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Dispensa del corso di informatica con il professore Maccaferri.
Tipologia: Dispense
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Il nome deriva dalla contrazione di due termini francesi: “information" e “automatique”, da cui informatique che trado!o in italiano
significa informatica. In inglese “informatics” non è utilizzato, ma viene utilizzata l’espressione “information technology” (IT). Information
Technology è ora anche di uso comune in italiano: l’IT so!intende l’insieme delle tecnologie di elaborazione dei dati e delle informazioni.
Information and Communication Technology (ICT) amplia il conce!o di IT comprendendo anche le tecnologie di comunicazione. È molto
più a!uale, considerata l’importanza e la di"usione delle tecnologie di comunicazione (senza la comunicazione, non si fa nulla).
I dati e le informazioni non sono la stessa cosa.
dati.
Sistema informatico: infrastru!ura tecnologica che serve per elaborare, memorizzare e trasme!ere dati e informazioni.
Sistema informativo: insieme delle applicazioni, delle procedure e delle risorse umane che, utilizzando l’infrastru!ura tecnologica, sulla
quale poggia (il sistema informatico), consente la produzione e la gestione delle informazioni di un sogge!o, un’impresa o un individuo.
Un sistema informativo è un insieme di componenti tecnologici interconnessi (integrati) che raccolgono, memorizzano ed elaborano dati e
forniscono informazioni in formato digitale.
Il sistema binario: la base del funzionamento del computer.
L’algebra di Boole è il fondamento del funzionamento di tu!i i computer. Senza Boole, non esisterebbe l’informatica. Che cos’è il sistema
binario? Il sistema binario è il modo di contare che utilizza solo 2 cifre, 0 e 1, invece delle 10 cifre (0,1… 9) con le quali siamo abituati a
contare. L’algebra booleana si applica al sistema binario degli operatori logici de!i ‘operatori booleani’:
Bit, byte, registri e archite!ure ‘a X bit’.
Serviva per fare un po’ di ordine, in modo tale da avere uniformità nei sitemi di base per la gestione delle informazioni.
Archite!ura: disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio qualsiasi
scala, ma principalmente quella in cui vive l’essere umano. Semplificando si può
dire che essa a!iene principalmente alla proge!azione e costruzione di un
immobile o dell’ambiente costruito.
Archite!ura dei sistemi informativi: disciplina che ha come scopo organizzazione
dei processi e delle tecnologie per l’elaborazione dei dati e la produzione delle
informazioni per l’ecosistema aziendale in cui opera. Semplificando, si può dire
che essa a!iene principalmente alla proge!azione e alla costruzione di un
sistema informativo.
‣ Il modello (framework) di Zachman: Zachman teorizzò il modello
archite!urale di un sistema informativo che può essere generalizzato sulla
base della prospe!iva della figura professionale coinvolta rispe!o alle
macro-componenti di cui è composto.
Negli incroci si trovano
elementi (funzionalità) per i
quali il sistema informativo
verrà realizzato per gestire i
dati e le informazioni ad essi
riconducibili.
Prospe!ive per figura business
Finalità
questo è un bit questo è un byte
questo è un registro a 16 bit (2 byte)
Lavorare in 0 e 1 non è molto pratico per gli esseri umani. Come si può fare per interagire meglio con la macchina?
Un sistema di codifica/decodifica: nasce l’ASCII (codifica su 8 bit), poi evoluto in Unicode (codifica 16 bit) perché l’ASCII non era più
su"iciente.
La CPU è il motore del computer
Esegue i calcoli
È organizzata in registri ed è l’area
dove vengono memorizzati i dati e le
istruzioni per la ALU. È una memoria
‘volatile’, ovvero al termine delle
elaborazioni perde il contenuto
È la centrale operativa
che organizza l’esecuzione
delle istruzioni per la ALU
Unità aritmetico
logica (ALU)
Unità di controllo Memoria centrale
Memoria centrale
Unità aritmetico Unità di controllo
logica (ALU)
Unità centrale di elaborazione
(CPU - Central Processing Unit)
È un dispositivo con il quale
impartire le istruzioni da eseguire
e inserire i dati da elaborare
È un dispositivo con il quale fruire
delle informazioni risultanti dalle
elaborazioni
Periferica
di
input
Periferica
di
output
Memoria di massa
È una memoria stabile, dove registrare i dati che si
desidera conservare fino a esplicito comando di
cancellazione
Il BUS è un canale di comunicazione fra tu!e le
componenti, si occupa di far circolare le informazioni
stru!urate in linee: indirizzi, segnali (read/write) e dati
L’unità centrale.
Memoria centrale (RAM)
Bus
Memoria di massa (disco fisso)
Memoria centrale (ROM)
Scheda madre
CPU (so!o alla ventola)
Memoria centrale (CMOS)
È la scheda sulla quale vengono montate o collegate tramite i bus tu!e le componenti dell’unità centrale.
Chiamati più spesso ‘microprocessori’ o ‘processori’ sono il cervello del computer.
MEMORIA DI MASSA (disco fisso)
Memoria con grande capacità di archiviazione e stabile, ovvero memorizza e/o cancella le informazioni solo dietro comando esplicito
(dell’utente o del sistema operativo).
-RAM (Random Access Memory): nella RAM si memorizzano temporaneamente le istruzioni e i dati per l’elaborazione da parte della
CPU. È molto veloce e il suo contenuto è temporaneo (volatile), ovvero si perde una volta spento il computer.
-CMOS (Complementary Metal-Oxide Semiconductor): contiene il BIOS (Basic Input-Output System) del sistema, che consente al
computer di conoscere i parametri e le funzioni basilari per perme!ergli di avviarsi secondo la modalità desiderata.
-ROM (Read Only Memory) sulla scheda madre: contiene un particolare programma, il boot-loader, che legge i parametri nella CMOS
e «lancia» il processo di avvio (che si dice «boot» o «bootstrap»).
Sono i canali (cavi, incastri, connessioni) a!raverso i quali «viaggiano» i dati e le informazioni fra le componenti del computer.
Le periferiche di input.
Tastiera
Mouse
Scanner
Joystick
Touchscreen
Tavole!a grafica
Penna o!ica
Riconoscitori vocali
Foto/video vocali
Wearable device (come gli smart watch)
Strumenti per uso specialistico (come i le!ori di codici a barre)
Le periferiche di output.
Proie!ori
Casse autistiche
Sintetizzatori vocali
Stampanti Termiche (scontrini di alcuni POS)
A ge!o di inchiostro (economica e di buona
qualità)
Laser (o!ima qualità e con maggiore
capacità di lavoro)
Videoterminali
Le qua!ro cara!eristiche di qualità dei videoterminali.
Si misura in pollici (inch) ed è la lunghezza della diagonale maggiore della superficie utile dello
schermo (la cornice non conta). Maggiore è questa misura, maggiore è la dimensione dello schermo.
Si misura in punti (pixel, che è il puntino che si illumina per formare l’immagine) per pollice (dpi,
«dots per inch») o con una sigla che esprime con un prodo!o il numero di pixel che compongono la
superficie dello schermo.
Maggiore è la risoluzione, migliore è la definizione dell’immagine.
L’immagine viene formata da una invisibile penna o!ica che scorre in verticale e «pi!ura» lo
schermo. La frequenza, espressa in Hz (Hertz), indica «quante volte» al secondo lo schermo viene
ridisegnato e oltre i 60/70 Hz l’occhio non distingue più il movimento e l’immagine sembra ferma.
Maggiore è la frequenza, minore è la fatica dell’occhio.
Dipende da quanti bit è la codifica del colore per “colorare” il pixel.
(esa!amente 16.777.216).
La gamma di colore è resa dalla composizione dei 3 colori fondamentali: rosso, verde, blu (Red, Green,
Blue o «RGB»).
Esempio:
8 bit per esprimere la gamma del rosso (256 tonalità), 8 per
esprimere quella del verde (altre 256 tonalità) e 8 per
esprimere quella del blu (altre 256 tonalità).
8 bit + 8 bit + 8 bit = 24 bit e con 24 bit posso arrivare fino a
16.777.216 (incluso lo 0) che è anche pari a 256 x 256 x 256
(tu!i i possibili «mix» di colori).
Risoluzione dei vecchi terminali a tubo catodico
(o CTR, Cathodic Ray Tube)
Risoluzione degli schermi LCD dei PC, tablet, smartphone
Risoluzione degli schermi televisivi
Infrastru!ura di rete: insieme di apparecchiature che consente ai computer di comunicare fra loro a!raverso lo scambio di dati e
informazioni per mezzo di un “mezzo trasmissivo”, ovvero via cavo (telefonico, in fibra o!ica, coassiale) e/o via onde radio (wireless
networks).
LAN: estensione a livello di edificio, campus, centro commerciale
MAN: estensione a livello di ci!à o raggruppamento di piccoli comuni
WAN: estensione a livello nazionale, continentale o intercontinentale
Le componenti di una rete
Cavi
dei desktop alle LAN
le periferiche al PC
Onde radio (Wi-Fi)
Il grande sviluppo: non necessita di cavi ed è perciò molto versatile e comodo. Oggi ha raggiunto velocità di
trasmissione molto elevate.
Un HUB è un «ripetitore» che riceve un segnale (comandi o dati) da un computer o periferica connessa alla rete e lo ritrasme!e agli
altri in modalità broadcast, ovvero a tu!i indistintamente. Sarà poi il ricevente a scegliere se acce!arlo o meno (come la TV: il segnale
viene trasmesso a tu!i, il canale da vedere lo sceglie l’utente). Lo SWITCH è un HUB più «intelligente»: indirizza il segnale (comandi o dati)
solo agli interessati.
comunicazione”: il ROUTER conosce il protocollo di comunicazione, compone il messaggio secondo il protocollo e lo indirizza ai destinatari
a!raverso un HUB/SWITCH oppure, se si tra!a di un solo PC, dire!amente al PC connesso al router. Oggi si occupano in generale del
tra"ico verso l’esterno delle LAN, i PC sono dotati di apparecchiature per conne!ersi alle LAN senza necessità di particolari dotazioni
(tranne le schede di rete per i PC desktop, in progressiva diminuzione a beneficio delle connessioni Wi-Fi).
segnali che sono invece digitali.
Le prestazioni delle reti: dipendono da molti fa!ori, il più rilevante è il mezzo trasmissivo. Le prestazioni si misurano in bps (bit per
secondo).
Unità di misura Bit/sec
Kilobit per secondo
Kbps 1.000 bit/sec
Megabit per secondo
Mbps 1.000.000 bit/sec
Gigabit per secondo
Gbps 1.000.000.000 bit/sec
Tbps 1.000.000.000.000 bit/sec
Pbps 1.000.000.000.000.000 bit/sec
Terabit per secondo
Petabit per secondo
Il cloud computing: con cloud computing si intende un insieme di tecnologie informatiche che perme!ono l’utilizzo di risorse hardware
e so#ware distribuite in remoto. Il nome “cloud” nasce per rendere l’idea che l’infrastru!ura non si sa dove sia fisicamente né come
sia stru!urata e l’accesso avviene a!raverso la rete: sta “sulle nuvole”.
I tipi di cloud
Amazon AWS, Microso# Azure, IBM Cloud, Google Cloud Pla$orm, Oracle Cloud Infrastructure, Aruba Cloud sono cloud
pubblici.
di cloud pubblico – che riservano una parte della propria pia!aforma ad uso esclusivo del cliente – oppure realizzato
con le tecnologie disponibili dall’Azienda stessa, installato presso locali dell’Azienda e gestito da proprio personale.
grazie ad una tecnologia che lo perme!e. Un’Azienda può decidere di avere applicazioni che necessitano di meno
sicurezza e più volumi di operazioni in cloud pubblico e quelle a maggior esigenza di sicurezza e minori volumi in cloud
privato.
I modelli di servizio
da esso utilizzati dire!amente.
sviluppati dall’utente/cliente che a sua volta le distribuirà ai propri utenti/clienti.
(data storage) e connessione di rete.
Il so#ware di sistema: insieme di programmi che interagiscono con l’hardware del computer.
So#ware di sistema
Sistema
operativo
Utility
Integrano e completano le funzionalità del
sistema operativo:
Il so#ware applicativo: è il so#ware che perme!e all’utente di svolgere a!ività specifiche, quelle per le quali usa il computer. Si
possono dividere in categorie, sulla base di cosa fanno e a cosa servono.
-Produ!ività personale (es. Microso# O"ice)
-Comunicazione (es. Skype, Whatsapp, Telegram)
-Intra!enimento (videogiochi)
-Condivisione e socializzazione (es. Youtube, Facebook, LinkedIn)
-Sviluppo culturale (es. pia!aforme di e-learning, musei virtuali)
-Specialistico (es. Autocad, Coreldraw)
Si possono distinguere sulla base di come vengono concessi in uso (licenza)
-Commerciale: la licenza d’uso è in generale a pagamento e l’applicazione viene fornita in formato eseguibile.
-Libero: viene fornito il sorgente dell’applicazione e concesso a chiunque di poterlo usare, copiare e distribuire. Libero ≠ gratuito, chi lo
modifica potrebbe anche decidere di distribuirlo a pagamento (raro, ma non è vietato)
-Privato: sviluppato da un singolo (o gruppo) programmatore che lo tiene per sé e non lo distribuisce.
-Pubblico dominio: di"uso gratuitamente in rete, «a disposizione della colle!ività»
-Open source: i sorgenti sono liberamente distribuiti per essere modificati ed evoluti da una comunità di sviluppatori che
contribuiscono gratuitamente ed il compenso che un utente volesse o"rire per il so#ware è su base volontaria.
-Copyle#: con il copyle# un autore concede l’uso, la copia, la modifica e la distribuzione del suo programma, a condizione che venga
garantito che i diri!i originari dell’opera, primo fra tu!i la gratuità, siano mantenuti.
-Shareware: l’applicazione viene concessa in uso gratuito per qualche tempo, trascorso il quale bisogna pagare una licenza o la si
può continuare ad usare con delle limitazioni.
-Freeware: l’’applicazione viene concessa in uso gratuito, ma la proprietà rimane dell’autore.
-Rentalware: l’applicazione viene concessa a"i!o con corresponsione di un canone periodico. Ad esempio, O"ice365, Norton internet
security sono rentalware.
I modelli di sviluppo
Declinati in vari modi, ma sostanzialmente analoghi, la realizzazione segue fasi sequenziali:
Analisi dei requisiti: si individuano e documentano i requisiti del so#ware che si vuole realizzare (obie!ivi,
contesto operativo, eventuali vincoli).
Studio di fa!ibilità: capire se vi possono essere criticità tali da rendere non conveniente il proge!o,
suggerire alternative e/o varianti.
Analisi del sistema: se fa!ibile, si studiano e documentano le funzionalità (cosa farà l’applicazione).
Disegno del sistema: suddivisione in moduli, interfaccia utente, come sono fa!i i report, ecc..
Realizzazione del sistema: acquisto delle licenze di terze parti da integrare, sviluppo dell’applicazione.
Test del sistema: si verifica se tu!o è andato bene e se il sistema «funziona» (non va in errore e realizza le
funzionalità a!ese dagli utenti).
Implementazione del sistema: addestramento degli utenti, conversione dal sistema precedente e
«passaggio in produzione».
Manutenzione del sistema: correzione di eventuali errori non riscontrati, aggiornamenti tecnologici, nuove
funzionalità.
Ciclo di vita
del so#ware
Fase 1
Fase 2
Fase 3
Fase 4
Fase 5
Fase 6
Fase 7
Fase 8
Supera la rigidità del modello waterfall: orientato alla flessibilità itera per fasi successive fino al completamento della realizzazione,
passaggio in produzione e avvio della manutenzione.
Manutenzione
Requisiti
Produzione
Change
management
Validazione finale
Prototipo operativo
Sviluppo
Proge!azione
Pre-produzione
④
IT Service Continuity Management
La tecnologia è sempre più a"idabile, ma anche sempre più di"usa e pervasiva:
può bloccare i trasporti o peggio causare incidenti
banca può creare un e"e!o domino su scala mondiale
Il drammatico a!entato dell’11 Se!embre 2001 non solo pagò un prezzo elevatissimo di vite umane, ma si persero tu!i i dati
ele!ronici e cartacei custoditi in esse. Fece comprendere come la dipendenza del mondo dai dati e dai sistemi informativi
richiedesse un nuovo approccio alla sicurezza e alla continuità del servizio informatico.
IT Service Continuity Management
«misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione», meglio nota come “Dire!iva NIS
(National Infrastructure Security)”. In Italia, è stata recepita dal Dlgs. 65 del 18 maggio 2018
In o!emperanza alla Dire!iva NIS nasce il CSIRT Italia (Computer Security Incident Response Team), in coordinamento con gli
altri CSIRT dei paesi dell’UE per rispondere ad eventuali gravi incidenti informatici
I file e il file system
Un file è un «contenitore» di informazioni digitali
Hanno un nome e un’estensione. Il nome perme!e a chi lo definisce di riconoscerne il contenuto, l’estensione consente al sistema
operativo del computer di sapere quale programma usare per «aprirlo».
Una directory (o anche «cartella») è un contenitore di file o di altre directory.
Il file system è lo schema mediante il quale le directory e i file sono disposti e organizzati nel dispositivo di archiviazione (disco,
chiave!a USB, CD, DVD, ecc.).
Le estensioni dei file
File di tipo «documento» File di tipo «eseguibile»
Estensione Contenuto
file contenenti testi in formato Microso#
Word
.docx
file contenenti i cosidde!i “fogli ele!ronici
di calcolo” in formato Microso# Excel .xslx
.pptx
file che contengono presentazioni Microso#
Powerpoint
file di tipo testo semplice senza un
.txt particolare formato
file in formato Portable Document Format
di Adobe
altri formati per file di tipo documento
definiti dai produ!ori di so#ware
Estensione
Contenuto
.exe
file eseguibile per Windows (e per
altri sistemi operativi che lo
riconoscono)
file contenenti eseguibili in particolari
linguaggi e/o particolari sistemi
operativi
File di tipo «sorgente»
Contengono le istruzioni di un programma scri!e da un
programmatore in un certo linguaggio di programmazione, ma
non ancora eseguibili (per o!enere l’eseguibile servirà generarlo).
Estensione Contenuto
.bas
.vb
un programma scri!o in Basic
un programma scri!o in Visual Basic
.c un programma scri!o in C
un programma scri!o in Java
un programma scri!o in Phyton
Altre estensioni per i tantissimi linguaggi di
programmazione esistenti
.java
.py
File di tipo «immagine raster»
Un’immagine è «raster» se o!enuta da una matrice di
punti (pixel), simile a quella delle immagini analogiche (come
ad esempio le fotografie su pellicola). Tecnica semplice, ma
con un dife!o: se si ingrandiscono troppo, «sgranano»
Estensione Contenuto
immagine in formato bitmap
(«mappa di bit»)
.bmp
.jpg
immagine in formato jpeg
(standard del Joint
Photographic Experts Group)
.png
immagine in formato Portable
Network Graphics
Altre estensioni per i vari
formati esistenti e futuri
File di tipo «immagine ve!oriale»
Un’immagine ve!oriale è per usi professionali. Molto più
complesso del raster, ha il vantaggio di poter essere ingrandita
a piacimento senza «sgranare»
File audio
Estensione
Contenuto
.mp
tracce audio compresse nel
formato mp3 (tecnica «lossy»,
ovvero che perde un po’ di qualità
a beneficio della dimensione)
.wav tracce audio non compresse
.wma
tracce audio in formato Windows
Media Audio
Altre estensioni per i vari formati
esistenti e futuri
Estensione Contenuto
.dwg disegni relizzati con AutoCAD
disegni realizzati con CorelDRAW
.cdr
.drv
disegni realizzati con Micrografx
Designer
Altre estensioni per i vari formati
esistenti e futuri
File video
video in formato Audio Video
Interleave (standard sviluppato
da Microso#)
Estensione Contenuto
.avi
.divx
video in formato DivX (tecnica
lossy di compressione dei file
video)
.mp
video in formato MPEG-4 (tecnica
lossy particolarmente ada!a
per la fruizione in streaming,
cioè senza dover scaricare il file
sul disco)
Altre estensioni per i vari formati
esistenti e futuri
I modelli di database - gerarchico
Nel database gerarchico ogni record «genitore» può avere più record «figli», ma un record «figlio» può avere un solo record
genitore. La stru!ura ad albero è particolarmente e"iciente e veloce (si presta bene a lavorare per «dicotomia», quindi ada!a alle
tecnologie più datate ed anche a quelle recenti).
Mario Rossi
figlio 1 figlio 2 figlio 3
nipote 1. nipote 1.
pronipote 1.2.
nipote 1.
pronipote 1.2.
nipote 3.1 nipote 3.
pronipote 3.2.
Ricerca per dicotomia
La ricerca per dicotomia parte dalla radice ed esclude i rami che non seguono un certo criterio: ad esempio, se cercassi i record
«viole!o scuro» andrei a destra di «rosso», quindi a destra di «viola» e a destra di «viole!o». In 3 passaggi avrei raggiunto ciò che
volevo trovare (ovviamente nei casi reali è un po’ più complesso, ma il principio è lo stesso).
Rosso
Grigio
Arancione Marrone
Marrone
chiaro
Marrone
scuro
Nero Viola scuro
Verde Viola
Viole!o
Viole!o
chiaro
Viole!o scuro
I modelli di database - modello a rete o reticolare
È un’estensione del modello gerarchico, dove però un record «figlio» può avere più record «genitore». Conseguenza: non esiste
gerarchia fra i record del database.
Pagò a suo tempo la maggiore complessità che aveva bisogno di potenza di calcolo (che costava carissima). Oggi è in auge perché
implementa bene le reti neurali che simulano le sinapsi del cervello umano per supportare l’Intelligenza Artificiale.
I modelli di database - modello relazionale
È ancor oggi il modello più di"uso. Studiato da Edward Codd nel 1970.
Idea di Codd: «due dati diventano informazione se c’è una relazione fra essi»
I modelli di database - modello ad ogge!i
Non più campi e record, ma «ogge!i» al cui interno troviamo le cara!eristiche e i metodi per utilizzare ciò che è memorizzato.
Idea che risale al 1980: siccome si svilupperanno molte nuove tecnologie, è possibile «svincolare» le informazioni dalla tecnologia
necessaria per fruirle? SI, purché le modalità di fruizione siano parte dell’informazione stessa. E’ l’idea che ha reso possibile la
multimedialità: se riusciamo a vedere un film in streaming, è grazie a questa idea.
ESEMPIO L’ogge!o «film» possiede al suo interno anche il metodo con il quale poterlo vedere: «visualizza il film con Windows
Media Player»-
Se l’ho installato sul PC, ok, altrimenti trova il collegamento su internet per consentirne la visualizzazione anche su pia!aforme diverse.
I modelli di database - modello schemaless o NOSQL
Particolari evoluzioni dei database a ogge!i che hanno la cara!eristica di poter memorizzare informazioni complesse, senza un formato
predefinito, ed eterogenee all’interno della stessa entità.
Tecnologia utile per poter memorizzare dati grezzi rivenienti da internet, per i quali è impossibile stabilire a priori un formato (i cosidde!i
«big data»).
Mondo internet DATA
Pia!aforma di gestione dei
dati che perme!e l’analisi di
fonti eterogenee secondo il
loro formato nativo
Proge!are un database
Obie!ivi di una buona proge!azione:
formare una chiave).
l’informazione desiderata.
Analisi dei requisiti
Proge!azione
conce!uale
Proge!azione
logica
Proge!azione
fisica
Realizzazione DB
“pronti
all’uso”
Fase di realizzazione
tab
tab
tabelle
Schema fisico Schema logico
Schema
conce!uale
Requisiti
funzionali
Fase di analisi Fase di proge!azione
Fase di analisi
A!ori: proge!ista (data analyst), utenti finali.
A!ività: le finalità, i destinatari, le informazioni (in generale) che dovrà memorizzare, le funzionalità (in generale) delle
applicazioni che interagiranno con la base dati.
Risultato: un documento (requisiti funzionali) che sarà la traccia per la fase di proge!azione vera e propria.
Note: non esiste uno standard generale per i documenti di analisi dei requisiti. Esistono delle best practices che danno
indicazioni e linee guida. Alcune aziende – sopra!u!o le produ!rici di so#ware – definiscono standard propri.
Fase di proge!azione – proge!azione conce!uale
A!ori: proge!ista (data analyst), utenti finali (di quando in quando, se servono chiarimenti)
A!ività: disegnare uno schema che rappresenti «come è fa!o» il database e che aiuti a rispe!are i requisiti di integrità ed
e"icienza che derivano da una buona proge!azione.
Risultato: un documento (schema conce!uale) che sarà la base per la fase successiva di proge!azione logica, dove si
de!aglieranno le tabelle.
Note: si usa una metodologia ed uno standard descri!ivo chiamato «ERD», Entity-Relationship Diagram, inventato da Chen nel
1976 (e tu!ora utilizzato).
Metodologia.
Entità: un elemento del mondo reale che può essere astra!o in una rappresentazione schematica.
A!ributo: qualificano l’entità.
Chiave primaria: assume valori univoci (non ripetuti) e non nulli. E’ un a!ributo che individua univocamente un’entità
Istanza: una specifica rappresentazione di un’entità o!enuta valorizzandone gli a!ributi Relazione: un collegamento logico
fra due entità.
L’evoluzione del Web
Non sappiamo come sarà il Web 5.0, forse sarà il «decision making web», quello con il quale interagiremo in tempo reale, ma lo sviluppo
dell’intelligenza artificiale sarà giunta ad un livello tale che prenderà decisioni autonome per nostro conto. Forse.
Le ere del Web
Il “read only web”: siti di puri contenuti, statici, aggiornati poco frequentemente, privi di
multimedialità. Erano siti di pura consultazione.
Il “read & write web”: consente ai visitatori del sito di interagire e partecipare alla creazione
di contenuti.
Il “read, write & execute web”: è lo stesso sito web che interagisce con i visitatori grazie a
tecniche di intelligenza artificiale.
Il “real time interactive web”: è lo stesso sito web che interagisce con i visitatori grazie a
tecniche di intelligenza artificiale e lo fa in tempo reale, consentendo di fruire di contenuti
intera!ivi immediati.
Web 1.0 (fino al 2000)
Web 2.0 (2000-2005)
Web 3.0 (2006-2016)
Web 4.0 (2016-oggi)
Il commercio ele!ronico
I modelli di e-commerce
-Modello B2B (Business-to-Business): modello in cui le transazioni avvengono tra aziende, tramite market
place o tramite portale di un’azienda che vende dire!amente i propri prodo!i ad altre aziende.
-Modello B2C (Business-to-Consumer): modello in cui le transazioni avvengono tra aziende e consumatori
privati, tramite market place (es. Amazon, Booking, Zalando, Yoox, ...) o portale di un’azienda che vende
dire!amente i propri prodo!i.
-Modello C2C (Consumer-to-Consumer): modello in cui le transazioni avvengono tra consumatori privati, in
generale tramite il market place di un sogge!o terzo che agisce da garante (es. Ebay)
-Modello M2C (Mobile-to-Consumer): nato con lo sviluppo dell’e-commerce tramite smartphone/tablet, non
è un vero e proprio modello perché la di"erenza è nel mezzo e non nella relazione, ma lo si distingue
perché ha esigenze particolari per le dimensioni rido!e dello schermo.
-Modello C2B (Consumer-to-Business): modello in cui è il privato a vendere ad un’azienda: si è sviluppato di
recente grazie allo sviluppo delle capacità di registrazione di video e foto che possono interessare aziende
di comunicazione e media (TV, Youtube, ecc.).
-Modello B2A (Business-to-Administration): modello in cui le transazioni avvengono tra aziende ed un
market place costituito da Enti Pubblici proge!ato per rispe!are le esigenze normative tipiche della PA.
-Modello C2A (Consumer-to-Administration): modello analogo al B2A, in cui le transazioni avvengono tra
consumatori privati (in generale professionisti) e la PA.
La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione
E-Government: termine con il quale si intende l’evoluzione digitale della PA: «uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione
nelle Pubbliche Amministrazioni, coniugato a modifiche organizzative e all’acquisizione di nuove competenze al fine di migliorare i
servizi pubblici e i processi democratici e di ra"orzare il sostegno alle politiche pubbliche» (definizione della Commissione Europea).
Principi portanti dell’E-Government:
-Digitale per definizione: i servizi per la PA dovrebbero essere tu!i digitali, ad eccezione per chi non dispone (per scelta o per
necessità) di una connessione a internet.
-Una tantum: le informazioni vanno chieste una volta sola per evitare di chiedere ai ci!adini e alle imprese informazioni già
fornite.
-Inclusività e accessibilità: le PA dovrebbero proge!are servizi inclusivi (cioè che siano alla portata di tu!i) e che siano
accessibili (ad esempio ad anziani e alle persone con disabilità).
-Apertura e trasparenza: le PA dovrebbero scambiarsi le informazioni, perme!ere a ci!adini e imprese di accedere ai
propri dati, di controllarli e di correggerli (⇨principio presente anche nel GDPR), perme!ere agli utenti di sorvegliare i
processi amministrativi che li vedono coinvolti, coinvolgere e aprirsi alle parti interessate ai servizi nella proge!azione e
nella prestazione dei servizi stessi.
-Transfrontaliero per definizione: i servizi pubblici rilevanti vanno resi fruibili anche negli altri paesi UE e impedirne la
frammentazione per facilitare la mobilità all’interno del mercato unico.
-Interoperabile per definizione: i servizi pubblici dovrebbero essere proge!ati in modo da funzionare in tu!o il mercato
unico. Consentire la libera circolazione dei dati e dei servizi digitali in tu!a la commissione europea. Il telepass europeo (è
un servizio pubblico sebbene erogato da imprese private) consente l’interoperabilità fra Italia, Francia, Spagna e Portogallo.
-Fiducia e sicurezza: le PA dovrebbero realizzare i servizi secondo il principio di «security by design», ovvero la protezione dei
dati personali e della sicurezza informatica siano parte della proge!azione.
Testo unico (aggiornato periodicamente) con le norme per l’informatizzazione della PA
Ogni 3 anni, AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) pubblica il “Piano triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione”, con il quale
definisce gli obie!ivi da realizzare nel triennio, coerentemente al Piano di azione europeo sull’eGovernment.
ele!ronico con la PA che necessita di identità certa e domicilio certo.
L’informatica e l’arte figurativa
L’utilizzo di tecnologie di realtà aumentata, di riprese in UltraHD, ricostruzioni virtuali, video e siti intera!ivi hanno o"erto la possibilità di
valorizzare e di"ondere l’arte in tu!e le sue espressioni. Le tecniche di ricostruzione perme!ono, per esempio, di comprendere come
erano le case degli antichi romani e «viverle».
Il Sistema Archivistico Nazionale ha, inoltre, a disposizione tu!i i documenti e le riproduzioni digitali disponibili a tu!i coloro che
desiderano consultarlo.
Computer art: forma d’arte che si è sviluppata a partire dalla metà degli anni ’60 che sostituisce ai pennelli e alle matite il computer.
Inizialmente si tra!ava di composizioni che utilizzavano i cara!eri della stampante, le!ere, simboli o punteggiature le quali, avendo
e"e!i chiaroscuri diversi, rendevano possibile realizzare delle immagini.
L’informatica e la le!ura
Gli e-book: modo con il quale unire le potenzialità dell’ele!ronica al libro. In un e-book reader da qualche decina di euro si possono
memorizzare 3-4000 libri, acquistabili ovunque vi sia una connessione Wi-Fi e a prezzo rido!o rispe!o alla versione cartacea.
La svolta: EINK e l’inchiostro ele!roforetico (inchiostro ele!ronico)
Dispositivo composto da due pellicole magnetiche applicate al retro dello schermo dell’e-book reader con un fluido all’interno che
perme!e di disegnare la pagina. L’e"e!o che si ha è quello della riproduzione fedele di una pagina cartacea, con il vantaggio di non
stancare la vista come invece accade con lo schermo del PC.
L’e-learning: sfru!a la multimedialità o"rendo la possibilità di usufruire di corsi di formazione senza la necessità della presenza.
Teleassistenza
-Monitorare pazienti a distanza e con continuità (possibilità di utilizzo dell’intelligenza artificiale per interpretare i dati trasmessi e
intervenire, in caso di necessità, anche in assenza fisicamente del medico).
-Sistemi di monitoraggio e diagnostica che trasme!ono i dati via rete per diagnosi e valutazioni da remoto (utili per chi non è in
condizione di muoversi).
-Ricovero virtuale che riduce i ricoveri reali con riduzione dei costi e miglioramento della qualità di vita del paziente (si preferisce essere
curati a casa propria piu!osto che in ospedale).
Interventi chirurgici a distanza
-Evolve il mestiere del medico, richiedendo competenze tecnologiche che prima non erano necessarie.
-Nuove professionalità: tecnici che realizzano robot con la mentalità e l’approccio del medico.