monomeri vengono aggiunti più lentamente rispetto all’idrolisi di ATP. ATP stabilizza i legami dei monomeri all’estremità + formando una zona che si può definire cappuccio di G-actina con l’ATP. L’ATP si idrolizza più velocemente ad ADP all’estremità- destabilizzandola facendo prevalere la depolimerizzazione.
  • FASE DI EQUILIBRIO: in questa fase dinamica non c’è allungamento del filamento ma c’è scambio costante di monomeri fra le estremità del filamento e i monomeri in soluzione. In questa situazione si assiste ad un continuo flusso di G-actina lungo il filamento da + a – detto mulinello. La concentrazione di monomeri nel citosol alla quale si raggiunge l’equilibrio è detta concentrazione critica: se la concentrazione è superiore il filamento si allunga, se è inferiore depolimerizza. ISOFORME DI ACT INA Esistono più isoforme di actina codificate da più geni (6 nell’uomo) con piccole differenze strutturali ma stesso ruolo biologico; ad esempio, le isoforme muscolari sono diverse da quelle citoplasmatiche delle altre cellule. Anche nelle piante esistono più isoforme di actina. ABP= ACTIN BINDING PROTEIN proteine associate all’actina che ne modificano il comportamento. Alcune proteine associate all’actina agiscono sulla G-actina impedendo o promuovendo la polimerizzazione.

CITOSCHELETRO

MICROFIL AMENT I: POL IMERI

DI ACT INA (G-ACT INA)

Molte proteine agiscono sui filamenti: proteine di taglio, blocco, collegamento. FILAMENT I DI ACT INA Li troviamo in abbondanza sotto la membrana plasmatica, formando una cortex (rete corticale) e qui hanno dunque una funzione di sostegno. Qui sono associati a proteine che li collegano alla membrana plasmatica, come la spectrina (globuli rossi) e la distrofina (cellule muscolari). Un’altra funzione importante è anche quella del movimento. Ci sono cellule in grado di spostarsi strisciando su superfici. Possono muoversi, in un organismo pluricellulare perché aderiscono alla matrice. Poi le cellule in coltura possono muoversi. Come fanno? Alcune cellule sono richiamate da fattori verso i siti dove devono compiere le loro funzioni. Aderisce alla matrice o al substrato attraverso i complessi di adesione. Quando si muove, emette dei prolungamenti (propaggini) al margine guida. Queste espansioni possono avere forme diverse: filopodi, pseudopodi, lamellipodi. Le espansioni sono sostenute dai microfilamenti che spingono avanti la cellula. La parte posteriore invece viene tirata in avanti attraverso filamenti a cui sono attaccate molecole di miosina, che sono proteine motore. I complessi di adesione (contatti focali) sono fatti da proteine transmembrana (integrine) e altre proteine. CONTAT T I FOCALI Adesione alla matrice extracellulare e al substrato (fibre da stress) Le integrine connettono elementi della matrice extracellulari e microfilamenti. Non solo adesione ma anche segnalazione cellulare. FAK chinasi delle adesioni focali attivata da segnali regola la crescita cellulare. ESTROFLESSIONI DELLA SUPERFICIE CELLULARE Microvilli lunghi circa 1 micrometro che aumentano la superficie assorbente di circa 20 volte. Sono mantenuti stabili da circa 30 microfilamenti paralleli tenuti insieme da villina e fibrina. I microfilamenti sono a loro volta collegati alla membrana plasmatica tramite miosina e la parte apicale e basale sono tenute ferme da proteine che ne impediscono la depolimerizzazione, non vanno incontro a turnover.

INT ERAZIONE DEI MICROFIL AMENT I CON

L A MIOSINA

Ci sono tanti tipi di miosina, sono una famiglia di almeno 18 classi di ATPasi motori molecolari espressi in quasi tutte le cellule eucariotiche (non solo muscolari) associate all’actina. Generano movimento, contrazione, trasporto di vescicole e organelli ecc. La miosina è il motore che ha come substrato l’actina. DUE FAMIGLIE PIU’ RAPPRESENTATE: MIOSINA I E II La miosina II interviene nella contrazione dei muscoli e in attività contrattili di altre cellule. La miosina I è costituita da una testa globulare e una coda corta (catena pesante) e due catene leggere. In assenza di ATP actina e miosina si legano molto saldamente, sono molto affini (le teste). Però la miosina è un’ATPasi quindi nella testa ha un sito per l’ATP e quando lo lega, perde l’affinità con l’actina. L’energia che ottiene la usa per piegarsi. Le miosine sono motori non processivi che ad ogni ciclo producono spostamento ma si dissociano dall’actina e normalmente

Tutti i microtubuli partono a raggiera dal centrosoma e si dirigono alla periferia. Le cellule dotate di CIGLIA e FLAGELLI hanno un altro MTOC detto corpo basale, strutturato come un centriolo dal quale originano i microtubuli che costituiscono lo scheletro di ciglia e flagelli.

MICROT UBUL I E MOTORI PROT EICI

Chinesine (tante) e dineine (poche) trasportano componenti cellulari lungo i microtubuli in direzione opposta: chinesine verso l’estremità +, dineine verso quella -. Tutti i motori proteici sfruttano l’idrolisi dell’ATP per alimentare il movimento. Hanno tutte una forma caratteristica con due grandi porzioni globulari (domini) della testa che si legano all’ ATP e al microtubulo e uno stelo all’estremità del quale (coda) legano le diverse strutture da trasportare tramite recettori proteici sulle membrane dell’organello. Forniscono resistenza alle sollecitazioni meccaniche e resistenza alla trazione. Sono proteine filamentose e sono quelli che danno la stabilità alla cellula. Si collegano agli organelli e li mantengono in posizione. Presenti sia nel citoplasma che nel nucleo, solo nelle cellule eucariotiche dei metazoi animali, nono sono presenti in quelle vegetali. Esempio cheratine. Caratterizzano le varie tipologie cellulari, ogni tessuto ha filamenti intermedi specifici. Sono polimeri di proteine, ma questa volta i monomeri non sono proteine globulari, sono a loro volta proteine filamentose. Questi filamenti sono costituiti da proteine che hanno due estremità globulari e la parte intermedia ad alfa-elica, nel complesso è filamentosa. Nelle regioni NH2 (N terminale) e COOH (C terminale) sono specifiche in ogni tessuto, mentre quelle intermedie sono simili in tutti i tipi cellulari. Alcuni hanno un peso abbastanza elevato e, essendo strutturali non hanno niente a che vedere con la mobilità. Non trasportano nulla, non ci sono proteine motore che li riconoscano, loro stessi non hanno un turn-over. Se ne conoscono 6 tipi:

  • Cheratine acide (classe I) epiteli
  • Cheratine neutro-basiche (classe II) epiteli
  • Vimentine (classe III) connettivi
  • Proteine dei neurofilamenti (classe IV) neuroni
  • Lamìne nucleari (classe V) nucleo
  • Nestine espresse durante lo sviluppo da cellule staminali (classe VI) cellule staminali Le classi delle cheratine si dividono in due sottoclassi: dure (Ia e IIa) e molli (Ib e IIb). La cheratina dura origina per esempio le unghie, mentre quella molle la pelle. Si associano sempre una acida con una neuro- basica: Ia+IIa le dure, Ib+IIb le molli. COME SI ASSEMBLANO Tutti allo stesso modo, partendo da due monomeri con le estremità globulari si legano insieme formando un dimero in parallelo e a registro. I tetrameri si formano da dimeri antiparalleli e sfalsati. Sono tenuti insieme da legami idrofobici, quindi non forti, e ci sono meccanismi di fosforilazione che regolano l’assemblaggio. 8 protofilamenti si associano in parallelo, si avvolgono e questo è il filamento intermedio. Nei legami che le cellule hanno tra loro in un tessuto, è coinvolto il citoscheletro. Le giunzioni cellulari sono mediate da proteine transmembrana che contraggono rapporti anche col citoscheletro. Ce ne sono 3 tipi:
  • Giunzioni strette o occludenti sono le più sigillanti

FIL AMENT I INT ERMEDI

INT ERAZIONI CELLUL A-CELLUL A:

COINVOLGIMENTO DEL CI TOSCHELET RO

  • Giunzioni adesive o di ancoraggio: giunzioni aderenti, desmosomi
  • Giunzioni comunicanti Il primo e il secondo tipo sono particolarmente numerose e importanti negli epiteli. Le giunzioni comunicanti si trovano negli epiteli e in molti tessuti animali che hanno necessità di comunicazione rapida. Sono strutture che possono assemblarsi e disassemblarsi perché ci sono momenti in cui la cellula deve perdere adesione. GIUNZIONI STRET TE Esempio epitelio intestinale. Due cellule unite nella parte alta da una giunzione stretta dove ci sono proteine fibrose che legano come se fosse una cucitura la membrana plasmatica delle due cellule. Questa ha lo scopo di non far passare niente tra due cellule vicine in modo che, in questo caso l’intestino, la cellula scelga cosa introdurre tra ciò che assume dal lume intestinale. Se no, potrebbe passare materiale dannoso e finire per passare nella circolazione. Proteine intracellulari adattatrici (ZO) si legano alle proteine sigillanti (claudine) e ai microfilamenti. GIUNZIONI DI ANCORAGGIO Le cellule vicine sono tenute insieme dalle caderine che si collegano a proteine di collegamento nel citosol, le quali a loro volta si collegano ad elementi del citoscheletro. Nelle giunzioni aderenti la connessione è coi microfilamenti, mentre nei desmosomi è coi filamenti intermedi. GIUNZIONI COMUNICANT I Canali proteici di connessione tra cellule. I due canali si corrispondono perfettamente e da lì passa il materiale da una cellula all’altra. Servono dunque per mettere in comunicazione le cellule e questo vale molto nei tessuti eccitabili, come quello nervoso dove un segnale deve viaggiare velocemente. I canali sono fatti da proteine dette connessine: ci sono 6 connessine che formano un connessone. Sono particolarmente rilevanti nei tessuti connettivi, dove c’è tanta matrice. Le cellule animali producono un mix di glicoproteine che secernono nello spazio acquoso che le circonda formando la componente proteica della matrice extracellulare. Proteine integrali di membrana dette integrine si estendono dal citoplasma, dove legano microfilamenti e filamenti intermedi, all’esterno della cellula dove interagiscono con glicoproteine come la fibronectina e la laminina, a loro volta connesse ad altre proteine della matrice. La matrice fornisce supporto e può intervenire in attività cellulari come il movimento.

INT ERAZIONI CELLUL A-MAT RICE