
der Ackermann aus Böhmen
- Ci sono due figure: un contadino e l’altro è uno scheletro (rappresenta la morte)
-Quest’opera è un dialogo che si svolge tra un Ackermann (contadino di Boemia, villano di
Boemia) e la morte.
- Pare dai documenti che si tratta forse di un’opera autobiografica che nasce da
un'esperienza, perché il dialogo presenta il contadino che è rimasto vedovo e la morte. Il
contadino accusa la morte di essere causa della distruzione della bellezza della vita e la
morte risponde sarcasticamente mostrando la vanità e il dolore della vita umana.
- Quest’opera la possiamo definire come estremamente drammatica che allo stesso tempo
segna il passaggio delle epoche, perché si cambia visione sulla morte: nel Medioevo si
pensa alla morte come memento mori (ricordati uomo che devi morire, epoca “oscura” →
perchè poi si può finire nell’inferno, quindi morte accettata come volontà divina) mentre in
quest’epoca si ha un’ottica diversa
Estratto dell’opera
- Qui la morte viene qui quasi “minacciata”, inizio molto provocatorio
-L’uomo verso la morte non è spaventato, bensì è arrabbiato, coraggioso (perché vuole
maledire la morte), sfrontato, senza filtri, senza paura, rabbia, accusatore e provocazione
potentissima
-Chi scrive, sa che si ha un atteggiamento nuovo rispetto al solito, infatti si rivolge alla morte
in un modo nuovo rispetto alla tradizione medievale.
-La morte sa di aver provocato dolore immenso, ma sa che nessuno avrebbe assunto tale
atteggiamento nei suoi confronti.
- La morte gli chiede di presentarsi, lui risponde che è un contadino ma usa la penna, quindi
è un intellettuale e colto che sa scrivere→ ciò simboleggia l’istruzione rende coraggiosi e
liberi nella manifestazione di un pensiero, non una sottomissione a un potere che ti tiene
nella paura e nel terrore, l’istruzione rende liberi, è in grado di avere un pensiero proprio.
-In questa figura si incarna il primo titano dell’epoca, ovvero un individuo che prende una
posizione coraggiosa in nome della libertà di pensiero e di una consapevolezza di sé.
-Una vita che ha valore in sé e che va vissuta pienamente, morte vista come qualcosa che
non è giusto
-L’umanesimo mette l’uomo in centro→ grandezza dell’uomo.
-Il contadino simboleggia la grandezza dell’uomo e durante tutto il dialogo mantiene la sua
fermezza.
- Il villano ad un certo punto chiede a Dio chi ha ragione, perché non riesce ad accettare
questa cosa→ il giudizio di Dio, che conclude il dialogo, dice che l’uomo incarna il valore di
onore, ma la morte continuerà a fare il suo lavoro→ però alla morte Dio ricorda che lei non
ha un potere assoluto, ma è Dio che glielo ha dato
-Quindi l’uomo deve essere cosciente del fatto di essere mortale, mentre la morte quello di
essere uno strumento
Soglia tra spirito medievale e spirito umanistico (coraggio e consapevolezza dell'uomo che si
rende indipendente dalla religione e ha il coraggio di dire la sua)