Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Dentro e fuori la scuola, Appunti di Sociologia

riassunto complteo

Tipologia: Appunti

2014/2015

Caricato il 22/07/2015

aconti77
aconti77 🇮🇹

4.1

(7)

3 documenti

1 / 22

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Dentro e fuori la scuola.
Introduzione.
1. Dato di partenza: la scuola l'è malada, ma chi è il suo dottore?
La scuola, specialmente in Italia, sembra non godere di buona salute. Sembra inadeguata ed è
sempre oggetto di critiche da vari settori della società civile. Anche se, la critica all'isituzione
scolasica, è ciclica in questo periodo sembra essere arrivata ad una situazione endemica. Questo è
dovuto au cambiameti sociali che si sono verificati in questi ultimi decenni ed, in modo particolare,
alla diffusione della domanda d'istruzione e al dichiarato uso, generale ed indispensabile,
dell'istruzione nella "società della consocenza".
Da una parte oggi la scuola si deve far carico della socializzazione una volta affidata totalmente alle
famiglie, dall'altro è venuta a mancare quella selezione "fisiologica" nell'operato dell'istituzione. Per
quanto riguarda questo ultimo punto non si riesce ancora a capire quale principio debba prevalere,
se quello del riconoscimento o della sanzione del merito individuale o quello della riduzione delle
differenze di partenza a modifica del capitale culturale originario dei singoli.
Sta sorgendo, nel nostro paese, una nuova sensibilità nei confronti dei "dispersi" e per i "no
successi" scolastici. La difficoltà principale sta nel considerare questi "dati" solo dal punto di vista
del soggetto.
Solo in parte si sta facendo strada l'idea che la proposta formativa univoca e la domanda
diversificata sia, in realtà, una contraddizione. La consapevolezza si dovrebbe trasformare in
volontà riformatrice aprendo, così, il problema della formazione degli insegnanti e della
condivisione politica circa le nuove funzioni e i nuovi modelli di funzionamento della scuola.
2. I dottori potrebbero essere tanti, forse dovrebbero trovarsi, parlarsi e rischiare nuove
cure.
Se la scuola starnutisce l'educazione prende il raffreddore. La scuola non può e non deve esaurire il
percorso educativo di un ragazzo. La storia dei ciechi che cercano di riconoscere l'elefante toccando
solo una parte di esso. Il segreto è superare le barriere che non ci permettono di vedere il problema
nella sua interezza, coinvolgendoci e tessendo una rete a sostegno di quelle alleanze educative che
coinvolgono tutte le agenzie che vivono "i progetti educativi" con i ragazzi.
I
Dispersione scolastica: ragioni e responsabilità.
1.1 Finalità dell'istruzione
E' un compito difficile riuscire ad aprire una riflessione sulla scuola dati i numerosi "attori" che la
popolano e i numerosi "occhi" che la guardano. In questo tentativo occorre:
Identificare l'insieme delle agenzie,
istituzionali e non, direttamente
indirizzate ai fini formativi.
Chiarire i gradi di coerenza tra le finalità e le caratteristiche die
sistemi sociali e le finalità e le caratteristiche die sistemi
d'istruzione formale.
Qualsiasi educazione poggia su un modello sociale che le fa da riferimento, ne orienta i contenuti,
Ne gerarchizza i valori, ne determina l'organizzazione, e così via (Sue)
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16

Anteprima parziale del testo

Scarica Dentro e fuori la scuola e più Appunti in PDF di Sociologia solo su Docsity!

Dentro e fuori la scuola. Introduzione.

1. Dato di partenza: la scuola l'è malada, ma chi è il suo dottore? La scuola, specialmente in Italia, sembra non godere di buona salute. Sembra inadeguata ed è sempre oggetto di critiche da vari settori della società civile. Anche se, la critica all'isituzione scolasica, è ciclica in questo periodo sembra essere arrivata ad una situazione endemica. Questo è dovuto au cambiameti sociali che si sono verificati in questi ultimi decenni ed, in modo particolare, alla diffusione della domanda d'istruzione e al dichiarato uso, generale ed indispensabile, dell'istruzione nella "società della consocenza". Da una parte oggi la scuola si deve far carico della socializzazione una volta affidata totalmente alle famiglie, dall'altro è venuta a mancare quella selezione "fisiologica" nell'operato dell'istituzione. Per quanto riguarda questo ultimo punto non si riesce ancora a capire quale principio debba prevalere, se quello del riconoscimento o della sanzione del merito individuale o quello della riduzione delle differenze di partenza a modifica del capitale culturale originario dei singoli. Sta sorgendo, nel nostro paese, una nuova sensibilità nei confronti dei "dispersi" e per i "no successi" scolastici. La difficoltà principale sta nel considerare questi "dati" solo dal punto di vista del soggetto. Solo in parte si sta facendo strada l'idea che la proposta formativa univoca e la domanda diversificata sia, in realtà, una contraddizione. La consapevolezza si dovrebbe trasformare in volontà riformatrice aprendo, così, il problema della formazione degli insegnanti e della condivisione politica circa le nuove funzioni e i nuovi modelli di funzionamento della scuola. 2. I dottori potrebbero essere tanti, forse dovrebbero trovarsi, parlarsi e rischiare nuove cure. Se la scuola starnutisce l'educazione prende il raffreddore. La scuola non può e non deve esaurire il percorso educativo di un ragazzo. La storia dei ciechi che cercano di riconoscere l'elefante toccando solo una parte di esso. Il segreto è superare le barriere che non ci permettono di vedere il problema nella sua interezza, coinvolgendoci e tessendo una rete a sostegno di quelle alleanze educative che coinvolgono tutte le agenzie che vivono "i progetti educativi" con i ragazzi.

I

Dispersione scolastica: ragioni e responsabilità.

1.1 Finalità dell'istruzione E' un compito difficile riuscire ad aprire una riflessione sulla scuola dati i numerosi "attori" che la popolano e i numerosi "occhi" che la guardano. In questo tentativo occorre: Identificare l'insieme delle agenzie, istituzionali e non, direttamente indirizzate ai fini formativi. Chiarire i gradi di coerenza tra le finalità e le caratteristiche die sistemi sociali e le finalità e le caratteristiche die sistemi d'istruzione formale. Qualsiasi educazione poggia su un modello sociale che le fa da riferimento, ne orienta i contenuti, Ne gerarchizza i valori, ne determina l'organizzazione, e così via (Sue)

Secondo molti analisti oggi è il lavoro il pricipale elmento di riferimento per l'organizzazione dell'istituto scolastico. "La scuola deve formare il futuro lavoratore". Questa frase si confà poco alla realtà italiana che, da sempre, considera l'umanistica come la vera cultura rispetto alla scientifica. Il problema si è accuito quando, negli anni sessanta, la larga diffusione dell'istruzione non ha dato, come risposta politica nascondendosi dietro un "populista" concetto di uguaglianza, la possibilità di canalizzare l'ondata di questi nuovi utenti. Ma prescindendo da questo "elemento" possiamo partire con una domanda di base "l'educazione, per che fare?". Tra le questioni aperte abbiamo il rapporto tra istituzione formative e sapere di cui, le prime, sono state ritenute le uniche depositarie legittime. Questo dettame è oggi in contrasto con una "cultura della prassi" quotidiana che portano non ad una democratizzazione del sapere ma ad un sapere democratico. Da qui nasce la crisi degli educatori e delle istituzioni educative da sempre abituate a trasmettere un bagaglio di sapere tradizionale già confezionato senza tenere in considerazione le esperienze degli alunni o quanto portavano, con sé, dell'ambiente dove erano cresciuti. La questione si complica considerando l'importanza acquisita dalle credenzali educative (i titoli di studi), quali elementi che certificano l'idoneità per l'ingresso nel mondo del lavoro e delle professioni. Uno dei problemi aperti da questa diffusione è la necessità dell'educazione permanente, dalla formazione postscolastica e dalla necessità di introdure metodologie nuove basate sull'imparare ad imparare, o re-imparare quando già imparato. L'aprirsi della scuola ai saperi informali, che tengono di conto il capitale di conoscenza non scolastiche acquisite, va di pari passo con l'educazione degli adulti e comporta una revisione profonda dei contenuti dei programmi. 1.2 La scuola in Italia. Attraverso una serie di dati ci si trova di fronte ad una realtà che ci presenta come i percorsi scolastici risultio assai più "accidentati" di quanto i dati sugli abbandoni segnalino. Secondo l'ex ministro dell'Istruzione Fioroni "La dispersione rimane la madre di tutte le battaglie". 1923: riforma Gentile Cerca di canalizzare le aspirazioni alla mobilità sociale attraverso l'isruzione formale, al fine di evitare l'eccesso di laureati desiderosi di collocazioni sociali riservati necessariamente a pochi proveniente da determinati ceti sociali. Scuola superiore per pochi e meritevoli ripartita in: Percorso liceale: Caratterizzato dalla non terminalità. Obbligo università. Percorso terminale: Indirizzato al mondo del lavoro.

1.3.3 I principali contributi interpretativi. Cinque filoni d'analisi sulla dispersione: 1.3.4 Nuove interpretazioni. L'evoluzione nel tempo della dispersione e le sue motivazioni. Anni '60-70' : l'insuccesso scolastico viene attribuito alle diseguaglianze sociali (cause strutturali). Il contesto familiare, le aspirazioni dei gentori e gli stimoli verso l'apprendimento e la conoscenza e dunque il clima culturale erano le componenti che predisponevano l'alunno alle risposte verso l'istituto scuola. Non c'è sintonia tra l'habitus culturale del singolo con la proposta formativa (univoca). Il fallimento delle politiche di compensazione del deficit economico, sociale e culturale spingono a spostare lo sguardo sulla specificità del singolo soggetto e sugli aspetti della personalità individuale con la scoperta della motivazione – demotivazione nei confronti dello studio e della istruzione formalizzata. Teorie psicologiche: Analizzano le caratteristiche personali dei soggetti e mirano a verificarne il grado di adattamento all'istituzione formativa e alle sue richieste. Si deve leggere il grado di congruenza tra fini e aspirazioni dello studente e le caratteristiche del contesto formativo. Interessi di studio, le motivazioni, i fini professionali o occupazionali. L'influenza dei genitori, parenti e coetanei. Teorie sociali: Si rifanno alla diversa resa degli studenti in base all' origine sociale e culturale , al sesso e all'etnia. Teorie economiche: Il calcolo di costi/benefici messi in atto dagli studenti e dalle motivazioni che il mercato da' agli studenti meno motivati Teorie organizzative: L'impatto delle caratteristihe ambientali , le dimensioni dell'istituzione, la burocratizzazione delle procedure, l' interazione studenti/docenti , il livello di soddisfazione degli studenti nel confronto dell'istituzione Teorie interazionista: Le relazioni tra ambiente ed individuo, comprendente la formazione di subculture studentesche e l'intreccio di relazioni, non solo tra pari. Approccio interazionista di Vincent Tito (1975) Gli abbandoni sono conseguenza di assenza di relazioni gratificanti di ogni tipo con i propri pari e con il personale docente. Accento sulla qualità dei rapporti e sul coinvolgimento degli studenti che gli permette di sentirsi ben accetti.

Tempi recenti : non c'è più una uniformità sociale nella fascia degli alunni che abbandonano. Si sviluppa un'attenzione nei confronti della dimensione dell'affettività che implica il bisogno di comunità e di rapporti più diretti tra docenti e studenti. Questo è dovuto al fatto che si stia delineando una genrazione priva di progettualità, che guarda con incertezza a futuro ed è comunque incapace di averne una visione di prospettiva a medio-lungo termine. Si delinea anche una realtà che vede la formazione , specie quella postobbligatoria, strumentale ad una posizione economica socialmente soddisfacente [teoria del ceredenzialismo]. Cosi diminuiscomo le motivazioni "espressive" che vedono, nell'accrescere la propria cultura, una collocazione economico sociale che possa essere gratificante e possa realizzare le capacità dell'individuo. Le nuove generazioni lamentano un clima poco friendly che caratterizza la scuola alla quale, è chiesta, una maggiore attenzione ai vissuti emozionali. Creare spazi aperti alla "narrazione" e "all'ascolto" , per far emergere il carico di aspirazioni, desideri, sentimenti, delusioni che ognuno mette in gioco nell'avventura conoscitiva, studenti e docenti insieme [Perone]. 1.3.5 Scuola e stratificazione sociale. 1.3.6 Ampiezza dei cambiamenti. Si tende a trascurare la dimensione strutturale delle tematiche in esame Si recupera la dimensione individuale del processo di apprendimento Le differenze culturali sono sensibilmente inferiori rispetto al passato. Il livello d'istruzione ambientale influisce sulla scelta della scuola secondaria e, tendelzialmente, distinguono le motivazioni strumentali (famiglie modesto livello d'isruzione) da quelle di accrescimento (famiglie buon livello d'istruzione). L'incidenza aumenta nel confronto dell'alunno con le istituzioni scolastiche. L'approccio micro-sociologico interazzionista afferma infatti che la qualità dell'interiazzione insegnante-studente influenza in profondità la motivazione gli atteggiamenti e i comportamenti dei protagonisti del rapporto e quindi, complessivamente, i risultati sinerigici della dialettica d'insegnamento-apprendimento. Famiglia È cambiata la relazione genitori-figli i rapporti sono diventati di vicinanza e amicali e, i figli, cercano rapporti di qualità con i docenti.

Sembra necessario, dunque, che i docenti debbano imparare a comunicare, a lavorare in gruppo, a gestire i conflitti, a rapportarsi empaticamente con i propri allievi e ad sviluppare nuovi compiti di accompagnamento, orientamento, tutoraggio e trasmissione di conoscenze metodologiche. 1.4 Considerazioni riassuntive. La lettura, quasi sempre, peggiorativa della scuola puà portare ad un necessaro movimento di profonda rottra. La scuola di massa è inserita in un nuovo contesto sociale e culturale che vede il moltiplicarsi delle forme di informazione e la fruizione di queste, da parte dei cittadini, è diventata indiscriminata. In questo contesto mutato la domanda deve essere: Quale scuola vogliamo? Il non aver affrontato questo problema ha portato ad una scuola ibrida caratterizzato dall'effetto delle scelte politiche di segno opposto.

II

Il rapporto fra scuola e società:

il punto di vista della scuola, degli insegnanti, della didattica.

2.1 Una, nessuna, centomila scuole. "Che la scuola non goda di una buona saluta è quasi un luogo comune" [Alessandro Cavalli]. E' difficile, quando intavoliamo un discorso sulla scuola, sentire espressioni positive sembra che tutto volga verso il peggio, l'irreparabile. Dobbiamo però valutare la pressione sotto la quale, la scuola, vive da sempre ed oggi in particolare: la pressione che viene dal dover puntare sull'innovazione, quindi sul futuro, tenendo i piedi nella tradizione culturale da trasmettere alle nuove generazioni che, comunque, hanno bisogno di "trasgredire" il passato per "aprirsi al futuro". La scuola non costituisce più l'unica agenzia educativa a cui accedono le nuove generazioni ma rimane la prima isituzione pubblica con la quale il cittadino entra in contatto. Implica una partecipazione universalmente condivisa ed è in grado di raggiungere tutti. Questo è uno dei motivi per cui la scuola deve far fronte ad aspettative potenzialmente inconciliabili : alunni, famiglie, docenti, dirigenti, colleghi, le agenzie esterne... I molti obbiettivi, ai quali è chiesto alla scuola di lavorare, hanno bisogno di essere gerarchizzati dai docenti per compatibilità e mancanza di risorse. Le differenze si vedono, in modo particolare, tra le diverse "scale di valore" con le quali lavorano le scuole nei suoi diversi gradi: Domande alle quali dobbiamo rispondere: Scuola Tradizione culturale Innovazione dettata all'economia e dalla cultura Nuove generazioni: Infanzia primaria Centrale la funzione educativa; obiettivi cognitivi + sociali ed affettivi; Scuola media (^) Centrale la figura conoscitiva della scuola; orienta e tende a socializzare Scuola superiore Opzione conoscitiva la più importante; ultimo posto per l'educazione culturale e politica. Quale funzione può svolgere oggi la scuola sia rispetto all'educazione verso una convivenza civile, sa rispetto allo sviluppo delle potenzilità individuali, sia rispetto alla costruzione di conoscenze e competenze necessarie per inserirsi nella società adulta?

Un punto di debolezza è quello di vedere come figura omogenea gli alunni dal bambino fino al ragazzo senza distinguerne le caratteristiche soggettive. Come esistono molti ragazzi, così esistono molte scuole collocate negli ambienti più differenti, dal centro di Milano alla periferia di Palermo. Come detto sopra il vedere nella società la colpevole della condotta scolastica rende difficile entrare in dialogo con le agenzie che vi lavorano se non in funzione di "delega" per risolvee i problemi che via via i ragazzi portano. Logopedista – problema di linguaggio; psicologo – problema di relazione; neuropsichiatra – problema di comportamto; assistente sociale – problema famigliare. Così si accentua il disinteresse degli insegnanti nei confronti delle realtà che vivono gli studenti. C'è in atto uno "strappo" generazionale i vecchi professori non riescono a "rivedersi" negli occhi degli alunni di oggi. L'ingresso dei problemi della società ha portato i vecchi e nuovi professori a percepire una dissoluzione della loro funzione professionale più che un cambiamento della società in cui, anche loro, vivono. Gli insegnanti innovativi – vocazionali – impegnati sostengono l'amipiezza del mondo dei ragazzi e affermano che la loro maggior soddisfazione sta nella relazione che riescono ad istaurare con i ragazzi stessi. Infatti, di fronte a questi docenti, il ragazzi perde la sua connotazione "negativa" e riesce a lasciar emergere la positività di cui è carico. Da molte ricerche si evince che i giovani sono soddisfatti della scuola per quanto riguarda i rapporti con i ompagni e più in generale per le relazioni interpersonali che si instaurano proprio a scuola. Il tema del rapporto tra pari è dimenticato e, quando citato, gli si affibia una connotazione negativa. Mentre venivano studiate le interazioni "verticali" si imponevano, nella vita dei ragazzi, quelle "orizzontali" con i loro pari che, al pari delle altre, sono incidenti sulla costruzione dell'identità personale e scolastica dei ragazzi. Di fatto, è attraverso il rapporto con i coetanei che gli allievi, nelle diverse età, cercano e a volte trovano il senso della loro esperienza scolastica e, sopratutto, il rapporto fra quello che succede a scuola e il vasto mondo su cui questa si affaccia. L'appartenenza del ragazzo alla vita collettiva rappresenta l'ememnto unificatore e centrale della sua esperienza evolutiva, e il gruppo uno dei luoghi strategici da cui partire per costruire un ponte fra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori dalla scuola. E' il gruppo laboratorio sociale in cui i soggetti possono sperimentare comportamenti, ruoli ed identità dell'identità adulta. Spetta a noi il compito di avviare i ragazzi alla ricerca del gruppo, allo sviluppo del senso di appartenenza a una comunità competente capace di leggere criticamente uno stato di cose o una realtà direttamente conosciuta attraverso il gruppo sociale comunitario. Il gruppo, nella sua concreta dimensione di transizione tra il familiare e il sociale, rischia di non essere analizzato nella sua dimensione di terzo, che appartiene, contemporaneamente, allo spazio esterno e a quello interno (ragazzo, famiglia, scuola). Il rapporto con il territorio costituisce dunque un serbatoio di agenzie e di specialisti a cui delegare i problemi di cui non si riesce a farsi carico, più che la possibilità di costruire progetti interistituzionali di sostegno a ragazzim famiglie e insegnanti. Ogni educatore deve saper vedere ciò che il gruppo nasconde e mimetizza dietro al comportamento del singolo.

In particolare i pre e gli adolescenti hanno bisogno degli adulti e degli insegnanti che rappresentano i mediatori del principale mondo isitutuzionale dove crescono. Non sempre gli adulti riescono a percepire l'importanza, l'essenza e il ruolo del gruppo dei pari vedendolo in senso negativo come l'origine dell'individualismo e della violenza portatore di una cultura anti scolastica. Il rimpallo delle "responsabilità" si gioca tra la scuola e la famiglia. C'è un rischio nell'educazione quello di "rincorrere" la novità proposta dai giovani senza saper leggere le loro richieste. Per questo l'adulto è chiamato ad accettare la sfida che i ragazzi, all'interno delle loro formazioni gruppali pongono alla scuola ponendosi in relazione con loro come figure credibili che i interogano, riflettono, investono primariamente nelle relaizoni. Tessere rapporti educativi con il territorio mettendo al centro il ragazzo. Il docente deve essere un osservatore sapiente capace di essere colla per riunire i frammenti in cui è spezzata l'identità frammentata del giovane. Così il gruppo diventa un ponte tra la scuola e la società dove lavorare con, per e nel giovane. Di questo modello i docenti rappresentano in sé la colonna portante come strumenti di lettura e di mediazione con la realtà instaurando relazioni significative con i ragazzi. Gruppo informale (^) Ambito di maggior libertà ed espressione individuale minor controllo dagli adulti. Gruppo formale (^) Più strutturato, sembra favorire maggiormente le acquisizioni di senso dell'istituzione. La scuola è un gruppo formale: dovrà tendere a costruire del senso dell'istituzione e del vivere collettivo. il bisogno degli adulti è funzionale al superamento della paura e al disorientamento che prende i ragazzi nel passaggio dalla famiglia alla costruzione autonoma della propria identità. Il clima umano che circonda oggi i ragazi non prevede che essi raggiungano obiettivi più avanzati di quelli della generazione precedente. Questa mancanza di speranza li porta a domandarsi: perché dobbiamo crescere, studiare, imparare, diventare adulti? Ed è di fronte a queste domande che sorge la necessità di stare fianco a fianco riparandosi nel gruppo. Proprio perché le emozioni portate a scuola dal gruppo sono tumultuose, gli insegnanti non sono sempre disponibili a lasciarle emergere, riconoscerle, a rivederle succedere. e se i ragazzi incontano adulti muti, aldilà delle infinite pratiche che possono declamare, e ciechi, aldilà, delle mille attenzione che possono riversare su di loro, alzano il tiro delle provocazioni per essere uditi ed evidenziano il loro agire per essere visti, spesso aspettando inutilmente una parola autentica e uno sguardo sincero. L'educatore che critica o smonta il gruppo di riferimento del giovane è come se lo spogliasse nudo, gli togliesse il suo rifugio.

Domanda: al di là del problema relazione, inoltre: Non si tratta di sovvertrire l'ordine, di rifiutare la tradizione. Il docente sarà il mediatore fra i ragazzi e il vasto mondo, fra i ragazzi e il mondo simbolico proponendo una cultura che fornisca la capacità di categorizzare, di ordinare la realtà, di "creare lo spazio del problema", la cornice in cui esso si ascrive, cerca di dare ordine alla coerenza. Naturale che il docente è chiamato a non dare solo "un" modello culturale ma deve aprirsi ad altre culture. L'insegnante è chiamato anche a mettere in rapporto l'allievo con la materia che insegna. L'insegnamento deve partire dall'esperienza proprio sulla base dell'osservazione naturale di sviluppo del soggetto, che come prima facoltà esercita i sensi esterni e, successivamente l'immaginazione e la memoria proprie dei sensi interni. Rosseau e la conoscenza attraverso il concreto. Come la scuola si può adattare alle nuove esigenze senza rinunciare ad essere la depositaria della tradizione da condividere con i ragazzi? Qual'è il ruolo della cultura nella vita di un ragazzo di oggi e, dunque, il ruolo culturale della scuola? Che cultura propone la scuola di oggi? La missione dell'insegnante non è di trasmettere il puro sapere, ma una cultura che permetta di comprendere la nostra condizione e di aiutarci a vivere, aiutandoci a pensare in modo libero ed aperto.

La conoscenza già formalizzata dagli esperti non è dunque la partenza ma la meta. Adeguare e non formare. Partendo dalla realtà di base dell'alunno (famiglia) si può adeguare la cultura scolastica e le materie. "Ognuno di noi apprende ed impara a conoscere il mondo in base a una griglia di lettura della realtà, in base a un insieme di rappresentazioni di modelli esplicativi che contribuiscono a dare un senso a quanto lo circonda". "Il vero apprendimento si realizza a partire da ciò che è presente, modificandolo, affinandolo, ampliandolo attraverso successive rotture adeguando e non sommando, nuovi apporti alle nostre strutture iniziali" Riccardo Pontremoli: "Ragioni, e responsabilità, ce ne sono diverse: dello Stato, del sindacato, dell'istituzione, della categoria, delle persone: tagli economici, formazione inesistente, stipendi sconfortanti, boicottaggi morali e professionali, parole vuote, dolori privati, burocrazia mortale, ingerenze concordatarie, mentalità meschine, frustrazioni sistematiche, opportunismi, campagne elettorali, falsi nemici, bambini di plastica, misconoscimenti, latitanza dell'inventiva, "sociale" asociale, assenza di progetti, genitori miasmatici, pavidità di generi svariati... Già questo non è poco, e non è tutto. E certo, pur non essendo tutto, è più che sufficiente a scoraggiare; ma siamo qui, e questo essere qui dovrà pur darsi un senso, sennò sarà insensato anche il fatto di esserci. E allora direi che qualcosa si potrebbe cercare di farla fin da subito: oltre che respirare sul collo di qualunque ministro, e magari piantarci anche i denti, darsi una piattaforma - nel senso sindacale e nel senso dello spazio da cui spiccare il volo ; una piattaforma donchisciottesca, da perseguire e praticare donchisciottescamente."

Il tentativo dovrebbe essere quello di spostare la centralità dell'educazione da un qualche luogo, tempo o organizzazione nel quale si realizzerebbe compiutamente, e riconsegnarla prevalentemente ai soggetti individuali e collettivi. Ci dovrebbe essere una riconsegna della centralità alle storie individuali e collettive nelle quali interagiscono e si assemblano, con contenuti e modalità condivise, ma anche originali e irripetibili, tutti i frammenti edicativi acquisiti nel corso dell'esistenza. La crisi della scuola. La scuola è in crisi ciclicamente. Uno dei motivi della crisi, oggi, è il fatto che questa sia pubblica e sottoposta, quindi, ad una critica generalizzata e tranchant a tutto ciò che non è sottoposto a logiche aziendali. Ma il problema principale è quello antropologico poiché: La scuola è chiamata a costruire e proporre delle credibili e afascinanti alternative a veline, tronisti, calciatori poco sportivi, arricchiti di ogni genere. Tra egemonia e abbandono. Se da una parte la scuola vede ridimensionare la sua centralità, dall'altra gli vengono attribuiti maggiori compiti educativi in relazione a vari tipi di educazne, alla commemorazioni di giornate varie, e alla prevensione. Il Forte Bastiani. Edificio che, nel romanzo di Buzzati Il deserto dei tartari ospita le truppe che presidiano il confine in attesa del sicuro arrivo di un misterioso e minaccioso nemico. La scuola può essere paragonata a questo fortino (!)(?) se il nemico e il terrotorio sono la società che, come si è visto in rpecedenza, viene vissuta come nemico. Ma la linea di confine da presidiare è così labile e non chiara che la scuola non può essere il fortino. I tartari non sono più aldilà del confine ma sono entrati nella scuola e non sono più silenti. Ma chi sono i tartari: si trova molta difficoltà a delineare e a proporre a chi vive l'esperienza scolastica, convincenti, solidi e duraturi modelli di essere umano verso i quali orientare la propria azione formativa, e attorno ai quali costruire sufficientemente solide allenaza tra società, in senso lato, insegnanti, studenti e genitori. Manca un adulto come figura di riferimento. E' difficile formare l'uomo flessibile: colui la cui vita prevede itinerari e non carriere! Da una parte la scuola viene ancorata alla debolezza, dall'altra le viene chiesto di essere una casamatta a presidio di tutto il presidiabile. Tartari: Giovani: nella loro identità parziale di studenti. La dequalificazione die professori. La compromessa credibilità istituzionale Le performance ritenute sempre più insufficenti.

Il problema profondo è che la scuola, lungo gli anni, non ha fatto altro che assorbile le contraddizioni sociali esistenti. Diventata scuola di massa, per la scuola d'elitè il discorso è diverso, si è trovata a scoprire la variable dipendente dal sociale per rielaborarne e assorbirne tutte le tensioni. Di fronte a questo problema sono due i problemi che sorgono: La bufala del bullismo. Il bullismo è paradigmatico rispetto alle contraddizioni e alle difficoltà nelle quali è immersa la scuola. Il "bullo" rappresenta una piccola storia deviata che non è stata letta con capacità dagli insegnanti non capaci di affrontarlo. Questo porta a comprenere la loro scarsa autorevolezza, preparazione e motivazione. Ci possiamo chiedere a cosa serva oggi comprimere il bullismo in un quadro di definizione. Forse a comprimere dentro un quadro semplicistico di senso una molteplicità di problemi parziali. L'enfasi attorno al bullismo è come se soddisfacesse il desiderio di avere e affrontare un certo tipo di problemi sociali "ben circoscritti". Il bullismo, che esiste da prima che gli sia stato affibiato il nome, ha bisogno di ben altri tipi di interventi. Sicuramente questo fenomeno, che prima era extrascolastico, con l'apertura alla scuola di massa, è entrato a scuola. La sempiterna descolarizzazione. La scuola è sempre stata accompagnata dalla sua ombra: la descolarizzazione. Tra i suoi massimi esponenti troviamo: L'idea della descolarizzazione è da legare, in modo particolare, ai movimenti comunisti che volevano superarla in quanto corpo separato e sciogliere l'apprendimento nella vita sociale e lavorativa, in vista e funzione di una società radicalmente diversa. Visione radicalmente critica: Si pensa al passato con nostalgia. Si rincorre il presente. Dimenticandosi del futuro. Ivan Illich La scuola non può mantenere e promesse che fa È funzionale al sistema ideologico Incapacità/impossibilità a garantire Trasformazione strutturale dell'esistente Formazione di persone nuove per società nuove. Vocazione normalizzatrice, formare soggetti in funzione delle esigenze

L'educativa di strada. L'educativa di strada può diventare una tra le principali interlocutrici della scuola, così come la scuola la può diventare della educativa di strada. La storia dell'educativa di strada inizia ora ad essere rilevante per il nostro paese. Può essere definita e concepita in duplice modo: Un elemento di un sistema complesso che, a partire da un primo aggancio e da una prima soglia di accesso, cerca, anche in sinergia con altri servizi, di offrire opportunità di riconoscimento e cambiamenteo. L'impegno quindi non può prescindere da una forte attenzione al contesto, mirando allo sviluppo della comunità locale, facilitando la possibilità che questa riesca a dialogare con tutte le sue contraddizioni, oltre al collegamento e potenziamento della rete dei servizi territoriali Le difficoltà dell'educativa di strada. Come l'educazione intrascolastica anche quella di strada è attraversata da numerose linee di difficoltà, se non di vera e propria crisi di prospettive. La sua funzuine riparativa, cioè rivolta a soggetti fortemente penalizzati, nei confronti dei quali mette in atto processi che prospettano lo sblocco o l'eliminazione della condizione problematica, porta più facilmente a percepire il successo dell'azione anche nei piccoli passi. come una didattica specifica Come un approccio generale Ai fatti dell'educazione Un elemento di un sistema complesso che, a partire da un primo aggancio e da una prima soglia di accesso, cerca, anche in sinergia con altri servizi, di offrire opportunità di riconoscimento e cambiamenteo. L'impegno quindi non può prescindere da una forte attenzione al contesto, mirando allo sviluppo della comunità locale, facilitando la possibilità che questa riesca a dialogare con tutte le sue contraddizioni, oltre al collegamento e potenziamento della rete dei servizi territoriali. Opera nei contesti Quotidiani dove il disagio si genera Si insersce all'interno di luoghi relazionali Ed educativi informali Tende a trasformarli attraverso un opera di negozzazione Non è un servizio di sportello! Tende a raggiungere i soggetti non ad essere raggiunti. Con l'educativa di strada la risposta va al problema per stimolare la domanda.

Le vere difficoltà stanno nella prevenzione-promozione: 3.3 Superare la separatezza tra educazione intrascolastica ed educazione territoriale. La onsapevolezza del territorio come ambiente educativo ha portato alla promozione e stabilizzazione di un vero e proprio Se l'educativa di strada non deve essere considerata un puntello di quella scolastica, a sua volta, l'educativa, deve teoricamente e organicamente coprendere la scuola all'interno della propria porgettualità considerandola, così, una delle principali dotazioni che concorrono alla configurazione educativa di un territorio. Quale rapporto tra le educazioni. Guardando il tutto da un ottica extrascolastica si tratta di inquadrare la scuola in un "luogo della strada", un "luogo aperto" del territorio, uno spazio-tempo in cui è opportuno e possibile svolgere attività di educativa di strada. Investimenti economici insufficenti, calo di tensione rispetto all'idea prassi di bene comune. Difficoltà strategica di senso nell'individuare i soggetti a cui fare riferimento Superare l'idea che l'intervento educativo è il fine e non il mezzo Il processo è la relazione e il prodotto il cambiamento auspicabile Debolezza strutturale e frammentata del territorio. Necessità di interventi liquidi. La rinuncia a una solida inteligenza strategica organizzatrice porta ad una idea del crollo di un centro forte che promuove, programma, coordina, finanzia e gestisce, cioè governa. Dovrebbe favorire il lavoro di rete con tutti i problemi connessi: Incertezza, confusione, respiro di breve periodo, coordinamento insufficente, difficoltà a definire e gestire gli interventi in atto. sistema formativo integrato: Longitudinale: tra i vari gradi del sistema scolastico. Trasversale: tra le scuole e le agenzie educative nel territorio. Una scuola segregata dal proprio territorio sociale recide il filo di quell'irreparabile gomitolo di storia, personale e sociale di cui l'allievo è testimone.