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Compendio letteratura Greca, Slide di Storia Della Letteratura Greca

Compendio età arcaica- classica- ellenistica

Tipologia: Slide

2024/2025

Caricato il 13/03/2026

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serena-orofino-1 🇮🇹

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L'età arcaica si apre con i poemi omerici, la cui fioritura è stata collocata dagli studiosi tra il
IX e l'VIII secolo a.C., alcuni secoli dopo le vicende della guerra di Troia, che costituisce la
materia dell'Iliade.
I due poemi sono gli unici pervenuti di una produzione epica che doveva essere
vastissima: due capolavori che costituiscono la sintesi di un lungo processo, come risulta
dall'estrema raffinatezza e complessità del mondo culturale e poetico in essi
rappresentato.
Esiodo, il primo poeta didascalico e insieme la prima figura della letteratura greca la cui
esistenza sia storicamente provata, sostituisce al codice omerico della virtù aristocratico-
guerriera la riflessione sulla dignità etica del lavoro, delle occupazioni quotidiane.
L'espressione del sentimento individuale sembra essere la connotazione essenziale della
lirica che fiorisce dopo Esiodo. Il pubblico circoscritto dei simposi è il destinatario del
giambo e dell'elegia, generi lirici recitati con un semplice accompagnamento musicale. Il
giambo, con il suo andamento discorsivo, predilige i toni del sarcasmo e della satira: suoi
interpreti sono Archiloco, Semonide di Amorgo e Ipponatte. Vari sono i temi dell'elegia:
dalle esortazioni al valore guerresco (Callino, Tirteo), all'esposizione di concezioni morali e
politiche (Solone, Teognide), all'espressione di sentimenti individuali (Mimnermo). La
melica è una forma poetica in cui la lirica viene accompagnata dalla musica e dal canto a
opera di un solo esecutore (lirica monodica: Alceo, Saffo), oppure di un coro (lirica corale:
Alcmane, Stesicoro, Ibico; e poi Simonide, Bacchilide, Pindaro, ormai alle soglie dell'età
classica). I destinatari della poesia di Alceo e Saffo sono gli ambiti circoscritti dell'eteria
maschile e del tiaso femminile; i componimenti lirici corali celebrano in solennità pubbliche
gli dei (inni, peana, ditirambi e parteni), oppure sono destinati a festeggiamenti o a
ricorrenze della vita civile (encomi, epitalami, imenei, treni e epinici).
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Anteprima parziale del testo

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L'età arcaica si apre con i poemi omerici, la cui fioritura è stata collocata dagli studiosi tra il

IX e l'VIII secolo a.C., alcuni secoli dopo le vicende della guerra di Troia, che costituisce la

materia dell' Iliade.

I due poemi sono gli unici pervenuti di una produzione epica che doveva essere

vastissima: due capolavori che costituiscono la sintesi di un lungo processo, come risulta

dall'estrema raffinatezza e complessità del mondo culturale e poetico in essi

rappresentato.

Esiodo, il primo poeta didascalico e insieme la prima figura della letteratura greca la cui

esistenza sia storicamente provata, sostituisce al codice omerico della virtù aristocratico-

guerriera la riflessione sulla dignità etica del lavoro, delle occupazioni quotidiane.

L'espressione del sentimento individuale sembra essere la connotazione essenziale della

lirica che fiorisce dopo Esiodo. Il pubblico circoscritto dei simposi è il destinatario del

giambo e dell'elegia, generi lirici recitati con un semplice accompagnamento musicale. Il

giambo, con il suo andamento discorsivo, predilige i toni del sarcasmo e della satira: suoi

interpreti sono Archiloco, Semonide di Amorgo e Ipponatte. Vari sono i temi dell'elegia:

dalle esortazioni al valore guerresco (Callino, Tirteo), all'esposizione di concezioni morali e

politiche (Solone, Teognide), all'espressione di sentimenti individuali (Mimnermo). La

melica è una forma poetica in cui la lirica viene accompagnata dalla musica e dal canto a

opera di un solo esecutore (lirica monodica: Alceo, Saffo), oppure di un coro (lirica corale:

Alcmane, Stesicoro, Ibico; e poi Simonide, Bacchilide, Pindaro, ormai alle soglie dell'età

classica). I destinatari della poesia di Alceo e Saffo sono gli ambiti circoscritti dell'eteria

maschile e del tiaso femminile; i componimenti lirici corali celebrano in solennità pubbliche

gli dei (inni, peana, ditirambi e parteni), oppure sono destinati a festeggiamenti o a

ricorrenze della vita civile (encomi, epitalami, imenei, treni e epinici).

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Le prime opere della letteratura greca non si sono costituite secondo le tradizionali

modalità a cui si attiene ogni componimento letterario, ma furono dapprima affidate a

composizione e trasmissione orale, poi a trasmissione orale e composizione scritta. Solo a

partire dal IV secolo, in epoca ellenistica, il testo scritto divenne il principale strumento di

comunicazione e sostituì definitivamente la recitazione orale. Oralità e scrittura

implicano due opposte visioni dei fenomeni letterari e richiedono sistemi di

comunicazione tra loro lontani e contrapposti, entrambi fortemente condizionati dal

rapporto col pubblico, dalle sue esigenze e aspettative.

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Tra il 1200 e il 1100 a.C. la civiltà micenea, ricca ed evoluta, fu sconvolta dalle invasioni di

alcune popolazioni provenienti dalle zone caucasiche, i cosiddetti 'popoli del mare'.

Soprattutto i Dori , per il loro attacco brutale e tempestivo, furono i principali

responsabili del tracollo del mondo miceneo e dell'inizio di un lungo periodo di

regresso e decadenza, a cui è stato dato il nome di Medioevo ellenico. Durante questi

secoli (XII-VIII secolo a.C.) il sistema di scrittura usato presso le corti dei signori micenei,

il lineare B , cadde in disuso e fu sostituito solo molto più tardi, attorno all' VIII secolo

a.C. , da un nuovo tipo di scrittura simile all'alfabeto fenicio. Ma la nuova lingua

espressa in questa scrittura non fu mai (perlomeno fino all'ellenismo) l'espressione unitaria

della civiltà ellenica. Infatti, sia per la comunicazione orale sia per quella scritta, furono

utilizzati numerosi dialetti ± anche di notevole varietà fonetica ± che, nel loro

particolarismo corrisposero al policentrismo politico e culturale della Grecia, specie in età

arcaica.

Aedi e rapsodi

In assenza di scrittura, il patrimonio letterario della Grecia arcaica venne tramandato

oralmente, di generazione in generazione, grazie all'opera di anonimi cantori

detti aedi (da aoidòs , cantore) o rapsodi (da rapsodòs , cucitore di canti), i quali ± per

primi ± elaborarono contenuti, forma e stile della poesia arcaica, specialmente di genere

epico.

               

formale) per trasmettere il messaggio rivelato, mantenendo viva l'attenzione degli

ascoltatori. La poesia è dunque, innanzitutto, un dono delle Muse e i poeti ne sono

intermediari.

Il carattere sacrale, specialmente in questa prima fase, giustifica e accompagna il ruolo

che la poesia ricoprì anche sul piano sociale durante l'età arcaica. Essa non era concepita

tanto come una creazione dell'artista per dilettare il pubblico con le sue storie e la sua

abilità nel narrarle, ma rappresentò per tutti quei secoli lo strumento privilegiato (per non

dire l'unico) usato per conservare il patrimonio culturale e tramandare alla memoria

collettiva il sistema di valori dell'intera civiltà. È perciò che bisogna sottolineare la funzione

educativa ricoperta dalla poesia nel mondo arcaico.

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La cultura orale Durante il Medioevo ellenico (XII-VIII secolo a.C.) cade in disuso il sistema di scrittura usato dai signori micenei, il lineare B, e così il patrimonio letterario viene tramandato oralmente da aedi e rapsodi, che esercitano la loro arte presso le corti e durante le feste più importanti. L'esecuzione orale, condotta con linguaggio e stile adatti, coinvolge l'uditorio che interagisce e coopera col poeta.

La nascita della poesia Per i Greci del mondo arcaico, la poesia nasce da un'ispirazione divina ed è quindi il dono che le Muse fanno ad alcuni uomini eletti, i poeti (valore sacrale). Alla poesia spetta il compito di tramandare l'identità del popolo greco, vale a dire il vasto patrimonio di miti e tradizioni (valore sociale) e di educare le generazioni future tramandando i valori in cui credere (valore educativo o paideutico).

               

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Durante l'età arcaica in Grecia fiorì una vasta produzione di narrazioni epiche , oggi

totalmente perdute perché tramandate oralmente. Esse raccontavano vicende riguardanti

le imprese straordinarie, leggendarie o storiche, di un eroe o di un

popolo, costituirono la materia a cui attinse Omero per la composizione dei suoi poemi.

Fra l'VIII-VII secolo a.C. si sviluppò anche un'epica didascalica, di cui un esempio è il

poema Opere e giorni di Esiodo , dedicato al lavoro umano e ai temi dell'onestà e della

giustizia. Dopo il periodo classico, il genere epico conobbe nuova fortuna in epoche

ellenistiche con le Argonautiche di Apollonio Rodio (ca 295-215 a.C). e in età imperiale

con le Dionisiache di Nonno di Panopoli (V sec. a.C.).

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La poesia epica (dal greco épos , racconto) nasce e trova motivo di sviluppo nell'esigenza,

che è di tutti i popoli, di conservare nel tempo la memoria delle proprie vicende e

trasformarle in un patrimonio comune. Essa è innanzitutto la narrazione degli eventi nei

quali un popolo riconosce le sue radici, ma diviene anche lo strumento con cui celebrare il

sentimento di appartenenza al proprio gruppo. Non è un genere letterario esclusivo della

civiltà greca, ma è presente nel patrimonio storico e culturale di molti popoli.

Dall'antico poema mesopotamico che ha come protagonista l'eroe Gilgamesh, alla

sterminata narrazione indiana del Mahabharata , alle grandi saghe appartenenti alle

popolazioni germaniche, fino alla Gerusalemme liberata di Tasso o

al Kalevala ottocentesco dello svedese Lönnrot, appare evidente come un unico filo leghi

ciascun popolo ai miti delle proprie origini e come il bisogno di riconoscersi in una comune

identità generi poesia.

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Significato e funzione La poesia epica nasce dall'esigenza di conservare nel tempo la memoria delle proprie vicende e trasformarle in un patrimonio comune divenendo così lo strumento con cui celebrare il senso di appartenenza al proprio gruppo. Non è un genere esclusivo della civiltà greca, ma è comune a molti popoli.

Le origini dell'epica greca Si suppone che un épos eroico esistesse già in età micenea come testimoniano alcuni elementi presenti nei poemi omerici, composti nell'epoca successiva (v. stratificazione epica).

Contenuti, stile, metro All'interno della civiltà arcaica l'épos rivestiva il ruolo fondamentale di conservare e trasmettere i modelli da imitare (funzione etica) ed il patrimonio di conoscenze da possedere (funzione paideutica); ciò era possibile grazie al mito, contenuto privilegiato dell'epica, narrato dagli aedi in forma impersonale (carattere collettivo dell'épos). La poesia epica è sempre in forma orale. Il metro usato è l'esametro.

               

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La letteratura greca inizia per noi con due opere di straordinario valore, l' Iliade e

l' Odissea , attribuite dalla tradizione a un poeta chiamato Omero , di cui si diceva che

fosse cieco ed errabondo. I due poemi sono rimasti punto di riferimento costante non

solo per la cultura letteraria e il pensiero del mondo classico, ma anche per tutto

l'Occidente. Oltre a questi due capolavori gli antichi ritenevano omeriche altre opere di

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Secondo le convenzioni del genere epico, che vuole il poeta ispirato direttamente dalla

Musa della quale non è che l'interprete e il cantore, Omero non ha lasciato , nella sua

opera, alcuna testimonianza di sé. Persino il suo nome è incerto ed è stato anche inteso

comHHSLWHWR QHOVLJQLILFDWRGL³RVWDJJLR´ *OLDQWLFKLDWWULEXLURQRD2PHURROWUHDOO Iliade e

all' Odissea , i poemi del Ciclo omerico (poemi epici composti tra il VII e il VI secolo per lo

più riguardanti le vicende della dinastia tebana e la saga di Troia), gli Inni (33 composizioni

in esametri dedicate agli dei del pantheon greco) e una serie di altre opere minori

( Batracomiomachia , Margite , Epigrammi ).

Testimonianze sulla vita di Omero

Non si conosce nulla di preciso sulla vita di Omero: nemmeno la città natale o le

date di nascita e di morte, anche approssimative. Sette località si vantavano di avergli

dato i natali: Colofone, Salamina, Rodi, Argo, Atene, Chio e Smirne. L'ipotesi della

nascita a Chio è basata sull' Inno ad Apollo (in cui il poeta si proclama appunto cieco e

nativo di Chio: ma la paternità omerica dell'inno è infondata) e sostenuta dalla presenza

nell'isola degli Omeridi , cantori professionisti dell'epos omerico. È forse nell'ambito di

questa cerchia di poeti che si formarono le antiche Vite di Omero, che però sono del tutto

               

Vico (1730). Entrambi negarono l'esistenza storica del poeta , ma approdarono a esiti

critici opposti: d'Aubignac giunse a una radicale condanna della poesia omerica in nome

della sua supposta rozzezza; Vico ne esaltò la grandezza, intendendola come espressione

della fantasia creatrice dell'intero popolo greco, nella fase della sua fiorente giovinezza. Il

tedesco F.A. Wolf pose per primo (1795) la questione in termini scientifici e considerò

2PHURFRPHXQ³SXQWRGLSDUWHQ]D´ : il nucleo iniziale della sua opera, diffusa

oralmente, si sarebbe accresciuto con l'apporto di amplificazioni anonime successive.

Essenziale fu il contributo della filologia tedesca dell'Ottocento (K. Lachmann, A.

Kirchhoff) che con metodologie differenti, confortate tuttavia da uguale sottigliezza di

ricerca, sostenne in vario modo la teoria detta analitica , volta cioè all'individuazione dei

nuclei originari dei due poemi, dissolvendone l'unità. Nel Novecento prevalse la tesi

dell'unità compositiva dei poemi omerici, che pure presuppongono un lungo processo di

formazione e una stratificazione, articolata nel tempo. La cosiddetta tesi neounitaria è

tuttora prevalente: essa salvaguarda la sostanziale unità di ciascuno dei due poemi, pur

composti in momenti diversi. Negli anni Cinquanta M. Ventris ha dimostrato (con

l'interpretazione delle tavolette di Cnosso e Pilo) l'esistenza già nel sec. XII a.C. di una

scrittura sillabica , già sostanzialmente greca, determinando una svolta nella ricerca

posteriore: alcuni studiosi infatti accolgono, se pure come eventualità, la tesi di una

redazione già originariamente scritta di parte, se non di tutta, l'opera omerica.

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L' Iliade è un poema di 15 696 esametri, divisi dai grammatici alessandrini in 24 libri. La

decennale guerra contro Ilio (Troia) è presentata nella saga epica come una spedizione di

guerrieri achei, guidati dal re di Micene, Agamennone, per riportare in patria la bellissima

Elena, moglie del fratello di Agamennone, Menelao, rapita dal troiano Paride, figlio del re

di Troia, Priamo. Storicamente la vicenda epica riflette forse una guerra condotta da

alcune popolazioni greche verso la fine dell'epoca micenea a scopo di bottino o per

insediarsi in una posizione geograficamente strategica (in prossimità dello stretto dei

Dardanelli). La leggenda troiana doveva essere ben nota, nella sua interezza, al pubblico

antico, tanto che Omero ne scelse solo un breve episodio , precedente la distruzione di

Troia e collocabile durante l'ultimo anno di guerra. Il punto di partenza delle vicende

narrate nel poema è l'ira di Achille , il più forte guerriero acheo, che in seguito a un grave

               

oltraggio arrecatogli da Agamennone si ritira dalla lotta provocando il progressivo

logoramento delle forze achee. L'anima della resistenza troiana è Ettore , eroe esemplare

per la sua rettitudine morale e la sua umanità; la sua figura più delle altre è ricca di

sfumature: la necessità di difendere la patria è un dovere assoluto, ma che si accompagna

con il doloroso e costante presentimento della morte vicina, che lo priverà dell'amore della

moglie e del figlioletto. Egli infatti cade in duello sotto i colpi di Achille, tornato a

combattere per vendicare la morte dell'amico Patroclo, che si era sostituito a lui per amor

patrio ed era sceso in battaglia nel momento più acuto della crisi e rimanendovi ucciso.

Della vera fine della guerra tra Greci e Troiani, del famoso cavallo di legno e dell'incendio

della città non è fatta menzione.

La narrazione omerica è interrotta da numerose digressioni , forse risalenti a nuclei

compositivi diversi: le aristie (imprese eroiche) dedicate a singoli protagonisti (per

esempio Diomede o Enea); episodi apparentemente staccati dal contesto in cui sono

inseriti (il libro X con la vicenda di Dolone, la spia troiana); cataloghi di eserciti e

descrizioni di armi (libro XVIII). Tuttavia la narrazione non perde la sua compattezza

d'insieme e la vicenda procede con spedita drammaticità verso la catastrofe finale.

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Diviso in 24 libri dai grammatici alessandrini, come l' Iliade , il poema consta di 12 110

esametri. Ne è protagonista Odisseo (Ulisse), re di Itaca, che, dopo aver combattuto 10

anni contro Troia e dopo altri 10 anni di avventurose peregrinazioni, riesce finalmente a

tornare in patria. Il tema del viaggio e dell'avventura , intessuto di motivi fiabeschi e

popolari, si associa al motivo della riconquista della propria casa e della propria donna.

Penelope infatti, la casta sposa di Odisseo, è insidiata dai Proci, i pretendenti che aspirano

alle sue nozze con l'intenzione di appropriarsi anche del potere, sostituendosi a Odisseo

ancora lontano. La materia del racconto è articolata in modi più complessi rispetto

all' Iliade : i primi canti sono dedicati ai viaggi di Telemaco , il giovane figlio di Odisseo,

che nelle corti di Nestore e di Menelao va cercando notizie del padre e, tra l'altro si

richiamano al destino di altri eroi della saga troiana e stabiliscono così un raccordo con

l' Iliade ). Le avventure di Odisseo , che in apertura del poema era stato presentato come

prigioniero della ninfa Calipso, nell'isola di Ogigia, occupano i canti dal V al XII : nei primi

               

varietà delle figure: la giovinezza acerba e sognatrice di Nausicaa, la seduzione malefica

di Circe, il fascino malinconico di Calipso, la fedeltà pensosa e austera di Penelope.

Nell' Iliade la figura aristocratica dell'eroe ammette intorno a sé la presenza del popolo solo

per confonderlo nella mischia anonima della battaglia o per irriderlo nella dinamica

affollata dell'assemblea (come nell'episodio di Tersite). Nell' Odissea c'è spazio per

personaggi umili ma tutt'altro che insignificanti, come il porcaro Eumeo, la nutrice

Euriclea o i due aedi Femio e Demodoco, che con il loro canto nelle corti dei principi

attestano la presenza di un patrimonio di carmi epici già largamente diffusi. Il repertorio

mitologico dell'epos, a differenza di quanto avviene nelle altre culture antiche, sia

d'Occidente che d'Oriente, è prevalentemente incentrato su gesta di uomini. Gli dei che

vi operano sono per lo più assimilati alle dimensioni psicologiche ed etiche degli

uomini , di cui del resto assecondano od ostacolano i progetti; solo in alcuni casi

sembrano personificazioni di valori astratti (la bellezza in Afrodite; il furore guerresco in

Ares) o simboli antropomorfi di forze della natura. Aristocratico e gerarchico, come la

società umana sottesa alle vicende dei poemi, il pantheon greco sembra riconoscere a

Zeus l'autorità suprema: ma anche Zeus , in alcuni passi, deve sottostare a un'autorità

che lo trascende , la Moira o destino.

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RPHULFL

La lingua dei poemi omerici è un amalgama di forme dialettali diverse. La base è il

dialetto ionico , a conferma dell'origine del poeta (o dei poeti) dalla Ionia d'Asia (insulare o

continentale); allo ionico tuttavia si alternano numerose forme eoliche , che sembrano nel

complesso risalire a un'epoca più remota. È stata addirittura postulata una più antica

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delle forme dialettali ioniche ed eoliche corrispondono innanzitutto alle necessità metriche

dell' esametro , il verso in cui sono scritti l' Iliade e l' Odissea : nella sua fluida e sapiente

struttura, l'esametro si rivela anch'esso l'esito finale di un lungo processo formativo).

La presenza di aspetti attici è storicamente motivata dalla recitazione dei poemi ad

Atene (che divenne canonica a partire dal sec. VI durante le feste Panatenee), oltre che

               

dalla redazione scritta ufficiale, predisposta da Pisistrato, tiranno di Atene, e dai suoi

successori.

Importante è la cosiddetta formula , che, nel caso più semplice e più diffuso, è

l'associazione costante di un sostantivo (non di rado un nome proprio) con un epiteto

costante, a coprire una parte fissa del verso, spesso il secondo emistichio. Formule

stereotipe sono usate per aprire un discorso o per introdurre la risposta dell'interlocutore;

per segnare l'inizio di un banchetto, per illustrare la vestizione delle armi prima di un duello

e per scandirne le fasi, per descrivere la morte di un guerriero. Anche i momenti del tempo

(dal sorgere dell'aurora fino al sopraggiungere della notte) sono introdotti in termini

formulari. La formula doveva costituire un sussidio importante per la memoria

e dunque per la recitazione dei brani epici da parte dei rapsodi.

Un altro aspetto tipico della poesia omerica sono le similitudini , frequenti soprattutto

nell' Iliade (sono circa 180): possono essere brevissime, ma anche estendersi per una

decina di versi e sono per lo più tratte dalla osservazione della vita quotidiana.

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Tra le opere attribuite ad Omero, ci sono pervenuti interamente i 33 Inni e

la Batracomiomachia. Del Margite , altro poemetto comico considerato da Aristotele il

prototipo della commedia, restano solo alcuni frammenti.

Gli Inni , o Proemi , probabilmente costituivano una sorta di invocazione iniziale, rivolta agli

dei greci e intonata dagli aedi prima di iniziare la recitazione vera e propria. Si inseriscono

a pieno diritto nella tradizione omerica sia per il linguaggio e lo stile usati, sia per la

religiosità tipica della cultura greca arcaica.

La Batracomiomachia (Battaglia delle rane e dei topi), componimento parodistico in

esametri, è certamente più tarda degli Inni e di tutta la restante produzione del corpus

omerico, è forse l'esempio più notevole della produzione parodistica antica. Vivace e

arguta presa in giro delle colossali battaglie narrate nell' Iliade , quest'opera godrà di

straordinaria fortuna proprio a causa della sproporzione tra il tono solenne mutuato

dall'épos e la modestia del tema trattato, la guerra tra topi e rane.

               

Omero Minore Il cosiddetto Corpus Omerico (opere attribuite dagli antichi ad Omero) contiene 33 Inni, due poemetti comico-parodistici ± la Batracomiomachia e il Margite ± e altre opere tra cui i Poemi del Ciclo.

               

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(VLRGR

La poesia didascalica ha come fine l'insegnamento e la divulgazione di argomenti che

appartengono ai più svariati ambiti della conoscenza: morale, politica, scienza, religione,

arte, filosofia, ecc. Si suole considerare Esiodo (VIII-VII secolo) l'iniziatore di questo

genere, che avrà grande fortuna in epoca ellenistica con celebri poemetti didascalici

(i Fenomeni di Arato di Soli, i Rimedi contro i morsi di animali velenosi di Nicandro, ecc.) e

nel mondo latino , con le Georgiche di Virgilio.

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Esiodo (Ascra, Beozia, secc. VIII-VII a.C.) è la prima personalità storicamente definita

della letteratura greca : per primo egli cita il proprio nome, dà notizie della propria vita,

accenna alle finalità della propria opera poetica. Il padre del poeta, commerciante presso

Cuma, sulle coste dell'Asia Minore, per difficoltà economiche ritornò nella natia Beozia , ad

Ascra, un piccolo villaggio di contadini ai piedi del monte Elicona. Qui visse Esiodo ,

che fu anche agricoltore e pastore. Entrò in conflitto con il fratello Perse , il quale, dopo

aver dilapidata la propria parte dell'eredità paterna, aveva tentato d'impadronirsi, con

l'aiuto di giudici corrotti, della parte spettante al fratello. Esiodo viaggiò una sola volta per

mare, per partecipare a una gara poetica a Calcide, in Eubea, durante i giochi funebri in

onore di Anfidamante. Nella gara Esiodo ottenne la vittoria ed ebbe in dono un tripode

che dedicò alle Muse: la leggenda vuole che egli sconfiggesse Omero, in quanto si preferì

il poeta della pace a quello della guerra.

               

La descrizLRQHGHOOH³RSHUH´FKHVFDQGLVFRQRODYLWDTXRWLGLDQDVLDOWHUQDDEUDQLGL

valenza più concettuale, ispirati al mito (come quelli di Prometeo e di Pandora o quello

delOHFLQTXH³HWj´GHOO XRPR 6RQRSUHVHQWLDQFKH apologhi (l'usignolo e lo

sparviero), massime e proverbi , descrizioni di paesaggi e stagioni , che, nella

concretezza visiva delle immagini, risultano tra i più efficaci dell'intero poemetto. Spuria è

probabilmente l'ultima parte dell'opera, quella relativa ai giorni adatti o non adatti alle

diverse attività agricole.

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Fin dall'antichità, Esiodo è stato accostato e contrapposto a Omero : vissuti in epoche

vicine, essi fecero uso dello stesso verso (l'esametro) e impiegarono un dialetto ionico

molto simile (su cui Esiodo innestò anche forme beotiche più recenti). La capacità

narrativa di Omero, così sapiente nell'articolazione della materia, non trova invece

riscontro nell'opera di Esiodo, sovente ingenua e arcaica nella scansione talvolta casuale

degli argomenti. Lontanissima dall'epica visione omerica, espressione dei valori

aristocratici della virtù guerresca, è la sfera poetica di Esiodo, incentrata sulla

concretezza della vita quotidiana e sulla valutazione della sua dimensione etica. Per

questo è considerato il padre della poesia didascalica.

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La vita È la prima personalità storicamente definita della letteratura greca. Figlio di un commerciante, vive in Beozia a cavallo tra l'VIII e il VII secolo, dedito all'agricoltura e alla pastorizia.

Le opere Le due opere maggiori sono senza dubbio la Teogonia (narrazione del mito sull'origine del mondo e delle varie genealogie divine) e le Opere e i giorni (insieme di precetti morali rivolti al fratello Perse

               

sull'importanza etica della giustizia e del lavoro). Lo Scudo, il Catalogo delle donne e altre opere minori sono probabilmente spurie.

Lo stile Come Omero, Esiodo scrive in esametri e utilizza un dialetto ionico molto simile, ma diversamente dall'Iliade e dall'Odissea i suoi poemi raffigurano il mondo contadino e la concretezza della vita, con un'attenzione alla dimensione etica e non a quella eroica.