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Confronto tra Boccaccio e Dante, Sintesi del corso di Italiano

Confronto tra Boccaccio e Dante

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 22/04/2025

martina-perugino
martina-perugino 🇮🇹

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Confronto tra Boccaccio e Dante
In Dante e Boccaccio sono presenti due opposti modi di vedere e vivere l’ambiente
sociale e l’atmosfera culturale che li circondava. Per quanto riguarda Dante, partecipò
attivamente alla turbolenta vita politica di Firenze, ricerca la soluzione dei gravi
problemi che attanagliano la sua città, proponendo di dare il proprio contributo per
riportare la concordia tra i cittadini e difendere la città lacerata dalle lotte tra le due
fazioni dei guelfi bianchi e neri. Boccaccio, invece, dopo la pubblicazione del
Decameron, diventa cittadino al servizio del Comune, propone di riformare la città
dell’uomo. I punti che determinano questa differenza, è dovuto alle esperienze
diverse in ambienti sociali diversi. Dante faceva parte della piccola nobiltà fiorentina,
Boccaccio era figlio illegittimo di un mercante. Inoltre Boccaccio è stato il primo a
offrire una rappresentazione letteraria dell’universo borghese, mentre Dante al
contrario, nobile economicamente decaduto, disprezzava.
I valori cortesi trovano nelle due opere, in modo differente, la loro teorizzazione.
Dante si allontana dai valori cortesi, per volgersi ad un percorso spirituale. In
Boccaccio i valori cortesi restano validi per la condotta della società fiorentina.
Boccaccio si distacca dalla produzione narrativa in volgare per dedicarsi allo studio dei
classici, fonda a Firenze un primo circolo di umanisti. Il distacco dalla letteratura
d’intrattenimento è determinato da alcuni scrupoli. Infatti nel 1360 sia per sentimento
religioso che per garantirsi una rendita per vivere in più tranquillità, si fa chierico.
Dante scrive un’opera nutrita di cultura medievale. Il linguaggio è elevato, fluido e
musicale per quanto riguarda le poesie. Dante proietta la Divina Commedia su un
piano astratto e intellettualistico passando dal’amore-passione che turba e fa soffrire,
all’amore-carità che si incentra sull’essenza spirituale della donna.
Boccaccio illustra la propria visione sul ruolo dell’intellettuale, che a suo avviso non
deve tralasciare l’attività poetica concentrandosi su altri aspetti della vita civile come
l’impegno politico, rimproverato anche allo stesso Dante. Un’altra distrazione cui il
poeta deve assolutamente sottrarsi per compiere al meglio il proprio dovere
d’intellettuale è il matrimonio: Boccaccio si discosta totalmente dalla concezione della
letteratura ispirata dalla figura femminile, e limita così moltissimo il ruolo e
l’importanza di Beatrice nella Commedia. Boccaccio speiga così il motivo della scelta
del volgare, e non del più nobile latino, come per la stesura della Commedia. Dante
ritiene a proposito del ruolo d’intellettuale e l’importanza assoluta dell’attività
poetica, è l’unico mezzo a disposizione dell’uomo per giungere alla verità morale e
teologica.

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Confronto tra Boccaccio e Dante In Dante e Boccaccio sono presenti due opposti modi di vedere e vivere l’ambiente sociale e l’atmosfera culturale che li circondava. Per quanto riguarda Dante, partecipò attivamente alla turbolenta vita politica di Firenze, ricerca la soluzione dei gravi problemi che attanagliano la sua città, proponendo di dare il proprio contributo per riportare la concordia tra i cittadini e difendere la città lacerata dalle lotte tra le due fazioni dei guelfi bianchi e neri. Boccaccio, invece, dopo la pubblicazione del Decameron, diventa cittadino al servizio del Comune, propone di riformare la città dell’uomo. I punti che determinano questa differenza, è dovuto alle esperienze diverse in ambienti sociali diversi. Dante faceva parte della piccola nobiltà fiorentina, Boccaccio era figlio illegittimo di un mercante. Inoltre Boccaccio è stato il primo a offrire una rappresentazione letteraria dell’universo borghese, mentre Dante al contrario, nobile economicamente decaduto, disprezzava. I valori cortesi trovano nelle due opere, in modo differente, la loro teorizzazione. Dante si allontana dai valori cortesi, per volgersi ad un percorso spirituale. In Boccaccio i valori cortesi restano validi per la condotta della società fiorentina. Boccaccio si distacca dalla produzione narrativa in volgare per dedicarsi allo studio dei classici, fonda a Firenze un primo circolo di umanisti. Il distacco dalla letteratura d’intrattenimento è determinato da alcuni scrupoli. Infatti nel 1360 sia per sentimento religioso che per garantirsi una rendita per vivere in più tranquillità, si fa chierico. Dante scrive un’opera nutrita di cultura medievale. Il linguaggio è elevato, fluido e musicale per quanto riguarda le poesie. Dante proietta la Divina Commedia su un piano astratto e intellettualistico passando dal’amore-passione che turba e fa soffrire, all’amore-carità che si incentra sull’essenza spirituale della donna. Boccaccio illustra la propria visione sul ruolo dell’intellettuale, che a suo avviso non deve tralasciare l’attività poetica concentrandosi su altri aspetti della vita civile come l’impegno politico, rimproverato anche allo stesso Dante. Un’altra distrazione cui il poeta deve assolutamente sottrarsi per compiere al meglio il proprio dovere d’intellettuale è il matrimonio: Boccaccio si discosta totalmente dalla concezione della letteratura ispirata dalla figura femminile, e limita così moltissimo il ruolo e l’importanza di Beatrice nella Commedia. Boccaccio speiga così il motivo della scelta del volgare, e non del più nobile latino, come per la stesura della Commedia. Dante ritiene a proposito del ruolo d’intellettuale e l’importanza assoluta dell’attività poetica, è l’unico mezzo a disposizione dell’uomo per giungere alla verità morale e teologica.