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Pro. Santarone
Tipologia: Sintesi del corso
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Didattica e Intercultura
1.La centralità della didattica
Negli ultimi tre,quattro secoli la didattica ha assunto via via grande importanza,ciò è dovuto ad un progressivo aumento della domanda di istruzione che si è estesa in tutti i lati del mondo. Tale domanda è correlata al progressivo aumento dei cambiamenti sociologici che hanno caratterizzato questi ultimi secoli: la rivoluzione scientifica, la rivoluzione industriale, la nascita del capitalismo, le grandi rivoluzioni europee , il liberalismo , il marxismo, il grande sviluppo di alcune nazioni un tempo “periferiche”, quali l’ India, la Cina, il Brasile , il Sudafrica… milioni di educatori e ricercatori susseguitosi tra loro, si sono misurati con le forme più idonee per realizzare stili educativi e mezzi didattici (sorretti da metodi educativi innovativi) che portassero un sapere il più possibile democratico, espansivo e condiviso.
2.Insegnamento e apprendimento
Per rispondere ai nuovi bisogni di massa d’istruzione la ricerca didattica, nel corso del ‘900, si sposta dal problema dell’insegnamento, al problema dell’apprendimento. Ci si comincia a preoccupare dei metodi più idonei ed efficaci per consentire al soggetto che apprende di fare esperienza di ambienti di apprendimento stimolanti e capaci di suscitare curiosità, interesse e motivazione. Va contrastata la tendenza spontaneistica, però, che vuole il docente solo un accompagnatore e va invece affermata , dialetticamente, la figura di un docente che sappia essere anche “maestro” , cioè portatore di un sapere sapienzario , oltrechè disciplinare e tecnico-scientifico, che parli del nostro essere nel mondo alludendo ai fondamentali problemi della condizione umana, un sapere a forte connotazione etico-politica…
3.Conformismo dinamico
Si tratta, quindi ,di far vivere quella dialettica tra conformismo e originalità, tra autorità e autoritarismo di cui ha parlato anche Gramsci, che a tal proposito parla di SCUOLA CREATIVA. Secondo Gramsci, nella scuola creativa vi è prima una fase in cui si tende a disciplinare, a livellare, a ottenere una specie di “conformismo”. A tale fase, si sussegue una fase “creativa” dove si tende a espandere la personalità , divenuta autonoma e responsabile, ma con una coscienza morale e sociale solida e omogenea.
Secondo Franco Fortini,è necessario non scambiare autoritarismo con autorità. Autorità è la voce che guida,si ha l’autorità di pensiero, di una verità, ad esempio. Finchè non viene contestata in nome di una più alta, c’è l’autorità della propria esperienza. Autoritarismo , invece, è l’insieme dei modi con i quali si impone una data gerarchia di valori. Autoritarismo imposto da un padre, un maestro, un signore…
Il compito della didattica, sta nel mediare tra “natura” dell’allievo e la cultura della società.
4.-
5. nuove domande d’istruzione e risposte didattiche
Gli ultimi due secoli sembrano aver accolto l’invito di Comenio di “insegnare tutto a tutti”. La sfida più grande della didattica del novecento, fu quella di misurarsi con nuove diversità educative,tentando di costruire percorsi di insegnamento e apprendimento a misura di esse e provando a compensare i deficit socio culturali che tanti allievi si portavano nelle aule scolastiche. Questo nuovo pubblico di massa era formato da figli di operai, contadini, artigiani, ecc.. e di figure sociali discriminate, come le donne , ad esempio, per secoli escluse dall’educazione. tra le nuove diversità presenti nella società odierna vi è quella dei figli dell’immigrazione, si aggiungono quindi nuove sfide rivolte alla didattica.
6. il trattamento delle diversità in ambito educativo
Ciò che a noi interessa è il modo in cui tutte queste diversità sono state accolte nei sistemi educativi. Tutto ciò,come già detto, avviene solo a partire da novecento,con la diffusione della scuola di massa. In Italia,con
l’introduzione della scuola media unica negli anni ’60, si affaccia un nuovo pubblico nelle aule scolastiche, costituito da nuovi e diversi soggetti culturali che metteranno in cisi la cultura retorico-umanistica di una parte del ceto medio degli insegnanti di quegli anni, il quale risponderà con la selezione e le bocciature. Nasce quindi l’esigenza di misurarsi con questo nuovo pubblico di allievi, di adeguare i processi di insegnamento/apprendimento ai nuovi e diversificati bisogni formativi indotti dalla scolarizzazione di massa.
John Dewey,sostiene la necessità di spostare il centro di gravità dei processi di insegnamento/apprendimento dal maestro all’allievo, e parla, per questo, di una vera e propria rivoluzione copernicana. Il centro di gravità, inizialmente è fuori dal fanciullo, è il maestro o il libro. Con la nuova educazione, si sposta il centro di gravità. come per Copernico che sposta il sole al centro, nel nostro caso il fanciullo diventa il sole intorno al quale girano gli strumenti dell’educazione. Si tratta quindi, di adattare l’insegnamento all’allievo,ai suoi bisogni, alla sua individualità.
7. didattica attiva per l’educazione degli adulti
La formazione intenzionale che si vuole proporre agli adulti non può non tener conto della formazione naturale che essi hanno acquistato nei loro percorsi di vita e di lavoro. Due autori hanno riflettuto a tal proposito: Schwartz e Susi. Secondo Schwartz,il soggetto deve essere messo in condizione di affrontare i problemi adeguati al suo livello di competenze e conoscenze (pena la mortificazione) e deve poter aver chiari gli obiettivi che deve perseguire. Susi,sottolinea l’importanza dell’educazione permanente naturale in atto, intendendo la necessità di tener conto di tutti quegli elementi del contesto sociale e ambientale che educano continuamente i soggetti (gruppo dei pari e famiglia).
8.individualizzazione didattica
Per istruzione individualizzata si intende generalmente l’adeguamento di contenuti e tecniche dell’intervento educativo in base ai bisogni e alle caratteristiche di un’utenza specifica. Mentre per istruzione individuale, all’insegnamento impartito al singolo alunno, alla lezione privata.
9.la didattica interculturale per una nuova scuola aperta a tutti
spesso la pedagogia interculturale viene accomunata ad una pedagogia speciale o compensaoria; i bambini,figli degli immigrati,diventano una categoria a parte,in quant considerati "folklorizzabili" a piacimento; il disagio che i figli degli immigrati spesso vivono nelle scuole europee,viene attribuito alla differenza culturale,e non ai problemi sociali,all'atteggiamento stigmatizzante di molti insegnanti,all'inedeguatezza dei contenuti scolastici.
anche i modi di categorizzare le lingue degli immigrati in base a criteri gerarchici,costituisce una forma di discriminazione:una lingua prestigiosa,ad esempio l'inglese parlato da un bambino statunitese che si troa a frequentare la scuola italiana,può essere sostenuto da atteggiamenti favorevoli di insegnanti e genitori,in modo da promuovere autostima nel parlante e da orientare verso una conoscenza bilingue; al contrario in presenza di una lingua percepita come poco prestigiosa,ad esempio l'albanese,si rischia di incorrere in forme di scoraggiamento dell'uso,giustificate impropriamente con l'idea che essa possa ricoprire un ruolo stacolante nei confronti dell'apprendimento dell'italiano.
"lo straniero è sensibile ,arrivando,a disuguaglianze e sopraffazioni che invece per gli abitanti del luogo rientrano nella assoluta normalità,e questo è un invito a vedere il nostro paese, l'Italia voglio dire, con occhi di straniero,se ne vogliamo afferare l'immagine reale.
a questo roposito,è necessario comprendere che la nostra storia non è monoculturale e monoetnica. che noi siamo il frutto di una contaminazione di popoli e culture e che,ad esempio,il grande nemico di oggi- l'Islam- è stato parte importante dell'Occidente europeo.
quindi,è necessario affermare,accanto al concetto di diversità,quello di uguaglianza,nelle condizioni socio- economiche e negli esiti dell'apprendimento ed è necessario ripensare a le strategie didattiche di inclusione necessarie in una scuola per tutti.
•.a. Ricordare le migrazioni passate : in questo testo di Vinicio Ongini,vengono riportate le annotazioni dei maestri della scuola elementare Gabelli di Torino che i lamentavano,negli anni delle migrazioni interne, i problemi causati dall’ingresso dei bambini figli degli operai meridionali a scuola, scarsamente preparati e colpevoli di ritardare l’apprendimento degli allievi torinesi.
•.b. I meridionali a Torino: raccolta di testimonianze di Giovanni Russo, riguardanti l’integrazione dei lavoratori meridionali a Torino.
•.c. Milano, Corea: raccolta di testimonianze a cura di Franco Alasia, dove parlano operai,manovali,muratori,prostitute meridionali che abiatano i i quartieri di periferia (le “coree”) di Milano.
•.d. Periferia : di Roberto Roversi
•.e. L’altro mondo è l’America: dal romanzo di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli”. Lo scrittore, confinato in Lucania, dopo un’accurata descrizione delle case del posto, nota la presenza dell’icona sacra della madonna di Vigiano contrapposta a quella del presidente americano Roosevelt. Non vi sono altre immagini. L’America è il luogo dove suono emigrati migliaia di contadini e artigiani meridionali.. ecco spiegata la presenza di tali immagini di Roosevelt. “non roma, non napoli, ma new “non roma, non napoli, ma new york sarebbe la vera capitale dei contadini lucani”
•.f. L’esodo Italiano e l’emigrazione politica