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dal tempio greco al progotico, Appunti di Storia Dell'architettura

excursus sintetico dal tempio greco al progotico

Tipologia: Appunti

2018/2019

In vendita dal 05/12/2019

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Orgini del tempio greco. come suggerisce Vitruvio, l’architettura monumentale ebbe origine da edifici in
argilla e legno derivati dalla prima capanna. L’origine del tempio greco è stata individuata nella tomba
monumentale di Lefkandi, in Eubea (X sec. a.C.), una sorta di grande capanna suddivisa in 5 vani con
sostegni e telaio in legno e pareti in argilla. L'edificio fu utilizzato come sepoltura di un importante
personaggio che subì il rito dell'incinerazione.E’ il primo esempio di peristasi a colonne, caratteristica dei
templi antichi. Dal VII secolo i templi ebbero planimetrie rettangolari raggiungendo anche i 100 piedi
(hekatonpedon) come a Samo. Il termine hekatonpedon fu usato da Omero per la gigantesca pira funeraria
di Patroclo, le cui dimensione volevano indicare una grandezza straordinaria. Evoluzione dell’ordine
architettonico: da Corinto a Corfù. La vocazione commerciale di Corinto contribuì all’introduzione delle
tegole in terracotta, con una maggiore solidità delle strutture. Il sistema detto “protocorinzio” a tegole
piatte apparve per primo in Grecia. Le tegole resero necessario rafforzare la struttura muraria e i sostegni,
passando così dal palo alla colonna in legno. La diffusione della tecnologia delle tegole tramite maestranze
itineranti è accertata nei santuari di Perachora e di Delfi. Uno dei primi templi ad avere la copertura in
tegole fu il tempio di Apollo a Thermos, momento di transizione dal legno alla pietra. Per la prima volta si
incontra un portico posteriore (opistodomo).Uno dei primi templi circondati da colonne in pietra è
l’Artemision di Korkyra a Corfù, costruito tra il 590 e il 580 a.C..Esso anticipa la tipologia pseudoperiptera
(colonnato distaccato di 2 intercolumni). La cella si conlcudeva con l’adyton. È anche il primo esempio
conosciuto di frontone decorato da sculture, che compensava il contrasto tra trabeazione in pietra e tetto
in terracotta. L’influenza dell’Artemision di Corfù, nell’ordine architettonico e nella planimetria, è
riscontrabile nell’architettura siceliota (adyton e ampia peristasi). Il colonnato più antico che ci sia
pervenuto è rappresentato dalle sette colonne doriche del tempio di Apollo a Corinto (circa 540 a.C.), dal
solido aspetto massiccio dovuto alla marcata rastrematura. In questo tempio è stato anche riscontrato il più
antico accorgimento ottico, costituito dal leggero rialzo nel centro delle lastre del pavimento.Il primo
ordine dunque a costituirsi fu quello dorico: colonna rastremata e scanalata, coronata da capitello a forma
di braciere sormontato da abaco, trabeazione alta connotata dall'alterna cadenza di triglifi e metope, fronte
a oriente, cella preceduta da un atrio con colonne (pronao).
L’architettura nei santuari panellenici
L’”Altis” di Olimpia
I grandi santuari panellenici costituirono dei veri e propri poli di aggregazione culturale ed artistica, dove
agli edifici sacri si affiancarono spazi destinati alle gare, legati a festività connesse agli dei.
Quest’aggregazione era dovuta al fatto che i giochi panellenici (le olimpiadi) erano l’unica cronologia
riconosciuta da tutte le poleis. L’inizio dei giochi imponeva una tregua che sospendeva tutte le guerre e le
dispute. Olimpia: comprendeva un recinto sacro, l'Altis, situato in posizione sopraelevata rispetto alle altre
costruzioni e al cui interno sorgevano i più importanti monumenti di culto e gli edifici adibiti
all'amministrazione dei giochi. Sul lato sinistro dell'Altis, erano situati lo stadio e l'ippodromo, mentre sul
lato destro, vi erano la palestra e il ginnasio al cui interno gli atleti che volevano partecipare ai giochi
dovevano allenarsi almeno un mese prima dell'inizio delle gare. Il più famoso tempio di Olimpia era quello
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Orgini del tempio greco. come suggerisce Vitruvio, l’architettura monumentale ebbe origine da edifici in argilla e legno derivati dalla prima capanna. L’origine del tempio greco è stata individuata nella tomba monumentale di Lefkandi , in Eubea (X sec. a.C.), una sorta di grande capanna suddivisa in 5 vani con sostegni e telaio in legno e pareti in argilla. L'edificio fu utilizzato come sepoltura di un importante personaggio che subì il rito dell'incinerazione.E’ il primo esempio di peristasi a colonne, caratteristica dei templi antichi. Dal VII secolo i templi ebbero planimetrie rettangolari raggiungendo anche i 100 piedi (hekatonpedon) come a Samo. Il termine hekatonpedon fu usato da Omero per la gigantesca pira funeraria di Patroclo, le cui dimensione volevano indicare una grandezza straordinaria. Evoluzione dell’ordine architettonico: da Corinto a Corfù. La vocazione commerciale di Corinto contribuì all’introduzione delle tegole in terracotta, con una maggiore solidità delle strutture. Il sistema detto “protocorinzio” a tegole piatte apparve per primo in Grecia. Le tegole resero necessario rafforzare la struttura muraria e i sostegni, passando così dal palo alla colonna in legno. La diffusione della tecnologia delle tegole tramite maestranze itineranti è accertata nei santuari di Perachora e di Delfi. Uno dei primi templi ad avere la copertura in tegole fu il tempio di Apollo a Thermos, momento di transizione dal legno alla pietra. Per la prima volta si incontra un portico posteriore (opistodomo).Uno dei primi templi circondati da colonne in pietra è l’Artemision di Korkyra a Corfù , costruito tra il 590 e il 580 a.C..Esso anticipa la tipologia pseudoperiptera (colonnato distaccato di 2 intercolumni). La cella si conlcudeva con l’adyton. È anche il primo esempio conosciuto di frontone decorato da sculture, che compensava il contrasto tra trabeazione in pietra e tetto in terracotta. L’influenza dell’Artemision di Corfù, nell’ordine architettonico e nella planimetria, è riscontrabile nell’architettura siceliota (adyton e ampia peristasi). Il colonnato più antico che ci sia pervenuto è rappresentato dalle sette colonne doriche del tempio di Apollo a Corinto (circa 540 a.C.), dal solido aspetto massiccio dovuto alla marcata rastrematura. In questo tempio è stato anche riscontrato il più antico accorgimento ottico, costituito dal leggero rialzo nel centro delle lastre del pavimento.Il primo ordine dunque a costituirsi fu quello dorico: colonna rastremata e scanalata, coronata da capitello a forma di braciere sormontato da abaco, trabeazione alta connotata dall'alterna cadenza di triglifi e metope, fronte a oriente, cella preceduta da un atrio con colonne (pronao).

L’architettura nei santuari panellenici

L’”Altis” di Olimpia

I grandi santuari panellenici costituirono dei veri e propri poli di aggregazione culturale ed artistica, dove agli edifici sacri si affiancarono spazi destinati alle gare, legati a festività connesse agli dei. Quest’aggregazione era dovuta al fatto che i giochi panellenici (le olimpiadi) erano l’unica cronologia riconosciuta da tutte le poleis. L’inizio dei giochi imponeva una tregua che sospendeva tutte le guerre e le dispute. Olimpia : comprendeva un recinto sacro, l'Altis, situato in posizione sopraelevata rispetto alle altre costruzioni e al cui interno sorgevano i più importanti monumenti di culto e gli edifici adibiti all'amministrazione dei giochi. Sul lato sinistro dell'Altis, erano situati lo stadio e l'ippodromo, mentre sul lato destro, vi erano la palestra e il ginnasio al cui interno gli atleti che volevano partecipare ai giochi dovevano allenarsi almeno un mese prima dell'inizio delle gare. Il più famoso tempio di Olimpia era quello

eretto in onore di Zeus. Il tempio si impose a modello canonico dell’ordine dorico. Le proporzioni erano desunte da un modulo impostato sull’interasse tra le colonne, pari a 8 piedi dorici. Tutte le superfici erano stuccate armonizzandosi con le statue e le tegole in marmo. La statua crisoelefantina di Zeus in trono dava l’impressione che se il dio si fosse alzato in piedi avrebbe scoperchiato l’intero edificio. La costante presenza dell’ordine dorico testimonia la forza della tradizione locale rispetto al grande santuario di Delfi, il cui carattere panellenico si manifestò anche nella varietà degli ordini architettonici.L' Heraion era invece il tempio dedicato alla dea greca Era, uno dei più antichi edifici dorici, al cui interno venivano custodite le corone di alloro riservate ai vincitori dei giochi.La cella, con i lati allineati sull’asse delle penultime colonne frontali, prassi dei templi dorici, terminava in un pronao e opistodomo. L’edificio coperto da tetto a due falde con tegole esprime la tradizione locale del legno e mattoni crudi. Una delle vie principali di Olimpia era fiancheggiata dai thesauroi, i templi votivi in antis al cui interno venivano custoditi i tesori delle città che partecipavano ai giochi; vi era inoltre un edificio circolare, il Philippeion, eretto nel IV secolo a.C. in onore di Filippo II re di Macedonia. Il santuario di Apolo Pizio a Delfi. La sacralità ispirata dalla natura, caratteristica della maggior parte dei santuari greci, ispirò il culto. I numerosi edifici erano posti su terrazzamenti con percorsi a tornanti. Il tempio di Apollo, sostenuto da un muro in opera poligonale “lesbia” (della città di Lesbo), domina il temenos. La posizione di Delfi nel mondo greco appare barincentrica e la sua centralità fu ricordata nel mito di 2 aquile che lanciate da Zeus si sarebbero riincontrate a Delfi. All’interno del tempio una pietra sacra ogivale ne concretizzava l’immagine ancestrale. Delfi presenta una particolare varietà negli edifici: l’integrazione di materiali e linguaggi architettonici diversi esercitò un fecondo influsso nel successivo sviluppo dell’architettura greca. Il tesoro di Sifnos a Delfi, è un tempio con un portico affiancato da due grandi cariatidi (caratteristica ripresa poi per l'Eretteo di Atene), che reggono sulla testa dei curiosi capitelli scolpiti con figure di uomini e leoni. Fregio e frontone sono ricchi di sculture con colori vivaci. La fine lavorazione del marmo cicladico ne valorizza la decorazione.

I Greci in occidente

La Magna Grecia

La Magna Grecia è il nome dell'area geografica della penisola italiana meridionale che fu anticamente colonizzata dai Greci a partire dall'VIII secolo a.C.. Il successo di insediamenti fu legato anche alla politica di integrazione con i locali. Queste genti, giunte sulle coste Italiche fondarono diverse città. Questo fu il periodo in cui fu raggiunta la massima ricchezza economica, a cui s'aggiunse lo splendore in campo culturale ed artistico. Come conseguenza di questa realtà di grande splendore, le zone colonizzate nella penisola italiana, ci sono state tramandate col nome di Magna Grecia, che volle testimoniare l'orgoglio per aver dato vita ad una comunità di Greci che aveva raggiunto alti livelli in campo sociale, culturale ed economico, da poter essere considerata, in confronto, più grande della stessa madrepatria. Ad Agrigento l’impianto stradale evidenzia un ingegnoso adattamento al sito, con isolati larghi e con le vie strette disposte verso il sole. Una via sacra collegava i diversi templi, condizionando anche il progetto dell’Olympeion di fronte al quale fu realizzata l’agorà. C’erano inoltre un ginnasio, con ampi spazi aperti, un’agorà superiore, centro politico compreso di edifici per le assemblee (ekklesiasterion) e del consiglio (bouleuterion). I quartieri artigianali erano invece ai margini della città. I templi sicelioti: Siracusa, Selinunte, Agrigento e Segesta. Il mito di Kore figlia di Demetra rapita da Plutone, era molto sentito in Magna Grecia e soprattutto in Sicilia dove si celebravano riti ctonii dell’oltretomba. Demetra fu infatti spesso associata alla Magna Mater degli dei. In termini architettonici questi culti necessitavano di un ulteriore spazio chiuso interno alla cella: l’adyton,assai diffuso in Sicilia. Il tempio siceliota richiese quindi ampie peristasi e vani interni spaziosi e liberi da colonne. Altra caratteristica peculiare della tipologia siceliota sono le scale poste in genere ai lati dell’ingresso, utilizzate per cerimonie come le epifanie (teatrali apparizioni di sacerdoti che impersonavano divinità). Tempio di Apollo a Siracusa. Il tempio è un periptero di 6x17 colonne. Esso anticipa i successivi templi in Sicilia, dove l’opistodomo apparirà con un secolo di ritardo: assialità e frontalità, accentuata dal raddoppio del colonnato come nei templi C ed F a Selinunte. Selinunte presenta ampi assi stradali, che ne fanno uno dei più antichi esempi di pianificazione, ed erano scenograficamente conclusi verso il mare da ampi terrazzamenti. Il centro della città era l’agorà. Sull’acropoli un grandioso muro di contenimento a gradoni ampliò l’area sacra dove fu realizzato il tempio C dedicato ad Apollo. Con 6x17 colonne,è il tipico tempio siceliota: cella allungata priva di opistodomo,

contro le canoniche venti. Pressoché unica è poi la convessità conferita a stilobate e trabeazione, destinata ad effettuare una quasi impercettibile correzione ottica, secondo un noto procedimento architettonico, tipico di molte realizzazioni, tra cui il Partenone. Cuma, l’Etruria e Roma. Cuma nell'area vulcanica dei Campi Flegrei. Fra tutte le colonie elleniche della Magna Grecia, Cuma posta sul litorale campano di fronte all'isola di Ischia, era una delle più antiche e più lontane dalla madrepatria. E’ stata fondata intorno al 740 a.C.. Cuma fu la colonia che diffuse in Italia la cultura greca, diffondendo l’alfabeto, che assimilato e fatto proprio dagli Etruschi e dai Latini divenne l’alfabeto della lingua e della letteratura di Roma e poi di tutta la cultura occidentale. Intimamente legato a Cuma è il mito della Sibilla Cumana. L’architettura di questo periodo è assai diversa da quella greca e fu all’origine di quella romana. Per tradizione il tempio etrusco- italico (o tuscanico) era posto su un alto podio con accesso da una scalinata frontale che comportava una rigorosa assialità. Nei templi la planimetria tendeva a forme quadrate tozze e ad un’architettura “di facciata” con profondo pronao in antis o prostilo. Gli unici elementi decorativi del tempio etrusco sono gli acroteri e le antefisse, solitamente in terracotta dipinta. Il Tempio di Giove Ottimo Massimo o di Giove Capitolino, dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva) era il più grande monumento esistente sul Campidoglio. Le grandi dimensioni testimoniano l'importanza di Roma all'epoca dei re etruschi. Il tempio era esastilo, periptero su tre lati (sine postico, cioè senza colonne sul lato posteriore), e sorgeva su un alto podio, il cui accesso avveniva tramite una scalinata. Probabilmente tre file di colonne tuscaniche precedevano la cella tripartita: l'ambiente centrale era dedicato a Giove e quelli laterali rispettivamente a Giunone e Minerva.

Atene e l’architettura classica

La Grecia classica

L’armonioso equilibrio di arti e cultura raggiunto da Atene nel V sec. a.C.,fu di modello persino in età barocca. Secondo la tradizione la democrazia nacque ad Atene con la fondazione della città ad opera di Teseo. L’acropoli. Gli scavi confermano che l’acropoli era la città vera e propria, centro commerciale e politico. I resti risalenti all'epoca arcaica attestano che delle costruzioni imponenti si elevavano sull'acropoli alla fine del VII secolo a.C., epoca in cui le mura risalenti all'età micenea persero la loro importanza difensiva. Nella prima metà del VI secolo a.C., dopo l'espulsione dei Pisistratidi, l'acropoli cessò di essere una fortezza. Le antiche fortificazioni, le costruzioni e gli edifici templari furono distrutti durante l'occupazione persiana del 480 a.C. Le mura furono ricostruite da Temistocle e Cimone e, per celebrare la vittoria definitiva sui Persiani, fu eretta una statua colossale di Atena Parthenos, scolpita da Fidia. Durante l'epoca di Pericle fu realizzata la ricostruzione dell'acropoli, con la costruzione del Partenone, dei Propilei ed in seguito dell'Eretteo e del Tempio di Atena Nike. Il santuario di Aphaia a Egina. I caratteri dell’architettura tardoarcaica ateniese possono essere meglio valutati dai resti del santuario di Aphaia nell’isola di Egina. Verso il 570 a.C. vi fu costruito ino dei primi templi interamente in pietra. Questo era un tetrastilo dorico con cella tripartita e conlcusa da un adyton. L’aspetto era massiccio, rivestito in stucco colorato. Il successivo tempio, ricostruito subito dopo la distruzione del precedente, testimonia il passaggio tra l’età arcaica e quella classica, sia nella struttura in poros stuccata che nelle decorazioni in marmo. Il nuovo edificio si presentava esastilo periptero, di ordine dorico (6x12). La cella presentava un ingresso distilo in antis e un opistodomo, ed era, come quella precedente, divisa in navate da colonnati. Le tegole del tetto e le antefisse erano in marmo e così gli acroteri. Quasi tutti i fusti del colonnato esterno (peristasi) erano monolitici. Pianificazione urbana. Ippodamo da Mileto, conosciuto soprattutto da citazioni di Aristotele, era un astruso uomo politico, teorico della città ideale. La città era organizzata su diversi porti (emporion) serviti da una maglia ortogonale di strade con una via centrale larga. Una ben congegnata distribuzione delle aree pubbliche (sacre, militari, commerciali e civili accentrate su 2 agorà) all’interno degli isolati residenziali creava una sorta di zonizzazione. Pericle e l’apogeo di Atene (461-429 a.C.). Pericle rafforzò il primato di Atene. Fece la città grande e divenne superiore in potenza a molti re tiranni. Egli dominava il popolo senza limitarne la libertà. Il primo intervento di Pericle, a livello architettonico, fu la ripresa della costruzione del Partenone. Grandioso edificio votivo (anathema) pubblico, che accolgieva la grande statua crisoelefantina della dea (Atena Partenos) ed i tesori della polis. Egli continò l’uso dell’altare arcaico di Atena Polias (protettrice della città). il riuso di fondazioni e rocche di colonne, la ripresa della planimetria, pur ampliandone la fronte, suggeriscono la volontà di riconfermare i significati simbolici, accentuati dalle

vittorie sui Persiani. Progettato da Ictino e Callicrate, sotto supervisione dello scultore Fidia, il Partenone rivoluzionò l’aspetto del tempio dorico. Ottastilo periptero ebbe un notevole ampliamento interno contornato da un doppio ordine. Anche il prospetto ottenne un’armoniosa volumetria legata alla semplice proporzione di 4:9 che si ritrova oltre che nell’alzato, anche nello stilobate e tra il diametro delle colonne. Nel Partenone poi si perfezionarono anche tutti quegli accorgimenti ottici già usati in precedenza, portandoli a maturazione. Furono realizzate delle vere e proprie convergenze nelle curvature di stilobnate e trabeazione e nell’inclinazione degli assi delle colonne. Ancor meno percettibili erano gli accorgimenti presi per la messa in opera del marmo con piccoli arretramenti (peritaeniae) e avanzamenti (anathyrosis), in modo da ottenere una migliore rifiitura oltre che una solidità strutturale. Il tetto era coperto da tegole corinzie in marmo e 4 teste di leone decorative agli angoli. L’ordine dorico è contraddistinto da elementi ionici elaborati in corso d’opera. Ulteriori motivi ionici erano le 4 colonne che sostengono a copertura del vano tra il naos (detto anche Hekatonpedon) e l’opistodomo. L’Hekatonpedon, che custodiva parte dei tesori della polis, era a volte assimilato al’opistodomo o definito Parthenon, termine che poi indicherà tutto l’edificio. Il fregio del Partenone rappresentava l’emblematico ritratto della polis, che nelle proprie divinità trovava il legame profondo tra concittadini e l’idealizzazione dell’uomo, misura di tutte le cose secondo la definizione di Anassagora. I Propilei , sono il monumentale accesso all'area sacra, eretti su progetto dell'architetto Mnesicle tra il 437 a.C. ed il 432 a.C. mai portati a termine. Il monumento, di marmo Pentelico bianco e pietra grigia di Eleusi, rientra nei grandi lavori di rifacimento dell'Acropoli promossi da Pericle. La struttura consiste di un corpo centrale con due ali laterali, una detta Pinacoteca e l’altra identificata come un semplice portico. Il corpo centrale costituiva il vero e proprio ingresso, chiuso fra due facciate doriche con sei colonne doriche; la coppia centrale di colonne è più distanziata per lasciare più spazio al carro della processione delle panatenaiche, alla quale la struttura faceva da sfondo. All'interno vi sono colonne ed elementi di stile ionico. Il progetto dovette superare notevoli difficoltà tecniche, dovute soprattutto al forte dislivello del passaggio. Dei quattro ambienti che dovevano occupare le due ali venne realizzato solo quello di nord-ovest, la Pinacoteca, dove erano raccolti quadri di soggetto mitologico.Il Tempio di Atena Nike si trova presso i Propilei. Costruito intorno al 425 a.C. in stile ionico è un tempietto anfiprostilo tetrastilo (con quattro colonne libere sulla fronte e sul retro) ornato nei fregi di preziosi bassorilievi che narrano vicende della battaglia di Maratona. Opera dell'architetto Callicrate, è il primo (e unico) edificio in stile completamente ionico dell'Acropoli; tutti gli altri presentano originali fusioni di stile ionico e dorico. I muri e le colonne sono inclinati verso l’interno. L’edificio presenta una ricca decorazione con 10 Nikai in bronzo dorato sugli acroteri, Gigantomachia e Amazzonomachia sui frontoni e un fregio figurato. L’ Eretteo è un edificio dove su sepolcri preistorici o nacquero i culti dei re Cecrope ed Eretteo. Iniziato nel 421, il tempio ionico fu terminato nel 409 a.C. in coincidenza con la drammatica fine del predominio di Atene e l’instaurazione di un governo oligarchico sotto Sparta. L’Eretto concluse il rinnovamento dell’Acropoli voluta da Pericle, sostituendo un modesto pre-Eretteo che ospitava i culti della dea Atena Polias. L’Eretteo, adattato al sito, si presentava diverso in ogni prospetto, con un corpo principale parallelo al Partenone. L’interno era diviso in 2 parti principali. La fronte orientale, prostila esastila, con impercettibile entasi nelle colonne, dava accesso alla cella superiore. Sulla pavimentazione del pronao è visibile il triplice segno attribuito al fulmine di Zeus, cui corrisponde un’apertura sul soffitto. All’angolo sud-ovest dell’edificio fu aggiunta la loggia delle Korai (fanciulle), impropriamente note come cariatidi. Il fregio a figure in marmo di Paros anticipa il gusto per la bicromia, come nella tholos di Epidauro o nel mausoleo di Alicarnasso. Alla bicromia si aggiungevano pigmenti, foglie d’oro o perle di vetro sulle basi attiche. L’equilibrata ricchezza compositiva e decorativa fece del santuario poliade il modello per eccellenza dell’ordine ionico-attico. L’”Ephaisteion” e i templi dell’Attica. L'Hephaisteion o Tempio di Efesto è un tempio greco situato ad Atene poco sopra l'antica agorà. Il tempio è conosciuto anche come Theseion perché ritenuto erroneamente il luogo di sepoltura di Teseo. Il tempio è posto sull'altura che domina il lato occidentale dell'Agorà, nota come Kolonos Agoraios. Si tratta di un tempio periptero, esastilo, con tredici colonne sui lati lunghi (secondo la proporzione canonica del tempio dorico che pone sui lati lunghi le colonne in numero doppio più uno rispetto alla fronte). La cella è distila in antis, con il pronao più profondo rispetto all'opistodomo. All'interno la cella vera e propria aveva un doppio colonnato interno che correva sui due lati lunghi e sul fondo vi erano due statue crisoelefantine di culto di Atena ed Efesto. Alla fine del V sec. fu realizzata una scalinata di collegamento all’agorà. Eleusi collegata ad Atene tramite una via sacra accoglieva il più insigne santuario di Demetra , legata alle origini dell’agricoltura. La dea stessa avrebbe

definizione di Thymele (altare) era legata a culti ctoni. Rinascita della Ionia: le satrapie e la rifondazione di Priene. Lo sviluppo del classicismo nella Ionia fu preceduto da esperienze in aree periferiche scarsamente ellenizzate, che rielaborarono quanto maturato in Attica. Nella regione meridionale della Licia si svilupparono architetture auotonome dalla tradizione greca conservate nelle necropoli rupestri. Anche i grandi sarcofagi con copertura a carena di nave ripresero i modelli lignei. Un più antico esempio di sepolcro monumentale è costituito dal monumento delle Nereidi a Xanthos. La costruzione fu realizzata come tempio ionico in marmo con una peristasi di 6x4. Basi e capitelli richiamano l’Eretteo e quelli angolari sono tra i primi esempi del tipo a 4 facce.Il mausoleo di Alicarnasso è la monumentale tomba che Artemisia fece costruire per il marito fratello Mausolo, satrapo della Caria, ad Alicarnasso. Tale era la magnificenza e l'imponenza della tomba di Mausolo, che il termine mausoleo venne poi usato per indicare tutte le grandi tombe monumentali. Un podio rivestito in marmo ne sosteneva uno più alto in calcare, il tutto sormontato da un basamento sempre in marmo. Lo zoccolo inferiore doveva sostenere delle statue colossali convergenti verso il re Mausolo seduto in una nicchia. La sommità del podio era conclusa con un fregio rappresentante Amazzonomachia. L’immenso monumento, con coloriture accentuate, doveva elevarsi fin quasi a 50m. Ridotto invece era il vano sepolcrale.

Parte seconda

L’ellenismo

Introduzione

Della “grecità” si distinguono più fasi evolutive: l’ultima delle quali è l’ellenismo, giudicata espressione della decadenza. Il concetto è stato introdotto per indicare il fenomeno della grecizzazione dei popoli entrati in contatto con la civiltà greca. Si guarda all’ellenismo come sistema a sé stante. L’area interessata dall’ellenismo è molto vasta. Comprendeva la Ionia, alcune aree della madrepatria greca, la Macedonia, la Tracia, la Tessaglia, alcune aree dell’Anatolia, la Siria, l’area persiano-iranica, le prime propaggini del subcontinente indiano.

Innovazioni morfologiche e concettuali

Una tappa importante del passaggio dall’età tardoclassica all’ellenismo è la costruzione del Philippeion a Olimpia. L’edificio è una tholos al cui interno vi sono 9 semicolonne corinzie, mentre la peristasi si compone di 18 colonne ioniche. Il capitello presenta elementi decorativi tratti dalla combinazione di più matrici figurativ. Un dettaglio importante è la mancanza di elementi di rilievo sull’echino profilato ad ovoli. La trabeazione è costituita da un architrave a 2 fasce, da un fregio continuo e da una sottocornice. Questa soluzione sarà ripresa più volte in seguito. La molteplicità di matrici linguistiche ha indotto a pensare che vi fosse l’intervento di figure qualificate itineranti. Frequente risulta poi, in età tardoellenistica, la sistematica e disinvolta contaminazione di dettagli di più ordini architettonici in un medesimo sistema sintattico. In edifici templari di Paestum ad esempio compare la cosiddetta trabeazione dorico-corinzia, e altra soluzione che diventerà prassi costante sarà l’adozione dell’ordine ionico nel livello edilizio sovrapposto a quello dorico. In età ellenistica è adottata la soluzione di moltiplicare, nello spazio dell’intercolumnio, il numero di triglifi e metope, perché risulta variato il rapporto modulare tra le colonne e la trabeazione. Questa soluzione deiventerà prassi nell’architettura repubblicana di Roma.

Il sistema edilizio: committenti, progettisti, cantieri materiali.

In età ellenistica assumono un ritmo più lento sia le iniziative di edilizia religiosa che quelle di edilizia pubblica civile. Si moltiplicano invece interventi per la realizzazione di architetture di corte destinate ai ceti più alti. Per quanto concerne gli aspetti costruttivi si prediligono materiali di poco pregio. Iniziano inoltre a diffondersi l’uso dell’arco e della volta, cioè strutture non più trilitiche ma spingenti. Un esempio sono le porte delle mura urbiche o dei ponti. L’impiego di queste soluzioni spingenti sarebbe da ricollegare non alla scuola greca, ma a quella etrusco-italica. Dall’introduzione ufficiale di strutture spingenti (arco o volta) nella sintassi architettonica dipende un’altra soluzione: l’arco inquadrato da ordine architettonico definito da semicolonne sovrastate da una trabeazione. Ne consegue un modulo ripetuto più volte dando luogo a una serie ritmica di campate. Nacuqero anche nuove tecniche murarie: dal pulvis puteolanus (pozzolana) si passò all’opus incertum. I primi esempi di questa tecnica sono: alcuni edifici nel Foro di Paestum; alcuni

edifici a Pompei; il tempio della Magna Mater a Roma; la Porticus Aemilia, sempre a Roma; il santuario della Foruna Primigenia in Palestrina; il sanuario di Giove Anxur a Terracina. L’opus incertum scomparirà verso la fine dell’eta repubblicana, e sarà sostituita dall’opus quasi reticulatum e poi dall’opus reticulatum.

Principali ambiti di intervento

Edilizia templare

Le novità hanno avuto effetto anche nel senso di modificare i criteri della progettazione dei templi. Di particolare interesse è il metodo di tracciamento della pianta: delineata a partire da una griglia geometrica quadrata o rettangolare. Vitruvio fissa 5 nuovi tipi di pianta tra i quali spiccano i già conosciuti pseudodiptero e pseudoperiptero. Caratteristica architettonica tipica del tempio pseudodiptero è la presenza del vasto spazio compreso tra peristasi e cella dimensionalmente sufficiente ad un altro giro di colonne. Ponendo l’accento sull’ampiezza degli spazi tra peristasi e cella, questi templi sono denominati “dai vasti atri”. Lo pseudoperipetro, che avrà molto seguito nell’ambito dell’architettura romana di età tardorepubblicana, in particolare nel tempio sine postico. L’opera più emblematica della spregiudicatezza costruttiva dell’ellenismo è il cantiere del colossale tempio oracolare di Apollo a Dydima (Dydimaion). E’ un tempio diptero con caratteristiche particolari. È una sorta di tempio nel tempio.Iniziato intorno al 300 a.C. e mai portato a termine, si differenzia nel disegno della cella ipetrale (cella a cielo aperto) modellata alle pareti da una serie continua di pilastri, nella soppressione dei frontoni e nel complesso impianto del pronao seguito da vestibolo e da un’ampia gradinata per cui si scendeva al livello pavimentale della cella. Questo tempio che eforse l’esempio piu’ significativo dellarchitettura religiosa di questo periodo, costituisce anche un vero e proprio repertorio di molte di quelle forme e di quei motivi che saranno caratteristici delle architetture posteriori: i viticci scolpiti, i fregi decorativi con motivi vegetali, i capitelli istoriati, i pilastri del cortile interno, le decorazioni sulle basi delle colonne. La cerchia esterna si presenta con 10x21 colonne cheaffondano nel pronao a cinque navate. Il sekos era accessibile solo ai sacerdoti. Davanti alla parete posteriore si ergeva un piccolo tempio con il simulacro di Apollo, circondato da piante di alloro. Le colonne reggevano una trabeazione coronata da elementi policromi su cui si distendeva il cielo aperto. Il soffitto marmoreo di questa sala era sorretto da due colonne soltanto, sormontate da capitelli corinzi che preparavano alla visione di una porta enorme. Ai due lati della sala, erano celate delle scale che conducevano alla terrazza piana del tetto. Nei due angoli del pronao si trovavano due piccole porte, attraverso le quali si entrava in uno stretto corridoio coperto a volta che conduceva nell’adyton, il soffitto era decorato a cassettoni, i pilastri con capitelli dorici determinavano l’ingresso: da questo stretto propilon sotterraneo si entrava finalmente nel cortile del dio. Civiltà Etrusca. Gli Etruschi erano organizzati in città- stato e si riconoscevano in una federazione popoli, corrispondenti agli insediamenti di dodici città: Caere (Cerveteri), Chiusi, Tarquinia, Veio, Vulci, Vetulonia, Populonia, Volterra, Volsinii (Orvieto), Cortona, Perugia, Arezzo. I primi villaggi etruschi erano costruiti da capanne a pianta quadrata, rettangolare o tonda con un tetto molto spiovente (generalmente in paglia o argilla). Le città etrusche si differenziavano dagli altri insediamenti italici perché non erano disposte a caso, ma seguivano una logica economica o strategica ben precisa. Ad esempio, alcune città erano poste in cima a delle alture, cosa che rendeva possibile il controllo di vaste aree sottostanti, sia terrestri che marittime. Altre città sorgono in un territorio particolarmente fertile e adatto all'agricoltura. La città etrusca veniva fondata dapprima tracciando con un aratro due assi principali fra loro perpendicolari, detti cardo (nord-sud) e decumano (est-ovest), in seguito dividendo i quattro settori così ottenuti in insulae (dal latino, isole), tramite un reticolo di strade parallele al cardo e al decumano. Questa precisa disposizione urbanistica è visibile ancora oggi in alcune città dell'antica Etruria, corrispondente grossomodo all'attuale Toscana, Umbria e parte del Lazio. L'idea di fondare le città partendo da due strade perpendicolari rappresenta un primato degli etruschi rispetto ai greci, anticipando di quasi due secoli gli interventi di Ippodamo di Mileto. Successivamente questo sviluppo urbano venne ripreso in epoche successive anche dai Romani per fondare accampamenti e città (come ad esempio Augusta Praetoria e Augusta Taurinorum, le attuali Aosta e Torino). Le città sono spesso cinte da mura. I materiali usati erano l'argilla, il tufo e la pietra calcarea. L'ingresso alla città avviene attraverso le porte, le più importanti in corrispondenza delle estremità del cardo e del decumano. Inizialmente erano delle semplici architravi, ma a partire dal V secolo a.C. le porte assunsero caratteristiche imponenti a forma di arco, costruite incastrando a secco tra loro enormi blocchi di tufo, a loro volta inseriti nelle mura. Le porte di epoca tardo-etrusca, erano inoltre decorate con fregi e bassorilievi nelle loro parti principali (la

la basilica intesa come luogo di riunioni politiche e assemblee. Questa era un edificio inizialmente rettangolare a 3 navate. I romani avevano conoscito questo tipo edilizio in seguito ai rapporti con l’ambiente ellenistico dell’Italia meridionale, ad esempio Pompei dove ritroviamo una basilica di pianta rettangolare con sala suddivisa in 3 navate da colonne in laterizio. Questa si affaccia sul Foro costituito da un porticato. Altro esempio importante è la basilica di Fano realizzata da Vitruvio.Da un punto di vista tipologico costituisce un'anomalia nell'ambito della costruzione di edifici basilicali. Infatti presenta la facciata principale sul lato lungo, direttamente sul foro, secondo una tipologia cosiddetta "orientale", presenta inoltre il cosiddetto "ordine gigante", vale a dire una unica colonna che da terra si eleva fino a sorreggere le capriate di coperture "coprendo" tutti e due i piani della basilica. Verso il II sec. a.C. la basilica diviene elemento di progressiva trasformazione. Nel 179 a.C. la basilica Porcia venne sostituita dalla Basilica Emilia che consisteva in una grande aula divisa in navate da colonne in marmo pregiato. Questa si affacciava sul Foro Romano modificandone l’aspetto che ora risultava più scenografico. Episodio urbano di eccezionale rilevanza è il grande complesso promosso da Pompeo nell’area del Campo Marzio. L’insieme, che combina matrici sia ellenistiche che italiche, era costituito da un quadriportico, da una curia e da una sistema santuariale che comprendeva un teatro stabile (il primo nella storia di Roma). Il teatro di Pompeo , realizzato nel 55 a.C., diffonde a Roma una nuova sensibilità per l’estetica urbana, ed è il primo esempio di ediliza civile pensata a scala urbana.Il Foro di Cesare fu il primo dei Fori Imperiali di Roma ad essere realizzato, con lo scopo di ampliare gli spazi del centro politico, amministrativo e religioso della città. Il Foro di Cesare era costituito da una piazza porticata con il lato di fondo chiuso da un tempio, pianta che costituì il modello di partenza per i successivi Fori Imperiali. Si trattava di un progetto unitario: una piazza lunga e stretta con duplice porticato su tre lati e con al centro del lato di fondo il tempio dedicato a Venere, madre di Enea e progenitrice della Gens Julia. Al centro della piazza vi era la statua equestre di Cesare. L'impianto fortemente assiale e centralizzante era focalizzato sul tempio e, all'interno di esso, sull'abside con la statua di culto. Dal punto di vista architettonico, l'impianto riprendeva le caratteristiche delle piazze forensi edificate nelle colonie romane, dotate di portici con tabernae sul fondo, con diversi edifici pubblici annessi, tra i quali basiliche civili e curie, spesso dominate dal tempio dedicato alla triade capitolina. Novità del tempio: non c’è la scalinata frontale, ma degli ingressi laterali; l’abside ha 2 spazi liturgici. Importantissima opera pubblica di eccezionale rilevanza è poi il Tabularium , cioè il grnade archivio statale fatto erigere dal console Catulo nel 78 a.C.. l’opera consisteva in una serie di ambienti disimpegnati da gallerie con copertura a volta. Di primario interesse è la soluzione della facciata a valle dove compare il tema dell’arco inquadrato dall’ordine architettonico con colonne scanalate di tipo dorico. La soluzione era già conosciuta in ambito ellenistico, ma a Roma viene adottata per risolvere il problema di inserire sistemi di strutture voltate con proiezione esterna ad arco. Questo episodio costituisce l’esordio ufficiale di una prassi che sarà destinata a qualificare gran parte dell’edilizia romana. Edilizia templare. I templi romani erano tradizionalmente rialzati su di un alto podio cui si accedeva con una scalinata frontale. Erano impostati in modo da consentirne una veduta preferenziale che era quella dell’asse compositivo secondo il quale, nella cella, era anche situata la statua sacra. Questi templi erano generalmente realizzati in tufo stuccato e non in marmo, e l’adozione dello schema a 3 celle richiama la tradizione italica. Però anche templi di questo tipo, pur avendo in comune l’impianto planimetrico (cioè funzionale) presentano delle differenze: vengono così definiti di tipo “tuscanico”, se corrispondenti alle caratteristiche morfologiche e proporzionali indicate da Vitruvio, oppure di tipo “etrusco-italico” se divergenti da quelle. Vitruvio raccomanda di dare accesso al tempio dal suo fronte occidentale perché i fedeli possano fare offerte e rivolgersi verso oriente. Altra differenza è l’alto podio con gradinata frontale, tipico italico-romano, e il profondo pronao a colonne anteposto alle celle. Il più arcaico esempio di tempio tuscanico a 3 celle è il Campidoglio a Roma: questo colossale tempio presentava una fila di colonne libere su ciascuno dei lati lunghi. Era un tempio periptero sine postico, in quanto la peristasi è presente solo su 3 lati. Nello pseudoperiptero caratteristica fondamentale è una sorta di peristasi virtuale in quanto le colonne del pronao sono semicolonne addossate alla parete. Un esempio della tipologia è il tempio di Portunus nel Foro Boario: tetrastilo, su alto podio preceduto da scalinata e con ampio naos. Di impianto simile è anche il tempio rettangolare situato sull’acropoli di Tivoli, interamente realizzato in travertino. Un’ulteriore variante del tempio pseudoperiptero è l’uso di scandire con semipilastri, anziché semicolonne, gli elementi dell’ordine architettonico lungo le facciate esterne dei muri. Rientrano nella linea ellenizzante anche templi ad impianto circolare, con peristasi di colonne e copertura a tetto conico ribassato, che richiamano modelli

delle tholos grece. Anche in questi casi lo schema è modificato in chiave romana soprattutto per la visione frontale. Ne è un esempio il tempio rotondo del Foro Boario: peristasi in marmo pentelico di ordine corinzio e con base attica. Analogo è il tempio rotondo di Tivoli, situato nell’acropoli. Questo tempio presenta una cella (in opus incertum intonacato) contornata da una peristasi di colonne corinzie in travertino che si innalzano a partire da un podio cilindrico. I santuari laziali. Di notevole importanza per la storia dell’architettura italico-romana è l’omogeneo complesso dei grandi santuari di età repubblicana sorti tra II e I sec. a.C.. Essi hanno in comune più elementi: l’insieme costituito dal temenos recintato e parzialmente porticato; la presenza di un bosco sacro; un altare; un tempio; sistemzaione a cavea teatrale; disposizione del complesso su più terrazzamenti. Il tutto realizzato in opus incertum o in opus reticolatum. I principali santuari laziali sono: il complesso di Giove Anxur a Terracina; il complesso di Tivoli; il complesso della Fortuna Primigenia a Palestrina. Il santuario di Giove Anxur comprende una terrazza superiore ("campo trincerato") con uso prevalentemente militare, e una terrazza inferiore, che ospita il grande tempio e il santuario oracolare. Verso ovest una terza terrazza ("piccolo tempio") presentava una serie di camere a volta, ornate da affreschi. La parte alta del santuario corrispondeva alla zona militare, dotata di una cinta di mura con torri circolari che proteggeva il santuario e lo collegava all'acropoli. Il campo era costituito da un portico su tre lati e da un piazzale aperto dove si trova un piccolo tempio in antis (con cella preceduta da due colonne tra i prolungamenti del muro della cella stessa). Il modello per la disposizione scenografica su terrazze digradanti può riferirsi ai grandi santuari della città di Pergamo, mentre i templi sorgono su alti podi e privi del colonnato sul retro (sine postico). Le terrazze sono spesso circondate da portici su tre lati e spesso le arcate e le volte si affiancano o vengono nascosti dai colonnati. Il santuario di Ercole Vincitore a Tivoli è uno dei maggiori complessi sacri dell'architettura romana in epoca repubblicana. Venne edificato nel corso del II secolo a.C. Si trattava di una struttura di dimensioni imponenti, che sorgeva su un tratto dell'antica via Tiburtina. Il tempio, a pianta rettangolare, consta di tre parti principali: il teatro, che sfrutta il naturale digradare del terreno, una grande piazza con portici ed il tempio vero e proprio. Una serie di terrazzamenti, portici e colonnati creavano una grandiosa scenografia intorno al luogo di culto, secondo i gusti del II e I secolo a.C.. L'antica città di Tivoli si identificava col culto di Ercole proprio in virtù della sua posizione strategica e lo venerava come dio. La struttura del tempio, con il teatro adagiato sulla collina dominato dal luogo sacro vero e proprio, ha molte affinità con la vicina e coeva area sacra del Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina. Il santuario della Fortuna Primigenia è un complesso sacro dedicato alla dea Fortuna della città di Palestrina. Si tratta del massimo complesso di architetture tardo-repubblicane dell'Italia antica.Il santuario fu costruito alla fine del II secolo a.C.. e si articola su sei terrazze artificiali, edificate sulle pendici del monte, collegate tra loro da rampe e scalinate. I muri di fondo delle terrazze sono realizzati in opus incertum.La prime due terrazze erano accessibili dal foro cittadino per mezzo di una serie di scalinate laterali. La terza terrazza dava accesso a due monumentali rampe porticate, chiuse da un muro verso valle e coperte per metà da volte. Le rampe davano accesso alla quarta terrazza con sul fondo un porticato di ordine ionico, sovrastato da un attico a semicolonne e interrotto da due esedre ugualmente porticate, coperte da volte con cassettoni e dotate di sedili ("terrazza degli emicicli"). Su questa terrazza aveva sede il culto oracolare e vi si trovava il pozzo sacro. La quinta terrazza ("terrazza dei fornici") presenta un muro di fondo con semicolonne corinzie, che inquadrano alternativamente una nicchia o una finta porta. Un'ultima terrazza ("piazza della cortina"), più ampia, era un vasto piazzale a "U", delimitato su tre lati da un doppio portico di ordine corinzio e ospitava al centro del lato di fondo una cavea teatrale, sotto la quale il portico continuava come criptoportico. La sostruzione del declivio è decorata da archi tra semicolonne tuscaniche e fregio dorico. La cavea era a sua volta coronata da un altro doppio portico corinzio semicircolare, chiuso sul fondo da un muro e sopra di esso sorgeva il piccolo tempio circolare. Qui si trovava il simulacro della dea. Ediliza abitativa. Nel settore dell’ediliza abitativa privata romana è possibile individuare parti esterne, destinate a botteghe, e parti interne, fulcro della vita privata. Un aspetto peculiare è l’atrium: l’ambiente che costituiva il filtro tra esterno ed interno. Questo era costituito da compluvium (da dove scendeva l’acqua piovana)e da impluvium (che raccoglieva l’acqua piovana). Altrettanto peculiari sono il tablinium, che si apriva in sequenza con l’atrio ed era destinato alle occasioni della socialità, e un atrio tetrastilo, un cortile con 4 colonne destinato ad areare ed illuminare gli ambienti. Vi era poi la presenza di un giardino o cortile a peristilio. Presenti in queste abitazioni, soprattutto a Pompei ed Ercolano, vi erano dei sistemi decorativi di I e II stile. Decorazioni Parietali. Primo stile: detto a incrostazione (150-180 a.C.). imita le incrostazioni dei marmi e delle pietre pregiate ellenistiche, con colori

risultato di un processo di gestazione, passando dall’iniziale tempio di Marte Ultore (il vendicatore di Giulio Cesare), ad un progetto più grandioso e coordinato spiritualmente al Foro di Cesare. L’irregolarità del lotto fu risolta edificando nell’angolo del muro di fondo una cella absidata di un tempio periptero sine postico. Due lunghe ali di porticati la delimitavano, con 4 esedre (2 per ogni porticato), che fungevano da tribunalia. In sostanza si ha ancora l’impianto del Foro di Cesare, ma pieno di novità: i lunghi portici, coperti da un controsoffitto voltato, presentavano esternamente un attico scandito, in corrispondenza delle colonne, da cariatidi. Il tempio di Marte Ultore , ottastilo picnostilo (i cui intercolumni sono pari a una volta e mezzo il diametro delle colonne), è il primo esempio di corinzio canonico romano: basi attiche con plinto, fusto scanalato, capitello corinzio tradizionale, trabeazione composta da architrave, fregio continuo e cornice a medaglioni. L’interno era ad aula unica con le pareti decorate da un doppio ordine di colonne sul podio. La parete di fondo era occupata da una grande abside. L’esperienza del tempio di Marte Ultore venne replicata da Tiberio nel tempio della Concordia nel Foro Romano .Nel regno di Augusto venne restaurato da Tiberio tra il 7 a.C. e il 10 d.C., anno della sua consacrazione. Quest'ultimo restauro si distinse per l'opulenza dei marmi e per i ricchi ornamenti architettonici. Tale era la ricchezza delle fini sculture greche, dei dipinti e delle altre opere d'arte che il tempio si trasformò in una specie di museo dell'arte e della scultura. A questo rifacimento risale la cella, che venne ingrandita. Venne inoltre usato come archivio di Stato durante l'epoca repubblicana e per le riunioni del Senato romano, particolarmente nei tempi di disordini civili. L’altro tempio che prende esempio da Marte Ultore è il tempio dei Dioscuri o tempio dei Càstori, sempre nel Foro Romano.L'edificio venne interamente ricostruito e inaugurato nel 6 d.C. da Tiberio.Il podio venne ulteriormente alzato e ingrandito. Nel podio si aprivano ambienti utilizzati come deposito e banca, chiusi da grate, mentre altri dovevano essere affidati a privati per attività commerciali. L’alzato, in marmo lunense aveva l'aspetto di un tempio ottastilo periptero, di ordine corinzio, con 11 colonne sui lati lunghi. L'interno della cella era decorato con colonne più piccole dai fusti in marmo e aveva un pavimento in mosaico bianco e nero, più tardi sostituito da uno in lastre di marmi colorati.Davanti al tempio si trova un tribunale, più piccolo dei suoi predecessori, dal quale un'ampia scalinata permette di accedere al tempio; altre scale laterali permettevano l'accesso diretto al pronao. Con la redazione finale del Foro di Augusto e il rifacimento del Foro Romano risultano consacrate l’assialità come forma preferenziale e la centralità del tempio nella progettazione delle aree sacre monumentali. L’alto podio di tradizione italica richiede una scalinata che privilegia la visione frontale del tempio, per il quale sarà sempre più naturale lo schema psudoperiptero o periptero sine postico. Il pronao arriverà a riassumere le valenze dell’intero edificio di cui si assisterà alla progressiva contrazione. La canonizzazione dell’ordine corinzio comporterà l’ipertrofia visiva del modiglione del timpano. All’affermarsi dell’ordine corinzio romano si assiste all’improvvisa eclisse dell’ordine ionico. Dopo il tempio di Marte Ultore, che incarna tutte queste tendenze, l’architettura degli esterni non conoscerà innovazioni significative. Anche per quanto riguarda gli interni i canoni sono stabiliti: prevale una decorazione volta esclusivamente alla teatralizzazione. La sintassi della trabeazione, inalterata nella sua tripartizione architrave – fregio – cornice, è arricchita da modanature. La classificazione delle pitture parietali romane è suddivisa in 4 stili definiti pompeiani. Il 1°stile, che imita prima in stucco poi in pittura paramenti e incrostazioni lapidei o marmorei, interessa tutto il mondo ellenistico fino al I sec a.C.. Mano a mano che i paramenti si arricchiscono di dettagli prende forma e si diffonde il 2°stile che raffigura in maniera realistica architettura complesse come porticati sacelli e giardini. Nel 3°stile le pareti riprendono tutta la loro sostanza esaltata dalla monocromia, il rosso in primis, assieme al nero, giallo e bianco, fa da sfondo a delicati elementi come candelabri o racemi, o vedute di edifici e paesaggi. Il 4°stile o stile delle architettura fantastiche sarà in voga per tutta l’età flavia. Tutti questi sistemi decorativi sono il riflesso di esperienze architettoniche. per quanto riguarda l’architettura civile, il periodo augusteo vede il rinnovamento delle due grandi basiliche del Foro Romano. La basilica Giulia costituisce uno dei già citati esempi di uso dell’ordine tuscanico. La basilca Emilia, a 3 navate concentriche e a 3 livelli interni, era stata rivestita da un portico a 2 piani costituiti da arcate inquadrate da un ordine dorico. L’interno presentava 3 piani i cui sostegni non erano in asse tra di loro. Le terme sembrano non essere state ancora concepite con un impianto a simmetria speculare intorno all’asse centrale frigidario-tepidario-calidario, ma come impianto in linea. Nelle terme di Baia, il tempio di Mercurio , riferito ad età protoaugustea, ha conservato una vera e propria cupola impostata su massicci muri portanti. Presentava in origine la forma di una rotonda preceduta da un pronao decastilo. Questo è un modello affine alle tholoi tardoclassiche (Epidauro) o ellenistiche, con colonnato interno e cariatidi sovrapposte, mentre la presenza del pronao fa escludere un

colonnato esterno. Sempre in età augustea si ingegnerò un progressivo migliramento dei materiali da costruzione. Si avvia a scomparire il mattone crudo. L’opus reticolatum, versione più raffinata dell’opera incerta, costituisce la tecnica principale in uso nella Roma di Augusto. Il legno resta importantissimo, ed ,oltre alle strutture orizzontali (solai, tetti e balconi) costituisce anche l’armatura dell’opus craticium, una sorta di telaio ligneo i cui interstizi venivano riempiti di sassi tenuti insieme con del fango o della malta. Con questa tecnica venivano realizzati i tramezzi e spesso anche interi piani. La diffusione inoltre del marmo di Luni per gli edifici monumentali si accompagna all’uso dei marmi colorati per rivestimenti degli interni dei templi.

L’eredità di Augusto: gli imperatori giulio-claudi

Continuità e contrasti nella successione imperiale

La successione ad Augusto avvenne quqando ci fù un maschio vagamente consanguineo del Divo Augusto: il Senato pregò prima Tiberio, poi Caligola, quindi Claudio, infine Nerone. Dal punto di vista architettonico, l’intero periodo va considerato come la fase di metabolizzazione delle enormi novità del principato augusteo. Durante il regno di Tiberio si ricorda la costruzione dei Castra Pretoria (una sorta di accampamento per le guardie) e la diffusione dell’innovativa tecnica del mattone cotto, il laterizio. Caligola è preso in considerazione solo in campo topografico per il delirante ampliamento del suo palazzo dal Palatino fino al Campidoglio. Diverso è il discorso per Claudio che realizzerà tra l’altro il primo grande porto di Roma, e l’acquedotto che prese il suo nome. Nerone dovette affrontare la ricostruzione di Roma dopo il famoso incendio. Gran parte di questa ricostruzione è costituita dalla creazione della Domus Aurea. Prendono piede audaci piattabande, ovvero achitravi realizzate con mattoni disposti a cuneo, che tendono addirittura a soppiantare l’uso di architravi lapidee. Al di fuori dell’Italia si completa l’opera di romanizzazione iniziata già in età augustea. Ad Orange l’arco onorario dedicato a Tiberio presenta una prima apparizione delle colonne isolate con trabeazione a risalto che chiudono le facciate principali. In Asia Minore ad Afrodisia di Caria si ha una nuova fioritura architettonica di età augustea che continua con Tiberio che la dota di una ricca architettura marmorea grazie alle cave di marmo presenti. In età claudia viene concepito un settore urbano annesso all’agorà e portato a termine da Nerone costituito da un propylon monumentale, un tratto di via porticata e il tempio dedicato al culto imperiale (il Sebasteion). Il complesso afrodisiense è stato considerato il capostipite delle grandiose sale imperiali che tanta fortuna avranno in Asia nei due secoli successivi. Interessante in Roma è l’architettura privata del primo servitore dello stato, l’imperatore. Già Augusto costruì a Capri una villa (Palazzo a mare). Il regno di Tiberio è uno dei più prosperi sotto questo punto di vista. La villa imperiale di Sperlonga e l’intera isola di Capri diventano luoghi ideali per la messa in scena di un mondo mitico. Nel grandioso palazzo caprese di Villa Iovis Tiberio non crea un prototipo del palazzo dinastico, ma una sorta di “nido dell’acquila”, incrostando sui 4 lai di un enorme blocco di cisterne un quartiere residenziale, uno termale, uno di ricevimento e uno di servizio. L’Odissea di marmo nella grotta di Sperlonga e la riproposizione di analoghe installazioni in alcune ville capresi è all’origine di future analoghe creazioni che culmineranno nella villa tiburtina di Adriano. E’ solo con Nerone che questa attività sostanzialmente privata viene elevata a sistema e irrompe nel mondo pubblico. Buona parte del regno di Nerone è caratterizzata dalla creazione della Domus Aurea , colossale villa urbana impostata immediatamente dopo uno dei più devastanti incendi. Il centro di gravità del nuovo progetto era costituito dal Colosso dorato del Sole che si specchiava su uno stagnum artificiale ricavato nell’attuale area del Colosseo. Un settore privato, modellato sui basilea ellenistici, era costituito da immensi giardini che andavano dagli Orti di Mecenate sull’Esquilino fino al tempio del Divo Claudio sul Celio. In essi erano immersi padiglioni di abitazione, ninfei. Un grandioso impianto di giardini pensili sul Palatino sostituiva la vecchia Domus Tiberiana e un altro grande edifcio costituiva la futura Domus Flavia. Grandiosi proticati collegavano il Colosso al Foro. L’impianto, costituito da un grande corpo a peristilio e da un impianto centrico con sale satelliti, risulta essere un edificio ad ali simmetriche. La luce solare veniva forzata a scopi ornamentali o addirittura liturgici. Per quanto riguarda la tecnica costruttiva notiamo delle immense volte a botte ( le più grandi fino a quel momento). La sala ottagona è dotata di audaci piattabande che controllano il sistema di controspinte che consente alla volta a padiglione ribassata di funzionare come una cupola la quale è aperta da un vasto oculo. Questa intuizione condurrà alla nascita della volta ad ombrello e quindi a volte e cupole costolonate. Anche dal punto di vista decorativo la Domus Aurea farà

esistenza veniva denunciata all’esterno solo dalla fronte in lieve risalto e dalle maggiori dimensioni delle colonne, oltre che dal timpano. Diverso è il discorso per il regno di Domiziano; primo autocrate romano a pretendere per sé il titolo di dominus ac deus, la sua politica sarà orientata ad una esaltazione del ruolo imperiale. Domiziano è stato uno dei più formidabili costruttori dell’urbe. Completò il Colosseo, ricostruì il tempio di Giove Capitolino, e riparò i danni dell’incendio restaurando gran parte dei monumenti del Campo Marzio. Costruì ex novo un tempio dedicato al padre e al fratello divinizzati e un arco in onore del fratello Tito. Dette forma definitiva al Circo Massimo, di cui comprese e valorizzò il potenziale di luogo deputato del consenso popolare affiancandovi il palazzo imperiale sul Palatino. A differenza delle precedenti residenze dei sovrani, il Palatium si configura come un palazzo dinastico. Esso sfrutta il connotato del Circo come luogo della massima affluenza popolare e quindi della massima ostensione dell’imperatore. Il palazzo è concepito per blocchi paralleli e comunicanti tra loro tramite alcune aperture. La domus Flavia, il complesso di rappresentanza è costituito da pochi ma grandiosi ambienti destinati ad ospitare le funzioni pubbliche; la Domus Augustana è la residenza privata dell’imperatore in cui si svoglevano svariate attività. All’interno infatti vi erano: un ippodromo, un giardino circondato da porticati al centro del quale si apriva una grandiosa esedra coperta da una semicupola. Questi complessi sono legati da un unico percorso che li attraversa con regolare alternanza di luce-penombra-ombra. Al contrario nei prospetti non esisteva alcuna unità. La Domus Augustana incombeva sul Circo Massimo con una facciata concava ad arcodi cerchio caratterizzata da un ordine gigante; la Domus Flavia si affacciava su uno spazio libero. L’Aula Regia, concepita per un uomo che per la prima volta a Roma pretese gli onori divini, presenta un’abside in posizione assiale che ritroviamo replicata nell’adiacente basilica e nel grandioso triclino noto come coenatio jovis. Quest’ultima costituirà un modello di solenne e sontuoso spazio assembleare. Anche il Foro Transitorio, inaugurato dal suo successore Nerva, è opera domizianea. Si decise di riorganizzare l’intero settore dandogli la forma di una piazza. L’accesso sarebbe avvenuto dalla suburra tramite la porticus absidata, un portico dall’inedita forma a ferro di cavallo, lungo il quale si aprivano diverse porte e nicchie. Da una porta si accedeva ad una sorta di vestibolo che conduceva al Foro di Augusto e al Templum Pacis, mentre un arco monumentale dava accesso al vero e proprio Foro. Il tempio venne rasato al livello delle fondazioni e ricoperto dal lastricato marmoreo della piazza; un nuovo tempio fu ricavato in posizione opposta, sulle fondazioni del vestibolo. Il lotto irregolare venne risolto tramite due testate ad arco di cerchio che nascondevano tutti gli orientamenti dissonanti. Il muro perimetrale venne decorato tramite un ordine a risalit di colonne che ribattevano su lesene, dotato di attico con trofei e personificazioni delle province fedeli (provinciae fideles). L’estrusione della colonna dal muro sul quale però ne resta la traccia sotto forma di lesena è motivo inedito nella precedente architettura monumentale, ma che si estenderà a quella successiva, soprattutto a quella delle scenae frontes teatrali. Il foro e il palazzo presentano compositivamente un elemento generatore comune: l’uso della linea curva ad arco di cerchio. Oggi non limitiamo più il termine barocco alla sola esuberanza decorativa, ma lo applichiamo ad un sostanziale movimentarsi dello spazio costruito. A ciò si aggiunge la già evocata esuberanza decorativa, al limite dell’horror vacui.

Traiano e gli imperatori adottivi

Traiano e Apollodoro: l’architettura come immagine dell’Impero

Se è mai esistito un architetto imperiale, Apollodoro di Damasco è quello di Traiano. Dopo la costruzione del Colosseo era necessario costruire nelle immediate vicinanze di questo un impianto di igiene popolare. L’occasione fu offerta quando un incendio devastò i piani superiori del padiglione del Colle Oppio della Domus Aurea. Rasate al suolo le parti danneggiate il padiglione divenne il basamento del più grande impianto termale di Roma. L’impianto delle terme ha uno schema a simmetria sagittale, con due percorsi identici intorno ad un asse portante costituita da vestibolo, natatio o piscina, frigidario e calidario. I cantieri delle terme e del tempio di Venere occuparono i primi anni del regno di Traiano, fino alle vittoriose guerre daciche, con il cui bottino fu finanziata la costruzione del nuovo foro. Fondamentale è stato localizzare a nord l’accesso monumentale del complesso: in tal modo, anziché creare un’appendice dei precedenti Fori, viene realizzato un ingresso all’intera area monumentale. La facciata del Foro: doveva trattarsi di un muro chiuso scandito da un ordine colossale di colonne di granito con trabeazione a risalti. La narrazione delle campagne daciche avvolge la gigantesca colonna, leggibile. Il cortile era funzionale alla lettura dell’epigrafe

e non dell’intera colonna, ed immetteva nelle 2 biblioteche (una latina e una greca), nella basilica, detta Ulpia dal gentilizio della famiglia di Traiano. Si trattava di uno spazio coperto organizzato in tre navate concentriche: le due esterne coperte con volte separate da colonne marmoree, mentre le colonne della navata centrale erano in granito. La navata centrale era il triplo di quelle laterlai. Due grandi absidi coperte con travature lignee fungevano da tribunalia. La basilica prospettava verso la piazza con un fronte articolato da 3 avancorpi scanditi di colonne in giallo antico, e coronato da un attico con panoplie (collezioni di armi) a bassorilievo, e figure di barbari prigionieri. Due portici chiudevano la piazza lastricata in marmo bianco. I porticati del Foro di Traiano sono coronati da un attico cieco, scandito da figure di barbari-telamoni, al cui interno era alloggiata una finta volta a botte. Le gigantesche figure dei Daci prigionieri fungerebbero da acroteri. Il vero scopo della piazza era incastonare l’immenso equus traiani, il monumento equestre dell’imperatore. A differenza del passato, qui non esisteva nessun arco di trionfo inserito in un muro ad arco cieco. La piazza risultava chiusa da un muro articolato da colossali colonne con trabeazioni a risalti ed attico. Su questo fondale si stagliava il monumento equestre, mentre, una volta entrati in galleria, si poteva accedere attraverso una porta monumentale ad un porticato che circondava un’area scoperta. Questo vano, per la ricchezza della decorazione, era una sorta di sancta sanctorum dove venivano deposti i trofei di armi daciche ai piedi di una grande immagine di Traiano. Dal punto di vista della decorazione il Foro di Traiano mostra un salto stilistico epocale, con l’abbandono del barocco flavio. Il complesso dei mercati di Traiano sorse contemporaneamente al Foro di Traiano, ed è separato da esso per mezzo di una strada basolata. Riprende la forma semicircolare dell'esedra del foro traianeo e si articola su ben sei livelli. Gli edifici sono separati tra loro da un percorso antico che in età tarda prese il nome di via Biberatica. La parte inferiore, a partire dal livello del foro, comprende gli edifici del "Grande emiciclo", articolato su tre piani e con due "Aule di testata" alle estremità, e del "Piccolo emiciclo", con ambienti di nuovo su tre piani. Due scale alle estremità del Grande emiciclo consentono di raggiungere i piani superiori. I "Mercati di Traiano" costituiscono un articolato complesso architettonico che, utilizzando la duttile tecnica costruttiva del laterizio (cementizio rivestito da un paramento in mattoni), sfrutta tutti gli spazi disponibili, ricavati dal taglio delle pendici della collina, inserendo ambienti di varia forma ai differenti livelli del monumento. Tale articolazione permette di passare, con ampio respiro, dalla disposizione curvilinea dell'esedra alle spalle dei portici del Foro di Traiano, a quella rettilinea del tessuto urbano circostante. A differenza degli imperatori che lo avevano preceduto, Punlio Elio Adriano ebbe un interesse personale e specifico, al limite del professionale, per l’architettura: in quest’arte egli si riteneva peritissimus. Una vera e propria attività progettuale lo interessò per tutta la durata del suo regno. Il Pantheon ("tempio di tutti gli dei") è un edificio costruito come tempio dedicato alle divinità dell'Olimpo. Fu fatto ricostruire dall'imperatore Adriano tra il 118 e il 128 d.C., dopo che gli incendi del 80 e del 110 d.C. avevano danneggiato la costruzione precedente di età augustea. Sotto Adriano l'edificio venne interamente ricostruito. Rispetto all'edificio precedente fu invertito l'orientamento. Il grande pronao e la struttura di collegamento con la cella occupavano l'intero spazio del precedente tempio, mentre la rotonda venne costruita quasi facendola coincidere con la piazza augustea circolare recintata che divideva il Pantheon dalla basilica di Nettuno. Il tempio era preceduto da una piazza porticata su tre lati e pavimentata con lastre di travertino. L'edificio è costituito da un pronao collegato ad un'ampia cella rotonda per mezzo di una struttura rettangolare intermedia. Il pronao, ottastilo era innalzato sul livello della piazza per cui vi si accedeva per mezzo di cinque gradini. All'interno, due file di quattro colonne dividono lo spazio in tre navate: quella centrale più ampia conduce alla grande porta di accesso della cella, mentre le due laterali terminano su ampie nicchie. I fusti delle colonne erano in granito grigio (otto in facciata) o rosso (distribuite nelle due file retrostanti), provenienti dalle cave egiziane. La struttura intermedia che collega il pronao alla cella è un avancorpo in opera laterizia (mattoni), costituita da due massicci pilastri che si appoggiano alla rotonda, collegati da una volta che proseguiva senza soluzione di continuità l'originaria volta sospesa in bronzo della parte centrale del pronao. L'esterno della rotonda nasconde la cupola per un terzo, costruendo un corpo cilindrico che altro non è che la continuazione in verticale del tamburo. Tra cupola e muro esterno è così racchiusa un'ampia intercapedine dove sono state ricavate un doppio sistema di camere finestrate, organizzate su un corridoio anulare, che ha anche la funzione di alleggerire il peso delle volte. Il corpo esteriore della rotonda, esclusa la cupola, non era visibile in antico, in quanto nascosto dalla presenza di altri edifici contigui; per questo non presenta particolari decorazioni, a parte tre cornici con mensole a altezze diverse. La cupola è decorata all'interno da cinque ordini di cassettoni, di misura decrescente verso l'alto, tranne nell'ampia fascia liscia più vicina all'oculo

All'interno della cella le pareti laterali sono decorate da nicchie su due ordini: quelle inferiori sono sormontate da frontoni arcuati e quelle superiori da frontoni triangolari; le nicchie sono inquadrate da semicolonne corinzie. Sul fondo del tempio un adyton (sacrario) ospitava la statua del dio.

I Severi e gli imperatori soldati

Leptis magna

Lucio Settimio Severo fu un generale che divenne imperatore romano dal 193 alla sua morte, iniziando la dinastia severiana. L’intento dell’imperatore era quello di trasformare Leptis da città di provincia a succursale della Capitale. In un tessuto urbano che presentava una griglia fatta di isolati stretti e lunghi, i grandi spazi pubblici si inserivano nella maglia viaria scandita da cardines. Elemento di rottura furono invece le terme adrianee il cui orientamento aveva determinato un vistoso cambio direzionale di uno dei cardi. Questo cardo diviene nell’intervento severiano una maestosa via colonnata, lungo il cui percorso si strutturano gli interventi architettonici più significativi. L'audace progetto di trasformazione di Leptis attuato da Settimio Severo prevedeva anche la revisione della struttura del centro cittadino, che fu da lui trasferito dal foro vecchio ad uno nuovo, battezzato con il nome della dinastia imperiale. Intorno al Foro dei Severi, uno spazio aperto e pavimentato in marmo, si possono ancora vedere numerosi resti che rimandano ai giorni gloriosi della città. Come voleva la grande tradizione delle piazze cittadine romane, il Foro dei Severi era circondato da portici ad arcate. Sulle facciate tra un arco e l'altro erano riprodotte teste di Gorgoni. Nella maggior parte dei casi sono rappresentazioni simboliche della dea romana della Vittoria. Oltre ad esse vi sono alcune splendide immagini di Medusa. Stranamente gli archi erano di pietra calcarea, mentre le teste erano scolpite in marmo. Di fronte alle teste sono visibili alcuni pannelli verticali con iscrizioni dedicatorie che fungevano da plinti per le statue. Sul lato sud-occidentale del foro anticamente sorgeva un tempio dedicato alla Dinastia dei Severi. In epoca romana esisteva infatti la consuetudine di divinizzare gli imperatori, consuetudini che i sudditi perpetuavano da un lato perché effettivamente credevano nella loro natura divina, dall'altro perché traevano indubbi benefici politici considerando i loro sovrani alla stregua di divinità. Del tempio rimangono la scalinata, la piattaforma e un magazzino sotterraneo. Ad esso appartenevano alcune colonne di granito rosa che si trovano sparse per il foro. Il Tempio di Venere a Baalbekk era racchiuso in un recinto sacro che ospitava anche un altro piccolo tempio, conosciuto come "tempio delle Muse". Il tempio, a cui si accede da una scalinata, era preceduto da un pronao rettangolare tetrastilo, le cui due successive file di quattro colonne presentavano un'ampia spaziatura centrale: intercolunnio doppio rispetto ai due alle estremità. Ne risultò, di conseguenza, un pronao coperto a botte sull'asse d'ingresso, architravato e sorretto nelle ali da gruppi di quattro colonne su disposizione quadrata. La cella rotonda era decorata all'esterno da nicchie coperte da semicupole a conchiglia. Le colonne che circondano la cella presentano la trabeazione che non segue la linea del colonnato, ma si incurva verso l'interno fino a toccare il muro esterno della cella, creando un'insolita forma stellare e inquadrando in tal modo le nicchie. La testimonianza di Eusebio di Cesarea, che attesta la continuità del culto agli inizi dell'epoca cristiana, ci informa della sua natura orgiastica e della presenza, probabilmente, della prostituzione sacra. Il tempio era stato trasformato in chiesa di Santa Barbara, ma restò al di fuori della cittadella araba e l'intero complesso venne in seguito coperto da una fitta rete di abitazioni. I resti del tempio furono smontati e rimontati a poca distanza in uno spazio libero. L' arco di Settimio Severo è un arco trionfale a tre fornici (con un passaggio centrale affiancato da due passaggi laterali più piccoli), sito vicino al Foro Romano e sorge su uno zoccolo in travertino, in origine accessibile solo per mezzo di scale. Fu dedicato dal senato all'imperatore Settimio Severo e ai suoi due figli, Caracalla e Geta per celebrare la vittoria sui Parti, ottenuta con due campagne militari. L'arco è costruito in opera quadrata di marmo, con i tre fornici inquadrati sul lato frontale da colonne sporgenti di ordine composito, su alti plinti, scolpiti con Vittorie e figure di barbari. Si tratta del più antico arco a Roma, conservato, con colonne libere anziché addossate ai piloni. I fornici laterali sono messi in comunicazione con quello centrale per mezzo di due piccoli passaggi arcuati. Sui due lati dell'alto attico è presente un’ iscrizione. Sopra l'attico, come raffigurato nelle emissioni monetali, si trovava la quadriga imperiale in bronzo e gruppi statuari. I due lati principali dell'arco erano decorati da rilievi. Ai lati del fornice centrale si trovano le consuete Vittorie con trofei, che volano sopra genietti che simboleggiano le quattro stagioni (due per faccia). Sui fornici minori si trovano motivi analoghi, ma le personificazioni rappresentano dei fiumi. Nelle chiavi d'arco sono

scolpite varie divinità. Sui fornici minori corre un piccolo fregio con la processione trionfale scolpita da altissimo rilievo. Sui plinti delle colonne rappresentazioni di soldati romani con prigionieri parti (quattro sulla fronte e due sui lati minori). La parte più interessante della decorazione sono comunque i quattro grandi pannelli che occupano lo spazio sui fornici minori, dove è scolpita la narrazione delle campagne di Settimio Severo in Mesopotamia, organizzate in fasce orizzontali da leggere dal basso verso l'alto, come consueto nella pittura trionfale e nelle narrazione da essa derivate (come nella colonna Traiana). Le Terme di Caracalla o Antoniniane (dal nome della dinastia degli Antonini), costituiscono uno dei più grandiosi esempi di terme imperiali di Roma. Furono volute dall'imperatore Caracalla sull'Aventino. Le terme erano grandiose, ma destinate a un uso di massa. L’impianto comprendeva il recinto e l'edificio termale, ma erano di vastissime dimensioni tanto che solo le terme di Diocleziano saranno più grandi. L'orientamento non era centrato sugli assi, ma sfruttava al meglio l'esposizione solare, ponendo il calidarium sul lato sud e sporgente come un avancorpo. Il recinto esterno era costituito da un portico prima del quale una serie di concamerazioni a due piani sostengono un lato del terrapieno sul quale sorge il complesso. Ai due lati del recinto due esedre grandiose erano poste simmetricamente e contenenti ciascuna una sala absidata, preceduta da colonnato, con ai fianchi due ambienti minori di forma diversa: uno a forma di basilica absidata e uno a pianta centrale. Sul lato di fondo, un'esedra schiacciata, munita di gradinate, nascondeva le enormi cisterne, poste in una doppia fila di ambienti. Ai lati di essa vi erano due sale absidate adibite a biblioteche. Una passeggiata sopraelevata seguiva il recinto sul lato interno ed era probabilmente porticata. Lo spazio compreso tra il recinto ed il corpo centrale era occupato da aree verdi. Il corpo centrale era un blocco di ambienti a pianta diversa, di pianta più o meno rettangolare con l'avancacorpo a forma rotonda che sporgeva sul lato sud-ovest. La pianta riprendeva quella delle altre terme imperiali, in particolare quelle di Traiano, con le sale più importanti lungo l'asse centrale e le altre disposte simmetricamente. L'accesso avveniva tramite quattro porte, che immettevano in un ambiente laterale, oppure in uno dei due ambienti a fianco della grande piscina, la natatio, divisi da essa tramite un portico con quattro colonne. Qui iniziava il percorso del bagno, con gli esercizi sportivi di vario genere, che potevano svolgersi sia all'aperto che al riparo. Il percorso poteva essere compiuto su ciascuno dei lati, specularmente identici. Dalla stanza di ingresso, si giungeva in uno dei due ambienti a base quadrata, forse un apodyterium, lo spogliatoio. Proseguendo si arrivava a una delle due grandi palestre, poste simmetricamente lungo i lati brevi, con un cortile centrale chiuso su tre lati da un portico con colonne in giallo antico e copertura a volta. Oltre il portico delle palestre, si apriva un emiciclo diviso da sei colonne, mentre il lato opposto, quello verso il recinto non colonnato, dava accesso a cinque ambienti, quello centrale con abside. Le grandi sale successive, avevano forme e dimensioni varie (rettangolare, ellittica, quadrata, absidata), dotate di vasche. La stanza rettangolare, in particolare, caratterizzata da piccoli ingressi obliqui, che consentivano di evitare la dispersione del calore, era probabilmente il laconicum (bagno turco). Da qui si arrivava al calidarium, con al centro una grande vasca circolare di acqua calda. La copertura era a cupola, sorretta da otto poderosi pilastri. Due file di finestroni ricevevano la luce solare dalla tarda mattinata fino al tramonto. Oltre alla vasca centrale si trovavano altre sei vasche lungo il perimetro, poste tra un pilone e l'altro. Il calidarium, si trovava sull'asse centrale, quindi era unico, come tepidarium, basilica e natatio. Il tepidarium era un ambiente più piccolo e temperato, a base circolare e tagliato ai lati con due vasche. La grande basilica centrale, aveva una forma a croce, coperta da tre grandi volte a crociera poggianti su otto pilastri fronteggiati da colonne di granito. Sui lati brevi si aprivano nicchie ellittiche con vasche dove aveva luogo il frigidarium. Il bagno terminava nella natatio, la piscina all'aperto, decorato da quattro enormi colonne monolitiche in granito. L’impianto aveva un complesso reticolo di ambienti sotterranei, dove si trovavano le stanze di servizio. In uno dei sotterranei venne installato un mitreo, il più grande ritrovato a Roma, al quale si accede dall'esterno del recinto. Le Mura Aureliane sono una cinta muraria costruita tra il 270 ed il 273 dall’imperatore Aureliano per difendere Roma, capitale dell'impero, dagli attacchi dei barbari. In quel periodo la città si era sviluppata ben oltre le vecchie Mura serviane (che circondavano solamente i sette colli), ma la nuova minaccia rappresentata dalle tribù barbare che fluivano alla frontiera germanica, non poteva essere controllata dall'impero, che versava allora nella difficile crisi del III secolo. Inizialmente Roma si considerava immune da ogni pericolo: secoli di tranquillità facevano ritenere impensabile che un nemico potesse violare il sacro suolo dell’Urbe. Nel 270 Aureliano riuscì ad arrestare, non senza difficoltà, un’ennesima invasione di Alemanni e Goti; il pericolo era scampato ancora una volta, ma ormai ci si rese conto della necessità di correre urgentemente ai ripari: da molto tempo le legioni non erano più in grado di