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critical thinking!! integrazione libro + appunti + slides
Tipologia: Dispense
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8 lezioni:
per i ragionamenti che compiamo → le discipline normative ci dicono come dovremmo ragionare
decisioni → le discipline descrittive ci dicono come ragioniamo di fatto Il critical thinking riguarda il modo in cui pensare (questione di correttezza normativa), non il modo in cui pensiamo (questione di fatti psicologici). Per questo, si intreccia con altre discipline normative che riguardano le nostra attività cognitive e di ragionamento, quali:
Tutte e sei queste discipline normative fissano standard di correttezza sullo sfondo dei quali valutiamo la bontà dei nostri ragionamenti in casi di scelta, decisione, interazione strategica, stima di una probabilità, soluzione di un problema logico. Lo fanno presupponendo determinati standard di razionalità, e creando implicitamente delle idealizzazioni rispetto a noi agenti cognitivi reali. Essere critici significa essere:
contraddittorie e capace di distinguere senza errore le inferenze valide da quelle non valide, infallibile sotto il punto di vista del ragionamento, capace di cogliere ogni errore ≠ a volte facciamo assunzioni contraddittorie
complete, transitive ecc. ≠ cambiamo preferenze + le nostre preferenze non sono complete → ci possono servire come standard normativo (modello a cui dobbiamo tendere)/sono utili assunzioni che ci aiutano a formare dei modelli? euristiche = scorciatoie mentali che ci consentono di affrontare un problema senza seguire la procedura razionale per farlo, ma allo stesso tempo in un modo che si rivela efficiente nella maggior parte dei casi con cui ci confrontiamo quotidianamente vengono tramandate di generazione in generazione perché ci consentono di fare le scelte giuste ma non è sempre così, a volte si trasformano in bias, le usiamo come se fossero strategie infallibili che adottiamo sistematicamente senza renderci conto che a volte ci portano fuori strada thinking, fast and slow (kahneman) - la nostra mente è costituita da due sistemi cognitivi:
stati emotivi + si serve delle euristiche
premesse ideali, richiede sforzo, ragionamento e tempo kahneman e tversky → processo di studio descrittivo (a partire da scelte economiche) per mostrare dove gli errori più frequentemente si annidano e indicare il modo per superarli → economia comportamentale e teoria della decisione comportamentale 3 bias sistematici:
fra il 1814 e il 1816 fu combattuta in Nepal una guerra fra inglesi e gurkha nepalesi
chi vince la guerra, con quali modalità? 67% inglesi e 33% gurkha poi 2 sottogruppi
sapere che avrebbero vinto) che vincessero gli inglesi? molto aumentano la probabilità perché è un’informazione che è difficile cancellare, 9O% inglesi e 1O% gurkha
→ non siamo perfetti ragionatori probabilistici, in particolare tendiamo a ragionare in maniera scorretta sulle probabilità a priori, se ci viene fornita l’informazione su come realmente sono andate le cose
risultati sperimentali:
perché nei pochi secondi a disposizione, i partecipanti effettuano parte delle moltiplicazioni e operano poi un aggiustamento intuitivo, mediamente insufficiente → chi parte da un valore minore sbaglia di più 2) che cos è un argomento? è fondamentale riconoscere gli argomenti che i nostri interlocutori utilizzano per convincerci a sostenere la propria tesi ed è altrettanto importante conoscere gli argomenti per convincere gli altri che la nostra opzione è la più plausibile, verosimile, attendibile. tuttavia, l’argomentazione ha anche un aspetto creativo, da cui dipende la sua efficacia.
l’argomentazione parte da un disaccordo o da una situazione in cui qualcuno è in dubbio e non ha ancora formato la propria posizione (se c’é già un accordo, ovviamente, non è necessario argomentare) + si può argomentare pro o contro un argomento è una sequenza di enunciati, chiamati premesse, che forniscono ragioni a sostegno di quanto espresso da un altro enunciato, chiamato conclusione
siccome, perché, in quanto
questo motivo, ne segue che un argomento è costituito da premesse (di solito più di una), conclusioni e da una struttura argomentativa, che connette le premesse alla conclusione. la struttura argomentativa consente alle premesse di giustificare la conclusione, ossia dare ragioni a supporto della conclusione. ci sono dei casi in cui non è facile individuare la struttura argomentativa:
un argomento è una pratica linguistica, che avviene attraverso il linguaggio, in forma parlata o scritta (la forma scritta si preferisce in occasioni formali) ci sono a volte ragioni per non esplicitare tutto l’argomento:
l’interlocutore a trarre le proprie premesse, perché questo aiuta l’interlocutore a ragionare da sé
disaccordo) ma problema perché se l’interlocutore se ne accorge mi spinge ad esplicitare quelli che stavo cercando di tralasciare
conclusione
loro. ne esistono due tipi:
conclusione
→ non è un buon argomento perché le premesse sono vere ma non danno alcun sostegno alla conclusione
sculture molto apprezzate
→ non è un argomento valido poiché la conclusione non segue necessariamente delle premesse. tuttavia, l’argomento è un buon argomento: le sue premesse sono vere e forniscono ragioni a sostegno della verità della conclusione, sebbene non si tratti di ragioni conclusive → negli argomenti non deduttivi che sono buoni, le premesse forniscono ragioni non conclusive per la conclusione argomenti non deduttivi:
credere che la conclusione non sia falsa
di garanzia che la verità delle premesse attribuisce alla verità della conclusione
principali argomenti non deduttivi:
premesse)
conclusione
credere nella conclusione → in molti casi accade che cattivi argomenti siano efficaci e che buoni argomenti siano inefficaci (anche a causa delle circostanze sociali, politiche ed economiche) 3) disaccordo e modi di replicare un argomento discussione = interazione, verbale o scritta, fra due o più soggetti in cui qualcuno avanza una tesi e qualcun altro agisce esprimendo accordo o disaccordo nei suoi confronti → fenomeno di disaccordo, si può reagire in maniere diverse, alcune per il pensiero critico sono corrette, altre no, come distinguere le maniere razionali?
→ regole per una discussione razionale (tratte da grootendorst e ermens, originariamente 1O, carattere normativo e non descrittivo = ci dicono come si deve condurre una discussione o uno scambio di opinioni, non come di fatto prendiamo parte all’attività di discutere una tesi):
da un uomo e una donna) → fornite ragioni per la tesi opposta (buone o cattive che siano)
quindi una delle due opinioni in campo deve essere abbandonata perché è stata confutata (es si dimostra che esiste uno scenario logicamente possibile in cui non esiste il matrimonio fra persone dello stesso sesso ma esse non vengono discriminate → nell’argomento iniziale, la conclusione non segue dalle premesse) per confutare razionalmente un argomento, disponiamo di due grandi strategie che possono essere combinate:
forniscono ragioni a sostegno della conclusione, siccome si tratta di forme di attacco di tipo logico, possono essere condotte analizzando solo la struttura dell’argomento, indipendentemente dalla verifica che le premesse siano vere o false
non segue alle premesse)
totalità di un campione osservato alla totalità di un insieme di oggetti
(unico caso in cui un argomento corretto non è un buon argomento perché non ci fa fare passi avanti nella nostra discussione), ci sono anche forme più sottili di circolo vizioso in cui, sebbene la conclusione non compaia tra le premesse, è tuttavia presupposta dalle premesse cioè almeno una delle premesse è tale che, per essere vera, la conclusione deve essere vera (es dio esiste perché lo dice la Bibbia e la Bibbia dice cose vere perché è stata scritta da dio e dio è infallibile)
danno un sostegno nullo o limitato alla conclusione
delle premesse è falsa, a volte si può fare empiricamente, altre volte è più difficile dimostrarlo:
4) ragionare con i condizionali ragionamento deduttivo ipotetico, si basa su una ipotesi = assunzione che può anche non essere vera ma che vogliamo verificare al fine di dedurre logicamente, a partire da questa, una conclusione condizionale materiale (es se l’ipotesi è vera, allora): per ogni coppia di proposizioni a e b esiste un’altra proposizione complessa che è il condizionale materiale di a e b (a → b, con a antecedente e b conseguente del condizionale) → condizionali sono vero funzionali = la verità del condizionale è in funzione dei valori di verità delle sue parti, se l’ipotesi (antecedente del condizionale) è vera, allora sarà vero il suo conseguente → non mi sto impegnando a sostenere la verità dell’antecedente, sto semplicemente asserendo che se l’antecedente fosse vero allora anche il conseguente lo sarebbe e quindi non può darsi il caso che l’antecedente sia vedo ed il conseguente sia falso (esistono le 3 combinazioni a vero b vero, a falso b vero, a falso b falso) → tavola di verità , riportate tutte le combinazioni
bislacchi risultano veri (es 2 + 2 = 5 → la terra ruota su se stessa ballando il tip tap) per noi strano perché tendiamo a valutare la verità di “se a allora b” in base alla sussistenza di nessi logici tra a e b, questi però dipendono dai contenuti di a e b, non semplicemente dai loro valori di verità
funzionali, un esempio sono i cosiddetti condizionali controfattuali = enunciati condizionali in cui si ipotizza cosa sarebbe successo se si fosse verificato un evento che nella realtà non si è verificato a → b è un bicondizionale : a se e solo se b, a e b si implicano a vicenda regole e deduttive per il ragionamento condizionale:
medici agli immigrati, allora si vogliono accertare le loro condizioni mediche, l’italia A B (^) A → B V V V F V V V F F * F F V