Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Consapevolezza e Educazione Linguistica - Prof. Santipolo, Appunti di Sociolinguistica

Il processo di acquisizione di una lingua, sottolineando l'importanza della consapevolezza linguistica (cl) nel percorso di apprendimento. Vengono discussi i diversi approcci all'acquisizione linguistica, dalla spontaneità dell'apprendimento della lingua madre all'apprendimento strutturato di una lingua straniera. La cl è presentata come un elemento chiave, che permette di comprendere il funzionamento della lingua e di sviluppare una competenza comunicativa efficace, anche in una l2 o ls. Inoltre, il documento analizza il ruolo della valutazione nell'acquisizione linguistica, evidenziando come essa possa diventare uno strumento di comunicazione e di responsabilizzazione dello studente. Infine, vengono esaminati i concetti di politica linguistica e pianificazione linguistica, con particolare attenzione al corpus planning, allo status planning e all'acquisition planning, e il loro impatto sull'educazione linguistica.

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 12/08/2024

mmmmmery95
mmmmmery95 🇮🇹

4.6

(5)

16 documenti

1 / 5

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
CONSAPEVOLEZZA E EDUCAZIONE LINGUISTICA – CAPITOLO 1
Il processo di acquisizione di una lingua può avvenire secondo tre percorsi:
-Spontaneamente, quando un bambino impara la propria lingua materna
-In maniera strutturata, come quando si frequenta un corso di lingua straniera
-In un forma ibrida tra le due precedenti, nei casi di apprendimento di una L2 o attraverso l’immersione
in un contesto in cui la lingua viene parlata quotidianamente o mediante la contemporanea frequenza di
un corso di tale lingua.
Questi percorsi si caratterizzano per molte variabili. Tra quelle di maggiore rilevanza spicca l’età di
accostamento alla lingua da apprendere da cui deriva, almeno in parte, la variabile motivazionale. Un’altra
variabile di grande rilevanza è la qualità dell’input a cui si è sottoposti, a cui va aggiunta la variabile del tempo,
vale a dire, la durata dello stimolo, sia in senso di esposizione nell’immediato alla lingua obiettivo, sia in senso
longitudinale, attraverso i mesi o gli anni.
Strettamente correlate a tutte queste, una variabile condivisa dai tre percorsi sopra indicati è la
consapevolezza. Il bambino che sta imparando la propria lingua materna da monolingue tende a sviluppare
consapevolezza dell’unica lingua a cui è esposto e del percorso di acquisizione che sta compiendo molto più
tardi del bambino che invece cresce bilingue.
La consapevolezza riveste un ruolo importante nel processo di acquisizione linguistica.
In glottodidattica, la consapevolezza è stata meglio specificata con l’accostamento dell’aggettivo linguistica,
definendola come una consapevolezza esplicita sulla ragione delle varie scelte linguistiche e sul funzionamento
della lingua. L’espressione consapevolezza linguistica (CL) rimanda al concetto di language awereness, definita
dall’ALA, Association for language awareness, come la conoscenza esplicita del linguaggio, percezione e
sensibilità coscienti nell'apprendimento, nell'insegnamento e nell'uso delle lingue. Si tratta quindi di un
concetto che ricopre un’ampia gamma di settori, propri dell’educazione linguistica: la formazione degli
insegnanti (non solo di lingue), la didattica delle microlingue, le metodologie da adottare in classe fino alle
scelte di politica linguistica.
L’importanza del linguaggio è dettata dal fatto che la lingua è il principale strumento di identità e
identificazione di una comunità che in quanto tale viene denominata speech community. Il termine identità è
in questo caso utilizzato come atto volontario, come scelta consapevole, come consapevolezza ispirata e
guidata da un’educazione linguistica, come ricchezza e espansione della cosiddetta comfort zone, ossia di una
situazione, mentale o materiale, in cui ci si sente sicuri, a proprio agio e nel pieno controllo degli eventi che vi
possono accadere, sia come capacità di azione che di interpretazione.
La CL dovrebbe essere il fil rouge di qualsiasi corso di lingua, a prescindere da quali ne siano gli obiettivi a
breve, medio o lungo termine, dal livello di competenza pregressa degli apprendenti o atteso in uscita, dalla
loro età, qualsiasi sia la scelta di approccio e metodologia che il docente adotta per il corso o per la sua durata.
Infatti, la consapevolezza linguistica dovrebbe fungere da vero e proprio ponte tra la lingua materna e le
eventuali altre lingue seconde o straniere alle quali ci si accosta durante la vita.
Per quel che concerne il rapporto tra consapevolezza linguistica e competenza grammaticale, è ormai risaputo
che la meta-competenza grammaticale non è condizione né strettamente necessaria né sufficiente per lo
sviluppo della competenza comunicativa. Saper parlare sulla lingua non coincide con il saperla usare
adeguatamente specie per quanto riguarda una L2 o una LS. La consapevolezza metalinguistica rinvia alle
conoscenze esplicite possedute da un individuo, correlate a un’attività controllata a livello cosciente dal suo
sistema cognitivo e che possono riferirsi a tutti i livelli di analisi linguistica: fonetico, sintattico, morfologico,
semantico, pragmatico e sociolinguistico.
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica Consapevolezza e Educazione Linguistica - Prof. Santipolo e più Appunti in PDF di Sociolinguistica solo su Docsity!

CONSAPEVOLEZZA E EDUCAZIONE LINGUISTICA – CAPITOLO 1

Il processo di acquisizione di una lingua può avvenire secondo tre percorsi:

  • Spontaneamente , quando un bambino impara la propria lingua materna
  • In maniera strutturata , come quando si frequenta un corso di lingua straniera
  • In un forma ibrida tra le due precedenti , nei casi di apprendimento di una L2 o attraverso l’immersione in un contesto in cui la lingua viene parlata quotidianamente o mediante la contemporanea frequenza di un corso di tale lingua. Questi percorsi si caratterizzano per molte variabili. Tra quelle di maggiore rilevanza spicca l’età di accostamento alla lingua da apprendere da cui deriva, almeno in parte, la variabile motivazionale. Un’altra variabile di grande rilevanza è la qualità dell’input a cui si è sottoposti, a cui va aggiunta la variabile del tempo, vale a dire, la durata dello stimolo, sia in senso di esposizione nell’immediato alla lingua obiettivo, sia in senso longitudinale, attraverso i mesi o gli anni. Strettamente correlate a tutte queste, una variabile condivisa dai tre percorsi sopra indicati è la consapevolezza. Il bambino che sta imparando la propria lingua materna da monolingue tende a sviluppare consapevolezza dell’unica lingua a cui è esposto e del percorso di acquisizione che sta compiendo molto più tardi del bambino che invece cresce bilingue. La consapevolezza riveste un ruolo importante nel processo di acquisizione linguistica. In glottodidattica, la consapevolezza è stata meglio specificata con l’accostamento dell’aggettivo linguistica , definendola come una consapevolezza esplicita sulla ragione delle varie scelte linguistiche e sul funzionamento della lingua. L’espressione consapevolezza linguistica (CL) rimanda al concetto di language awereness , definita dall’ALA, Association for language awareness, come la conoscenza esplicita del linguaggio, percezione e sensibilità coscienti nell'apprendimento, nell'insegnamento e nell'uso delle lingue. Si tratta quindi di un concetto che ricopre un’ampia gamma di settori, propri dell’educazione linguistica: la formazione degli insegnanti (non solo di lingue), la didattica delle microlingue, le metodologie da adottare in classe fino alle scelte di politica linguistica. L’importanza del linguaggio è dettata dal fatto che la lingua è il principale strumento di identità e identificazione di una comunità che in quanto tale viene denominata speech community. Il termine identità è in questo caso utilizzato come atto volontario, come scelta consapevole, come consapevolezza ispirata e guidata da un’educazione linguistica, come ricchezza e espansione della cosiddetta comfort zone, ossia di una situazione, mentale o materiale, in cui ci si sente sicuri, a proprio agio e nel pieno controllo degli eventi che vi possono accadere, sia come capacità di azione che di interpretazione. La CL dovrebbe essere il fil rouge di qualsiasi corso di lingua, a prescindere da quali ne siano gli obiettivi a breve, medio o lungo termine, dal livello di competenza pregressa degli apprendenti o atteso in uscita, dalla loro età, qualsiasi sia la scelta di approccio e metodologia che il docente adotta per il corso o per la sua durata. Infatti, la consapevolezza linguistica dovrebbe fungere da vero e proprio ponte tra la lingua materna e le eventuali altre lingue seconde o straniere alle quali ci si accosta durante la vita. Per quel che concerne il rapporto tra consapevolezza linguistica e competenza grammaticale, è ormai risaputo che la meta-competenza grammaticale non è condizione né strettamente necessaria né sufficiente per lo sviluppo della competenza comunicativa. Saper parlare sulla lingua non coincide con il saperla usare adeguatamente specie per quanto riguarda una L2 o una LS. La consapevolezza metalinguistica rinvia alle conoscenze esplicite possedute da un individuo, correlate a un’attività controllata a livello cosciente dal suo sistema cognitivo e che possono riferirsi a tutti i livelli di analisi linguistica: fonetico, sintattico, morfologico, semantico, pragmatico e sociolinguistico.

La consapevolezza linguistica ha quindi forti ricadute in termini di competenza grammaticale così intesa e può diventare uno strumento per riequilibrare approcci incentrati su un comunicativismo spinto e forzato. Nei percorsi di insegnamento linguistico, un ruolo imprescindibile la gioca la valutazione che non solo sta alla base delle certificazioni diventate sempre più indispensabili, ma dovrebbe costruire parte integrante del processo di acquisizione. Affinché tutto ciò possa accadere, è necessario che il docente condivida con gli apprendenti i criteri di valutazione. È indispensabile che nello sviluppo della CL uno spazio significativo sia dedicato alla consapevolezza di ciò che verrà valutato e come verrà valutato. In questo modo, ci saranno ricadute positive anche sul piano motivazionale. In tal senso, si può parlare di binomio motivazione – valutazione. Molto spesso la valutazione è considerata come un momento a sé stante nell’organizzazione didattica, un punto d’arrivo a cui è obbligatorio giungere per ottenere e fornire un resoconto dei risultati conseguiti. Docenti e discenti percepiscono il momento della verifica come una forzatura, una sorta di passaggio obbligato per poter procedere con il percorso formativo. La valutazione, invece, è un potente mezzo di comunicazione, che può definirsi tale grazie alle opportunità di riscontro sui processi di insegnamento/apprendimento che si possono ricavare, aprendo così un canale di scambio privilegiato tra i protagonisti del percorso formativo. Far comprendere la funzionalità della valutazione agli studenti, permette di:

  • Rendere la valutazione non oggetto di ansia e preoccupazione, ma di interesse e motivazione;
  • Responsabilizzare lo studente nei confronti della valutazione in quanto attraverso lo scambio con l’insegnante comprende le modalità e i criteri di giudizio e percepisce come le sue prove siano finalizzate alla conoscenza dei suoi progressi e/o delle sue difficoltà in funzione del miglioramento del suo apprendimento;
  • Ottenere dei risultati non inficiati da ansia o mancata conoscenza delle prove;
  • Incoraggiare lo studente, il quale percepisce l’interesse dell’insegnante nel suo successo;
  • Far superare l’atteggiamento degli studenti di ‘accontentarsi della sufficienza’ e aumentare il loro grado di impegno;
  • Indirizzare lo studente verso l’autonomia. Per quel che concerne l’ultimo punto, il percorso verso l’autonomia nell’acquisizione linguistica passa attraverso due diversi tipi di consapevolezza:
  • La consapevolezza dell’insegnante delle esperienze pregresse in fatto di acquisizione linguistica dell’allievo;
  • La consapevolezza dell’allievo del suo ruolo attivo nel processo/percorso di acquisizione linguistica. Solo nel caso in cui queste due consapevolezze si raggiugano, si può auspicare la costruzione di un percorso condiviso tra insegnante e allievo verso la learner autonomy. Le macro-dimensioni linguistiche sulle quali un maggior investimento educativo sulla consapevolezza linguistica produrrebbero ricadute positive sono:
  1. Dimensione affettiva : con particolare riferimento alla motivazione, in quanto la CL mira a stimolare la curiosità riguardo ai fatti di lingua e a favorirne non solo l’acquisizione ma anche il progresso e la padronanza, sia per quanto riguarda la L1 che la L2 e la LS;
  2. Dimensione sociale : la CL rispetto alla propria L1 favorisce il rispetto e l’accettazione dell’altro e quindi un incremento verso la socializzazione;
  3. Dimensione relativa al potere : la lingua può essere uno strumento di manipolazione, oppressione e controllo. Le scelte operate sui vari assi linguistici (sintagmatico e paradigmatico) producono effetti sul ricevente e solo la sua CL gli consente di interpretarle al di là del valore strettamente semantico,

o di collettività relativi all’uso di una certa lingua, e dall’altro nella promozione sociale di quella lingua, tesa a rafforzare i domini di impiego e ad aumentarne il numero di parlanti, oltre che il prestigio. Per quanto la distinzione tra corpus e status planning sia molto utile, i confini tra le due non sono sempre netti e precisi e le sfumature e le compenetrazioni sono frequenti e numerose. Le finalità dell’intervento di politica linguistica sono di diverso genere:

  • Rafforzare il senso di appartenenza e di identità nazionale;
  • Spingere nella direzione di creare un’immagine moderna del paese sul piano internazionale;
  • Facilitare l’accesso da parte della popolazione alle tecnologie informatiche, al mondo degli affari e della finanza su scala mondiale, che per il 90% sono veicolati in alfabeto latino;
  • Facilitare l’apprendimento dell’inglese. Nella language planning spicca R.L. Cooper che aggiunse l’ acquisition planning (AP) accanto al corpus e allo status planning, come terzo focus della politica linguistica. Una volta che sono stati individuati il corpus e lo status delle lingue, la loro diffusione, oltre che attraverso canali informali, avviene per mezzo della scuola. L’acquisition planning si avvale necessariamente della linguistica educativa. Le questioni di cui deve occuparsi l’AP sono molteplice ed eterogenee e sono comunque sempre strettamente correlate al corpus e allo status planning. L’AP attinge direttamente tanto dal corpus quanto dallo status planning, ma contemporaneamente può determinare, almeno in parte, il mantenimento o il mutamento dell’uno e/o dell’altro. Ciò che il language planning estrapola dagli altri due ricade sul mondo della scuola (dall’asilo all’università) e a sua volta determina i percorsi per la formazione dei docenti di lingua che, d’altro canto, agiscono sul mondo della scuola e ne sono influenzati. Le tre componenti, peraltro, si intersecano in un ciclo ininterrotto di scambi reciproci. Una particolare sotto-categoria dell’educazione linguistica è costituito dalla promozione linguistica. Anch’essa si può concretizzare sia in modo diretto ed esplicito, ossia consapevole e voluto, sia in modo indiretto. I protagonisti di quest’azione sono i promotori linguistici , e culturali, intesi sia come individui che come istituzioni che, anche in questo caso, possono distinguere tra primari (consapevoli e dichiarati) e derivati , la cui azione ha effetti sulla promozione dello studio di una lingua come straniera, seconda o etnica. Per quanto riguarda l’italiano, un esempio di promotore linguistico primario è senza dubbio la Società Dante Alighieri, fondata nel 1889 da un gruppo di intellettuali guidati da Carducci, che persegue l’obiettivo di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all’estero con la madrepatria e alimentando tra gli stranieri la voglia di studiare e di conoscere la lingua e la cultura italiane nel mondo, l’amore e il culto per la civiltà italiana, mediante una vasta rete di comitati. Un esempio di promotore linguistico derivato è costituito dal gruppo rock romano dei Maneskin. Per comprendere l’importanza della musica quale fattore di promozione linguistica indiretta basti pensare al suolo che da sempre svolge l’opera lirica, come traino allo studio dell’italiano. Il successo dei Maneskin è stato tale da penetrare anche nel mondo rock anglofono e dal suscitare reazioni polemiche contro i promotori linguistici primari. DIRITTI E DOVERI LINGUISTICI – CAPITOLO 3 Ius culturae : prevede la concessione della cittadinanza anche al minore straniero nato in Italia o arrivato prima di compiere 12 anni, purché avesse frequentato regolarmente la scuola per almeno 5 anni o che avesse seguito percorsi di istruzione e formazione professionale, triennali o quadriennali, idonei a ottenere una qualifica professionale.

Ius linguarum : neologismo a metà tra la linguistica e il diritto inteso nel senso più del vasto termine. Esso va inteso da un lato come il diritto/dovere per ciascun individuo di preservare la propria lingua materna, non tanto e non solo per ovvie ragioni comunicative, ma soprattutto per conservare la propria identità originaria.