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critical thinking primo parziale, Dispense di Storia Del Pensiero Economico

critical thinking!! integrazione libro + appunti + slides

Tipologia: Dispense

2021/2022

In vendita dal 04/06/2023

ggiul1a
ggiul1a 🇮🇹

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8 lezioni:
1. razionalità e bias
2. che cos è un argomento?
3. disaccordo e modi di replicare un
argomento
4. ragionare con i condizionali
5. ragionare con i controfattuali
6. ragionare con ipotesi esplicative
7. ragionare con le statistiche
8. probabilità e bias statistici
generale (online):
2O minuti, 2O domande (3 opzioni), 2 punti se risposta giusta, - 1 punto se sbagliata, O se
nessuna risposta, almeno 2O punti
parziali (online) (lezioni 1-4/5-8):
1O minuti, 1O domande (3 opzioni), 2 punti se risposta giusta, - 1 punto se sbagliata, O se
nessuna risposta, almeno 2O punti
libro: no capitoli 5 e 11, no paragrafi 6.4.1 e 7.3.4
1) razionalità e bias
Analisi dei nostri ragionamenti:
-dimensione normativa, che consente di individuare standard di correttezza e razionalità
per i ragionamenti che compiamo le discipline normative ci dicono come dovremmo
ragionare
-dimensione descrittiva, che si interessa di come noi agenti cognitivi reali prendiamo
decisioni → le discipline descrittive ci dicono come ragioniamo di fatto
Il critical thinking riguarda il modo in cui pensare (questione di correttezza normativa), non
il modo in cui pensiamo (questione di fatti psicologici). Per questo, si intreccia con altre
discipline normative che riguardano le nostra attività cognitive e di ragionamento, quali:
-logica,
-teoria della probabilità,
-economia neoclassica,
-teoria della scelta razionale classica,
-teoria della decisione classica,
-teoria dei giochi classica.
Tutte e sei queste discipline normative fissano standard di correttezza sullo sfondo dei
quali valutiamo la bontà dei nostri ragionamenti in casi di scelta, decisione, interazione
strategica, stima di una probabilità, soluzione di un problema logico. Lo fanno
presupponendo determinati standard di razionalità, e creando implicitamente delle
idealizzazioni rispetto a noi agenti cognitivi reali.
Essere critici significa essere:
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8 lezioni:

  1. razionalità e bias
  2. che cos è un argomento?
  3. disaccordo e modi di replicare un argomento
  4. ragionare con i condizionali
    1. ragionare con i controfattuali
    2. ragionare con ipotesi esplicative
    3. ragionare con le statistiche
    4. probabilità e bias statistici generale (online): 2O minuti, 2O domande (3 opzioni), 2 punti se risposta giusta, - 1 punto se sbagliata, O se nessuna risposta, almeno 2O punti parziali (online) (lezioni 1-4/5-8): 1O minuti, 1O domande (3 opzioni), 2 punti se risposta giusta, - 1 punto se sbagliata, O se nessuna risposta, almeno 2O punti libro: no capitoli 5 e 11, no paragrafi 6.4.1 e 7.3. 1) razionalità e bias Analisi dei nostri ragionamenti:

- dimensione normativa, che consente di individuare standard di correttezza e razionalità

per i ragionamenti che compiamo → le discipline normative ci dicono come dovremmo ragionare

- dimensione descrittiva, che si interessa di come noi agenti cognitivi reali prendiamo

decisioni → le discipline descrittive ci dicono come ragioniamo di fatto Il critical thinking riguarda il modo in cui pensare (questione di correttezza normativa), non il modo in cui pensiamo (questione di fatti psicologici). Per questo, si intreccia con altre discipline normative che riguardano le nostra attività cognitive e di ragionamento, quali:

- logica,

- teoria della probabilità,

- economia neoclassica,

- teoria della scelta razionale classica,

- teoria della decisione classica,

- teoria dei giochi classica.

Tutte e sei queste discipline normative fissano standard di correttezza sullo sfondo dei quali valutiamo la bontà dei nostri ragionamenti in casi di scelta, decisione, interazione strategica, stima di una probabilità, soluzione di un problema logico. Lo fanno presupponendo determinati standard di razionalità, e creando implicitamente delle idealizzazioni rispetto a noi agenti cognitivi reali. Essere critici significa essere:

- in grado di rilevare, evidenziare ed evitare errori nel pensiero

- in grado di identificare i modelli migliori al fine di pensare correttamente

- homo logicus: agente logicamente perfetto, che non cade mai in assunzioni

contraddittorie e capace di distinguere senza errore le inferenze valide da quelle non valide, infallibile sotto il punto di vista del ragionamento, capace di cogliere ogni errore ≠ a volte facciamo assunzioni contraddittorie

  • siamo esposti ad errori di ragionamento logico (fallacie)

- homo oeconomicus: agente perfettamente razionale nelle sue scelte, con preferenze

complete, transitive ecc. ≠ cambiamo preferenze + le nostre preferenze non sono complete → ci possono servire come standard normativo (modello a cui dobbiamo tendere)/sono utili assunzioni che ci aiutano a formare dei modelli? euristiche = scorciatoie mentali che ci consentono di affrontare un problema senza seguire la procedura razionale per farlo, ma allo stesso tempo in un modo che si rivela efficiente nella maggior parte dei casi con cui ci confrontiamo quotidianamente vengono tramandate di generazione in generazione perché ci consentono di fare le scelte giuste ma non è sempre così, a volte si trasformano in bias, le usiamo come se fossero strategie infallibili che adottiamo sistematicamente senza renderci conto che a volte ci portano fuori strada thinking, fast and slow (kahneman) - la nostra mente è costituita da due sistemi cognitivi:

- sistema 1: intuitivo, veloce, ci fa prendere decisioni rapide ma è condizionato dai nostri

stati emotivi + si serve delle euristiche

- sistema 2 : calcola, pondera, valuta argomenti e trae conclusioni giustificate da

premesse ideali, richiede sforzo, ragionamento e tempo kahneman e tversky → processo di studio descrittivo (a partire da scelte economiche) per mostrare dove gli errori più frequentemente si annidano e indicare il modo per superarli → economia comportamentale e teoria della decisione comportamentale 3 bias sistematici:

  1. effetto framing = effetto per cui se uno stesso problema decisionale viene rappresentato in maniere differenti, questo condurrà a compiere scelte differenti, anche se i i diversi modi di rappresentazione non cambiano la sostanza del problema il problema della malattia asiatica

fra il 1814 e il 1816 fu combattuta in Nepal una guerra fra inglesi e gurkha nepalesi

- inglesi: migliore organizzazione militare, migliori armamenti

- gurkha: migliore conoscenza del territorio, più forte motivazione

chi vince la guerra, con quali modalità? 67% inglesi e 33% gurkha poi 2 sottogruppi

- uno: si aggiunge il fatto che vincono gli inglesi, qual era la probabilità ex ante (prima di

sapere che avrebbero vinto) che vincessero gli inglesi? molto aumentano la probabilità perché è un’informazione che è difficile cancellare, 9O% inglesi e 1O% gurkha

- due: vincono i gurkha, 65% inglesi e 35% inglesi

→ non siamo perfetti ragionatori probabilistici, in particolare tendiamo a ragionare in maniera scorretta sulle probabilità a priori, se ci viene fornita l’informazione su come realmente sono andate le cose

  1. effetto anchoring = disponibilità degli agenti cognitivi ad ancorarsi a un dato o un valore inizialmente forniti nell’affrontare un problema, in un modo che in realtà non garantisce un calcolo corretto del valore finale, o una considerazione razionale del problema rispondere in cinque secondi

- gruppo 1: 1 * 2 * 3 * 4 * 5 * 6 * 7 * 8 =?

- gruppo 2: 8 * 7 * 6 * 5 * 4 * 3 * 2 * 1 =?

= 4O32O

risultati sperimentali:

- stima media con la serie ascendente: 512

- stima media con la serie ascendente: 225O

perché nei pochi secondi a disposizione, i partecipanti effettuano parte delle moltiplicazioni e operano poi un aggiustamento intuitivo, mediamente insufficiente → chi parte da un valore minore sbaglia di più 2) che cos è un argomento? è fondamentale riconoscere gli argomenti che i nostri interlocutori utilizzano per convincerci a sostenere la propria tesi ed è altrettanto importante conoscere gli argomenti per convincere gli altri che la nostra opzione è la più plausibile, verosimile, attendibile. tuttavia, l’argomentazione ha anche un aspetto creativo, da cui dipende la sua efficacia.

l’argomentazione parte da un disaccordo o da una situazione in cui qualcuno è in dubbio e non ha ancora formato la propria posizione (se c’é già un accordo, ovviamente, non è necessario argomentare) + si può argomentare pro o contro un argomento è una sequenza di enunciati, chiamati premesse, che forniscono ragioni a sostegno di quanto espresso da un altro enunciato, chiamato conclusione

- indicatori di premessa : dal momento che, poiché, assumendo che, visto che, infatti,

siccome, perché, in quanto

- indicatori di conclusione : quindi, pertanto, dunque, così, perciò, di conseguenza, per

questo motivo, ne segue che un argomento è costituito da premesse (di solito più di una), conclusioni e da una struttura argomentativa, che connette le premesse alla conclusione. la struttura argomentativa consente alle premesse di giustificare la conclusione, ossia dare ragioni a supporto della conclusione. ci sono dei casi in cui non è facile individuare la struttura argomentativa:

- conclusione formulata prima delle premesse

- alcune premesse rimangono nascoste

- manca la conclusione

un argomento è una pratica linguistica, che avviene attraverso il linguaggio, in forma parlata o scritta (la forma scritta si preferisce in occasioni formali) ci sono a volte ragioni per non esplicitare tutto l’argomento:

- quando ha uno scopo didattico, è utile enunciare le premesse in modo chiaro e lasciare

l’interlocutore a trarre le proprie premesse, perché questo aiuta l’interlocutore a ragionare da sé

- per ragioni strategiche (se una premessa è controversa che potrebbe essere fonte di

disaccordo) ma problema perché se l’interlocutore se ne accorge mi spinge ad esplicitare quelli che stavo cercando di tralasciare

- argomenti semplici: due o più premesse forniscono ragioni a sostegno di una

conclusione

- argomenti complessi: sono composti da due o più argomenti semplici concatenati tra

loro. ne esistono due tipi:

- la conclusione di un argomento costituisce la premessa di un altro argomento

- due o più argomenti indipendenti forniscono ragioni a sostegno della medesima

conclusione

- un argomento è buono se:

- le premesse sono vere

- le premesse forniscono ragioni a sostegno della verità della conclusione

→ non è un buon argomento perché le premesse sono vere ma non danno alcun sostegno alla conclusione

- testimonianza di epstein (chiamato da brâncusi):

- brâncusi è uno scultore di fama perché ha realizzato in passato numerose

sculture molto apprezzate

- brâncusi afferma che bird in space è una scultura

- dunque bird in space è una scultura

→ non è un argomento valido poiché la conclusione non segue necessariamente delle premesse. tuttavia, l’argomento è un buon argomento: le sue premesse sono vere e forniscono ragioni a sostegno della verità della conclusione, sebbene non si tratti di ragioni conclusive → negli argomenti non deduttivi che sono buoni, le premesse forniscono ragioni non conclusive per la conclusione argomenti non deduttivi:

- se le premesse di un argomento non deduttivo sono vere, esse forniscono ragioni per

credere che la conclusione non sia falsa

- un argomento non deduttivo è migliore o peggiore, forte o debole, a seconda del grado

di garanzia che la verità delle premesse attribuisce alla verità della conclusione

- un argomento non deduttivo non fornisce mai ragioni conclusive

principali argomenti non deduttivi:

- induzione (generalizzazione di dati, la conclusione non dice nulla di nuovo rispetto alle

premesse)

- abduzione (formulazione di ipotesi)

- analogia (individuazione di somiglianze)

- la forza di un argomento consiste nel grado di garanzia che le premesse forniscono alla

conclusione

- l’efficacia di un argomento consiste nella sua capacità di persuadere qualcuno a

credere nella conclusione → in molti casi accade che cattivi argomenti siano efficaci e che buoni argomenti siano inefficaci (anche a causa delle circostanze sociali, politiche ed economiche) 3) disaccordo e modi di replicare un argomento discussione = interazione, verbale o scritta, fra due o più soggetti in cui qualcuno avanza una tesi e qualcun altro agisce esprimendo accordo o disaccordo nei suoi confronti → fenomeno di disaccordo, si può reagire in maniere diverse, alcune per il pensiero critico sono corrette, altre no, come distinguere le maniere razionali?

→ regole per una discussione razionale (tratte da grootendorst e ermens, originariamente 1O, carattere normativo e non descrittivo = ci dicono come si deve condurre una discussione o uno scambio di opinioni, non come di fatto prendiamo parte all’attività di discutere una tesi):

  1. chi partecipa a una discussione non deve impedire agli altri di avanzare una tesi o di sollevare obiezioni
  2. se qualcuno attacca una tesi altrui allora il suo attacco deve essere diretto contro quella tesi (e non alla persona dell’altro o a una testi che l’altro non ha sostenuto) → bisogna sempre distinguere il contenuto di un argomento dalla persona che lo sta proponendo
  3. chi avanza una tesi ha il dovere di difenderla se gli altri lo richiedono (l’onere della prova spetta quindi a chi propone una tesi, a meno che non si tratti di tesi universalmente accettate)
  4. si può difendere una propria tesi esclusivamente avanzando un argomento a suo favore (non con altri modi es violenza)
  5. non si deve presentare la premessa di un argomento come una posizione già accettata da tutti né negare una premessa che è già stata accettata nel corso della discussione
  6. una tesi può considerarsi difesa con successo solo se sono stati utilizzati argomenti corretti i sufficientemente forti
  7. se una tesi è stata difesa con successo, allora gli altri devono ritrarre i loro dubbi riguardo a essa. se la difesa di una tesi non ha avuto successo, allora chi l’ha avanzata deve ritirarla ≠ spesso le persone hanno difficoltà ad abbandonare la propria posizione anche di fronte a notevoli ragioni contrarie, questo perché si tende a considerare le proprie tesi come parte della propria identità per la stessa ragione, si tende a considerare un attacco alla propria opinione come un attacco alla propria persona, anche quando così non è, d’altra parte, è anche facile trovare attacchi alla persona e non alle tesi altrui → graham, how to disagree

da un uomo e una donna) → fornite ragioni per la tesi opposta (buone o cattive che siano)

- livello 5 = confutazione, si dimostra che l’argomento altrui non è un buon argomento, e

quindi una delle due opinioni in campo deve essere abbandonata perché è stata confutata (es si dimostra che esiste uno scenario logicamente possibile in cui non esiste il matrimonio fra persone dello stesso sesso ma esse non vengono discriminate → nell’argomento iniziale, la conclusione non segue dalle premesse) per confutare razionalmente un argomento, disponiamo di due grandi strategie che possono essere combinate:

- attaccare la struttura argomentativa (logica) = mostrare che le premesse non

forniscono ragioni a sostegno della conclusione, siccome si tratta di forme di attacco di tipo logico, possono essere condotte analizzando solo la struttura dell’argomento, indipendentemente dalla verifica che le premesse siano vere o false

• nel caso di argomenti deduttivi → mostrare che l’argomento è invalido (conclusione

non segue alle premesse)

- non sequitur (deduzione): la conclusione non segue la premessa

- generalizzazione indebita (induzione): l’argomento proietta una proprietà dalla

totalità di un campione osservato alla totalità di un insieme di oggetti

- circolo vizioso: la conclusione non dice niente di più di quello che dice la premessa

(unico caso in cui un argomento corretto non è un buon argomento perché non ci fa fare passi avanti nella nostra discussione), ci sono anche forme più sottili di circolo vizioso in cui, sebbene la conclusione non compaia tra le premesse, è tuttavia presupposta dalle premesse cioè almeno una delle premesse è tale che, per essere vera, la conclusione deve essere vera (es dio esiste perché lo dice la Bibbia e la Bibbia dice cose vere perché è stata scritta da dio e dio è infallibile)

• argomenti non deduttivi → mostrare che l’argomento è debole, cioè che le premesse

danno un sostegno nullo o limitato alla conclusione

- attaccare la verità (o la giustificazione) delle premesse = sostenere che almeno una

delle premesse è falsa, a volte si può fare empiricamente, altre volte è più difficile dimostrarlo:

  • controesempi^ individui che mancano della proprietà che hanno tutti gli individui di un dato dominio
  • richiesta di giustificazione^ (l’onere della prova è sulle spalle di chi sostiene la tesi ma bisogna offrire ragioni positive per mettere in dubbio le argomentazioni dell’altro)
  • reductio ad absurum,^ ridurre all’assurdo ciò che viene detto (utilizzata in modo rigoroso nel ragionamento matematico in cui da una serie di premesse si deduce la negazione di una di esse, nella vita quotidiana può essere utilizzata in modo meno rigoroso dimostrando che una delle premesse del nostro interlocutore ha conseguenze assurde, inaccettabili, implausibili ecc) ma operazione delicata perché è difficile provare che una conclusione è inaccettabile a meno che non lo sia dal punto di vista logico (cioè a meno che non sia una contraddizione)

4) ragionare con i condizionali ragionamento deduttivo ipotetico, si basa su una ipotesi = assunzione che può anche non essere vera ma che vogliamo verificare al fine di dedurre logicamente, a partire da questa, una conclusione condizionale materiale (es se l’ipotesi è vera, allora): per ogni coppia di proposizioni a e b esiste un’altra proposizione complessa che è il condizionale materiale di a e b (a → b, con a antecedente e b conseguente del condizionale) → condizionali sono vero funzionali = la verità del condizionale è in funzione dei valori di verità delle sue parti, se l’ipotesi (antecedente del condizionale) è vera, allora sarà vero il suo conseguente → non mi sto impegnando a sostenere la verità dell’antecedente, sto semplicemente asserendo che se l’antecedente fosse vero allora anche il conseguente lo sarebbe e quindi non può darsi il caso che l’antecedente sia vedo ed il conseguente sia falso (esistono le 3 combinazioni a vero b vero, a falso b vero, a falso b falso) → tavola di verità , riportate tutte le combinazioni

  • semantica del condizionale materiale: un enunciato a → b è falso se e solo se a è vero e b è falso problemi:

- il condizionale a → b può essere vero quando l’antecedente è falso → alcuni enunciati

bislacchi risultano veri (es 2 + 2 = 5 → la terra ruota su se stessa ballando il tip tap) per noi strano perché tendiamo a valutare la verità di “se a allora b” in base alla sussistenza di nessi logici tra a e b, questi però dipendono dai contenuti di a e b, non semplicemente dai loro valori di verità

- non tutti i condizionali di cui facciamo esperienza nel nostro linguaggio sono vero-

funzionali, un esempio sono i cosiddetti condizionali controfattuali = enunciati condizionali in cui si ipotizza cosa sarebbe successo se si fosse verificato un evento che nella realtà non si è verificato a → b è un bicondizionale : a se e solo se b, a e b si implicano a vicenda regole e deduttive per il ragionamento condizionale:

- eliminazione del condizionale (modus ponens), se a, allora b: se l’italia impone test

medici agli immigrati, allora si vogliono accertare le loro condizioni mediche, l’italia A B (^) A → B V V V F V V V F F * F F V