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Antropologia Criminale e Cinema Italiano: Crimine e Mafia - Prof. Spina, Appunti di Sociologia della Devianza e della Criminalità

L'antropologia criminale e la sua rappresentazione nel cinema italiano del dopoguerra. Analizza come il cinema civile di francesco rosi abbia contribuito alla ricostruzione critica degli eventi, riattivando la memoria e diffondendo un sapere critico. Vengono esaminate le figure emblematiche di eroi contro il crimine e le questioni sociali del meridione, come l'emigrazione e i delitti passionali. Anche l'evoluzione della criminalità urbana e l'abuso di potere, culminando con l'analisi della tv-verità e del suo impatto sulla percezione della mafia e della lotta contro di essa. Infine, si discute il ruolo del cinema nel denunciare le collusioni tra poteri politici e attività criminali, offrendo una riflessione sulla società italiana e le sue contraddizioni. Una panoramica completa e critica delle rappresentazioni cinematografiche della criminalità e della mafia in italia, analizzando le figure emblematiche, le questioni sociali e l'evoluzione del fenomeno nel corso del tempo.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 14/07/2025

DesireMelpignano
DesireMelpignano 🇮🇹

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La criminalità e la mafia sono una componente forte sia della storia che
dell’immaginario del nostro paese: molti sono i film, programmi tv, romanzi, libri,
canzoni che ne trattano.
Innanzitutto, c’è da fare una distinzione: il criminale è colui colpevole di delitti gravi
nei confronti di singoli o della collettività e può essere inserito in diverse categorie.
L’antropologia criminale consiste nell’esaminare il criminale in rapporto alla sua
costituzione organica e psichica: vi è dunque una correlazione tra anomalie fisiche e
l’inclinazione immorale. In base a ciò, distinguiamo differenti tipi di criminali:
Abbiamo il criminale nato quindi una criminalità “per natura”, quello abituale quindi
una criminalità per scelta o stile di vita, uno occasionale quindi una criminalità come
evento puntuale e il criminale di guerra come comportamento assunto in una
situazione specifica.
La produzione cinematografica ci fornisce una prima mappa dell’immaginario del
crimine nell’immediato dopoguerra, anche il romanzo d’appendice e il melodramma
occupano un posto di rilievo, in attesa che si affermi il neorealismo.
Con “Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi nasce il cosiddetto “cinema civile” nel
1960 circa.
Secondo Rosi il cinema era interpretato come una forma di testimonianza, di
partecipazione e di impegno che offriva il suo contributo nella ricostruzione critica
degli eventi al fine di: riattivare la memoria dei fatti, degli eventi; rinnovare la pietas
e il compianto delle vittime; diffondere un sapere critico e un movimento delle
coscienze; innescare un senso di ingiustizia, di indignazione; desiderio di riscatto.
Il cinema di impegno civile: narra, informa, spiega e inoltre ristabilisce la memoria
offrendo una forma attiva di VIGILANZA DEMOCRATICA.
Nel suo cinema si possono ritrovare tematiche ricorrenti nel periodo del dopoguerra
in Italia quali: difficoltà di una certezza sulla dinamica degli eventi e dunque un senso
di smarrimento, di incertezza, alimentata da una mancanza di fiducia nelle istituzioni
che appaiono opache e distanti e il rapporto tra la fatidica location: la Sicilia.
Attraverso queste varie forme di comunicazione, si può attingere ad una conoscenza
riguardo al tema della criminalità e della mafia, ampia e ambivalente.
Ad esempio, il cinema trattata di grandi figure storiche come Dalla Chiesa o Falcone e
Borsellino, potenti uomini che hanno segnato la storia con la loro lotta alla mafia e la
sconfitta del terrorismo.
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La criminalità e la mafia sono una componente forte sia della storia che dell’immaginario del nostro paese: molti sono i film, programmi tv, romanzi, libri, canzoni che ne trattano. Innanzitutto, c’è da fare una distinzione: il criminale è colui colpevole di delitti gravi nei confronti di singoli o della collettività e può essere inserito in diverse categorie. L’antropologia criminale consiste nell’esaminare il criminale in rapporto alla sua costituzione organica e psichica: vi è dunque una correlazione tra anomalie fisiche e l’inclinazione immorale. In base a ciò, distinguiamo differenti tipi di criminali: Abbiamo il criminale nato quindi una criminalità “per natura”, quello abituale quindi una criminalità per scelta o stile di vita, uno occasionale quindi una criminalità come evento puntuale e il criminale di guerra come comportamento assunto in una situazione specifica. La produzione cinematografica ci fornisce una prima mappa dell’immaginario del crimine nell’immediato dopoguerra, anche il romanzo d’appendice e il melodramma occupano un posto di rilievo, in attesa che si affermi il neorealismo. Con “Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi nasce il cosiddetto “cinema civile” nel 1960 circa. Secondo Rosi il cinema era interpretato come una forma di testimonianza, di partecipazione e di impegno che offriva il suo contributo nella ricostruzione critica degli eventi al fine di: riattivare la memoria dei fatti, degli eventi; rinnovare la pietas e il compianto delle vittime; diffondere un sapere critico e un movimento delle coscienze; innescare un senso di ingiustizia, di indignazione; desiderio di riscatto. Il cinema di impegno civile: narra, informa, spiega e inoltre ristabilisce la memoria offrendo una forma attiva di VIGILANZA DEMOCRATICA. Nel suo cinema si possono ritrovare tematiche ricorrenti nel periodo del dopoguerra in Italia quali: difficoltà di una certezza sulla dinamica degli eventi e dunque un senso di smarrimento, di incertezza, alimentata da una mancanza di fiducia nelle istituzioni che appaiono opache e distanti e il rapporto tra la fatidica location: la Sicilia. Attraverso queste varie forme di comunicazione, si può attingere ad una conoscenza riguardo al tema della criminalità e della mafia, ampia e ambivalente. Ad esempio, il cinema trattata di grandi figure storiche come Dalla Chiesa o Falcone e Borsellino, potenti uomini che hanno segnato la storia con la loro lotta alla mafia e la sconfitta del terrorismo.

I film che trattano la storia di questi uomini come “Cento giorno a Palermo” oppure “I giudici”, offrono una figura dell’uomo di uno stato ambiguo avviato al sacrificio, sostanzialmente solo, che lotta contro il tempo e il suo stesso ambiente. La figura di un uomo che rifiuta la via facile dell’accomodamento e del quieto vivere ma che lotta con tutto sé stesso, considerando la lotta alla mafia non tanto una questione sociale, di affermazione della giustizia, ma quanto questione privata, in un ambiente in cui le istituzioni abbandonano l’uomo. Questi uomini assumono così il carattere di eroi civili e mediali. Pasquale Scimeca ne “Il convitto Falcone” sottolinea i valori di onestà di Falcone i quali sono iscritti sui muri dell’Istituto e il desiderio di conversione del protagonista e dello spettatore. Da questi film si ricava anche una forte sicilianità: le tradizioni, l’amicizia virile e le conversazioni sulle “femmine”. Dunque, se da un lato ritroviamo la figura emblematica dell’uomo eroe contro il crimine e le ingiustizie, dall’altro lato troviamo la figura del corrotto/corruttore al quale ne partecipa. Nell’immediato dopoguerra, infatti diverse furono le questioni che coinvolsero il meridione: innanzitutto la questione dell’emigrazione meridionale (Rocco e i suoi fratelli) in cui le famiglie tentavano di restare unite per affrontare la nuova realtà ma che vengono alla fine inghiottite dal potere disintegrante di quest’ultima, che culmina nell’omicidio. Un’altra questione sono i delitti passionali in ambiente “rusticano” con cupe faide famigliari. Si parla di delitto d’onore, ambienti in cui vi è un’importanza rilevante più per le leggi della passione che per quelle del Codice penale. Infatti, il vero criminale risulta colui che infrange queste leggi e tradisce i patti sacri dell’amore e della passione. Durante il periodo del Neorealismo, si mette in scena come nel film “La paga del sabato”, un tema che ha toccato moltissimi uomini reduci di guerra. Questi uomini disadattati alla vita “normale”, borghese, eroi che non ce la fanno a tornare indietro alle loro origini. Figure esposte alla crisi se assumono in sé la crisi che attraversa l’intera nazione. In questo ambiente la famiglia non è più il luogo mitico dell’infanzia ma uno spazio alimentato da tensioni e sentimenti contraddittori amore-odio.

Per quanto riguarda Milano invece fu protagonista nel dopoguerra, dell’inurbamento e dell’emigrazione interna in cui ci fu un’acutizzazione dei problemi del singolo e della collettività. In questi anni, inoltre, si rivive anche una sorta di “Disagio generazionale”: in “Ragazzi di vita”, il tema centrale attorno a cui ruota l’interesse dei giovani è il denaro, la fame e il sesso. Giovani che vivono reazioni esasperate e violente alle trasformazioni e alle crisi della società in cui il gesto criminale non è la causa di una momentanea esplosione di follia individuale, ma nella diffusione di un senso di follia collettiva ereditata dal passato e trasformatasi in un comportamento spregiudicato e aggressivo. LA MAFIA: Massimo Onofri nel suo saggio riguardante il romanzo il “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, mostra la situazione della società siciliana e della presenza “tradizionale” della mafia; le alleanze che stipula con il ceto emergente in cui anche gli uomini d’onore accettano senza troppe difficoltà delle “riparazioni” economicamente convenienti. La Sicilia, paese dove i pozzi vengono utilizzati sia per mantenere l’acqua che per nascondere i sequestri o occultare cadaveri e dove anche figure importanti come principi si abbandonano alle leggi della corruzione. I temi più ricorrenti nel cinema e che si ritrovano nella questione “mafia” sono: le alleanze tra mandanti della “buona società” ed esecutori materiali, la collusione tra poteri politici e dell’attività camorristica, il nodo nella grande criminalità tra politica e affari. Leonardo Sciascia ne “Il giorno della civetta” riporta un ragionamento contemporaneo sulla mafia. Il romanzo è ispirato all’assassinio del sindaco Miraglia si può rintracciare la situazione tipica dei delitti criminali: il delitto in pieno giorno, l’energica azione investigativa, i meccanismi di controllo mafioso sull’economia, il ritratto della società mafiosa dove il capomafia è il prototipo della vecchia mafia. Qui compare un’altra figura criminale: il PADRINO DURO E SPIETATO caratterizzato da un “sentire mafioso”: menzogna, ipocrisia, paura e omertà. Immagine del delitto compiuto per motivi passionali e le collusioni tra potere e affari.

A partire dagli anni 60 si sviluppa il cinema della violenza in cui le nuove forme di criminalità riguardano il contesto urbano: inizia l’industria della rapina, l’organizzazione in bande, l’uso di armi moderne e sofisticate e i sequestri. Negli anni 70 Lizzani porta in scena gli scheletri nell’armadio delle classi alte. Si inizia a parlare della diffusione della mafia nel nord d’Italia, il racket della prostituzione minorile e le squadre giovanili fasciste a Milano. Petri elabora una sorta di psicoanalisi del potere e delle sue aberrazioni, abbiamo una nuova figura cioè il POLIZIOTTO CRIMINALE-ASSASSINO condannato all’innocenza. Tema dell’ABUSO DI POTERE: magistratura e palazzi di giustizia coinvolte in insabbiamenti e corruzioni. Nel giallo sociale il tema della mafia e della criminalità viene vissuto come una condizione universale, che tocca la società intera, che provoca una destabilizzazione generale, che non rimane circoscritta in certi ambienti privati. Inoltre, si denuncia il carattere ambiguo delle aule dei tribunali e dell’azione delle forze dell’ordine che un tempo avevano il compito di ricomporre ordine ed equilibrio, ma che adesso denunciano un disordine permanente. FIGURA DEI POLIZIOTTI (forze dell’ordine) IMPOTENTE, AVVILITA, DA ESECUTORI DELL’ORDINE A COLORO CHE SONO ASSORBITI NEL DISORDINE. Negli anni 80 si sviluppa il fenomeno della TV-VERITA’ che rappresentava il tentativo di RACCONTARE LA REALTA’ CON LA REALTA’: la televisione era un mezzo attraverso cui si poteva rendere visibile fenomeni o aspetti della vita sociale tenuti all’ombra ; promuove una presa di coscienza civile e usa i suoi mezzi per intervenire insieme agli spettatori. -Non solo rappresenta la realtà ma la MODIFICA; -Sovrappone elementi di spettacolarità FINZIONE a elementi di REALTA’; -Riporta la realtà del mondo dell’emarginazione, della marginalità e della microdelinquenza; -Mostra l’azione delle forze dell’ordine; -Mette in scena il racconto delle storie direttamente da parte dei “carnefici”; -Pubblicizza il processo e dona visibilità.