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Appunti sul mondo islamico e sul mondo ebraico
Tipologia: Appunti
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Quando si parla di diritto ebraico o quello islamico, parliamo delle regole che sono alla base delle rispettive comunità. I testi sacri dell’Islam sono il Corano e la Sunna: il Corano rappresenta il messaggio rivelato 14 secoli fa da Dio a Maometto ecco perché assume l’accezione di “parola divina” ed destinato ad ogni essere umano sulla Terra. Diviso in 114 capitoli che a loro volta sono divisi in 6236 versetti, si ritiene che la sua lettura possa far sorgere facilmente problemi di interpretazione essendo indicato come testo le cui parole sono state “dettate” direttamente da Dio. Come il Corano esiste la Sunna, in senso lato “Codice di comportamento”, con l’affermazione della religione islamica è assurta quale uno dei testi di riferimento del pensiero giuridico, etico e sociale della Umma (comunità dei fedeli). Importante è parlare della divisione tra sunniti e sciiti, la cui diatriba affonda le sue radici nel 632 d.C., l’anno della morte del profeta Maometto, fondatore dell’Islam. Le tribù arabe che lo seguivano si divisero sulla questione di chi avrebbe dovuto ereditare quella che a tutti gli effetti era una carica sia politica che religiosa. La maggioranza dei suoi seguaci, che sarebbero in seguito divenuti noti come sunniti e che oggi rappresentano l’80% dei musulmani, appoggiavano Abu Bakr amico del profeta. Secondo gli altri, il legittimo successore andava individuato tra i consanguinei di Maometto. Sostenevano che il profeta avesse designato a succedergli Ali, suo cugino e genero, e divennero noti come sciiti , una forma contratta dell’espressione “Shiaat Ali”, i partigiani di Ali. Questi due gruppi, quindi, rispecchiano un’organizzazione comunitaria completamente diversa: il Califfo nel mondo sunnita e Muhammad nel mondo sciita. L’ISIS è un califfato islamico appartenente al mondo sunnita ed nato per contrastare l’espansione dell’Arabia Saudita (quindi una lotta interna nel mondo sunnita). CORANO : significa letteralmente “la lettura” o “recitazione” ed è il testo sacro della religione dell’Islam e rappresenta per i musulmani il messaggio rivelato 14 secoli fa da Allah a Maometto. Tali parole sono destinate ad ogni uomo sulla terra. Durante la vita del Profeta, il Corano era recitato basandosi sulla conoscenza mnemonica del testo propria di molti abitanti di Medina ed è questo l’ordine seguito nelle prime raccolte. Il primo commentario al testo coranico è rappresentato dalle spiegazioni che ne dava il Profeta Maometto e che sono state raccolte nella Sunna , alla quale si rifaranno tutti i commentatori successivi e con cui si tende ad indicare l’insieme dei racconti relativi alla vita del Profeta Maometto. SUNNA : in senso lato “codice di comportamento”, in principio raccolta e tramandata a voce, la Sunna venne messa per iscritto pochi secoli dopo la morte del Profeta in base ad i racconti tramandati dai fedeli. Una tradizione profetica per essere tale deve essere composta da 2 parti: catena dei trasmettitori che furono i compagni del Profeta che diffondevano il sapere; il testo che rappresenta il contenuto della tradizione.
Le tradizioni avevano una grande importanza perché fornivano l’interpretazione dei versi del Corano, integrando e completando il testo sacro. Dopo il Corano la Sunna rappresenta la 2 fonte della legge islamica e con il testo sacro costituisce la Sharì’a. Il termine "sunnita", cioè seguace della tradizione del Profeta e della comunità islamica, è usato per indicare la maggioranza dei musulmani che dette vita al sunnismo (corrente maggioritaria dell’islam e si ritiene erede della giusta interpretazione del Corano) in opposizione agli sciiti (corrente minoritaria Islam). La Sunna è la raccolta dei comportamenti e della vita del Profeta che sono esempi da imitare da parte della comunità islamica. A tali comportamenti è stato quindi attribuito un significato e un valore normativo. In senso più ampio la Sunna comprende anche i comportamenti dei compagni del Profeta e delle maggiori personalità del primo periodo dell'Islam. La Sunna per eccellenza è costituita dal complesso dagli atti e detti (ma anche della non azione e dei silenzi) del Profeta Maometto, trasmessi nei singoli racconti o aneddoti. Legge e religione non sono differenti. La Sharì’a è la legge di Dio. Le fonti della legge islamica sono generalmente considerate il Corano e la Sunna, a cui la Sharì’a si ispira. Dal punto di vista giuridico indica l’insieme delle norme attraverso le quali riti possono essere compiuti in conformità alla volontà di Dio. Non rispettare la legge costituisce un reato in chiave civile e un peccato in chiave religiosa. IL MATRIMONIO NEL MONDO ISLAMICO L’uomo può unirsi in matrimonio con donna ebrea o cristiana o comunque tutte quelle che appartengono a religioni monoteiste. La donna invece può unirsi solo ad un uomo musulmano, questo per il diritto islamico classico. L’unica forma legittima di unione tra uomo e donna è il matrimonio. L’unione tra uomo e donna è ricongiungimento poiché entrambi trovano nell’altro una parte di loro stessi. Il matrimonio è un vincolo consensuale che si perfeziona attraverso la lettura pubblica degli elementi di un accordo esplicito che consistono nell’offerta fatta dalla sposa che agisce tramite il suo delegato o curatore matrimoniale (normalmente parente prossimo in linea maschile) e nell’accettazione dello sposo o del suo delegato. L’offerta può anche venire dallo sposo. Il matrimonio è raccomandato nel Corano e viene definito un patto solenne. Il contratto deve manifestare in modo chiaro la volontà congiunta delle parti. Ogni clausola sospensiva o dilatazione eccessiva di tempo tra proposta ed accettazione rende nullo il matrimonio. L’importanza del matrimonio richiede la presenza di persone competenti che conoscano nei
Non è lecito il matrimonio di una musulmana con un non musulmano, a qualsiasi religione appartenga. La grande divisione è tra sunniti e sciiti. Oggi tutti i musulmani del mondo concordano sul fatto che Allah sia l’unico dio e che Maometto sia il suo profeta. Osservano i 5 pilastri dell’ islam e condividono un libro sacro, il Corano. Tuttavia, mentre i sunniti basano molto la loro pratica religiosa anche sugli atti del profeta e sui suoi insegnamenti (sunna), gli sciiti vedono nei loro leader religiosi un riflesso di Dio sulla Terra. Questo ha indotto i sunniti ad accusare gli sciiti di eresia, mentre gli sciiti sottolineano come il dogmatismo sunnita abbia dato vita a sette estremiste come i puritani wahabiti. L’ISIS ad esempio è un califfato islamico, appartenente al mondo sunnita nato per contrastare l’espansione della arabia saudita. Quindi è una lotta interna nel mondo sunnita, proprio la arabia saudita perché questa viene considerata una corrente non completamente islamica, ed è anche un’importante forza economica. I 5 pilastri dell’islam indicano i 5 obblighi fondamentali previsti dalla Legge religiosa e dalla Shari’a. I 5 pilastri dell’islam sono:
Cioè o è islam o no, si indica già una scelta con questa espressione per problemi di sicurezza nei confronti di quell’Islam che non è fautore di un metodo corretto. Scegliere l’Islam moderato significa preferire un’ulteriore divisione, creando ulteriori scissioni nell’Islam. Ci sono diverse declinazioni del diritto ebraico e di quello islamico. Quando parliamo di diritto classico indichiamo il diritto al quale si strutturano le diverse scuole. Il mondo ebraico è declinato a livello politico non solo come diritto delle comunità ebraiche ma anche alla base dello stato di Israele, nonostante questo si dichiari laico, come i tribunali rabbinici possono ottenere una sentenza per rendere civile la loro decisione. Quindi rispetto al diritto ebraico possono esserci problematiche che riguardano gli istituti giuridici che provengono dal mondo di Israele e quindi si applicano le regole del diritto internazionale privato. Il problema sorge quando si sono i diritti che strutturano le comunità con le quali il nostro Stato ha pattuito delle intese e quindi le loro norme entrano nel nostro ordinamento. Con la comunità islamica non abbiamo un’intesa, a differenza del mondo ebraico con il quale c’è un’intesa. In questo ultimo caso c’è bisogno di mediazione tra quello che è il diritto e quelle che sono le leggi religiose (ad es. riguardo il matrimonio questo viene svolto secondo formule precise). Secondo la nostra intesa, le sentenze dei tribunali rabbini non hanno valore civile, quindi per tutto quello che riguarda la fase patologica del matrimonio si ricorre alla legge italiana. MATRIMONIO NEL DIRITTO EBRAICO Il matrimonio ebraico o islamico non è un sacramento ma è un contratto d’unione. L’unione non deve svolgersi per forza in un luogo sacro e davanti ad un soggetto che predica la fede. Quest’ultimo viene quindi considerato neutrale. Questo tipo di matrimonio viene considerato un contratto civile ma ciò nonostante si basa su strutture religiose. Nella religione ebraica il matrimonio:
I nostri istituti civilistici, nel mondo ebraico e islamico trovano fondamento nelle fonti religiose e quindi hanno una finalità religiosa. Il matrimonio ebraico nonostante sia un contratto è sempre religioso. Nel diritto religioso ciò che è giuridico è religioso e viceversa. Questa concezione dei sacramenti appartiene al mondo cattolico, nel mondo protestante infatti, il matrimonio non è un sacramento. Quando si parla di matrimonio acattolico, molti lo vedono come una sottospecie di quello civile perché le regole dell’uno sono uguali a quelle dell’altro.
In questo momento si ufficializza questo impegno con una serie di azioni contrattuali quali ad es. la data ecc. Quando una coppia decide di sposarsi, deve presentarsi all’Ufficio Rabbinico che provvederà a comunicare tutte le informazioni necessarie. In questa fase preparatoria del matrimonio i futuri sposi frequenteranno dei corsi organizzati dalla Comunità che li informeranno sul significato del matrimonio, sul diritto matrimoniale ebraico, osservanza del sabato e delle feste, sull’insegnamento della Torah ai figli, sulle norme dei rapporti coniugali. Tali norme contribuiscono a creare quell’atmosfera di Kedushà (santità) che rendono solida la famiglia ebraica e le assicurano le felicità e la benedizione divina. Le conseguenze giuridiche in caso di mancato matrimonio possono essere di natura patrimoniale come il pagamento di somme, come se fosse una sorta di penale. Il matrimonio vero e proprio è distinto in due momenti: il Kiddushin e la Ketubah. Il kiddushin che è la prima fase, dove avviene la consacrazione e viene tradotto con il termine “santificazione” in cui la donna è consacrata al marito e non può più appartenere ad un altro uomo se non dopo la morte o il divorzio. Dopo questa benedizione l’uomo consegna alla donna un oggetto, solitamente un anello, in presenza di due testimoni. La donna non dice “si” ma accetta l’anello con un sorriso od altre gestualità in cui dimostra l’accettazione. A seguito, dopo tale rito, bisogna proclamare una formula: “io ti prendo e sei consacrata a me secondo la legge di Mosè (insegnamento biblico - legge divina) e secondo la legge di Israele (disposizioni rabbiniche - legge umana). Viene poi consegnato un documento scritto, cioè la ketubah contenente i doveri del marito ed i diritti della moglie (ad es. assisterla in salute e malattia, ecc). La ketubah è un documento che riporta gli obblighi finanziari assunti dal marito nei confronti della moglie: oneri questi che derivano dalla legge ebraica. La ketubah fu istituita con lo scopo di proteggere la donna, rendendo all’ uomo molto oneroso e complicato divorziare; difatti questo contratto obbliga il marito a pagarle una forte somma, normalmente superiore a ciò che sarebbe spettato alla donna secondo la legge, in caso di divorzio. La ketubah è un documento che deve essere scritto ed è concordata anche con i familiari sia del marito che della moglie. La ketubah è l’accordo nuziale ebraico ed è considerato parte integrante del matrimonio ebraico tradizionale ed illustra i diritti e le responsabilità dello sposo in relazione alla sposa. I rabbini nei tempi antichi insistevano affinché le coppie nuziali attuassero una ketubah quale protezione per la sposa. La ketubah divenne un meccanismo per cui la somma dovuta alla moglie venne ad esser pagato nel caso della cessazione del matrimonio, sia a causa della morte del marito o per divorzio.
Un’altra funzione svolta dalla somma di ketubah era di disincentivare il marito dal contemplare un possibile divorzio: infatti, per poterlo fare, doveva avere la somma disponibile stabilita dalla ketubah e dovuta alla moglie. La ketubah è un momento essenziale per il matrimonio. Il matrimonio stesso senza documento scritto è nullo. LA FORMA DEL MATRIMONIO. Il matrimonio si divide in due momenti: Kiddushin ; Ketubah. Il 1° momento è la Kiddushin che consiste hall consacrazione, benedizione del matrimonio, durante il quale si viene a formare il legame con lo scambio del consenso espresso attraverso l’accettazione del dono che secondo alcuni rabbini è rafforzato da un sorriso della donna. Il 2° momento è la Ketubah cioè l’atto scritto. La particolarità del diritto ebraico è che deve essere tutto scritto e precisato, infatti si dice che non si può stare un’ora senza ketubah, infatti questa risulta essere una forma di deterrente per il divorzio. La ketubah è un documento scritto nel quale, gli impegni previsti erano:
dare la dote alla moglie = donativo nuziale );
lasciare una somma di denaro alla donna;
La promessa di lasciare in eredità esclusiva ai figli maschi dei beni dotali cioè beni portati in dote dalla moglie che entrano nel patrimonio della famiglia, per i quali è previsto un regime giuridico particolare perché questi beni devono essere elencati e valutati nella Ketubbah, sui quali il marito durante il matrimonio ne ha l’usufrutto, ed in caso di divorzio il marito deve restituirli nello stato originale. Accanto a questi ci possono essere i beni farafamiliari cioè appartenenti alla moglie prima del matrimonio e non fanno parte della dote ma della donna perché ricevuti prima o durante il matrimonio. Il marito ha solo l’usufrutto ma non può alienarli a differenza dei precedenti ed in caso di divorzio devono essere restituiti nel valore che hanno acquistato, cioè cosi come sono. Ci sono infine i beni strettamente privati della moglie. Dopo la lettura davanti ad almeno 10 testimoni ebrei della Ketubah, lettura poste in essere per rendere pubblico l’atto, il vero e proprio matrimonio è fatto.
Il marito è l’unico che deve scriverlo, nessuno può sostituirsi al marito ma può essere scritto al massimo per ordine del marito sotto dettatura. Può esservi solo 1 documento. Non possono succedersi e deve essere trascritto e redatto alla presenza di 2 testimoni che devono firmare uno sotto l’altro e riconoscere reciprocamente la firma e impegnarsi ad eliminare tutti i documenti che sono stati utili alla formazione del libello, proprio per avere 1 solo documenti inequivocabile. Il documento deve essere chiaro sia nella scrittura grafica che nei contenuti. Nel documento deve essere scritto il nome della donna con le varie indicazioni e le sue generalità per identificarla. Non possono essere apposte condizioni ma l’atto deve essere netto. Nel libello deve essere espressa principalmente l’intenzione più che la motivazione che non è tanto richiesta. Ci si era posto il problema del documento inviato a distanza per posta o per internet. La validità del libello online o via internet seguendo le indicazioni bibliche è invalido perché il materiale (inchiostro, carta e penna) deve essere del marito e molti rabbini non consentono la validità di questi tipi di documenti. Il libello inviato per posta invece è scritto davanti ai testimoni su materiale del marito ma viene consegnato materialmente dal postino ma la sua validità è dubbia poiché il postino è un semplice nuncius (colui che riporta per conto di un altro soggetto una dichiarazione). Il postino che fa materialmente la consegna non conosce il contenuto ma consegna semplicemente il documento. Il caso del postino può essere interpretato come nuncius perché non conosce quindi il materiale. La consegna è un momento importante e per questo deve essere intenzione di volontà determinata e precisa che impegna l’uomo fino alla fine. Vi sono casi, ad esempio, in cui il marito può redarre documento in preda ad ira o rabbia. Vi è una scissione del mondo orientale con quello occidentale. Il GHET sta ad indicare il concetto di SEPARAZIONE. I momenti essenziali sono:
Ci può essere poi una consegna intimata attraverso un giudice nei casi di procedure di divorzio davanti al tribunale rabbinico. Anche qui vi è il tentativo di riconciliazione da parte del giudice e qualora tali tentativi siano vani, si procederà alla fase preliminare che ha un carattere giudiziale e con la verifica dei motivi reali del divorzio. Questa fase preliminare ha come finalità quella di vedere se ci sono i presupposti utili per la procedura di divorzio. Questa fase preliminare si conclude con una sentenza c.d. dichiarativa che riconosce l’esistenza dei presupposti del divorzio.
Redazione del documento quindi, riassumendo:
Avviene poi la fase di preparazione del ghet. La funzione del giudice non è solo sanzionatoria ma anche di convincimento. Nella decisione giudiziale ci si rivolge al giudice come persona imparziale che abbia l’autorevolezza di portare a convincere a scrivere l’atto di ripudio e consegnarlo. Il ghet viene redatto dal tribunale ed il giudice si accerta che i testimoni abbiano rispettato le indicazioni e che questi veridicizzano le proprie firme, si accerto che la procedura sia stata seguita in modo preciso e vede se c’è l’intenzione reale di ripudio del marito. Il giudice verificate questa cose chiede se sono state risolte le questioni economiche se che la donna accetta liberamente il divorzio. Il giudice vede se nel Ketubah sono stati rispettati tutti i casi e verifica che le questioni economiche, contenute nel contratto prematrimoniale, prima nel ketubah siano rispettate. Con risposta positiva il marito consegna il libello alla moglie. La moglie accetta il documento non verbalmente ma con azioni, avvicinandolo verso di se e alzando il libello al cielo in segno di accettazione. I MATRIMONI MISTI. Il matrimonio ha un valore etnico. Si parla di problemi di appartenenza religiosa. Il divieto infatti di questi matrimoni misti viene fatto per evitare la caduta nell’idolatria perché il Dio deve essere unico e perché si rischia una mescolanza tra il popolo ebreo che è il popolo eletto e gli altri popoli, perché la sua natura non può snaturalizzarsi. Si è ebrei quando si nasce da madre ebrea. E’ un matrimonio misto il caso di un matrimonio di un ebreo che si è convertito ad un’altra religione con un ebreo. Lo scopo è di preservare la stirpe, l’etnia. Dal punto di vista ebraico il matrimonio tra un ebreo ed un non ebreo è nullo, dal punto di vista religioso. I figli nati da padre ebreo e madre non ebrea sono non ebrei. I figli nati da padre non ebreo e madre ebrea sono ebrei anche se il matrimonio è nullo dal punto di vista religioso mentre dal punto di vista dello Stato dipende dalle leggi statali. Il matrimonio nullo è un matrimonio non esistito. MATRIMONI PROBITI MA VALIDI. Il matrimonio giunge al termine solo con la morte del coniuge o con il divorzio perché non possono essere dichiarati nulli. Sono matrimoni che esistono ed hanno una loro validità ma sono proibiti. Es. una donna sposata che ha avuto una relazione, di sua spontanea volontà, con un’altro uomo che non sia suo marito rappresenta un caso di adulterio.
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