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Guida alla redazione di una nota a sentenza, Dispense di Criminologia

Questa guida fornisce istruzioni dettagliate su come redigere una nota a sentenza, un'attività redazionale che consiste nello studio e nel commento critico di una sentenza giudiziaria. Vengono descritte le operazioni da compiere, come la lettura e l'analisi della sentenza, l'individuazione dell'argomento principale, la stesura dell'intestazione, l'estrazione e la formulazione della massima, la compilazione del neretto e la redazione della nota. Vengono inoltre forniti consigli su come condurre una ricerca accurata e come indicare la dottrina e la giurisprudenza nelle note a piè pagina.

Tipologia: Dispense

2019/2020

Caricato il 16/04/2020

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Come redigere una nota a sentenza:
(L’annotazione di una sentenza (qualunque sia l’autorità giudiziaria che l’ha pronunciata) è un’attività
redazionale consistente nello studio e nel commento critico, appunto, di una sentenza. Rappresenta anche
un ottimo esercizio per la preparazione del laureato in giurisprudenza all’esame di avvocato o al concorso
per accedere alla magistratura.)
1. la prima operazione consiste nella lettura attenta del testo completo della sentenza da annotare. La
lettura del provvedimento, in tutte le sue parti, deve essere effettuata in modo da poter
individuare le questioni giuridiche rilevanti ai fini della decisione; tali questioni devono, dunque,
essere separate dalle altre eventuali questioni di diritto preliminari o incidentali (ad esempio,
relative a profili procedimentali) che sono analizzate dal giudice per ragioni che non incidono sulla
decisione finale.
2. La lettura e l’analisi delle principali questioni di diritto, dunque, vi consentiranno di individuare
l’argomento (o gli argomenti) principali affrontati dal giudice e che voi sarete chiamati ad annotare
(dopo un approfondito studio della questione, attraverso la dottrina e la giurisprudenza), sulla base
delle regole che vi verranno fornite in questa guida.
3. e’ buona regola, innanzitutto, procedere con l’intestazione della sentenza, secondo un ordine ben
preciso: indicate l’autorità giudiziaria che ha pronunciato la decisione (ad es. Corte di cassazione,
della sezione iii o delle sezioni unite; o ancora, consiglio di stato, o corte di giustizia delle comunità
europee ecc..). Successivamente, indicate la data della sentenza (sia quella dell’udienza in cui la
sentenza è stata pronunciata, sia quella, eventualmente in parentesi, della pubblicazione del
provvedimento).
4. L’indicazione di entrambe le date è necessaria per consentire a chi usufruisce del servizio di
annotazione (in sostanza, a chi legge il commento) di individuare facilmente la sentenza di cui si sta
trattando: spesso, infatti, nella ricerca cartacea o in quella telematica, il provvedimento può essere
rinvenuto con l’una o con l’altra data.
5. Una vola indicata la data, sarebbe opportuno (sempre per ragioni di completezza e per fornire dati
al lettore) indicare il nome del presidente, dell’estensore, del p.m. (Nelle cause penali o in quelle
civili a cui il p.m. Partecipa) e, infine, il nome delle parti (di regola, quello dell’attore nei processi
civili e quello dell’imputato nel processo penale).
6. l’operazione successiva consiste nell’estrazione e nella formulazione della massima o delle massime
della sentenza da annotare. Si tratta dell’operazione più delicata e difficile (quello svolta dai
massimatori) perché, in sostanza, l’annotazione della sentenza coincide con l’annotazione della
massima. Un errore nell’individuazione della stessa, quindi, potrebbe pregiudicare la redazione
dell’intero lavoro.
7. La massima deve essere redatta in modo conciso e chiaro, perché svolge la funzione (rilevantissima)
di sintetizzare la questione o le questioni di diritto su cui il giudice è stato chiamato a pronunciarsi e
si è pronunciato. In sostanza, la massima individua lo specifico orientamento di quel giudice sulla
questione portata al suo vaglio (questioni squisitamente di diritto se dovrete annotare una
sentenza del giudice di legittimità, dunque della corte di cassazione).
8. La massima, in sostanza, riassume la decisione del giudice in relazione al caso concreto, per cui
nell’operazione di estrazione della stessa devono essere trascurati i cd. Obiter dicta (dunque, le
enunciazioni di diritto astratte e non incidenti sul caso concreto portato al vaglio del giudice).
9. Se, tuttavia, la sentenza ha deciso questioni di diritto, è necessario formulare tante massime
quante sono le questioni decise; in questo caso, le massime devono risultare autonome, nel senso
che il loro contenuto deve essere dal lettore percepibile immediatamente. Chi legge la singola
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Come redigere una nota a sentenza:

(L’annotazione di una sentenza (qualunque sia l’autorità giudiziaria che l’ha pronunciata) è un’attività redazionale consistente nello studio e nel commento critico, appunto, di una sentenza. Rappresenta anche un ottimo esercizio per la preparazione del laureato in giurisprudenza all’esame di avvocato o al concorso per accedere alla magistratura.)

  1. la prima operazione consiste nella lettura attenta del testo completo della sentenza da annotare. La lettura del provvedimento, in tutte le sue parti, deve essere effettuata in modo da poter individuare le questioni giuridiche rilevanti ai fini della decisione; tali questioni devono, dunque, essere separate dalle altre eventuali questioni di diritto preliminari o incidentali (ad esempio, relative a profili procedimentali) che sono analizzate dal giudice per ragioni che non incidono sulla decisione finale.
  2. La lettura e l’analisi delle principali questioni di diritto, dunque, vi consentiranno di individuare l’argomento (o gli argomenti) principali affrontati dal giudice e che voi sarete chiamati ad annotare (dopo un approfondito studio della questione, attraverso la dottrina e la giurisprudenza), sulla base delle regole che vi verranno fornite in questa guida.
  3. e’ buona regola, innanzitutto, procedere con l’intestazione della sentenza, secondo un ordine ben preciso: indicate l’autorità giudiziaria che ha pronunciato la decisione (ad es. Corte di cassazione, della sezione iii o delle sezioni unite; o ancora, consiglio di stato, o corte di giustizia delle comunità europee ecc..). Successivamente, indicate la data della sentenza (sia quella dell’udienza in cui la sentenza è stata pronunciata, sia quella, eventualmente in parentesi, della pubblicazione del provvedimento).
  4. L’indicazione di entrambe le date è necessaria per consentire a chi usufruisce del servizio di annotazione (in sostanza, a chi legge il commento) di individuare facilmente la sentenza di cui si sta trattando: spesso, infatti, nella ricerca cartacea o in quella telematica, il provvedimento può essere rinvenuto con l’una o con l’altra data.
  5. Una vola indicata la data, sarebbe opportuno (sempre per ragioni di completezza e per fornire dati al lettore) indicare il nome del presidente, dell’estensore, del p.m. (Nelle cause penali o in quelle civili a cui il p.m. Partecipa) e, infine, il nome delle parti (di regola, quello dell’attore nei processi civili e quello dell’imputato nel processo penale).
  6. l’operazione successiva consiste nell’estrazione e nella formulazione della massima o delle massime della sentenza da annotare. Si tratta dell’operazione più delicata e difficile (quello svolta dai massimatori) perché, in sostanza, l’annotazione della sentenza coincide con l’annotazione della massima. Un errore nell’individuazione della stessa, quindi, potrebbe pregiudicare la redazione dell’intero lavoro.
  7. La massima deve essere redatta in modo conciso e chiaro, perché svolge la funzione (rilevantissima) di sintetizzare la questione o le questioni di diritto su cui il giudice è stato chiamato a pronunciarsi e si è pronunciato. In sostanza, la massima individua lo specifico orientamento di quel giudice sulla questione portata al suo vaglio (questioni squisitamente di diritto se dovrete annotare una sentenza del giudice di legittimità, dunque della corte di cassazione).
  8. La massima, in sostanza, riassume la decisione del giudice in relazione al caso concreto, per cui nell’operazione di estrazione della stessa devono essere trascurati i cd. Obiter dicta (dunque, le enunciazioni di diritto astratte e non incidenti sul caso concreto portato al vaglio del giudice).
  9. Se, tuttavia, la sentenza ha deciso questioni di diritto, è necessario formulare tante massime quante sono le questioni decise; in questo caso, le massime devono risultare autonome, nel senso che il loro contenuto deve essere dal lettore percepibile immediatamente. Chi legge la singola

massima, dunque, deve essere in grado di comprenderne nell’immediato il contenuto, senza dover necessariamente leggere le altre massime.

  1. successivamente, si procede alla compilazione del neretto: si tratta, in sostanza, di titoletti, per lo più costituiti da sostantivi e non da forme verbali, distanziati tra loro con un trattino. Il neretto ha l’altrettanto importante funzione di sintetizzare la massima (e, dunque, sintetizzare la questione giuridica affrontata nella sentenza annotata). Ad esempio, una massima che si riferisca all’ammissibilità della rinnovazione dibattimentale nel giudizio d’appello penale, potrebbe essere corredata da un simile neretto: giudizio d’appello – rinnovazione dibattimentale – nuove prove – ammissibile.
  2. Ricordate, inoltre, che ogni neretto deve essere completato dall’indicazione, in parentesi, delle norme di legge su cui si fonda la decisione del giudice (dunque, solo le norme richiamate in sentenza dal giudice come base normative per la decisione assunta con la sentenza). Nell’indicazione, è necessario seguire il criterio della gerarchia delle fonti del diritto (dunque, deve essere citato prima l’eventuale articolo della costituzione, poi quello/quelli di un codice).
  3. se decidete di suddividere la nota a sentenza in paragrafi (il che è consigliabile per una migliore individuazione degli aspetti trattati), è opportuno procedere alla redazione di un sommario, analogo quello rinvenibile nell’incipit di ogni capitolo di un manuale. Dovrete cioè redigere i numeri e i titoli dei paragrafi (e degli eventuali sottoparagrafi).
  4. a questo punto, procedete con la redazione della nota (se la sentenza si articola in più massime, potrete decidere anche di annotare solo una massima). E’ necessario innanzitutto ricostruire in modo critico la vicenda, che è quella, appunto, in cui si innesta la questione giuridica affrontata. E il modo migliore per una ricostruzione ragionata ed argomentata, è quella di leggere e comprendere il caso concreto cui la norma è applicata e su cui il giudice si è pronunciato. Di regola, la redazione della nota si apre con brevi cenni relativi al fatto (al caso concreto affrontato).
  5. Prima di cominciare a redigere la nota a sentenza, è bene che decidiate se optare per una nota compilativa o una nota critica. Nel primo caso, si dovrà ricostruire la questione giuridica sulla base delle ricostruzioni della dottrina e della giurisprudenza, dando conto degli eventuali dibattiti sorti sul punto, nonché degli orientamenti (maggioritari e minoritari) che si sono formati sulla questione.
  6. Nel caso si opti per una nota critica, l’elaborato lascia spazio ad apprezzamenti personali (meglio se espressi nella forma impersonale) e a ricostruzioni individuali della vicenda e della questione giuridica affrontata. La nota critica offre la possibilità, a chi la redige, di aderire espressamente all’uno o all’altro orientamento giurisprudenziale e all’una o all’altra tesi dottrinaria, oppure di fornire una propria personale interpretazione (suffragate da congrue motivazioni).
  7. Qualunque sia il tipo di nota che si è scelto, è necessario dar conto – come anticipato – dei contributi della dottrina e della giurisprudenza. Questo impone un’accurata ricerca, che deve essere condotta sulle principali riviste settoriali (diritto penale, diritto del processo penale, diritto civile ecc..).
  8. La ricerca (e la successiva citazione) della giurisprudenza deve prendere in considerazione innanzitutto le pronunce più recenti (precedenti conformi o difformi all’orientamento del giudice che ha pronunciato la sentenza che state commentando) e poi, eventualmente, quelle più datate. Se all’esito di un’accurata ricerca non sono stati trovati precedenti, è necessario darne conto.
  9. Passando, ora, all’aspetto redazionale più tecnico, lungi da me l’idea di dare suggerimenti sullo stile, ricordate solo di utilizzate (per le indicazioni della dottrina, della giurisprudenza) la funzione dell’inserimento delle note a piè pagina con la numerazione automatica (lo stesso, anche per le note esplicative). L’indicazione della dottrina e della giurisprudenza nelle note a piè pagine deve seguire gli stessi criteri seguiti per l’indicazione delle note che corredano una tesi di laurea o ogni altro elaborato simile.
  10. al termine della redazione, è necessario – come è ovvio – procedere ad una rilettura scrupolosa del testo (oltre che delle note a piè pagina), correggendo gli errori di battitura, ortografici,