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Petronio , all’interno del “Satyricon”, afferma che la crisi dell’eloquenza sia dovuta alle scuole che non preparano gli studenti ma che forniscono loro esercitazioni astratte e fittizie. Dunque quando i giovani si immergono nella dura realtà del foro, si sentono dispersi. L’eloquenza deve tornare agli splendori del passato e deve abbandonare quel carattere ampolloso e magniloquente con cui tenta di impressionare il pubblico. Tacito , nel “Dialogus de oratori bus”, crede che la causa sia da attribuire al Principato, il quale ha distrutto la libertas e di conseguenza ha reso l’eloquenza un semplice strumento sterile. Tuttavia tacito si mostra favorevole all’avvento del Principato, che ha garantito un clima equilibrato, e dunque aggiunge che la crisi dell’eloquenza è un male necessario. Infine Quintiliano , nel “De causis corruptae eloquentiae” rivela che la crisi dell’eloquenza non è dovuta tanto a fattori politici o sociali ma maggiormente alla mancanza di oratori tanto valenti come Cicerone e all’insegnamento di argomenti fittizi. Tuttavia Quintiliano evita di ricercare motivazioni politiche e sociale anche per non andare contro il Principato.