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Morfologia Generale delle Vertebre: Anatomia e Caratteristiche, Appunti di Anatomia I

Nel documento troverete un accurata di tutte le vertebre della colonna vertebrale, nonchè delle coste e dell'articolazione costo-vertebrale

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 23/04/2022

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Paolo-02 🇮🇹

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Lezione di anatomia n°5 di 12.3.2021 (Prof. Pirino)
Colonna vertebrale e torace
Il tronco ha posteriormente uno scheletro assiale, che rappresenta la spina dorsale di questo settore, la
colonna vertebrale. La colonna vertebrale costituisce lo scheletro della colonna vertebrale (dal greco ῥάχις-
ιος, /rhàkis/, spina dorsale); è un asse osseo o stelo, spostato posteriormente nel tronco e disposto nel piano
mediano. È formato da una serie di elementi ossei metamerici o ripetitivi che hanno caratteristiche generali
comuni, ma anche caratteristiche distintive. Tali elementi ossei sono le vertebre.
La colonna vertebrale ha una lunghezza variabile a seconda dell'altezza dell'individuo (generalmente nel
maschio misura 71 cm e nella femmina 61 cm, con la stessa costituzione). Le vertebre sono presentate in
numeri variabili, tra 32 e 34 (quindi se vogliamo indicare un numero fisso possiamo contare su 33); questa
variabilità è dovuta alle vertebre coccigee che possono essere da 3 a 5. Si articolano tra loro attraverso
l'interposizione di dischi intervertebrali fibrocartilaginei. La colonna vertebrale ha le funzioni di sostenere il
corpo, proteggere il midollo spinale e i nervi e fornire l'inserimento a un certo numero di muscoli. In senso
cranio-caudale, può essere diviso in 5 regioni, tratti o segmenti:
Segmento cervicale, costituito da 7 vertebre (vertebre cervicali) (allungamento corrispondente al
collo)
Segmento toracico, che consiste di 12 vertebre (vertebre toraciche / dorsali)
Segmento lombare, costituito da 5 vertebre (vertebre lombari)
Segmento sacrale, costituito da 5 vertebre fuse insieme nel sacro
Segmento coccigeo, che comprende 4-5 vertebre saldate insieme per formare il coccige.
Le vertebre sacrali e coccigee, persero la loro individualità, si saldano insieme formando due ossa: l'osso
sacro e il coccige.
Di solito le vertebre sono identificate con l'abbreviazione del loro settore seguita dal numero della vertebra
stessa: ad esempio, L2 corrisponde alla seconda vertebra del distretto lombare.
Morfologia generale delle vertebre
Le vertebre hanno una forma abbastanza complessa, non sono semplici ossa, ma in generale sono classificate
tra le ossa corte (la caratteristica delle ossa corte, in realtà, sarebbe attribuita esclusivamente al corpo
vertebrale). Tutte le vertebre sono costituite da due parti: un corpo, che si trova anteriormente, e un arco,
che si trova posteriormente. Il corpo è una struttura completa, che ha le caratteristiche di un osso corto (e,
come già accennato, a questo si deve il posizionamento delle vertebre tra le ossa corte); l'arco è una struttura
più irregolare, con un decorso arcuato, che si attacca alle due parti postero-laterali del corpo.
Nel corpo possiamo distinguere 2 superfici e una circonferenza. Le superfici sono la superiore e la inferiore,
ben visibili nell'elevazione laterale; per circonferenza, d'altra parte, intendiamo l'intero contorno, e la
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Scarica Morfologia Generale delle Vertebre: Anatomia e Caratteristiche e più Appunti in PDF di Anatomia I solo su Docsity!

Colonna vertebrale e torace

Il tronco ha posteriormente uno scheletro assiale, che rappresenta la spina dorsale di questo settore, la colonna vertebrale. La colonna vertebrale costituisce lo scheletro della colonna vertebrale (dal greco ῥάχις- ιος, /rhàkis/, spina dorsale); è un asse osseo o stelo, spostato posteriormente nel tronco e disposto nel piano mediano. È formato da una serie di elementi ossei metamerici o ripetitivi che hanno caratteristiche generali comuni, ma anche caratteristiche distintive. Tali elementi ossei sono le vertebre. La colonna vertebrale ha una lunghezza variabile a seconda dell'altezza dell'individuo (generalmente nel maschio misura 71 cm e nella femmina 61 cm, con la stessa costituzione). Le vertebre sono presentate in numeri variabili, tra 32 e 34 (quindi se vogliamo indicare un numero fisso possiamo contare su 33); questa variabilità è dovuta alle vertebre coccigee che possono essere da 3 a 5. Si articolano tra loro attraverso l'interposizione di dischi intervertebrali fibrocartilaginei. La colonna vertebrale ha le funzioni di sostenere il corpo, proteggere il midollo spinale e i nervi e fornire l'inserimento a un certo numero di muscoli. In senso cranio-caudale, può essere diviso in 5 regioni, tratti o segmenti:  Segmento cervicale, costituito da 7 vertebre (vertebre cervicali) (allungamento corrispondente al collo)  Segmento toracico, che consiste di 12 vertebre (vertebre toraciche / dorsali)  Segmento lombare, costituito da 5 vertebre (vertebre lombari)  Segmento sacrale, costituito da 5 vertebre fuse insieme nel sacro  Segmento coccigeo, che comprende 4-5 vertebre saldate insieme per formare il coccige. Le vertebre sacrali e coccigee, persero la loro individualità, si saldano insieme formando due ossa: l'osso sacro e il coccige. Di solito le vertebre sono identificate con l'abbreviazione del loro settore seguita dal numero della vertebra stessa: ad esempio, L2 corrisponde alla seconda vertebra del distretto lombare. Morfologia generale delle vertebre Le vertebre hanno una forma abbastanza complessa, non sono semplici ossa, ma in generale sono classificate tra le ossa corte (la caratteristica delle ossa corte, in realtà, sarebbe attribuita esclusivamente al corpo vertebrale). Tutte le vertebre sono costituite da due parti: un corpo, che si trova anteriormente, e un arco, che si trova posteriormente. Il corpo è una struttura completa, che ha le caratteristiche di un osso corto (e, come già accennato, a questo si deve il posizionamento delle vertebre tra le ossa corte); l'arco è una struttura più irregolare, con un decorso arcuato, che si attacca alle due parti postero-laterali del corpo. Nel corpo possiamo distinguere 2 superfici e una circonferenza. Le superfici sono la superiore e la inferiore, ben visibili nell'elevazione laterale; per circonferenza, d'altra parte, intendiamo l'intero contorno, e la

circonferenza del corpo risulta essere un po 'concava verticalmente.

L'arco ha una struttura un po' più complessa, infatti è composto da 2 peduncoli, 2 masse apofisarie

(laterali), 2 lamine e un processo spinoso. I due peduncoli sono brevi tratti con decorso sagittale che si staccano da dietro il corpo e proseguono con la cosiddetta massa apofisaria (apofisaria proprio perché da essa si staccano le apofisie, cioè processi); dopo la massa apofisaria c'è una placca ossea appiattita, quadrilatera, che prende il nome di lamina. Le due lamine convergono tra loro posteriormente per incontrarsi lungo la

linea mediana; da qui si stacca un processo ineguale che viene eseguito nella direzione posteriore e, a

seconda del tipo di vertebre, sarà orizzontale o obliquo, più lungo o più corto. Quindi: peduncolo, anche; massa apofisaria, anche; lamina, anche; processo spinoso disuguale e mediano. Dalle apofisie i processi di massa sono staccati, uno si dirige verso l'alto, uno verso il basso, e si porta indietro e lateralmente; i due processi verticali sono detti processi articolari

(superiore e inferiore) e servono ad assumere una relazione articolare rispettivamente con la vertebra

sovrastante e quella sottostante. Il processo che viene diretto lateralmente prende il nome di processo trasversale, così chiamato proprio perché ha un corso trasversale anche se non si muove correttamente su un piano frontale, ma su un piano leggermente più obliquo, da avanti a indietro in direzione medio-laterale. Quindi l'arco è costituito da due peduncoli, due masse apofisarie da cui si distaccano i processi articolari superiore e inferiore e i processi trasversali, quindi due lamine che convergono tra loro per dare origine al processo spinoso. Tra il corpo e l'arco rimane un grande foro, chiamato foro vertebrale. Il foro vertebrale è orientato orizzontalmente e nella colonna nella sua interezza la sovrapposizione di tutti i fori vertebrali dà origine ad un unico canale vertebrale, un canale osseo che accoglie e protegge all'interno del midollo spinale, i suoi rivestimenti meningei e i rispettivi vasi. La sovrapposizione dei peduncoli, invece, costituisce i fori intervertebrali o di coniugazione. Infatti, se guardiamo un peduncolo laterale, vediamo che questo peduncolo ha il margine superiore leggermente concavo e il margine inferiore decisamente concavo: nella sovrapposizione tra due vertebre, la concavità inferiore profonda in questo peduncolo si completa con la concavità meno accentuata presente sul margine superiore del peduncolo della vertebra sottostante, pertanto, da questi due margini concavi uno di fronte all'altro, viene delimitato un foro, chiamato intervertebrale o coniugazione. Il foro intervertebrale, essendo fatto a livello dei peduncoli, è un foro uniforme, quindi ne troveremo uno a destra e uno a sinistra, orientato lateralmente. Volendo quindi ricordare in modo analogico le varie parti costitutive della vertebra, includiamo: il corpo; l'arco (che è come se fosse diviso in due dalla massa apofisaria, e quindi il tratto che si trova di fronte è il peduncolo, il tratto che è dietro è la lamina); posteriormente c'è il processo spinoso e quindi dalla massa apofisaria abbiamo il processo articolare superiore, il processo articolare inferiore e il processo trasversale. Caratteristiche specifiche dei segmenti vertebrali Ogni sezione della colonna ha caratteristiche peculiari che permettono di fare una distinzione, su base morfologica, tra i vari segmenti. Inoltre, anche nello stesso tratto vertebrale si possono trovare vertebre con caratteristiche particolari: ad esempio, all'interno del segmento cervicale, la prima vertebra (C1), la seconda (C2), la penultima (C6) e l'ultima del tratto (C7) hanno caratteristiche che le differenziano dalle altre dello stesso segmento; lo stesso vale, a livello toracico, per la prima vertebra (T1) e le ultime due/tre (T10, T11, T12). Vertebre cervicali

un legamento trasversale che divide questo grande foro in due parti: una anteriore più piccola e una posteriore più ampia; il foro posteriore rappresenterà il classico foro vertebrale, invece, nello spazio anteriore è accolto un processo verticale che si stacca dalla parte superiore della seconda vertebra. Questo processo è chiamato dente epistrofeo (o processo odontoide) che ha una superficie articolare anteriore e posteriore. Le superfici articolari (del dente) differiscono nettamente dal resto del tessuto circostante perché sono lisce, hanno un aspetto biancastro e, quando sono fresche, sono coperte da tessuto cartilagineo. Nell'articolazione tra l'atlante e l'epistrofeo, la faccetta articolare anteriore del dente dell'epistrofeo prende relazione con un'articolazione della faccetta che si trova nella parte interna dell'arco anteriore dell'atlante; la faccetta articolare posteriore del dente entra in relazione con il suddetto legamento trasversale, che divide il foro in due e che è, in definitiva, un mezzo di fissità per tenere il dente in questa particolare regione dell'atlante.  La seconda vertebra cervicale (C2) è chiamata epistrofeo (dal greco ἐπιστροφεύς, derivato di ἐπιστρέφω "torcere, girare" letteralmente vertebra rotante, στρέφω, sopra, ἐπι, un altro). Questo è caratterizzato dalla presenza del processo verticale, processo odontoide (o dente dell'epistrofeo), che si articola con l'atlante in un'articolazione chiamata atlanto-assiale mediana (assiale perché l'altro nome dell'epistrofeo è asse, mediano poiché si trova sul piano mediano) nel modo già descritto. Il dente è un perno attorno al quale l'atlante e il cranio sopra possono ruotare; almeno a livello ideale, possiamo immaginare che il corpo dell'atlante si sia staccato dall'atlante stesso e si sia fuso con il corpo dell'epistrofeo, al fine di costruire il perno verticale attorno al quale l'atlante può esercitare movimenti rotazionali. Per il resto, l'epistrofeo ha le caratteristiche comuni alle altre vertebre: ha un corpo; le masse laterali (apofisarie) con le faccette articolari superiore e inferiore; il foro trasversale (a livello del processo trasversale); un processo spinoso, anche se non particolarmente lungo, che molto spesso è bifido.  La settima vertebra cervicale (C7) è chiamata vertebra prominente perché, come già accennato, il suo processo spinoso, che non è bifido, è lungo e sporgente posteriormente, terminando con un tubercolo che può essere facilmente palpato. Questa caratteristica configura la settima vertebra cervicale come un punto di repere, che ci consente di orientarci. Il C7 può essere facilmente identificato e distinto dal C6 piegando ed estendendo i movimenti del collo: questi movimenti

inducono il C6 ad allontanarsi dalle nostre dita, mentre il C7 rimane in una condizione prominente e mantiene il contatto con le nostre dita.  Infatti, anche la sesta vertebra cervicale è ricordata per la sua peculiarità: infatti, nella sesta vertebra cervicale il tubercolo anteriore è particolarmente sviluppato e in prossimità di questa vertebra passa l'arteria carotide comune; pertanto, questo tubercolo ben sviluppato rappresenta un punto di riferimento per la suddetta arteria, ed è, per questo motivo, chiamato tubercolo carotideo, carotico o, attraverso un eponimo, tubercolo di Chassaignac. Vertebre toraciche (Ricordiamo prima di tutto che, quando si deve descrivere una vertebra standard di un segmento, vengono descritte le vertebre centrali del tratto esaminato, poiché le prime assomigliano ancora al tratto precedente, le seconde invece iniziano ad assumere caratteristiche del tratto successivo). Nelle vertebre toraciche il corpo è più grande, ha un asse maggiore sagittale più sviluppato, piuttosto che lateralmente. Successivamente, in senso anteroposteriore, osserviamo che l'arco con processi apofisari, peduncoli e lamine sono normali. La caratteristica peculiare delle vertebre del tratto toracico è che il processo spinoso è piuttosto lungo; man mano che ci muoviamo con cautela, il processo diventa più lungo e obliquo nella direzione postero-inferiore (a differenza di quanto osservato a livello cervicale e primo toracico, dove il processo spinoso è più orizzontale). Possiamo anche osservare i processi articolari franchi che si staccano verso l'alto e i processi articolari inferiori; ancora una volta, il processo trasversale è ben sviluppato, proponendosi come un processo reale. C'è un foro vertebrale più stretto di quello della cervicale. Una caratteristica delle vertebre toraciche è la presenza, a livello del corpo e del processo trasversale, di faccette articolari, destinate all'articolazione con le costole (tali sfaccettature mancano nelle altre vertebre). Quindi, in ogni vertebra abbiamo faccette costali sul corpo, di solito una superiore e una inferiore (vicino ai margini superiore e inferiore, rispettivamente), e poi una singola sfaccettatura costale trasversale, sul processo trasversale. Il ruolo di queste particolari faccette è quello di assumere un rapporto articolare con le strutture appropriate della costa; questo ha un'estremità mediale, chiamata testa, una parte più stretta, chiamata collo, e poi un rilievo, chiamato tubercolo della costa. La testa della costa assume un rapporto articolare con le faccette che si trovano a livello del corpo, mentre il tubercolo assume una relazione articolare con la faccetta trasversale. Perché in una vertebra (corpo) ci sono 2 faccette, invece di una sola? In realtà sarebbe più corretto parlare di emi facce: l'emifaco inferiore di una vertebra è affrontato con l'emifaccia superiore della vertebra sottostante (tra due vertebre abbiamo due superfici articolari). La testa della costa non è tondeggiante, ma ha due facce inclinate che si articolano rispettivamente con le due sfaccettature, in modo che la testa di una costa sia articolata tra due vertebre contigue. Eccezioni a questo schema sono la prima costa, che ha un solo aspetto, come il decimo, l'undicesimo e il dodicesimo. A livello del processo trasversale, ogni costola si relaziona con un singolo processo articolare che si trova alla sua altezza. A conferma di quanto detto prima, l'ultima vertebra toracica presenta già delle differenze rispetto ad una vertebra in posizione intermedia: ha un'unica sfaccettatura costale, il corpo è più voluminoso e tarchiato, il processo spinoso non è più, acuto e obliquo, ma più corto, anche un po' più tozzo, quasi orizzontale, come nelle vertebre lombari. Quindi il dodicesimo toracico, essendo una vertebra di transizione tra il tratto toracico e lombare, assomiglia quasi a una vertebra lombare che a una toracica. Tuttavia, possiamo definire con sicurezza la sua appartenenza al toracico perché ha le faccette articolari, le strutture che consentono l'articolazione con le costole. In definitiva sottolineiamo che il segmento toracico delle vertebre chiude la gabbia toracica posteriormente, che è completata lateralmente dalle costole e anteriormente dallo sterno, un osso disuguale.

Una costola ha una testa, l'estremità più mediale, che prende relazione con i corpi vertebrali e che consiste di due superfici (superiore e inferiore), le faccette per due vertebre contigue (ad eccezione della prima e delle ultime tre); successivamente abbiamo un allungamento più stretto, il collo della costa, quindi il rilievo del tubercolo, al livello del quale c'è la faccetta articolare per il processo trasversale della vertebra toracica. Il primo tratto di costa si stacca dalle vertebre e viene portato lateralmente con un corso rettilineo, ma, subito dopo il tubercolo, la costa cambia verso, spostandosi in avanti e determinando un angolo, detto angolo costale; pertanto, viene portato in avanti delimitando la parete laterale della gabbia toracica e termina con un frontale. La costola è un osso allungato simile a un nastro (ma ovviamente non è un osso lungo), appiattito e ha due facce: una esterna e una interna. Il corpo della costa - dove per corpo si intende tutta la parte della costa che si estende dopo l'angolo - è appiattito e leggermente obliquo, andando dall'alto verso il basso in direzione medio-laterale. L'eccezione a questa disposizione è la prima costa che, invece di avere due facce esterne e interne oblique (dove quella esterna guarda verso l'alto, quella interna verso il basso), ha due facce distinte in alto e in basso perché il suo corpo è orientato orizzontalmente (mentre il corpo degli altri è obliquo andando verticalmente); inoltre, la prima costa si distingue perché è molto più corta, leggermente più tozzo (ha un corpo leggermente più largo) e la sua testa si articola solo con la prima vertebra toracica, mentre il tubercolo ovviamente con il relativo processo trasversale. Sulla faccia superiore della prima costa ci sono importanti strutture da ricordare: prima di tutto troviamo un tubercolo (quindi un rilievo) su cui è inserito un muscolo del collo, il muscolo scaleno anteriore, per il quale si fa riferimento al tubercolo dello scaleno anteriore. Davanti e dietro un tale tubercolo ci sono due solchi: nel solco anteriore passa la vena succlavia, nel solco posteriore l'arteria succlavia. Ciò suggerisce che quando il muscolo in situ

è presente, la vena succlavia passa davanti al muscolo e all'arteria dietro lo stesso muscolo. Inoltre, ci sono

rilievi meno evidenti dove il secondo muscolo scaleno, lo scaleno medio, prende l'inserimento, mentre nella seconda costa avremo una superficie dove è inserito il terzo degli scaleni, il posteriore. Le altre coste, passando dalla seconda all'ottava, diventano sempre più oblique, da dietro a davanti, e sempre più lunghe; successivamente, dal nono in poi, si accorciano. L'undicesima e la dodicesima costa sono molto brevi, essendo chiamate galleggianti. Il corpo della costa termina con un'estremità, che non si articola direttamente con lo sterno, ma con un tratto cartilagineo: è quest'ultimo che va ad inserirsi sullo sterno. Quindi, in totale, abbiamo una parte ossea, la costa, seguita da una parte cartilaginea, le cartilagini costali, che continuano la costa (dalla sua estremità anteriore) fino a raggiungere lo sterno. Non tutte e dodici le costole sono articolate con lo sterno, infatti solo le prime 7 raggiungono il corpo sternale; la cartilagine dell'ottava costa è saldata alla cartilagine della settima e, con lo stesso meccanismo, la nona si attacca alla cartilagine dell'ottava e la decima alla cartilagine della nona. Quindi le prime 7 coste sono chiamate coste sternali (vero) perché raggiungono direttamente lo sterno, le altre sono chiamate coste asternali (falso). Di questi (gli asternali), l'ottavo, il nono e il decimo raggiungono indirettamente lo sterno andando ad attaccarsi tra loro: nel complesso si crea un arco costale di natura cartilaginea. Le ultime due coste sono chiamate galleggianti, sono corte e non si attaccano da nessuna parte, anche se hanno un piccolo cappuccio cartilagineo. Le cartilagini costali sono costituite da cartilagine ialina. Che tipo di articolazioni ci sono tra la costola, la cartilagine e lo sterno?

Tra la costa e la cartilagine ci sono sincondrosi (articolazioni fisse), poiché la cartilagine non deve muoversi rispetto alla costa, deve diventare un tutto. L'estremità della cartilagine costale assume un rapporto con lo sterno attraverso un artrodia (articolazione mobile) che permette movimenti scorrevoli, infatti le costole devono essere in grado di scivolare rispetto allo sterno in modo da consentire il movimento di espansione toracica durante l'inalazione e tornare alle dimensioni precedenti durante l'espirazione. Rispetto a quanto appena descritto, la prima costa è un'eccezione: si articola allo sterno attraverso una sincondrosi, quindi la prima costa è bloccata rispetto allo sterno. Le altre costole, dalla seconda alla settima, usano, come articolazioni condrosternali, artrodi, che possono essere doppie (nel senso che ci possono essere due pendenze a livello della parte terminale della cartilagine). Come si può vedere da quanto sopra descritto, anteriormente la gabbia toracica è chiusa da un osso disuguale e mediano, che è lo sterno. Lo sterno (dal greco στέρνον "petto", l'etimo rappresenta la sua posizione anatomica) è un osso piatto costituito da 3 porzioni: la parte superiore, di forma poligonale, è detta manubrio; questo è seguito dal corpo dello sterno e, nella parte inferiore, troviamo il processo xifoide, o processo ensiforme. Il manubrio ha un margine superiore concavo nella parte centrale, che prende il nome di incisivo giugulare, facilmente palpabile sotto i tegumenti (lo sterno è infatti un osso molto superficiale, trovandosi appena sotto i tessuti molli). Attraverso questa incisione giugulare, nel bambino (che ha ancora un manubrio poco sviluppato rispetto all'arco aortico) si può apprezzare la pulsazione dell'aorta. Lateralmente rispetto a questo incisivo (che è disuguale) troviamo una superficie articolare uniforme: la superficie articolare per la clavicola, l'incisivo clavicolare; successivamente, procedendo sul margine laterale dopo l'incisivo clavicolare, osserviamo l'incisione per la prima costola e, successivamente, un'ulteriore incisione che, anche in questo caso, si configura come un'emifa che si completa con l'emifaco presente nella parte superiore del corpo sternale. Tali emifette, che rappresentano una superficie unica, danno un attacco alla seconda costa. Pertanto, la seconda costola è articolata tra il manubrio e il corpo. Notiamo che dall'articolazione tra manubrio e corpo (che non avviene nello stesso piano frontale) si crea un angolo sporgente in avanti: l'angolo sternale o angolo di Lewis. Questo angolo sternale è abbastanza prominente: quindi, se si va a toccare lo sterno nella parte centrale del torace, questo rilievo orizzontale è ben apprezzabile, proponendosi così come un importante punto di ritrovamento. Infatti, trovando l'angolo di Lewis e muovendosi lateralmente, viene identificata la seconda costa. Caudally rispetto al manubrio si trova il corpo, appiattito; anteriormente e posteriormente può presentare irregolarità superficiali legate all'inserimento dei muscoli; sul suo margine laterale troviamo le facce articolari per le costole. L'articolazione tra manubrio e sterno avviene attraverso una sinfisi, cioè con l'interposizione di un disco cartilagineo. Il processo xifoide è variabile: come costituzione tissutale è solitamente cartilagineo, ma in alcuni casi può ossificarsi e diventare osso; può essere appiattito o conico; corto o piuttosto lungo (e se fosse lungo e per di più ossificato potrebbe disturbare i movimenti di flessione del tronco); può essere bifido o perforato. Completa lo sterno sottostante e aiuta a fornire una superficie di attacco ad alcuni muscoli, ad esempio il retto dell'addome. L'articolazione tra il corpo sternale e il processo xifoide è una sincondrosi (articolazione fissa), mentre la sinfisi tra manubrio e corpo consente una certa flessibilità di movimento dello sterno. Tra una costa e l'altra ci sono spazi, definiti intercostali, chiusi lateralmente dai muscoli intercostali. L'articolazione sternoclavicolare è realizzata con l'estremità mediale o sternale della clavicola, questa è un'articolazione della sella che ha un disco articolare, quindi è doppia. La prima articolazione condrosternale è una sincondrosi; le altre articolazioni condrosternali sono artrodi. Tali articolazioni sono rinforzate da legamenti e capsule articolari. Lo sterno è un osso piatto, quindi ha limitatori superficiali compatti, mentre, nella parte interna, c'è uno strato di tessuto osseo spugnoso, all'interno del quale è contenuto midollo osseo rosso (destinato all'ematopoiesi). Pertanto, lo sterno, essendo un osso così superficiale ed essendo ricco di midollo rosso, può essere utilizzato in caso di necessità di eseguire un campionamento del midollo, effettuato attraverso un cosiddetto punto sternale. Durante questa procedura, la pelle e lo strato superficiale dell'osso sternale vengono perforati, fino alla spugnosità, quindi vengono aspirate frustole del midollo osseo rosso utili a fini diagnostici.

TRATTO LOMBARE

Il tratto lombare è costituito da 5 vertebre che hanno un corpo molto voluminoso con un asse

maggiore principalmente trasversale piuttosto che sagittale (come nel tratto toracico), peduncoli,

ed essendo le superfici piane l'articolazione che si stabilisce è classificata come artrodia (diartrosi,

articolazione mobile). L'articolazione intersomatica che coinvolge l'interposizione di un disco

cartilagineo è invece una sinfisi (anfiartrosi, articolazione semimobile).

SEZIONE SACRALE

Originariamente è costituito da 5 vertebre sacrali che durante lo sviluppo si fondono tra loro

formando un unico osso: l'osso sacro. Il suddetto osso ha una forma triangolare con la base in alto e

l'apice in basso, una faccia anteriore e una posteriore e due margini laterali che si allargano nella

parte superiore in due superfici articolari. La faccia anteriore (pelvica) è concava, relativamente

liscia e regolare, presenta 4 coppie di fori sacrali (anteriori) tra i quali troviamo linee trasversali che

rappresentano il residuo della fusione dei corpi delle vertebre sacrali primitive. Al contrario, la

faccia posteriore (dorsale) è convessa, piuttosto irregolare e presenta creste e rovesci che derivano

dalla fusione delle varie strutture di una vertebra standard. Lungo la linea mediana si trova la cresta

sacrale media/mediana data dalla fusione di processi spinosi; muovendosi lateralmente si osserva la

cresta sacrale mediale (rispetto ai fori dorsali), che deriva dalla fusione delle lamine; ancora più

lateralmente vediamo una cresta sacrale laterale (in relazione ai fori dorsali) dovuta alla fusione dei

processi trasversali. Ci sono 4 paia di fori su entrambi i lati pelvico e dorsale da cui emergono

rispettivamente i rami anteriore e posteriore dei nervi spinali. A livello della base dell'osso sacro,

nella parte centrale, è presente una superficie che corrisponde alla faccia superiore della prima

vertebra sacrale, che si articola con la quinta vertebra lombare (L5) formando una protrusione

anteriore (promontorio) da cui parte una linea che continua nell'osso dell'anca e insieme

costituiscono lo stretto superiore del bacino. Più lateralmente all'area del corpo si osserva una

regione triangolare allargata chiamata ala del sacro. All'interno rimane conservato il canale

vertebrale (detto canale sacrale) che si apre verso l'esterno attraverso un'apertura detta iatus/sacrale

hiatus, delimitata dalle corna sacrali, all'interno delle quali non è presente il midollo spinale (arriva

fino a L2) ma i nervi sacrali (un fascio di nervi che prende il nome di cauda equina perché

assomiglia alla coda di un cavallo) che scendono obliquamente per poi uscire dai fori di

competenza. Alla fine c'è l'apice del tronco perché corrisponde alla faccia inferiore del corpo

dell'ultima vertebra sacrale che si articola con il tratto successivo della colonna (il coccige). Nella

parte laterale c'è una superficie articolare, coinvolta nell'articolazione con l'osso dell'anca

(articolazione sacroiliaca), chiamata auricolare per la sua forma che ricorda un padiglione

auricolare.

TRATTO COCCIGEO

Il coccige costituisce la parte più vestigiale della colonna vertebrale in quanto nella nostra specie

rappresenta il residuo della coda degli animali inferiori. Le vertebre coccigee hanno perso il loro

arco e solo il corpo rimane sotto forma di blocchi ossei che diventano sempre più piccoli in

direzione caudale, sono presenti in numero variabile (3-5) e quindi il coccige può essere più o meno

pronunciato e si può vedere una sporgenza.

Tra l'osso sacro e il coccige è interposto un disco, quindi l'articolazione è una sinfisi.