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Dietro lo schermo, Sintesi del corso di Pedagogia Sperimentale

Sintesi del testo "Dietro lo schermo"

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 21/07/2016

vincenzo.d.gelao1
vincenzo.d.gelao1 🇮🇹

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DIETRO LO SCHERMO
CAPITOLO 1 PRESENTAZIONE DELLA RICERCA
1.1 INTRODUZIONE AL TEMA
- I new media favoriscono lo sviluppo di un particolare tipo di intelligenza che Gardner definisce
“intelligenza relazionale” la quale si configura come matrice del pensiero interculturale.
- Questa intelligenza introduce a un pensiero flessibile capace di operare all’interno di una cultura
polidimensionale, ad una cultura che riconosce come proprio luogo di nascita le differenze.
Si potrebbe dire che quasi tutte le esperienze, per questa generazione che, è stata definita always on
(sempre connessa) o digitale, passino attraverso i media.
I ragazzi sembrano maggiormente motivati a sperimentare e mettere alla prova identità e relazioni
nell’ambito del gruppo dei pari, spesso inaccessibile allo sguardo degli adulti.
- Esso sfocerebbe in una “svalutazione complessiva della dimensione profonda delle relazioni”, dal
momento che gli adolescenti sono sempre più assorbiti dallo sforzo di mantenere una pluralità di
rapporti orizzontali con la loro rete di riferimento e sempre meno disposti a sviluppare quei legami
ricchi e intensi che caratterizzano le relazioni con il nucleo degli adulti significativi e fisicamente
presenti attorno a loro.
- Drotner propone tre diversi modi di concepire gli adolescenti come pionieri nell’uso delle nuove
tecnologie della comunicazione, rispettivamente incentrati su 1) innovazione 2) interazione 3)
integrazione.
- Ciò che assorbe maggiormente gli adolescenti di oggi nella loro quotidianità è la transizione
psicologica e sociale tra l’ambiente familiare e domestico in cui affondano le radici e la
partecipazione attiva alle dinamiche del mondo più ampio che li circonda.
- Ciò che spinge la comunicazione ondine in mobilità è il bisogno degli adolescenti di rimanere in
contatto con i propri pari sempre e comunque.
- La distinzione tra ragazzi socievoli che interagiscono faccia a faccia e ragazzi solitari e isolati che
passano il tempo a chattare con sconosciuti è priva di senso. La rete sembra funzionare come
elemento di rinforzo e non di allentamento delle relazioni sociali.
- I contatti in rete avvengono più frequentemente con persone vicine che con persone lontane e con
amici piuttosto che estranei.
- Le regole dell’interazione ondine consentono la messa alla prova di ruoli alternativi, permettono ai
giovani di giocare tra realtà e fantasia, conoscenza e immaginazione, reale e irreale, senza
compromettere la vera identità.
- I social network riguardano il me nel senso che rivelano la dimensione del sé socializzante nel
gruppo dei pari, così come è conosciuto e rappresentato dagli altri, piuttosto che l’io intimo e
personale.
1.2 SIGNIFICATI , FINALITA’, METODOLOGIE DELLA RICERCA
- Il lavoro di ricerca si è svolto nel secondo quadrimestre dell’a.s. 2011/2012
Campione regionale stimato: 630 unità
Campione nazionale stimato: 1260 unità
Campione nazionale effettivo: 596 in Piemonte, 533 in Puglia.
Unità nazionale del campione effettiva: 1149
Indice di mortalità del campione: molto basso (inferiore al 10%)
- La scelta del campione è avvenuta sulla base di un modello stratificato in cui la popolazione è
stata divisa in strati quanto più possibile omogenei al loro interno e da ciascuno è stato estratto un
campione casuale di soggetti.
- Abbiamo poi proceduto nel trasformare le informazioni desunte dai questionari in un matrice
rettangolare di numeri, detta “matrice di dati”.
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DIETRO LO SCHERMO

CAPITOLO 1 PRESENTAZIONE DELLA RICERCA

1.1 INTRODUZIONE AL TEMA

  • I new media favoriscono lo sviluppo di un particolare tipo di intelligenza che Gardner definisce “intelligenza relazionale” la quale si configura come matrice del pensiero interculturale.
  • Questa intelligenza introduce a un pensiero flessibile capace di operare all’interno di una cultura polidimensionale, ad una cultura che riconosce come proprio luogo di nascita le differenze. Si potrebbe dire che quasi tutte le esperienze, per questa generazione che, è stata definita always on (sempre connessa) o digitale, passino attraverso i media. I ragazzi sembrano maggiormente motivati a sperimentare e mettere alla prova identità e relazioni nell’ambito del gruppo dei pari, spesso inaccessibile allo sguardo degli adulti.
  • Esso sfocerebbe in una “svalutazione complessiva della dimensione profonda delle relazioni”, dal momento che gli adolescenti sono sempre più assorbiti dallo sforzo di mantenere una pluralità di rapporti orizzontali con la loro rete di riferimento e sempre meno disposti a sviluppare quei legami ricchi e intensi che caratterizzano le relazioni con il nucleo degli adulti significativi e fisicamente presenti attorno a loro.
  • Drotner propone tre diversi modi di concepire gli adolescenti come pionieri nell’uso delle nuove tecnologie della comunicazione, rispettivamente incentrati su 1) innovazione 2) interazione 3) integrazione.
  • Ciò che assorbe maggiormente gli adolescenti di oggi nella loro quotidianità è la transizione psicologica e sociale tra l’ambiente familiare e domestico in cui affondano le radici e la partecipazione attiva alle dinamiche del mondo più ampio che li circonda.
  • Ciò che spinge la comunicazione ondine in mobilità è il bisogno degli adolescenti di rimanere in contatto con i propri pari sempre e comunque.
  • La distinzione tra ragazzi socievoli che interagiscono faccia a faccia e ragazzi solitari e isolati che passano il tempo a chattare con sconosciuti è priva di senso. La rete sembra funzionare come elemento di rinforzo e non di allentamento delle relazioni sociali.
  • I contatti in rete avvengono più frequentemente con persone vicine che con persone lontane e con amici piuttosto che estranei.
  • Le regole dell’interazione ondine consentono la messa alla prova di ruoli alternativi, permettono ai giovani di giocare tra realtà e fantasia, conoscenza e immaginazione, reale e irreale, senza compromettere la vera identità.
  • I social network riguardano il me nel senso che rivelano la dimensione del sé socializzante nel gruppo dei pari, così come è conosciuto e rappresentato dagli altri, piuttosto che l’io intimo e personale.

1.2 SIGNIFICATI , FINALITA’, METODOLOGIE DELLA RICERCA

  • Il lavoro di ricerca si è svolto nel secondo quadrimestre dell’a.s. 2011/ Campione regionale stimato: 630 unità Campione nazionale stimato: 1260 unità Campione nazionale effettivo: 596 in Piemonte, 533 in Puglia. Unità nazionale del campione effettiva: 1149 Indice di mortalità del campione: molto basso (inferiore al 10%)
  • La scelta del campione è avvenuta sulla base di un modello stratificato in cui la popolazione è stata divisa in strati quanto più possibile omogenei al loro interno e da ciascuno è stato estratto un campione casuale di soggetti.
  • Abbiamo poi proceduto nel trasformare le informazioni desunte dai questionari in un matrice rettangolare di numeri, detta “matrice di dati”.
  • Il questionario presenta domande relative a proprietà sociografiche di base (genere, età, ecc…), relative ad atteggiamenti e a comportamenti.
  • All’interno del questionario ci sono batterie di domande con risposte semanticamente autonome e con risposte a parziale autonomia semantica. Per la rilevazione degli atteggiamenti si è utilizzata la scala di Likert.
  • Per l’analisi quantitativa dei dati il software SPSS.
  • Per l’analisi delle interviste realizzate nel corso dei focus group con gli studenti delle scuole piemontesi e pugliesi costituenti il nostro campione si è seguita la stessa strategia metodologica praticata per i questionari strutturati.
  • Tra i metodi di analisi riconosciuti in ambito di ricerca qualitativa, abbiamo voluto riferirci in particolare alla grounded theory.
  • La grounded theory ha l’obiettivo di:
  1. far emergere i dati dal basso, così come vengono detti, riducendo al limite l’intervento del ricercatore che potrebbe, invece, produrne dei suoi;
  2. far emergere dai dati la teoria interpretativa.
  • Terminata l’attività descrittiva, proprio grazie ai grafici costruiti, è stato possibile passare alla fase interpretativa.
  • Le interviste sono state poi soggette ad un ulteriore livello di analisi attraverso l’utilizzo del software C-MAP TOOLS che ha consentito una sintesi dei concetti in mappe concettuali.

1.3 TAPPE E STRUMENTI DI RICERCA

  • Il lavoro è stato condotto dalle singole unità di lavoro, ma coordinato a livello nazionale attraverso incontri periodici e si è articolato nelle seguenti fasi:
  1. individuazione delle due Regioni campione di ricerca, la Puglia ha un basso indice web di penetrazione, il Piemonte rappresenta un alto indice web di penetrazione.
  2. Individuazione di 6 scuole per regione
  3. illustrazione del progetto tramite lettera di presentazione e incontri con i singoli dirigenti scolastici e professori di terze e quarte.
  4. individuazione di un docente referente per ciascuna scuola che ha seguito le varie fasi di ricerca
  5. raccolta dati relativi alla programmazione didattica, attraverso l’acquisizione dei POF.
  6. individuazione di 5 classi campione per istituto.
  7. somministrazione di un questionario online.
  8. somministrazione di un questionario a un campione di 60 returnees (che abbiano fatto l’esperienze di un anno o di sei mesi all’Estero da non oltre 3 anni) per comprendere che differenze intercorrano tra la costruzione della realtà appresa ondine e quella esperita nella vita reale. Sarà utile indagare se e quanto influenzi negativamente l’adattamento ad una nuova cultura e a nuovi amici il rimanere costantemente in contatto con il Paese di provenienza e se la costruzione della realtà esperita nel Paese straniero nel quale si è vissuto differisca da quella elaborata tramite web prima della partenza.
  9. identificazione su segnalazione della docente di lettere di sei studenti italiani da coinvolgere in focus group; conduzione e analisi dei focus group di 1h e 30 min.
  10. selezione di alcuni degli studenti che hanno partecipato al focus group per interviste etnografiche in orario scolastico, registrate e trascritte
  11. interviste etnografiche ai 60 returnees, registrate e trascritte.
  12. restituizione dei risultati dell’indagine alle classi o gruppi di studenti che hanno partecipato alla ricerca nel corso del secondo quadrimestre all’a.s. 2011/2012.

CAPITOLO 2 INTRODUZIONE ALLA RICERCA: ANALISI DEI DATI A LIVELLO

NAZIONALE

2.1 ALCUNI DATI STRUTTURALI

  • Cosmopolitismo e in particolare, quanto la diffusione di questo atteggiamento esistenziale e relazionale possa essere favorita dai nuovi media.
  • In merito possiamo rilevare che il 37,2% degli intervistati è convinto che internet aiuti a costruirsi una personale idea del mondo circostante, mentre il 33% è indeciso, confermando che la vita reale costituisce fattore insostituibile per la formazione della propria percezione del mondo.
  • Pur riconoscendo che con internet le distanze geografiche siano state definitivamente abbattute, ritiene che questo potere della rete non li faccia sentire cittadini del mondo.

CAPITOLO 6 MEDIA EDUCATION

6.1 MEDIA EDUCATION E INTERCULTURA

  • McLuhan e il “villaggio globale”: egli vedeva nei media elettronici gli strumenti in grado di segnare il passo tra il modello spaziale urbano-centrico, saldamente ancorato all’idea di città come fulcro della civiltà e il modello globale, basato su una società vasta, in cui individui e istituzioni vivono liberi da confini e barriere territoriali.
  • E’ innegabile che si tratti di un tema complesso: dal successo elettorale di Obama, all’affermazione della primavera araba, alla crescita dei partiti “pirati” in Europa, abbiamo assistito a una serie di eventi sociopolitici fortemente legati alla nuova tecnologia e a l ruoo dei giovani attivi nella web-sfera.

6.2 NUOVI MEDIA E IDENTITA’

  • La psicologia sociale tenede a distinguere tra identità personale e identità sociale dell’individuo, ovvero tra quell’insieme di caratteristiche personalizzanti che connotano ciascuno di noi, nella relazione con sé stesso, e il modo di presentarsi, di interagire con gli altri, di modulare i propri atteggiamenti in base alla situazione.
  • Per le generazioni digitali i nuovi media sono un elemento che accomuna e che diventa un mezzo di socializzazione utilizzato quotidianamente, in modo talvolta spontaneo.
  • Internet in qualche modo può svolgere questo compito, seppure si parli di uno strumento in grado di sviluppare delle sotto-forme di socialità, varie e complesse. Si pensi a come i social network pur definendo un universo di codici comunicativi condivisi da un ampio numero di utenti, poi diano impulso al sorgere di diverse community. Dunque le tecnologi connettivepossono assurgere al ruolo di fattore “generazionale”, portatore di un sentire comune che si traduce in identità collettiva.
  • La musica, l’abbigliamento, la tv sono stati ad esempio tra i principali strumenti comunicativi con cui i giovani si sono presentati al mondo degli adulti in passato.
  • Alle generazioni digitali spesso non si riconosce tale forza espressiva perché, sottolinea Susca, i new media esautorano il bisogno di identità dei giovani: tali strumenti ampliano così tanto la sfera pubblica e relazionale, offrono così tante possibilità di auto-rappresentazione da non riuscire a formare un collante generazionale vero e proprio.
  • Si potrebbe parlare per la always connected generation di un effetto saturated self, parafrasando il titolo di un vecchio ma preveggente testo di Gergen, ovvero di un sé particolarmente fluido e flessibile, perché rimodulato costantemente in base alle numerose occasioni comunicative offerte anche dai media.
  • Internet quindi sembra proporsi come strumento utile per rafforzare le relazioni orizzontali di cui parla Gergen, legate al rapporto con i pari, fungendo, quindi, da estensione della vita sociale corporea.
  • I ragazzi intervistati potrebbero voler affermare la continuità delle forme di auto-rappresentazione impiegate tra mondo ondine e corporeo per questioni di desiderabilità sociale.
  • Spesso il bisogno di emancipazione dei più giovani porta a cercare forme unitarie e integre di percezione del sé. Un altro elemento interessante, emergente dalla nostra indagine, riguarda la preferenza manifestata costantemente dai ragazzi intervistati per i contesti in presenza, rispetto quelli virtuali, per sviluppare relazionalità più profonde.
  • Gli intervistati considerano i social network e il web come parti fondanti della propria quotidianità, adibite ad alcune funzioni sociali, talvolta limitate, tra le quali spicca quella di strumento di raccordo con i pari.
  • In realtà i giovani non integrano le tecnologie nel proprio corpo in senso letterale ma le annettono ai propri tempi, alle proprie socialità, ai propri abiti mentali, alle proprie routine, sino a non metterle in discussione e ad avvertirne una sorta di autentico bisogno.
  • Alcuni ragazzi evidenziano come i social media possano servire soprattutto per mantenere i contatti con i coetanei di altri paesi, sottolineando come il digitale funga da strumento per lo sviluppo di forme di socialità “ridotta” e mettendo in rilievo l’affiorare di un senso di diversità percepito nei confronti di altri sé, provenienti da altri contesti nazionali. Una diversità che si manifestasoprattuttonelle abitudini, nelle routines, quasi come dato confermativo del proprio sé, in chiave, questa volta, culturale ed etnocentrica.

6.3 I MEDIA TRA CONSUMI E SAPERI

  • Non è pensabile che il mondo digitale possa sostituire tutti gli spazi internazionali pregnanti per i giovani: sicuramente li integra, li connota e ne viene a sua volta influenzato.
  • Talvolta navigando abbiamo l’impressione di essere in una realtà naturale e in quanto tale gratuita. In realtà tale apparente gratuità viene pagata con porzioni della nostra privacy. Mentre noi siamo ondine disseminiamo dati personali, con le nostre ricerche e le nostre attività, che sono merce preziosa per le aziende che acquistano informazioni dai colossi della rete come Google o Facebook.

6.4 CRESCERE CON I MEDIA. LA COSTRUZIONE DEI SIGNIFICATI NEI NATIVI DIGITALI -La prima definizione ad aver ottenuto grande popolarità sia nella letteratura scientifica, sia in quella divulgativa è stata quella di digital natives coniata da Prensky. Egli intendeva definire le coorti nate dai primi anni Ottanta in poi, abituate all’utilizzo delle tecnologie analogiche, che avrebbero avuto poi la possibilità di approcciarsi per prime, con un buon grado di intuitività, ai nascenti media digitali.

  • Il web 2.0 di lì a poco, tuttavia, avrebbe generato ulteriori trasformazioni in molti contesti socioculturali e le categorie di lettura delle forme di costruzione di significati e saperi nelle culture giovanili sarebbero cambiati.
  • Per “comprendere” occorre la partecipazione. Sulla base di questa semplice riflessione possiamo capire come l’online abbia, comunque la si pensi, la capacità di divenire luogo e strumento di co- costruzione di significati e di condivisione di saperi.

6.5 LA TERZA CULTURA: UNO SPAZIO PER LA CONDIVISIONE

  • Se la scuola di Palo Alto ha introdotto, riferendosi alla comunicazione umana in generale non già quella online, l’assioma “non si può non comunicare”, nell’ambito del discorso sulle nuove tecnologie, si potrebbe introdurre l’assioma “non si può non condividere”.
  • Il condividere è un bisogno quasi naturale delle generazioni digitali che percepiscono l’online un po’ come lo spazio attraverso cui soddisfare questa necessità.
  • I ragazzi intervistati hanno dimostrato di possedere competenze digitali tali da non giocare pericolosamente con la propria identità in rete. Piuttosto pensano al web come a un collante utile per coltivare le proprie relazioni e per sentirsi parte di una collettività generazionale, che ha nella cultura della condivisione una delle caratteristiche primarie.

6.6 LA SOCIETA’ DELL’INFORMAZIONE NELLE STRATEGIE DELL’UNIONE EUROPEA

  • Il rapporto tra tecnologie e sviluppo sociale è stato sempre centrale nelle politiche economiche pianificate dall’UE. Con la strategia di Lisbona, sviluppata tra il 2000 e il 2010, le istituzioni europee avevano già sottolineato quanto fosse importante, per garantire un processo di crescita economica e sociale ai Paesi membri, un’implementazione della presenza delle tecnologie digitali, sia in ambito prettamente produttivo sia per quanto concerne i servizi al cittadino.

una nuova idea di literacy, costruita su identità individuali, significati collettivi e sulla promozione delle abilità auto-espressive attraverso strumenti come lo story telling.

  • Rivoltella ha individuato alcuni elementi che dovrebbero essere presi in considerazione da educatori e insegnanti nell’ambito della media education: l’impiego di più piattaforme per creare esperienze educative unificate, la capacità di usare i media come strumenti che stimolino l’immissione di contenuti piuttosto che un’interazione passiva, la capacità di individuare supporti adatti al contesto educativo e che permettano agli studenti di cooperare e imparare attraverso l’esperienza.
  • Al di là di quanto viene proposto dalla letteratura sull’educazione ai media e sulla scuola digitale, bisogna fare i conti con quelle che sono talvolta le difficoltà strutturali e concrete delle istituzioni educative.
  • Ciò che senza dubbio toccherà ampiamente la scuola del futuro è il progressivo passaggio dai testi cartacei a e-books. Problematica questa che tra l’altro mette in connessione due questioni legate al profilo degli studenti 2.0: 1) quella del bisogno, percepito dai giovani, di usare strumenti didattici innovativi 2) quella della formazione di una coscienza civica nell’ambito dell’e-democracy.
  • Una scuola che voglia integrare le nuove tecnologie all’interno di processi formativi deve assolutamente sviluppare le proprie capacità progettuali relative alla media education, considerando l’uso delle nuove tecnologie non come un elemento aggiuntivo alla didattica tradizionale ma come qualcosa di contestuale ad essa. Tuttavia tale processo sarà possibile solo con un impegno istituzionale teso ad investire in risorse economiche.
  • Uno sviluppo della media education inoltre potrebbe aiutare a colmare tra i giovani sia il divario digitale, esistente tra ragazzi che hanno facile accesso alla rete e quelli che per motivi di carattere socioeconomico non hanno la stessa fortuna, sia il divario partecipativo tra studenti che hanno sviluppato autonomamente buone competenze nell’interazione con il web e quelli che devono ancora maturare un giusto senso critico.

CAPITOLO 8 REPORT PUGLIA

8.1 IL CONTESTO REGIONALE LETTO ATTRAVERSO UNA COMPARAZIONE CON I DATI

NAZIONALI E INTERNAZIONALI (DATI AUDIWEB)

  • Gli studi sul rapporto tra i cittadini e le nuove tecnologie (rapporti Audiweb e indagini Multiscopo dell’Istat) sottolineano come rispetto al 2009 sia cresciuta in Italia costantemente la quota di famiglie che possiede un personal computer e che dispone dell’accesso ad internet.
  • All’estremo opposto si collocano le famiglie di soli anziani di 65 anni e più che continuano ad essere escluse dal possesso di beni tecnologici.
  • L’Italia continua a rimanere indietro rispetto a molti paesi dell’UE sia rispetto al possesso di internet sia alla qualità della connessione.
  • In linea con gli anni precedenti, si riscontrano forti differenze di genere, generazionali e territoriali.
  • Le attività di socializzazione hanno un ruolo importante nell’utilizzo di internet: il 45% degli utenti di internet utilizza siti di social networking.
  • Le famiglie con almeno un minorenne sono le più tecnologiche.
  • Si riducono le differenze sociali nel possesso di beni tecnologici, nfatti le famiglie con capofamiglia dirigente, imprenditore o libero professionista e quelle con capofamiglia direttivo, quadro, impiegato sono le più tecnologiche. Il possesso del cellulare ha superato quello del televisore in quasi tutte le famiglie, eccetto quelle in cui il capofamiglia risulta non occupato.
  • Il Sud è più svantaggiato. Le famiglie non hanno internet a casa per l’incapacità di utilizzarlo.
  • La mancanza di accesso continua ad essere in primo luogo un problema culturale; infatti, tra le motivazioni rimane stabile al primo posto la mancanza di capacità.
  • Per quanto concerne le differenze internazionali nell’accesso a Internet, bisogna sottolineare che l’Italia è indietro in Europa.
  • Per quanto concerne l’utilizzo delle tecnologie da parte degli individui permangono forti differenze generazionali. Il picco di utilizzo del pc e di internet si ha tra giovani di 11-24 anni.
  • E’ forte lo svantaggio del Sud, ma diminuiscono le differenze sociali.
  • Tra il 2009 e il 2010 si registrano incrementi significativi in tutte le ripartizioni territoriali sia nell’uso del personal computer sia nell’accesso ad internet, ma nonostante ciò le differenze territoriali tra il Nord e il Sud del paese rimangono stabili.
  • Il luogo privilegiato di utilizzo è la casa, pochi si connettono a internet senza fili. Infatti la maggioranza dei soggetti dichiara di collegarsi dalla propria abitazione.
  • I bambini e ragazzi con genitori con titoli di studio bassi sono svantaggiati sia nell’uso a casa, sia nell’uso combinato a casa e a scuola, il che dimostra che la scuola non riesce a colmare il profondo divario dovuto ad un ambiente familiare non favorevole.
  • Circa le attività svolte con internet, le persone di 6 anni e più che si sono connesse ad internet negli ultimi tre mesi hanno utilizzato la rete prevalentemente per comunicare attraverso l’uso della posta elettronica. Ciò significa che la crescita degli utenti di internet potrebbe essere dovuta essenzialmente a persone che usano la rete per attività di comunicazione.
  • Le attività di comunicazione hanno un ruolo importante nell’utilizzo di internet.
  • Non emergono differenze territoriali rilevanti nell’uso di internet per comunicare ad eccezione per l’inserimento di messaggi in chat, blog, newsgroup o forum di discussione online e nell’uso di siti di social networking che risultano maggiormente diffusi nel Sud rispetto al resto del Paese. In particolare nel Sud il 52% degli utenti di internet ha usato siti di social networking rispetto al 39,1% degli utenti residenti nel Nord-est.

8.2 LA RICERCA IN PUGLIA: LE SCUOLA CAMPIONE E LA MEDIA EDUCATION

  • I bisogni formativi generali ai quali la scuola cerca di rispondere:
    • Cosa chiede la società globalizzata della conoscenza, e la comunità europea alla scuola per costruire il suo futuro? Un mondo globalizzato e multiculturale caratterizzato:
    1. dalla società della conoscenza e dell’informazione, dall’accelerazione del tempo storico, dalla velocità e dalla problematicità dello sviluppo, dalla complessità, dalla caduta delle grandi certezze culturali, ideologiche e scientifiche dei secoli passati, dal mutamento della stessa natura del lavoro e delle forme di vita.
    2. Dal pluralismo di culture e linguaggi.
    3. Dalla crisi giovanile, nelle sue varie manifestazioni: identità, indeterminazione etica, narcisismo, sentimento di marginalità e frustrazione, scarsa fiducia in sé e nel futuro.
    4. Dalla crisi del civismo , dell’etica e della responsabilità pubblica, della cittadinanza democratica attiva, della coesistenza pacifica e inclusiva in una società multiculturale e multietnica, in una dimensione solidaristica e giusta.
    5. Dalla minaccia ad uno sviluppo futuro socialmente ed ecologicamente sostenibile e giusto.
      • Cosa chiede la nostra società nazionale? In particolare l’Istituto (Salvemini di Bari) si propone di:
    6. (^) promuovere una solida identità, critica e propositiva, della persona degli alunni, da un punto di vista cognitivo, emotivo, sociale, relazionale. L’identità personale è composta anche di futuro, di fiducia nella possibilità di contribuire a costruirlo e a progettarlo: l’Isituto valorizza la globalità della persona, la sua autonoma capacità di conoscersi, di orientarsi, di comprendere criticamente la realtà, di partecipare creativamente e responsabilmente alla costruzione di un personale progetto di vita della società, nell’ ottica di una civile convivenza.
    7. Promuovere lo sviluppo di una cultura che valorizzi le identità e le differenze, che contribuisca all’integrazione, alla costruzione negoziata di una nuova cultura attraverso il dialogo e il confronto democratico.
    8. (^) Promuovere la coscienza europea di cittadino, la consapevole accettazione dei principi della Carta europea, fondata sul riconoscimento dei valori della persona, dei suoi diritti e della sua dignità, della pace, del dialogo tra i popoli e tra le culture; sul riconoscimento della differenza come valore e dei valori della solidarietà verso i deboli.
  • Principi generali di riferimento per la costruzione dell’offerta formativa.
  • L’esperienza reale all’etero è risultata essere differente da quella ipotizzata a tavolino. L’impatto emotivo è stato notevole, ma il 50% dei returnees ha deciso di non condividere con familiari ed amici i propri stati d’animo vissuti nel corso dei momenti difficili, probabilmente perché hanno ritenuto opportuno non trasferire le proprie ansie sui propri cari e mettersi in gioco nello gestire lo stress emozionale.
  • Si conferma quindi che nell’esperienza all’estero l’utilizzo della rete non è da considerarsi strumento essenziale per la conoscenza della nuova realtà culturale, né per avviare e gestire relazioni interpersonali.

8.4 LA RETE: STRUMENTO DI EDUCAZIONE AL COSMOPOLITISMO

  • Nel questionario somministrato agli studenti coinvolti nella ricerca sono state inserite delle domande per analizzare un aspetto centrale della nostra ricerca, quale è quello del cosmopolitismo, e quanto la diffusione di questo atteggiamento esistenziale e relazionale possa essere favorita dai nuovi media.
  • In merito possiamo rilevare che il 38,3% degli intervistati è convinto che Internet aiuti a costruirsi una personale idea del mondo circostante.
  • Il potere della rete non fa sentire “cittadini del mondo” ma “cittadini NEL mondo”. Quando poi nel corso dei focus group e delle interviste etnografiche si è approfondito il concetto di cosmopolitismo e dei suoi significati gli stessi studenti hanno invece confermato che la rete costituisce un prezioso strumento di educazione nel diventare cittadini del mondo. Segnale questo che pone all’attenzione del mondo scolastico e dell’educazione in generale come il termine “cosmopolitismo” appaia oscuro nei suoi significati ai più.
  • I returnees pugliesi convergono particolarmente sul fatto che con internet si siano abbattute le distanze geografiche. Ma a differenza degli studenti delle scuole superiori che hanno partecipato alla ricerca, in loro emerge una maggiore convinzione sia della relazione tra internet e la propria dimensione cosmopolita sia di quella di internet (i social networks in primis) e l’educazione alla mondialità (e questo già dalle risposte fornite nel questionario).

8.5 SCUOLA WEB 2.0: LA SFIDA DEL NUOVO MILLENNIO

  • I governi stanno investendo risorse economiche per fornire alle scuole ogni sorta di tecnologia informatica, non solo sul piano dell’hardware ma anche della connettività, del software e dei prodotti digitali da utilizzare all’interno dei programmi di studio.
  • Nel corso dell’ultimo decennio si è affermata l’idea che saper usare ICT costituisca una terza forma di alfabetizzazione, insieme al saper leggere e al saper fare di conto.
  • L’accesso scolastico a internet produce realmente dei nenefici dal punto di vista educativo? I bambini e i ragazzi di oggi imparano di più, o in modo diverso, rispetto a quelli delle generazioni precedenti? Alcuni critici hanno accolto lo sviluppo di queste politiche mettendo in discussione il fatto che a un incremento quantitativo o qualitativo della presenza delle ICT si accompagni necessariamente un’analoga crescita delle potenzialità educative.
  • Anche il dibattito presso l’opinione pubblica si focalizza più facilmente sull’introduzione fisica della tecnologia nel contesto scolastico che sulla sperimentazione di nuove metodologie di insegnamento che siano in grado di utilizzarla a vantaggio degli allievi.
  • In molti sostengono che sia la scuola a dover rispondere al compito di educare su larga scala le nuove generazioni a divenire cittadini di quel nuovo ambiente culturale e sociale nel quale i media digitali hanno un ruolo così centrale, e a divenire cittadini consapevoli, capaci di operare razionalmente scelte e valutazioni.
  • Se la scuola non riuscisse a rispondere a questo compito, sarebbe la società nel suo complesso a correre un grosso rischio.
  • Se è confortante rilevare che molte scuole tecniche e professionali hanno già imboccato la strada della multimedialità, colpisce tuttavia che siano proprio le scuole tradizionalmente considerate “culturalmente più formative” a denunciare un ritardo maggiore. L’idea che la formazione della “classe dirigente” del futuro spetti solo ai Licei classici/scientifici è per fortuna superata.
  • Man mano che il sostegno delle politiche pubbliche, i cambiamenti legati alle ICT trovano spazio nella formazione degli insegnanti, nella pratica didattica, nella definizione dei curricola e nelle forme di valutazione, appare evidente che fare entrare l’hardware nelle scuole è solo l’inizio di un lungo processo di trasformazione dell’infrastruttura educativa.
  • E’ possibile prevedere una materia apposita , da aggiungere al curriculum didattico tradizionale. Si tratta di una strada esplorata soprattutto in ambito americano, dove i media studies fanno ormai parte del curriculum di moltissime scuole superiori e college.
  • Una visione che sta raccogliendo grande interesse, vede nelle ICT lo strumento per sviluppare, sia all’interno sia all’esterno della scuola, le cosiddette soft skills cioè quelle competenze trasversali sempre più richieste dall’economia globale dei servizi e della conoscenza che caratterizza il XXI secolo. In altre parole, la difficoltà di cogliere con chiarezza i benefici delle ICT sul fronte dell’istruzione dipenderebbe più dalle limitate aspettative dei pedagogisti e degli insegnanti che dalle scarse potenzialità delle ICT stesse.
  • Diverse sperimentazioni in ambito internazionale illustrano come le ICT siano non solo in grado di motivare un ragazzo poco interessato alla scuola, ma anche di aiutarlo a esprimere le proprie idee, a trovare la propria voce e a comunicare in modo efficace.
  • Se solo la scuola superasse il modello individualistico dell’apprendimento ripetitivo, il rapporto gerarchico tra insegnante e allievo e la definizione di obiettivi didattici rigidamente strumentali, potrebbe conseguire, anche grazie all’uso delle ICT, quella nuova alfabetizzazione che è richiesta dalla “cultura convergente”.
  • Jenkins identifica così queste nuove competenze:
  1. Gioco: la capacità di sperimentare il proprie ambiente circostante come una forma di problem solvine.
  2. Performance: la capacità di assumere identità alternative per improvvisare ed esplorare nuove attività.
  3. Simulazione: la capacità di campionare e re-mixare in modo significativo i contenuti dei media.
  4. Multitasking: la capacità di monitorare il proprio ambiente e di spostare la propeia attenzione sugli elementi più rilevanti quando necessario.
  5. Conoscenza diffusa: la capacità di interagire adeguatamente con strumenti tecnologici che espandono le capacità cognitive.
  6. Intelligenza collettiva: la capacità di condividere il sapere e di scambiare idee con altri per conseguire un obiettivo comune.
  7. Giudizio: la capacità di valutare l’affidabilità e la credibilità di differenti fonti di informazione.
  8. Navigazione trnsmediale: la capacità di seguire flussi narrativi e informativi attraverso modalità espressive diverse.
  9. Networking: la capacità di cercarem sintetizzare e ridistribuire le informazioni.
  10. Negoziazione: la capacità di muoversi attraverso diverse comunità, riconoscendo e rispettandone le differenti prospettive, cogliendo e accettandone le regole.
  • Non è ancora chiaro come integrare nella prassi didattica i software educativi e le altre risorse elettroniche che vengono spesso proposti come “una forma divertente di apprendimento”.
  • L’impiego delle tecnologie, insomma, sembra didatticamente più efficace in contesti di apprendimento orizzontali più che verticali; ciò che conta, ancora una volta, non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui la si utilizzerà nei diversi ambiti educativi.

CAPITOLO 9 LA RETE STRUMENTO DI EDUCAZIONE AL COSMOPOLITISMO

9.1 IL COSMOPOLITISMO ED I SUOI SIGNIFICATI

  • Tre plessi tematici: 1) l’unità di regole per soggetti diversi e provenienti da contesti, ordini valoriali, culture giuridiche differenti 2) l’adattabilità di singoli soggetti 3) la capacità di accoglienza del diverso, cioè l’adattabilità dei luoghi.
  • Un uomo che vive in un altro paese, in una cultura completamente differente, non per questo è cosmopolita.
  • Il termine “glocalizzazione” è stato introdotto da sociologi come Robertson e Barman per indicare i fenomeni derivanti dal’impatto della globalizzazione sulle realtà locali e viceversa.
  • La glocalizzazione è dunque una svolta epocale, determinata dal mutamento dei paradigmi organizzativi del mondo e della società, soprattutto per effetto dell’innovazione tecnologica, che ha profondamente cambiato il nostro modo di rapportarci ai concetti di tempo e di luogo.
  • Nel passaggio da un modo inter-nazionale ad uno glocal, è stata proprio la nuova concezione della mobilità a modificare profondamente tutta una serie di parametri concettuali ai quali eravamo abituati, fra i quali l’idea di cittadinanza, di appartenenza e di nazionalità.
  • I social network si confermano strumenti di relazioni multiculturali. Ne dà ragione il fatto che il 58,6% ha contatti con ragazzi non italiani e il 32,5% di questi si sono anche incontrati offline.
  • Introdotta la questione se gli scambi cross-culturali possano essere facilitati o meno dall’utilizzo di Facebook, alcune domande successive del questionario somministrato agli studenti coinvolti nella ricerca hanno cercato di capire se questi strumenti possano aiutare a conoscere le culture altre. Le risposte disattendono le aspettative.
  • Queste risposte invitano a pensare che i ragazzi della digital generation siano poco esercitati a collocarsi nel mondo e molto interessati a vivere il proprio universo quotidiano e reale. Per cui l’interesse per il diversamente altro non scaturisce spontaneamente, ma solo dopo esserne venuto a contatto. Ed è allora che i social network possono risultare strumenti di facilitazione della conoscenza - Scarsa percezione dell’essere glocali.
  • Dunque, nell’esperienze all’estero l’utilizzo della rete non è da considerarsi strumento essenziale per la conoscenza della nuova realtà culturale, né per avviare e gestire relazioni interpersonali, dove invece il contatto diretto, irapporti faccia a faccia risultano insostituibili.

CAPITOLO 10 CONCLUSIONI

10.1 GLOCALISMO E MONDO DIGITALE

  • Il rapporto tra lo sviluppo tecnologico e la sfera economica è infatti sempre stato una delle chiavi di lettura privilegiate delle scienze sociali al fine di comprendere e descrivere i sistemi sociali e la loro evoluzione storica. Certamente esso non esaurisce tutti gli aspetti del problema, ma è un dato di fatto che ogni tappa dello sviluppo che ha caratterizzato la società occidentale negli ultimi due secoli sia stata legata strettamente all’introduzione di grandi innovazioni tecnologiche.
  • La rivoluzione digitale promette, attraverso i suoi sostenitori e i suoi protagonisti, di cambiare radicalmente e in meglio sia il funzionamento globale della società sia la vita degli individui.