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Pedagogia Jazz: Un Approccio Inclusivo alla Didattica - Prof. Zorzi, Appunti di Didattica Pedagogica

anno 2020/2021, Laurea Magistrale in Culture Formazione e Società Globale

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 11/05/2021

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serena-panigada 🇮🇹

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DIDATTICA PER L’INCLUSIONE
ELEONORA ZORZI
01.10.20
Dentro alla didattica c’è il perché argomentativo, bisogna saper argomentare.
Inclusione: necessità di creare un contesto includente. L’inclusione non è intesa come obbligo di
partecipazione. Il contesto offre un’opportunità.
VALORIZZAZIONE: valorizzare i talenti.
Questo concetto si lega al concetto di valore. Valorizzare: dare significato a qualcosa o a qualcuno.
TALENTO: inclinazione che tutti abbiamo nel saper fare qualcosa in maniera abbastanza naturale.
A volte siamo in grado di riconoscercelo altre volte gli altri lo riconoscono in noi.
La didattica deve valorizzare il talento sia degli allievi che degli insegnanti.
Capability Approch
Universal Design for Learning che viene dall’architettura, ha sette principi che si possono applicare
alla Pedagogia.
Pedagogia Jazz: ha otto caratteristiche che si possono applicare alla didattica, si osserva il processo
educativo con colori diversi.
Importante la pregnanza delle parole, le parole che uso alla fine fanno cose, portano con sé degli
atti, agiscono su un’altra persona.
Comunità Educante.
Penta Comunità.
Insegnante improvvisatore.
ICF International Classification of Functioning: documento pubblicato dalla OMS agli inizi del 2000,
non ha un approccio medico. Bisogna guardare una serie di fattori: in quali contesti l’individuo
partecipa, quali sono le attività che riesce a fare. La concezione di salute e di benessere ci riguarda
tutti, è un diritto di tutti. La differenza è costitutiva dell’essere umano.
ICF: prima parte che ragiona sulle funzioni e sulle strutture corporee, se ci sono menomazioni o
no; nella seconda parte ci sono i fattori contestuali: fattori ambientali e fattori personali. Fattori
ambientali: spazio, luce, verde, attività. Fattori personali: timidezza, carattere
L’insegnante può intervenire sull’ATTIVITA’, PARTECIPAZIONE, FATTORI CONTESTUALI.
Il contesto può essere l’aula, il clima che ho in aula. L’insegnante può agire sul contesto e
migliorarlo.
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DIDATTICA PER L’INCLUSIONE

ELEONORA ZORZI

Dentro alla didattica c’è il perché argomentativo, bisogna saper argomentare. Inclusione: necessità di creare un contesto includente. L’inclusione non è intesa come obbligo di partecipazione. Il contesto offre un’opportunità. VALORIZZAZIONE: valorizzare i talenti. Questo concetto si lega al concetto di valore. Valorizzare: dare significato a qualcosa o a qualcuno. TALENTO: inclinazione che tutti abbiamo nel saper fare qualcosa in maniera abbastanza naturale. A volte siamo in grado di riconoscercelo altre volte gli altri lo riconoscono in noi. La didattica deve valorizzare il talento sia degli allievi che degli insegnanti. Capability Approch Universal Design for Learning che viene dall’architettura, ha sette principi che si possono applicare alla Pedagogia. Pedagogia Jazz: ha otto caratteristiche che si possono applicare alla didattica, si osserva il processo educativo con colori diversi. Importante la pregnanza delle parole, le parole che uso alla fine fanno cose, portano con sé degli atti, agiscono su un’altra persona. Comunità Educante. Penta Comunità. Insegnante improvvisatore. ICF International Classification of Functioning: documento pubblicato dalla OMS agli inizi del 2000, non ha un approccio medico. Bisogna guardare una serie di fattori: in quali contesti l’individuo partecipa, quali sono le attività che riesce a fare. La concezione di salute e di benessere ci riguarda tutti, è un diritto di tutti. La differenza è costitutiva dell’essere umano. ICF: prima parte che ragiona sulle funzioni e sulle strutture corporee, se ci sono menomazioni o no; nella seconda parte ci sono i fattori contestuali: fattori ambientali e fattori personali. Fattori ambientali: spazio, luce, verde, attività. Fattori personali: timidezza, carattere… L’insegnante può intervenire sull’ATTIVITA’, PARTECIPAZIONE, FATTORI CONTESTUALI. Il contesto può essere l’aula, il clima che ho in aula. L’insegnante può agire sul contesto e migliorarlo.

02.10. Responsabilità del Contesto: Il contesto non deve essere limitante per l’individuo. L’individuo non deve avere un impedimento alla Partecipazione e alle Attività. La responsabilità non è solo del soggetto, ma c’è un incontro tra il soggetto e il contesto. Dobbiamo lavorare per creare un contesto favorevole a tutti per non limitare nessuno. Performance e capacità sono prodotti dell’adattamento. La disabilità è la conseguenza di una relazione complessa. Bisogna lavorare sui fattori contestuali (personali e ambientali) in cui l’individuo è immerso. La relazione educativa è una relazione di complessità. L’educazione è sempre cambiamento. Si può cambiare ed essere educati ad ogni età anche da vecchi. 07.10. Domani ci sarà il dott. Santamaria Lucio che ci presenterà la convenzione ONU. INDEX FOR INCLUSION (ha un bellissimo albero verde) è un prodotto di ricerca accademica che ha previsto moltissima ricerca sul campo, è il risultato di una ricerca triennale portata avanti in Gran Bretagna da Booth and Ainscow, che ha coinvolto le scuole ma anche le famiglie e gli studenti, ha coinvolto tutti gli attori: chi a scuola ci vive, ci lavora e ci abita. Ha cercato di capire quali sono gli indicatori che rendono una scuola inclusiva. E’ uno strumento di auto-analisi sul fatto di dove c’è la disabilità non è una mancanza dell’individuo ma una mancanza dell’organizzazione della scuola. Index ti dice di chiederti cosa funziona, perché quel qualcosa funziona e cerchi di dare un significato al gruppo che lavora con te. Per l’index il benessere è diritto di tutti e dovere di chi se ne occupa. Concetto dei diritti: diritti globali all’alimentazione, all’acqua, al lavoro, all’attività… per ogni diritto l’index struttura un curriculum. Una scuola inclusiva punta ad alcuni valori importanti: partecipazione, uguaglianza, senso di comunità, accessibilità, rispetto per la diversità, l’onesta, la speranza, l’ottimismo, la bellezza, la gioia, l’amore, la comunicazione… Questi valori sono molto in difficoltà nelle scuole, la scuola ha come valore solo la tutela della norma. Obiettivi dell’Index:

  1. Creare culture inclusive, che si radichino nel nostro vissuto;
  2. Creare politiche inclusive;

paesi Europei hanno aderito alla convenzione. È considerata la pietra miliare per i diritti delle persone con disabilità. L’ONU sancisce questa convenzione già nel 2006 che diviene una legge delle nazioni unite, per quanto riguarda l’Italia questo avviene il 3 marzo del 2009. Non sempre queste convenzioni sono scevre di interventi politici, perché ogni paese cerca di portare la propria esperienza. Non soltanto i politici, i pedagogisti o i ricercatori si sono dedicati a questa convenzione ma anche i disabili, i loro familiari e le associazioni dei disabili (importanza della collegialità). Anche la costituzione italiana ci parla di uguaglianza sostanziale (art. 3). Contiene 50 articoli che vanno dalla tutela della privacy allo svago. La convenzione non deve diventare assistenzialismo (io mi sostituisco a te). La convenzione assicura, promuove e protegge il pieno e uguale godimento di tutti i diritti umani. Legge 104 del 1992 la persona con disabilità viene definita handicappata, mentre la convenzione parla dei disabili in maniera diversa, c’è una diversa visione della disabilità. La disabilità diventa una condizione di salute, non riguarda solo una determinata categoria di persone. Tutti noi abbiamo una diversa condizione di salute che può essere inficiata con il tempo. Noi possiamo agire specialmente sui fattori personali e ambientali (fattori contestuali), possiamo agire come operatori nel contesto. Quando il prof è arrivato a Padova non sapeva nemmeno usare i semafori perché in Puglia non ce ne sono perciò ha dovuto adeguarsi con la sua sedia a ruote. È importante uscire dalla propria comfort zone. Fattori ambientali: rampe, marciapiedi, semafori, barriere. La dignità dovrebbe essere un principio importante ma che purtroppo non viene considerato. La convenzione non riguarda solo le persone con disabilità, ma riguarda anche i diritti dell’infanzia, i diritti delle donne, i flussi immigratori sia economici che politici, i diritti civili delle persone con diversi orientamenti di genere, perciò la convenzione ci riguarda tutti perché abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci aiutasse, quando diventeremmo vecchi avremo bisogno di aiuto, saremo più fragili. 09/10/ Ha caricato in piattaforma le slide di ieri quelle di Lucio Santamaria, ce n’è una precisa per ogni diritto. CAPABILITY APPROACH: approccio alle capacitazioni. Nasce nel campo dell’economia, suo padre è Amarthia Sen (premio nobel per l’economia) che è indiano, il suo ragionamento si incontra con quello di Martha Nussbaum e lavorano insieme, strutturano tutto un ragionamento non nato in ambito educativo ma utile comunque in ambito educativo, non parla di disabilità ma di deprivazioni.

Amarthia Sen nasce in India e poi va in USA. Prova ad immaginare una diversa visione del welfare. Lo stato non deve dare assistenza al singolo individuo, ma deve dare all’individuo la possibilità di raggiungere autonomamente la stabilità. Come si può fare? Amarthia dice che non bisogna fornire il servizio ma di renderlo accessibile. I livelli di reddito della popolazione sono importanti ma spesso il livello di reddito non è l’indicatore per capire il livello di qualità di benessere di un paese. La capacitazione consente all’individuo di scegliere per sé, chi si vuole essere, come si vuole essere… Povertà e disabilità sono viste come DEPRIVAZIONI DI CAPACITAZIONI, si toglie all’individuo la capacità (l’opportunità) di essere e di fare ciò che desidera. Non si riducono solo al singolo ma alla collettività. Incontro tra il funzionamento dell’individuo (capacità e abilità) e le opportunità reali, si crea così uno scenario nuovo che apre a nuove capacità per il futuro. Propone un welfare fortemente ancora in ideali quali GIUSTIZIA, EQUITA’, LIBERTA’. Se non offro un’opportunità all’individuo, che deve essere motivato, lui non potrà mai beneficiarne. Se ho un colloquio di lavoro e ci tengo a fare una bella figura sono motivata a scegliere un bel vestito. Incontro tra il bisogno che io ho di essere felice e l’incontro con delle opportunità che per me hanno un valore. Es. Se mi regalano un libro ma io non amo leggere non sarà per me una grande opportunità quella che mi è stata offerta. CAPACITAZIONE: RISULTATO DELL’INCONTRO TRA LA CAPACITA’ DEL SINGOLO, L’OPPORTUNITA’ DEL CONTESTO, L’AGGENTIVITA’ CHE E’ LA MOTIVAZIONE DEL SINGOLO ALL’AZIONE. AGENCY: motivazione che spinge l’individuo ad agire, la possibilità di scegliere mi promuove ad un’azione. Se Alessio desidera leggere un libro sulle moto, se qualcuno glielo regala e lui può effettivamente leggerlo in questo momento Alessio diventa Agente, comincia cioè il suo miglioramento che poi porterà ad avere altre opportunità. C’è bisogno di eliminare le barriere perché verifichino molto di più le occasioni. L’educazione diventa uno dei più importanti fattori di conversione dei progetti di vita. Temi emersi dopo la visione del video con la ragazza islamica e disabile: Resilienza, anti-fragilità, risorsa non solo a livello personale ma anche a livello di famiglia, opportunità, talento. Lei dice che la disabilità non è uno stigma.

Nasce in architettura. È un movimento molto giovane, nasce negli Stati Uniti, si è sviluppato molto anche in Canada. Molte persone sono tornate dalla seconda guerra mondiale e alla fine della guerra volevano riprendersi la loro vita perciò hanno investito sull’educazione, sulla formazione. Metodo che si fonda su tre principi specifici:

  1. Garantire flessibilità nelle forme di fruizione del materiale didattico, il docente deve mettersi in gioco, deve fare lezione con modalità diverse, bisogna entrare in empatia con gli studenti e capire il loro talento. Anche lo studente deve utilizzare mezzi multipli di apprendimento, deve metterci un po’ del suo talento portando beneficio ulteriore alla materia stessa;
  2. Non lo so;
  3. Il docente deve capire in modi diversi come valutare gli studenti, non deve fermarsi a valutare l’apprendimento a senso stretto All’università di Oslo con una piatta forma open source interagivano a distanza con il docente, facevano tutta una serie di attività didattiche, anche la valutazione era fatta in una maniera diversa rispetto ad un compito scritto. Però ad Oslo c’erano solo 350 studenti. E’ impossibile avere un metodo che vada bene per tutti. PRINCIPI DELL’UNIVERSAL DESIGN OF LEARNING:
  4. Presentare l’informazione e il contenuto in diversi modi per supportare l’apprendimento;
  5. Offrire opportunità e supporto a tutti cosicché ognuno possa imparare, creare e condividere;
  6. Stimolare la motivazione e sostenere l’entusiasmo di apprendere per imparare con modalità differenti. 21.10. Esame: saggio argomentativo scritto (rielaborazione di taglio personale di quanto viene studiato) ci spiegherà come fare, martedì 17 novembre dalle 14.30 alle 16.30. Lavoro di Ivan Illich per dicembre. Trasformare una classe in una comunità. Condivisione delle responsabilità. Il gruppo sta mettendo insieme qualcosa, si sente parte di un progetto comune con obiettivi comuni. Non tutti i gruppi sono comunità, alcune comunità sono collegate ad un credo religioso… Desiderio di un bene comune. Dove c’è un valore comune e un bene o una attività condivisi là c’è una comunità. Il processo d’apprendimento è un’attività condivisa all’interno del gruppo e può creare comunità. Ci sono attività di apprendimento, di pratica, di ricerca, di discorso e d’improvvisazione.

23.10. I ragazzi devono ricoprire un ruolo leggermente diverso da quello di studenti, si fa fare ai ragazzi un’esperienza significativa nella propria vita. Quando l’attività che io propongo aggancia il ragazzo rende quest’ultimo più ricettivo.

  1. La comunità di pratica ha il valore di puntare all’esperienza, partecipazione all’attività di classe. In un’ottima comunitaria tutti sono legittimati a partecipare. Situazione di spostamento dinamico. Come si fa? Si fa osservando, devo riuscire a capire quali sono i canali di comunicazione della classe. Un esperto può avere un novizio ad imparare:
  2. l’esperto prima spiega,
  3. piano piano sparisce e lascia più libero il novizio;
  4. Si arriva che l’autonomia del novizio raggiunge quella dell’esperto. Devo sfruttare il loro talento, devo valorizzarli nel fare.
  5. Comunità di discorso: utilizzando i vari linguaggi: verbale, artistico, motorio… Riuscire a creare una comunità di discorso significa lavorare sullo scambio e la mediazione. Condivisione dei significati è la caratteristica fondamentale di questa comunità. Il significato di una parola spesso non è lo stesso per tutti, perciò prima di iniziare la lezione devo chiarire i significati che devono essere chiari per tutti gli studenti. Il linguaggio che tu usi veicola il pensiero che hai in testa.
  6. Comunità di ricerca: ci devo dedicare tempo al processo di ricerca. Apprendimento inteso come processo di scoperta che si attiva grazie alla possibilità offerta agli studenti di esplorare direttamente i campi di conoscenza.
  7. Comunità di improvvisazione: processo di imprevedibilità che coinvolge tutti e dove tutti partecipano. Valorizzazione dell’imprevisto, del cambiamento, della possibilità di variazione. Si possono svolgere attività, laboratori, esercizi. Si possono proporre delle attività in cui chiedo ad uno studente all’improvviso ad uno dei miei studenti e provare di fare una lezione ai compagni di quello che è successo. I compagni sono liberi di poter supportare la spiegazione del compagno facendogli delle domande. Devono gestire una lezione improvvisandola. È un’esperienza che nessuno prima ha fatto e li può coinvolgere tutti. Io da insegnante mi trasformo da studente e posso fare io delle domande agli studenti-insegnanti. Non si improvvisa da soli, devo improvvisare anche con i miei alunni senza creargli ansia.

di lutto o di separazione a casa per cui lo studente è particolarmente affaticato. I BES non sono certificati da un punto di vista medico. I BES sono curriculari interni, è una decisione deliberata dal consiglio di classe, non c’è una certificazione esterna come per i DSA. I DSA hanno una certificazione data da uno specialista dopo una diagnosi, i BES no. I BES sono addirittura temporanei, a volte decadono, i DSA sono certificati da una diagnosi e un tempo non venivano riconosciuti e un tempo era colpa del ragazzo che non si impegnava. I ragazzi ad alto potenziale non hanno una certificazione, o vengono inquadrati come BES o come DSA. E’ l’insegnante stesso che lo inviata a fargli fare l’esame neuro-psichiatrico per certificare che ha un alto potenziale. Hanno ripubblicato quest’anno la versione nuova dell’ICF. 29.10. ICF del 2019 è il più recente che noi abbiamo e che ingloba quelli precedenti, già in quello del 2017 viene tutelata la voce del minore che viene chiamata in causa. Con l’ICF c’è la certificazione della disabilità anche nel piano educativo, viene richiesta la figura dell’insegnante di sostegno. Progetti di inclusione all’interno della classe. Nella situazione del BES non c’è l’obbligo della certificazione, nel caso di DSA si parla di diagnosi. Nell’ottica ICF devi tener conto dei funzionamenti di una persona, delle sue menomazioni, del contesto in cui è inserito, del grado di partecipazione che ha, dei fattori ambientali e personali. La complessità passa da una diagnosi medica ad una diagnosi funzionale. Progettazione Le rotelle e la partecipazione: nel momento in cui io vado a progettare la didattica deve pensare alla relazione che io ho con la classe, rapporti: insegnante-allievo, insegnante-allievi, allievi-allievi. Una delle prime cose su cui io devo lavorare è cercare di trovare l’aggancio relazionale giusto con i ragazzi e poi la mia gestione della classe sarà facilitata. La qualità della relazione educativa dev’essere solida, certa. Ognuno deve rispettare l’altro in quanto autorità, non può mai venire a mancare il rispetto, sia degli studenti nei confronti dell’insegnante sia dell’insegnante nei confronti degli studenti. Per poter ricevere il rispetto devi essere il primo a darlo. La relazione insegnante allievo resta la strada maestra e poi a cascata le relazioni educative lavorano le possibilità di coinvolgimento del singolo individuo. Anche solo nel dire un buongiorno con l’altra persona ci si apre al dialogo. Devo facilitare i processi di crescita degli alunni, non devo sostituirmi a loro. Il contesto come classe: studenti, insegnante, disciplina, attività didattiche. Scegliere strategie che sviluppino le intelligenze degli alunni.

Diventa comprensione durevole ciò che ci trasforma come uomini. A chi si insegna? Chi sono i miei studenti? Quali sono le mie differenze? Dove si insegna? In quali contesti sto lavorando? Sette assiomi sulla progettazione didattica a ritroso, sette regole auto-evidenti su cui poi dovrei costruire il mio curriculum:

  1. Comprensione dei contenuti, effettiva degli studenti rispetto agli insegnamenti;
  2. L’evidenza della comprensione degli studenti si rivela quando gli studenti imparano ad applicare la conoscenza e le abilità in contesti di vita reale (competenza);
  3. Sviluppo di un curriculum efficace, insegnamento orientato all’attività, prima di pensare le attività bisogna pensare perché le proponiamo altrimenti la situazione ci può scappare di mano, la progettazione a ritroso ci permette di sviluppare un curriculum efficace, bisogna cercare di non andare in ansia se ci manca il tempo, aiuta ad orientare le attività;
  4. Valutazione per l’apprendimento e non dell’apprendimento, non solo per vedere a chi livello siamo ma per fare capire al ragazzo a che livello è, si deve auto-valutare. L’insegnante dovrebbe pensarci prima, potrebbe far vedere una prova d’esame svolta l’anno prima che aiuti gli studenti a capire come fare l’esame;
  5. Ci vogliono spazi e tempi per la comprensione, è un processo più lungo ed automatico, l’insegnante deve offrire delle possibilità perché lo studente posso esplorare, interpretare, avere auto-consapevolezza dei contenuti. L’insegnante fornisce opportunità agli studenti di applicare, interpretare per far si che in qualche modo si sviluppi un tipo di comprensione, devo dare uno spazio, un tempo agli studenti per imparare.
  6. Le tecnologie, l’accessibilità e la flessibilità sono importantissime per costruire una progettualità che sia collaborativa all’interno del gruppo classe;
  7. La progettazione a ritroso e la didattica differenziata sono considerati dei filtri di pensiero che hanno l’obiettivo di promuovere la comprensione da parte degli studenti. 30.10. Progettazione e gestione didattica. I 6 aspetti della comprensione durevole. La progettazione a ritroso:
  8. Identificare i risultati desiderati, la comprensione durevole, profonda, che diventerà poi un filtro con cui noi guarderemo il mondo;
  9. Valutazione, determinare le evidenze di accettabilità;
  10. Pianificare esperienze di apprendimento e insegnamento, che materiali uso?
  11. Osservare le differenze dello studente, capire qual è la sua zona di sviluppo prossimale;
  12. Tenere da conto i bisogni effettivi degli studenti, riconoscerli, supportarli;

favore di una squadra unica, è l’idea di un’identità che è l’identità uomo, intreccio tra la leader ship e la followers ship non perché segui un branco, ma perché segui delle tracce comunitarie a cui partecipi dando il tuo supporto, comunità che partecipa ad una attività alternando delle funzione, ogni tanti propongo ogni tanto seguo;

  1. L’apertura al cambiamento: che si legga alla flessibilità in un’ottica di pensiero plurale, immaginando strade differenti, si lega al pensiero creativo. Se mi abituo a mettere in moto un ragionamento nuovo alla fine per me diventa normale. Immaginare una strada A e sapere in fiducia che almeno una strada B c’è;
  2. L’attitudine esplorativa: l’idea di grattare la scoperta, ottica della sfida nei confronti di sé stessi, uscire dalla zona di confort, tentare di tastare terreno che sono diversi da quelli che bazzichiamo di solito e riuscire a trovare dell’altro (fare un corso di teatro che al momento non mi serve e dopo cinque anni vedo un senso a quello che ho fatto perché mi influenza in quello che sto facendo in quel momento);
  3. La Passione creativa: la possibilità di trovare anche il divertimento e avere passione, voglia di trovare orizzonti nuovi, mettersi alla prova senza sapere cosa ne verrà fuori. Lo spirito di approccio è uno spirito che ha voglia di cimentarsi in situazioni nuove. Profilo di un insegnante che utilizza approcci differenti. Sono sei aspetti che, se io li ho presenti sempre quando insegno, tendenzialmente se li improvviso divento inclusivo. Quello che vede questo insegnante lo vede in un’ottica di opportunità. Il facilitatore: ottica di supporto, lascia degli spazi, sta nel processo come servizio. Insegnante improvvisatore: Senso di fiducia che chiede di mollare il controllo, partire con un’intenzione e poi vedere come va (Perdere il controllo). Non va in ansia se le cose non vanno come vuole lui, deve proporre un approccio educativo e poi deve attendere ciò che arriva, perché qualcosa arriva sempre e l’insegnante deve coglierla e rioffrirla, prende e rilancia. Dà più attenzione al processo che non al prodotto. Dobbiamo essere i primi a riconoscere rispetto, dignità e valore in quello che facciamo. Dobbiamo per primi rispettare la nostra professionalità, rispettare ciò che facciamo. 06.11. Concetto di anti-fragilità. Elisa Erin Bonomo musicista ed insegnante. Prima di fare la musicista si occupava di comunicazione, social media marketing. All’interno di un gruppo come filosofia di lavoro si laureò sul concetto di anti-fragilità. Libro: il cigno nero Quando le cose vanno bene noi non ci poniamo domande ma solo nei periodi di crisi, di conflitto. Il conflitto non è negativo perché ci porta ad una nuova relazione. Elisa ha scritto un libro: Anti-fragile (su Amazon). Il cigno nero in questo momento non è il covid ma è google, è internet.

Ognuno di noi costruisce un’idea di realtà in base al frame (cornice) che ha davanti. La scienza ci dice che siamo in una nuova epoca, che l’incertezza abbia sempre attirato l’umanità, l’ignoto è la mole dello sviluppo. L’incertezza deve diventare un nuovo metodo scientifico per capire l’umanità. Saremo sempre più vari, sempre più diversi, di nicchia. Spesso la discriminano perché è un’insegnante di chitarra donna, preferiscono gli uomini a lei. La scelgono solo come insegnante di canto e insegnante di chitarra per bambini. Quando il sistema ti convince che tu non sei in grado di fare una cosa poi anche tu ci credi. Più regole si imparano più liberi si è, perché si ha la possibilità di poterle infrangere con consapevolezza. Anti-fragilità: è il concetto opposto di fragilità, sistema di cambiare e migliorare, un sistema anti- fragile abbraccia l’imprevisto. Non è semplicemente il concetto di resilienza. Pensa alla natura, la natura evolve, alcuni animali si estinguono e portano al cambiamento di un eco-sistema, questo porta avanti una mobilità nuova di vita. Il concetto di stress, crisi in realtà portano al cambiamento di un sistema. Quando c’è una crisi o cambia il contesto o sei tu che cambi, il cambiamento è una situazione positiva perché di fatto le cose cambiano e si risolvono. Si lega all’idea del cambiamento, di evoluzione. L’anti-fragilità è la caratteristica che ti aiuta nell’affrontare la crisi, lo stress. Resilienza: è la capacità che ha un materiale di resistere al colpo, all’urto e di ritornare a un ugual modo alla sua posizione iniziale. È un’ottica di resistenza alla difficoltà, alla situazione di stress. L’anti-fragilità: non è individuale, mette in campo non solo il singolo ma tutto il sistema attorno a lui. Nel trauma io vado a scoprire la possibilità, l’opportunità. Non si deve resistere, ci si lascia piegare dal trauma che ci porterà ad un cambiamento positivo. 13.11. 20 Il qui ed ora. L’improvvisazione quando accade coinvolge tutti non solo l’insegnante. C’è l’idea di una performance, di qualcosa che inizia e finisce. Improvvisare è un esercizio di flessibilità e di creatività. Non tutto quello che facciamo è sotto controllo. L’improvvisazione ti permette di mantenerti in allenamento. Progettazione a ritroso da collegare all’improvvisazione. REALIZZAZIONE (qui ed ora):

  1. Mi metto a disposizione con l’altro, mi apro all’incontro, alla relazione;
  2. Condivido le idee, le prospettive con la classe;
  3. Sviluppo un metodo di lavoro, nella mia gestione dell’ora di classe io ho un metodo che apre lo spazio all’imprevisto;

Il curriculo è un’altra rotella della progettazione che corrisponde ai contenuti ed ai metodi utilizzati a scuola che valorizzano il potenziale cognitivo di ognuno ed il contesto entro cui queste rotelle girano che è il contesto classe, che può essere inteso come gruppo classe, come comunità, come luogo di ricerca, di apprendimento ecc. Dall’intreccio di queste rotelle emergono le strategie didattiche (UDL Universal Design for Learning) sulla flessibilità e sulla accessibilità. DIDATTICA DIFFERENZIATA E LA PROGETTAZIONE A RITROSO Sono due modalità di progettazione. La didattica differenziata è una progettazione per la didattica, la progettazione a ritroso è una modalità di progettazione del curriculo. Le rotelle sono:

  1. Insegnante come facilitatore, tenere in considerazione la valorizzazione dei talenti;
  2. Lo studente
  3. Il curriculo sono i contenuti e il metodo che si usa per insegnare. Sono tutti e tre dentro ad una grande rotella che è quella del contesto (classe, gruppo di lavoro, comunità). Lavoro sul curriculo, (quindi sui contenuti) facendo una progettazione e questa progettazione se la faccio nell’ottica dell’inclusione la faccio come progettazione a ritroso. Utilizzo la didattica differenziata e quindi faccio una progettazione didattica utilizzando la differenziazione didattica. Differenziazione didattica è una prospettiva metodologica che è volta a proporre attività diversificate. Si parla di progettazione didattica quando l’uso delle attività diversificate è la consuetudine, non quando tu differenzi l’attività soltanto una volta ogni tanto. Lo scopo è quello di soddisfare le esigenze di tutti, parte dal presupposto che la differenza è risorsa, non uno ostacolo (ognuno è unico ed irripetibile) e perciò la differenziazione didattica punta sulla pluralità. Nasce da una riflessione e nasce come punto di incontro fra altri due approcci che sono l’individualizzazione e la personalizzazione. Questi approcci sono nati negli anni ’70 quando ci sono stati gli inserimenti degli allievi con disabilità a scuola e quindi c’è stato da parte degli insegnanti un bisogno di modificare quelle che erano le tradizionali metodologie di conduzione didattica e nella personalizzazione di piani didattici per allievi con disabilità gli obiettivi erano diversi, quindi anche il percorso didattico era diverso rispetto al gruppo classe ed anche il titolo alla fine era diverso. Quindi gli studenti non prendevano un attestato, un diploma, ma bensì una certificazione,

però l’approccio legato alla personificazione puntava sulla valorizzazione dei talenti, proprio perché gli obiettivi sono diversi. Invece nell’individualizzazione gli obiettivi minimi vengono comunque condivisi ma si punta non tanto sulla valorizzazione dei talenti quanto più sulle strategie che servono a valorizzare i talenti. In seguito sono stati introdotti i DSA nel 2010, nel 2012 anche i BES. I BES sono stati pensati per le categorie di svantaggio sociale, economico e linguistico e culturale ma anche per i disturbi evolutivi ed anche per le disabilità. A questa categoria viene sempre dato in utilizzo lo strumento compensativo o dispensativo. In generale la differenziazione didattica risponde a domande come: chi? Dove? Come? Chi? Chi sono gli studenti? Quindi punto sulle attività diversificate. Dove? Dove insegno? Che contesto ho davanti? Che tipo di classe? Che tipo di comunità? Come? Come insegno a questi ragazzi in questa classe? Che strategie utilizzo? Qui ci aiuta l’Universal Design for learning quando ci parla di accessibilità e di flessibilità.