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I Comuni si indeboliscono a causa delle lotte interne Grazie alle vittoriose guerre contro l’Impero (Unità 10), i Comuni dell’Italia centro- settentrionale erano riusciti ad affermare la propria autonomia. Alcune città conobbero anche un notevole sviluppo economico, diventando importanti centri commerciali e finanziari. Un elemento di debolezza, però, erano le continue lotte interne: il popolo grasso e il popolo minuto si scontravano per difendere i propri privilegi, mentre le famiglie più importanti erano spesso in conflitto fra loro per il controllo della città. Frequenti erano anche i contrasti tra Comuni vicini, che si contendevano il dominio sul territorio circostante. Queste tensioni continue crearono un clima di instabilità, nel quale nessuno si sentiva più al sicuro. Il potere è affidato a un unico uomo: nascono le Signorie Quando la situazione divenne ingestibile, molti governi comunali decisero di trasferire i propri poteri nelle mani di un unico signore, capace di garantire un governo forte e stabile, la pace interna e la difesa dagli attacchi esterni. Così, tra il XIII e il XIV secolo, in molte città italiane nacque una nuova forma di governo, diversa da quella comunale: la Signoria. Di solito il signore era un nobile o un cittadino molto ricco, al quale spettavano tutte le decisioni riguardanti il governo della città. Tuttavia, in molte realtà, i signori mantennero in vita alcuni organi comunali, come il Consiglio delle famiglie più importanti. Il signore era spesso appoggiato anche dal popolo minuto, che chiedeva pace, sicurezza economica e leggi giuste per limitare lo strapotere dei nobili e della borghesia più ricca. Il potere dei signori diventa ereditario: nascono i Principati Quando i signori consolidarono il loro potere, molti di essi chiesero al papa o all’imperatore un riconoscimento ufficiale. Ad alcuni fu concesso un titolo nobiliare ereditario (conte, duca, marchese), che rendeva legittimo il loro dominio e permetteva di trasmetterlo ai discendenti. In questo modo le Signorie si trasformarono in Principati ereditari , nei quali il signore governava da solo, come in una piccola monarchia. Alcuni Principati si espandono: nascono gli Stati regionali Questa nuova situazione politica e territoriale portò presto a nuovi conflitti. Come i sovrani delle nascenti monarchie europee, anche i più potenti signori italiani desideravano estendere i propri domini. Tra i diversi Stati si scatenarono lunghe guerre, spesso accompagnate da crudeli saccheggi ai danni delle popolazioni. Le alleanze tra città cambiavano rapidamente, a seconda delle convenienze del momento. Le Signorie dotate di eserciti e governi più forti conquistarono le città più piccole e deboli, che vennero inglobate nei loro territori. Nacquero così gli Stati regionali , chiamati in questo modo perché controllavano un territorio più vasto rispetto a una singola città, ma più ridotto rispetto ai grandi Stati nazionali. L’Italia divisa nei secoli XIV e XV Mentre in Europa si andavano consolidando le monarchie nazionali di Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo, l’Italia del Trecento e del Quattrocento rimaneva frammentata in molte piccole Signorie e in alcuni più ampi Stati regionali. Gli Stati più grandi e prestigiosi erano: