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Riassunto fino al capitolo 15, fatto bene con esempi chiari e precisi.
Tipologia: Appunti
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La sintassi è la parte della linguistica che studia la struttura delle frasi e la combinazione delle parole in una lingua per formare frasi e proposizioni corrette e significative. La sintassi riguarda le regole e i principi che governano l'ordine e le relazioni tra le parole all'interno delle frasi. I "nessi sintattici" sono le relazioni strutturali tra le parole all'interno di una frase che permettono di formare unità sintattiche complesse. Queste relazioni determinano come le parole si combinano per formare costituenti maggiori come sintagmi e frasi.
Per "ordine sequenziale" dei nessi sintattici, si intende l'ordine in cui appaiono i vari elementi sintattici all'interno di una frase, rispettando la struttura grammaticale della lingua. In italiano, l'ordine sequenziale tipico di una frase dichiarativa semplice segue il modello SVO.
Le concordanze (o concordanze grammaticali) si riferiscono alle regole che governano l'accordo tra le varie parti di una frase in termini di genere, numero, persona, e talvolta caso. Le concordanze assicurano che le parole all'interno di una frase siano grammaticalmente coerenti l'una con l'altra.
L’organizzazione sintattica è organizzata come un ordine gerarchico di costituenti, rilevati con prove di segmentazione di sequenze e commutazione degli elementi segmentati con altri equivalenti dal punto di vista combinatorio. Sono stati concepiti due tipi di rapporto tra costituenti:
Le sequenze ambigue si riferiscono a frasi o espressioni che possono essere interpretate in più di un modo a causa della struttura sintattica o della disposizione delle parole. L'ambiguità può essere di tipo lessicale (quando una parola ha più significati) o sintattico (quando la struttura della frase permette più interpretazioni).
La reggenza è un rapporto asimmetrico che s’instaura tra elementi che compongono i nessi, distinti in elementi reggenti (fondamentali nella frase) e elementi retti (eliminabili). “Gigi cercava la penna sotto il tavolo” Si consideri il rapporto tra la preposizione sotto e il nesso nominale tavolo. Sotto regge il tavolo e il tavolo è retto da sotto. → rapporto asimmetrico. → Elemento retto: il rapporto di reggenza non va confuso con la circostanza che vede come necessaria la presenza dell’elemento retto: Gianni mette la pistola sul tavolo, privato di “la pistola” perde senso. Elemento reggente: la situazione cambia; si può togliere mette e sostituirlo con un altro verbo. Il risultato andrà bene solo se sarà in grado di fornire una funzione sintattica per il nesso nominale che lo segue: si può dire Gianni cerca la pistola, perché cerca come mette regge un nesso nominale.
Oggetto: una mela
Le proprietà del predicato in linguistica si riferiscono alle caratteristiche fondamentali delle azioni o delle relazioni espresse dal verbo all'interno di una proposizione. Queste proprietà possono includere aspetti semantici, sintattici e morfologici del predicato. Tempo grammaticale: predicazione che istituisce un rapporto tra quanto la proposizione esprime e un punto di riferimento temporale: L’italia ripudia la guerra, l’Italia ripudierà la guerra, l’Italia ripudiò la guerra. Aspetto: predicazione che istituisce un rapporto tra ciò che la proposizione esprime e il punto di vista sotto il quale chi si esprime lo considera: Ada studiava la fisica dei corpi solidi, Ada studiò la fisica dei corpi solidi, Ada ha studiato la fisica dei corpi solidi. Modalità: rapporto tra quanto la proposizione esprime e l’attitudine che chi la esprime prende in funzione della sua attendibilità: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura, la Repubblica promuoverebbe lo sviluppo della cultura.
La copula collega il soggetto al predicato, stabilendo un legame di identità o di stato, mentre l'ausiliare accompagna il verbo principale, fornendo informazioni aggiuntive su tempo, aspetto, modalità o voce. Entrambi sono elementi chiave nella formazione di costruzioni verbali complesse. ESEMPI COPULA: Mario è stanco. In questa frase, il verbo "è" collega il soggetto "Mario" al predicato "stanco". ESEMPI AUSILIARE: Mario ha mangiato una mela. In questa frase, il verbo "ha" funge da ausiliare per il verbo principale "mangiato", fornendo informazioni sul tempo passato dell'azione.
I ruoli semantici degli argomenti si riferiscono ai diversi compiti o funzioni che i nomi o le frasi nominali svolgono all'interno di una frase, in relazione al verbo. Questi ruoli semantici aiutano a definire il significato delle parole e delle proposizioni all'interno di una struttura sintattica. Ecco alcuni dei ruoli semantici più comuni: Agente: colui che compie o attua l'azione espressa dal verbo. Esempio: "Mario mangia la mela." Qui, "Mario" è l'agente che esegue l'azione di "mangiare". Paziente: è l'oggetto su cui cade l'azione del verbo. È ciò che subisce l'azione. Esempio: "Mario mangia la mela." Qui, "la mela" è il paziente dell'azione di "mangiare". Strumento: è l'oggetto usato per compiere un'azione. Esempio: "Ha tagliato il pane con un coltello." Qui, "un coltello" è lo strumento usato per tagliare il pane.
Soggetto: l'elemento che compie o subisce l'azione del verbo. Esempio: "Mario mangia una mela." In questa frase, "Mario" è il soggetto che esegue l'azione di "mangiare". Soggetto con Pronome Personale: il soggetto espresso da un pronome personale. Esempio: "Lui mangia una mela." In questa frase, il pronome personale "lui" sostituisce il nome "Mario" come soggetto. Soggetto Fantoccio: il soggetto rappresentato da un pronome impersonale o un'espressione impersonale. Esempio: "È interessante leggere." In questa frase, "è" funge da soggetto fantoccio, mentre il vero soggetto (in questo caso "leggere") viene espresso dall'infinito.
Pronomi Personali Tonici: pronomi utilizzati per enfatizzare il soggetto o l'oggetto di una frase. Esempio: "Io ho visto te ieri al parco." In questa frase, "te" è un pronome personale tonico, enfatizza l'oggetto diretto "tu". Particelle Pronominali Atone: parole che si collegano direttamente al verbo e si riferiscono al soggetto o all'oggetto della frase. Esempio: "Mi hai visto al parco." Qui, "mi" è una particella pronominale atona che funge da oggetto diretto e si riferisce al soggetto della frase.
L'oggetto indiretto è l'elemento della frase che riceve l'azione del verbo in modo indiretto. Si trova spesso accompagnato da una preposizione, di solito "a" o "per", e risponde alla domanda "A chi?" o "A che cosa?". L'oggetto indiretto può essere espresso attraverso un complemento di termine o un complemento di luogo, a seconda del contesto della frase. Nel caso del complemento di termine, l'oggetto indiretto indica la persona o l'entità a cui è destinata l'azione del verbo. Esempio: "Ho regalato un fiore a mia sorella." In questa frase, "a mia sorella" è l'oggetto indiretto che specifica la persona a cui è destinato il fiore. Nel caso del complemento di luogo, l'oggetto indiretto indica il luogo o il contesto in cui avviene l'azione del verbo. Esempio: "Ho telefonato da casa." Qui, "da casa" è l'oggetto indiretto che specifica il luogo da cui è stata effettuata la telefonata.
I complementi preposizionali del predicato sono quei complementi che completano il significato del predicato e sono introdotti da una preposizione. Questi complementi forniscono informazioni aggiuntive sul verbo, come ad esempio il luogo, il tempo, il modo o la direzione dell'azione espressa dal verbo stesso. Complemento di Luogo: "Vado a scuola." In questa frase, "a scuola" è un complemento preposizionale del predicato che specifica il luogo dove avviene l'azione del verbo "vado". Complemento di Tempo: "Lavoreremo dopo cena." Qui, "dopo cena" è un complemento preposizionale del predicato che indica il momento in cui avrà luogo l'azione di "lavorare". Complemento di Modo: "Parla con gentilezza." In questo caso, "con gentilezza" è un complemento preposizionale del predicato che specifica il modo in cui si svolge l'azione di "parlare". Complemento di Mezzo: "Ha tagliato l'albero con un'ascia." Qui, "con un'ascia" è un complemento preposizionale del predicato che indica il mezzo con cui l'azione di "tagliare" è stata eseguita. Complemento di Direzione: "Cammina verso casa." In questa frase, "verso casa" è un complemento preposizionale del predicato che indica la direzione verso cui si muove il soggetto. Complemento di Finalità:
"Dormire" (Esempio: "Mario dorme.") "Ridere" (Esempio: "Maria ride.") "Correre" (Esempio: "Luca corre.") In queste frasi, il soggetto svolge un'azione senza che questa agisca direttamente su un oggetto. I verbi inaccusativi, invece, sono verbi intransitivi che descrivono un'azione eseguita dal soggetto, ma indicano anche un cambiamento di stato o di posizione del soggetto stesso. Spesso si coniugano con l'ausiliare "essere" e si possono usare in costruzioni passive. Esempi di verbi inaccusativi: "Cadere" (Esempio: "La palla è caduta.") "Nascere" (Esempio: "Il sole è nato.") "Morire" (Esempio: "Il gatto è morto.") In queste frasi, oltre all'azione svolta dal soggetto, si sottolinea un cambiamento di stato o di posizione del soggetto stesso. I verbi inergativi non richiedono un complemento oggetto diretto, mentre i verbi inaccusativi non richiedono un complemento oggetto diretto ma esprimono un cambiamento di stato o di posizione del soggetto stesso. Nei verbi inergativi, l'azione è eseguita dal soggetto ma non si verifica un cambiamento significativo dello stato o della posizione del soggetto stesso, mentre nei verbi inaccusativi, l'azione eseguita dal soggetto comporta un cambiamento di stato o di posizione del soggetto stesso.
I verbi possono essere coniugati in due forme principali: attiva e passiva. Queste due forme esprimono la modalità in cui l'azione viene svolta rispetto al soggetto della frase.
Nella forma attiva, il soggetto della frase svolge direttamente l'azione espressa dal verbo. Esempio: "Maria mangia una mela." In questa frase, "Maria" è il soggetto che svolge direttamente l'azione di "mangiare". Nella forma passiva, l'azione espressa dal verbo viene subita dal soggetto della frase. Il soggetto diventa il destinatario dell'azione invece di eseguirla. Esempio: "La mela è mangiata da Maria." In questa frase, "la mela" diventa il soggetto e subisce l'azione di "mangiare". "Maria" è chi esegue l'azione, ma non è il soggetto della frase. Struttura della Forma Passiva: La forma passiva si costruisce utilizzando il verbo "essere" coniugato al tempo appropriato seguito dal participio passato del verbo principale. Il soggetto diventa quindi l'oggetto della preposizione "da" (agente). Esempio: Presente: "La mela è mangiata da Maria." Passato Prossimo: "La mela è stata mangiata da Maria." Futuro Semplice: "La mela sarà mangiata da Maria." Usi della Forma Passiva: Quando l'oggetto dell'azione è più rilevante del soggetto: Esempio: "Il film è stato girato a Parigi." (Si sottolinea il film più che chi lo ha girato). Quando il soggetto dell'azione è sconosciuto o non importante: Esempio: "La casa è stata rubata." (Non è importante chi ha rubato la casa). Per creare variazione stilistica:
"Io mangio una mela" (Io mangio un oggetto esterno a me stesso). "Tu bevi il tè" (Tu bevi un oggetto esterno a te stesso). "Lui legge il libro" (Lui legge un oggetto esterno a se stesso). "Noi guardiamo il film" (Noi guardiamo un oggetto esterno a noi stessi). "Voi ascoltate la musica" (Voi ascoltate un oggetto esterno a voi stessi). "Loro giocano a calcio" (Loro giocano un oggetto esterno a se stessi). Differenze: Verbi Medi: L'azione ritorna al soggetto stesso. L'azione è intrapresa dal soggetto su se stesso o su qualcosa che ritorna a lui. Verbi Non-Medi: L'azione coinvolge un oggetto esterno al soggetto. L'azione è intrapresa dal soggetto su un oggetto esterno a lui.
Le proposizioni riflessive e reciproche sono due tipi di proposizioni dipendenti che esprimono relazioni tra il soggetto e il verbo o tra più soggetti nella frase principale. Le proposizioni riflessive si riferiscono ad azioni che il soggetto esegue su se stesso. Esempio: "Mi ricordo che ho dimenticato le chiavi a casa." Qui, la proposizione dipendente "che ho dimenticato le chiavi a casa" è riflessiva perché l'azione di dimenticare le chiavi è eseguita dal soggetto stesso (io) su se stesso. Le proposizioni reciproche si riferiscono ad azioni che coinvolgono più soggetti e implicano un'azione reciproca tra di essi.
Esempio: "Ci siamo incontrati quando eravamo al supermercato." In questa frase, la proposizione dipendente "quando eravamo al supermercato" è reciproca, poiché l'azione di incontrarsi coinvolge più soggetti (noi) e implica un'azione reciproca tra di essi. Differenze principali: Proposizioni Riflessive: Esprimono un'azione del soggetto su se stesso. Proposizioni Reciproche: Esprimono un'azione che coinvolge più soggetti e implica un'azione reciproca tra di essi.
PROPOSIZIONI INACCUSATIVE SENZA PARTICELLA: In questo tipo di costruzione, il verbo inaccusativo si presenta senza l'ausilio di una particella verbale. Esempio: "Il sole sorge all'alba." In questa frase, il verbo "sorge" è inaccusativo, e "il sole" è il soggetto che subisce l'azione di sorgere senza che vi sia un complemento oggetto diretto. PROPOSIZIONI INACCUSATIVE CON PARTICELLA: In questo caso, il verbo inaccusativo è seguito da una particella verbale che non modifica il significato, ma serve a enfatizzare o a specificare l'azione. Esempio: "Il bambino si alza presto." Qui, il verbo inaccusativo "alzarsi" è accompagnato dalla particella "si", che non altera il significato del verbo ma lo rende intransitivo.
Condizionali: "Se studierai di più, otterrai buoni voti e sarai promosso." Qui, "studierai di più" è la condizione (primo predicato), mentre "otterrai buoni voti" e "sarai promosso" sono le conseguenze (secondi predicati) della condizione. Coordinati: "Luca cucina la cena e Marta prepara il dessert." In questa frase, i due predicati "cucina la cena" e "prepara il dessert" sono coordinati tra loro. Entrambe le azioni avvengono contemporaneamente e non ci sono relazioni causali o temporali tra di esse. Avversativi: "Antonio ha vinto la partita, ma si è infortunato durante il gioco." Qui, "ha vinto la partita" e "si è infortunato durante il gioco" sono due predicati avversativi, che esprimono due situazioni contrastanti all'interno della stessa frase.
Il complemento predicativo è un tipo di complemento che si riferisce al soggetto o all'oggetto del verbo e ne specifica lo stato o le qualità. Può essere collegato a verbi di stato, come "essere", "diventare", "sembrare", "apparire" e altri verbi di percezione o di stato. Esempi di Complemento Predicativo: Con il soggetto: "La casa è arredata molto bene." In questa frase, "molto bene" è il complemento predicativo riferito al soggetto "la casa". Esprime una qualità attribuita al soggetto stesso. "Maria sembrava stanca dopo la lunga giornata di lavoro." Qui, "stanca" è il complemento predicativo che si riferisce al soggetto "Maria". Esprime lo stato di Maria dopo una lunga giornata di lavoro.
Con l'oggetto: "Ho trovato la ragazza molto preparata." In questa frase, "molto preparata" è il complemento predicativo riferito all'oggetto "la ragazza". Esprime una qualità attribuita all'oggetto stesso. "I bambini hanno dipinto il muro di rosso." Qui, "di rosso" è il complemento predicativo che si riferisce all'oggetto "il muro". Esprime lo stato in cui i bambini hanno dipinto il muro. Caratteristiche del Complemento Predicativo: Esprime una qualità, uno stato o una condizione attribuita al soggetto o all'oggetto del verbo. Può essere introdotto da verbi di stato, come "essere", "diventare", "sembrare", "apparire" e altri verbi di percezione o di stato. Può riferirsi al soggetto o all'oggetto del verbo, a seconda del contesto della frase. Può essere costituito da un aggettivo, un participio passato, un participio presente o una proposizione preposizionale.
Il termine "orbita della particella" si riferisce al percorso che una particella svolge all'interno di una frase in una costruzione verbale. Le particelle sono parole che vengono collocate in prossimità di verbi per modificare o precisare il significato del verbo stesso. In molte lingue, tra cui l'italiano, le particelle possono spostarsi all'interno della frase, assumendo diverse posizioni rispetto al verbo. Esempi di Orbita della Particella: Posizione Prima del Verbo: "Maria ti ha sempre aiutato." Qui, la particella "sempre" si trova prima del verbo "aiutato".
descrivere un'azione che implica il movimento. I verbi di movimento possono includere verbi come "andare", "venire", "uscire", "entrare" e così via. Verbo Servile + Verbo di Movimento: "Sto andando a fare la spesa." "Stai venendo a trovarmi oggi pomeriggio?" "Stiamo uscendo a cercare un ristorante." Caratteristiche delle Costruzioni con Verbi Servili e di Movimento: Le costruzioni coinvolgono l'uso di un verbo servile insieme a un verbo di movimento per descrivere un'azione che implica il movimento. Il verbo di movimento può precedere o seguire il verbo servile a seconda della struttura della frase. Queste costruzioni sono utilizzate per esprimere attività che coinvolgono il movimento da un luogo all'altro o l'inizio di un'azione in un determinato luogo.
Il costrutto causativo è una struttura che permette di esprimere il concetto che qualcuno fa fare qualcosa a qualcun altro. Questo costrutto coinvolge l'uso di un verbo causativo come "fare" e "lasciare” seguito da un altro verbo al modo infinito (o, meno frequentemente, al participio presente o passato). Ecco alcuni esempi di costrutti causativi: Con il verbo "fare": "Ho fatto riparare la macchina." "La mamma mi ha fatto pulire la mia stanza." "L'insegnante fa studiare molto i suoi studenti." Con il verbo "lasciare": "Lui ha lasciato mangiare il cane sul divano."
"La situazione l'ha lasciato pensare molto." "Il tempo ci ha lasciato finire il lavoro in anticipo."
Le composizioni di proposizioni che condividono un argomento sono costruzioni sintattiche in cui due o più proposizioni condividono lo stesso soggetto. Questo può essere realizzato attraverso diverse strutture, come proposizioni coordinate, subordinate o relative. Ecco alcuni esempi: Proposizioni Coordinate: "Luca ha mangiato la pizza, e ha bevuto una bibita." In questa frase, le due proposizioni coordinate condividono lo stesso soggetto "Luca". "Stefano è andato al cinema, ma non ha trovato biglietti disponibili." Qui, "Stefano" è il soggetto comune delle due proposizioni coordinate. Proposizioni Subordinate: "Maria sa che Paolo è partito per le vacanze." In questa frase, la proposizione principale "Maria sa" introduce la proposizione subordinata "Paolo è partito", entrambe condividono lo stesso soggetto "Paolo". "Sono sicuro che tu hai finito il lavoro." Qui, la proposizione principale "Sono sicuro" introduce la proposizione subordinata "tu hai finito", condividendo entrambe lo stesso soggetto "tu". Proposizioni Relative: "Ho visto il film che mi ha emozionato." In questa costruzione, la proposizione relativa "che mi ha emozionato" condivide lo stesso soggetto del nucleo della proposizione principale "Ho visto il film", cioè "il film". "La persona che mi ha chiamato è il mio amico." Qui, la proposizione relativa "che mi ha chiamato" condivide lo stesso