Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


La Mindfulness come Strumento per Sviluppare Congruenza e Consapevolezza in un Counselor, Appunti di Pedagogia

L'importanza della mindfulness nel counseling: sviluppare congruenza e consapevolezza. La congruenza è essere se stessi e accettare le emozioni. La mindfulness aiuta a osservare il momento presente. La consapevolezza è prestare attenzione senza giudizio. La mindfulness migliora l'attenzione, la connessione con il cliente e la gestione dei momenti di silenzio. Coltivare la mindfulness affina i saperi: essere, fare e sapere. La mindfulness approfondisce la conoscenza di sé e la capacità di stare nel qui e ora.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 22/04/2022

ornella-marangon
ornella-marangon 🇮🇹

6 documenti

1 / 4

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Sei sicuro della tua congruenza
personale e professionale nel
praticare il counseling? Momento
per momento
La mindfulness possibile strumento di conoscenza, consapevolezza e congruenza
per il counselor.
La congruenza
Carl Rogers ci dice che la congruenza consiste essenzialmente nell’essere
veramente se stessi, nell’essere in grado di riconoscere ed accettare le proprie
emozioni, il proprio stato, la propria cultura, le proprie posizioni, le proprie
convinzioni, le proprie credenze e, in tal modo, essere stabili, equilibrati, in grado di
offrire al cliente ancoraggio e sicurezza.
Riferendosi al percorso di costruzione di relazioni interpersonali costruttive e quindi
della “relazione di aiuto”, afferma…
Mi sono reso conto chiaramente che non produce alcun frutto, a lungo
andare, nei rapporti interpersonali, comportarsi come se si fosse diversi da
come si è.”(1)
Si tratta insomma di riconoscere ed accettare l’insieme delle attività intellettive,
emozionali e sensoriali relative all’esperienza in corso. Questo conduce alla
definizione di consapevolezza esposta da Edoardo Giusti (1989): “Essere
consapevole significa sentire i propri movimenti interni, le sensazioni, i sentimenti
che emergono, [e] dirigere l’attenzione sui propri bisogni nel momento presente”.
Ancora Rogers sembra dire che si persegue questa consapevolezza con un dialogo
interiore continuo, disciplinato e sincero.
“se posso stabilire una relazione di aiuto con me stesso, se posso cioè
essere sensibilmente consapevole e ben disposto verso i miei stessi
sentimenti, c’è una grande possibilità che possa stabilire una relazione di
aiuto con gli altri.(2)
Quanto più il terapeuta [NdA il counselor] sa ascoltare con accettazione ciò
che passa dentro di lui, quanto più sa essere, senza timore, la complessità
dei propri sentimenti, tanto più elevata è la sua congruenza”(3)
Già qui si anticipa una qualche vicinanza con la pratica meditativa poiché alcuni
maestri chiamano la meditazione pratica di ascolto profondo. A me piace parlare di
una sorta di autocounseling che il meditante esercita compassionevolmente verso
sé stesso e anche durante il counseling.
pf3
pf4

Anteprima parziale del testo

Scarica La Mindfulness come Strumento per Sviluppare Congruenza e Consapevolezza in un Counselor e più Appunti in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

Sei sicuro della tua congruenza

personale e professionale nel

praticare il counseling? Momento

per momento

La mindfulness possibile strumento di conoscenza, consapevolezza e congruenza per il counselor.

La congruenza

Carl Rogers ci dice che la congruenza consiste essenzialmente nell’essere veramente se stessi, nell’essere in grado di riconoscere ed accettare le proprie emozioni, il proprio stato, la propria cultura, le proprie posizioni, le proprie convinzioni, le proprie credenze e, in tal modo, essere stabili, equilibrati, in grado di offrire al cliente ancoraggio e sicurezza. Riferendosi al percorso di costruzione di relazioni interpersonali costruttive e quindi della “relazione di aiuto”, afferma… Mi sono reso conto chiaramente che non produce alcun frutto, a lungo andare, nei rapporti interpersonali, comportarsi come se si fosse diversi da come si è.”(1) Si tratta insomma di riconoscere ed accettare l’insieme delle attività intellettive, emozionali e sensoriali relative all’esperienza in corso. Questo conduce alla definizione di consapevolezza esposta da Edoardo Giusti (1989): “Essere consapevole significa sentire i propri movimenti interni, le sensazioni, i sentimenti che emergono, [e] dirigere l’attenzione sui propri bisogni nel momento presente”. Ancora Rogers sembra dire che si persegue questa consapevolezza con un dialogo interiore continuo, disciplinato e sincero. “se posso stabilire una relazione di aiuto con me stesso, se posso cioè essere sensibilmente consapevole e ben disposto verso i miei stessi sentimenti, c’è una grande possibilità che possa stabilire una relazione di aiuto con gli altri.(2) … Quanto più il terapeuta [NdA il counselor] sa ascoltare con accettazione ciò che passa dentro di lui, quanto più sa essere, senza timore, la complessità dei propri sentimenti, tanto più elevata è la sua congruenza”(3) Già qui si anticipa una qualche vicinanza con la pratica meditativa poiché alcuni maestri chiamano la meditazione pratica di ascolto profondo. A me piace parlare di una sorta di autocounseling che il meditante esercita compassionevolmente verso sé stesso e anche durante il counseling.

“Nel corso dell’incontro, il terapeuta [NdA il counselor] applica un ascolto intenzionale momento per momento, a sé stesso e al paziente senza giudizio, aperto, accudente e con discernimento, dando vita all’intenzione che risveglia periodicamente, domandandosi: Sono pienamente presente? Sono consapevole? E riconnettendosi consapevolmente al respiro e al corpo, come modo per ancorarsi e radicarsi durante la seduta”.(4) Si mira così a sviluppare una sorta di osservatore interno silenzioso che osserva e presta attenzione a ciò che succede nel momento presente e quindi anche, momento per momento, durante l’incontro di counseling.

La mindfulness

La mindfulness, la forma laica della meditazione di consapevolezza, è uno strumento con cui i professionisti dell’aiuto, in particolare e soprattutto i counselor, possono affinare e potenziare la capacità di essere in continuo ascolto di sé stessi e, conseguentemente, di essere profondamente se stessi nel momento presente. La mindfulness è una pratica con cui ci si confronta continuamente con i fondamenti della propria personalità sia dal punto di vista corporeo, che dal punto di vista percettivo, cognitivo e affettivo. Jon Kabat Zinn, biologo americano che ha definito il protocollo MBSR, definisce la consapevolezza come il prestare attenzione intenzionalmente nel/al momento presente in modo non giudicante. Ma prestare attenzione a cosa? Al corpo e alle sensazioni fisiche, al senso di piacevolezza e spiacevolezza che colora le nostre percezioni, ai pensieri e alle emozioni, ai condizionamenti tutti del nostro comportamento. Si tratta quindi di uno stato di apertura senza uno specifico oggetto. Il praticante di mindfulness e, secondo me, il professionista dell’aiuto, che utilizza questo strumento, ha la possibilità di raggiungere un grado di consapevolezza molto profondo e di coltivare l’impegno ad approfondire questa consapevolezza in un sempre rinnovato spirito di scoperta: consapevolezza di ciò che l’operatore è, prova, sente, pensa e crede durante l’incontro con il cliente. Esistono evidenze che questo tipo di consapevolezza al proprio stato, sviluppata come capacità di ascolto di sé stessi, ha benefici effetti sulla qualità della relazione che si stabilisce tra l’operatore di aiuto e il cliente: l’essere pienamente presente del counselor è stato positivamente correlato con la qualità della connessione umana con il cliente e con la capacità di gestire i silenzi che possono essere vissuti, contrariamente al comune sentire, come momenti di vicinanza senza la necessità di finalizzare il passare del tempo. Possiamo riassumere che la pratica personale di mindfulness del counselor migliora (5):  la capacità di mantenere, per tutta la durata dell’incontro, l’attenzione al qui e ora, al cliente e anche al proprio mondo interno;  la consapevolezza del livello di attenzione prestata;  la connessione con il cliente in quanto essere umano;

mindfulness è uno stile di vita che permette di approfondire la conoscenza di sé stessi e la capacità di stare nel qui e ora e che avvia alla coltivazione di stati mentali positivi con cui affrontare vita quotidiana e vita professionale. Per stato mentale si intende una combinazione di situazioni emozionali, atteggiamenti, configurazioni concettuali che nel loro complesso costituiscono il contesto dei pensieri, delle decisioni e delle azioni. Nella tradizione buddhista, si fa riferimento primariamente ai quattro stati incommensurabili: gentilezza amorevole, compassione, gioia compartecipe ed equanimità. Si tratta di stati profondamenti interrelati ma l’equanimità ha comunque un ruolo particolare perché costituisce la base su cui è possibile costruire gli altri stati: è difficile essere amorevoli e compassionevoli rispetto al dolore e alla gioia degli altri se non si è in grado di andare incontro all’esperienza del momento presente così come è. Tutto ciò suggerisce una certa vicinanza tra congruenza e equanimità. La congruenza è la base su cui sviluppare le altre caratteristiche fondamentali del counseling, l’accettazione incondizionata e l’empatia. “Non serve agire in modo calmo e piacevole quando di fatto ci si sente critici e pieni di ira. Non serve agire come se si conoscessero le risposte da dare quando non le si conoscono. Non mi serve comportarmi da persona affettuosa se in realtà, in quel momento, mi sento ostile. Non mi serve ostentare sicurezza, se di fatto sono spaventato e insicuro. … Tutto ciò non è utile, penso, allo sforzo inteso a costruire a poco a poco delle relazioni interpersonali costruttive (7)

Conclusioni

La mindfulness, più che uno strumento da proporre ai clienti è una pratica che il counselor rivolge a sé stesso per superare le difficoltà della professione e per coltivare attitudini e stati mentali positivi: sviluppare equanimità/congruenza. E’ quindi di fondamentale importanza incarnare la pratica e non cercare di apprendere la mindfulness sui libri (per quanto sia importante studiare). Jon Kabat Zinn ci ricorda: “… la consapevolezza è proprio come mangiare. Sarebbe assurdo pretendere che qualcun altro mangiasse al posto tuo; e quando vai al ristorante non ti sfami né sfogliando il menu né ascoltando il cameriere descrivere il cibo. Perché il cibo ti nutra devi effettivamente mangiarlo. Analogamente, per trarre beneficio dalla consapevolezza e capire perché è tanto preziosa devi effettivamente praticarla ”. (8) ———————————–