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Le teorie della comunicazione di massa, concentrandosi sulla scuola di toronto, la scuola di francoforte e la teoria della coltivazione. Analizza l'influenza dei mezzi di comunicazione di massa sull'opinione pubblica, il ruolo dell'industria culturale e gli effetti a lungo termine dei media. Una panoramica completa di questi concetti, offrendo spunti di riflessione e approfondimento.
Tipologia: Dispense
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12 ottobre Pink floyd - high hopes video con un’importante pluralità di significati. Dobbiamo capire quali sono quei segni che noi intercettiamo e che danno significato alla nostra realtà quotidiana e quali sono i segni a cui spesso invece non diamo importanza. Cos’è un mito? Qualcosa che l’uomo utilizza per spiegare ciò che non è dicibile. Il mito è un termine che può assumere una connotazione più contemporanea. Cos’è un mito contemporaneo, esistono? Facendo un passo in dietro e parlando di immagini, di segni che si caricano di una pluralità di sfumature semantiche. Semantica= disciplina che studia i significati delle parole Semiotica = disciplina che studia i segni Riprendendo la lezione precedente dicevamo che da Blumer fino a Cooley passando per George Mead i simboli sono molto più importanti di quanto avessimo mai pensato, questo era noto già dal
prestiamo attenzione). Noi siamo chiamati istintivamente a dare importanza a determinate cose ma dipende dal nostro stato di tensione di coscienza
province di significato, cioè ci sono dei momenti in cui ci troviamo in dei contesti in cui ci sono delle norme, dei valori, delle credenze, su cui noi possiamo sospendere un’ogni tipo di dubbio e le incameriamo. Epoché= concetti cardine della sociologia di Shutz, è un assunto fenomenologico che indica la sospensione del dubbio tipica degli stili cognitivi delle diverse province finite di significato rispetto alla esistenza, la coerenza e la validità di alcuni elementi che la compongono.
deve avere una configurazione nel tempo e nello spazio, cioè ciascuno di noi vive i luoghi in cui vive nei momenti in cui quei luoghi vengono vissuti. Tutto ciò ha a che fare ancora una volta con i segni, i simboli. Quindi parliamo della Dialettica tra spontaneità e calcolo, ma tutte le nostre interazioni sono caratterizzate da questa ambivalenza, tra veridicità e finzione, tra calcolo, pianificazione e chiarezza, spontaneità, tutto questo ha a che fare con il linguaggio e con ill rapporto tra linguaggio e significati. (Titolo del 4 capitolo)
La semiotica è quella scienze che studia i segni, studia la significazione, ovvero la relazione che associa un segno (una parola, un gesto, una convenzione) a un significato, basata su quell'insieme di condizioni che ne determina il senso. In tutto ciò, non si tratta di capire cosa dicono questi segni, ma come lo dicono. Roland Barthes grande semiotico ha saputo costruire una teoria sui segni nel suo libro del 1957 “Miti d’oggi”. Saussure è il pioniere di questa scienza, proviene da studi linguistici e ci da la definizione di segno come un’unità indissolubile di due elementi: significante e significato. Ogni segno può acquistare uno due o più significati connotativi rispetto al significato denotativo di base. Esempio: il tricolore italiano si carica di tutta una serie di significati plurimi che rimandano alla sua connotazione perché ogni segno, che si compone di un significato e un significante, può acquistare uno o più significati connotativi rispetto al significato denotativo di base. Per denotazione intendiamo il rapporto tra la parola e l' oggetto che vuole significare, è il significato a grado zero; la connotazione invece indica il significato accresciuto, espanso nascosto (metaforico) di una parola che si riconduce alle nostre province finite di significato e al modo in cui viviamo al loro interno. La SEMEIOTICA riguarda la dimensione medica La SEMIOLOGIA rimanda a quella scienze che si concentrava sul segno linguistico 18 ottobre (da pag 64)
Processi convenzionali tramite cui attribuiamo significato alle cose che vediamo i padri fondatori della semiotica sono Saussure e CHARLES SENDERS PEIRCE : Per Saussure il segno è il prodotto della convergenza di un significante e di un significato: egli è il padre della linguistica strutturale. Abbiamo segni non intenzionali e segni intenzionali Il corso di linguista generale è un’opera importante della cultura del 900, è un lavoro che non è stato scritto da lui ma messa insieme dagli appunti dei suoi studenti. Esso rappresenta sul fondamento della semiotica e della linguista strutturale (per struttura ci facciamo ad una corrente linguistica ma anche filosofica come Umberto Eco, che nel 1972 pubblicava La struttura assente : la ricerca semiotica e il metodo strutturale). Da un lato abbiamo secondo Saussure un concetto che chiameremo significato e dall'altra avremo l'immagine acustica che rappresenta il significante , l'immagine acustica non è il suono in sé ma è un impronta psichica determinata dai nostri sensi.
Oggi parleremo proprio di Roman Jacobson fondatore delle funzioni del linguaggio e importantissimo linguistica che si è occupato fondamentalmente di linguistica applicata alla comunicazione (Jacobson da pag 72) Innanzitutto, a Jacobson dobbiamo un primo tentativo di disegnare il modello della comunicazione molto noto e celebre che prevede l'esistenza di un canale. Secondo Jacobson per comunicare è necessario avere qualcuno che comunichi cioè che ci sia un mittente e un destinatario (e un codice—>lingua). Le nostre interazioni avvengono o avverrebbero in un contesto (in presenza oppure no). Abbiamo un destinatario, un mittente, un messaggio, un codice, un contesto è un contenuto (messaggio). mittente: il soggetto dotato dell'intenzionalità e delle competenze per fare avvio alla comunicazione. Egli opera la codifica del messaggio e lo trasmette orientandolo verso qualcuno (destinatario) destinatario: è il soggetto al quale è indirizzato il messaggio. Egli decodifica e interpreta il messaggio stesso.
Quindi ricevente e destinatario non sono la stessa persona. Differenza tra ricevente (qualcuno che riceve qualcosa anche per errore) e destinatario (colui che deve ricevere il messaggio) Il codice: Jakobson parla di un codice interamente o parzialmente comune al mittente e al destinatario per fare sì che il destinatario sia in grado di decifrare e comprendere il messaggio, altrimenti la comunicazione non può avvenire. Però può accedere nel corso della comunicazione che l'area di condivisione del codice si ampli con delle informazioni. Il destinatario può essere informato del mittente circa le regole comunicative che egli non conosce per comprendere appieno la comunicazione. il messaggio è un testo nella sua accezione più ampia, esso e strutturato secondo le regole del codice e trasmesso attraverso il canale. In pratica e il cuore della comunicazione. il contatto/canale: sarebbe il supporto fisico attraverso il quale il messaggio può essere veicolato, ma può essere anche la connessione psicologica che rende possibile la comunicazione. il contesto: non è solo l'ambiente nel quale si svolge la comunicazione o l'ambito tematico a cui si riferisce la comunicazione ma esso è soprattutto il "mondo di riferimento" nel quale sono contenuti gli oggetti cui il messaggio si riferisce. Il contesto contiene ciò di cui si parla nel messaggio e stabilisce i legami tra il messaggio e il codice. Per questi motivi anche il contesto come già il codice deve essere almeno parzialmente, condiviso tra mittente e destinatario. FUNZIONI COMUNICATIVE:
quando il messaggio è prevalentemente orientato al contesto cioè quando mette in evidenza ciò di cui si parla (esempio tabellone con orari dei treni). Non dobbiamo essere però troppo sbrigativi e pensare che i messaggi svolgano una sola delle funzioni.
messaggio è orientato al mittente, quando appunto il mittente non si focalizza sul destinatario ma sulla propria situazione emozionale. Per esempio la parola Ti amo che non
rappresenta una trattazione sull'amore perché altrimenti sarebbe referenziale ma questa parola è l'indicazione di uno stato d'animo.
differente dal ricevente). È proprio quella in cui il mittente manifesta l'intenzione di modificare, tramite il messaggio, il comportamento del destinatario; il messaggio è orientato al destinatario. Sono infiniti gli atti comunicativi con i quali si cerca di influire sul comportamento del destinatario, per esempio, gli ordini le suppliche e le concessioni: tutti cercano di indurre nell'altro un'azione prevista dal mittente. (Invitiamo o imponiamo a qualcuno di fare qualcosa es. Sbrigati! vai a comprare il pane…).
capacità di orientare l'attenzione su sé stesso e sui suoi meccanismi. Praticamente siamo davanti ad una funzione poetica quando il suono o la forma del messaggio colpiscono più del contenuto. Per esempio, se ascoltassimo musica rap in inglese o qualcuno che recita una poesia.
riflessione sul codice con cui i messaggi si formulano. Cioè quando impariamo la grammatica o quando chiediamo a qualcuno il significato di una parola siamo in una situazione metalinguistica. Sto usando il linguaggio per spiegare il funzionamento del linguaggio stesso, per esempio, quando usiamo una metafora, una metonimia, una sineddoche...
qualcosa ma semplicemente verifichiamo che la comunicazione sia possibile cioè che il canale sia aperto e funzionante. Esempio quando al telefono facciamo "pronto porto, mi senti?". Ha a che fare proprio con l’efficienza o meno dei nostri canali comunicativi. 25 ottobre INTRODUZIONE: Rem-everybody hurts il video ci mostra l'incomunicabilità: nonostante siamo in un mondo sempre connesso e siamo sempre in contatto tra noi, questo non è sempre così. Dobbiamo abituarci a considerare il prodotto culturale come risultato a volte di un processo di elaborazione. Quando si è nella massa (tema principale del cap.5) è molto probabile che ci si senta da soli o isolati ma, nel magma del traffico, ci sono tante singole realtà umane ed anche nel caos ci si può guardare/percepire in maniera asettica. Prendiamo come spunto il video di Fellini (8 e mezzo), nella scena iniziale lo spettatore non sa cosa sta vedendo e non è in grado di distinguere il reale dal non. Tutto questo ha a che fare con la comunicazione di massa. PROBLEMA DELLA CODIFICAZIONE Il problema principale che ci si poneva era quello di trovare una modalità per codificare, e quindi rendere comprensibili, i contenuti e, in questo senso, le prime forme di scrittura rappresentarono una svolta significativa. PROBLEMA DEL TRASPORTO (del messaggio) Un altro problema era quello di veicolare un messaggio da un territorio all’altro (nello spazio e/o nel tempo) in quanto decodificare e trasmettere non sono dei processi semplici; Un grande studioso di scrittura antica, sacerdote gesuita (allievo di Marshall Mcluhan), Walter Ong (a cui dobbiamo il libro Orality and Literacy del 1982), prese le mosse dalle civiltà antiche (es. fenici, egiziani), e ne evidenziò l’evoluzione del rapporto tra oralità e scrittura. Ong ha analizzato le conseguenze del passaggio da un mondo in cui veniva privilegiata la modalità di trasmissione orale del sapere a quello in cui invece si è iniziato ad affermare l’uso della scrittura. È evidente che se in una civiltà domina l’udito, in una civiltà in cui regna la scrittura, domina evidentemente la vista.
In questo contesto quindi, ci dice Marco Centorrino, le autorità ecclesiastiche iniziarono ad esercitare varie forme di censura: La congregazione dell’indice (dei libri) nasce nel 1571 per opera di Papa Pio V. Parliamo dei libri ritenuti proibiti. Quindi è un momento topico che fu poi abolito del 1917 da Benedetto XV. Dopo averci parlato di questo rapporto tra media e modernità il secondo aspetto di cui ci parla Centorrino riguarda la comunicazione di massa. Per quanto riguarda il funzionamento di questa, prendiamo il modello di Shannon-Weawer, due matematici statunitensi che creano questo modello matematico sulla comunicazione di massa e che fu uno dei primi e più celebri modelli che si studiano nell’ambito della mediologia e nell’ambito della sociologia di massa. Formulato nel subito dopo guerra, precisamente nel 1949. Innanzitutto, l’emittente elabora e invia un messaggio. Abbiamo il messaggio, abbiamo il mezzo o canale di comunicazione attraverso cui il messaggio viene veicolato, e abbiamo colui che riceve. Ci ricorda Goffman in “Forme del Parlare” che non sempre il destinatario di un messaggio è anche il ricevente. Nel senso che se mi trovo a parlare con una persona e nel mentre passa qualcuno che sente quello che sto dicendo, quest’ultimo “ha ricevuto il messaggio” ma non è certo il destinatario. Il messaggio: Mcluhan ci ricorda che il medium è il messaggio ed è anche vero, ci dice Centorrino, che se parliamo di messaggio dobbiamo stare attenti a considerarlo come il prodotto di una deliberata e pianificata strategia comunicativa. Perché è altrettanto vero che tutto ruota intorno ai processi di interpretazione, come dice Umberto Eco, il quale, non a caso, ci parla di decodifica aberrante —> decodificare in maniera aberrante un messaggio, dare un significato ad un qualunque messaggio che non aveva quel significato. Questo accade soprattutto con gli SMS. Umberto Eco pubblicava nel 1964 “Apocalittici e integrati”, uno dei grandi classici della comunicazione. È un libro che ha segnato un passo in avanti negli studi della comunicazione poiché attraverso questo libro Umberto Eco ha tentato ed è riuscito a sdoganare una serie di prodotti culturali che non godevano di una grande nobiltà:
Capitolo 5 pag 99 INTRO: Umberto Eco-apocalittici e integrati (Eco diede una definizione di cultura di massa) Lui diede la possibilità di considerare determinati prodotti culturali non dei prodotti di serie B. E’ ancora valida la dicotomia tra apocalittici e integrati? Di fronte al nuovo ci sentiamo più apocalittici o integrati? Facendo riferimento al libro “Storia e critica dell’opinione pubblica” 1962 , ci poniamo una domanda: cos’è l’opinione pubblica?
fonde all’interno della scuola di Francoforte (i max esponenti furono Max Horkheimer e Theodor Adorno e intorno a loro si riunirono una serie di studiosi destinati a scrivere opere fondamentali per lo studio dei processi sociali, culturali e comunicativi del ‘900). PASSO INDIETRO Cos’è la teoria critica? Una teoria ispirata ad una visione critica della società. ~libro: dialettica dell’illuminismo 1944–> siamo in presenza di studiosi che hanno un’istruzione marxista ed erano anche ebrei, quindi fuggirono per rifugiarsi negli USA. E questa visione critica della società e dell’industria culturale che viene fondamentalmente anticipata da Adorno e Horkheimer, sa molto di contrapposizione e di reazione al “tornado” del nazifascismo, l’olocausto… (Perché) Dialettica dell’illuminismo, poiché i due studiosi si interrogano sull’effettiva incondizionatezza della ragione e criticano gli effetti dell’industria culturale. La ragione si scopre defettibile, viene ribaltata la visione ottimistica e trionfale della civiltà moderna che vede nella ragione il vero faro da seguire per acquistare il benessere, la felicità, le certezze... Dando uno sguardo al passato, i nuovi mezzi di propagazione pongono la civiltà contemporanea di fronte a nuovi problemi che prima non si erano mai presentati, fenomeni comunicativi che non si erano mai visti prima nel mondo. -libro: Storia e critica dell’opinione pubblica- Habermas pone al centro la nascita dell’opinione pubblica, trattando il tema del cambiamento delle modalità di persuasione. Ma come si forma l’opinione pubblica oggi? (L’evoluzione della comunicazione politica) Come è cambiato il modo di arringare le masse? Habermas in questo libro (in corrispondenza del paragrafo 5.3 pag 99 del nostro libro) ci parla dei mezzi di comunicazione di massa come strumenti in grado di aumentare lo spazio del dibattito pubblico e di svolgere una fondamentale funzione di salvaguardia della democrazia. Habermas scrive una storia critica dell'opinione pubblica prendendo le mosse dalla seconda metà del 600: l’opinione pubblica ha a che fare con la propagazione, condivisione di notizie, contenuti, la si può costruire soltanto se si hanno dei mezzi per portare il messaggio ad un gran numero di ascoltatori. Noi colleghiamo l’opinione pubblica all’ascesa e alla disponibilità dei mezzi di comunicazione di massa e Habermas ha un approccio meno integralista dal punto di vista del marxismo rispetto ai suoi padri ed è soprattutto noto per aver elaborato la “teoria dell’agire comunicativo” (libro del 1981). Habermas è convinto che noi agiamo comunicativamente quando il nostro agire è rivolto all’intesa e per lui questa teoria ha a che fare con la ricerca quotidiana di un'intesa con i nostri interlocutori: dobbiamo cercare l’intesa quando ci rapportiamo con gli altri obbligatoriamente? Laddove l’interlocuzione con l’altro nasconde delle finalità strumentali. Cioè da un lato la teoria dell’amore comunicativo presuppone l’intesa, ci dice Habermas, dall’altro spesso il nostro agire può avere una connotazione strumentale, finalizzata al perseguimento di obbiettivi. (Da un lato l’intesa, dall’altro la strumentalità del nostro agire). Secondo l’autore tedesco, in coincidenza dell’avvento dei media, in Inghilterra, Germania e Francia, si creò un’arena di dibattito, una sfera pubblica accessibile a tutti e nella quale è possibile comunicare e discutere temi di interesse collettivo, così da alimentare in effetti a partecipazione democratica. Quindi Habermas ci dice che già dal ‘600 questa modalità di scambio, di interazione pubblica tra le persone affini va incrementando, grazie al mezzo dei primi giornali (le prime gazzette nascono in Olanda). LASSWELL parla di teoria IPODERMICA (anni 30) è una teoria che considera i mass media come potenti strumenti persuasivi che agiscono direttamente su di una massa passiva e inerte.
- le tecniche di riproduzione affermatesi a partire dall'Ottocento (litografia - 1791,
- la riproduzione di un'opera in più copie toglie all'opera la sua aura (certa luce che
- in questo modo rimuove quell'esclusività che caratterizza l'opera unica esistente
- la fruizione <
- quest'appropriazione dell'arte può fare di essa uno strumento politico di
per gli studi sulla comunicazione in tempo di guerra” presso la biblioteca del Congresso a Washington. Attraverso questa sua attività si rese perfettamente conto che la comunicazione e la propaganda negli Stati Uniti al tempo della guerra erano due aspetti importanti soprattutto ai fini di convincere l’opinione pubblica in termini di rassicurazione e di giustificazione delle perdite. Pag 173-174 Lasswell analizzò la strategia di comunicazione dell’allora governo sovietico in occasione della festa del 1 maggio (festa dei lavoratori) e prese in considerazione il range temporale 1918-1943. Per quanto riguarda la simbologia della campagna sovietica per celebrare la Festa dei Lavoratori lui si era concentrato soprattutto sugli slogan—> analizza gli slogan utilizzati ogni anno dal governo sovietico per propagandare la festa del primo maggio. Dall’analisi di Lasswell emerse che i simboli utilizzati dallo Stato sovietico in occasione del primo maggio, gran parte rimandavano a questioni di politica e di coesione, di sicurezza interna. Si rese perfettamente conto che la propaganda faceva leva su determinate simbologie; accade così che diventano fondamentali i documentari. Uno degli studiosi di questo primo prodotto mediale è stato Carl Hovland (1912-1961)—> uno psicologo e uno dei primi a studiare gli effetti dei mezzi di comunicazione di massa soprattutto sull’immaginario collettivo in tempo di crisi (guerra=periodo di crisi). In particolare Hovland studiò da vicino le strategie di comunicazione attuate in ambito militare (in anni piuttosto densi da questo punto di vista), soprattutto analizzò gli effetti dei documentari propagandistici che venivano realizzati proprio per i soldati che dovevano essere motivati e rassicurati (la strategia era anche quella di impedire ai soldati di avere notizie negative sull’andamento della guerra). Hovland si chiede se questi filmati avevano effettivamente il potere potere di convincere e plasmare le coscienze e le menti dei soldati. Il noto regista e produttore cinematografico Frank Capra realizzò il documentario intitolato “Who we fight” (perché combattiamo), che è formato da una serie di docu-film di propaganda realizzati tra il 1942/45 prodotti dal dipartimento della guerra. Il motivo per cui si combatte è distruggere il nemico nazista. Vinse il premio Oscar come miglior documentario nel 1943. Altro famoso documentario è stato “The Battle of Britain” la cui struttura narrativa consisteva nella rappresentazione di alcuni fatti su i precedenti alla guerra con lo scopo di creare nei soldati un atteggiamento positivo verso l’intervento americano e aumentare così la motivazione ad arruolarsi. Un esempio di simbologia propagandistica era quest’immagine: Quindi ragioniamo di immagini, delle rappresentazioni che venivano fornite ai soldati, e Hovland analizzò e dimostrò che questo tipo di prodotto mediale contribuiva efficacemente a motivare i soldati. Gli esperimenti psicologici, dice Bennato, mostrano che i film erano ottimi per insegnare ai soldati le tecnologie in uso durante la guerra, come ad esempio i sistemi adoperati per difendersi dagli attacchi aerei e proteggere gli aeroporti. Il film fu in grado di raggiungere un largo consenso su sforzo bellico svolto dagli inglesi, ma non ottenne successo per quanto riguarda le variazioni sugli argomenti non esplicitati nel film, come la necessità di un intervento degli Stati Uniti ecc.. Da qui il concetto di EFFETTO DORMIENTE: Ha a che fare con l’effetto ritardato delle informazioni, dei messaggi che noi riceviamo, che lavoriamo spesso inconsciamente. Il sottofondo, il brusio, tutte quelle informazioni che ci vengono fornite, che condividiamo e che lasciano un segno, si sedimentano nella nostra mente senza che noi ce ne rendiamo conto. (Leggere il mondo nuovo di Aldus Huxley) L’effetto dormiente, in base al quale, i soldati, che ricevevano un messaggio proveniente da una fonte scarsamente credibile, consideravano il messaggio stesso come poco credibile ma dopo qualche settimana di tempo erano disposti a considerare lo stesso messaggio come
maggiormente credibile ; la spiegazione consiste proprio negli intervalli di tempo che si succedono. Con il passare del tempo si dimenticano i motivi che hanno portato a considerare una fonte come poco credibile e quindi viene meno il motivo per cui si considera anche il contenuto come poco credibile. In verità stiamo parlando di messaggi subliminali—>sotto il livello della coscienza. Il subliminale a che fare con tutto ciò di cui noi non ci rendiamo conto. Questo non riguarda solo il cinema, in quegli anni, ma anche evidentemente la radio. PAUL FELIX LAZARSFELD (grande studioso delle comunicazioni di massa): siamo nel campo degli effetti sociali e culturali prodotti dalla radio. Bennato fa riferimento ad una trasmissione radiofonica, molto in voga negli anni 40/50 negli Stati Uniti, “The mercury in the air”, condotta da Orson Wells (grande regista). In una puntata Wells fece un annuncio, utilizzando un famoso romanzo di fantascienza, dicendo che i marziani stavano occupando la terra (fake); venne preso per vero dagli ascoltatori creando non pochi problemi. E Bennato ci ricorda il film Radio Days di W.Allen in cui viene fatto questo annuncio generando una ricerca che fu una delle più grandi ricerche anteguerra, degli effetti collettivi prodotti dal medium radiofonico—> Albert Hedley Cantril realizzò una ricerca proprio focalizzata sulla “invasione da Marte. Cercò di capire il motivo per il cui tante persone ritennero verosimile che i marziani stessero per invadere il pianeta. (9 novembre seminario pandemia) Comunicare alla salute : far circolare una serie di informazioni validate e certificate, sui problemi di salute che sono socialmente rilevanti e attivare anche dei comportamenti che possano contribuire a mantenere questo stato di salute. Distinguiamo: COMUNICAZIONE SANITARIA: riguarda tutte quei servizi, prestazioni che le aziende sanitarie possono erogare, ma riguarda anche le emergenze sanitarie. COMUNICAZIONE PER LA SALUTE: riguarda quello che va a incidere sui cosiddetti determinanti di salute 15 novembre KATZ E LAZARSFELD: l’opinione personale Influenzare agire in modo determinante L’influenza personale è quell’influenza che i mass media non possono fornire se non i socialmedia. opinion maker : Nel linguaggio giornalistico, persona che, per la carica o la funzione che ricopre, per il proprio prestigio, per l’autorità di cui gode, è capace di influenzare e guidare in modo determinante l’opinione pubblica. Nonostante la strada verso il superamento della teoria ipodermica fosse stata tracciata, ancora non esisteva una teoria alternativa. Il principale difetto della "Communication Research" è che pur avendo svolto un numero molto grande di ricerche, mancava comunque un quadro d'insieme che mettesse in ordine tutti i risultati ottenuti da quest'ultime. Chi ha portato a compimento questo percorso è stato senza dubbio lo studio "Personal Influence" di Elihu Katz e Paul Lazarsfeld (i due massimi pionieri sugli studi della comunicazione di massa) 1955–> anni della guerra fredda, studio che è stato in grado di fornire una delle più importanti teorie di sempre : il flusso di comunicazione a due fasi. Il loro punto di vista è che in alcuni casi la nostra influenza sugli altri, è più efficace di uno spot pubblicitario o di un messaggio televisivo. Ci sono alcuni settori della vita quotidiana in cui non ci accontentiamo del medium televisivo, del messaggio istituzionale, ma preferiamo avere il parere di qualcuno di cui ci fidiamo. Katz e Lazarsfeld hanno il merito di identificare tre temi su cui lo studioso dei difetti delle comunicazioni di massa avrebbe dovuto concentrare la propria attenzione:
determinismo tecnologico —> Vede nell’azione svolta dalla tecnologia un’azione così significativa, così attiva, da incidere sulle relazioni sociali, sulle organizzazioni sociali, e sullo stesso modo attraverso cui noi costruiamo la nostra realtà. Mcluhan in verità non è il fondatore della cosiddetta scuola di Toronto (anni 50/60). Il fondatore è Harold Innis. Il suo scritto importante “Bias of communication” viene ripreso da Macluhan (Bias è di difficile traduzione però si potrebbe collegare al termine tendenza). Innis era un economista inizialmente, che studiò il commercio delle pellicce “Fur Trade in Canada”—> 1930, volume in cui Innis aveva già compreso quanto e come i mezzi di trasporto, le vie di comunicazione fossero decisive non soltanto per lo sviluppo dei contesti urbani e delle relazioni umani ma fondamentali per lo sviluppo stesso dell’economia. Tutto questo ha a che fare con la possibilità di comprendere che il nostro mondo, non soltanto quello comunicativo ma anche quello relazionale, si basa e si fonda sulla possibilità di essere in collegamento, di essere connessi (Oggi è facile fare una foto e condividerla, oggi è molto più facile chiedere il numero di telefono, prima no perché era il numero di casa). Tutto questo per dire che Innis quando si occupa di determinati processi economici del suo territorio e soprattutto quando si mette ad analizzare le caratteristiche del commercio e in particolare del commercio delle pellicce, si rendeva perfettamente conto che quanto più erano avanzati ed efficienti, i collegamenti, i mezzi di trasporto necessari per la merce, tanto più l’economia e quindi il successo di determinate iniziative imprenditoriali poteva essere garantito. E qual è il rapporto tra mezzi di trasporto e la comunicazione? —> per portare un messaggio abbiamo bisogno di un mezzo, che consenta di veicolare quel messaggio. Quindi Innis si rese conto che quanto più i mezzi di comunicazione, i mezzi di trasporto, soprattutto le vie di comunicazione sono capillari ed efficienti tanto più l’organizzazione statale, burocratica,
amministrativa, sarà in grado di procedere in una direzione decentralizzante—> uno dei concetti cardine della teoria di Harold Innis ma anche di Mcluhan è che I mezzi di comunicazione grazie al loro grado di perfezionamento rendono possibile la decentralizzazione. Parliamo quindi di epoche passate senza le quali non avremmo il nostro presente evidentemente. Innis fa una distinzione tra
Sia per la sociologia nel senso attuale, sia per la storia, l’oggetto della cognizione è l’ insieme dei significati soggettivi dell’azione—> essi pur essendo divergenti convergono verso le aspettazioni della società, siamo sempre in un sistema dinamico di soggetto con altri soggetti e abbiamo uno scambio continuo.
La comunicazione verbale non è l’unico codice a disposizione dell’uomo, in quanto la comunicazione avviene con tutti i sensi. Quello predominante è l’udito collegato alla parola (entrata —>uscita). Mentre il gusto, il tatto e l’odorato sono sensi secondari e li usiamo molto poco. FERDINAND DE SAUSSURE Dice che la lingua è un deposito di un tesoro collettivo , mentre la prima è l’atto individuale della volontà e dell’intelligenza. La parola è collegata alla lingua. La comunicazione interpersonale, in presenza o a distanza è sempre comunicazione interpersonale. Quella di oggi, grazie ai mezzi a disposizione, è diventata una comunicazione orizzontale, tutti abbiamo la possibilità di dire quello che vogliamo. Ed è verbale, visiva, in lontananza. Comunicazioni miste che vengono arricchite dallo scambio online. Uno dei problemi della comunicazione online è quello di restare dentro rapporti legali. La rete diventa una forma du socialità interpersonale che sottolinea la principale trasformazione delle società complesse (pag.39). Inoltre in rete noi possiamo decidere chi è come essere, anche visivamente. Il problema però è anche che i social non permettono di creare legami solidi e quindi non soddisfano il bisogno di sicurezza. Anche se i legami deboli sono preferiti a quelli forti in particolare nell’amicizia e a distanza perché si possono avere molti più amici se si hanno legami deboli Relazioni interpersonali post pandemia : Innanzitutto ci siamo scoperti improvvisamente vulnerabili (e non immortali), e allo stesso tempo la tecnologia ci ha aiutato. Come può la tecnologia influenzare ancora di più di quanto ha già fatto? Indubbiamente andremo in contro a ulteriori innovazioni, che riguardano il campo visivo, il campo uditivo... È possibile parlare anche in assenza di luce e a distanza, lasciando libere le mani e gli occhi (noi parlando possiamo fare anche altre cose...). SINESTESIA DELLA COMUNICAZIONE: tatto, udito, osservazione... come diceva lo stesso Roland Bart: Noi siamo circondati da segni e siamo travolti, soprattutto all’epoca dei social, da una quantità di simboli, segni ed emblemi a cui poi tendiamo a non dare più significato. 23 novembre Prof.ssa Gavrila The cultivation Theory. Un approccio innovativo tra passato e futuro GEORGE GARDNER, padre della teoria della coltivazione JOHN DURHAM PETERS, un filosofo della comunicazione che proprio in un testo “Parlare al vento” sottolinea le funzioni e il ruolo della comunicazione nella società contemporanea. Petes in questo testo del 1999, tradotto in italiano nel 2007 da Davide Borrelli e Luciano Perullà, dice “La comunicazione è un complesso intreccio di elementi culturali intellettuali che struttura i modi in cui il nostro tempo si rapporta a se stesso. Capire dunque la comunicazione dal punto di vista di Peters vuol dire comprendere molto di più. Risposta apparente alle laceranti separazioni tra sé e gli altri, quindi tra privato e pubblico, tra il pensiero interiore e le parole esterne, la nozione spiega le nostre strane esistenze a questo punto della storia. Essa è un ricettacolo nel quale sembrano riversarsi la maggior parte delle nostre speranze e paure”.