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slide sulla clasificazione dei costi e break even analisys
Tipologia: Appunti
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Dal sistema informativo direzionale scaturisce la contabilità direzionale che si avvale dei seguenti
strumenti:
budget , come strumento di programmazione dell’attività;
contabilità gestionale , come strumento di controllo concomitante dell’esecuzione delle operazioni;
contabilità generale , come strumento di controllo consuntivo dei risultati globali di gestione;
valutazione delle performance , come strumento di verifica e incentivazione per chi opera
nell’impresa;
reporting , come strumento di comunicazione interna.
In antitesi con la contabilità generale, la contabilità direzionale:
**1. Ha più di uno scopo
I dati della contabilità finanziaria devono essere predisposti in conformità con i principi
contabili generalmente accettati. I “terzi”, che solitamente non hanno alcuna scelta dovendosi
accontentare dei dati così come l’impresa li fornisce, hanno il diritto di pretendere che le
informazioni che ricevono siano predisposte sulla base di definizioni e principi compresi da
entrambe le parti; altrimenti esse non sarebbero comprensibili.
Al contrario, la direzione può fissare tutte le regole e le definizioni che ritiene utili per i suoi
bisogni, senza preoccuparsi se esse si conformino o meno a determinati standard esterni.
Così, nella contabilità direzionale potrà interessare conoscere l’entità degli ordinativi di vendita
ricevuti, anche se questi non costituiscono per la contabilità generale operazioni di gestione;
oppure gli utili possono essere rilevati prima che i ricavi vengano realizzati, sebbene questo sia
un concetto incompatibile con i principi contabili generalmente accettati.
Il problema fondamentale della contabilità direzionale è quello che risponde alla domanda:
” L’informazione è utile?” anziché: “essa è conforme ai principi contabili generalmente
accettati?”.
La contabilità generale (Coge) deve essere tenuta per legge.
Al contrario, la contabilità direzionale è del tutto facoltativa.
Nessuno all’esterno dell’impresa impone ciò che deve essere fatto.
In quanto opzionale, la raccolta di una qualsiasi informazione per la direzione è giustificata
soltanto se il suo valore supera il costo sostenuto per raccoglierla.
Lo stato patrimoniale e il conto economico si riferiscono alla situazione complessiva
dell’impresa.
La maggior parte dei rendiconti di contabilità direzionale riguardano alcuni aspetti
dell’attività aziendale, cioè i reparti, i prodotti o singole funzioni.
I principi in base ai quali la contabilità gestionale può essere considerata essenziale sono gli stessi di
quelli della contabilità generale: attinenza, oggettività e attendibilità. Tuttavia l’applicazione di tali
principi può portare a pratiche differenti.
Gli elementi comuni tra le due contabilità riguardano due ragioni fondamentali.
In primo luogo, le stesse considerazioni che rendono questi principi rilevanti per scopi di
contabilità generale è probabile si ritrovino per scopi di contabilità per la direzione. Ad
esempio, la direzione non deve essere spinta a rilevare utili inesistenti, ed è questa la stessa ragione
per cui la Coge si attiene ai principi della realizzazione dei ricavi e del costo.
In secondo luogo, il sistema di contabilità interna deve fornire dati utilizzati per la
preparazione dei bilanci. Si presuppone, perciò, che i dati base saranno raccolti in conformità con i
principi generalmente accettati di Coge, perché diversamente richiederebbero due sistemi separati.
E’ quella parte del sistema informativo che consente di attuare il controllo della gestione nell’aspetto
economico, attraverso la rilevazione , la destinazione , l’ analisi dei costi e dei ricavi.
Ha per oggetto i fatti interni di gestione.
Misura i costi di prodotto.
Individua la struttura dei costi di prodotto.
Calcola risultati economici parziali.
A tal fine rileva i costi dei fattori produttivi nel momento in cui vengono utilizzati per la produzione e in
base alla loro destinazione a un oggetto (prodotto, processo, commessa, lotto, segmento di mercato,
ecc.)
Per gestire i costi bisogna conoscere quali fattori li originano e quali relazioni li legano agli output
dell’impresa, pertanto bisogna procedere a:
Definire gli oggetti di cui si vogliono misurare costi, ricavi, risultati
Classificare i costi aziendali
Scegliere le modalità di calcolo
Individuare il momento di effettuazione del calcolo
È l’entità di cui si vuole conoscere il costo e, ove possibile, il ricavo e il risultato economico
All’oggetto di misurazione vengono riferiti i costi dei fattori produttivi impiegati e delle attività svolte per
ottenerlo, nonché i ricavi che esso genera.
La scelta dell’oggetto di misurazione deve rispondere alle esigenze conoscitive dell’impresa e dipende
dai suoi fattori critici di successo.
Ad esempio, in un’impresa produttrice di mobili per la zona notte ha senso quantificare costi, ricavi e
margini della linea di prodotti “ camera da letto modello Barbie ” piuttosto che del singolo prodotto
“ comodino Faggio ” e “ specchiera Murano ”, poiché i clienti richiedono di regola la camera da letto
completa.
La scelta dell’oggetto di misurazione può privilegiare una prospettiva di tipo produttivo ( il singolo
prodotto , la linea di prodotti , il processo produttivo , ecc.) oppure altre prospettive più sofisticate ( i
canali distributivi , il sistema clienti , le aree strategiche d’affari , ecc.).
Costi effettivi : si determinano con riferimento a una specifica produzione già effettuata ( costi
consuntivi ) o da effettuare in futuro ( costi previsti ).
Costi standard : si determinano in base a un’ipotetica produzione, in funzione di condizioni poste alla
base dei calcoli; in altre parole, rappresentano i costi che l’impresa sosterrebbe se operasse nelle
condizioni ipotizzate.
A seconda dei dati in base ai quali si calcolano, i costi di distinguono in:
A seconda dell’oggetto per il quale sono stati impiegati i fattori produttivi consumati , i costi si distinguono in:
Costi specifici : sono i costi dei fattori produttivi e delle attività impiegati specificamente ed
esclusivamente per ottenere un oggetto. Per esempio i consumi della materia prima per ottenere un
prodotto.
Costi comuni : riguardano i fattori e le attività impiegati per svolgere più produzioni nello spazio o nel
tempo, ossia si riferiscono a più oggetti. La distinzione tra costi specifici e comuni dipende dall’ampiezza
dell’oggetto di costo: gli ammortamenti del reparto presse sono un costo specifico del reparto presse e
un costo comune rispetto alle produzioni in esso effettuate.
Costi generali : sono sostenuti per l’impresa nel suo complesso ; possono riguardare l’attività produttiva,
commerciale o amministrativa. Ne sono esempi i costi degli organi sociali e le imposte dirette.
A seconda dei fattori produttivi ai quali si riferiscono, i costi si distinguono in:
Costi reali : riguardano fattori produttivi ottenuti dall’impresa pagando un corrispettivo (beni
strumentali, compensi per prestazioni di lavoro dipendente o autonomo, interessi su capitali di debito,
ecc.).
Costi figurativi (o virtuali) : sono relativi a fattori a disposizione dell’impresa, senza obbligo di
remunerazione ( interessi di computo sul capitale proprio, compenso direzionale dell’imprenditore che
presta la sua attività di lavoro nell’impresa). Non sono costi realmente sostenuti, ma solo stimabili sulla
base delle remunerazioni che il titolare o i soci avrebbero percepito impiegando i capitali in investimenti
alternativi o che l’imprenditore avrebbe potuto percepire svolgendo la propria attività presso terzi.
A seconda del momento in cui si effettua il calcolo , i costi si distinguono in:
Costi preventivi (o predeterminati) : si calcolano con riferimento a una produzione futura, prima della
sua attuazione, per rendere possibile il successivo controllo o per orientare le decisioni aziendali;
possono essere costi previsti o costi standard.
Costi consuntivi : si calcolano con riferimento a una produzione già effettuata; il confronto con i costi
preventivi consente di misurare gli scostamenti e analizzarne le cause; servono inoltre per effettuare le
valutazioni e per calcolare risultati economici parziali.