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Saussure e peirce discutono la natura dei segni, con saussure affermando la posizione dominante del linguaggio verbale nella semiotica. La lingua come sistema di segni, la distinzione tra linguaggio, lingua e esecuzione linguistica, il processo di comunicazione linguistica e la teoria di saussure sulla natura del segno. Il documento contrasta le diverse accezioni di segno come entità percepibile e psicica, e discute l'arbitrarietà del segno e le obiezioni a questa teoria.
Tipologia: Sintesi del corso
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Capitolo secondo La struttura del segno La nozione di segno appartiene ad una tradizione molto antica, che risale almeno all’antichità classica. Infatti,prima di essere appannaggio della linguistica e della semiotica( scienza dei segni),tale nozione si è collocata nell’ambito filosofico ed ha attraversato tutta la storia del pensiero,dai presocratici fino all’epoca contemporanea. Si ricorreva a tale nozione anche per descrivere fenomeni linguistici e la stessa triade di concetti,quali segno,significante ,e significato ,trova una sua corrispondenza nell’analoga stoica semeion(segno), semainon (significante),semainomenon(significato). Nella tradizione filosofica e semiotica antica ha origine una distinzione tra due modelli secondo i quali è pensato il segno. Il primo modello è quello dell’equivalenza(A=B) : secondo il quale il segno è concepito come un abbinamento tra un significante ed un significato corrispondente. Il secondo modello è quello dell’inferenza(se A,allora B) : impiegato per spiegare la struttura logica soggiacente ai segni di ordine soprattutto non verbale: ne sono esempio i segnali di fumo ecc. Questi due modi di concepire il segno sono alla base di due importanti teorie che caratterizzano la riflessione semiotica contemporanea. La prima è la teoria linguistica di Ferdinand de Saussure ,che appare fondata sul meccanismo dell’equivalenza. La seconda è la teoria del segno elaborata dal filosofo americano Charles Sanders Peirce ,che invece appare fondata sull’inferenza. La teoria linguistica di Saussure fa attenzione soltanto alla categoria ristretta dei segni artificialmente prodotti e caratterizzati dal tratto fondamentale della convenzionalità. Mentre a seconda teoria dei segni di Peirce prende in considerazione una grande varietà di segni,soprattutto di tipo non verbale,compresi i segni naturali e e quelli attraverso cui avvengono i fenomeni della percezione stessa del reale,riservando ai segni del linguaggio verbale una posizione in certo modo subordinata al modello dell’inferenza. Il modello dell’equivalenza nella teoria del segno di Ferdinand de Saussure Nel 1916 egli pubblica il suo “ Corso di linguistica generale”. Nei primi due capitoli racconta la storia generale della linguistica e delle sue relazioni con le altre discipline. Nel terzo capitolo affronta invece i tre temi piu importanti di tutto il corso: 1) La lingua come sistema di segni e della sua posizione all’interno della semiologia 2) La distinzione tra linguaggio,lingua e esecuzione linguistica(per quest’ultima espressione si intende attività di parola o processo di comunicazione) 3) Il processo d comunicazione linguistica che viene identificato con l’espressione “circuito di parole” 1)La semiologia In uno dei passi del “Corso” Saussure preconizza la nascita di una scienza generale dei segni che secondo lui dovrebbe essere chiamata semiologia,dal greco semeion-segno. In questo passo Saussure delinea il segno linguistico come un’entità che ha la proprietà di esprimere delle idee. Il fatto che l’autore usi l’espressione “idea” in questo passo ( invece che i piu abituali “concetto”,”significato”,”immagine mentale”) è una spia linguistica che suggerisce di metterlo a confronto con un passo di un altro celebre testo, “ Il saggio sull’intelletto umano ” di Locke in cui viene chiaramente espressa la nozione di segno come “segno di un’idea”,in cui lo scopo delle parole è di essere segni sensibili delle idee;e le idee per le quali esse stanno sono il loro significato proprio ed immediato. Allo stesso modo la definizione di segno di Saussure,che si inserisce nella tradizione
lockiana,secondo la quale per segni si intendono le parole,finisce per essere la definizione di segno linguistico. Il fatto è che Saussure,pensando al segno linguistico,caratterizza il segno in generale come un’entità bifacciale,le cui facce sono connesse da una relazione di equivalenza,un significante equivale ad un significato,una certa immagine acustica,è messa dal sistema linguistica in corrispondenza biunivoca con un’immagine mentale.Da qui la successiva interpretazione strutturalistica della lingua come codice che abbina biunivocamente unitò appartenenti a due sistemi. Linguaggio La nozione di linguaggio concerne la possibilità di costruire ed usare sistemi linguistici. Saussure sottolinea che nel caso del linguaggio ci troviamo di fronte ad un fatto multiforme,situato a cavallo tra il campo fisico,psichico,quello individuale e sociale. La sua caratteristica fondamentale è quella per cui esso poggia su una facoltà che ci deriva dalla natura,ed è quest’ultima,in quanto facoltà di costituire una lingua,che è appunto naturale. Si deve sottolineare che,per quanto facoltà naturale,nel suo rapporto con il primo apprendimento di una lingua storico-naturale,essa sottostà ad un vincolo ben preciso di attivazione. È quello che il biologo del linguaggio Lenneberg definisce come la finestra temporale costituita dal periodo critico dell’apprendimento del linguaggio che negli esseri umani va dai ventiquattro mesi di vita ai dodici anni circa,in connessione con una piena maturità fisica dei neuroni preposti per questa funzione. Lingua La nozione di lingua contrappone al carattere di eterogeneità del linguaggio(fattori biologici,fonico-acustici..) un carattere di omogeneità:essa riguarda cioè un solo fatto,quello costituito dall’associazione tra le immagini acustiche e i concetti per formare i segni. Le immagini acustiche,come i concetti per Saussure sono entità psichiche perche esse costituiscono le immagini mentali dei suoni percepiti. La lingua dunque, è un tesoro depositato dalla pratica delle parole nei soggetti appartenenti ad una stessa comunità,un sistema grammaticale esistente virtualmente in ciascun cervello.Essa infatti può essere colta nella sua forma di completezza soltanto al livello dell’intera massa sociale. La parole al contrario,è un atto individuale di volontà e di intelligenza,nel quale conviene distinguere : 1)le combinazioni con cui il soggetto parlante utilizza nel codice della lingua in vista dellìespressione del proprio pensiero personale 2)il meccanismo psico-fisico che gli permette di esternare tali combinazioni L’esecuzione linguistica Il meccanismo che permette nei singoli individui l’accesso a questo deposito è l’uso della parola,ovvero la pratica dell’esecuzione linguistica individuale. In questo concetto per Saussure si devono distinguere due fenomeni. 1)Da una parte essa si identifica con un atto di produzione di entità linguistiche concrete e materiali,che coinvolge meccanismi fisici e psichici.
L’arbitrarietà: concerne il fatto che tra il significante e il significato non esiste nessuna relazione necessaria:essi sono abbinati in un modo per cui qualunque stringa sonora potrebbe essere associata a qualunque porzione di significato. Tale arbritrarietà concerne il fenomeno per cui,non esiste nessuna relazione naturale o di motivazione tra le due facce del segno linguistico. Lo dimostra che per un concetto,lingue diverse impiegano significati differenti tra di loro e spesso non connessi etimologicamente. Tuttavia potrebbero essere mosse due obiezioni al principio dell’arbitrarietà del segno:
dunque, come Representamen costituisce una mediazione tra le nostre rappresentazioni mentali e le cartteristiche reali di un determinato oggetto,mettendone volta volta delle proprietà particolari,scelte secondo qualche criterio di pertinenza. Nella definizione di Peirce del segno si fa riferimento a un determinato soggetto che possa cogliere la relazione tra il Representamen e l’ oggetto. Questo qualcuno è l’interprete , il quale coglie tale relazione attraverso la traduzione del segno in un altro segno, che Peirce chiama interpretante. L’interpretante è dunque un altro segno che illumina l’oggetto da un altro punto di vista. Per produrre la semiosi,ovvero innescare il processo d significazione,gli interpretanti si collocano in una serie senza confini,che Peirce chiama semiosi illimitata, i quali rendono conto delle molteplici proprietà dell’oggetto. La fuga degli interpretanti può però arrivare ad una normalizzazione nel momento in cui viene a instaurarsi una regola stabile,che Peirce chiama abito che da un certo momento in poi orienterà le nostre scelte successive nell’interpretazione di un determinato segno. Oggetto dinamico e Oggetto immediato La nozione di oggetto può essere articolata in due diverse nozioni: -Oggetto dinamico è l’oggetto in sé; l’oggetto che esiste nella realtà esterna,in quanto tale non entra direttamente nel processo di semiosi. Può essere messo in relazione con il concetto di “referente” proposta da Ogden e Richards. -Oggetto immediato è un’entità concettuale,quindi una rappresentazione mentale e costituisce il modo in cui l’oggetto dinamico viene dato e conosciuto attraverso la mediazione dei segni che ne mettono in risalto volta per volta certe proprietà. È il significato del segno che viene codificato, e in quanto tale è la contropartita mentale del representamen. Che cosa distingue l’Oggetto immediato dall’interpretante? Il primo,l’oggetto immediato è un’entità interna al segno,ovvero il modo in cui l’oggetto dinamico viene dato nel segno. L’interpretante invece è esterno al segno. L’interpretante è un secondo segno che viene elaborato dall’interprete come effetto provocato dal primo segno sulle sue disposizioni e sui suoi comportamenti. I tre tipi di interpretante L’interpretante immediato: stadio in cui il segno viene correttamente interpretato dall’interprete che lo comprende secondo le regole acquisite dalla società L’interpretante dinamico: stadio in cui l’interprete non si accontenta del significato acquisito e lo confronta sia con le proprie esigenze sia con quelle dell’oggettività. Lìiterpretante logico-finale: stadio in cui la tensione interpretativa giunge ad un punto di non ritorno per la riflessione intellettuale,ad un abito interpretativo che soddisfa le esigenze conoscitive coordinate dall’azione. Esempio- un medico deve riconoscere una malattia e la sua causa: Esistono tre livelli di interpretazione di un messaggio/significato: Prima fase di interpretazione (interpretante immediato) il medico riconosce un sintomo e cerca di risalire a delle possibili cause. Nella seconda fase( interpretante dinamico) vengono passate al vaglio varie possibili ipotesi che appaiono collegate al sintomo. Nella terza fase (interpretante logico-finale) il medico giunge ad una selezione di una ipotesi che stabilisca l’interpretazione definitiva,che consiste in una serie di abiti( durata normale della malattia,percorso,complicazioni ecc). Il segno I segni dai quali parte il processo di semiosi, si differenziano secondo una tipologia che tiene conto di tre parametri:
condizionano reciprocamente,entrando in opposizione. Da questo punto di vista allora l’identità del segno dovrebbe essere considerata una questione della forma e non della sostanza. Esempio/metafora di Saussure: Se prendiamo il caso di una strada che,a forza di manutenzioni,sia stata ricostruita da cima a fondo,ina maniera tale che niente di ciò che materialmente la costituiva sia rimasto lo stesso,noi non consideremmo diversa l’ultima versione rispetto alle precedenti. In questo esempio una certa strada stabilisce la sua identità non sulla base dei concreti elementi materiali di cui è costruita,ma sulla base della permanenza di certe relazioni strutturali:quella strada si oppone ad altre che hanno una diversa posizione geografica. Cosi avviene anche nella lingua e negli altri sistemi semiologici le varie unità acquisiscono la loro identità soltanto in relazione formale rispetto al sistema,a prescindere dagli elementi materiali con cui sono stati realizzati i singoli segni. Il valore di un segno puà essere determinato anche in relazione ai rapporti oppositivi che esso intrattiene all’interno di un dato testo o contesto. Così il significato rosso può avere il significato di arresto se lo si rintraccia nel contesto della segnletica stradale,può significare comunismo o progressismo se lo si trova nel contesto di un corteo politico,può rimandare al significato di una vincita o perdita nel contesto del gioco della roulette. Espressione e contenuto Una importante prosecuzione della riflessione sulla dimensione sistematica del linguaggio si può trovare a partire dagli anni ‘40 al centro del penisero di Louis Hjelmslev,esponente della scuola glossematica di Copenhagen che riprende il pensiero saussariano e si propone di depurarlo dai residui di psicologismo con il progetto di fondare una disciplina che abbia i caratteri delle scienze esatte,come la matematica e la logica. Spostando l’attenzione dalla dimensione del segno a quella dell’intero sistema semiotico,il linguista danese sostiene che ogni linguaggio è organizzato come una funzione che si stabilisce tra due funzioni: il piano dell’espressione e quello del contenuto. Evidentemente è ispirato al sistema Saussariano per lo schema riportato nel libro( pag-78). L’espressione rispetta la nozione di significante e il contenuto quella di significato. Ma né l’una né l’altra nozione vengono colte come relative ad entità psichiche ,bensì come ad entità immanenti al linguaggio stesso,e tali stabiliscono una reciproca dipendenza;poichè l’espressione implica che ci sia anche qualcosa di espresso e viceversa. La cosa piu importante è che,anche se eliminassimo il locutore e l’ascoltatore,questi espedienti non ci permeterebbero di ridurre il linguaggio a mera espressione.Il linguaggio è una struttura a due Facce che implica contenuto ed espressione. I singoli segni invece sono conepiti come unità che mettono in corrispondenza singole porzioni del piano dellìespressione son singole porzioni del piano del contenuto,senza che mai si possa l’una cosa senza l’altra. I vari tipi di codici o linguaggi Finora abbiamo parlato delle lingue varbali;ma accanto a queste si devono prendere in considerazione anche i sistemi non verbali,come ad esempio quello della gestualità. La differenza fondamentale tra le lingue verbali e e gli altri sistemi semiotici, consiste nel fatto che le prime sono dei sistemi modellizzanti primari nel senos che con esse si può parlare di tutto,anche di ciò che si può parlare con gli altri sistemi,mentre il contrario non è possibile. In altre parole il linguaggio verbale costituisce il metalignuaggio in cui ciascuno deib significati veicolati dagli altri sistemi può essere espresso e tradotto;Tuttavia vi sono per Hjelmselv anche cinque tratti che caratterizzano la struttura fondamentale di ognuno di essi. Tali tratti sono:
(schema pag. 90) 4)La non conformità tra i due piani Il quarto tratto è il carattere di non isomorfismo dei sue piani,ovvero di non corrispondenza punto a punto degli elementi di un piano rispetto a quelli dell’altro. Questo fenomeno,che è alla base del carattere di produttività delle lingue,viene chiamato non conformità. Esempio Se prendiamo l’espressione linguistica sono e la analizziamo vediamo che sul piano dell’espressione si scompone in quattro fonemi: s/o/n/o , mentre sul piano del contenuto ne possiamo individuare anche cinque: “concetto di essere”,”prima persona”,”singolare”,”plurale”,indicativo”, e nessuno degli elementi che risultano dalla scomposizione del lessema su piano dell’espressione trova corrispondenza con quelli del contenuto. Inoltre c’è una relazione tra il carattere di non conformità e quello di commutazione nei sistemi del tipo esaminato. Infatti se applichiamo la commutazione all’esempio precedente e sostituiamo il tratto semantico “ presente” con il tratto “ imperfetto” sull’altro piano otteniamo la variazione da sono a ero; e ugualmente con gli altri tratti. Secondo Hjelmslev in opposizione ai sistemi descritti sopra,che egli chiama linguaggi linguistici, ci sono anche altri sistemi che non si possono chiamare semiotici,ma devono essere chiamati simbolici, nei quali i due piani sono conformi e non commutabili. Esempio: falce e martello, che corrispondono al concetto di comunismo. In questo simbolo non può essere fatta una scomposizione del piano dell’espressione in maniera da commutare per esempio il martello in qualcos’altro per ottenere un diverso significato politico. Esiste poi un unlteriore nozione,quella di sistema semisimbolico, che si propone di individuare quelle strutture semiotiche che sono conformi, ma commutabili,ovvero sono composte di segni che non sono ulteriormente scomponibili,ma che si oppongono tra di loro secondo una struttura categoriale che è la stessa sia sul piano dell’espressione che su quella del contenuto. Esempio Il sistema delle segnalazioni dei semafori,comprende in tutto tre segni,coordinati rispettivamente a tre significati: rosso:fermarsi, arancio: attendere ,verde;procedere. Nessuno di questi segni è scomponibile in unità piu piccole,nè sul piano dell’espressione né su quello del contenuto,ma sono commutabili l’uno con l’altro.
processo o testo ) fino alle unità piu piccole che siano provviste di significato( morfemi ),si possono identificare gli elementi di prima articolazione. Esempio: Cane e Albero possiamo somporli in unità minori dotate si significato come le radici can e alber, e le desinenze e ed o. Le radici significano rispettivamente “animale domestico” e “pianta selvatica”; Le desinenze sono provviste del significato “maschile+singolare”. Se identifichiamo le unità ancora più piccole, si passa agli elementi della seconda articolazione, che nelle lingue verbali sono caratterizzati dai fonemi. C/a/n/e/ e a/l/b/e/r/o. Capitolo 4 significato e modelli semantici Complessità e ampiezza della nozione di significato Il concetto di significato è stato al centro di una grande quantità di indagini a partire dall’antichità classica(si pensi alla nozione di panthema en tei psychei, “stato mentale” corrispettivo del symbolon, “segno,significante” in Aristotele e alla nozione di semainomenon, “significato” corrispettivo del semainon, “significante” nella teoria degli stoici) fino all’espoca attuale. La disciplina trasversale sotto la quale il significato è stato studiato è la semantica. Alcuni degli aspetti sotto cui è stato proposto lo studio del significato sono: 1)il significato come relazione tra linguaggio e mondo (tipico dell’approccio filosofico- linguistico) 2)il significato come relazione interna al linguaggio( tipico della prospettiva strutturalista) 3)il significato come prototipo( tipico della prospettiva psicologico-cignitiva)
concerne quella particolare definizione del significato che sorge a partire dagli inizi del Novecento in ambito filosofico e si sviluppa in modo specifico nel mondo anglosassone all’interno dell’area di ricerca della filosofia del lnguaggio di indirizzo analitico. Ciò che ha caratterizzato questo indirizzo sono stati essenzialmente tre fattori: una forte attenzione agli aspetti logici del linguaggio,una focalizzazione della ricera sui rapporti tra il linguaggio e il mondo dei referenti(referenzialismo),una netta separazione tra semantica e processi psicologici del pensiero(antipsicologismo). Problema centrale di questo tipo di semantica diviene allora proprio quello di determinare le condizioni di verità di un enunciato,ovvero le condizioni che permettono di dire se esso è vero o falso in un certo mondo di riferimento(reale o possibile). Esistono tuttavia due modi attraverso i quali la relazione tra lingua e mondo può essere stabilita: 1) in modo diretto,senza alcuna mediazione tra lingua e la realtà extralinguistica (modalità sviluppata sia nella teoria del significato di Russel,sia in quelle piu recenti di Quine e di Kripke) 2) in modo indiretto,attraverso la mediazione di nozioni che collegano la prima al secondo (modalità sviluppata a partire da Frege) Senso e riferimento In questo ambito Frege è stato il primo ad introdurre una relazione mediata tra la dimensione del segno(Sinn) e riferimento(Bedeutung). Il segno(Zeichen),che può avere per Frege diversi formati(dal singolo termine,all’espressione composta,all’enunciato),fa riferimento agli oggetti extralinguistici e agli stati di cose passando attraverso la mediazione di entità,il senso(sinn),nozione che indica la maniera attraverso cui il riferimento stesso è dato e sempre attraverso cui noi possiamo coglierlo. Vi sono cosi espressioni che hanno lo stesso riferimento,ma senso diverso,per esempio le espressioni “La stella della sera” e “La stella del mattino” fanno riferimento alla stessa entità(il pianeta di Venere,ma non hanno lo stesso senso. Possiamo vedere lo stesso fenomeno attarverso un esempio di tipo geometrico. Se noi prendiamo un triangolo e designamo con a,b,c le rette che congiungono i vertici con i punti mediani dei lati opposti,possiamo vedere che il punto di incontro di a e b coincide con il punto di incontro di b c. Cosi noi abbiamo due differenti designazioni per lo stesso punto( referente): “il punto di incontro tra a e b” e “ il punto di incontro tra b e c”,che costituiscono due dei modi in cui la medesima entità viene data,mentre il referente rimane unico. Senso e riferimento sono nozioni formali e oggettive,da cui va distinta una nozione di ordine
una formula che può essere illustrata: ER(ERC). Il fenomeno del metalinguaggio si realizza quando il linguaggio parla di se stesso come nelle definizioni dizionariali. La connotazione nelle semiotiche non verbali La prospettiva strutturalista ha dedicato attenzione anche all’emergenza di fenomeni di significato all’interno di sistemi non linguistici. In particolare Roland Barthes già negli anni ‘60 del secolo scorso ha indagato l’emergere di fenomeni connotativi nell’ambito dell’immagine. Ma è stata l’analisi di un annuncio pubblicitario quello che è diventato poi il vero modello pioneristico nel campo degli studi sulla semiotica pubblicitaria: L’annuncio della “Pasta Panzani” ,presentato in uno studio che prendeva il titolo programmatico di “Retorica dell’immagine”(1964). L’immagine è distribuita su due registri: uno figurativo e uno linguistico,che costituisce lo slogan dell’annuncio(o pay off): “ Pates- Sauce- Parmesan. A l’italienne de luxe”. Nel registro visivo ci sono delle raffigurazioni di oggetti,che a livello denotativo possono essere identificate come dei prodotti alimentari he fuoriescono da una borsa a rete. Nel secondo registro vi sono diverse analisi connotative che fa Barthes. Innanzitutto la connotazione di italianità ,restituita dall’insistenza sull’abbinamente tra i tre colori della andiera italiana. In secondo luogo emerge la connotazione di freschezza del prodotto. Che è data dall’associazione e dalla continguità spaziale dentro la borsa a rete tra prodotti confezionati e prodotti freschi ,in modo che le proprità dei secondi si riverberino sui primi. In terzo luogo l’assembramento dei vari prodotti connota il significato di completezza del servizio culinario che la marca fornisce con i suoi prodotti. Infine, la disposizione studiata dei singoli oggetti alimentari rinvia alla connotazione estetica di natura morta. La componenzialità del significato Un altra importante ricerca della semantica strutturalista è quella che concerne appunto l’ipotesi del carattere componenziale del significato. Hjelmslev si domanda se,cosi come sul piano dell’espressione si possono trovare degli elementi atomici,dalla cui combinazione risultano i lessemi, analogamente si possono trovare degli elementi atomici sul piano del contenuto. Egli infatti propone un nome comune per gli elementi minimi chiamandoli,rispettivamente, figure dell’espressione e figure del conenuto. A questo scopo viene preso in considerazione un campo semantico delimitato con specifici termini(schema pag 104). Ognuna delle unità risultanti dalla matrice deriva dall’incrocio di due figure o tratti semantici che la compongono. Al centro del procedimento che permette di individuare le unità minime invarianti è la prova della commutazione; infatti si tratta di introdurre una variazione su un piano ed osservare se si produce di conseguenza una analoga variazione sull’altro piano: avremo cosi ottenuto una minima invariante. Inoltre per il linguista le unità di significato individuate non sarebbero ulteriormente scomponibili,sarebbero dunque primitivi semantici e l’analisi linguistica sarebbe giunta ad individuare le componenti ultime del piano del contenuto. Critche al modello dei primitivi semantici Il problema della scomposizione semantica si è trovato al centro di molte discussioni. La prima di queste critiche riguarda il fatto che l’inventario dei primitivi semantici non appare chiuso,come sarebbe invece auspicabile se il modello volesse mantenere il carattere di produttività. Il principio strutturale,a cui il modello si ispira,vorrebbe che venissero interdefiniti tutti i termini di una lingua e non solo una porzione di essi. Ma, se anche si riuscisse a ottenere questo scopo,l’inventario di unità che costituiscono i termini definitori sarebbe altrettanto grande di quello dei termini da definire,a causa della quantità e della eterogeneità delle espressioni presenti in una lingua,facendo perdere al modello qualunque carattere di produttività. La seconda critica contesta ai cosidetti primitivi semantici il carattere di non scomponibilità. In effetti ciascuna delle unità di significato individuate dal modello può essere analizzata in altre unità semantiche: esempio: “OVINO” può essere scomposta a sua volta in “animale” e “mammifero”. Prese assieme le due obiezioni hanno l’effetto di mettere in dubbio il fatto che il piano dell’espressione q uello del contenuto abbiano in comune lo stesso tipo di composizionalità. Se il piano dell’espressione può essere articolato in modo che un inventario ridotto di fonemi,non ulteriormente scomponibili,abbia la capacità di generare un numero elevatissimo di morfemi, la
stessa cosa non appare avvenire per il piano del contenuto: il sistema semantico non sembra riconducibile ad un inventario chiuso di primitivi.
Una variante del modelllo precedente è appunto quella del modello a condizioni necessarie e sufficienti. Quest’ultimo abbandona l’idea che si possa trovare un insieme finito di elementi minimi e primitivi, ma non abbandona il prinicipio di composizionalità. Esso dunque,propone che si possano scomporre i significati delle singole parole in una serie di tratti semantici che concorrono a definirle,senza tuttavia che questi tratti appartengano ad un inventario chiuso. In compenso,però il modello si fonda sul principio che vi siano delle condizioni necessarie e sufficienti per attribuire quel determinato tratto a quella particolare entità lessicale,in modo da definirne esaustivamente il significato. Questo principio si articola e specifica in una serie di condizioni : 1) nessun tratto può essere cancellato,poichè ognuno di essi è una condizione necessariamente 2) nessun tratto può essere aggiunto,poichè i tratti individuati rispondono ad una condizione sufficiente di esaustività 3) tutti i tratti hanno la medesima rilevanza,senza che vi sia alcuna organizzazione gerarchica 4) il significato di qualsiasi termine presenta confini netti e precisi, secondo una logica binaria,che fa si che il significato esista nella sua totalità o non esista affatto. Entro certi limiti si avvicina a questo standard un modello celebre proposto da Pottier(1965) che tentava di analizzare un campo semantico delimitato,quello dei sedili,ovvero “mobili su cui ci si siede” ,attraverso un inventario di tratti che non manifestavano nessuna pretesa di universalità o di primitività. In questa matrice il significato di ciascun termine risulta definito sulla base della presenza o assenza di una serie di tratti che lo differenziano da ciascun altro. Tuttavia,anche questo modello presenta delle difficoltà,che sono di due ordini: 1) Esso permette di definire termini appartenenti alla geometria,matematica,diritto e cosi via ma diviene inadeguato quanod si devono definire termini del linguaggio ordinario. 2) In secondo luogo, esistono dei termini che rimandano a concetti “sfumati”,il cui significato cioè non è definibile per presenza o assenza di un tratto, ma per una maggiore o minore partecipazione ad un concetto. Un importante studio di Labov(1973),che prende come oggetto il campo semantico che include i termini tazza, scodella, ciotola, piatto mostra che è spesso difficile decidere se assegnare ad una categoria o l’altra un determinato oggetto. Egli con un test empirico dimostrò che man mano che ci si allontana dalle rappresentazioni standard, si entra in un terreno di vaghezza in cui un determinato oggetto può essere definito in vari modi. (pag 109) Dizionario ed enciclopedia Cosa si intede con la nozione enciclopedia? Le semantiche a condizioni necessarie e sufficienti prevedono due tipi di conoscenze: 1) conoscenze dizionariali: riguardano la struttura della lingua e sono relativamente stabili. Sono caratterizzate da un numero elevato, ma delimitabile di aspetti. 2) conoscenze enciclopediche: riguardano il mondo extralinguistico, e sono meno stabili,ma piu fluide. Sono caratterizzate da un numero illimitato di aspetti. Esempi: il lessema “gatto”: -proprietà dizionariali : “felino”,”animale”,”domestico”
- proprietà enciclopediche : “avere un corpo agile”,avere pelo morbido e folto” e via dicendo fino a proprietà di tipo culturale. Le obiezioni che sono state mosse a questa teoria in particolare in ambito semiotico riguardano da una parte che la scelta delle proprietà come “felino” o “domestico” è basata ampiamente su fattori
quelle di parole,in quanto quest’ultima non coincide affatto con la dimensione dell’attualizzazione della lingua in discorso,ma si potrebbe dire con il prodotto di tale attualizzazione. Secondo Benveniste le due dimensioni,quella del semiotico e quella dell’enunciazione,definiscono rispettivamente le due modalità fondamentali della funzione linguistica,cioè quella di significare,propria della prima dimensione e quella di comunicare,propria della seconda. I sistemi linguistici e quello non linguistici in relazione all’enunciazione Secondo Benveniste non tutti i sistemi semiotici sono sullo stesso piano, poiché la lingua occupa una posizione del tutto particolare rispetto agli altri sistemi dei segni. Infatti i sistemi linguistici a differenza di quelli non linguistici come quelli della musica o delle arti figurative sono gli unici ad articolare la proprietà della significanza su due piani: quella dei segni e quella dell’enunciazione. Ciò fa si che la lingua goda della situazione privilegiata di essere,da una parte, il sistema semiotico piu diffuso,dall’altra l’unico sistema in cui tutt gli altri sistemi dei segni possono essere tradotti,mentre non vale l’inverso. L’interno e l’esterno della lingua Benveniste sostiene nel suo “semiologia della lingua” che con l’enunciazione si entra nel modo specifico di significanza che è generato dal discorso. In questa dimensione diviene rilevante la funzione della lingua di generare messaggi, L’enunciazione fa si che il messaggio non si idetifichi con una successione di segni da interpretare separatamente: a produrre il senso non è un’addizione di segni dunque,bensì è al contrario il senso (concepito come intento) che si realizza nella sua completezza e si articola nei segni particolari,che sono le parole. In secondo luogo l’enunciazione si prende necessariamente carico dell’insieme dei referenti,mentre il semiotico è autonomo da ogni referenza. A caratterizzare la dimenisone enunciativa sono due aspetti che sono totalmente assenti in quella semiotica:
funzione: 1) forma di cortesia 2) forma di disprezzo che nullifica l’individuo come persona,dato che non ci si rivolge personalmente a lui. Si deve inoltre rilevare che esiste anche una differenza tra i due pronomi personali io e tu: essi sono entrambi interni all’atto di enunciazione,ma sono esterni l’uno in rapporto all’altro. Solo uno alla volta assume il linguaggio in quanto soggetto,designandosi come io. Si possono cosi distinguere due tipi di correlazione:
Poi ci sono gli avverbi di luogo e di tempo come qui ed ora : essi delimitano la situazione spaziale e temporale coestensiva e contemporanea a quella del soggetto dell’enunciazione ed il loro significato è recuperabile a partire da questa. Tuttavia Benveniste tiene a precisare che per spiegare il meccanismo di queste forme non è sufficiente ricorrere alla nozione di deissi,se non si aggiunge che la deissi è coestensiva e contemporanea alla situazione di enunciazione. La deissi Definizione di deissi secondo Lyon: Con deissi si intende la collocazione di persone,oggetti,eventi, e attività di cui si parla in relazione al contesto spazio-temporale creato dall’atto di enunciazione e dalla partecipazione in esso di un singolo parlante e di almeno un destinatario. Il tema della deissi percorre le teorie linguistiche di tutto il Novecento, a partire dal libro del 1934 di Karl Buhler, Sprachtheorie, in cui veniva attrinuita grande importanza alla funzione deittica del linguaggio, articolata sulla triplice referenza dell’ io,qui ora. Questa referenza appariva determinata dalla posizione del locutore nella situazione comunicativa e lo stesso campo deittico veniva identificato con il campo percettivo del locutore,in qaunto area che poteva essere artciolata attraverso gesti indicativi. L’opposizione di Benveniste tra nomi e pronomi riecheggia la teoria dei due campi che costituisce uno dei tratti piu salienti del pensiero di Buhler, seconda la quale i segni prendono significato i relazione a due grandi campi: il campo simbolico e il campo d’indicazione. Il primo è quello in cui si collocano i nomi,ovvero parole che nominano, Il secondo è invece quel particolare ambito spazio-temprale che costituisce tutte le volte che un essere umano prende la parola per rivolgersi ad un altro essere umano e che è incentrato su quel triplice parametro dell’io,qui,ora. Espressioni indicali e espressioni intenzionali a proposito delle espressioni deittiche, Francois Recanati (2001) solleva un interessante problema che concerne alcune distinzioni che appare necessario operare al loro interno. Recanati poi oppone _le espressioni indicali(pure) alle espressioni intenzionali: