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Codice Civile Francese TUTTO, Sintesi del corso di Storia Delle Codificazione Moderne

Dai progetti di Cambaceres al codice civile francese c.d. codice napoleonico, titolo preliminare

Tipologia: Sintesi del corso

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CODICE CIVILE FRANCESE 1793 – 1794
Il primo progetto di codice civile viene messo a punto dal Comitato di Legislazione della
Convenzione Nazionale tra il giugno e il luglio del 1793. Tale Comitato è incaricato dalla
elaborazione dei progetti legislativi ed è composto da 48 membri. Presidente del Comitato è il
giurista Cambaceres definito uno dei più grandi trasformisti della storia del diritto.
I lavori civilistici erano stati suddivisi in 4 sezioni dallo stesso Comitato di Legislazione, chiamato
ad occuparsi di:
1) Stato civile, famiglia e matrimonio;
2) successione, figli naturali e adozioni;
3) donazioni, sostituzioni e testamenti;
4) convenzioni, ipoteche e feudi.
Questo primo progetto che comprende 719 articoli divisi in 3 libri dedicati a persone, cose e ai
contratti, si presenta come un lavoro ben congegnato e da concreta applicazione al principio di
uguaglianza dei cittadini difronte alla legge e all’autonomia negoziale, e sarà destinato ad
influenzare la stesura del codice napoleonico. Il progetto che Cambaceres chiama il Palladio della
Repubblica prevede infatti l’abolizione della patria potestà e della potestà maritale, introduce
l’amministrazione comune dei beni da parte dei coniugi e facilita il divorzio, infatti per ottenerlo
basta la semplice domanda di una delle parti, e si assiste al trionfo della successione legittima,
mezzo utilizzato per assicurare la divisione della proprietà.
In seguito, la Convenzione decide di interrompere l’esame del progetto e di sottoporlo ad una
commissione di revisione composta da 9 filosofi, al fine di redigere un testo più breve e più
semplice. L’opera di revisione del primo progetto compie passi in avanti dopo la realizzazione di un
provvisorio avanti project, e Cambaceres è in grado di presentare alla Convenzione, a nome del
Comitato di Legislazione, un secondo progetto di codice civile, presentando un testo più breve del
precedente, formato da 297 articoli divisi in 3 libri.
Il secondo progetto ha l’ambizione di stabilire l’ordine civile e fondare l’ordine morale, e segna il
punto di maggior distacco dalla tradizione giuridica romanista e consuetudinaria, ma le più
significative manifestazioni di questo secondo progetto sono individuabili:
- nello stile laconico del dettato normativo;
- nel tentativo di abbandonare ogni forma di tecnicismo giuridico;
- nella stessa idea della funzione del codice che traspare dalla struttura del testo.
Il secondo progetto concepito come Code De Principes, è cioè come un ordinata enumerazione di
principi e leggi fondamentali, venne archiviato nel dicembre del 1794 per la sua eccessiva brevità.
CODICE NAPOLEONICO
Tra le cause degli insuccessi tentativi di codificazione risalta la mancanza di una volontà politica.
Tale volontà si manifesta dopo il colpo di Stato del 9 novembre 1799, che porta alla presa di potere
da parte di Napoleone Bonaparte, e all’istituzione del Governo Consolare. La volontà politica si
manifesta con un decreto dello stesso Napoleone, il quale istituisce una commissione, composta da
4 magistrati già parlamentari nell’antico regime, incaricata alla redazione di un nuovo progetto di
codice civile.
Portalis, che in seguito al colpo di Stato prende la via dell’esilio, rientrato in Francia viene ripescato
da Napoleone, che nel 1800 gli affida la rappresentanza degli interessi governativi presso il
Tribunale delle Prede e lo inserisce nel Consiglio di Stato. Esperto nei rapporti fra Stato e Chiesa,
viene nominato ministro dei culti e senatore, ma muore a Parigi nel 1807.
I 4 magistrati si mettono subito all’opera dividendosi il lavoro e riprendono alcuni precetti del
progetto di Target e alcuni articoli dei progetti di Cambaceres.
Inizialmente, il progetto del codice incontra alcuni ostacoli a livello parlamentare e infatti i primi
titoli vengono respinti dal Corpo Legislativo, dietro raccomandazione del Tribunato.
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CODICE CIVILE FRANCESE 1793 – 1794

Il primo progetto di codice civile viene messo a punto dal Comitato di Legislazione della Convenzione Nazionale tra il giugno e il luglio del 1793. Tale Comitato è incaricato dalla elaborazione dei progetti legislativi ed è composto da 48 membri. Presidente del Comitato è il giurista Cambaceres definito uno dei più grandi trasformisti della storia del diritto. I lavori civilistici erano stati suddivisi in 4 sezioni dallo stesso Comitato di Legislazione, chiamato ad occuparsi di:

    1. Stato civile, famiglia e matrimonio;
    1. successione, figli naturali e adozioni;
    1. donazioni, sostituzioni e testamenti;
    1. convenzioni, ipoteche e feudi. Questo primo progetto che comprende 719 articoli divisi in 3 libri dedicati a persone, cose e ai contratti, si presenta come un lavoro ben congegnato e da concreta applicazione al principio di uguaglianza dei cittadini difronte alla legge e all’autonomia negoziale, e sarà destinato ad influenzare la stesura del codice napoleonico. Il progetto che Cambaceres chiama il Palladio della Repubblica prevede infatti l’abolizione della patria potestà e della potestà maritale, introduce l’amministrazione comune dei beni da parte dei coniugi e facilita il divorzio, infatti per ottenerlo basta la semplice domanda di una delle parti, e si assiste al trionfo della successione legittima, mezzo utilizzato per assicurare la divisione della proprietà. In seguito, la Convenzione decide di interrompere l’esame del progetto e di sottoporlo ad una commissione di revisione composta da 9 filosofi, al fine di redigere un testo più breve e più semplice. L’opera di revisione del primo progetto compie passi in avanti dopo la realizzazione di un provvisorio avanti project, e Cambaceres è in grado di presentare alla Convenzione, a nome del Comitato di Legislazione, un secondo progetto di codice civile , presentando un testo più breve del precedente, formato da 297 articoli divisi in 3 libri. Il secondo progetto ha l’ambizione di stabilire l’ordine civile e fondare l’ordine morale, e segna il punto di maggior distacco dalla tradizione giuridica romanista e consuetudinaria, ma le più significative manifestazioni di questo secondo progetto sono individuabili:
  • nello stile laconico del dettato normativo;
  • nel tentativo di abbandonare ogni forma di tecnicismo giuridico;
  • nella stessa idea della funzione del codice che traspare dalla struttura del testo. Il secondo progetto concepito come Code De Principes , è cioè come un ordinata enumerazione di principi e leggi fondamentali, venne archiviato nel dicembre del 1794 per la sua eccessiva brevità. CODICE NAPOLEONICO Tra le cause degli insuccessi tentativi di codificazione risalta la mancanza di una volontà politica. Tale volontà si manifesta dopo il colpo di Stato del 9 novembre 1799, che porta alla presa di potere da parte di Napoleone Bonaparte , e all’istituzione del Governo Consolare. La volontà politica si manifesta con un decreto dello stesso Napoleone, il quale istituisce una commissione, composta da 4 magistrati già parlamentari nell’antico regime, incaricata alla redazione di un nuovo progetto di codice civile. Portalis, che in seguito al colpo di Stato prende la via dell’esilio, rientrato in Francia viene ripescato da Napoleone, che nel 1800 gli affida la rappresentanza degli interessi governativi presso il Tribunale delle Prede e lo inserisce nel Consiglio di Stato. Esperto nei rapporti fra Stato e Chiesa, viene nominato ministro dei culti e senatore, ma muore a Parigi nel 1807. I 4 magistrati si mettono subito all’opera dividendosi il lavoro e riprendono alcuni precetti del progetto di Target e alcuni articoli dei progetti di Cambaceres. Inizialmente, il progetto del codice incontra alcuni ostacoli a livello parlamentare e infatti i primi titoli vengono respinti dal Corpo Legislativo, dietro raccomandazione del Tribunato.

A riguardo, Napoleone, comunica al Corpo Legislativo la sospensione dei lavori delle assemblee parlamentari, e approfitta di tale pausa per svolgere un opera di convinzione presso il Tribunato. A questo punto, il Tribunato ricomincia l’esame del progetto che viene discusso settorialmente in quanto il testo viene suddiviso in 37 progetti di legge che corrispondono ai singoli titoli del codice. Tre anni dopo, il decreto del 3 settembre 1807, attribuisce al codice civile francese il nome di Codice Napoleonico. Con il decreto viene pubblicato anche la seconda edizione del codice e nel 1814, alla caduta di Napoleone, il codice viene mantenuto in vita ma riprende l’originale denominazione di codice civile. Il Codice civile francese è caratterizzato da una forma espositiva limpida, linguaggio chiaro e terminologia di immediata accessibilità. Il testo del 1804 è composto da 2281 articoli distribuiti in 3 libri dedicati a persone, cose e azioni, e preceduti da un titolo preliminare. Il LIBRO I è dedicato ai diritti delle persone, si compone di 11 articoli e disciplinano lo Stato civile, matrimonio, il divorzio, paternità, filiazione, adozione, patria potestà e la tutela. Il LIBRO II è dedicato ai Diritti reali e si compone di 4 articoli che riguardano il regime dei beni, la proprietà, i diritti reali sui beni altrui, usufrutto, uso e abitazione e le servitù prediali. Il LIBRO III è dedicato all’Acquisto della proprietà e si compone di 20 titoli che riguardano le successioni, donazioni, testamenti, contratti e obbligazioni, rapporti patrimoniali tra coniugi, contratti tipici e fideiussione. TITOLO PRELIMINARE All’interno del codice un discorso a parte meritano i 6 articoli del titolo preliminare dedicati alla legge in generale. Il titolo preliminare fissa innanzitutto il principio della irretroattività, infatti, l’ art. 2 T P stabilisce che la legge non dispone che nell’avvenire, essa non può aver effetto retroattivo. Di pari rilevanza è anche il principio dell’inderogabilità enunciato all’ art 6 T P che afferma che le leggi che riguardano il buon costume e l’ordine pubblico non possono essere derogate da convenzioni particolari. Molto importanti sono anche gli art. 4 e 5 del titolo preliminare. L ’art. 4 impone che se un giudice ricuserà di giudicare, sotto il pretesto del silenzio, dell’oscurità, o difetto della legge, si potrà agire contro di lui come colpevole di negata giustizia. L’ art. 5 invece stabilisce che ai giudici è proibito di pronunziare, in via di disposizioni generali o regolamenti, sulle cause di loro competenza. Ciò significa che il giudice non ritorna ad essere un legislatore, ma a lui spetta il dovere di risolvere sempre e comunque ogni controversia, anche in caso di lacuna, e deve operare solo esclusivamente all’interno del sistema normativo. PROPRIETÀ : La proprietà è riconosciuta come diritto naturale ed imprescrittibile e come diritto inviolabile e sacro sia nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789 e sia nella Costituzione del

La proprietà è un diritto naturale che appartiene ad ogni cittadino, e il codice civile definisce la proprietà all’ art. 544 come diritto di disporre e godere delle cose nella maniera più assoluta, purché non se ne faccia un uso vietato dalle leggi e dai regolamenti. Il codice civile guarda alla proprietà come elemento fondamentale della società e come strumento essenziale del cittadino. La proprietà napoleonica presenta alcuni caratteri fondamentali quali:

  • assolutezza: che comporta la libertà da ogni condizionamento reale od obbligatorio;
  • unitarietà: grazie alla quale la proprietà deve spettare solo e ad un indeterminato tipo di soggetto;
  • certezza: che assicura la costanza nel tempo;
  • inviolabilità: che garantisce il pieno godimento dei diritti nei confronti dei terzi e dello Stato;
  • accessibilità formale: che riconosce a chiunque la possibilità di divenire titolare del diritto. L’ art. 545 invece sancisce il principio secondo il quale il proprietario può essere costretto, dietro giusta causa o previa indennità, a cedere i propri beni per pubblica utilità. CONTRATTO : La libertà di contrattare e di esercitare un attività economica è intesa come manifestazione della generale libertà di ogni cittadino. La disciplina Napoleonica, riconosce la
  • 2 fase : che va dal 1880 agli anni 50 del 20esimo secolo, il testo viene restaurato in alcune sue parti o affiancato ad una legislazione esterna che ne annulla o modifica i contenuti. Ci sono alcune innovazioni relativo al diritto delle persone, reintroduce il divorzio, migliora le condizioni giuridiche dei minori, figli naturali e donne. Allo stesso tempo nascono nuove scuole di pensiero e nuovi metodi interpretativi.
  • 3 fase : è caratterizzata da riforme sul diritto di famiglia, adozione, regime matrimoniale, disciplina dell’incapacità, sulla patria potestà, filiazione e divorzio.