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Le derivate, nello studio di funzione, servono per: dove la funzione cresce e decresce (ovvero, dove la funzione è monotona crescente e dove è monotona decrescente);
Tipologia: Appunti
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Le derivate, nello studio di funzione, servono per:
decresca dopo di esso: per avere un'idea f(x)→+∞ per x→x 0 -^ e f(x)→+∞ per x→x 0 +^. In tal caso avremo sicuramente
alternanza del segno della derivata prima, ma x 0 non è un punto di massimo per la funzione y = f(x); la derivata prima
infatti non si può annullare in x 0 perché la funzione y = f(x) non è definita in tale punto. A questo punto bisogna stabilire se i punti di massimo e minimo che abbiamo trovato sono relativi o assoluti. Supponiamo che vi siano due punti di massimo x 1 , x2 e due punti di minimo x 3 , x4 per la funzione y = f(x) considerata.
Avremo quindi e Per capire se sono relativi o assoluti dobbiamo vedere se esistono altri punti della funzione sopra, nel caso del massimo, o sotto, nel caso del minimo; per fare questo bisogna trovare i valori della funzione corrispondenti ai massimi e minimi trovati in precedenza, in questo modo conosceremo esattamente i punti del grafico in cui la funzione y = f(x)
raggiunge i suoi massimi/minimi: Il punto di massimo assoluto è l'ascissa che determina il più grande tra i valori di massimo (ordinate) se la funzione non tende a +∞ in alcun punto del dominio. Il punto di minimo assoluto è l'ascissa che determina il più basso tra i valori di minimo (ordinate) se la funzione non tende a -∞ in alcun punto del dominio. Non sempre ci sono massimi e/o minimi assoluti: se ci sono, tutti gli altri massimi e/o minimi sono relativi. Se non ci sono massimi e/o minimi assoluti, allora tutti i punti di massimo e/o minimo sono relativi. Con "relativo" infatti si intende: "se esiste almeno un intervallo di ascisse tale per cui il valore di ordinata che si ottiene è il più grande (massimo relativo) o il più piccolo (minimo relativo) tra tutti i valori di ordinata presenti in quell'intervallo". Con "assoluto" si intende invece: "il valore di ordinata più grande (massimo assoluto) o più basso (minimo assoluto) su tutto il dominio". Si conclude lo studio della derivata prima studiando gli eventuali punti di non derivabilità della derivata prima y = f '(x). Per farlo, basta considerare i punti che sono esclusi dal dominio della derivata prima y = f '(x), con particolare attenzione alle ascisse che stanno nel dominio di y = f(x) ma che non appartengono al dominio di y = f '(x). Questa ulteriore analisi potrebbe far risaltare cuspidi, punti angolosi e flessi a tangente verticale. Un punto di flesso può esserci solo se la funzione in quel tratto è continua. Massimi e minimi assoluti e relativi in un esempio:
Calcoliamo la derivata prima della funzione. Per farlo, dobbiamo applicare la regola di derivazione del rapporto di funzioni, otteniamo quindi:
segue
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Il dominio della derivata prima si determina nel solito modo. Osserviamo che, rispetto al sistema di condizioni da imporre sulla funzione y = f(x) qui dobbiamo aggiungere la condizione x+1≠0, vale a dire x≠-1, punto che però è già escluso dal dominio della funzione che stiamo studiando. Quindi Dom(f’) = Dom (f) Per quanto riguarda i candidati a punti di massimo o minimo, se imponiamo l'equazione f'(x)=0 abbiamo
che però non ammette soluzioni (-2=0 impossibile). Ora il segno della derivata prima ci dirà su quali intervalli di ascissa la funzione y = f(x) cresce e dove decresce: per scoprirlo, risolviamo la disequazione f’(x) maggiore o uguale di zero ossia:
Numeratore maggiore o uguale di zero, in questo caso è impossibile Denominatore >0: il primo fattore conduce a x > -1, il secondo è invece un quadrato ed è quindi non negativo
(l'unico punto in cui il denominatore si annulla è già escluso dal dominio). Siamo giunti all'ultimo passaggio dello studio di funzione, successivamente dovremo solamente disegnare il grafico. La prima cosa da fare è calcolare la derivata seconda della funzione y = f(x), ossia calcoliamo la derivata prima della derivata prima: y = f ” (x) Dopo averla calcolata, diamo un rapido sguardo al suo dominio Dom(f''), e controlliamo quali sono i punti o gli intervalli di Dom(f'') che non appartengono all'intersezione tra il dominio della funzione y = f(x) e al dominio della derivata prima y=f'(x). All'atto pratico infatti ciò che ci interessa è l'intersezione
Ora calcoliamo gli zeri della derivata seconda, quindi risolviamo l'equazione f ” (x) = 0 Le soluzioni x di tale equazione saranno i candidati punti di flesso della funzione y = f(x), ossia i punti in cui si ha una variazione della convessità della funzione che stiamo studiando. Per capire quali tra questi valori sono effettivamente punti di flesso e quali no, e soprattutto come varia la convessità, dobbiamo risolvere la disequazione f ” (x) maggiore o uguale di zero e, giusto per fissare le idee, supponiamo di trovarci di fronte ad una situazione del seguente tipo
e quindi f''(x)>0 per x 0 per b c. Dove la derivata seconda è positiva, la funzione y = f(x) è convessa, mentre dove la derivata seconda è negativa la funzione y = f(x) è concava. Per non confonderti, nel disegnare le soluzioni della disequazione disegna un sorriso sotto agli intervalli in cui la derivata y=f''(x) è positiva e una smorfia sotto agli intervalli in cui la derivata seconda è negativa. Questa simbologia richiama infatti quella che sarà la configurazione del grafico della funzione.
Tutti i punti x che risolvono l'equazione f''(x)=0 ma che non stanno nell'intersezione dei tre domini Dom(f) ∩ Dom(f') ∩ Dom(f'') non sono punti di flesso: è fondamentale capire che, anche se in certi punti si ha una variazione di convessità, ma in tali punti la funzione y = f(x) non è definita, essi non sono punti di flesso.