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DA GERANIO AD EDUCATORE, Appunti di Pedagogia

Riassunto del libro da Geranio ad Educatore. Storia di Claudio.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 20/11/2019

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DA GERANIO AD EDUCATORE
Il libro è una testimonia scritta che ci porta ad apprendere, nella prospettiva di “imparare insieme”.
Viene posto l’accento su questioni fondamentali:
Responsabilità come coraggio poiché il pensiero si sottomette all’azione
Importanza delle figure quotidiane come veri e propri inconsapevoli promotori di INCLUSIVITA’.
Claudio è il protagonista della storia e dalla nascita, per via di complicazioni durante il parto, ha una
TETRAPARESI SPASTICA (4 arti paralizzati accompagnati da contrazioni involontarie). Racconta la sua storia,
ed i come per tutta la vita ha cercato di fare CULTURA DELLA DISABILITA’; lui infatti sostiene che essa sia
una costruzione culturale, ma che allo stesso tempo crei una cultura. Il suo obiettivo è l’inclusione. Fare cultura
della disabilità è fare cultura della DIVERSABILITA (diverse abilità), spostando l’attenzione ad un ambito
collettivo, poiché essa coinvolge tutti.
CAPITOLO 1:
Claudio ci spiega che cos’è la Fab Four: sono 4 persone con disabilità grave che vogliono trovare il loro posto
nel mondo. Fanno tutto ciò nel 1968, anni di forte contestazione a Bologna, così come nelle altre città del
mondo. Sono quattro ragazzi che condividono l’amicizia fin da quando erano bambini, ma che si vedono
costretti a frequentare classi diverse per via della legge sull’integrazione del 1977.
Vengono separati tutti tranne Claudio ed Alberto, poiché per Alberto, Claudio è un importante punto di
riferimento. Alle loro spalle, i Fab Four avevano le loro famiglie, rivoluzionarie.
In una delle riunioni che venivano affrontate dai ragazzi e dai loro genitori, ci si trova ad affrontare la questione
“lavorativa”: che lavoro avrebbero potuto fare questi ragazzi?! …
Nasce così l’idea di documentare le storie di persone con disabilità, per garantire un punto fermo, un appoggio a
chi si troverà in una di queste situazioni. Nasce così lentamente e a fatica (grazie a finanziamenti regionali)
l’attuale Centro Documentazione Handicap CDH, che allora era la biblioteca Tamani Fortini; un nuovo modo per
affrontare il messaggio: DISABILITA’=VITA.
Fu fondamentale il contributo del professore universitario A. Cenevaro che dono/consigliò alcuni libri, ma che
accompagnerà Claudio nel suo racconto.
Fu fondamentale anche l’informazione grazie ad un giornalino che portò poi alla nascita del PROGETTO
CALAMAIO.
Di fondamentale importanza sono i temi di: INCONSAPEVOLI PROMOTORI DI INCLUSIVITA’ che
permettono inconsapevolmente la partecipazione di ognuno nel quotidiano; e GESTI DI IRRESPONSABILITA’/
RESPONSABILITA’ poiché permettono un’inclusione a 360°.
INFORMAZIONE, EDUCAZIONE E FIDUCIA SONO TEMI FONDAMENTALI SIA PER IL CHD E IL
PROGETTO CALAMAIO.
CAPITOLO 2:
Nel capitolo 1 viene citata una telefonata, che viene meglio approfondita in questo capitolo. La telefonata viene
ricevuta dalla Scuola Filiale Emilia (MO), la quale chiedeva a Claudio di parlare di diversità ai bambini. Tutto
ciò pone le basi per quello che sarà il PROGETTO CALAMAIO (1986). Claudio deve immaginare la Diversità
in modo originale, al fine di suscitare interesse a scoprirla.
Ciò che deve esse chiaro è che siamo tutti uguali e diversi allo stesso tempo, quello che dobbiamo fare è passare
da “uguali o diversi” a “uguali e diversi”.
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DA GERANIO AD EDUCATORE

Il libro è una testimonia scritta che ci porta ad apprendere, nella prospettiva di “imparare insieme”. Viene posto l’accento su questioni fondamentali:

  • Responsabilità come coraggio poiché il pensiero si sottomette all’azione
  • Importanza delle figure quotidiane come veri e propri inconsapevoli promotori di INCLUSIVITA’.

Claudio è il protagonista della storia e dalla nascita, per via di complicazioni durante il parto, ha una TETRAPARESI SPASTICA (4 arti paralizzati accompagnati da contrazioni involontarie). Racconta la sua storia, ed i come per tutta la vita ha cercato di fare CULTURA DELLA DISABILITA’; lui infatti sostiene che essa sia una costruzione culturale, ma che allo stesso tempo crei una cultura. Il suo obiettivo è l’inclusione. Fare cultura della disabilità è fare cultura della DIVERSABILITA’ (diverse abilità), spostando l’attenzione ad un ambito collettivo, poiché essa coinvolge tutti.

CAPITOLO 1:

Claudio ci spiega che cos’è la Fab Four: sono 4 persone con disabilità grave che vogliono trovare il loro posto nel mondo. Fanno tutto ciò nel 1968, anni di forte contestazione a Bologna, così come nelle altre città del mondo. Sono quattro ragazzi che condividono l’amicizia fin da quando erano bambini, ma che si vedono costretti a frequentare classi diverse per via della legge sull’integrazione del 1977. Vengono separati tutti tranne Claudio ed Alberto, poiché per Alberto, Claudio è un importante punto di riferimento. Alle loro spalle, i Fab Four avevano le loro famiglie, rivoluzionarie.

In una delle riunioni che venivano affrontate dai ragazzi e dai loro genitori, ci si trova ad affrontare la questione “lavorativa”: che lavoro avrebbero potuto fare questi ragazzi?! …

Nasce così l’idea di documentare le storie di persone con disabilità, per garantire un punto fermo, un appoggio a chi si troverà in una di queste situazioni. Nasce così lentamente e a fatica (grazie a finanziamenti regionali) l’attuale Centro Documentazione Handicap CDH, che allora era la biblioteca Tamani Fortini; un nuovo modo per affrontare il messaggio: DISABILITA’=VITA.

Fu fondamentale il contributo del professore universitario A. Cenevaro che dono/consigliò alcuni libri, ma che accompagnerà Claudio nel suo racconto.

Fu fondamentale anche l’informazione grazie ad un giornalino che portò poi alla nascita del PROGETTO CALAMAIO.

Di fondamentale importanza sono i temi di: INCONSAPEVOLI PROMOTORI DI INCLUSIVITA’ che permettono inconsapevolmente la partecipazione di ognuno nel quotidiano; e GESTI DI IRRESPONSABILITA’/ RESPONSABILITA’ poiché permettono un’inclusione a 360°.

INFORMAZIONE, EDUCAZIONE E FIDUCIA SONO TEMI FONDAMENTALI SIA PER IL CHD E IL PROGETTO CALAMAIO.

CAPITOLO 2:

Nel capitolo 1 viene citata una telefonata, che viene meglio approfondita in questo capitolo. La telefonata viene ricevuta dalla Scuola Filiale Emilia (MO), la quale chiedeva a Claudio di parlare di diversità ai bambini. Tutto ciò pone le basi per quello che sarà il PROGETTO CALAMAIO (1986). Claudio deve immaginare la Diversità in modo originale, al fine di suscitare interesse a scoprirla.

Ciò che deve esse chiaro è che siamo tutti uguali e diversi allo stesso tempo, quello che dobbiamo fare è passare da “uguali o diversi” a “uguali e diversi”.

Viene posto come elemento chiave il corpo, come biglietto che caratterizza la nostra identità. Ma se consideriamo il corpo dell’altro è sempre un’incognita poiché mette in discussione la diversità. La nostra concezione di corpo dovrebbe derivare da una consapevole accettazione di quelli che sono i nostri limiti e le nostre risorse, e questo ci pone sullo stesso piano di chiunque, anche delle persone con disabilità.

Per questo motivo viene affrontata la necessità di adattarsi ad un mondo in perenne movimento, ad un “mondo liquido”.

CAPITOLO 3:

Claudio ci parla dei premi che ha ottenuto grazie al suo duro lavoro.

Il 18 Maggio 2011 riceve la laurea ad honoris causa, grazie all’aiuto del prof. Cenevaro, come superamento della difficoltà umana nei confronti della diversità. Ciò significa vedere un orizzonte più ampio e accettare quegli insegnamenti non previsti ma che portano all’innovazione.

Di fondamentale importanza è la stima verso sé stessi (soprattutto per gli educatori) e il valore dell’esperienza.

Il 5 ottobre 2011 riceve il premio dalla provincia di Bologna e affronta il tema della scomodità. Il 29 maggio 2016 riceve un nuovo premio a Feltre (BL).

CAPITOLO 4:

Comunicare è un’azione fondamentale per ciascun individuo. Se partiamo da questo presupposto diventa di fondamentale importanza la riflessione sul “come” comunichiamo la disabilità in quella che è la società dell’informazione. Se utilizziamo il termine INVALIDO, intendiamo definire una persona NON VALIDA, e quindi come diretta conseguenza, una persona bisognosa. In realtà non è così. A disabilità ha molto da donare, nella sua diversità costituisce una RICCHEZZA.

La disabilità può aiutare a ragionare sui valori della vita: la disabilità può donare la vita.

CAPITOLO 5:

Questo capitolo affronta un tema molto importante: il rapporto tra gioco e diversità. Il tema viene affrontato attraverso situazioni vissute da Claudio:

  • SOLDATINO CON DIFETTO DI FABBRICA: può essere visto come un ferito di guerra. Ci permette di guardare il mondo da un’altra prospettiva: la diversità non è necessariamente inferiorità.
  • (^) BAMBOLA VECCHIA SENZA UNA MANO (di una bambina davanti ad una vetrina di giocattoli): viene vista diversa agli occhi della bambina. Può essere visto come un meccanismo di difesa, la paura dell’ignoto tenta di annullare, di nascondere la diversità, sostituendo la bambola diversa con un modello nuovo uguale agli altri.
  • BAMBOLOTTO DOWN: può essere visto come tentativo di inclusione.

In ogni situazione è importante tenere presente che il gioco è fatto per essere giocato, deve divertire.

CAPITOLO 6: Viene affrontato il tema della NARRAZIONE FANTASTICA. Essa è fondamentale con i bambini perché ci permette di comunicare con un linguaggio semplice e comprensibile. È importante per comunicare attraverso la narrazione fantastica, individuare un messaggio-chiave; una morale; un valore della diversità.

Queste narrazioni assumono il ruolo di un naturale amore per la diversità. Alle narrazioni si sono aggiunti mezzi più moderni come cartoni, fumetti, videogame…