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Contabilità aziendale, Appunti di Contabilità Aziendale

Principali argomenti di contabilità aziendale, esame del 1° anno ad Economia - Unito.

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 09/12/2024

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ECONOMIA E CONTABILITÀ AZIENDALE
I componenti di un’azienda sono:
• le persone: intese come soggetti che in quell’organizzazione lavorano e costituiscono quindi il fattore produttivo
LAVORO
• i mezzi tecnici: intesi come strumenti utilizzati dalle persone nello svolgimento del loro lavoro, costituiscono il
fattore CAPITALE
Possiamo quindi dire che l’azienda è un insieme di persone e mezzi che svolge un’attività di produzione di beni o
servizi. L’azienda può essere infatti vista come quella particella elementare che si muove in campo economico al fine
di soddisfare dei bisogni umani, i quali richiedono beni o servizi limitati.
Risorse Produzione Prodotti
Al centro dell’attenzione vi è il fattore lavoro, supportato dai mezzi tecnici, che svolge le attività di produzione di beni
e servizi in condizione di efficienza economica.
Sotto il profilo TECNICO l’enfasi viene posta sulle caratteristiche tecnologiche ed ingegneristiche della produzione,
mentre sotto il profilo delle SCIENZE DI COMPORTAMENTO l’azienda viene vista nelle dinamiche
comportamentali di individui e gruppi.
È necessario classificare il mondo aziendale in:
• Aziende di consumo(o di erogazione): attività di consumo, soddisfazione diretta dei bisogni. Rientrano in questa
categoria le famiglie, che possono considerarsi delle particolari aziende. La funzione di queste aziende è quella di
massimizzare la soddisfazione dei bisogni dei componenti dell’azienda.
• Aziende di produzione per il mercato(o imprese): attività di produzione per la vendita sul mercato, soddisfazione
indiretta dei bisogni(es. impresa industriale che produce e commercializza elettrodomestici). La funzione di queste
aziende è quella di remunerare i fattori della produzione, ossia fare in modo che il valore dei beni \ servizi prodotti sia
maggiore del valore dei fattori produttivi impiegati nel processo di produzione.
Valore beni \ servizi prodotti ≥ valore fattori produttivi
(l’azienda deve creare valore)
I prodotti vengono venduti al mercato che ne fa richiesta ad un prezzo, per l’appunto di mercato, cioè generano per il
produttore un ricavo idoneo a remunerare tutti i fattori produttivi impiegati, incluso il compenso per l’imprenditore
che porta il cosiddetto capitale di rischio.
Il mercato dei clienti è all’origine della produzione svolta dalle imprese e stimola l’iniziativa privata, disposta ad
investire capitali e ad assumere il rischio d’impresa.
• Aziende private e pubbliche: il criterio di classificazione si fonda sulla natura del soggetto che ha il controllo
dell’azienda. Nelle aziende private il controllo è nelle mani di un soggetto fisico, in quelle pubbliche il governo
dell’azienda è detenuto da un soggetto pubblico.
Spesso in questa categoria si inseriscono un’altra categoria di aziende, gli enti no profit o terzo settore. Si tratta di un
insieme fatto di organizzazioni appartenenti alla sfera privata, che si propongono di soddisfare certi bisogni di
determinate classi di oggetto(soggetti bisognosi) ma che, in caso di conseguimento, in caso di conseguimento di
risultato economico, non possono distribuirlo.
Nel caso delle aziende e amministrazioni pubbliche un prezzo di mercato vero e proprio non esiste, come i ricavi di
vendita e la remunerazione spettante ai portatori di capitali di rischio.
L’insieme degli utenti invece richiede servizi pagando un corrispettivo sotto forma di tributi \ tariffe che non
corrisponde al prezzo di mercato o al ricavo di vendita.
ASPETTI COMUNI A TUTTE LE AZIENDE
Efficienza → riguarda la relazione tra quantità di risorse impiegate e quantità di prodotti ottenuti. L’obbiettivo è
quello di minimizzare la quantità di risorse utilizzate per ottenere un’unità di prodotto(per le imprese) e di
massimizzare le quantità di prodotti ottenibili a parità di risorse disponibili(per le aziende di consumo)
Efficacia → riguarda il livello quali-quantitativo dei prodotti ottenuti(per le imprese) e la massimizzazione dei
consumi dei componenti(per le aziende di consumo)
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ECONOMIA E CONTABILITÀ AZIENDALE

I componenti di un’azienda sono:

  • le persone: intese come soggetti che in quell’organizzazione lavorano e costituiscono quindi il fattore produttivo LAVORO
  • i mezzi tecnici: intesi come strumenti utilizzati dalle persone nello svolgimento del loro lavoro, costituiscono il fattore CAPITALE

Possiamo quindi dire che l’azienda è un insieme di persone e mezzi che svolge un’attività di produzione di beni o servizi. L’azienda può essere infatti vista come quella particella elementare che si muove in campo economico al fine di soddisfare dei bisogni umani, i quali richiedono beni o servizi limitati.

Risorse Produzione Prodotti

Al centro dell’attenzione vi è il fattore lavoro, supportato dai mezzi tecnici, che svolge le attività di produzione di beni e servizi in condizione di efficienza economica. Sotto il profilo TECNICO l’enfasi viene posta sulle caratteristiche tecnologiche ed ingegneristiche della produzione, mentre sotto il profilo delle SCIENZE DI COMPORTAMENTO l’azienda viene vista nelle dinamiche comportamentali di individui e gruppi.

È necessario classificare il mondo aziendale in:

  • Aziende di consumo(o di erogazione): attività di consumo, soddisfazione diretta dei bisogni. Rientrano in questa categoria le famiglie, che possono considerarsi delle particolari aziende. La funzione di queste aziende è quella di massimizzare la soddisfazione dei bisogni dei componenti dell’azienda.
  • Aziende di produzione per il mercato(o imprese): attività di produzione per la vendita sul mercato, soddisfazione indiretta dei bisogni(es. impresa industriale che produce e commercializza elettrodomestici). La funzione di queste aziende è quella di remunerare i fattori della produzione, ossia fare in modo che il valore dei beni \ servizi prodotti sia maggiore del valore dei fattori produttivi impiegati nel processo di produzione.

Valore beni \ servizi prodotti ≥ valore fattori produttivi (l’azienda deve creare valore)

I prodotti vengono venduti al mercato che ne fa richiesta ad un prezzo, per l’appunto di mercato, cioè generano per il produttore un ricavo idoneo a remunerare tutti i fattori produttivi impiegati, incluso il compenso per l’imprenditore che porta il cosiddetto capitale di rischio. Il mercato dei clienti è all’origine della produzione svolta dalle imprese e stimola l’iniziativa privata, disposta ad investire capitali e ad assumere il rischio d’impresa.

  • Aziende private e pubbliche: il criterio di classificazione si fonda sulla natura del soggetto che ha il controllo dell’azienda. Nelle aziende private il controllo è nelle mani di un soggetto fisico, in quelle pubbliche il governo dell’azienda è detenuto da un soggetto pubblico. Spesso in questa categoria si inseriscono un’altra categoria di aziende, gli enti no profit o terzo settore. Si tratta di un insieme fatto di organizzazioni appartenenti alla sfera privata, che si propongono di soddisfare certi bisogni di determinate classi di oggetto(soggetti bisognosi) ma che, in caso di conseguimento, in caso di conseguimento di risultato economico, non possono distribuirlo.

Nel caso delle aziende e amministrazioni pubbliche un prezzo di mercato vero e proprio non esiste, come i ricavi di vendita e la remunerazione spettante ai portatori di capitali di rischio. L’insieme degli utenti invece richiede servizi pagando un corrispettivo sotto forma di tributi \ tariffe che non corrisponde al prezzo di mercato o al ricavo di vendita.

ASPETTI COMUNI A TUTTE LE AZIENDE Efficienza → riguarda la relazione tra quantità di risorse impiegate e quantità di prodotti ottenuti. L’obbiettivo è quello di minimizzare la quantità di risorse utilizzate per ottenere un’unità di prodotto(per le imprese) e di massimizzare le quantità di prodotti ottenibili a parità di risorse disponibili(per le aziende di consumo) Efficacia → riguarda il livello quali-quantitativo dei prodotti ottenuti(per le imprese) e la massimizzazione dei consumi dei componenti(per le aziende di consumo)

Regole di governance → insieme di regole che stanno alla base di un corretto governo societario, più in particolare s’intende al complesso di strumenti e meccanismi volti a tutelare gli interessi dei soci non direttamente coinvolti nella gestione d’impresa rispetto all’operato degli amministratori.

  1. Aziende di produzione: chi si assume il rischio. F.P. a rem. Residuale Rischio Governo
  • Impresa individuale → proprietario
  • Società di persone → singoli soci che apportano capitale e lavoro
  • Società di capitali → coloro che apportano capitale
  1. Aziende di consumo: chi sceglie come reperire le risorse e come distribuirle tra i componenti dell’azienda

PROCESSO PRODUTTIVO DELLE IMPRESE Fattori produttivi Processo di trasformazione Prodotti \ servizi

I fattori produttivi, presi dal mercato, subiscono una trasformazione fisica o anche economica, per divenire prodotti
servizi, utilizzati poi dalle aziende di consumo. I fattori produttivi si possono classificare come segue:

  • Capitale reale: beni strumentali e beni utilizzati nel processo di trasformazione
  • Lavoro: lavoro eseguito per la trasformazione
  • Capitale monetario: si occupa di coprire il gap tra il pagamento dei fattori produttivi e l’incasso della vendita dei prodotti

I fattori produttivi possono essere inoltre:

  • A remunerazione prestabilita (contrattuale): somma prestabilita (es. stipendio dell’impiegato, dirigente)
  • A remunerazione variabile (residuale): remunerazione che esiste se il corrispettivo delle vendite di prodotti sul mercato riesce a coprire i costi che l’azienda sostiene per la remunerazione di tutti i fattori produttivi impiegati nei processi aziendali, cioè i costi. Naturalmente maggiore è il capitale proprio \ di rischio portato dai proprietari dell’azienda e maggiore è la remunerazione attesa.

IL RISCHIO AZIENDALE Il rischio aziendale è quel rischio che corre un’azienda, in quanto non si sa se i prodotti \ servizi generati saranno in grado di coprire i costi. Può infatti capitare che i ricavi non siano in grado di coprire i costi (f.p. a remunerazione prestabilita) e di garantire un’adeguata remunerazione ai fattori produttivi a remunerazione residuale.

I fattori a rem. prestabilita dovrebbero trovare la loro copertura attraverso la vendita dei prodotti dell’impresa(i ricavi). Se i ricavi sono almeno uguali ai costi, significa che tutti i fattori produttivi a rem. prestabilita hanno trovato adeguata soddisfazione. Gli altri fattori vengono invece remunerati in funzione del risultato economico o profitto(ricavi-costi). Il fatto che la loro remunerazione sia collegata al risultato dell’impresa fa si che questi fattori siano maggiormente esposti al cosiddetto rischio d’impresa, inteso come incapacità dei ricavi dell’impresa di remunerare congruamente tutti i fattori produttivi. È chiaro però che questo rischio non grava unicamente sui fattori a rem. residuale, poiché se i ricavi non sono in grado di coprire i costi, anche una parte dei fattori a rem. prestabilita non può ricevere quanto pattuito.

Il rischio d’impresa può concretizzarsi:

  1. Nella mancata remunerazione del fattore apportato
  2. Nella perdita del fattore apportato(capitale monetario)
  3. Nella perdita di tutto o parte del proprio patrimonio

L’AZIENDA COME SISTEMA E LE SUE RELAZIONI CON L’AMBIENTE Ambiente generale: per ambiente si intendono tutte le condizioni generali di contesto che circondano l’azienda e da cui essa riceva input di vario genere:

  • Ambiente politico-legislativo : gli elementi di questo ambiente riguardano l’assetto istituzionale e la situazione politica del paese in cui l’azienda opera e l’orientamento e il contenuto delle norme che disciplinano la struttura e il funzionamento dell’aziende.
  • Ambiente economico : riguarda l’orientamento più o meno favorevole delle politiche e delle leggi verso l’iniziativa privata, l’esercizio d’impresa, la libera concorrenza, i principi meritocratici. Importanti sono gli indicatori del paese come PIL, il rapporto tra deficit e PIL, il rapporto tra debito pubblico e PIL, l’indice generale dei prezzi con cui si misura il livello d’inflazione, il costo del denaro, lo spread
  • Ambiente socio-culturale : riguarda il profilo demografico, il livello di istruzione, l’occupazione, la cultura in senso sociologico. Sotto il profilo demografico c’è molta differenza tra una società ad alta percentuale di giovani

astrattamente in parti uguali chiamate azioni. Il frazionamento astratto del capitale sociale in azioni facilita notevolmente la negoziabilità delle partecipazioni da parte dei soci, che prendono il nome di azionisti. Ci sono società per azioni quotate e per tali società è fissato quotidianamente dal mercato di borsa un prezzo di negoziazione.

  • società in accomandita per azioni(s.a.p.a.) → è caratterizzata dalla presenza di due categorie di azionisti. Gli azionisti accomandatari possiedono azioni uguali a quelli degli altri soci ma, in quanto amministratori, assumono la qualifica di azionista accomandatario che è illimitatamente responsabile di tutte le obbligazioni assunte dalla società nel periodo in cui rivestiva la qualifica di amministratore. Poi vi sono gli azionisti accomandanti.
    • società a responsabilità limitata(s.r.l.) → società di capitali destinate a regolamentare imprese e ristretta base societaria e perciò normalmente a struttura famigliare. L’amministrazione può essere affidata ad un amministratore unico o ad un consiglio di amministrazione. Il capitale minimo della società è di €10000 e non può essere diviso per azioni e quindi ogni socio avrà una quota del capitale sociale.

Nelle società di capitali il fattore produttivo apportato dai soci può essere unicamente denaro o beni valutabili. I risultati dell’azienda devono essere ripartiti fra i soci proporzionalmente al denaro e ai beni apportati. Tali società sono caratterizzate da autonomia patrimoniale perfetta, in quanto per gli impegni assunti dalla società risponde unicamente il patrimonio della società stessa ed i soci non sono responsabili nemmeno in via sussidiaria. La società è quindi come una persona fisica, titolare di diritti e di obblighi ed è completamente staccata dalle persone dei suoi soci. Vi è la presenza di un pluralità di organi(assemblea dei soci + organi di gestione + organo di controllo). Tutte le società(no s.r.l. di piccola dimensione) devono avere inoltre un organo al quale affidare il controllo: il collegio sindacale. Questo è composto da 3 membri in possesso di determinate qualifiche, a cui spetta il compito principale di controllare l’operato degli amministratori.

  1. Società mutualistiche Lo scopo dei soci è il lucro soggettivo, è il vantaggio economico che ottiene direttamente un socio attraverso lo svolgimento dell’attività aziendale.

GLI ASPETTI SOCIALI DELL’AZIENDA [capitolo 4] L’azienda è interpretabile come un sistema di elementi che sono tra loro coordinati al fine di generare in modo duraturo beni o servizi utili al soddisfacimento dei bisogni di soggetti, che sono per questo disposti a pagare un prezzo.

L’azienda è quindi un sistema aperto all’interno del quale si instaurano relazioni con molteplici soggetti che, avendo interessi specifici, interagiscono con essa. Si possono delineare degli interessi economici istituzionali che solitamente si riferiscono ai prestatori di lavoro e ai conferenti di capitali. In generale questi soggetti o gruppi di soggetti sono riconducibili alla figura degli stakeholder: tutti coloro che volontariamente o meno sono titolari di una posta collegata all’attività e che pertanto sono da essa condizionati direttamente o indirettamente e a loro volta la condizionano. In altri termini sono tutti coloro che in qualche modo corrono un rischio: alcuni di essi sono legati tramite contratto, altri non hanno legami di alcuna natura. Gli stakeholder sono i gruppi verso i quali l’impresa è responsabile ed è da questi molto influenzata. L’impresa è quindi pensabile come una rete di stakeholder, all’interno della quale ognuno di essi tende a perseguire un equilibrio.

Non tutti gli interessi sostenuti dagli stakeholder hanno però uguale grado di rilevanza. Gli stakeholder con interessi simili sono classificati come appartenenti allo stesso gruppo: dipendenti, azionisti, clienti. Sono legittimi portatori di istanze e richieste.

È possibile poi identificare stakeholder:

  • primari: aventi un alto grado di rilevanza poiché ripongono aspettative assolute nel rapporto con l’impresa. Sono da intendersi come coloro senza la cui partecipazione l’impresa non riuscirebbe a realizzare il suo scopo
  • secondari: avvertiti come di “secondo livello”. Influenzano o sono influenzati dall’impresa ma non sono essenziali
  • a carattere derivativo: esistono stakeholder a carattere derivativo, tipo la concorrenza

Bisogna poi ricordare che gli interessi specifici degli stakeholder possono essere talvolta convergenti rispetto a quelli di altri soggetti, ma spesso possono risultare in contrasto. Pertanto di conseguenza si può affermare che il benessere degli stakeholder rappresenta la chiave per la sopravvivenza e per il successo dell’impresa.

L’agire responsabilmente dell’impresa si esplica in molti ambiti della sua attività. Si parla di Corporate Social Responsability(CSR) per definire l’attitudine dell’impresa a considerare nei processi decisionali ogni aspetto dei potenziali influssi sull’ambiente circostante. › Sotto un profilo ecologico \ ambientale, il rapporto tra l’impresa e l’ambiente si esplica da un lato attraverso gli impatti riguardanti i consumi di risorse utilizzate nei processi di produzione e dall’altro attraverso gli impatti derivati dai processi produttivi legati all’uso dei prodotti. › Sotto il profilo sociale, la responsabilità delle aziende si manifesta in ambiti legati alla gestione degli impatti dell’organizzazione sui sistemi sociali in cui essa opera.

Quando si parla poi di etica d’impresa, ci si riferisce in particolar modo ai principi etici che sottendono alle scelte che i proprietari \ manager sono tenuti a prendere per la corretta gestione dell’azienda. Si potrebbe dire che un’impresa che non infrange le leggi e opera in aderenza alle regolamentazioni imposte stia attuando un comportamento che è definibile corretto e quindi eticamente ineccepibile.

COMPORTAMENTO RIFLESSO SUGLI EQULIBRI DEL SISTEMA AZIENDA

  1. ETICO POSITIVO

  2. ETICO NEGATIVO

  3. NON ETICO POSITIVO(di breve termine)

  4. NON ETICO NEGATIVO

  5. L’adozione di comportamenti eticamente corretti porta influssi positivi sul sistema azienda, intesi sotto il profilo economico \ finanziario.

  6. Un atteggiamento positivo può talvolta avere ricadute in termini di peggioramento delle condizioni di equilibrio del sistema azienda, inteso in termini di efficienza.

  7. Un comportamento non apprezzabile dal punto di vista etico può talvolta generare un flusso positivo di breve durata sul sistema aziendale. Si pensi al ricorso da parte di una grande azienda all’allungamento dei termini di pagamento verso i fornitori di beni o servizi: da un lato può avere un riflesso positivo sulle problematiche di gestione finanziaria, ma dall’altro può compromettere la capacità futura di sopravvivenza della stessa azienda.

  8. Situazione che si realizza ogni qualvolta è adottato un comportamento non etico e tale decisione si ripercuote negativamente sull’azienda. Una cattiva condotta commerciale può per esempio portare a un deterioramento della reputazione dell’azienda.

GLI EQUILIBRI ECONOMICO \ FINANZIARI DELLA GESTIONE [capitolo 6] La costituzione di un’impresa presuppone sempre il conferimento di capitale da parte dei soggetti fondatori. Per lo svolgimento della propria attività infatti l’azienda deve dotarsi di una struttura produttiva. Generalmente il capitale conferito dai soci non è sufficiente a far fronte a tutti gli investimenti necessari e, pertanto, l’impresa chiede denaro a prestito. Dotata di un’adeguata struttura, l’impresa può iniziare ad operare assumendo personale, stipulando contratti per le utenze, acquistando materie prime ecc. L’obbiettivo è quello di cedere ai clienti il prodotto della propria attività, sia esso bene o servizio. La gestione d’impresa genera conseguenze:

  • economiche: in termini di ricavi e costi; si parla in tal senso di aspetto economico
  • finanziarie: in termini di entrate e uscite monetarie; si parla in tal senso di aspetto finanziario

Aspetto economico

Fattori produttivi Prodotti \ servizi

Aspetto finanziario

Uscite monetarie [-] (misura del valore dei f.p.)

Entrate monetarie [+] (misura del valore dei prodotti \ servizi)

Costi(misurati dalle uscite monetarie)

Ricavi (misurati dalle entrate monetarie)

  • Aspetto PATRIMONIALE L’aspetto patrimoniale della gestione è relativo al patrimonio, ovvero alla ricchezza di cui l’impresa è titolare in un determinato momento. Il patrimonio dell’impresa è costituito dagli investimenti quali gli immobili, i macchinari, i brevetti, i titoli, i crediti, il magazzino. Il capitale proprio dell’impresa viene anche denominato patrimonio netto , in quanto può essere determinato come differenza tra gli investimenti o attività, e il capitale di rischio o passività.

Patrimonio netto → attività – passività

RELAZIONI TRA ASPETTO ECONOMICO, FINANZIARIO E PATRIMONIALE Questi tre aspetti sono fortemente collegati tra loro. All’inizio di un esercizio, l’impresa presenta una determinata situazione patrimoniale, in quanto ha effettuato una serie di investimenti,finanziati con il capitale proprio e con il capitale di credito. Tutte queste operazioni hanno conseguenze economiche, generando costi e ricavi, e finanziarie, uscite e entrate monetarie. Alla fine del periodo, la situazione patrimoniale sarà diversa dalla situazione patrimoniale iniziale in quanto sono avvenuti nuovi investimenti e nuovi finanziamenti per effetto dello svolgimento dell’attività d’impresa. Anche il patrimonio, ovvero la ricchezza aziendale, si è modificato: se il reddito è positivo, la ricchezza netta dell’impresa durante l’esercizio si è incrementata, se invece è negativo la ricchezza dell’impresa durante l’esercizio ha subito un decremento.

Patrimonio netto alla fine dell’esercizio = patrimonio netto all’inizio dell’esercizio + risultato d’esercizio

La competitività dell’impresa presuppone il raggiungimento ed il mantenimento di situazioni di equilibrio, in particolare quelli usualmente individuati sono:

  1. Equilibrio economico: l’impresa si trova in una situazione di equilibrio economico quando il flusso dei ricavi è durevolmente in grado di fronteggiare il flusso dei costi, garantendo così un’adeguata remunerazione ai fattori produttivi il cui compenso è ancorato ai risultati economici d’esercizio. Per un soddisfacente equilibrio economico, è necessario che il risultato d’esercizio non solo sia positivo, ma sia anche il grado di garantire un’adeguata remunerazione ai soggetti il cui compenso è ancorato al risultato stesso. È importante che l’azienda sia dotata di equilibrio economico nel lungo periodo. Il mantenimento nel tempo dell’equilibrio economico conferisce all’impresa una caratteristica definita economicità.
  2. Equilibrio finanziario: l’impresa si trova in una situazione di equilibrio finanziario quando il flusso delle entrate è costantemente in grado di fronteggiare il flusso delle uscite. È in ogni caso necessario che l’impresa sia sempre in grado di fronteggiare il flusso complessivo delle uscite con quello delle entrate. La situazione finanziaria risulta equilibrata quando le caratteristiche degli investimenti e dei finanziamenti sono tra di loro omogenee. Quando l’impresa non è in grado di far fronte ai propri impegni finanziari si dice che è in uno stato di insolvenza. Il mantenimento nel tempo dell’equilibrio finanziario conferisce all’impresa una caratteristica definita liquidità.
  3. Equilibrio patrimoniale: questo equilibrio è rappresentato dalla relazione esistente tra le diverse fonti di finanziamento. In questo senso, il capitale apportato dai soci è quello sul quale grava il pieno rischio d’impresa. È pertanto importante che venga mantenuto un certo equilibrio tra le fonti di finanziamento che devono essere rimborsate a scadenze prestabilite e che generano il pagamento degli interessi. › Quando il rapporto tra il patrimonio netto e i debiti derivanti da presiti ottenuti dall’impresa è pari all’unità, si parla di azienda adeguatamente capitalizzata. › Nel caso in cui i debiti siano troppo elevati rispetto ai finanziamenti ottenuti dai terzi, si parla di azienda sottocapitalizzata. › Lo squilibrio è massimo quando l’impresa non ha più capitale proprio ma solo debiti, o addirittura quando ha una situazione di deficit patrimoniale o capitale proprio negativo. Il mantenimento nel tempo dell’equilibrio patrimoniale conferisce all’impresa una caratteristica definita solidità. La solidità è misurabile dal rapporto tra il capitale proprio dell’impresa ed il capitale di rischio. Indipendenza finanziaria = patrimonio netto / totale fonti di finanziamento

Un particolare aspetto dell’economicità delle imprese è rappresentato dalla redditività , cioè dalla capacità di produrre in modo stabilizzato nel tempo redditi sufficienti a remunerare i portatori di capitali proprio, dopo aver remunerato gli altri portatori di fattori produttivi. La redditività viene anche intesa come la capacità dell’impresa di produrre reddito d’esercizio.

È possibile individuare da un lato un’area caratteristica o tipica, che corrisponde alle operazioni volte a realizzare direttamente gli obbiettivi della gestione e dall’altro delle aree extra-caratteristiche, quali:

  • area atipica → connessa alle operazioni estranee all’oggetto tipico dell’attività aziendale
  • area finanziaria → cioè il complesso delle operazioni di esercizio legate alle politiche di finanziamento e di gestione della liquidità
  • area straordinaria → carattere eccezionale
  • area tributaria → relativa agli oneri tributari dell’impresa

Combinando i risultati economici derivanti dalle singole aree è possibile individuare le seguenti configurazioni di reddito:

  • reddito operativo dell’esercizio : derivante dalla contrapposizione dei ricavi e dei costi afferenti all’area caratteristica
  • reddito netto dell’esercizio : derivante dalla contrapposizione di tutti i ricavi e di tutti i costi giudicati di competenza dell’esercizio

Tali redditi costituiscono la base per formulare giudizi di:

  • redditività operativa: fa riferimento alla capacità dell’impresa di rendere proficui gli investimenti nell’area operativa, cioè a gestire economicamente il business aziendale. Tale indicatore è usualmente denominato return on investment (ROI). ROI = reddito operativo / investimenti

La redditività riflette due attitudini importanti: › l’attitudine dell’impresa ad acquisire ed impiegare efficientemente le risorse necessarie alla gestione del proprio business, nello svolgimento delle attività commerciali, di ricerca e sviluppo ecc. › l’attitudine dell’impresa a gestire efficacemente le relazione con i mercati di sbocco e i clienti

  • redditività globale: fa riferimento alla capacità di remunerare congruamente il capitale proprio dopo aver remunerato congruamente tutti gli altri fattori produttivi. Essa è misurata dal rapporto tra il reddito netto d’esercizio e il patrimonio netto. Tale rapporto è denominato return on equity (ROE).

ROE = reddito netto d’esercizio / patrimonio netto

Un giudizio soddisfacente sulla redditività globale non implica necessariamente la presenza di utili in tutti gli esercizi, quanto piuttosto una tendenziale attitudine a produrre utili.

L’impresa dotata di redditività riesce a produrre extra redditi che hanno implicazioni sui seguenti aspetti:

  • Aspetto economico: i redditi risparmiati consentono di stabilizzare la capacità di copertura dei ricavi, consentendo di remunerare il fattore capitale proprio anche in esercizi che non hanno consentito la formazione di utili sufficientemente capienti
  • Aspetto patrimoniale: gli extra redditi aumentano la solidità del patrimonio, attenuando il rischio di erosione dovuto a risultati d’esercizio negativo
  • Aspetto finanziario: gli extra redditi consentono all’impresa di autofinanziarsi

IL BILANCIO D’ESERCIZIO [capitolo 7] Il bilancio d’esercizio consente di misurare in termini qualitativi e quantitativi il patrimonio e il reddito aziendale. È il documento contabile in sintesi con cui si rappresenta la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica di un’impresa e che permette di valutare l’equilibrio economico, finanziario e patrimoniale. Il bilancio è oggetto di attenzione di tutti coloro che hanno un interesse verso l’andamento e i risultati della gestione, definiti comunemente stakeholder. Gli utilizzatori del bilancio, grazie alla lettura dello stesso, acquisiscono informazioni utili sulla gestione passata e anche, in una certa misura, sulla gestione futura.

Le funzioni riconducibili al bilancio d’esercizio sono le seguenti:

  • conoscitiva, poiché esprime i risultati ottenuti connessi alle scelte di gestione
  • controllo, poiché gli amministratori devono rispondere del proprio operato a coloro che hanno assegnato loro l’incarico
  • informativa, poiché essendo un modello capace di fornire una rappresentazione chiara e corretta della realtà aziendale in termini patrimoniali, finanziari ed economici, garantisce informazioni a terzi
  1. Si deve tenere conto dei rischi e delle perdite di competenza dell’esercizio, anche se conosciuti dopo la chiusura di questo
  2. Gli elementi eterogenei ricompresi nelle singole voci devono essere valutati separatamente
  3. I criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all’altro

I principi che emergono da questi sono: continuità, prudenza, competenza economica, valutazione analitica, costanza dei criteri di valutazione.

Nella relazione sulla gestione gli amministratori devono:

  • illustrare l’andamento della gestione e del risultato d’esercizio
  • indicare le altre informazioni significative non direttamente desumibili dal bilancio

Il collegio sindacale, nella propria relazione, deve invece:

  • riferire circa l’attività di vigilanza svolta
  • esprimere un parere in ordine al progetto di bilancio e alla sua approvazione
  • esprimere un parere circa la compatibilità della proposta di destinazione dell’utile con la situazione finanziaria dell’impresa

Il revisore legale, nella propria relazione, deve invece esprimere un giudizio sul bilancio che può essere:

  • con rilievi
    • positivo con rilievi: errori significativi ma non così rilevanti da compromettere l’attendibilità del bilancio nel suo complesso
    • negativo: errori significativi e pervasivi
    • impossibilità di esprimere un giudizio: errori non individuati potenzialmente significativi e pervasivi
  • senza rilievi

Soggetti obbligati alla redazione del bilancio Imprese individuali e società di persone

Società di capitali: s.r.l.

Società di capitali: s.p.a. / s.a.p.a.

Società di capitali: capogruppo che redigono il bilancio consolidato

Società quotate in borsa in Italia e/o in Europa

Bilancio (rendiconto) in forma libera

Bilancio in forma ordinaria o abbreviata

Bilancio in forma ordinaria

Bilancio in forma ordinaria o secondo i principi IAS/IFRS

Bilancio secondo i principi IAS/IFRS

Bilancio in forma abbreviata: le imprese di minore dimensioni possono redigere un bilancio semplificato negli schemi e nei dettagli informativi da fornire. Si tratta di facoltà di cui possono usufruire le società di capitali che non hanno emesso titoli negoziati in mercati regolamentati e che non hanno superato almeno due dei seguenti limiti:

  1. Totale dell’attivo dello Stato Patrimoniale non superiore a 4.400.000,00€
  2. Ricavi di vendita e di prestazioni di servizi non superiori a 8.800.000,00€
  3. Numero dei dipendenti occupati in media durante l’esercizio non superiore a 50

LA STRUTTURA E IL CONTO ANALITICO DELLO STATO PATRIMONIALE Dallo schema obbligatorio di stato patrimoniale per le imprese italiane, emerge la presenza di una struttura gerarchica a quattro livelli:

  • il primo livello è contrassegnato da lettere alfabetiche maiuscole
  • il secondo livello, contraddistinto da un numero romano, riporta le voci che compongono il primo livello
  • il terzo livello è contrassegnato da numeri arabi che individuano le voci che compongono il secondo livello
  • il quarto livello è contrassegnato da una lettere minuscola e costituisce un ulteriore dettaglio

In generale non è possibile apportare modifiche ai primi due livelli dello schema, mentre esiste più flessibilità per le voci di terzo e quarto livello, con possibilità di raggruppamenti, suddivisioni e adattamenti, purché queste non influiscano sulla rappresentazione corretta e veritiera del bilancio.

Lo schema di stato patrimoniale prevede:

  • a sinistra l’indicazione delle ATTIVITÀ, cioè risorse di proprietà dell’azienda che hanno la caratteristica di possedere un valore per la stessa ed essere state acquisite ad un costo quantificabile in modo oggettivo. Sono:
    • immobilizzazioni: elementi patrimoniali destinati ad essere impiegati in un lungo arco di tempo e costituiscono il capitale fisso dell’impresa. Si possono distinguere quelle materiali , come fabbricati, impianti,

macchinari, attrezzature, e quelle immateriali , come costi di impianti e ampliamento, costi di ricerca e sviluppo. Vi è poi una terza categoria di immobilizzazioni che è rappresentata da quelle finanziarie , come le partecipazioni e i crediti di finanziamento

  • attivo circolante: costituito dalle attività originariamente non destinate a essere utilizzate durevolmente ma a breve termine, quali le rimanenze di materie prime, semilavorati e prodotti finiti, oppure i crediti verso i clienti o la cassa e i depositi bancari.
  • a destra l’indicazione delle PASSIVITÀ, dove vengono riportate le voci relative ai finanziamenti ottenuti dall’impresa che hanno reso possibile gli impieghi nelle attività sia fisse che circolanti. Sono:
  • patrimonio netto: sta ad indicare le risorse degli investitori. All’interno troviamo i seguenti elementi:
  • capitale sociale: costituito in genere dai versamenti effettuati dai soci
  • riserve di capitale: integrano apporti di capitale versato dai soci
  • riserve di utili: costituite da utili generati da una gestione profittevole e non distribuiti ai soci
  • utile (o perdita): emerge dalla differenza tra ricavi e costi riportati nel conto economico
  • fondi per rischi e oneri: tipologie di debiti di natura ben individuata il cui ammontare alla chiusura del bilancio non è perfettamente determinato
  • debiti verso dipendenti: debito che l’impresa è tenuta a versare quando cessa un rapporto di lavoro (TFR)
  • debiti: rappresentano le vere e proprie passività. Le tipologie più diffuse sono le obbligazioni(prestiti a lungo termine a cui possono far ricorso le s.p.a, s.r.l., s.a.p.a.), i debiti verso le banche, che possono essere a breve termine(scoperti di conto corrente) o a lungo termine(mutui), e i debiti verso fornitori.
  • operativi: verso fornitori/tributari ecc.
  • finanziari: verso banche/soci per finanziamenti/obbligazioni ecc.
  • ratei e risconti: il primo è parte di debito relativa a un costo comune a 2 o più esercizi che sta maturando mentre il secondo è parte di ricavo rinviata al futuro perché non maturata interamente nell’esercizio

LO SCHEMA ED IL CONTENUTO DEL CONTO ECONOMICO CIVILISTICO Il conto economico è la parte del bilancio che risponde all’esigenza di conoscere il risultato della gestione aziendale, ovvero di sapere se l’attività svolta dall’impresa nell’esercizio abbia prodotto utili o perdite, confrontando i ricavi con i costi. La struttura è gerarchica, con 3 livelli:

  1. Differenza tra valore e costi della produzione: costituisce il cosiddetto reddito operativo della gestione d’impresa. Si ottiene confrontando i seguenti elementi:
  • valore della produzione : deriva dalla somma algebrica di ricavi della vendita e delle prestazioni, variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti, variazione dei lavori in corso su ordinazioni, incrementi di immobilizzazioni per lavori interni, altri ricavi e proventi
  • costo della produzione : deriva dalla somma algebrica di costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci, costi per servizi, costi per il godimento di beni di terzi, costi per il personale, ammortamento e svalutazioni, variazioni delle rimanenze di materie prime
  1. Risultato prima delle imposte: determinato dalla somma algebrica della differenza tra valore e costi della produzione(A-B), proventi e oneri finanziari(± C), rettifiche di valore di attività finanziarie(± D), proventi e oneri straordinari(± E)
  2. Utile o perdita d’esercizio: reddito emergente dal conto economico

L’ANALISI DELL’AZIENDA PER FUNZIONI E PER PROCESSI [capitolo 8] La visione sistemica delle imprese non consente di comprendere a pieno come operino le aziende nel loro funzionamento quotidiano e nella dinamica dei propri elementi. Per questo è indispensabile procedere con l’articolare il sistema in sotto insiemi:

  • sub-sistema della gestione
  • sub-sistema dell’organizzazione
  • sub-sistema delle rilevazioni quantitative Questi sub-sistemi sono interdipendenti e si condizionano reciprocamente. Studiare un’impresa significa quindi addentrarsi in essa, studiando come funzionino nel mondo reale i diversi sistemi da cui è composta. Le due principali chiavi di lettura di un’azienda sono:

Approccio per processi : approccio che taglia l’azienda a livello orizzontale. Per intenderci, l’approccio per processi studia l’azienda come un insieme di attività che, usando risorse con differenti caratteristiche tecniche-economiche, giungono alla realizzazione di un output comune. Tale output può costituire l’oggetto di scambio con il mercato, oppure un prodotto interno. Analizzare l’azienda per processi significa occuparsene con finalità ultima di valutarne l’efficacia e l’efficienza complessiva ed eventualmente dei meccanismi con cui migliorarli.

  1. Come: vuol dire con quale grado di integrazione verticale. I prodotti che collochiamo saranno integralmente gestiti dalla nostra azienda con risorse oppure facendo ricorso a forme varie di outsourcing, cioè a altre imprese

Si tratta delle scelte più importanti della gestione, da cui discende il volto durevole dell’azienda e la sua collocazione nei mercati di riferimento. Il controllo della strategia di business non include tutti gli aspetti della strategia aziendale, primo di tutto quello finanziario. Questo riguarda il modo in cui le scelte di business verranno finanziate. Una corretta strategia finanziaria è la condizione sine qua non per rendere possibile la strategia di business prescelta. Senza la disponibilità dei capitali occorrenti per realizzare i progetti di investimento, le scelte di business si rivelano irrealizzabili. Una sana amministrazione deve quindi:

  • basarsi su scelte di business in grado di favorire il successo economico dell’azienda nel lungo periodo, cioè scelte competitive in grado di fronteggiare con successo la concorrenza del mercato
  • trovare mezzi di finanziamento per coprire i fabbisogni determinati dalle scelte di business, che abbiano caratteristiche quantitative, qualitative, economiche e di tempistiche tali da rendere fattibili in concreto progetti strategici potenzialmente vincenti. Tutto questo naturalmente senza compromettere gli equilibri finanziari di breve periodo così come gli equilibri economici

La strategia competitiva si basa su alcuni “livelli”:

  1. Strategia di corporate : significa a livello di azienda nel suo insieme. È l’insieme delle scelte, fatte dall’alta direzione, che riguardano principalmente: › portafoglio business: l’insieme delle aree strategiche d’affari in cui l’azienda opera. Si tratta di scelte di corporate rivolte all’ottenimento di un equilibrio tra i vari business, in modo da ottimizzare i risultati economico-finanziari globali nel lungo periodo. › creazione di sinergie e economie di scala: si tratta di una serie di priorità fissate dal corporate, comuni a tutti i business, e una serie di attività finalizzate a far condividere dai vari business alcune risorse dell’impresa o generare economie di scala, cioè economie legate alle grandi dimensioni. › gestione efficiente ed efficace: di processi comuni all’azienda nel suo insieme, tipo processi amministrativi, organizzativi ecc.
  2. Strategia di business : a livello di strategia di business è opportuno riflettere sui modelli concettuali utili per prendere le decisioni di business in modo coerente con gli obbiettivi di lungo periodo. L’analisi della posizione competitiva dell’azienda in un dato business consiste nell’individuare i punti di forza e punti di debolezza rispetto ai concorrenti. A tal proposito, il modello più conosciuto è quello del vantaggio competitivo, su cui far leva per cogliere le opportunità offerte dall’ambiente esterno. Ne esistono di due tipi: › vantaggio di costo: quando i processi aziendali vengono svolti in condizioni di efficienza economica e si traduce in una politica basata su prezzi di vendita contenuti, a cui si accompagna un’offerta omogenea › vantaggio di differenziazione: quando l’offerta aziendale ha per oggetto prodotti in possesso di caratteristiche che i clienti percepiscono come uniche, è l’efficacia ad essere perseguita. Questo vantaggio si manifesta in un’offerta che mira a soddisfare le esigenze dei clienti disposti a pagare un prezzo premium.

Una volta identificato il vantaggio competitivo da perseguire, occorre identificare le variabili o fattori su cui far leva, cioè i fattori critici di successo.

  1. Strategia di funzione : riguarda una problematica specifica e circoscritta, rientrante sostanzialmente nel perimetro di competenza di una data area funzionale. Ha per oggetto decisioni con le quali si dà attuazione alle scelte di business. Le principali funzioni coinvolte a questo livello sono quelle operative

Vi sono inoltre alcuni tipi di strategie, quali:

  1. Strategie di crescita: vengono intese sia come aumento dimensionale vero e proprio, sia come decrescita, sia come stabilità. Vengono considerate con riferimento alla strategia di uno specifico business. Il problema che si pone è quello di individuare l’alternativa dimensionale da perseguire.
  2. Strategie di integrazione: vengono intese come opzioni all’interno delle scelte di sviluppo mediante concentrazione. In altre parole come opzioni per l’impresa che decide di svilupparsi in un determinato settore, senza diversificare i propri business. Può essere:
  • integrazione verticale : significa che nella gestione del business vengono inserite attività a monte rispetto a quelle attuali. Oggi tuttavia si prediligono alternative con cui s’intensificano i rapporti con i fornitori
  • integrazione orizzontale : viene intesa come allargamento della propria gamma di prodotti, o delle proprie aree geografiche.
  1. Strategie di diversificazione: consistono nell’ingresso dell’impresa in nuovi business. Può realizzarsi con l’acquisizione di altre imprese, oppure stipulando accordi
  1. Strategie di internazionalizzazione: vi sono diversi tipi di internazionalizzazione, quali
  • imprese internazionali : pur essendo radicate operativamente sul territorio nazionale svolgono un’attività più o meno intensa di esportazione verso mercati esteri
  • imprese multinazionali : operano all’estero, oltre che nel paese d’origine, sia dal punto di vista tecnico- produttivo che commerciale. Le imprese locali sono dotate di autonomia gestionale, con coordinamento della casa-madre
  • imprese globali : oltre ad operare su larga scala all’estero, tendono a considerare l’ambito geografico sovranazionale come un unico mercato indifferenziato. L’impresa globale compra gli input dove costano meno, localizza gli impianti dove è economicamente più conveniente.
  1. Strategie di turnaround: cioè di svolta, esse presuppongono un declino e uno stato di crisi dei risultati, tale da mettere in discussione la sopravvivenza aziendale. In casi di declino è infatti fondamentale la ricostruzione dei fattori che ne sono alla base, in modo da avviare le azioni di svolta

IL MARKETING [capitolo 10] L’area funzionale del marketing è costituita da tutte le attività di studio del mercato di sbocco e dei bisogni presenti e potenziali dei consumatori, di esecuzione dell’attività promozionale, di vendita dei prodotti aziendali sul mercati, di distribuzione dei prodotti finiti e dell’assistenza ai clienti. Per creare una strategia di marketing vincente sono necessari 3 passaggi:

  • segmentare il mercato : la segmentazione consiste nella suddivisione di quest’ultimo in gruppi di potenziali consumatori, chiamati anche segmenti di mercato, i quali possiedono diverse caratteristiche, diverso comportamento di acquisto e bisogni diversi. L’obbiettivo principale di questa fase è raggruppare i consumatori in segmenti che differiscono chiaramente l’uno dall’altro, ma che allo stesso tempo mostrino una grande omogeneità all’interno dello stesso gruppo
  • selezionare il target di riferimento: la selezione del target riguarda invece la valutazione dell’attrattività di ciascun segmento e la successiva selezione di uno o più segmenti da servire. Nel momento in cui l’azienda ha chiara la struttura della domanda e i bisogni/benefici attesi dal consumatore, deve decidere quale segmento vuole servire e in che modo farlo
  • posizionare il prodotto: il posizionamento può essere definito come lo sforzo da parte dell’azienda di identificare un’unica proposizione di vendita per il prodotto, ovvero fare in modo che il consumatore percepisca il prodotto in un determinato modo. L’obbiettivo è che il prodotto occupi una posizione chiara, distinta e attrattiva nella mente del consumatore target.

Grazie alla informazioni ottenute tramite questa analisi è possibile per l’azienda avere un quadro di riferimento più chiaro e riorganizzare gli elementi del marketing mix:

  1. prodotto/mercato: la più importante scelta che un’organizzazione deve compiere è decidere quale mercato deciderà di servire e con quali prodotti. La selezione del prodotto indirizza l’azienda verso uno specifico gruppo di consumatori, uno specifico settore tecnologico ed un preciso ambiente competitivo. Un prodotto è l’interno pacchetto di caratteristiche che il consumatore ottiene al momento dell’acquisto. Il prodotto può considerarsi come la variabile del marketing mix che si pone a monte delle altre e costituisce la base su cui si sviluppa l’offerta dell’impresa.
  2. prezzo: i prezzi dei prodotti sono determinati dall’interazione di 5 fattori:
  • condizioni della domanda e dell’offerta : maggiore è la quantità offerta di un prodotto, minore sarà il prezzo. Un altro modo per controllare l’offerta è quello di acquisire tutte le risorse necessarie per quel determinato prodotto, dando vita a dei cartelli.
  • costi di produzione dell’azienda : i costi sono un fattore determinante. Un fornitore non può continuare a vendere a lungo un prodotto il cui prezzo è inferiore ai costi di produzione e pensare di riuscire a restare competitivo sul mercato. In qualunque caso, i produttori a basso costo hanno un sostanziale vantaggio competitivo.
  • competizione : l’ambiente competitivo varia secondo l’area geografica e in base alla fese di sviluppo del mercato. Le aziende possono rispondere a pressioni competitive differenziando i propri prodotti, tentando di ridurre la competizione intrabrand ed esercitando la propria leadership sul prezzo.
  • il potere di contrattazione del compratore : i compratori hanno un potere contrattuale nella misura in cui rappresentano una parte significativa delle vendite dell’azienda. Tale potere crea un alto grado di dipendenza con i maggiori acquirenti dell’impresa e spesso induce il venditore a ridurre i prezzi.
  • il valore del prodotto : il valore di una cosa è il suo prezzo, ovviamente il valore che ciascun consumatore riconosce ai prodotti cambia a seconda dei segmenti a cui ci rivolgiamo
  1. distribuzione: il sistema di distribuzione include la forza vendita dell’azienda, con i commercianti all’ingrosso e i punti vendita per offrire una copertura geografica strutturata del mercato. I componenti primari di qualsiasi sistema dovrebbero includere:

L’innovazione è quindi una modalità con cui le imprese rispondono al mutamento dell’ambiente in cui operano. Innovazione vuol dire capacità di originare il nuovo a partire dalla conoscenza esistenza e dalle esigenze del cliente. Vi sono 3 tipi di innovazione:

  • innovazione del come: riguarda le modalità procedurali con cui viene realizzato un prodotto
  • innovazione del che cosa: tutte le soluzioni che portano a realizzare un nuovo prodotto. Ci può essere una:
    • revisione del prodotto: in questo caso l’innovazione riguarderà la possibilità di realizzare il prodotto con soluzioni che costino di meno
    • progettazione del prodotto: è il cliente che guida il progettista, che ha come obbiettivo quello di soddisfarne le attese, trovando la soluzione che meglio la realizzi
  • innovazione “per l’uso dell’innovazione”: consiste nell’agire sul disegno e sul comportamento organizzativo, perché si possa effettivamente accelerare l’utilizzo dell’innovazione del che cosa e del come. È un salto strategico che permette all’azienda di arrivare prima a quelle soluzioni di prodotto e/o processo che le danno un netto vantaggio competitivo di posizionamento di prezzo, costo e servizio.

Il ciclo di vita dell’innovazione, misura l’affidabilità e i benefici, anche economici, in grado di essere generati dal momento dell’invenzione, fino al momento del declino e obsolescenza delle stesse. È importante verificare l’andamento temporale, l’affidabilità e i benefici che una certa innovazione può portare all’azienda e al mercato, attraverso un’apposita curva ad S:

LA FINANZA AZIENDALE [capitolo 13] La funzione finanza ha per oggetto la gestione del fattore capitale nei suoi momenti più tipici(acquisizione e impiego di capitale). L’obbiettivo fondamentale è quello di conferire economica liquidità alla gestione d’impresa. I problemi che la funzione finanza affronta sono:

  • Mantenimento di una equilibrata dinamica delle entrate e delle uscite monetarie
  • Perseguimento di un’equilibrata struttura finanziaria, la quale riguarda la globalità delle fonti di acquisizione di capitale e degli impieghi di risorse finanziarie

L’osservazione della struttura finanziaria del’impresa comporta il confronto tra a struttura delle fonti di finanziamento e la struttura degli impieghi di capitale. Tale analisi viene riferita ad un determinato istante della gestione aziendale e pone in rilievo gli stati di equilibrio o squilibrio esistenti tra i fabbisogni di capitale(impieghi) e le relative coperture(fonti). In genere gli aspetti di osservazione più significativi sono: a) Per le fonti

  • Profilo della provenienza : le fonti si differenziano per il tipo di vincolo che ne caratterizza l’acquisizione:
    • Capitale proprio/a pieno rischio, che può provenire dall’esterno dell’impresa(versato dai soci)
    • Capitale di terzi/a rischio limitato, acquisito con il vincolo del debito
  • Profilo della durata : criterio che fa riferimento ad un arco di tempo entro il quale le fonti di finanziamento diverranno rimborsabili e quindi comporteranno un esborso finanziario e gli impieghi di capitale diverranno esigibili e quindi comporteranno un’entrata di denaro. Le fonti di finanziamento si possono distinguere in:
    • Capitale a pieno rischio, per il quale non è prevista una scadenza
    • Finanziamenti medio/lungo termine, ossia il capitale di debito dovrà essere rimborsato in un periodo di tempo superiore ai 12 mesi(obbligazioni, mutui)
    • Finanziamento corrente
      • Indebitamento a breve termine, ovvero su capitale di terzi la cui scadenza è inferiore a 12 mesi
  • Indebitamento a breve ciclo di utilizzo, ovvero debiti con scadenza indeterminata, ma caratterizzati da fluttuazioni nel breve periodo

b) Per gli impieghi

  • Profilo della durata : gli impieghi di capitale, sotto questo profilo, possono essere suddivisi in:
    • Immobilizzazioni/attività fisse: investimenti netti che daranno origine ad entrate di denaro oltre i 12 mesi successivi
    • Capitale circolante lordo: inteso come la somma di tutti gli impieghi che si dovrebbero trasformare in entrate di denaro entro i 12 mesi successivi. Comprende disponibilità non liquide(magazzino), liquidità differite(crediti) e liquidità immediate(cassa e banca).

Le principali fonti di finanziamento aziendale sono:

  • Capitali a pieno rischio: rappresentato dagli apporti effettuati dai soci dell’impresa. Possono avvenire in via diretta, se i soci hanno versato nel momento della costituzione dell’impresa o in un momento successivo, o in via indiretta, come riserva di utili
  • Debiti a media e lunga scadenza: il cui rimborso risulta differito per periodo superiori ad un esercizio. Sono:
    • Prestiti obbligazionari: forma di finanziamento tipica delle s.p.a. Le obbligazioni sono dei titoli che rappresentano quote di un debito dell’impresa sulle quali la stessa s’impegna a corrispondere un interesse
    • Mutui: fonte di finanziamento che le imprese negoziano con banche ed altri istituti finanziari. Le fonti ottenute hanno generalmente una destinazione vincolata a un determinato piano di investimenti e sono supportate da garanzie reali(ipoteche) e/o da garanzie personali.
      • A interesse fisso: caratterizzato da un tasso d’interesse costante per tutta la durata del contratto
      • A interesse variabile: caratterizzato da un tasso d’interesse che varia al variare di uno specifico valore di riferimento
    • Leasing: operazione con la quale l’impresa(locataria), che desideri disporre di un certo bene senza acquisirne la proprietà, ottiene in locazione il bene medesimo da un’altra impresa(locatrice).
  • Debiti correnti: fonti di finanziamento utilizzate dalle imprese al fine di far fronte ad investimenti di breve durata. Possono essere finanziamenti ottenuti da istituti di credito oppure ottenuti da fornitori di fattori produttivi specifici (materie prime)

I tipici equilibri che vengono perseguiti dall’area finanziaria sono:

  • equilibrio all’interno delle fonti di finanziamento
  • equilibrio tra le varie categorie di investimenti
  • equilibrio tra fabbisogni e mezzi di copertura

L’area finanziaria deve inoltre tenere sotto controllo un particolare quoziente finanziario, che non dovrebbe mai scendere al di sotto di un livello prefissato in base a certi parametri

Quoziente di indipendenza finanziaria = Capitale a pieno rischio / capitale investito

L’ORGANIZZAZIONE E IL PERSONALE [capitolo 14] Gli elementi componenti l’azienda, le persone, con le relative dinamiche comportamentali e i mezzi tecnici, devono essere armonicamente coordinati nel sistema produttivo, attraverso regole. La funzione organizzazione e gestione delle risorse umane ha il ruolo proficuo di occuparsi della risorsa lavoro e della scelte relative ai criteri di divisione delle attività aziendali e alla modalità con cui vengono coordinate tra i diversi membri dell’organizzazione. Ha funzione strumentale, cioè di supporto ai processi e alle diverse funzioni aziendali, e ha rilevanza strategica, in relazione ai processi che attraggono, trattengono e valorizzano le capacità, le competenze e le professionalità individuali e di gruppo.

LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA E IL CONTROLLO DI GESTIONE [capitolo 16] La pianificazione strategica e il controllo di gestione rivestono un ruolo nello stesso tempo direzionale e informativo. L’aspetto direzionale consiste nel fatto che pianificare e controllare la gestione sono due delle principali attività della direzione ai vari livelli della struttura organizzativa. L’aspetto informativo deriva dal fatto che pianificare significa esplicitare le scelte della direzione formalizzandole in opportuni documenti.

La pianificazione strategica si riferisce quindi alle decisioni strategiche. Il controllo di gestione è invece un monitoraggio dei risultati effettivi conseguiti dall’azienda.