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Compendio età arcaica- classica- ellenistica
Tipologia: Slide
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L'età arcaica si apre con i poemi omerici, la cui fioritura è stata collocata dagli studiosi tra il
IX e l'VIII secolo a.C., alcuni secoli dopo le vicende della guerra di Troia, che costituisce la
materia dell' Iliade.
I due poemi sono gli unici pervenuti di una produzione epica che doveva essere
vastissima: due capolavori che costituiscono la sintesi di un lungo processo, come risulta
dall'estrema raffinatezza e complessità del mondo culturale e poetico in essi
rappresentato.
Esiodo, il primo poeta didascalico e insieme la prima figura della letteratura greca la cui
esistenza sia storicamente provata, sostituisce al codice omerico della virtù aristocratico-
guerriera la riflessione sulla dignità etica del lavoro, delle occupazioni quotidiane.
L'espressione del sentimento individuale sembra essere la connotazione essenziale della
lirica che fiorisce dopo Esiodo. Il pubblico circoscritto dei simposi è il destinatario del
giambo e dell'elegia, generi lirici recitati con un semplice accompagnamento musicale. Il
giambo, con il suo andamento discorsivo, predilige i toni del sarcasmo e della satira: suoi
interpreti sono Archiloco, Semonide di Amorgo e Ipponatte. Vari sono i temi dell'elegia:
dalle esortazioni al valore guerresco (Callino, Tirteo), all'esposizione di concezioni morali e
politiche (Solone, Teognide), all'espressione di sentimenti individuali (Mimnermo). La
melica è una forma poetica in cui la lirica viene accompagnata dalla musica e dal canto a
opera di un solo esecutore (lirica monodica: Alceo, Saffo), oppure di un coro (lirica corale:
Alcmane, Stesicoro, Ibico; e poi Simonide, Bacchilide, Pindaro, ormai alle soglie dell'età
classica). I destinatari della poesia di Alceo e Saffo sono gli ambiti circoscritti dell'eteria
maschile e del tiaso femminile; i componimenti lirici corali celebrano in solennità pubbliche
gli dei (inni, peana, ditirambi e parteni), oppure sono destinati a festeggiamenti o a
ricorrenze della vita civile (encomi, epitalami, imenei, treni e epinici).
Le prime opere della letteratura greca non si sono costituite secondo le tradizionali
modalità a cui si attiene ogni componimento letterario, ma furono dapprima affidate a
composizione e trasmissione orale, poi a trasmissione orale e composizione scritta. Solo a
partire dal IV secolo, in epoca ellenistica, il testo scritto divenne il principale strumento di
comunicazione e sostituì definitivamente la recitazione orale. Oralità e scrittura
implicano due opposte visioni dei fenomeni letterari e richiedono sistemi di
comunicazione tra loro lontani e contrapposti, entrambi fortemente condizionati dal
rapporto col pubblico, dalle sue esigenze e aspettative.
Tra il 1200 e il 1100 a.C. la civiltà micenea, ricca ed evoluta, fu sconvolta dalle invasioni di
alcune popolazioni provenienti dalle zone caucasiche, i cosiddetti 'popoli del mare'.
Soprattutto i Dori , per il loro attacco brutale e tempestivo, furono i principali
responsabili del tracollo del mondo miceneo e dell'inizio di un lungo periodo di
regresso e decadenza, a cui è stato dato il nome di Medioevo ellenico. Durante questi
secoli (XII-VIII secolo a.C.) il sistema di scrittura usato presso le corti dei signori micenei,
il lineare B , cadde in disuso e fu sostituito solo molto più tardi, attorno all' VIII secolo
a.C. , da un nuovo tipo di scrittura simile all'alfabeto fenicio. Ma la nuova lingua
espressa in questa scrittura non fu mai (perlomeno fino all'ellenismo) l'espressione unitaria
della civiltà ellenica. Infatti, sia per la comunicazione orale sia per quella scritta, furono
utilizzati numerosi dialetti ± anche di notevole varietà fonetica ± che, nel loro
particolarismo corrisposero al policentrismo politico e culturale della Grecia, specie in età
arcaica.
Aedi e rapsodi
In assenza di scrittura, il patrimonio letterario della Grecia arcaica venne tramandato
oralmente, di generazione in generazione, grazie all'opera di anonimi cantori
detti aedi (da aoidòs , cantore) o rapsodi (da rapsodòs , cucitore di canti), i quali ± per
primi ± elaborarono contenuti, forma e stile della poesia arcaica, specialmente di genere
epico.
formale) per trasmettere il messaggio rivelato, mantenendo viva l'attenzione degli
ascoltatori. La poesia è dunque, innanzitutto, un dono delle Muse e i poeti ne sono
intermediari.
Il carattere sacrale, specialmente in questa prima fase, giustifica e accompagna il ruolo
che la poesia ricoprì anche sul piano sociale durante l'età arcaica. Essa non era concepita
tanto come una creazione dell'artista per dilettare il pubblico con le sue storie e la sua
abilità nel narrarle, ma rappresentò per tutti quei secoli lo strumento privilegiato (per non
dire l'unico) usato per conservare il patrimonio culturale e tramandare alla memoria
collettiva il sistema di valori dell'intera civiltà. È perciò che bisogna sottolineare la funzione
educativa ricoperta dalla poesia nel mondo arcaico.
La cultura orale Durante il Medioevo ellenico (XII-VIII secolo a.C.) cade in disuso il sistema di scrittura usato dai signori micenei, il lineare B, e così il patrimonio letterario viene tramandato oralmente da aedi e rapsodi, che esercitano la loro arte presso le corti e durante le feste più importanti. L'esecuzione orale, condotta con linguaggio e stile adatti, coinvolge l'uditorio che interagisce e coopera col poeta.
La nascita della poesia Per i Greci del mondo arcaico, la poesia nasce da un'ispirazione divina ed è quindi il dono che le Muse fanno ad alcuni uomini eletti, i poeti (valore sacrale). Alla poesia spetta il compito di tramandare l'identità del popolo greco, vale a dire il vasto patrimonio di miti e tradizioni (valore sociale) e di educare le generazioni future tramandando i valori in cui credere (valore educativo o paideutico).
Durante l'età arcaica in Grecia fiorì una vasta produzione di narrazioni epiche , oggi
totalmente perdute perché tramandate oralmente. Esse raccontavano vicende riguardanti
le imprese straordinarie, leggendarie o storiche, di un eroe o di un
popolo, costituirono la materia a cui attinse Omero per la composizione dei suoi poemi.
Fra l'VIII-VII secolo a.C. si sviluppò anche un'epica didascalica, di cui un esempio è il
poema Opere e giorni di Esiodo , dedicato al lavoro umano e ai temi dell'onestà e della
giustizia. Dopo il periodo classico, il genere epico conobbe nuova fortuna in epoche
ellenistiche con le Argonautiche di Apollonio Rodio (ca 295-215 a.C). e in età imperiale
con le Dionisiache di Nonno di Panopoli (V sec. a.C.).
La poesia epica (dal greco épos , racconto) nasce e trova motivo di sviluppo nell'esigenza,
che è di tutti i popoli, di conservare nel tempo la memoria delle proprie vicende e
trasformarle in un patrimonio comune. Essa è innanzitutto la narrazione degli eventi nei
quali un popolo riconosce le sue radici, ma diviene anche lo strumento con cui celebrare il
sentimento di appartenenza al proprio gruppo. Non è un genere letterario esclusivo della
civiltà greca, ma è presente nel patrimonio storico e culturale di molti popoli.
Dall'antico poema mesopotamico che ha come protagonista l'eroe Gilgamesh, alla
sterminata narrazione indiana del Mahabharata , alle grandi saghe appartenenti alle
popolazioni germaniche, fino alla Gerusalemme liberata di Tasso o
al Kalevala ottocentesco dello svedese Lönnrot, appare evidente come un unico filo leghi
ciascun popolo ai miti delle proprie origini e come il bisogno di riconoscersi in una comune
identità generi poesia.
Significato e funzione La poesia epica nasce dall'esigenza di conservare nel tempo la memoria delle proprie vicende e trasformarle in un patrimonio comune divenendo così lo strumento con cui celebrare il senso di appartenenza al proprio gruppo. Non è un genere esclusivo della civiltà greca, ma è comune a molti popoli.
Le origini dell'epica greca Si suppone che un épos eroico esistesse già in età micenea come testimoniano alcuni elementi presenti nei poemi omerici, composti nell'epoca successiva (v. stratificazione epica).
Contenuti, stile, metro All'interno della civiltà arcaica l'épos rivestiva il ruolo fondamentale di conservare e trasmettere i modelli da imitare (funzione etica) ed il patrimonio di conoscenze da possedere (funzione paideutica); ciò era possibile grazie al mito, contenuto privilegiato dell'epica, narrato dagli aedi in forma impersonale (carattere collettivo dell'épos). La poesia epica è sempre in forma orale. Il metro usato è l'esametro.
La letteratura greca inizia per noi con due opere di straordinario valore, l' Iliade e
l' Odissea , attribuite dalla tradizione a un poeta chiamato Omero , di cui si diceva che
fosse cieco ed errabondo. I due poemi sono rimasti punto di riferimento costante non
solo per la cultura letteraria e il pensiero del mondo classico, ma anche per tutto
l'Occidente. Oltre a questi due capolavori gli antichi ritenevano omeriche altre opere di
GLYHUVRJHQHUHFRQWHQXWLHVWLOHUDFFROWHVRWWRODJHQHULFDGHILQL]LRQHGL³2PHUR0LQRUH´
Secondo le convenzioni del genere epico, che vuole il poeta ispirato direttamente dalla
Musa della quale non è che l'interprete e il cantore, Omero non ha lasciato , nella sua
opera, alcuna testimonianza di sé. Persino il suo nome è incerto ed è stato anche inteso
comHHSLWHWR QHOVLJQLILFDWRGL³RVWDJJLR´ *OLDQWLFKLDWWULEXLURQRD2PHURROWUHDOO Iliade e
all' Odissea , i poemi del Ciclo omerico (poemi epici composti tra il VII e il VI secolo per lo
più riguardanti le vicende della dinastia tebana e la saga di Troia), gli Inni (33 composizioni
in esametri dedicate agli dei del pantheon greco) e una serie di altre opere minori
( Batracomiomachia , Margite , Epigrammi ).
Testimonianze sulla vita di Omero
Non si conosce nulla di preciso sulla vita di Omero: nemmeno la città natale o le
date di nascita e di morte, anche approssimative. Sette località si vantavano di avergli
dato i natali: Colofone, Salamina, Rodi, Argo, Atene, Chio e Smirne. L'ipotesi della
nascita a Chio è basata sull' Inno ad Apollo (in cui il poeta si proclama appunto cieco e
nativo di Chio: ma la paternità omerica dell'inno è infondata) e sostenuta dalla presenza
nell'isola degli Omeridi , cantori professionisti dell'epos omerico. È forse nell'ambito di
questa cerchia di poeti che si formarono le antiche Vite di Omero, che però sono del tutto
Vico (1730). Entrambi negarono l'esistenza storica del poeta , ma approdarono a esiti
critici opposti: d'Aubignac giunse a una radicale condanna della poesia omerica in nome
della sua supposta rozzezza; Vico ne esaltò la grandezza, intendendola come espressione
della fantasia creatrice dell'intero popolo greco, nella fase della sua fiorente giovinezza. Il
tedesco F.A. Wolf pose per primo (1795) la questione in termini scientifici e considerò
2PHURFRPHXQ³SXQWRGLSDUWHQ]D´ : il nucleo iniziale della sua opera, diffusa
oralmente, si sarebbe accresciuto con l'apporto di amplificazioni anonime successive.
Essenziale fu il contributo della filologia tedesca dell'Ottocento (K. Lachmann, A.
Kirchhoff) che con metodologie differenti, confortate tuttavia da uguale sottigliezza di
ricerca, sostenne in vario modo la teoria detta analitica , volta cioè all'individuazione dei
nuclei originari dei due poemi, dissolvendone l'unità. Nel Novecento prevalse la tesi
dell'unità compositiva dei poemi omerici, che pure presuppongono un lungo processo di
formazione e una stratificazione, articolata nel tempo. La cosiddetta tesi neounitaria è
tuttora prevalente: essa salvaguarda la sostanziale unità di ciascuno dei due poemi, pur
composti in momenti diversi. Negli anni Cinquanta M. Ventris ha dimostrato (con
l'interpretazione delle tavolette di Cnosso e Pilo) l'esistenza già nel sec. XII a.C. di una
scrittura sillabica , già sostanzialmente greca, determinando una svolta nella ricerca
posteriore: alcuni studiosi infatti accolgono, se pure come eventualità, la tesi di una
redazione già originariamente scritta di parte, se non di tutta, l'opera omerica.
L' Iliade è un poema di 15 696 esametri, divisi dai grammatici alessandrini in 24 libri. La
decennale guerra contro Ilio (Troia) è presentata nella saga epica come una spedizione di
guerrieri achei, guidati dal re di Micene, Agamennone, per riportare in patria la bellissima
Elena, moglie del fratello di Agamennone, Menelao, rapita dal troiano Paride, figlio del re
di Troia, Priamo. Storicamente la vicenda epica riflette forse una guerra condotta da
alcune popolazioni greche verso la fine dell'epoca micenea a scopo di bottino o per
insediarsi in una posizione geograficamente strategica (in prossimità dello stretto dei
Dardanelli). La leggenda troiana doveva essere ben nota, nella sua interezza, al pubblico
antico, tanto che Omero ne scelse solo un breve episodio , precedente la distruzione di
Troia e collocabile durante l'ultimo anno di guerra. Il punto di partenza delle vicende
narrate nel poema è l'ira di Achille , il più forte guerriero acheo, che in seguito a un grave
oltraggio arrecatogli da Agamennone si ritira dalla lotta provocando il progressivo
logoramento delle forze achee. L'anima della resistenza troiana è Ettore , eroe esemplare
per la sua rettitudine morale e la sua umanità; la sua figura più delle altre è ricca di
sfumature: la necessità di difendere la patria è un dovere assoluto, ma che si accompagna
con il doloroso e costante presentimento della morte vicina, che lo priverà dell'amore della
moglie e del figlioletto. Egli infatti cade in duello sotto i colpi di Achille, tornato a
combattere per vendicare la morte dell'amico Patroclo, che si era sostituito a lui per amor
patrio ed era sceso in battaglia nel momento più acuto della crisi e rimanendovi ucciso.
Della vera fine della guerra tra Greci e Troiani, del famoso cavallo di legno e dell'incendio
della città non è fatta menzione.
La narrazione omerica è interrotta da numerose digressioni , forse risalenti a nuclei
compositivi diversi: le aristie (imprese eroiche) dedicate a singoli protagonisti (per
esempio Diomede o Enea); episodi apparentemente staccati dal contesto in cui sono
inseriti (il libro X con la vicenda di Dolone, la spia troiana); cataloghi di eserciti e
descrizioni di armi (libro XVIII). Tuttavia la narrazione non perde la sua compattezza
d'insieme e la vicenda procede con spedita drammaticità verso la catastrofe finale.
Diviso in 24 libri dai grammatici alessandrini, come l' Iliade , il poema consta di 12 110
esametri. Ne è protagonista Odisseo (Ulisse), re di Itaca, che, dopo aver combattuto 10
anni contro Troia e dopo altri 10 anni di avventurose peregrinazioni, riesce finalmente a
tornare in patria. Il tema del viaggio e dell'avventura , intessuto di motivi fiabeschi e
popolari, si associa al motivo della riconquista della propria casa e della propria donna.
Penelope infatti, la casta sposa di Odisseo, è insidiata dai Proci, i pretendenti che aspirano
alle sue nozze con l'intenzione di appropriarsi anche del potere, sostituendosi a Odisseo
ancora lontano. La materia del racconto è articolata in modi più complessi rispetto
all' Iliade : i primi canti sono dedicati ai viaggi di Telemaco , il giovane figlio di Odisseo,
che nelle corti di Nestore e di Menelao va cercando notizie del padre e, tra l'altro si
richiamano al destino di altri eroi della saga troiana e stabiliscono così un raccordo con
l' Iliade ). Le avventure di Odisseo , che in apertura del poema era stato presentato come
prigioniero della ninfa Calipso, nell'isola di Ogigia, occupano i canti dal V al XII : nei primi
varietà delle figure: la giovinezza acerba e sognatrice di Nausicaa, la seduzione malefica
di Circe, il fascino malinconico di Calipso, la fedeltà pensosa e austera di Penelope.
Nell' Iliade la figura aristocratica dell'eroe ammette intorno a sé la presenza del popolo solo
per confonderlo nella mischia anonima della battaglia o per irriderlo nella dinamica
affollata dell'assemblea (come nell'episodio di Tersite). Nell' Odissea c'è spazio per
personaggi umili ma tutt'altro che insignificanti, come il porcaro Eumeo, la nutrice
Euriclea o i due aedi Femio e Demodoco, che con il loro canto nelle corti dei principi
attestano la presenza di un patrimonio di carmi epici già largamente diffusi. Il repertorio
mitologico dell'epos, a differenza di quanto avviene nelle altre culture antiche, sia
d'Occidente che d'Oriente, è prevalentemente incentrato su gesta di uomini. Gli dei che
vi operano sono per lo più assimilati alle dimensioni psicologiche ed etiche degli
uomini , di cui del resto assecondano od ostacolano i progetti; solo in alcuni casi
sembrano personificazioni di valori astratti (la bellezza in Afrodite; il furore guerresco in
Ares) o simboli antropomorfi di forze della natura. Aristocratico e gerarchico, come la
società umana sottesa alle vicende dei poemi, il pantheon greco sembra riconoscere a
Zeus l'autorità suprema: ma anche Zeus , in alcuni passi, deve sottostare a un'autorità
che lo trascende , la Moira o destino.
La lingua dei poemi omerici è un amalgama di forme dialettali diverse. La base è il
dialetto ionico , a conferma dell'origine del poeta (o dei poeti) dalla Ionia d'Asia (insulare o
continentale); allo ionico tuttavia si alternano numerose forme eoliche , che sembrano nel
complesso risalire a un'epoca più remota. È stata addirittura postulata una più antica
UHGD]LRQHGHLSRHPLLQHROLFRFKHVDUHEEHSRLVWDWD³WUDGRWWD´LQLRQLFR0DOHDOWHUQDQ]H
delle forme dialettali ioniche ed eoliche corrispondono innanzitutto alle necessità metriche
dell' esametro , il verso in cui sono scritti l' Iliade e l' Odissea : nella sua fluida e sapiente
struttura, l'esametro si rivela anch'esso l'esito finale di un lungo processo formativo).
La presenza di aspetti attici è storicamente motivata dalla recitazione dei poemi ad
Atene (che divenne canonica a partire dal sec. VI durante le feste Panatenee), oltre che
dalla redazione scritta ufficiale, predisposta da Pisistrato, tiranno di Atene, e dai suoi
successori.
Importante è la cosiddetta formula , che, nel caso più semplice e più diffuso, è
l'associazione costante di un sostantivo (non di rado un nome proprio) con un epiteto
costante, a coprire una parte fissa del verso, spesso il secondo emistichio. Formule
stereotipe sono usate per aprire un discorso o per introdurre la risposta dell'interlocutore;
per segnare l'inizio di un banchetto, per illustrare la vestizione delle armi prima di un duello
e per scandirne le fasi, per descrivere la morte di un guerriero. Anche i momenti del tempo
(dal sorgere dell'aurora fino al sopraggiungere della notte) sono introdotti in termini
formulari. La formula doveva costituire un sussidio importante per la memoria
e dunque per la recitazione dei brani epici da parte dei rapsodi.
Un altro aspetto tipico della poesia omerica sono le similitudini , frequenti soprattutto
nell' Iliade (sono circa 180): possono essere brevissime, ma anche estendersi per una
decina di versi e sono per lo più tratte dalla osservazione della vita quotidiana.
Tra le opere attribuite ad Omero, ci sono pervenuti interamente i 33 Inni e
la Batracomiomachia. Del Margite , altro poemetto comico considerato da Aristotele il
prototipo della commedia, restano solo alcuni frammenti.
Gli Inni , o Proemi , probabilmente costituivano una sorta di invocazione iniziale, rivolta agli
dei greci e intonata dagli aedi prima di iniziare la recitazione vera e propria. Si inseriscono
a pieno diritto nella tradizione omerica sia per il linguaggio e lo stile usati, sia per la
religiosità tipica della cultura greca arcaica.
La Batracomiomachia (Battaglia delle rane e dei topi), componimento parodistico in
esametri, è certamente più tarda degli Inni e di tutta la restante produzione del corpus
omerico, è forse l'esempio più notevole della produzione parodistica antica. Vivace e
arguta presa in giro delle colossali battaglie narrate nell' Iliade , quest'opera godrà di
straordinaria fortuna proprio a causa della sproporzione tra il tono solenne mutuato
dall'épos e la modestia del tema trattato, la guerra tra topi e rane.
Omero Minore Il cosiddetto Corpus Omerico (opere attribuite dagli antichi ad Omero) contiene 33 Inni, due poemetti comico-parodistici ± la Batracomiomachia e il Margite ± e altre opere tra cui i Poemi del Ciclo.
La poesia didascalica ha come fine l'insegnamento e la divulgazione di argomenti che
appartengono ai più svariati ambiti della conoscenza: morale, politica, scienza, religione,
arte, filosofia, ecc. Si suole considerare Esiodo (VIII-VII secolo) l'iniziatore di questo
genere, che avrà grande fortuna in epoca ellenistica con celebri poemetti didascalici
(i Fenomeni di Arato di Soli, i Rimedi contro i morsi di animali velenosi di Nicandro, ecc.) e
nel mondo latino , con le Georgiche di Virgilio.
Esiodo (Ascra, Beozia, secc. VIII-VII a.C.) è la prima personalità storicamente definita
della letteratura greca : per primo egli cita il proprio nome, dà notizie della propria vita,
accenna alle finalità della propria opera poetica. Il padre del poeta, commerciante presso
Cuma, sulle coste dell'Asia Minore, per difficoltà economiche ritornò nella natia Beozia , ad
Ascra, un piccolo villaggio di contadini ai piedi del monte Elicona. Qui visse Esiodo ,
che fu anche agricoltore e pastore. Entrò in conflitto con il fratello Perse , il quale, dopo
aver dilapidata la propria parte dell'eredità paterna, aveva tentato d'impadronirsi, con
l'aiuto di giudici corrotti, della parte spettante al fratello. Esiodo viaggiò una sola volta per
mare, per partecipare a una gara poetica a Calcide, in Eubea, durante i giochi funebri in
onore di Anfidamante. Nella gara Esiodo ottenne la vittoria ed ebbe in dono un tripode
che dedicò alle Muse: la leggenda vuole che egli sconfiggesse Omero, in quanto si preferì
il poeta della pace a quello della guerra.
La descrizLRQHGHOOH³RSHUH´FKHVFDQGLVFRQRODYLWDTXRWLGLDQDVLDOWHUQDDEUDQLGL
valenza più concettuale, ispirati al mito (come quelli di Prometeo e di Pandora o quello
delOHFLQTXH³HWj´GHOO XRPR 6RQRSUHVHQWLDQFKH apologhi (l'usignolo e lo
sparviero), massime e proverbi , descrizioni di paesaggi e stagioni , che, nella
concretezza visiva delle immagini, risultano tra i più efficaci dell'intero poemetto. Spuria è
probabilmente l'ultima parte dell'opera, quella relativa ai giorni adatti o non adatti alle
diverse attività agricole.
Fin dall'antichità, Esiodo è stato accostato e contrapposto a Omero : vissuti in epoche
vicine, essi fecero uso dello stesso verso (l'esametro) e impiegarono un dialetto ionico
molto simile (su cui Esiodo innestò anche forme beotiche più recenti). La capacità
narrativa di Omero, così sapiente nell'articolazione della materia, non trova invece
riscontro nell'opera di Esiodo, sovente ingenua e arcaica nella scansione talvolta casuale
degli argomenti. Lontanissima dall'epica visione omerica, espressione dei valori
aristocratici della virtù guerresca, è la sfera poetica di Esiodo, incentrata sulla
concretezza della vita quotidiana e sulla valutazione della sua dimensione etica. Per
questo è considerato il padre della poesia didascalica.
La vita È la prima personalità storicamente definita della letteratura greca. Figlio di un commerciante, vive in Beozia a cavallo tra l'VIII e il VII secolo, dedito all'agricoltura e alla pastorizia.
Le opere Le due opere maggiori sono senza dubbio la Teogonia (narrazione del mito sull'origine del mondo e delle varie genealogie divine) e le Opere e i giorni (insieme di precetti morali rivolti al fratello Perse
sull'importanza etica della giustizia e del lavoro). Lo Scudo, il Catalogo delle donne e altre opere minori sono probabilmente spurie.
Lo stile Come Omero, Esiodo scrive in esametri e utilizza un dialetto ionico molto simile, ma diversamente dall'Iliade e dall'Odissea i suoi poemi raffigurano il mondo contadino e la concretezza della vita, con un'attenzione alla dimensione etica e non a quella eroica.