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Consulenza direzionale, dispense e riassunti KPMG
Tipologia: Dispense
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In chiave dinamica può essere rappresentato come un continuum, un processo. Un insieme di attività operative e strategiche, correlate tra loro, con l’obiettivo di creare, utilizzare, archiviare e trasferire conoscenza. È una catena di attività che aggiungono progressivamente valore:
applicazione, assume centralità ai fini della sopravvivenza e dello sviluppo delle imprese operanti in quel settore. Gli studi che analizzano il concetto di KM lo scompongono in due fasi:
acquisiscono studiano teorie e/o provando esperienze sulla nostra pelle direttamente. La conoscenza ci dà anche un’autonomia di giudizio e di pensiero; quindi, saremo più autonomi e meno condizionabili. Natura consultiva. Il fornire pareri ovviamente prevede l’esistenza di un confronto, un dialogo, ovvero l’attivazione di un processo di scambio collaborativo di informazioni e conoscenze fra cliente e consulente. Se il cliente omette info, rende difficile la comunicazione. Natura “problem oriented”: attività di individuazione/definizione/analisi dei problemi (diagnosi), elaborazione delle soluzioni (terapia) e applicazione della soluzione trovata (cura). Nella fase di cura non rientra l’implementazione. Le capacità richieste da tale ruolo sono, analitiche, di sintesi, creative e maieutiche e empatiche. o Natura imprenditoriale dei problemi affrontati. Il consulente mira a risolvere problematiche imprenditoriali, ovvero problematiche strategiche, organizzative e/o gestionali. Gli ambiti specialistici delle pratices (tecniche, strumenti e metodi di consulenza direzionali) possono essere distinte nelle seguenti aree: o Area strategbh’00o87pica: in ricerca e sviluppo e in distribuzione. Diagnosi e pianificazione strategica (quali mercati, evoluzione vantaggio competitivo, business planning, catena del valore) o Area organizzativa: riprogettazione macrostruttura e micro. o Area finanziaria: tecniche di accesso a strumenti di finanza agevolati, rapporti con banche, trovare gente che mette soldi come equity, soci, business angel o Area produttiva: controllo qualità, gestione scorte, automazioni, layout prodotto o Area marketing: ricerche di mercato, pricing, distributive, promozioni o Area Risorse umane: selezione e retention talenti. o Area informativa: controllo gestionale o Area amministrativa: contabile e fiscale o Area Ricerca e sviluppo: viene valorizzata troppo dalle economie di scala, quindi la pmi dura fatica Natura contrattuale e fiduciaria del rapporto consulente-cliente. Il contratto di incarico serve per conferire l’incarico al consulente e tale accordo può essere scritto o no. Tempi troppo lunghi per stipulare il contratto e poi contratti lunghi, dettagliati e complessi, non è un buon indicatore perché è indice di mancanza di fiducia reciproca. L’appartenenza all’assetto imprenditoriale dei soggetti primariamente interessati alla soluzione del problema. Cioè, coloro che richiedono la consulenza e che hanno il massimo interesse per la risoluzione del problema ovviamente sono i vertici dell’impresa. (imprenditore, soci, top manager) La natura cognitiva del valore generabile attraverso l’intervento della consulenza direzionale. Il servizio di consulenza potrebbe apportare un ulteriore valore oltre alla risoluzione del problema in se. La creazione di nuove conoscenze e lo sviluppo di nuove capacità imprenditoriali sia per il consulente che per il cliente, e che per entrambi torneranno utili in futuro per nuove “avventure” (know-how)
Lo scopo finale del processo consulenziale è quello di apportare soluzioni creative e inedite; cambiamenti. Si divide in cinque fasi:
L’intervento consulenziale non agisce su una sola variabile ma su una moltitudine di variabili organizzative Difficile valutare qualitativamente gli effetti dell’intervento. Difficoltà di valutare gli effetti dell’intervento consulenziale sul consulente stesso. Perché il consulente anch’esso impara conoscenze e competenze nuove dall’esperienza che fa. Il rapporto consulenziale si conclude con la presentazione da parte del consulente del rapporto finale che riassume gli obiettivi conseguiti e i suggerimenti. I modelli consulenziali Si differenziano in base al grado di coinvolgimento e collaborazione tra consulente e cliente (passivo, attivo e maieutico). Durante l’esercizio il modello può cambiare forma. L’adozione di uno o l’altro dipende dal contesto e da alcune variabili come:
punto di partenza del classico, il cliente non sa dov’è il problema né vede soluzioni. Il consulente svolge un ruolo di empowering partner, ossia di guida della attività di diagnosi e di facilitatore delle altre fasi di scoperta e applicazione soluzione. L’intervento del consulente è orientato ad alimentare e sviluppare, le capacità auto-diagnostiche e di problem solving del cliente, con l’obiettivo di massimizzare le possibilità di risolvere l problema e aumentare il proprio grado di autonomia nel governo dei problemi imprenditoriali. Affinhcè funzioni:
1. Sentiero della socializzazione: conoscenza creata dall’interazione face to face e dalla condivisione informale della conoscenza tacita. Si attivano processi di discussione e ragionamento. Consente di rinnovare i propri modelli mentali impliciti di divisione e le proprie capacità di analisi diagnostica, problem solving e implementazione del cambiamento. 2. Sentiero della esteriorizzazione: la condivisione di conoscenze implicite porta al ragionamento e alla discussione, all’elaborazione di concetti, formalizzati in paradigmi utilizzabili in futuro. 3. Sentiero della combinazione: consente di integrare nuove conoscenze per ampliare quelle globali dell’impresa. Critiche mosse al modello: si dà troppa conoscenza all’impresa cliente e che quindi potrebbe non aver più bisogno di me poi. PROSPETTIVE EVOLUTIVE DELLA CONSULENZA DIREZIONALE Da un lato le attività materiali e immateriali sono oggetto di esternalizzazione, dall’altro le attività di knowledge intensive inimitabili e difficilmente riproducibili vengono internalizzate. Esempi di comportamenti strategici proattivi messi in campo dalle società di consulenza verso il cambiamento dell’ambiente esterno sono: - Diversificazione dei servizi offerti: le società di consulenza svolgono il compito di accollarsi le attività che le imprese danno in outsourcing (outsourcer provider). - Sviluppo di networks: collaborazioni e cooperazioni fra società di consulenza (tra specialiste e generaliste) o anche con università. - Orientamento ad attivare rapporti consulenziali di lungo periodo con il cliente: si conoscono meglio nel tempo e lavorano meglio insieme. Provando a sistematizzare ed a proiettare nel futuro le attuali dinamiche di cambiamento di una domanda porta a individuare due scenari:
basso valore aggiunto. Si intravede una possibile evoluzione del comportamento del consulente verso: o Online consultant : incorpora le best pratices diagnostiche e di problem solving in software modulare e eroga i servizi consulenziali facendo ricorso a internet o a reti dedicate senza il face to face. o Ousourcing provider : tende ad assumere la gestione diretta delle attività che il cliente decide di esternalizzare.
Il controllo avviene anche mediante degli indicatori economici Aree di criticità nella predisposizione del piano
Il processo di acquisizione Le operazioni straordinarie sono fondamentali strumenti strategici per le aziende.