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DEFICIT DISTURBO ADHD, Schemi e mappe concettuali di Psicologia Dello Sviluppo Cognitivo

Argomento trattato è quello degli alunni affetti da DEFICIT ADHD

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2019/2020

Caricato il 21/03/2022

robimbomb
robimbomb 🇮🇹

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ADHD è l’acronimo come Disturbo di Deficit d’attenzione e/o iperattività e si tratta
di un quadro patologico di difficile identificazione, in quanto il quadro si presenta
sempre come molto eterogeneo con sintomi di disattenzione, iperattività o una
commistione dei due. In questi soggetti spesso di verificano fenomeni di abbandono
scolastico; le relazioni sociali non sono adeguate e le prestazioni scolastiche sono
compromesse.
E’ importante considerare il modo attraverso cui il soggetto con ADHD entra in
contatto con l’ambiente. Tali soggetti adottano modalità comunicative prettamente
gestuali,, necessitano spesso di muoversi alzandosi di frequente dalla loro
postazione. Diamo loro la possibilità di esprimersi secondo la propria natura senza
soffocare e reprimere gesti e movimenti a meno che non siano realmente pericolosi
o sconvenienti nel contesto.
Evitiamo di fornire messaggi troppo complicati: ciò che diciamo loro dovrebbe
essere il più chiaro e diretto possibile, evitando metafore, discorsi lunghi e
complessi, preferendo una comunicazione breve e snella senza troppi giri di parole.
Evitare di dire troppe cose tutte insieme: i messaggi devono essere comunicati uno
alla volta, altrimenti si rischia che tali soggetti ricevano solo un “cumolo” di
informazioni, il più delle volte trascurate e quindi dimenticate
Quando ci poniamo nella relazione, cerchiamo di non pensare subito alle nostre
necessità, ma focalizziamoci prima di tutto sui loro bisogni siano essi fisici e/o
emotivi.
Quando diamo istruzioni e compiti da seguire, che siano attività a casa o a scuola, è
utile che questi soggetti ci sentano in maniera ottimale, usiamo un tono di voce
squillante ed un linguaggio direttivo (da non confondere con modalità tipiche di un
rimprovero) che sia facilmente udibile e comprensibile per loro.
Cerchiamo di trovare dei modi per attirare la loro attenzione o forniamogli un
supporto per affrontare le difficoltà insieme.
E’ preferibile fornire a tali soggetti routine costanti e ben formulate avvertendoli e
preparandoli ad eventuali cambiamenti o modifiche in corso.
Fornire i giusti “rinforzi” positivi, dare un feedback su ciò che si sta svolgendo, è
molto importante per chiunque sia sul piano dell’autostima che della motivazione
investita nelle cose. L’idea di punizione in particolare in questi casi, non deve
rappresentare una modalità dura di richiamo, è preferibile invece riportare
immediatamente queste persone ai comportamenti corretti da tenere, senza
soffermarsi su svalutazioni che incidono sull’autostima e alimentano conflitti poco
produttivi.
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ADHD è l’acronimo come Disturbo di Deficit d’attenzione e/o iperattività e si tratta di un quadro patologico di difficile identificazione, in quanto il quadro si presenta sempre come molto eterogeneo con sintomi di disattenzione, iperattività o una commistione dei due. In questi soggetti spesso di verificano fenomeni di abbandono scolastico; le relazioni sociali non sono adeguate e le prestazioni scolastiche sono compromesse. E’ importante considerare il modo attraverso cui il soggetto con ADHD entra in contatto con l’ambiente. Tali soggetti adottano modalità comunicative prettamente gestuali,, necessitano spesso di muoversi alzandosi di frequente dalla loro postazione. Diamo loro la possibilità di esprimersi secondo la propria natura senza soffocare e reprimere gesti e movimenti a meno che non siano realmente pericolosi o sconvenienti nel contesto. Evitiamo di fornire messaggi troppo complicati: ciò che diciamo loro dovrebbe essere il più chiaro e diretto possibile, evitando metafore, discorsi lunghi e complessi, preferendo una comunicazione breve e snella senza troppi giri di parole. Evitare di dire troppe cose tutte insieme: i messaggi devono essere comunicati uno alla volta, altrimenti si rischia che tali soggetti ricevano solo un “cumolo” di informazioni, il più delle volte trascurate e quindi dimenticate Quando ci poniamo nella relazione, cerchiamo di non pensare subito alle nostre necessità, ma focalizziamoci prima di tutto sui loro bisogni siano essi fisici e/o emotivi. Quando diamo istruzioni e compiti da seguire, che siano attività a casa o a scuola, è utile che questi soggetti ci sentano in maniera ottimale, usiamo un tono di voce squillante ed un linguaggio direttivo (da non confondere con modalità tipiche di un rimprovero) che sia facilmente udibile e comprensibile per loro. Cerchiamo di trovare dei modi per attirare la loro attenzione o forniamogli un supporto per affrontare le difficoltà insieme. E’ preferibile fornire a tali soggetti routine costanti e ben formulate avvertendoli e preparandoli ad eventuali cambiamenti o modifiche in corso. Fornire i giusti “rinforzi” positivi, dare un feedback su ciò che si sta svolgendo, è molto importante per chiunque sia sul piano dell’autostima che della motivazione investita nelle cose. L’idea di punizione in particolare in questi casi, non deve rappresentare una modalità dura di richiamo, è preferibile invece riportare immediatamente queste persone ai comportamenti corretti da tenere, senza soffermarsi su svalutazioni che incidono sull’autostima e alimentano conflitti poco produttivi.

Inoltre è utile fornire ambienti ordinati e privi di numerose fonti di distrazione. A scuola è utile utilizzare delle strategie didattiche: Assicurarsi che non ci siano fonti di rumore che possano distrarre il bambino; Dare consegne brevi e di facile comprensione; Cambiare spesso il tono della voce; Utilizzare immagini, storie e video durante la spiegazione; Evitare i rimproveri ; Utilizzare i gessi colorati alla lavagna; Utilizzare esempi pratici dell’attività che si andrà a svolgere evitando le astrazioni; Fare ripetere le consegne per assicurarsi la corretta comprensione del compito; Usare il contatto oculare durante le spiegazioni; Programmare la lezione in modo tale da non richiedere lo stesso livello d’attenzione per tutto il tempo. Strategie per gestire l’iperattività: Evitare lavori ripetitivi e particolarmente lunghi, anche se semplici; Concordare preventivamente con il bambino le fasi del lavoro che si andranno a svolgere ; Assicurarsi che il bambino abbia compreso con chiarezza cosa deve fare; Dare delle piccole ricompense che permettano lo sfogo fisico dell’energia (ad esempio: se ricontrolli quello che hai scritto puoi andare a prendere una merendina al distributore); Dargli modo di uscire dalla classe in modo strutturato così da evitare “evasioni” (ad esempio: tu sei l’addetto alle fotocopie, quando serviranno andrai a farle tu); Evitare di spiegare le consegne degli esercizi tutte insieme; Creare delle routines di classe.