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Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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«Tutti gli uomini sono nati liberi e uguali, in dignità e diritti, e, essendo dotati dalla natura di ragione e coscienza, devono comportarsi reciprocamente come fratelli.»(preambolo della dichiarazione) La Dichiarazione americana dei diritti e dei doveri dell'uomo, conosciuta anche come Dichiarazione di Bogotà, è stata la prima dichiarazione dei diritti umani nel mondo ad avere natura generale e non nazionale[1]. Ha anticipato di più di sei mesi la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. La Dichiarazione è stata adottata dalle nazioni americane durante la IX Conferenza internazionale degli Stati americani svoltasi a Bogotà, in Colombia, nell'aprile del 1948, lo stesso meeting che ha portato alla creazione dell'OAS[1]. La Dichiarazione stabilisce che i diritti essenziali della persona non derivano dall’appartenza ad uno Stato, quindi dalla nazionalità di una persona, ma dal suo attributo di essere umano. Da tale principio discende che i membri dell’OSA riconoscono che la legislazione di uno Stato in materia di diritti fondamentali non crea né concede dei diritti, solo li riconosce in virtù del fatto che tali diritti esistono indipendentemente dall’esistenza di uno Stato. La Dichiarazione americana consta di 37 articoli suddivisi in due capitoli: il primo dedicato ai diritti della persona umana e il secondo ai suoi doveri. Le due peculiarità della Dichiarazione sono: i diritti elencati nel primo capitolo (artt. 1-28) includono sia diritti civili e politici sia i diritti economici, sociali e culturali tra cui la proprietà, la cultura, il lavoro, lo svago e la sicurezza sociale; il secondo capitolo, a differenza della Dichiarazione universale, elenca anche i doveri degli individui nei confronti e all’interno di una società (artt. 29-37). I doveri dell’individuo includono obblighi verso la società, verso i bambini e i parenti, l’obbligo di ricevere istruzione, l’obbligo di voto, di obbedire alla legge, di servire la comunità e la nazione, di cooperare per il rispetto della sicurezza sociale e il benessere, di pagare le tasse, di lavorare e di astenersi dallo svolgere, in un paese straniero, attività politiche che sono per legge limitate ai cittadini di quel paese. I limiti alle norme sui diritti umani L’articolo 28 include una clausola di limitazione generale rispetto alle disposizioni della Dichiarazione sul rispetto dei diritti umani. La clausola prevede che: “i diritti di una persona sono necessariamente limitati dai diritti degli altri, dalla sicurezza di tutti, e dalle giuste pretese di benessere generale e di avanzamento della democrazia”. Tali motivazioni sono, quindi, per i membri dell’OSA, delle giustificazioni legittime per una deroga ai diritti umani. La clausola ammette più fattispecie di quanto non facciano le Nazioni Unite, tuttavia sulla derogabilità dei diritti fondamentali la Corte ha avuto occasione di esprimersi in maniera più restrittiva (si veda, ad esempio, Op. cons. 8/87 del 30 gennaio 1987 – Habeas corpus in stato di emergenza). Sebbene normalmente si parli di una dichiarazione e non di un trattato legalmente vincolante, la giurisprudenza della Corte interamericana dei diritti umani e la IACHR la considerano una fonte di obblighi internazionali vincolanti per gli Stati membri dell'OAS.
Benché ampiamente superata dalla Convenzione americana sui diritti umani (in vigore dal 18 luglio 1978) i termini della Dichiarazione vengono ancora imposti al rispetto di quegli Stati, come Cuba e gli USA, che non hanno mai ratificato la Convenzione.