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La Comunicazione Assertiva in Ambito Scolastico: Un'Introduzione - Prof. Nanetti, Appunti di Psicologia della Comunicazione

comunicazione assertiva in ambito scolastico

Tipologia: Appunti

Pre 2010

Caricato il 03/10/2021

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domenico-casamassi-1 🇮🇹

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LA COMUNICAZIONE ASSERTIVA IN AMBITO SCOLASTICO
Cosa vuol dire assertività
Il termine “
assertività” indica uno stile comportamentale caratterizzato dalla possibilità di
scegliere liberamente come agire, in relazione ai propri desideri e bisogni e
contemporaneamente nel rispetto dei diritti delle altre persone
. Evidentemente, si tratta di
una condizione realizzabile nel momento in cui esiste un equilibrio tra la considerazione per
se stessi e quella per gli altri.
Spesso,
nelle relazioni interpersonali
,
gli individui possono collocarsi nelle posizioni estreme
del comportamento passivo
(in cui si abdica ai propri bisogni e alle proprie opinioni per
privilegiare quelli degli altri) e
del comportamento aggressivo
(in cui il perseguimento dei
propri obiettivi viene portato avanti a prescindere o addirittura a spese delle altre persone).
Entrambi
questi stili comportamentali sono definibili come anassertivi, e possono creare
numerosi problemi di tipo comunicativo e relazionale
.
SCHEMA DEL MODELLO DELLA COMUNICAZIONE ASSERTIVA
Relazioni affettive Relazioni oppositive
di vicinanza di conflitto
socialmente socialmente
inadeguate adeguate adeguate inadeguate
aggressive-passive aggressive- passive
ASSERTIVITA
Schematicamente possiamo individuare due modalità relazionali:
1) le relazioni affettive, di vicinanza e di condivisione e 2) le relazioni oppositive, di
conflitto e di “allontanamento”. Le prime si qualificano come amichevoli, sostanzialmente
basate su un desiderio di piacere e di scambio reciproco. Le seconde sono invece quelle che
hanno alla base una richiesta dell’altro che non si condivide, si basano sul NO e sul rifiuto di
quanto richiesto o offerto.
Nel modello della comunicazione assertiva tali relazioni si possono esprimere con modalità
“socialmente adeguate” assertive o “socialmente inadeguate” anassertive.
L’anassertività si qualifica, in entrambe le possibili relazioni individuate dal modello, come
passive o aggressive.
Quindi esiste una aggressività e una passività sia nelle relazioni oppositive che in quelle
affettive.
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LA COMUNICAZIONE ASSERTIVA IN AMBITO SCOLASTICO

Cosa vuol dire assertività

Il termine “assertività” indica uno stile comportamentale caratterizzato dalla possibilità di scegliere liberamente come agire, in relazione ai propri desideri e bisogni e contemporaneamente nel rispetto dei diritti delle altre persone. Evidentemente, si tratta di una condizione realizzabile nel momento in cui esiste un equilibrio tra la considerazione per se stessi e quella per gli altri. Spesso, nelle relazioni interpersonali, gli individui possono collocarsi nelle posizioni estreme del comportamento passivo (in cui si abdica ai propri bisogni e alle proprie opinioni per privilegiare quelli degli altri) e del comportamento aggressivo (in cui il perseguimento dei propri obiettivi viene portato avanti a prescindere o addirittura a spese delle altre persone). Entrambi questi stili comportamentali sono definibili come anassertivi, e possono creare numerosi problemi di tipo comunicativo e relazionale.

SCHEMA DEL MODELLO DELLA COMUNICAZIONE ASSERTIVA

Relazioni affettive Relazioni oppositive di vicinanza di conflitto socialmente socialmente inadeguate adeguate adeguate inadeguate aggressive-passive aggressive- passive ASSERTIVITA’

Schematicamente possiamo individuare due modalità relazionali:

  1. le relazioni affettive, di vicinanza e di condivisione e 2) le relazioni oppositive, di conflitto e di “allontanamento”. Le prime si qualificano come amichevoli, sostanzialmente basate su un desiderio di piacere e di scambio reciproco. Le seconde sono invece quelle che hanno alla base una richiesta dell’altro che non si condivide, si basano sul NO e sul rifiuto di quanto richiesto o offerto. Nel modello della comunicazione assertiva tali relazioni si possono esprimere con modalità “socialmente adeguate” assertive o “socialmente inadeguate” anassertive. L’anassertività si qualifica, in entrambe le possibili relazioni individuate dal modello, come passive o aggressive. Quindi esiste una aggressività e una passività sia nelle relazioni oppositive che in quelle affettive.

La persona passiva tende infatti ad essere facilmente influenzabile, a voler accontentare gli altri e generalmente fatica ad esprimere le proprie esigenze o le proprie idee. Spesso si tratta di persone con una bassa autostima ed una elevata ansia sociale, che cercano di ottenere l’approvazione degli altri. Se, da un certo punto di vista, l’accondiscendenza e la disponibilità possono apparire utili per essere accettati, dall’altro lato creano forti limitazioni alla libertà individuale e facilmente possono determinare situazioni in cui gli altri tendono ad approfittarsene. Un esempio piuttosto comune è quello della persona incapace di dire di no di fronte alle richieste di favori: è facile intuire come si possa cadere facilmente in un circolo vizioso in cui più una persona è disponibile, più aumentano le richieste.

La persona aggressiva, invece, tende a concentrarsi esclusivamente sui propri bisogni e ad ignorare le conseguenze che i propri comportamenti possono avere sugli altri. Spesso queste persone appaiono poco empatiche e comprensive, e possono utilizzare anche comportamenti coercitivi o minacciosi. In genere incutono timore e spesso ottengono quello che desiderano, ma faticano ad entrare in relazione con gli altri e non ne ottengono la simpatia. Un esempio è quello della persona che tende ad imporre le proprie opinioni in tutte le discussioni, anche alzando la voce, disprezzando le idee altrui e rifiutandosi di assumere il punto di vista degli altri.

La persona assertiva non ha paura di esprimere se stessa (idee, sentimenti, desideri) e di comportarsi in modo da ottenere ciò che desidera, ma sa ascoltare gli altri, tiene in considerazione le loro opinioni, e si muove con fermezza ma anche con rispetto. Generalmente, le persone assertive sono quelle che ottengono veramente la stima degli altri e sono viste come persone decise, con le idee chiare e capaci di farsi rispettare ma anche gentili, comprensive e abili a gestire le relazioni interpersonali. Risulta quindi evidente che l’assertività non è una “via di mezzo” tra la passività e l’aggressività quanto piuttosto una “terza via”, che si rivela il modo più vantaggioso di relazionarsi con se stessi e con gli altri. Comportandosi in modo assertivo ci si sente liberi, a proprio agio ed efficaci; non si rinuncia ai propri obiettivi e quindi si incrementano le possibilità di avere successo e di realizzare i propri desideri. Nello stesso tempo, non ci si sente in colpa verso gli altri, non ci si fa manipolare, non si prevarica nessuno, e questo migliora la propria immagine sociale e la possibilità di coltivare relazioni sincere e soddisfacenti in tutti i campi della propria vita. Qui di seguito viene proposta una tabella che compara i tre differenti stili comprtamentali.

Persona aggressiva Persona passiva Persona assertiva E’ attenta solo a se stessa Raggiunge i propri obiettivi a spese degli altri Prevarica Utilizza metodi coercitivi Tende ad essere ostile ed irata

E’ attenta solo agli altri Non raggiunge i propri obiettivi Permette che siano violati i propri diritti Lascia che gli altri decidano per lei Tende ad essere inibita ed ansiosa

E’ attenta a sé e agli altri Raggiunge i propri obiettivi senza offendere o prevaricare Si fa rispettare senza prevaricare Utilizza metodi motivanti e gratificanti E’ equilibrata nel rapporto con gli altr

ostacoli da superare abilmente. Gli obiettivi dei vari livelli vengono raggiunti intervenendo sia sull'aspetto concettuale, di contenuto, sia sull'aspetto tecnico, riguardante il modo di agire e di comunicare.

In sintesi le potenzialità e i limiti del messaggio assertivo

  • Comunica in prima persona (utilizza il pronome "io"): il messaggio assertivo non accusa l’altro (ad esempio non dice: “Tu hai fatto questa cosa, sei maleducato!”), ma parla in prima persona (ad esempio potrebbe dire: “Io mi sono sentito male in questa situazione!”)
  • E’ onesto (esprime ciò che realmente si sente o si pensa). Parte dal riconoscimento delle proprie emozioni e delle proprie opinioni e le esprime (ad esempio: “Sento che questa situazione mi mette a disagio perchè non mi sento libero/a di esprimermi”).
  • Minimizza i rischi di incomprensione. affermando le nostre posizioni mettimao gli altri nella condizione di conoscere i nostri pensieri, emozioni, desideri e bisogni. In tal modo si evita che gli altri siano costretti a fare supposizioni su di noi, che in molti casi potranno rivelarsi errate (se non mi dici come la pensi o cosa provi potrei provare ad immaginarmelo e non è detto che ci azzecchi! Anzi...).
  • Lo stile assertivo mantiene e favorisce lo scambio comunicativo tra le persone, garantendo una crescente disponibilità al dialogo e al confronto.
  • Non sempre la risposta assertiva è la più adeguata. Saranno le situazioni e le caratteristiche del nostro interlocutore a farci optare per uno stile comunicativo oppure per un altro. Non si auspica l’assertività a tutti costi, con tutte le persone e in tutte le situazioni. Occorre saper scegliere.
  • Possiamo influire sul comportamento altrui soltanto entro un certo limite. Al di là di questo limite il problema non è più nostro ma dell'altro. Per quanto assertiva possa essere una persona, se l’interlocutore non le permette di esserlo, non c'è tecnica che tenga.
  • L'aspetto più apprezzabile dell'affermazione di sé è dato dalla sensazione positiva che si prova quando si esprime se stessi.

I vantaggi dell’assertività in classe Il lavoro dell’insegnante è, senza dubbio, centrato sulla relazione: è infatti nella “cornice” del rapporto con gli allievi che si realizzano la trasmissione di conoscenze e la crescita culturale e umana.

Nel rapporto quotidiano con i propri allievi l’insegnante non è solo trasmettitore di conoscenza, il suo modo di comunicare e di rapportarsi con la classe viene osservato e valutato dagli alunni che possono cosi apprezzare o criticare determinate modalità interattive e, in maniera consapevole o inconsapevole, valutarle o integrarle nel proprio repertorio comportamentale.

Questo è ciò che si definisce "apprendimento per imitazione” (Modeling) e l'apprendimento per imitazione è la forma di apprendimento più efficace. L'insegnante non può evitare di insegnare le abilità comunicative e quindi è necessario che:

  • Si ponga come modello. In questo modo i ragazzi osservano l'insegnante che svolge la sequenza di atti necessari per raggiungere una determinata modalità interattiva.
  • Si ponga come osservatore, in modo da aiutare i ragazzi ad essere consapevoli del tipo di comportamento agito e delle sensazioni provate. Questo permette di aiutarli ad etichettare l'emozione corrispondente.
  • Si ponga come promotore per stimolare il ragazzo ad eseguire una determinata azione presentandogli quella complementare e chiedendogli di compierla.
  • Si ponga come mediatore tra i comportamenti in eccesso e quelli in difetto durante l'interazione. In questo modo è possibile insegnare nuove competenze a chi n’è sprovvisto e ridimensionare i comportamenti sproporzionati.

L’assertività dovrebbe quindi avere un posto privilegiato nella classe scolastica, poiché concorre efficacemente a migliorare il benessere psicologico sia degli insegnanti sia degli allievi, nei seguenti modi.

  • Nella gestione della classe: l’insegnante assertivo ottiene più facilmente rispetto e considerazione, in quanto capace di modulare e di equilibrare l’autorevolezza e l’ascolto attivo;
  • Nel processo educativo: l’insegnante assertivo è un modello per gli allievi, che possono imparare ad intraprendere relazioni positive con gli altri osservando il suo comportamento. Inoltre, avendo questo modello in mente, l’insegnante può consapevolmente favorire e rinforzare i comportamenti assertivi nei suoi allievi, scoraggiando invece quelli troppo passivi o aggressivi;
  • Nell’osservazione sul campo: il modello dell’assertività permette all’insegnante di individuare le persone più fragili o più problematiche e quindi di elaborare delle strategie per aiutarle a migliorare, rendendo più piacevole e positiva l’atmosfera nel gruppo classe;
  • Nei rapporti di lavoro: essere assertivi permette di gestire con più efficacia le occasioni di conflitto, incomprensione o tensione con colleghi e superiori.

Situazione 4: il rimprovero del commesso a.t.a. Il personale a.t.a. del suo piano la ferma e, con tono adirato, la rimprovera dicendole che dovrebbe dare qualche regola ai suoi studenti poiché dopo le sue lezioni i banchi sono sempre in disordine e gli studenti escono dalla classe correndo e sbattendo le porte. Lei………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………. …

Provi ora a capire che tipo di risposta ha dato in ognuna delle situazioni: passiva, aggressiva o assertiva? Tenga conto che ad ogni azione corrisponde una reazione per cui può esserle utile pensare a che tipo di reazione può aver indotto nell’interlocutore con la sua risposta.

SCHEDA METODOLOGICA: SULLA COMUNICAZIONE ASSERTIVA

UNA SITUAZIONE: 3 MODI DI COMUNICARE! 2

In sala professori.Un suo collega vede che lei sta correggendo dei compiti in sala professori e che è teso a completare l'attività prima di riprendere la lezione.

Malgrado ciò, la interrompe, desiderando commentare con lei l'andamento dell'ultima riunione collegiale. Lei, ovviamente, non gradisce l'interruzione e vorrebbe posticipare la discussione.

Ecco allora aperta la scelta verso una delle seguenti tre opzioni.

Stile passivo: "Spero che non te la prenda ma, come vedi, ora sono impegnato a correggere i compiti. Tuttavia, se il problema di cui mi vuoi parlare è davvero urgente, parliamone ora. Vorrà dire che mi porterò il lavoro a casa."

Stile aggressivo: "Non puoi davvero pretendere che smetta di corregge i compiti per sentire le solite cose ci si dicono di queste riunioni collegiali!"

Stile assertivo: "Sarei davvero lieto di commentare con te l'ultima riunione. Ma come vedi,

sono impegnato nella correzione dei compiti, che voglio terminare prima di riprendere le lezioni. Perché non ci sentiamo tra un paio di ore?”

(^2) Esempi tratti da Alberti-Emmons “Ne hai il diritto”

TEST DI DISCRIMINAZIONE RIGUARDANTE GLI STILI DI COMPORTAMENTO PASSIVO,

AGGRESSIVO E ASSERTIVO^3.

PARTE 1: SITUAZIONI TIPO

01-I suoi allievi hanno appena terminato un compito in classe piuttosto difficile e

impegnativo e si stanno rilassando, facendo un po' di rumore. Lei dice: "state zitti una

buona volta! Volete forse che vi dia un altro compito, più difficile del primo?"

02-un collega le ha chiesto di sostituirla in classe per alcune ore l’indomani. Lei non è

disponibile ad accettare tale richiesta e dice: "sì, sicuro. Spero solo che i tuoi studenti non se

ne approfittino."

03-Le piacerebbe far parte del gruppo di lavoro che è stato organizzato per studiare i modi più idonei a migliorare la motivazione e l'apprendimento degli studenti della sua classe. Lei

dice ai suoi colleghi: "è un'ottima iniziativa. Potremo avere finalmente nuove idee per

promuovere la motivazione ed il rendimento degli studenti".

04-A lei, che è preside della scuola, uno degli insegnanti più attivi ha chiesto il permesso di

assentarsi giovedì, perché arriva suo fratello lei, preoccupato per la sostituzione, dice:"mi

piacerebbe darti il permesso, perché sei uno dei pochi che non lo ha mai chiesto. Ma non

mi sarà possibile trovare il tuo sostituto in tempi così brevi. La prossima volta dammi più

tempo".

05-Durante la discussione di gruppo, un suo collega ha avuto una splendida idea sul modo

in cui trattare uno studente particolarmente irrequieto. Lei dice: "Gian Paolo, sei proprio in

forma oggi!”.

06-Lei ha ricevuto una telefonata nella quale le si dice che la riunione sarà spostata dalle 10

del mattino alle 14 del pomeriggio. Lei dice: "cercherò di farcela ed essere puntuale"

07-Durante la riunione del consiglio di classe due colleghi stanno confabulando fra di loro,

mentre un terzo sta presentando una relazione. Lei dice:"volete starvene un po'zitti? sono

forse l'unico stupido ad ascoltare Maria?”.

08-Un collega fa una battuta sarcastica sul fatto che i genitori dei suoi studenti hanno più

volte manifestato stima nei suoi confronti. Lei dice:"bene! Ho capito che questa è la tua

opinione".

09-Uno dei suoi studenti Le ha appena comunicato con tono esasperato che lei non ascolta

mai le loro idee. Lei dice: "sì, è vero".

10-Il suo preside Le ha appena telefonato per complimentarsi per lo splendido lavoro

eseguito dai suoi studenti sotto la sua guida. Lei dice: "non è ancora perfetto. Ci sono molti

problemi da risolvere".

(^3) Tratto da P. Meazzini, “ l'insegnante di qualità"

ammette repliche, chiudendo in tal modo un episodio che avrebbe potuto sfociare in un duello rusticano, o quasi.

09-Che dire della risposta al nono item? anche in questo caso ci manca il contorno, dato dalla comunicazione non verbale. In assenza di questo tipo di dati, la classificazione risulta incerta. Può trattarsi di una risposta assertiva, altrettanto secca quanto la precedente, usato per porre un freno a forme più o meno plateali di aggressività o di autocommiserazione, oppure di una risposta passiva, grazie alla quale si accetta senza alcuna reazione quanto viene affermato dallo studente. La scelta del uno oppure dell'altro tipo di risposta potrà avvenire solo a condizione di poter analizzare tono e volume della voce, orientamento dello sguardo, postura, etc.

10-infine è così alla decima situazione. La risposta in questo caso è passiva, senza alcun dubbio. Essere esprime da parte della persona una totale incapacità di rispondere ai complimenti. È come se questi dicesse a se stesso: "non sono affatto bravo quanto tu pensi. Ho ancora molto da imparare!".

Nel 1992 Gillen ha creato un test per delineare il profilo assertivo di ognuno di noi. Si tratta di un ulteriore strumento che può essere utile a mettere in luce la tendenza dominante che ognuno di noi ha rispetto ai 3 stili comunicativi. Lo proponiamo con questo spirito.

TEST SULL’ASSERTIVITA’ di Gillen (1992).

Per ognuna delle affermazioni qui sotto descritte, scelga uno dei punteggi posti accanto,

tenendo conto che:

4 significa che lei si comporta in quel modo sempre o quasi sempre (dal 90 al 100% delle

volte);

3 significa che lei si comporta in quel modo spesso (dal 50 al 90% delle volte);

2 significa che lei si comporta in quel modo raramente (dal 10 al 50% delle volte);

1 significa che lei non si è mai comportato in quel modo ho solo molto raramente (dallo

zero al 10% delle volte);

1 Ho facilità nel prendermi carico di ogni situazione 1 2 3 4 2 Mi adeguo ai piccoli riti della vita sociale anche se non li condivido 1 2 3 4 3 Quando mi capita di litigare, non altero il volume della voce 1 2 3 4 4 Non ho alcuna difficoltà a fissare una persona a lungo 1 2 3 4 5 Mi sentirei perso se improvvisamente mi si chiedesse di affrontare una emergenza

6 Quando mi sento nervoso mi strofino le mani 1 2 3 4 7 Se la situazione lo richiede non esito ad alzare la voce 1 2 3 4 8 Per farmi strada nella vita non uso né il sarcasmo né l’ironia 1 2 3 4 9 Penso che ogni persona abbia il diritto di comportarsi come meglio crede 1 2 3 4 10 Ho facilità a dire quello che penso, anche quando ciò contrasta col punto di vista degli altri

11 Anche quando sono nervoso, le mani non mi tremano affatto 1 2 3 4 12 Sono piuttosto critico nei confronti delle mie azioni 1 2 3 4 13 Ho difficoltà a guardare dritto negli occhi la persona con la quale sto litigando

14 Per sottolineare un punto particolare della mia argomentazione, non esito a puntare il dito contro uno dei miei interlocutori

15 Sono convinto che tutti dovrebbero comportarsi nei modi richiesti dall’educazione

16 Sono tenace ed in genere raggiungo i miei obiettivi, costi quel che costi 1 2 3 4 17 Quando litigo, so che il tremolio della mia voce mi fa apparire nervoso 1 2 3 4 18 Anche quando ascolto gli altri, sono attento al mio punto di vista 1 2 3 4 19 Anche quando gli altri ottengono da me delle concessioni grazie alla simpatia che m’ispirano, mi assicuro che siano loro a decidere dei loro problemi

20 Sono convinto che lasciar trasparire i propri sentimenti sia utile per creare un buon rapporto

21 Se qualcuno cerca di prendere il sopravvento su di me, gli rispondo per le rime

TEST SULL’ASSERTIVITA’

Analisi dei risultati^5 Nella tabella sottostante e appaiono le seguenti tre colonne: a) voci che indicano comportamenti assertivi; b) voci che indicano comportamenti aggressivi; c) voci che indicano comportamenti passivi. Ciò significa che le affermazioni presentate nel profilo, ad esempio il terzo, ottavo, nono, ecc..., posto misurano il grado della sua assertività. Quelle collocate al primo, quarto, settimo, ecc., posto misurano invece la sua tendenza ad interagire in modo aggressivo. Infine, quelle collocate al secondo, quinto, sesto, ecc., posto misurano una sua eventuale opzione verso la comunicazione passiva. Per ognuna delle voci lei deve trascrivere il punteggio che si è assegnato. Terminata la trascrizione, faccia il totale di ogni colonna. Il confronto dei tre totali segnalerà la sua tendenza dominante. Non si preoccupi se si accorge di essersi attribuito di punti per ognuna delle tre diverse dimensioni. Non esiste, fortunatamente, la persona totalmente assertiva. Il dato importante è rilevare semplicemente la sua opzione complessiva per l'una o per l'altra delle tre modalità di comunicazione.

Voci assertività

Punteggio assertività

Voci aggressività

Punteggio aggressività

Voci passività

Punteggio passività 3 ____ 1 ____ 2 ____ 8 ____ 4 ____ 5 ____ 9 ____ 7 ____ 6 ____ 11 ____ 10 ____ 12 ____ 18 ____ 14 ____ 13 ____ 19 ____ 15 ____ 17 ____ 20 ____ 16 ____ 23 ____ 24 ____ 21 ____ 27 ____ 26 ____ 22 ____ 28 ____ 31 ____ 25 ____ 30 ____ 35 ____ 29 ____ 32 ____ 36 ____ 33 ____ 34 ____

TOTALE ____ TOTALE ____ TOTALE ____

(^5) Tratto da P.Meazzini “ l'insegnante di qualità"

In sintesi le potenzialità e i limiti del messaggio assertivo

  • Comunica in prima persona (utilizza il pronome "io"): il messaggio assertivo non accusa l’altro (ad esempio non dice: “Tu hai fatto questa cosa, sei maleducato!”), ma parla in prima persona (ad esempio potrebbe dire: “Io mi sono sentito male in questa situazione!”)
  • E’ onesto (esprime ciò che realmente si sente o si pensa). Parte dal riconoscimento delle proprie emozioni e delle proprie opinioni e le esprime (ad esempio: “Sento che questa situazione mi mette a disagio perchè non mi sento libero/a di esprimermi”).
  • Minimizza i rischi di incomprensione. affermando le nostre posizioni mettimao gli altri nella condizione di conoscere i nostri pensieri, emozioni, desideri e bisogni. In tal modo si evita che gli altri siano costretti a fare supposizioni su di noi, che in molti casi potranno rivelarsi errate (se non mi dici come la pensi o cosa provi potrei provare ad immaginarmelo e non è detto che ci azzecchi! Anzi...).
  • Lo stile assertivo mantiene e favorisce lo scambio comunicativo tra le persone, garantendo una crescente disponibilità al dialogo e al confronto.
  • Non sempre la risposta assertiva è la più adeguata. Saranno le situazioni e le caratteristiche del nostro interlocutore a farci optare per uno stile comunicativo oppure per un altro. Non si auspica l’assertività a tutti costi, con tutte le persone e in tutte le situazioni. Occorre saper scegliere.
  • Possiamo influire sul comportamento altrui soltanto entro un certo limite. Al di là di questo limite il problema non è più nostro ma dell'altro. Per quanto assertiva possa essere una persona, se l’interlocutore non le permette di esserlo, non c'è tecnica che tenga.
  • L'aspetto più apprezzabile dell'affermazione di sé è dato dalla sensazione positiva che si prova quando si esprime se stessi.

I vantaggi dell’assertività in classe

Il lavoro dell’insegnante è, senza dubbio, centrato sulla relazione: è infatti nella “cornice” del rapporto con gli allievi che si realizzano la trasmissione di conoscenze e la crescita culturale e umana.

Nel rapporto quotidiano con i propri allievi l’insegnante non è solo trasmettitore di conoscenza, il suo modo di comunicare e di rapportarsi con la classe viene osservato e valutato dagli alunni che possono cosi apprezzare o criticare determinate modalità interattive e, in maniera consapevole o inconsapevole, valutarle o integrarle nel proprio repertorio comportamentale.

Questo è ciò che si definisce "apprendimento per imitazione” (Modeling) e l'apprendimento per imitazione è la forma di apprendimento più efficace. L'insegnante non può evitare di

SCHEDE METODOLOGICHE SULL’ASSERTIVITA’ CON GLI STUDENTI

SCHEDA METODOLOGICA: LA COMUNICAZIONE ASSERTIVA A SCUOLA

LA MACCHINETTA DEL CAFFE’

di Luca Ercoli (Ala Milano Onlus)

OBIETTIVI Aumentare la consapevolezza sul proprio modo di comunicare Aumentare la conoscenza di altri stili comunicativi ATTIVITA’ Consegnate ad ogni studente un foglio con scritto:

Un lunedì mattina arrivi a scuola di buon umore, hai passato un bel

week end, hai fatto una bella notte di sonno, sei sveglio ed energico

per affrontare le lezioni della mattinata.

Alle 11.25 finalmente suona l’ intervallo e siccome hai una gran sete

esci dall’ aula per recarti alle macchinette presenti nella scuola.

Quando arrivi ti accorgi che c’è un po’ di fila, quindi ti apposti in buon

ordine dietro i compagni che ti precedono e aspetti con pazienza.

Intanto la sete inizia a farsi sentire più insistentemente…

Finalmente arriva il tuo turno, ti appresti ad inserire le monetine nella

macchinetta quando all’ improvviso spunta un ragazzo che , saltata la

fila, ti dice : << Oh !! Spostati che devo prendere una Coca Cola !!!!

Che sensazione provi davanti a questa provocazione?

Come ti comporti? ( Descrivi cosa faresti in tale situazione provando anche a riportare le frasi che diresti a questo ragazzo prepotente )

Che sensazione provi dopo aver agito?

Rilettura della situazione: ritirate in forma anonima i fogli, disponete la classe in cerchio (se non lo è già), mischiate i fogli e leggeteli.

Potrebbero emergere:

differenti sensazioni provate nella situazione (rabbia, paura, non rispetto, senso di ingiustizia),

differenti modi di reagire ad una situazione limite come quella descritta (reazioni passive, aggressive o assertive). Spesso capita che, a seconda delle dimensioni del bullo, possano essere passive o aggressive (es.:”Se è più piccolo di me lo insulto, se è più grande lo faccio passare!”).

differenti modi di sentirsi dopo aver agito (soddisfatti, insoddisfatti, a posto con se stessi o meno, etc)

La discussione seguente può andare in molte direzioni. Al docente (secondo la modalità del gruppo di discussione), il compito di condurla facendo brevi sintesi su ciò che emerge.

Potete dare un feed back sulle macro-tendenze di risposte e vissuti (es. La maggior parte di voi hanno reagito in questo modo....)

-Incoraggiate la speculazione e il fare ipotesi su possibili reazioni alternative (es. Quali altri modi di reagire ci potrebbero essere in una situazione come questa? A cosa porterebbero?) oppure potete far notare che ad ogni azione corrisponde una reazione e ragionare su ciò che quella situazion ci ha scatenato e ciò che, a nostra volta produciamo (es. se siamo aggressivi cosa produrremo? Se siamo passivi cosa produrremo? Cosa succederebbe se tutti reagissimo aggressivamente? Che escalation ci sarebbe? E se reagissimo tutti passivamente?)

Può essere molto utile al gruppo se il docente se la sente di raccontare degli episodi della propria vita o della propria quotidianità dove gli è capitato o gli capita di reagire in modo passivo o aggressivo (es. al semaforo, in fila, al supermercato, allo stadio, in famiglia). In questo modo può emergere l’umanità di certi comportamenti (anche laddove li si reputa inopportuni a posteriori) che non devono creare sensi di colpa o ulteriori blocchi: anche gli adulti sbagliano! Gli incidenti di percorso non inficiano la direzione che si è scelto di prendere (nel nostro caso l’assertività), così come quando si impara ad andare in bici si cade e ci si rialza.

Questa attività può essere abbinata ad altre sulla comunicazione assertiva. (ad es. presentando agli studenti la tabella comparativa sui tre stili di comportamento e chiedendo agli studenti di riflettere su qual’è generalmente il loro modo di comportarsi nei differenti ambiti della loro vita: come mi comporto a casa con i miei genitori? E con i miei fratelli? E con i miei compagni? E con i miei professori?). Un altro modo può essere quello di presentare e vedere con il gruppo i diritti assertivi e collegarli ai 3 stili di comunicazione (di quali diritti non tengo conto se ho unna comunicazione aggressiva? Etc.)

VARIANTI -Mettete gli studenti a coppie e fate fare ipotesi insieme.

  1. esposizione degli effetti concreti e tangibili che quel comportamento ha sul nostro lavoro;
  2. i sentimenti che proviamo a riguardo;

Rispetto ai sentimenti provati, è importante valutare se è opportuno manifestarli in un dato contesto.

ascoltare dai tuoi compagni.. così mi sarà

difficile terminare la lezione che avevo

programmato (esposizione degli effetti

concreti sul nostro lavoro); sto facendo

molta fatica (espressione dei sentimenti).”

In questo caso è possibile che si stiano provando sentimenti di rabbia, disagio, frustrazione. Bisogna valutare la situazione e decidere cosa e come esprimerli.

Altre volte invece, il comportamento dell'altro può, a nostro avviso, avere conseguenze negative per egli stesso, e saranno queste conseguenze che noi segnaleremo.

Questo tipo di messaggio lascia all'altro la libertà di decidere se modificare o meno il suo atteggiamento o comportamento.

Ad esempio: "arrivare tardi alla lezione tutti

i giorni, ti impedisce di condividere con gli

insegnanti e i compagni parte delle lezioni;

questo potrebbe causarti delle difficoltà nel

capire le cose che stai studiando o nel sapere

quello che devi fare per la prossima volta."

Nel caso in cui riteniamo utile segnalare il possibile comportamento adeguato dovremo farlo sotto forma di desiderio o di invito, e non di ordine o comando.

Il non verbale nella comunicazione^6 : incide e come!

di Chiara Caravà Ala Milano Onlus

Per comunicare l'uomo utilizza simultaneamente diversi sistemi comunicativi: il linguaggio verbale, quello delle parole, e il linguaggio non verbale, quello del corpo. Il corpo infatti parla, trasmette significati, emozioni, comunica atteggiamenti, e soprattutto sentimenti. Fare un uso corretto dei segnali non verbali, essere capaci di riconoscerne il significato e le finalità, fa parte di quel bagaglio di abilità comunicative che completano la panoramica su questa skill. Si tenga presente che numerosi studi segnalano che l’80% della comunicazione è non verbale. Messaggi non verbali di diniego o disinteresse rischiano di inficiare inconsapevolmente la relazione insegnante-alunno.

Ecco alcune funzioni della comunicazione non verbale

- Esprimere emozioni: I segnali non verbali possiedono maggiore efficacia

comunicativa e veridicità rispetto al linguaggio verbale. È il volto il canale che comunica le maggiori informazioni, e il tipo di emozione provata, anche se è il canale più controllato; voce e corpo lo sono meno, e possono comunicare molte informazioni soprattutto sulle intensità delle emozioni.

(^6) Per approfondimenti rimandiamo a Marmocchi P., Dall’Aglio, Zannini M. Educare le life skills, Erikson,

Trento 2004.

  • Comunicare atteggiamenti interpersonali: I segnali non verbali che ci parlano del rapporto tra le persone, possono essere spontanei o controllati. Generalmente gli atteggiamenti negativi sono più controllati. Esistono due dimensioni principali per classificare gli atteggiamenti interpersonali: amichevole- ostile (volto sorridente o espressione vaga, vicinanza più o meno stretta, timbro e tono di voce più vivaci o voce bassa, ecc.) dominante – sottomesso (tono di voce grave, tendenza ad occupare più o meno spazio, espressione del volto severa o sguardo basso, etc...).
  • Presentare se stessi: Dato che durante le interazioni i soggetti scambiano informazioni su se stessi, ognuno cerca di presentarsi nel modo che ritiene migliore, curando (o meno) il proprio aspetto esteriore. In questo caso le persone possono agire in modo calcolato cercando di manipolare le impressioni dell'altro, adottando atteggiamenti o simboli caratteristici di un certo ruolo.
  • Sostenere, modificare, completare, sostituire il discorso: Gli elementi non verbali, di tipo non vocale (es. gesti, postura, sguardo) o vocale (es. intonazione, pause) accompagnano e arricchiscono il messaggio verbale, in quanto possono funzionare da sostegno, modificazione e completamento della comunicazione. In alcuni casi, la sostituiscono del tutto. Questi elementi non verbali, regolano l'interazione: permettono l’alternarsi dei turni di parola e forniscono un importante feedback di informazioni su quello che si sta comunicando e sull'interesse-comprensione dell’interlocutore. Infine, forniscono informazioni sul tipo di relazione in corso tra i parlanti.

Ecco alcuni elementi della comunicazione non verbale  L’aspetto esteriore: Conformazione fisica, abiti, trucco, acconciatura, etc.  Il volto: Caratteristiche fisiche, ed espressioni.  Lo sguardo.  La voce e gli aspetti non verbali del parlato: Importanti indicatori veritieri dei reali stati emotivi e degli atteggiamenti interpersonali.  Il comportamento spaziale: Movimenti del corpo nell'ambiente fisico, livello di contatto fisico, postura, gestione dello spazio personale.  Il contatto corporeo: È la forma più primitiva di comunicazione sociale. Assume diverse forme a seconda delle persone, del tipo di rapporti, delle situazione e delle culture. Il contatto esprime il grado di intimità, il legame personale, gli atteggiamenti e le relazioni di status tra le persone. È importante prestare attenzione anche

all’autocontatto, ovvero quei piccoli contatti con il proprio corpo, agiti per darsi

sostegno e conforto (es. toccarsi i capelli, il mento, etc.).  La vicinanza-distanza: Lo spazio tra gli individui durante l'interazione, è un segnale significativo dal punto di vista sociale: esprime informazioni relative all'intimità, alla dominanza e a i ruoli sociali. Maggiore vicinanza fisica esprime maggiore intimità e gradimento reciproco, anche se l'eccessiva vicinanza può provocare disagio. Anche l'eccessiva distanza può provocare disagio, pertanto è necessario stabilire un equilibrio tra le due.  Orientamento nello spazio: ovvero la Postura, cioè la posizione del corpo (eretto, distesa, seduta, etc.) può riflettere uno stato d'animo, un atteggiamento, il ruolo e lo stato sociale. La dominanza, ad esempio, si esprime con postura eretta, mani sui fianchi, testa all'indietro. Oltre alla postura vi sono i movimenti del corpo e gesti. I più importanti sono quelli prodotti con le mani, poi quelli del capo e le espressioni facciali. Sono segnali molto influenzati dalla socializzazione e dalla cultura.