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Alcuni appunti del corso di competenze digitali
Tipologia: Sintesi del corso
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non usare il termine nuove tecnologie, questi concetti partono dagli anni 50. concetto post-digitale: non è un’epoca digitale, il digitale è parte della nostra vita quotidiana, adesso è comune. da questa ibridazione del mondo digitale nascono diversi strumenti, che ci permettono di fare diversi tipi di innovazioni.
non partiamo dagli strumenti ma dai dati digitali. nell’ambito umanistico non sono soltanto delle misure quantitative (indagini diagnostiche ad esempio), ci sono anche i dati descrittivi dove aggiungiamo dei dati qualificativi (stili, descrizione di uno strato). quando parliamo di dati dobbiamo pensare: il dato di per sé è qualcosa di rappresentativo (esiste di per sé) o che viene creato. il dato non esiste, avviene tramite analisi, interpretando delle informazioni.
possiamo definire i dati come dati grezzi “raw data”, sono dati non processati, dati nel momento in cui li creiamo. in pratica possono essere primari (dati strumentali del gps etc..), poi si possono ripulire in modo da calibrarli, poi abbiamo il dato terziario che abbiamo rielaborato (mappa prodotta dai dati primari). titti i dati che produciamo dovrebbero essere “aperti”, sono l’equivalente di ciò che è l’open access (la libera circolazione di pubblicazioni di libri e riviste che si possono leggere nella rete in maniera libera). abbiamo tre tipi di open access:
dato aperto: chiunque può usarlo, riutilizzarlo e distribuirlo però con delle restrizioni (citare).
questo concetto che parte dagli anni 50, in cui nell’anno geofisico gli scienziati condivisero i loro dati in modo tale da minimizzare la loro perdita e per massimizzare l'accessibilità dei dati, resi disponibili in forma machine-readable. il concetto si è poi sviluppato negli anni 2000. nel 2004: i ministri della scienza dell’OCSE: tutti i dati d’archivio finanziati con fondi pubblici dovrebbero essere resi pubblici. I dati dei beni culturali in questa prima forma erano esclusi. Nel 2013: il parlamento decide che anche i dati dei beni culturali devono essere aperti. Nel 18 giugno del 2013: i dati devono essere open data by default.
quando parliamo di dati parliamo anche di formati (ultime lettere che troviamo dopo l’estensione del punto es. (.pdf). i formati non sono tutti uguali, alcuni più aperti di altri (il pdf non è aperto non è machine-readable), il formato CVS sì, si tratta di un formato di testo. i dati per essere utilizzati devono essere aperti, per capirlo ci servono le licenze. le licenze aperte sono definiti dalla fondazione CC (creative commons ?):
Queste licenze permettono anche un uso commerciale, non sempre però. per fare tutto questo abbiamo bisogni dei metadati, sono quello che descrive il contenuto, che serve a ritrovare il nostro dataset.
è stato inventato il principio FAIR FINDABLE (il dataset deve essere rintracciato facilmente); ACCESSIBLE (accessibile ma chiuso se necessario se rischiosi da aprire) INTEROPERABLE (si utilizzano dei sistemi che permettono di integrare altri dati, thesauri e antologia) REUSABLE
Ci sono delle infrastrutture digitale per i dati aperti: li devono conservare tendenzialmente per sempre rendendoli anche accessibili.
EUROPEANA (digital library, metadati disponibili sull’autore, la cronologia e non per forza sono disponibili e immagine se non rese parte). —-----------------------------------------------------------------------------------
IL WEB SEMANTICO Segna il passaggio da un web di documenti a un web di dati. il web semantico si basa su un collegamento tra i metadati, e diventa web solo se comprensibili da umani e macchine (in modo tale da fare delle interferenze, trarne delle ulteriori informazioni).
I dati devono essere aperti, collegati tra di loro e che abbiano delle relazioni semantiche. ciò ci permette di passare da un link di documenti a un link che è un web di dati. Ogni dato diventa autodescrittivo. Fondamentalmente possiamo definire quello che troviamo nel web come una risorsa, può essere un'immagine, dataset, un documento di testo ma che avrà una posizione ridefinita nel web (una URL) attraverso i protocolli di internet.
Il linked open data, sono dei dati che hanno dei metadati molto ricchi che sono definiti da quelle che chiamiamo “triple”, ovvero delle frasette fatte da un soggetto, un predicato e un oggetto, e sono quelle che permette di creare il link semantico. per fare questo abbiamo però bisogno di due elementi: le ontologie e vocabolari. le antologie sono (riguarda). ci sono le:
La maniera più semplice per descrivere i metadati è il DUBLIN CORE (nel 95, a Dublin in Ohio i bibliotecari si riunirono con l’intento di schedare i libri in un unico schema). nella versione più semplice comprende 15 elementi: nessuna restrizione, nessun elemento è obbligatorio. elementi ripetibili. l’ordine è irrilevante (è molto versatile).
c’è poi una versione qualificata, dove si possono descrivere più elementi. —--------------------------------------------------------------------------------------------- Lezione 2 - 21/
I principi dei LOD e il modello rdf Nuovo modo di pubblicare. Dobbiamo far sì che il nostro oggetto sia in un posto preciso del web, e che abbia un indirizzo e non un semplice URLL ma un URI (un identificativo, non modificabile) che viene individuato nella rete dai protocolli di rete, gli HTTP URI. bisogna utilizzare una forma di linguaggio, gli RDF. Includendo link ad altri URI.
Le URI (è un indirizzo del web persistente, non cancellabile e modificabile). Nelle URI possiamo inserire una serie di informazioni. Per fare ciò utilizziamo un sistema, RDF (un ontologia, come noi descriviamo vari collegamenti del metadato). E lo facciamo utilizzando un sistema che si chiama statement, dove abbiamo un soggetto, un predicato, e l'oggetto (le cosiddette triplette RDF).
La tripla si esprime con il soggetto (definito anche nodo, dove mettiamo la nostra Uri), ci colleghiamo la freccia che punta il predicato per poi unirsi all’oggetto sotto forma di rettangolo. (quando non si può collegare a nulla). è possibile unire con lo stesso principio più triplette.
Abbiamo dei modi in cui è concettualizzato un ambito del sapere, nell'ambito dei beni culturali vi è un’antologia specifica. Le antologie sono un modo per concettualizzare un determinato dominio.
CHE COSA SONO I GIS? I GIS (geographic information system) possono essere definiti come una combinazione di hardware, software, risorse umane (la nostra testa) e procedure che hanno lo scopo di acquisire, gestire e analizzare referenziati. Si tratta di una definizione data da Goodchild e Kemp. Questi sistemi sono progettati per visualizzare e rappresentare dati geografici Il Gis è basato su:
I GIS organizzano i dati in layer (strati sovrapposti. Abbiamo due tipologie generali di dati:
Ci sono tanti GIS: possono essere proprietari (pagati) o open (liberamente accessibili). QGIS: è open source.
Open: QGIS, e GRASS GIS. Proprietari: ArcGIS, e Territory manager.
ESAME. 3 modalità (un modello gis, modello 3d, database) (ville medicee, influenze linguistiche, dialetti etc… —----------------------------------------------------------------
I FORMATI GIS
I formati vettoriali ESRI Shapefile: si trovano più file, ma su QGIS va applicato il file che termina con “shp”. File prj: memorizza la geolocalizzazione del file File shx: archivia l’indice delle geometrie File dBase (.dbf) memorizza la tabella database e attributi
I FORMATI RASTER
Cos’è QField? è un’applicazione mobile open source (liberamente scaricabile), si presta bene sia per android che per ios. Sviluppata per comunicare direttamente con QGis, e permette una raccolta di dati offline. Essendo legato a QGis, permette di trattare tutti i tipi di geometria su più layer (punti, linee e poligoni).