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Corso sicurezza Modulo A, Appunti di Impianti Industriali e Sicurezza sul lavoro

Corso sicurezza Modulo A, con riferimento ai testi online

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 27/11/2019

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CORSO FORMAZIONE SICUREZZA
MODULO A
UNITÀ 1
L’Università degli Studi di Torino fu fondata nel capoluogo piemontese nel 1404 su iniziativa del
principe Ludovico di Savoia-Acaia, e la creazione dell'Ateneo formalizzata da una bolla di papa
Benedetto XIII del 27 ottobre 1404.
Durante il XV secolo si ha notizia di 30 laureati in Teologia, 24 in Legge e 16 in Medicina, oltre ad
almeno un centinaio di studenti.
Tra i laureati dell'Ateneo all'inizio del XVI secolo spicca il filosofo Erasmo da Rotterdam, che nel 1506
conseguì proprio a Torino la laurea in Teologia.
Nel 1720 l'Università trasferì la propria sede dall’anonimo edificio in Via Dora Grossa (oggi Via
Garibaldi) nel prestigioso palazzo di via Po, attuale sede del Rettorato.
Tra il 1730 e il 1798 risultano laureati a Torino 7.982 studenti, di cui 4.169 in Legge, 1.973 in
Medicina, 1.390 in Teologia, con una media annua di 112 laureati.
Durante la guerra alla Francia rivoluzionaria, l'Università e il Collegio furono chiusi. Nel gennaio 1799
il Governo provvisorio piemontese riaprì l'Ateneo e nell'estate 1800 il secondo Governo provvisorio lo
trasformò in Università Nazionale. L'adeguamento al sistema francese portò l'introduzione nel
Piemonte francese del nuovo ordinamento imperiale, con il quale a capo di ogni Università veniva
posto un Rettore. Per dimensioni, numero di cattedre, docenti e studenti, l'Ateneo piemontese fu il
secondo dell'Impero, dopo quello di Parigi.
Alla fine del 1800 l’Ateneo torinese, unico in Piemonte, grazie alla presenza di tutte le Facoltà era con i
suoi 2013 iscritti (anno accademico 1891-1892) la seconda istituzione universitaria d’Italia, preceduta
solo dall’Università Federico II Napoli.
Da una costola dell'Università all'inizio del '900 si costituì il primo nucleo del Politecnico ad opera di
Galileo Ferraris.
Con la Riforma Gentile del 1923, l’Università di Torino entrava a far parte del nucleo dei 10 atenei
gestiti e finanziati direttamente dallo Stato, con autonomia amministrativa e didattica nei limiti della
legge e sotto la vigilanza del Ministero dell'Educazione Nazionale.
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CORSO FORMAZIONE SICUREZZA

MODULO A

UNITÀ 1

L’Università degli Studi di Torino fu fondata nel capoluogo piemontese nel 1404 su iniziativa del principe Ludovico di Savoia-Acaia, e la creazione dell'Ateneo formalizzata da una bolla di papa Benedetto XIII del 27 ottobre 1404. Durante il XV secolo si ha notizia di 30 laureati in Teologia, 24 in Legge e 16 in Medicina, oltre ad almeno un centinaio di studenti. Tra i laureati dell'Ateneo all'inizio del XVI secolo spicca il filosofo Erasmo da Rotterdam, che nel 1506 conseguì proprio a Torino la laurea in Teologia. Nel 1720 l'Università trasferì la propria sede dall’anonimo edificio in Via Dora Grossa (oggi Via Garibaldi) nel prestigioso palazzo di via Po, attuale sede del Rettorato. Tra il 1730 e il 1798 risultano laureati a Torino 7.982 studenti, di cui 4.169 in Legge, 1.973 in Medicina, 1.390 in Teologia, con una media annua di 112 laureati. Durante la guerra alla Francia rivoluzionaria, l'Università e il Collegio furono chiusi. Nel gennaio 1799 il Governo provvisorio piemontese riaprì l'Ateneo e nell'estate 1800 il secondo Governo provvisorio lo trasformò in Università Nazionale. L'adeguamento al sistema francese portò l'introduzione nel Piemonte francese del nuovo ordinamento imperiale, con il quale a capo di ogni Università veniva posto un Rettore. Per dimensioni, numero di cattedre, docenti e studenti, l'Ateneo piemontese fu il secondo dell'Impero, dopo quello di Parigi. Alla fine del 1800 l’Ateneo torinese, unico in Piemonte, grazie alla presenza di tutte le Facoltà era con i suoi 2013 iscritti (anno accademico 1891-1892) la seconda istituzione universitaria d’Italia, preceduta solo dall’Università Federico II Napoli. Da una costola dell'Università all'inizio del '900 si costituì il primo nucleo del Politecnico ad opera di Galileo Ferraris. Con la Riforma Gentile del 1923, l’Università di Torino entrava a far parte del nucleo dei 10 atenei gestiti e finanziati direttamente dallo Stato, con autonomia amministrativa e didattica nei limiti della legge e sotto la vigilanza del Ministero dell'Educazione Nazionale.

A partire dal 1925 ebbe inizio anche all’interno dell’Ateneo un processo di fascistizzazione che trovò tuttavia alcune resistenze. Gli anni ’30 del ventesimo secolo vedono l’Università di Torino protagonista di quella straordinaria stagione culturale ed antifascista che diede al paese personaggi del calibro di Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Leone Ginzburg, Massimo Mila, Vittorio Foa, Giorgio Agosti, Dante Livio Bianco, Cesare Pavese. Caduto il fascismo, l’Università di Torino partecipò con molti suoi docenti e studenti alla guerra di liberazione. A partire dal 1968, con l'esplosione della contestazione studentesca nei confronti dei vecchi ordinamenti e della tradizionale mentalità accademica e con il passaggio dal vecchio modello di università di élite a quello di massa, l’Università torinese entra in una nuova fase della sua ultracentenaria storia. Molti tra i protagonisti della vita politica italiana del Novecento si sono formati all'Università di Torino, da Gramsci a Gobetti a Togliatti, oltre a due Presidenti della Repubblica Italiana, Luigi Einaudi e Giuseppe Saragat. Negli ultimi anni il processo di internazionalizzazione e una costante attenzione alla ricerca scientifica e alla didattica pongono l'Ateneo torinese ai primi posti in Italia. Che cosa significa essere un lavoratore? Il lavoro è un’attività propria dell’uomo, volta alla produzione di beni o servizi, regolamentata per legge ed esplicata in cambio di una retribuzione. Un lavoratore è chi esercita un mestiere o una professione e presta la propria opera autonomamente o alle dipendenze di altri. Il lavoro è uno dei principi fondamentali su cui si basa la costituzione della Repubblica Italiana, la quale identifica il lavoro come un diritto di ogni cittadino e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino come riportato nella Costituzione ha infatti il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Le persone trascorrono buona parte della loro vita nell’ambiente di lavoro e questo può influire in modo significativo sulla loro salute. Che cosa significa essere un lavoratore in Università?

In sintesi, quali tipologie di lavoratori possiamo trovare in Università? LAVORATORI DIPENDENTI: direttori-dirigenti, docenti, ricercatori, tecnici, amministrativi, personale non organicamente strutturato (es. professori a contratto) e personale di enti convenzionati (es. enti di ricerca esterni convenzionati con l’Università e che operano all’interno di sedi universitarie). SOGGETTI EQUIPARATI AI LAVORATORI: studenti dei corsi universitari, i dottorandi, gli specializzandi, i tirocinanti, i borsisti e altri soggetti ad essi equiparati quando frequentino laboratori didattici, di ricerca o di servizio e, in ragione dell’attività specificamente svolta, siano esposti a rischi individuati nel documento di valutazione. L’organizzazione di un Ateneo è una struttura complessa che prevede organi centrali come il Rettore e il pro rettore, il direttore generale, il Consiglio di Amministrazione, il Senato Accademico, il Collegio dei revisori dei conti e il Nucleo di valutazione. Questi sono affiancati da organi ausiliari come il Comitato unico di garanzia, il Consiglio degli studenti e il Presidio della qualità. Le strutture dedicate alla didattica e alla ricerca comprendono le 6 Scuole da cui dipendono i 27 dipartimenti; sono inoltre presenti strutture didattiche speciali e centri di ricerca e di servizio dotati di autonomia gestionale. Sono infine presenti 7 Poli, che comprendono l'insieme dei servizi tecnici e amministrativi a supporto di tutte le strutture didattiche sopra descritte. L’offerta formativa prevede più di 60 corsi di laurea triennali e più di 70 magistrali oltre a master, corsi di dottorato, perfezionamento, scuole di specializzazione e un istituto di eccellenza. L’attenzione al miglioramento delle misure di sicurezza è sicuramente uno dei fattori di rilievo che ha guidato l’evoluzione dei luoghi di lavoro. Per esempio, in ambienti come le biblioteche o le aule, l’ergonomia delle sedute è migliorata ed è stata adattata alle corrette necessità posturali degli utenti. Nei laboratori, le conoscenze in merito agli effetti dell’esposizione ad alcune sostanze chimiche o biologiche hanno portato all’utilizzo di misure di prevenzione e protezione come le cappe di aspirazione. Nei prossimi anni, una sempre maggiore attenzione alla sicurezza e alla salute dei lavoratori sarà alla base della futura evoluzione degli ambienti di lavoro.

UNITÀ 2

  1. Salute e sicurezza sul lavoro, un impegno a cura di tutti Cenni base Quali sono gli obiettivi di una disciplina che riguarda la salute e la sicurezza sul lavoro? In primo luogo fare sì che un lavoratore possa svolgere il suo lavoro in sicurezza, garantendo la sua incolumità, e in secondo luogo che per ogni lavoratore l’occupazione non costituisca un rischio per la salute. Ma che cosa si intende per salute? Il concetto è cambiato nel tempo, fino al 1948 si definiva la salute “assenza di malattia”. Poi in quell’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) amplia la definizione a “completo stato di benessere fisico, psichico e sociale”. Una recente ricerca, pubblicata nel 2011, offre una definizione dinamica del concetto di salute e la descrive come la “capacità di adattarsi e di autogestirsi di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive”. Il campo d’azione della sicurezza sul lavoro è dunque molto ampio, dalla verifica dell’ergonomia delle postazioni di lavoro alla prevenzione degli infortuni nei cantieri alla definizione di un’organizzazione del lavoro che non determini situazioni di stress nei lavoratori. Gli infortuni sul lavoro rappresentano tuttora un problema, nonostante la sua dimensione si sia ridotta negli anni. Negli ultimi 10 anni è sceso in particolare il numero di infortuni nell’industria, mentre sono scesi in maniera meno netta quelli nei servizi e nell’agricoltura. È da ricordare però che la distribuzione dei lavoratori nei tre settori di agricoltura, industria e servizi è andata cambiando negli anni. I lavoratori impiegati nei servizi e quindi nel terziario sono aumentati sempre più mentre sono andate calando le occupazioni nei lavori più manuali, legati all’agricoltura o industria. La diversa distribuzione dei lavoratori nei settori produttivi ha portato nel tempo anche a una variazione nei rischi principali legati alla sicurezza, da una prevalenza di rischi infortunistici e di natura biologica e fisico chimica ad un aumento dei rischi psico-sociali, ad esempio quelli legati allo stress lavoro-correlato. La riduzione del numero di infortuni e di morti sul lavoro è dovuta alla nascita dei sindacati, delle confederazioni e degli Enti di tutela e all’adozione di normative sempre più stringenti a tutela della salute dei lavoratori. Le prime norme risalgono alla fine del 1800, durante lo sviluppo della grande industria per poi ampliarsi ulteriormente nel secondo dopoguerra e durante la ricostruzione.

Titolo II: I luoghi di lavoro (art. 62 - 68) Titolo III: Uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale (art. 69 - 87) Titolo IV: Cantieri temporanei e mobili Norme per la tutela della salute e e della sicurezza sul lavoro (art. 88 - 160) Titolo V: Segbaletica di sicurezza sul lavoro (art. 161 - 165) Titolo VI: Movimentazione manuale dei carichi (art. 167 - 170) Titolo VII: Attrezzature di lavoro (art. 172 - 178) Titolo VIII: Agenti fisici (art. 180 - 220) Titolo IX: Sostanze pericolose (art. 221 - 264 bis) Titolo X: Esposizione ad agenti biologici (art. 266 - 286) Titolo Xbis: Protezione dalle ferite da taglio e da punta nel settore ospedaliero e sanitario (art. 286 bis - 286 septies) Titolo XI: Protezione da atmosfere esplosive (art. 287 - 297) Titolo XII: Norme transitorie e finali (art. 298 - 306) Il testo unico si applica al lavoro, in qualsiasi forma, in tutti i settori, pubblici e privati, dove siano presenti lavoratori dipendenti o ad essi equiparati. La legge mira a garantire l’uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere, di età e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati. Ogni figura ha i suoi obblighi in materia di sicurezza e anche il lavoratore deve essere attivo affinché le norme possano avere il proprio effetto. La sicurezza è infatti una responsabilità e un impegno di tutti. UNITÀ 3 I concetti di base per familiarizzare con la sicurezza: pericolo, rischio, danno Spesso le parole rischio e pericolo sono utilizzate come sinonimi.

In realtà hanno due significati molto diversi ed è importante distinguerle quando se ne parla in un ambiente di lavoro.

  1. PERICOLO Il pericolo una proprietà intrinseca di un fattore e non dipende da cause esterne. È una situazione, una sostanza, un oggetto che per le sue proprietà o caratteristiche, ha la capacità potenziale di causare un DANNO alle persone. Esempi: una tanica di benzina è un pericolo poiché il liquido al suo interno è facilmente infiammabile; un cavo elettrico a terra di fianco a una sedia o a una scrivania è un pericolo perché potrebbe costituire un ostacolo; una siringa che viene utilizzata per prelevare del sangue infetto ed è maneggiata senza cappuccio copri- ago è un pericolo perché punge e contiene potenzialmente microrganismi che causano malattie; un archivio di materiale cartaceo è un pericolo perché facilmente infiammabile. Secondo la definizione della normativa (art. 2 comma 1 lett. s) del D.Lgs. 81/08): Pericolo: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni
  2. DANNO Un danno è la conseguenza negativa dovuta al concretizzarsi della potenzialità di un pericolo. È rappresentato da una lesione fisica o da un danno alla salute. Possiamo distinguere due tipologie di danno: 1 - l'infortunio, da un danno per causa violenta in occasione del lavoro ; 2 - la malattia professionale, da danno per esposizione lenta e progressiva, nell'esercizio e a causa delle lavorazioni svolte. Esempi: un operatore fa infiammare il liquido contenuto nella tanica di benzina e si ustiona; una persona non vede un cavo accanto alla propria sedia, inciampa e cade fratturandosi un arto; un medico vuole prendere un oggetto accanto a una siringa, si punge alla mano e contrae una malattia dovuta al contatto con i batteri presenti.

contatto con una siringa senza cappuccio e la gravità del danno, sulla base del tipo di lesione e del tipo di microrganismi che possono essere presenti.

  1. VALUTAZIONE DEL RISCHIO La valutazione del rischio è il processo attraverso il quale si valutano, nella loro globalità, la probabilità e la gravità del danno conseguenti all’esposizione a tutti i pericoli che possono essere presenti in un ambiente di lavoro. L'obiettivo della valutazione dei rischi è scegliere le adeguate misure volte ad eliminare o, se non è possibile, a ridurre il rischio residuo. Nel calcolo del rischio si possono usare diversi metodi, uno dei più utilizzati è il metodo della matrice.. Questa matrice è largamente utilizzata per visualizzare il rischio associato ai diversi fattori perché utilizza una colorazione come quella del semaforo per rendere più immediata la comprensione. Questa matrice si costruisce combinando tra loro i valori di due scale: la scala della frequenza di accadimento di un evento dannoso, che ha un valore da 1 a 4

e la scala della magnitudo del danno, sempre con un valore da 1 a 4 È possibile incrociare i valori delle due tabelle all'interno di una matrice per calcolare l'entità del rischio e in base a questa la priorità degli interventi per porvi rimedio.

  1. PREVENZIONE E PROTEZIONE Se non è possibile eliminare il pericolo è possibile ridurre il rischio. Per farlo si può cercare di ridurre la probabilità che un pericolo si concretizzi e questa è la PREVENZIONE. o si può cercare di ridurre la gravità del danno e questa è la PROTEZIONE. Per esempio, per ridurre il rischio che nasce dalla presenza di un oggetto che può incendiarsi o esplodere, come un contenitore di liquido infiammabile, si possono adottare misure di prevenzione, come la cartellonistica, o di protezione, che garantiscano il rapido intervento per soffocare l'incendio se questo comunque si produce. La prevenzione è definita dalla normativa come il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o ridurre i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno - testo del D.Lgs. 81/08 e smi (art. 2 comma 1 lettera f). Uno degli interventi di prevenzione più importanti ed efficaci è l'informazione, formazione e addestramento dei lavoratori. Questo corso on-line è parte, appunto, della formazione. La prevenzione comincia dalla corretta progettazione dei luoghi di lavoro, dalla scelta adeguata delle sostanze, dei materiali e delle attrezzature di lavoro, ovvero il complesso delle macchine, apparecchiature, impianti e utensili impiegati per lo svolgimento della propria attvità, dall'adeguata organizzazione del lavoro. Ma continua con il corretto svolgimento delle attività

I rischi TRASVERSALI E ORGANIZZATIVI derivano da criticità connesse all’organizzazione del lavoro e delle mansioni. Si individuano all’interno della complessa articolazione rappresentata dal rapporto tra il lavoratore e la dimensione organizzativa - lavorativa in cui è inserito. In ogni luogo di lavoro è possibile individuare rischi appartenenti a una di queste tre categorie. 1.1. In un ufficio Proviamo ad entrare in un ufficio, quali sono i rischi che possiamo incontrare? L'arredo dell'ufficio può comportare rischi legati a scelte sbagliate o ad un utilizzo scorretto. Ad esempio, posizionare arredi in aree di passaggio può causare urti o cadute. I rischi connessi a macchine o attrezzature sono dovuti allo scorretto utilizzo di macchine o attrezzature, oppure alla presenza di macchine o attrezzature non sicure. Ad esempio fotocopiatrici e stampanti laser emettono ozono che in concentrazioni elevate può causare irritazioni delle mucose, ad esempio degli occhi, naso o gola, devono quindi essere messe in spazi aerati. Gli impianti elettrici possono costituire un rischio se non eseguiti a regola d’arte, se presentano guasti, sono usati scorrettamente o se non sottoposti a regolare manutenzione. Possono causare un danno in diversi modi: A seguito di contatto diretto toccando un filo scoperto; A seguito di contatto indiretto toccando un apparecchio che è in tensione, a causa di un guasto A seguito di incendio o esplosione provocati da impianti sovraccaricati o corto circuiti. I rischi connessi al microclima sono legati alla temperatura, alla umidità relativa e velocità dell’aria presente in un ambiente di lavoro. Ad esempio, la presenza di correnti d’aria o di aria troppo secca può influire sulla salute del lavoratore. Altri rischi sono legati alla presenza di un’illuminazione inadeguata, naturale o artificiale. Come nel caso di un soleggiamento eccessivo o al contrario di scarsa luce naturale e inadeguata integrazione con la luce artificiale. Numerosi sono poi i contaminanti biologici che possono essere presenti in un ufficio: ad esempio batteri, virus, miceti, pollini, materiale organico (forfora, scaglie di cute, ecc.), possono causare malattie per allergie o infezioni. Impianti di condizionamento non correttamente funzionanti o con scarsa manutenzione posso determinare ad esempio un rischio di contaminazione da batterio Legionella pneumophila. Anche il lavoro al videoterminale, se non svolto in maniera corretta, può determinare problemi alla vista dovuti a riflessi o riverberi sullo schermo, oppure problemi all’apparato muscolo- scheletrico legati alla scorretta postura. Ci sono poi rischi connessi a carenze strutturali dell’ambiente di lavoro: ad esempio pavimenti lisci o sconnessi che possono provocare inciampo o caduta. Negli ultimi anni, tra i rischi trasversali, oggetto di preoccupazione a livello internazionale è lo stress lavoro-correlato. Lo stress è una condizione che può essere accompagnata da disturbi di

natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che alcuni individui non si sentono in grado di corrispondere alle aspettative riposte in loro. Lo stress lavoro-correlato produce effetti negativi sull’azienda in termini di impegno del lavoratore, di prestazione e produttività del personale, di incidenti causati da errore umano, di turnover del personale ed abbandono precoce, di tassi di presenza, di soddisfazione per il lavoro e di potenziali implicazioni legali. 1.2. In un laboratorio Oltre ai rischi elencati finora, se ci spostiamo in un altro ambiente, ad esempio un laboratorio di ricerca o di analisi, quali rischi aggiuntivi possiamo incontrare? Possiamo incontrare rischi legati ad agenti fisici come le radiazioni, che sono suddivise in due principali gruppi: Radiazioni ionizzanti (comprendono raggi X, raggi gamma, ecc.), hanno sufficiente energia per indurre la ionizzazione (creazione di atomi o molecole elettricamente cariche - ioni) nella materia con cui interagiscono. Radiazioni non ionizzanti (NIR), che non inducono il fenomeno della ionizzazione. Gli effetti sulla salute dipendono da diversi fattori, tra cui il tipo di radiazione, l’entità dell’esposizione e la modalità con cui avviene. Le radiazioni ionizzanti (raggi X, raggi gamma, ecc.) sono presenti nel settore medico ad esempio nei macchinari per la radiodiagnostica o la radioterapia. Nei laboratori di ricerca: es. apparecchiature che generano raggi X: diffrattometri, sistemi per l’imaging, irraggiatori di preparati biologici, sostanze radioattive non sigillate. Le radiazioni non ionizzanti (NIR) sono legate alla presenza di campi elettromagnetici (cabine elettriche, forni per la cottura e/o sterilizzazione a microonde, Metal detector, Sistemi antitaccheggio - RFID), radiazioni ottiche artificiali (lampade UV). Inoltre rischi legati all'impiego di agenti chimici come sostanze o preparati con proprietà tossiche, nocive, irritanti, sensibilizzanti, cancerogene e mutagene. I rischi sono dovuti all’esposizione tramite inalazione, ingestione o contatto cutaneo. Infine rischi biologici connessi al lavoro in un ambiente dove possono essere presenti agenti biologici come virus, batteri o parassiti in grado di causare infezioni, allergie o intossicazioni. Il rischio è determinato dal possibile contatto, ingestione o inalazione accidentale, che potrebbe ad esempio verificarsi in un laboratorio in cui vengono analizzati campioni di sangue umano potenzialmente contaminati da tali agenti. 1.3. In uno spazio ibrido Se ci si trova invece in uno spazio ibrido in cui attività accademica e attività produttiva si sovrappongono, come ad esempio nelle strutture della scuola di Agraria e Medicina Veterinaria, in cui si svolgono attività legate all'agricoltura e alla zootecnia, quali rischi aggiuntivi è possibile incontrare? In questi luoghi sono presenti sostanze pericolose per la sicurezza, che possono quindi causare incidenti o infortuni se non correttamente utilizzate o conservate, come gli agenti chimici:

Il Compito del Datore di lavoro è valutare tutti i rischi che possono essere presenti nel luogo di lavoro in collaborazione con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione ed il Medico Competente, figure che conosceremo meglio nei prossimi moduli, e di conseguenza redigere il Documento di Valutazione dei Rischi. Il Documento di Valutazione dei Rischi è uno dei documenti cardine su cui si fonda il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/08 e s.m.i.) e contiene tutte le informazioni di rilievo necessarie a perseguire la salute e la sicurezza dei lavoratori nel luogo di lavoro. Individua tutti i fattori di pericolo e le modalità di esposizione dei singoli lavoratori; valuta i rischi che possono causare danni correlati allo svolgimento di ogni mansione specifica. I rischi devono essere valutati per tutti i lavoratori, anche avvalendosi di accorpamenti per gruppi omogenei di attività lavorativa, ma sempre previa dimostrazione incontrovertibile di tale omogeneità. Ad esempio nell'Università, pensando al gruppo dei docenti, bisognerà valutare in modo diverso i rischi per chi svolge solo attività in aula rispetto a chi svolge attività di laboratorio. Contiene tutte le misure di prevenzione e protezione da adottare per prevenire e controllare i rischi e individua i soggetti che vi devono provvedere. Riporta il programma di miglioramento nel tempo delle misure di riduzione dei rischi con l’obiettivo di aumentare costantemente i livelli di sicurezza. Quando si va ad operare in un luogo di lavoro è necessario quindi conoscere quali sono i rischi presenti e quali sono le norme di comportamento da adottare. Il Datore di Lavoro deve assicurare che ogni lavoratore riceva una adeguata informazione e formazione sui rischi connessi alla attività in generale, nonché sui rischi specifici a cui è esposto per la propria mansione, i possibili danni e le conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione adottate, sulla base di quanto indicato nel DVR. UNITÀ 5

  1. Occhio ai cartelli Occhio ai cartelli! La segnaletica di sicurezza è uno dei principali strumenti di prevenzione e rappresenta un modo rapido ed efficace per attirare l’attenzione. Il termine segnaletica comprende cartelli, colori, segnali luminosi o acustici, comunicazioni verbali e segnali gestuali che forniscono una indicazione o una prescrizione relativa alla sicurezza e alla salute sul luogo di lavoro. I cartelli hanno un’enorme importanza perché riguardano tutti e deve essere garantito che siano corretti: ad esempio, se vengono modificati i cartelli di segnalazione delle vie di emergenza in caso di cantieri temporanei, al termine dei lavori devono essere immediatamente ripristinati quelli corretti e non devono restare cartelli fuorvianti.

La tipologia, il numero e l'ubicazione dei dispositivi segnaletici da sistemare è in funzione della tipologia dei rischi o dei pericoli, della loro entità e delle dimensioni dell'area da coprire. Le tipologie di segnali da utilizzare ed i rispettivi significati sono indicati:

  • Nel D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro
  • Nella norma UNI EN ISO 7010:2012, che contiene una raccolta di simboli armonizzati e riconosciuti universalmente. I cartelli comprendono:
  • Cartelli di divieto
  • Cartelli di avvertimento
  • Cartelli di prescrizione
  • Cartelli di salvataggio
  • Cartelli per l’attrezzatura antincendio I cartelli di divieto vietano dei comportamenti che possono determinare un rischio. Caratteristiche: Forma rotonda Pittogramma nero su fondo bianco Bordo e banda rossi Ad esempio il cartello di divieto di fumo o uso di fiamme libere sconsiglia di avvicinarsi a materiali potenzialmente infiammabili con in mano un accendino e dell’alcool. I cartelli di avvertimento avvertono della presenza di un rischio o di un pericolo. Caratteristiche: Forma triangolare Pittogramma nero su fondo giallo Per esempio, un laboratorio deve esporre all’esterno un cartello di avvertimento nel caso siano presenti sostanze biologiche pericolose. I cartelli di prescrizione prescrivono l’adozione di un determinato comportamento, come l’indossare un dispositivo di protezione individuale Caratteristiche: Forma rotonda Pittogramma bianco su fondo azzurro Ad esempio, dovendo aprire un congelatore da laboratorio in cui sono conservati campioni biologici (colture cellulari o microrganismi) a temperature pari a -80°C è importante fare attenzione ai cartelli apposti sull'attrezzatura: in questo caso c'è un cartello di prescrizione di utilizzo di un dispositivo di protezione individuale costituito da guanti, che devono essere comunque adeguati all'attività.

UNITÀ 6

  1. I lavoratori nell'Università di Torino In un luogo di lavoro, i soggetti di cui bisogna garantire la salute e la sicurezza sono tutti i lavoratori. Nell'Università, per “lavoratori” si intendono: · i docenti e i ricercatori; · il personale tecnico e amministrativo, con qualsiasi tipo di contratto; · i soggetti esterni che lavorano in università (altri Enti di ricerca che operano presso strutture dell’università, etc.); · gli studenti (inclusi i dottorandi, gli specializzandi, i tirocinanti, i borsisti, etc.) quando frequentano laboratori, di cui abbiamo già parlato nel primo modulo. Anche gli studenti che non frequentano laboratori, pur non essendo considerati lavoratori, sono tutelati in quanto utenti dei servizi universitari. Per tutelare i lavoratori esiste nell’Università un’organizzazione della sicurezza, con figure dotate di adeguati compiti e responsabilità, secondo quanto previsto dalla legge. Per essere efficace l’organizzazione della sicurezza deve essere coerente rispetto all'organizzazione generale dell’Ateneo. Il criterio per individuare queste figure sono i poteri: chi ha i poteri decisionali e di spesa negli aspetti che riguardano la sicurezza, ha anche le relative responsabilità.
  2. La linea operativa Ecco la linea operativa (la "catena di comando") della sicurezza in Ateneo: · Datore di lavoro: è il soggetto con i massimi poteri decisionali e di spesa. Nel nostro Ateneo datore di lavoro è il Rettore. · Dirigenti: sono i soggetti con compiti organizzativi e gestionali di interi settori, con adeguati poteri anche di spesa. Nel nostro Ateneo sono Dirigenti i soggetti di vertice delle seguenti strutture: o i Dipartimenti; o i Centri di primo livello; o le Strutture Didattiche Speciali; o le Direzioni dell’Amministrazione Centrale (inclusa la Direzione Generale) · Responsabili dell’attività didattica e di ricerca in laboratorio (RADRL): sono figure peculiari delle Università, i cui compiti in materia di sicurezza sono definiti da una norma specifica sulla sicurezza applicata alle Università, il Decreto Ministeriale 363 del 1998. Vista appunto la peculiarità di questa figura, nella linea operativa della sicurezza non si individua un rapporto gerarchico di dipendenza dalle figure dirigenziali. I RADRL sono i docenti o i

ricercatori che, per ragioni didattiche o di ricerca, sono responsabili di attività in laboratorio, e precisamente: o i titolari di insegnamenti che prevedano esercitazioni in laboratorio (escluso quindi chi fa docenza solo in aula); o i relatori delle tesi sperimentali; o i coordinatori di gruppi o di progetti di ricerca; o i soggetti che individualmente e autonomamente svolgono attività di ricerca in laboratorio. · Preposti: sono coloro che hanno compiti di comando di altri lavoratori, in esecuzione delle istruzioni del datore di lavoro e dei dirigenti. Nel nostro Ateneo sono individuati dai Dirigenti tra il personale delle loro strutture; · Lavoratori: dal punto di vista dei compiti e delle responsabilità, sono i lavoratori senza altri ruoli di linea operativa (quindi esclusi datore di lavoro, dirigenti, RADRL, preposti). Perché dal punto di vista dei diritti di tutela, ovviamente anche i dirigenti e i preposti sono considerati lavoratori.

  1. La linea operativa 2.1. I compiti Come detto, ciascuno dei soggetti appena citati ha dei compiti e delle responsabilità in funzione della propria posizione: „ il rettore/datore di lavoro rappresenta l’Università, dà gli orientamenti generali e verifica che i livelli inferiori adempiano ai loro compiti; „ i dirigenti e i RADRL organizzano l’attività delle loro strutture secondo i principi della sicurezza e salute, ed emettono le direttive comportamentali; „ i preposti verificano l’applicazione delle direttive dei dirigenti da parte dei lavoratori e segnalano le situazioni a rischio ai propri responsabili I compiti precisi delle varie figure sono previsti dalla legge e sono specificati nella documentazione di supporto: può essere però interessante approfondire i compiti e le responsabilità dei lavoratori. La persona che segue questo corso è o sarà a breve, un lavoratore dell'Università: è importante quindi che sappia che come lavoratore ha sicuramente il diritto a essere tutelato da parte dell'Ateneo, ma anche il compito (e quindi la responsabilità) di prendersi cura della sua salute e sicurezza e quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni o delle sue omissioni. Naturalmente, tutto questo secondo la formazione, le istruzioni e i mezzi che le verranno forniti. Vediamo adesso alcuni compiti specifici in materia di sicurezza che ha il lavoratore: „ osservare le disposizioni e le istruzioni di sicurezza impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti; „ utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto e i dispositivi di sicurezza;