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Diritto Internazionale: Principi Fondamentali e Relazioni tra Stati - Prof. Arcari, Dispense di Diritto Internazionale

definizione, immunità, riconoscimento, mutamenti territoriali, autodeterminazione, protocollo del 1949, diritti dell'individuo, crimini internazionali, corte penale internazionale, mantenimento pace e uso della forza, misure provvisorie, accordi regionali, legittima difesa, intervento umanitario, ricorso alla forza armata, diritto umanitario, disarmo, la consuetudine, i trattati, le riserve, applicazione e interpretazione, invalidità e estinzione, responsabilità internazionale, adattamento.

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 29/11/2019

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DEFINIZIONE DI DIRITTO INTERNAZIONALE:
Regola i rapporti tra gli Stati —> si dice che il diritto internazionale sia il diritto degli Stati sovrani. Il diritto
internazionale ha due caratteristiche: è uno solo, e non esisterebbe se non ci fosse una pluralità di Stati.
Per Stato si intende un entità, un autorità indipendente, destinataria di un insieme di norme del diritto
internazionale, che esercita il suo poter e di governo in modo stabile (elemento politico), nei confronti di un
individuo (elemento sociale) e in un determinato spazio (elemento territoriale).
-Elemento politico —> è dato dal governo e comprende tutti coloro che esercitano un potere di natura
pubblica in nome dello stato. Non sono considerati stati gli enti dove non si è affermato alcun potere, gli enti
costituiti dall’uso della forza e gli enti che sono membri di uno stato federale.
-Elemento sociale —> è dato dagli individui che abitano il territorio e che hanno diritti e obblighi in quanti
cittadini. Spesso questo elemento è detto “popolazione”; il popolo è un ente dotato di soggettività
internazionale.
-Elemento territoriale —> è l’ambito spaziale entro il quale si manifesta l’autorità dello stato; riguarda infatti
sia il territorio che la fascia costiera entro le 12 miglia (cioè il mare territoriale).
In realtà ci sono altri due aspetti che caratterizzano gli Stati, ovvero:
la sovranità, cioè capacità di governare ovvero fare e imporre regole in quei confini. Il diritto
internazionale regola anche i conflitti tra queste sovranitá.
L’indipendenza, cioè uno stato deve essere autodeterminato ovvero non deve dipendere da altri stati
nel senso che deve poter scegliere le proprie regole senza interferenze esterne.
Le funzioni dell’ordinamento giuridico.
Produzione (o funzione normativa), Accertamento (o funzione giudiziaria), Attuazione (o funzione
esecutiva).
1)Produzione:
Il primo paragrafo dell art 2 dell ONU dice che “L organizzazione è fondata sul principio della sovrana
eguaglianza di tutti i suoi membri” —> ma se tutti i 193 stati dell ONU sono uguali, sovrani e indipendenti,
qual è L autorità che impone il rispetto delle regole? Gli Stati stessi. Infatti la sentenza Vapore Lotus del
1927 afferma che le norme di diritto internazionale emanano dalla libera volontà degli Stati che si pongono
le regole che li vincolano. Il tutto può avvenire grazie a:
-i trattati (bilaterali o multilaterali) a portata particolare ovvero solo se lo accetti sei vincolato —> molto
simile al contratto. È uno strumento che da certezza agli obblighi e diritti delle parti.
Inoltre è basato su un intervento volontario anche se informale degli Stati che contribuiscono alla formazione
della consuetudine.
-la consuetudine, a portata generale ovvero si presume che tutti la seguano e la conoscono (che nel diritto
interno è in fondo alla gerarchia, mentre qui è al pari dei trattati). In questo caso è importante perché nel
momento in cui uno stato inizia ad esistere, automaticamente viene vincolato da tutte le consuetudini
esistenti.
2)Accertamento
Per accertamento si intende accertamento giudiziale ovvero certezza del diritto. Gli stato, con i trattati, hanno
istituito diversi organi giudiziari, composti da giudici indipendenti, che hanno il potere di risolvere una
controversia; ad esempio le corti permanenti cioè la “corte internazionale di giustizia” (che risolve
controversie di carattere generale come la violazione di un obbligo o L interpretazione di un trattato), oppure
la “corte europea dei diritti umani” (che risolve controversie di carattere speriate, riguardanti i diritti).Ci sono
poi altre corti dette arbitrali che risolvono specifiche controversie.
Come opera e procede la funzione giudiziaria?
Caso semplice: “Conclusione di un trattato” —> C’è una lite tra due soggetti rispetto all
applicazione di una certa regola; la corte internazionale di giustizia, che è un tribunale permanente e
affidabile, pronuncia la sentenza —> la corte può pronunciare la sentenza se c’è L accordo delle
parti, che avviene attraverso un trattato bilaterale che si chiama “compromesso arbitrale”. (Slide con
“special agreement).
Esempio sentenza 2012 Germania vs Italia —> caso semplice: due stati litigano, firmano un accordo e
propongono la controversia alla corte.
Caso più sofisticato: “Clausola compromissoria” —> le parti credono che sorgeranno controversie
quindi inseriscono a priori nel loro trattato una clausola che dice “che le parti in lite potranno
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DEFINIZIONE DI DIRITTO INTERNAZIONALE:

Regola i rapporti tra gli Stati —> si dice che il diritto internazionale sia il diritto degli Stati sovrani. Il diritto internazionale ha due caratteristiche: è uno solo, e non esisterebbe se non ci fosse una pluralità di Stati. Per Stato si intende un entità, un autorità indipendente, destinataria di un insieme di norme del diritto internazionale, che esercita il suo poter e di governo in modo stabile (elemento politico), nei confronti di un individuo (elemento sociale) e in un determinato spazio (elemento territoriale). -Elemento politico —> è dato dal governo e comprende tutti coloro che esercitano un potere di natura pubblica in nome dello stato. Non sono considerati stati gli enti dove non si è affermato alcun potere, gli enti costituiti dall’uso della forza e gli enti che sono membri di uno stato federale. -Elemento sociale —> è dato dagli individui che abitano il territorio e che hanno diritti e obblighi in quanti cittadini. Spesso questo elemento è detto “popolazione”; il popolo è un ente dotato di soggettività internazionale. -Elemento territoriale —> è l’ambito spaziale entro il quale si manifesta l’autorità dello stato; riguarda infatti sia il territorio che la fascia costiera entro le 12 miglia (cioè il mare territoriale).

In realtà ci sono altri due aspetti che caratterizzano gli Stati, ovvero:

  • la sovranità, cioè capacità di governare ovvero fare e imporre regole in quei confini. Il diritto internazionale regola anche i conflitti tra queste sovranitá.
  • L’indipendenza, cioè uno stato deve essere autodeterminato ovvero non deve dipendere da altri stati nel senso che deve poter scegliere le proprie regole senza interferenze esterne.

Le funzioni dell’ordinamento giuridico. Produzione (o funzione normativa), Accertamento (o funzione giudiziaria), Attuazione (o funzione esecutiva).

1)Produzione: Il primo paragrafo dell art 2 dell ONU dice che “L organizzazione è fondata sul principio della sovrana eguaglianza di tutti i suoi membri” —> ma se tutti i 193 stati dell ONU sono uguali, sovrani e indipendenti, qual è L autorità che impone il rispetto delle regole? Gli Stati stessi. Infatti la sentenza Vapore Lotus del 1927 afferma che le norme di diritto internazionale emanano dalla libera volontà degli Stati che si pongono le regole che li vincolano. Il tutto può avvenire grazie a: -i trattati (bilaterali o multilaterali) a portata particolare ovvero solo se lo accetti sei vincolato —> molto simile al contratto. È uno strumento che da certezza agli obblighi e diritti delle parti. Inoltre è basato su un intervento volontario anche se informale degli Stati che contribuiscono alla formazione della consuetudine. -la consuetudine, a portata generale ovvero si presume che tutti la seguano e la conoscono (che nel diritto interno è in fondo alla gerarchia, mentre qui è al pari dei trattati). In questo caso è importante perché nel momento in cui uno stato inizia ad esistere, automaticamente viene vincolato da tutte le consuetudini esistenti.

2)Accertamento Per accertamento si intende accertamento giudiziale ovvero certezza del diritto. Gli stato, con i trattati, hanno istituito diversi organi giudiziari, composti da giudici indipendenti, che hanno il potere di risolvere una controversia; ad esempio le corti permanenti cioè la “corte internazionale di giustizia” (che risolve controversie di carattere generale come la violazione di un obbligo o L interpretazione di un trattato), oppure la “corte europea dei diritti umani” (che risolve controversie di carattere speriate, riguardanti i diritti).Ci sono poi altre corti dette arbitrali che risolvono specifiche controversie.

Come opera e procede la funzione giudiziaria?

  • Caso semplice: “Conclusione di un trattato” —> C’è una lite tra due soggetti rispetto all applicazione di una certa regola; la corte internazionale di giustizia, che è un tribunale permanente e affidabile, pronuncia la sentenza —> la corte può pronunciare la sentenza se c’è L accordo delle parti, che avviene attraverso un trattato bilaterale che si chiama “compromesso arbitrale”. (Slide con “special agreement). Esempio sentenza 2012 Germania vs Italia —> caso semplice: due stati litigano, firmano un accordo e propongono la controversia alla corte.
  • Caso più sofisticato: “Clausola compromissoria” —> le parti credono che sorgeranno controversie quindi inseriscono a priori nel loro trattato una clausola che dice “che le parti in lite potranno

automaticamente rivolgersi a un certo tribunale per risolvere la controversia”. Si prevede quindi un meccanismo che faciliterà una futura controversia. (Slide sulla clausola, art.1). Ad esempio questa clausola fu adottata per i crimini di guerra, crimini contro l’umanità ecc, dove venne accettata la giurisdizione del tribunale sovranazionale. Tale consenso degli Stati è implicito nella carta delle nazioni unite che hanno conferito all organo sovra nazionale di prendere decisioni in quelle circostanze.

  • Altro caso sofisticato: “Clausola facoltativa di giurisdizione obbligatoria” —> si applica al caso specifico della corte di giustizia. È la stessa cosa della clausola compromissoria: lo stato accetta la giurisdizione della corte di giustizia che riguarderanno le materie di diritto internazionale.

3)Attuazione: Ci si chiede chi sia l’organo che assicura il rispetto del diritto. Dato che non c’è una forza di polizia internazionale, si utilizza la “contromisura” —> è l’idea di rappresaglia ovvero c’è la violazione di un obbligo internazionale e come reazione c’è una conseguente violazione (tu non rispetti un diritto e io reagisco). Ad esempio: mi chiudi i porti allora non ti fornisco più le merci. Alcuni problemi della contromisura possono essere: -la non proporzionalità; spesso la contro violazione non è proporzionale all’offesa subita. Ci sono però anche molte occasioni in cui ripristina il diritto violato ed è efficace. -la non pacificitá; a furia di contro misure si può arrivare ad un uso della forza e a guerre. -la non efficacia; magari uno dei due stati è più forte dell’altro. Le sanzioni vengono imposte non dal singolo stato ma da un’organizzazione internazionale che ha questa competenza particolare solo talvolta, solo quando gli Stati gliela hanno attribuita —> “principio di attribuzione”

A livello universale esiste un meccanismo di questo genere con il consiglio di sicurezza. Il suo obiettivo primario è indicato dall’art 1 della carta delle nazione unite ed è quello di mantenere la pace e la sicurezza, e prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace. Inoltre, nell’art. 39 della carta delle nazioni unite si legge che può intervenire per: minaccia alla pace, violazione alla pace e aggressione. Il consiglio compie il suo obiettivo con due tipi di sanzioni: -art 41 “misure economiche”, che non implicano L uso della forza -art 42 “impiego della forza armata”. Infatti nel preambolo del trattato (dove gli Stati elencano quali sono i loro obiettivi) si dice che L uso unilaterale della forza è vietato e che può essere usato solo quando questo stesso divieto viene violato —> in questo caso se ne occuperà il “sistema di sicurezza collettiva delle nazioni unite” sviluppato dal consiglio di sicurezza. Esempio: Guerra del Golfo —> Saddam Hussein attacca il Kuwait con una aggressione ingiustificata. Nel 6 agosto 1990 il consiglio applica L art 41 e dice di cessare L esportazione delle merci. Il 15 gennaio del 1991 il consiglio darà il via libera ad una operazione militare che in pochi mesi porterà alla liberazione del Kuwait. Il problema del consiglio di sicurezza è che entra in gioco soltanto in situazioni di grave urgenza —> quindi il suo obiettivo è rimediare al caos e non ristabilire il diritto. Il problema del consiglio di sicurezza è che ha un grande limite —> esso è un organo politico composto da 15 stati membri delle nazioni unite (art.23 della carta “composizione”); secondo L art 27 della carta, “le decisioni sono prese con il voto favorevole di 9 membri, nel quale devono essere compresi i voti dei Membri permanenti” —> ciò significa che se uno dei membri permanenti dice no, quella delibera non può essere adottata (“diritto di veto del membro permanente)

Esempio (sul diritto di veto): Occupazione della Crimea da parte della Russia La Russia fu condannata a sanzioni economiche in quanto occupò la crimea. Così L UE impose agli Stati membri di interrompere le transazioni commerciali con i prodotti provenienti dalla Crimea, per reagire all’atto illecito commesso dalla Russia con l’occupazione militare —> questo perché, nonostante non sia stata direttamente danneggiata, l’UE ha voluto reagire ad una violenza, per salvaguardare la sicurezza e L’ interesse della comunità internazionale; si esce da una logica bilaterale per entrare in una logica più complessa, collettiva che coinvolge obblighi erga omnes e che danno diritto a tutti di reagire. Il diritto internazionale tratta anche:

  • i motivi di estinzione o invalidità del trattato, quando intaccato da certi vizi. L unica norma a cui non è consentito derogare è la norma imperativa o diritto cogente (ius cogens). Es se gli Stati si fossero

costituisce ma richiede comunque l’immunità, per la questione che si tratta di un ente correlato allo stato di Taiwan. Il Canada (come molte altre nazioni) non riconosce il Taiwan e quindi l’ente citato in giudizio, in base a tale considerazione, non godeva di nessuna immunità. Nonostante ciò la risposta del tribunale è stata che Taiwan costituisce uno stato, perché di per se riporta tutti i requisiti di uno stato. Il nome politico dello Stato è “Repubblica di Cina”.

SOGGETTI DELL’ORDINAMENTO:

La configurazione di Stato viene definita nell’art 1 della convenzione di Montevideo : lo stato come persona/ soggetto di diritto internazionale dovrebbe possedere le seguenti qualità: (a)una popolazione permanente, (b) un territorio definito, (c) un governo e (d) la capacità di entrare in relazione con altri Stati. I primi 3 elementi sono elementi fattuali, che si constatano nella realtà.

Esempio (sui soggetti/caratteristiche) : ducato di Sealand Un gruppo di persone proclamarono l’indipendenza e la nascita del ducato di Sealand, nominando una seria di individui con particolari cariche, tra cui un cittadino tedesco come ministro —> per questo il ministro era convinto di godere dell’immunità. In realtà tale Ducato non poteva essere riconosciuto come Stato per la mancanza di territorio (uno dei requisiti fondamentali sanciti all’Art 1 della convenzione di Montevideo). Sempre in riferimento alla convenzione, il governo è considerato dal diritto internazionale quello che più direttamente svolge un ruolo —> gli altri Stati poi sono rappresentati da una branca dell’organizzazione di governi (delegato del ministro degli Esteri).

PROBLEMA DEL RICONOSCIMENTO:

Il problema del riconoscimento si presenta nel momento in cui gli altri Stati devono riconoscere l’esistenza degli elementi fondamentali per la formazione di uno Stato —> questi Stati già esistenti riconoscono che in un dato contesto territoriale e in relazione ad una popolazione stanziata in quel territorio, esiste un governo effettivo sovrano e indipendente. Il riconoscimento è quindi un atto unilaterale (lo stato con un atto riconosce l’altro stato) e discrezionale (non c’è un obbligo di farlo).

  • Ma è necessario al fine dell’esistenza di uno Stato il suo riconoscimento costitutivo? La convenzione di Montevideo afferma che uno stato esiste a prescindere dal suo riconoscimento; questo perché il riconoscimento ha natura politica. Il riconoscimento infatti: -NON costituisce la soggettività giuridica (che si ha invece quando l’autorità indipendente esercita il suo potere di governo); se costituisse soggettività, il nuovo stato diventerebbe un soggetto di diritto solo per alcuni stati che lo hanno riconosciuto, e questo sarebbe un paradosso. -NON presenta carattere costitutivo; se lo presentasse, gli Stati non riconosciuti non avrebbero un territorio, che sarebbe quindi occupabile da tutti gli altri Stati. Ci fu solo un caso eccezionale nel ‘71 dove il tribunale italiano di Bolzano, rifiutò di delibare una sentenza di divorzio pronunciata in Germania perché non riconosceva la repubblica democratica tedesca; quindi gli atti giuridici pronunciati da quel tribunale tedesco era come se non esistessero.
  • Ma uno stato può perdere il suo riconoscimento? No. Si parla in questo caso di: “Stato fallito” —> stato che in un certo momento per effetti interni violenti, perde uno degli elementi essenziali per la qualifica di stato, ovvero L apparato di governo. Ciò però non implica la sua estinzione.

Esempio: la Somalia dal 1991-1992 ha visto la caduta dei regimi di lunga durata che hanno portato ad una guerra civile e ad un governo transitorio, che era incapace di svolgere funzioni di polizia. Così il consiglio di sicurezza ha affrontato nel 2008 il problema delle acque della Somalia, ovvero della pirateria, che andava avanti da molto tempo e che si moltiplicava sempre di più; i pirati somali andavano fuori dalle acque territoriali e in alto mare attaccavano navi altrui commerciali a fini di deprivazione. Il consiglio autorizza le navi di tutti gli Stati ad intervenire per catturare e perseguire i pirati, non solo nelle acque di alto mare ma soprattutto nelle acque territoriali e nelle coste somale —> questo per mancanza di un sovrano territoriale che possa legittimamente tenere l’ordine. Tutto ciò in realtà è avvenuto grazie al consenso del governo transitorio; ciò significava che quindi uno stato c’era, anche se non pienamente effettivo.

Esempio (sul riconoscimento): Caso della Palestina

La suddivisione dello Stato di Palestina cominciò dopo la seconda guerra mondiale —> nascono così due popolazioni e tre religioni. Le nazioni unite ritengono che sia il caso di prendere in mano la situazione, così dividono il territorio della Palestina in due stati: uno stato arabo e uno stato ebraico che diventerà poi Israele. Ma la proposta di suddivisione non viene accettata dalla popolazione araba Nel 1948 Israele si dichiara stato indipendente e viene riconosciuto da un certo numero di Stati; nasce così il conflitto arabo israeliano, al termine del quale le parti concludono un armistizio, che è una sospensione dell’ostilità. (Riferimento alla terza cartina). Nel 1967 Israele occupa altri territori della Palestina araba —> nasce la guerra dei 6 giorni. Nel 1991 Israele e OLP (organizzazione per la liberazione della Palestina) raggiungono una dichiarazione di pace che permette un primo passaggio ideale di autorità all’OLP. Quindi si discute ancora se la Palestina sia uno Stato o no a causa della mancanza dell’indipendenza e a causa di una presenza militare di controllo (OLP).

Muro di separazione: Greenline : linea di armistizio, confine tra territorio di Israele e territorio occupato. Nel 2002 Israele costruisce una barriera per impedire L accesso di palestinesi verso il territorio israeliano e regolarlo attraverso dei valichi. La situazione però si aggrava e inizia il terrorismo da parte palestinese. Così, per impedire le infiltrazioni terroristiche, Israele innalza il muro. Uno stato può farlo? Si, non c’è una regola che lo vieta. Ci sono stati poi nel 2003-2004 dei Problemi giuridici e proteste internazionali. La corte internazionale di giustizia può avere una funzione contenziosa (quando risolve un conflitto) ma anche una funzione consultiva: in questo caso nel 2004 ha avuto funzione consultiva cioè ha pronunciato un parere, richiesto dall’assemblea generale, dagli organi delle nazioni unite. Nello specifico questi organi gli hanno chiesto se L innalzamento del muro era legale o no. La risposta fu che era legale ma dava però luogo a problemi giuridici in quanto a volte il muro entrava nel territorio occupato. Le 4 convenzioni di Ginevra si occupano di conflitti armati internazionali; la quarta protegge nello specifico le persone esposte alle ostilità, cioè i civili (ad esempio gli eserciti delle parti in guerra non possono attaccare obiettivi civili, grazie al principio di “distinzione”). Inoltre prevede anche il regime dell’occupazione: momento in cui uno dei belligeranti riesce ad entrare nel territorio dell’altro e occuparlo militarmente. La convenzione afferma in questo caso che L occupazione militare non da titolo (non fa acquisire la sovranità) e che la potenza occupante non ha il diritto di cambiare ne la condizione giuridica dello stato sottomesso, ne la composizione demografica. Quindi, Per questi motivi, il muro diventa illegittimo —> ha alterato la condizione giuridica. Ma Perché entra nel territorio occupato? Per circondare le colonie israeliane e garantire loro protezione.

  • Application state of palestine VS united states of America : Gerusalemme doveva essere una città internazionalizzata cioè divisa tra stato palestinese e stato israeliano. Nel 67 finisce sotto L occupazione israeliana. Nel 1980, Israele adotta la “legge fondamentale” con cui proclama Gerusalemme capitale unica dello stato si Israele. Le nazioni unite condannano Israele, dichiarano nulla la decisione israeliana, e impongono agli altri stati di non riconoscerla. L ambasciata diplomatica viene quindi trasferita a Telaviv. Nel 2017, Trump decide di far rispostare L ambiasciata a Gerusalemme. Nel 2018 la Palestina cerca di portare il caso di fronte alla corte internazionale di giustizia affermando che Trump ha violato la convenzione “sulle relazioni diplomatiche”: questa convenzione afferma che uno stato deve inviare le proprie ambasciate nel proprio paese, e non altrui. Gli Stati Uniti però affermano che la Palestina non è uno stato e quindi la convenzione può non essere rispettata.

Esempio (sul riconoscimento): Caso del Kosovo Era una provincia autonoma della Serbia, con maggioranza di albanesi. Documento ”Accordance with international .....” —> nel 2008 ci fu un accordo dove i rappresentati del popolo albanese proclamarono la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo. Potevano farlo? No perché era parte integrante del territorio serbo; si parla quindi di nascita di uno stato. Gli Stati della comunità internazionale presentano la loro posizione giuridica davanti alla corte, come per aiutarla, in un processo. Il riscontro fu una netta spaccatura: -alcuni stati dicevano che c’era una situazione di fatto ovvero non c’erano regole e quindi il diritto internazionale non aveva regole per dire se quella dichiarazione di indipendenza era lecita o no —> approvano USA, Regno Unito, Francia, tanti dell UE.

Nel 1960 L’assemblea generale adotta una “risoluzione” (che non vincola le parti, quindi non è una “decisione”) che contiene la dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai paesi e popoli coloniali —

tale dichiarazione afferma che l’assoggettamento é contrario ai diritti umani e alla carta delle nazioni unite; inoltre al secondo paragrafo afferma che “tutti i popoli hanno diritto all’autodeterminazione, possono liberamente determinare il loro statuto economico e perseguire il loro sviluppo economico-culturale”. Questo principio contribuisce a sfaldare questi imperi coloniali ed è ribadito in pronunce della corte, pareri consultivi, sentenze, trattati.. Quindi il popolo è beneficiario materiale del diritto all’autodeterminazione, che viene esercitato però dal “Movimento di liberazione internazionale”

Al 6 paragrafo si dice che “qualsiasi tentativo diretto alla tortura del territorio è incompatibile con i fini della carta delle nazioni unite” —> quindi da una parte si dice che bisogna lasciare ai popoli il potere di autodeterminarsi, dall’altra però che loro non possono deteriorare o cambiare il territorio. Nel 1945, quando la carta viene adottata, le colonie ci sono ancora e fanno parte del sistema politico di alcuni stati membri (spesso Francia e Regno Unito) —> perché nel 1960 viene quindi accettata l’indipendenza dagli Stati membri? Perché L’USA era una colonia e la Russia si era autodeterminata.

Obiettivi dell’assemblea: Capitolo 11 ”dichiarazione concernente i territori non autonomi” e 12 “regime internazionale di amministrazione fiduciaria” —> l’idea era creare un regime particolare rivolto agli Stati che avessero dipendenze territoriali di tipo coloniali, il cui obiettivo era permettere di ammorbidire questa situazione, grazie un sistema di amministrazione fiduciaria : questi Stati dovevano permettere agli Stati non autonomi di avvicinarsi all’autogoverno, sotto la direzione delle nazioni unite. L’assemblea generale quindi porta all’avvicinamento del “processo di decolonizzazione”. Si unisce quindi decolonizzazione e indipendenza: infatti la carta dice “I popoli che sono sottoposti al dominio straniero e allo sfruttamento hanno il diritto all autodeterminazione”. Con la decolonizzazione, L’ autodeterminazione trova ancora applicazione oggi?

Vari casi in cui si applica l’Autodeterminazione:

  • Tentativo di spezzare un territorio a fini militari Esempio: Mauritius e Arcipelago chagos : le Mauritius erano una colonia britannica che sono diventate stato indipendente, le Chagos erano parte delle Mauritius ma nelle ultime fasi del colonialismo (‘64-65), diventano di interesse degli USA, in quanto punto strategico importante (volevano costruirci una base militare). Il Regno Unito inizia a negoziare con gli usa e con un trattato concede le chagos a fine militare; gli abitanti vengono evacuati. Il problema è che chagos fa parte delle Mauritius: quando nel 68 le Mauritius ottengono L indipendenza, chagos rimane fuori. Questo finché L assemblea generale decide di chiedere alla corte il parere —> chiede se il processo di decolonizzazione delle Mauritius si è concluso regolarmente (primo perché un pezzo delle Mauritius era stato staccato e secondo perché il Regno Unito aveva detto agli usa che poteva dominare quel pezzo). La corte afferma che il processo NON era stato completato correttamente in quanto il Regno Unito aveva separato le Mauritius dall’entità che poi diventerà stato autonomo. [Paragrafo 6 —> quando scrive ciò, L assemblea aveva in mente questo tipo di situazione ovvero il tentativo della madrepatria di spezzettare il territorio della colonia in modo che questa non avesse più un’Integrità territoriale] Conseguenza giuridica: il Regno Unito deve lasciare le chagos essere indipendenti come parte integrante delle Mauritius. Quindi ancora oggi il principio di autodeterminazione ha applicazione, in casi però particolari.
  • Tentativo di smembrare il territorio di uno stato già costituito Esempio: D ocumento del “24 ottobre 1970 ” “dichiarazione sulle relazioni amichevoli tra Stati”: Questo documento, nonostante parli di dominio straniero, non si ricollega al fatto che un popolo venga colonizzato ma al fatto che un popolo è sottoposto a un potere esterno che lo soggioga. Ad esempio: “costruzione del muro nei territori occupati dalla Palestina”; la corte qua dá un altro parere —> oltre a dire che il muro è illegittimo, dice che il muro viola il principio di autodeterminazione. Perché? Perché si appropria della base territoriale e il territorio è uno dei principali principi che fonda uno stato e un popolo.

Inoltre in questo documento si dice che “il principio di autodeterminazione non può autorizzare azioni che possano smembrare L’integrità territoriale e l’unità politica di uno Stato già costituito, se questo però si comporta al proprio interno in maniera democratica, assicurando un governo che rappresenti L’intera popolazione, senza distinzione di razza, credo o colore”. Quindi L autodeterminazione si applica anche in queste situazioni.

  • Ragioni di minoranza linguistica o culturale: Esempio: Caso della Secessione del Quebec (documento 1998 ): portato di fronte alla corte del Canada. La corte afferma chiaramente che il diritto internazionale non garantisce alle parti componenti di Stati sovrani il diritto di secedere unilateralmente. Però afferma anche che questa eccezione si applica in casi estremi in cui c’è una forte discriminazione della minoranza. Non è il caso del Quebec dove il governo garantisce bilinguismo ecc.
  • Mancanza di territorio Esempio: 1985: documento sulla corte di cassazione: Caso sull immunità Arafat e altri componenti dell’OLP volevano l’immunità. Non gli fu concessa in quanto l’OLP non è considerato uno stato per mancanza di territorio.

PROTOCOLLO AGGIUNTIVO DEL 1949:

A seguito della convenzione di Ginevra si sono seguiti due protocolli addizionali: 1)relativo alla protezione delle vittime nei conflitti armati internazionali (tra due o più Stati) 2)relativo alla protezione delle vittime nei conflitti non internazionali (detti anche guerre civili perché tra le forze dello stato stesso e le forze di opposizione). È quindi uno strumento applicabile in periodi armati, noto anche come “strumento di diritto internazionale umanitario (o diritto dei conflitti armati)”.

PRIMO PROTOCOLLO: art 1: al primo paragrafo si afferma che le parti devono rispettare questo protocollo in qualsiasi circostanza; al secondo che nei casi non previsti dal protocollo, le persone civili restano sotto la protezione del diritto delle genti; al terzo che il protocollo si applica per le situazioni previste dall’art 2. Infine il quarto paragrafo poi aggiunge una cosa: “comprendono i conflitti armati anche i popoli che combattono conto regimi razzisti” —> quindi questi popoli sono parificati agli Stati. Questi diritti sono esercitati dal movimento di liberazione internazionale —> quindi questo primo protocollo riguarda ancora l’Autodeterminazione dei popoli.

SECONDO PROTOCOLLO: c’è un conflitto tra le forze armate dello stato e forze armate dissidenti (detti “insorti”) —> infatti tale situazione è detta “insurrezione” e l’obiettivo è rovesciare il governo al potere e sostituirsi ad esso. Purchè ci sia un movimento insurrezionale, occorrono certi requisiti minimi: il gruppo deve essere organizzato sotto un comando responsabile e deve esercitare su una parte del territorio un controllo tale da permettere di condurre operazioni militari prolungate o concertate. Questi requisiti sono fondamentali per distinguere l’insurrezione dal “disordine interno” (che difetta del controllo di una parte più o meno grande del territorio). Grazie a questi due requisiti il contrasto diventa conflitto armato; una parte domina e l’altra parte assume una limitata soggettività internazionale (limitata perché poi il tutto finisce o con la vittoria del movimento internazionale che diventa il nuovo governo dello stato oppure con la sconfitta).

Perché c’è L esigenza di attribuire al movimento di liberazione internazionale, soggettività internazionale? Per il controllo interno ovvero quando uno stato ha soggettività internazionale, è chiamato a rispondere di quello che succede sul territorio che controlla.

ALTRE DUE CATEGORIE DI POSSIBILI SOGGETTI:

  1. Organizzazioni internazionali: Sono di sicuro soggetti di diritto internazionali. Sono dette anche organizzazioni intergovernative cioè enti creati da governi di Stati tramite trattati istitutivi —> quindi L organizzazione non è un soggetto originario (come lo stato) ma è derivato. I membri dello stato saranno poi i membri dell’organizzazione che verrà creata.

-negativo: Caso in cui l’individuo è gravato da obblighi. Se è responsabile di crimini di guerra, crimini contro la pace e crimini contro L umanità, deve risponderne a livello internazionale. Quindi L individuo si può dire che è un soggetto di diritto internazionale.

I DIRITTI DELL’INDIVIDUO: Ci sono alcuni ambiti in cui le organizzazioni internazionali non potrebbero intervenire, tra cui la scelta della struttura Costituzionale e le scelte riguardanti la sicurezza nazionale. Tra queste questioni di dominio riservato, un tempo si considerava inclusa anche la questione relativa al trattamento degli individui. Con la carta si inaugura un movimento internazionale di tutela dei diritti fondamentali dell’individuo.

  • “Resolution adopted by the General Assembly”: inizialmente si parlava di “protezione diplomatica”. L’individuo è un oggetto nelle mani dello stato; lo stato si impegna a proteggere i singoli individui e i cittadini che trovandosi all’estero abbiano subito dei danni. Esempio di protezione in via diplomatica: un cittadino italiano subisce un danno in Argentina; lo stato italiano intervenne così chiedendo il risarcimento allo stato argentino. Quindi l’azione diplomatica coinvolge lo stato di cittadinanza e lo Stato territoriale dove si è verificato il danno. L’individuo rimane oggetto di una trattativa che si svolge tra gli Stati e il cui esito dipende dalla volontà dei due stati coinvolti (e non tra i due cittadini privati che non hanno possibilità di auto tutelarsi) —

meccanismo puramente interstatale.

  • Nel 2008, si è cercato di capire se questo meccanismo interstatale avesse subito qualche variazione a seguito dei movimenti di tutela dei diritti umani —> con questi movimenti infatti si riconosce il diritto dell’individuo all’autotutela. Lo stato che ha titolo all’azione diplomatica DOVREBBE trasferire alla persona danneggiata l’eventuale riparazione (cioè risarcirla).

Sentenza 2001: Nel 1999 due cittadini tedeschi (La Grand), residenti negli USA fin da piccoli commettono una rapina che finisce con un omicidio in una banca in Arizona; vengono arrestati, processuali, condannati a morte e viene programmata l’esecuzione. La Germania interviene in virtù di una convenzione (“Convenzione sulle relazioni consolari” del ‘63) dove USA e Germania avevano inserito in un protocollo allegato alla convenzione una clausola compromissoria; questa clausola diceva che nel momento in cui uno di loro avrebbe avuto una lite, l’altro avrebbe dovuto automaticamente presentarsi in giudizio. Inoltre, se un cittadino di uno Stato straniero viene arrestato, le autorità dello stato di arresto hanno l’obbligo di notificare tempestivamente alle autorità consolari del paese di nascita dell’individuo il fatto dell’arresto, per una questione di assistenza legale. Quindi la Germania va di fronte alla Corte facendo notare la violazione degli usa e chiedendo sia misure cautelari che il blocco dell’esecuzione. La Corte si pronuncia nel merito ma gli USA li giustiziano entrambi; il caso rimase quindi aperto. Questo diritto di assistenza consolare, è un diritto individuale? Secondo la Germania si. Secondo la corte è un diritto individuale esercitato a livello internazionale (quindi coinvolge solo i due stati). Nella convenzione europea dei diritti umani si attribuisce tale diritto all’individuo stesso e non più agli Stati —> si esce quindi dal meccanismo della protezione in via diplomatica.

Documenti sui diritti dell’uomo: -Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: afferma che l’assemblea generale deve promuovere e incoraggiare la tutela dei diritti umani. Tale dichiarazione è il primo catalogo di diritti fondamentali che gli Stati dovrebbero riconoscere a tutti gli individui. -CEDU: nasce sulla base della dichiarazione universale ed è un trattato che crea obblighi tra gli Stati, patti sui diritti civili, politici, economici-sociali e culturali.

L’emanazione di tutti questi documenti serve a garantire maggiore tutela: -L’organo di controllo incaricato di conoscere le eventuali violazioni di diritti fondamentali è il “Comitato dei diritti dell’uomo”. Esso ha il potere di esaminare le comunicazioni di uno stato che sostiene che un altro stato non adempia agli obblighi del patto; quindi non può condannare lo Stato ma soltanto accertare la violazione. Infine il comitato redige delle “constatazioni” che sono trasmesse allo stato interessato. -Nel caso della CEDU interviene la “Corte Europea dei diritti dell’uomo” composta da giudici che siedono a titolo permanente per 9 anni. Gli individui possono mettere in moto un procedimento che si conclude con

una sentenza motivata da parte di uno di questi giudici; tale sentenza accerterà se lo stato ha o non ha violato i diritti e accorderà il risarcimento che dovrà pagare lo stato all’individuo in caso di effettiva violazione. Quindi lo stato e l’individuo sono posti su un piano di totale parità. Davanti alla corte Europa possono andarci gli individui che si trovano sul territorio dello stato, a certe però condizioni (L’art 1 della CEDU afferma “le Alti parti contraenti riconoscono ad ogni persona sottoposta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà”. Queste condizioni sono: 1)in casi di esaurimento dei ricorsi interni (art 35): se i suoi diritti non vengono tutelati dagli organi di giustizia del suo stato, può rivolgersi alla corte Europea. 2)in casi di violazioni strutturali, legate ad esempio alla struttura giudiziaria: in Italia i processi sono troppo lunghi.

CRIMINI INTERNAZIONALI DELL’INDIVIDUO: L’individuo imputato di certe condotte gravi per il diritto internazionale, può essere assoggettato a un processo di fronte ad un organo giudiziario internazionale. Nel caso di crimine internazionale la responsabilità penale può ricadere o sull’individuo, o sullo stato per conto del quale ha agito, o su entrambi.

Processo di Norimberga : Accordo internazionale concluso a Londra nel 1945 da 4 Stati (Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione sovietica) il cui obiettivo era punire gli agenti di stato tedesco membri del partito nazista che avevano compiuto reati gravi. L’accordo aveva in allegato la Carta del Tribunale Militare Internazionale. Con questo trattato per la prima volta si afferma che i crimini internazionali non per forza debbano ricadere solo sullo stato ma soprattutto sui singoli individui —> secondo il tribunale infatti “i crimini sono commessi da uomini e non da entità astratte”. Il tribunale nello specifico aveva il compito di punire le persone che avessero commesso uno di questi tre crimini: 1)crimini di guerra 2)crimini contro la pace 3)crimini contro l’umanità

1) CRIMINI DI GUERRA

Già prima della seconda guerra mondiale avevano trovato regolamentazione in diritti interni e in alcuni trattati; l’obiettivo del tribunale di Norimberga era punire a livello internazionale comportamenti di militari, che già erano vietati da norme giuridiche interne. La Carta del tribunale di Norimberga ritiene crimini di guerra “violazioni di leggi o consuetudini di guerra” (es: uccisione prigionieri, devastazione di città non giustificata da necessità militare).

2) CRIMINI CONTRO LA PACE:

La Carta del tribunale di Norimberga definisce il crimine contro la pace come “comportamenti quali la direzione, preparazione, scatenamento, continuazione di una guerra di aggressione” —> non è quindi un atto fisico ma una serie di atti che pianificano una guerra. È il crimine che (a differenza di quello di guerra che è commesso dai militari), è collegato al governo dello stato, a dei politici. La sentenza del tribunale di Norimberga qualifica la guerra di aggressione come il supremo crimine internazionale in quanto contiene in sé tutti gli altri crimini di guerra. In questi anni non c’era ancora la Carta delle Nazioni unite; il divieto non era ben chiaro e non c’era una definizione del crimine di aggressione; sorgono quindi dei problemi. In realtà c’era uno strumento che parlava di aggressione: “Trattato di rinunzia alla guerra”, concluso tra le prime principali potenze dell’epoca (usa, gran Britannia, Francia, Giappone e Germania) —> in questo trattato L’articolo principale era il primo in cui le parti dichiaravano solennemente di condannare il ricorso alla guerra per la risoluzione delle divergenze. C’è una dualità tra responsabilità individuale e statale: in questo caso lo stato si impegnava a non usare la guerra di aggressione ma non si diceva nulla su quella individuale.

3) CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ

La Carta del tribunale definisce i crimini mi contro l’umanità “i comportamenti quali assassinio, sterminio, schiavitù, deportazione o qualsiasi atto inumano commesso contro popolazioni civili, prima e durante la guerra.

LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE:

A Roma si tenne una Conferenza diplomatica a cui parteciparono tutti gli Stati membri delle nazioni unite, che portò all’istituzione dello statuto; esso aveva come obiettivo coprire 4 crimini: genocidio, contro L umanità, di guerra e di aggressione. Per farlo nacque una corte permanente che cominciò ad operare nel

1)GENOCIDIO: definizione ripresa dalla Convenzione sul genocidio del 1948 2)CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ: amplia il solito elenco, aggiungendo reati sessuali e atti disumani o razziali —> sono quindi tutti quei comportamenti che offendono il sentimento di umanità e la dignità del genere umano, contro una popolazione civile con un piano ampio d sistematico (la singola tortura non è crimine contro l’umanità). 3)CRIMINI DI GUERRA: anche qua amplia l’elenco. Comprendono tutte le violazioni che vanno contro le 4 convenzioni di Ginevra e contro le consuetudini applicabili nei conflitti armati. 4)CRIMINE DI AGGRESSIONE: non era ancora mai stata elaborata una definizione se non nel ‘ dall’assemblea generale che affermava che questo crimine doveva essere punito e livello interno e poi, in via secondaria da quello internazionale (ad esempio se quello interno non poteva) —> “principio di complementarietà” dove la corte è complementare alle giurisdizioni penali nazionali. Una più ampia definizione nasce nel 2010 ovvero per crimine di aggressione si intende l’intenzione la pianificazione di una guerra da parte dell’individuo. Questo tipo di crimine riguarda il consiglio di sicurezza in quanto si parla di responsabilità individuale; in realtà l’esecuzione avviene solo con altri individui e quindi si parla di guerra tra Stati. Secondo L’art 39 il consiglio accerta L’esistenza di un atto di aggressione e decide quali misure devono essere prese per ristabilire pace e sicurezza internazionale.

La giurisdizione della corte: La corte penale internazionale però può funzionare oltre il rispetto del principio di complementarietà qualora ci sia una connessione tra lo stato in cui è stato commesso il crimine e la sua iscrizione allo statuto del 1998 —> questo perché l’adesione allo statuto comporta che lo stato trasferisca alla corte la possibilità di giudicare individui che hanno commesso crimini sul proprio territorio. I tribunali sono competenti a giudicare sulla base di Tre principi: 1 )personalità: un italiano che uccide un altro italiano 2 )territorialità: reati commessi in suolo italiano. Questi tre criteri valgono anche per la giurisdizione della corte penale internazionale che può esercitare la propria giurisdizione rispetto a crimini commessi da cittadini di uno degli Stati parti o rispetto crimini commessi sul territorio di uno degli Stati parte dello statuto. Ad esempio: Usa e Cina non hanno ratificato lo statuto, l’Italia si —> se un militare italiano commette un crimine di guerra, la corte può intervenire.

In realtà c’è un terzo principio: 3 ) art 13 “condizioni di procedibilità”: il consiglio di sicurezza segnala al procuratore una situazione nella quale uno o più crimini appaiono essere stati commessi —> cioè il consiglio può attivare la giurisdizione della corte anche senza tener conto delle due condizioni precedenti (personalità e territorialità). Questa situazione accadde in Libia e Sudan (non parte dello statuto). Ma perché nello statuto c’è L’art 13 che coinvolge il consiglio di sicurezza? perché in un preambolo dello statuto si dice che “alcuni crimini di tale gravità minacciano la pace, la sicurezza ed il benessere del mondo” (e il consiglio ha appunto L’obbligo di mantenere la pace). La logica dell’art 13 era: se il consiglio di sicurezza in Jugoslavia e Ruanda ha creato dei tribunali ad hoc, anche nella corte penale internazionale si può ampliare la sua possibilità di intervento.

Situazione opposta —> Art 16: il consiglio di sicurezza chiede alla corte di fermarsi momentaneamente, di sospendere le indagini o il processo in corso per un anno. Quando c’è una guerra in corso e il consiglio vuole ristabilire la pace sospendendo le ostilità, bisogna incriminare i responsabili politici; questo potrebbe avere conseguenze negative sulla pace. Per tale motivo c’è la sospensione temporanea, per risponde all’esigenza di far cessare un conflitto. Una risoluzione del 12 luglio del 2002 afferma che “il consiglio chiede alla corte, SOLO nel caso in cui si presenti un accusa di un crimine commesso da un militare cittadino non parte di uno statuto, di sospendere L’attività investigativa”.

Come si concilia L attività della corte e quella del consiglio? Alcuni dicevano che la corte poteva agire solo dopo che il consiglio avesse identificato un atto di aggressione Solo nel 2010 in una conferenza si è giunto ad un compromesso che slega le due attività: il procuratore della corte deve tener conto di un eventuale identificazione del consiglio ma non è vincolato da essa. Quindi mantenere un bilancio tra mantenere la pace e punire i crimini è complesso.

Tribunali misti o internazionalizzati: Tribunali creati ad hoc per la guerra civile in Sierra Leone e per gli attentati terroristici in Libano. -Internazionalizzati: perché creati con un trattato concluso tra le nazioni unite e lo stato interessato; si parla quindi di stato e organizzazione internazionale Inoltre sono composti in parte dai giudizi internazionali (nominati dalle nazioni unite) e giudici nazionali (nominati dallo stato). -Misti: perché hanno competenza non solo rispetto a crimini internazionali ma anche per reati previsti nella legislazione interna dello stato coinvolto.

Giurisdizione nazionale universale: I tribunali interni giudicano rispetto ai tre principi quando c’è un legame tra la giurisdizione dei tribunali dello stato e il reato. Con la giurisdizione nazionale si va al di là di questa prospettiva di collegamento: esistono reati così gravi che interessano tutti gli Stati, indipendentemente da chi sono stati commessi e dove. Quindi i tribunali di tutti gli Stati sono competenti a giudicare. Ad esempio: la pirateria (il pirata era definito il “nemico del genere umano”) —> pregiudicava un interesse comune, a livello internazionale, ovvero quello di navigare liberamente tutti i mari. Infatti secondo la Convenzione delle nazioni unite sul diritto del mare (Montego Bay), art 105 -sequestro di navi-: “le navi di qualsiasi stato possono catturare le navi pirati e giudicarle di fronte ai propri tribunali”. Questo concetto di giurisdizione nazionale trova un riscontro importante in materia di crimini di guerra (genocidio e aggressione); soprattutto trova il suo riscontro in relazione ad una vicenda, quella di Adolf Eichmann. Lui era il responsabile delle SS ovvero organizzava le deportazioni degli ebrei verso i campi di concentramento. Dopo la seconda guerra mondiale sparisce e viene individuato sotto falso nome in Argentina nel 1960 dagli agenti segreti israeliani che lo portano in Israele. Viene accusato di crimini di guerra e contro l’umanità; condannato in primo grado e poi dalla corte suprema, all’impiccagione. Il problema è che la difesa afferma che le corti israeliane sono incompetenti perché Eichmann è un cittadino tedesco, ha commesso fatti in suolo tedesco, e le vittime non erano cittadini israeliani (che negli anni ‘40 non esisteva ancora perché nasce nel ‘48) —> mancava il collegamento tra giurisdizione e stato. Però i suoi atti erano talmente gravi che avevano offeso l’umanità intera e quindi il tribunale israeliano poteva essere competente.

MANTENIMENTO DELLA PACE E USO DELLA FORZA

Tale obiettivo fu menzionato sia dalla Carta delle Nazioni unite che dalla Corte di Giustizia in un suo parere consultivo. -Corte di giustizia: afferma che è “naturale” che tale obiettivo sia l’obiettivo primario per il diritto internazionale. -Carta delle nazioni unite all’art 1 afferma che gli Stati devono astenersi al ricorso unilaterale della forza armata nei rapporti internazionali, mentre all’art 2 afferma che si proibisce alle organizzazioni e Stati membri di minacciare o usare la forza contro l’integrità territoriale o indipendenza politica di uno stato —> questo perché la carta delle nazioni unite proibisce sia l’uso generale della forza che la sua minaccia; è quindi illecito minacciare uno stato per ottenere concessioni territoriali o certe condotte politiche. La carta delle nazioni unite, a seguito della seconda guerra mondiale, crea il “Sistema di sicurezza collettivo” con lo scopo di evitare il ripetersi di altre guerre mondiali. Questo sistema si appoggia su due principi:

  • Divieto di uso della forza armata nelle relazioni internazionali Tale divieto ritrova la sua definizione più precisa nell’art 2 della carta; il problema è che le nazioni unite furono inizialmente firmate da 50 Stati, e il trattato quando nacque valeva quindi solo per gli Stati parte —>

Prospettiva di riforma del sistema: Spesso il consiglio di sicurezza si trova paralizzato di fronte a situazioni di grave tensione in cui uno degli Stati membri ha esercitato il suo diritto di veto. Ad esempio nel 2011 iniziò una guerra civile in Siria: il consiglio non riuscì fare niente perché 2 membri permanenti (Russia e Cina) esercitarono il diritto di veto con l’idea generale di non volere interferire negli affari altrui. A seguito di molti episodi simili, i governi posero attenzione sulla composizione e funzionamento del consiglio di sicurezza, con l’idea di compiere alcune modifiche. 1)L’allargamento del numero dei membri del consiglio: grazie al fatto che aumentarono gli Stati nelle nazioni unite, ci fu la fine della guerra fredda e il superamento della discriminazione tra potenze vincitrici e vinte nella seconda guerra mondiale. 2)Questo allargamento però incontra un limite: bisognerebbe cioè anche modificare il sistema di voto. Fu infatti proposta l’eliminazione del diritto di veto: questa proposta fu ammorbidita da un utilizzo motivato ed eccezionale del diritto di veto. È in questa direzione che intervenne la Francia: propose che in casi come questi, gli stati dovessero astenersi dal diritto di veto oppure potessero esercitarlo solo con una motivazione seria. Entrambe le proposte restano però fino ad ora inattuate. Una delle ragioni è che una simile riforma comporterebbe un emendamento degli articoli 23 e 27 della carta, che dovrebbe necessariamente passare attraverso la procedura dell’art 108: “qualsiasi emendamento deve essere adottato da 2/3 dell’assemblea generale, ratificato da 2/3 degli Stati membri delle nazioni unite, ivi compresi tutti i membri permanenti del consiglio di sicurezza”.

Un emendamento ci fu nel 1963: in origine il consiglio era composto da 11 membri e la maggioranza era 7 su 11, con diritto di veto. Con questo emendamento si aumentò il numero dei membri ma rimase il diritto di veto.

Il consiglio di sicurezza: Le competenze e i poteri del consiglio di sicurezza sono previsti dal capitolo 5 e in particolare dall’art 24 della carta comma 1 “i membri delle nazioni unite conferiscono al consiglio la responsabilità del mantenimento della pace” comma 2 “il consiglio agisce in conformità ai fini e principi della carta, attraverso i poteri previsti dai capitolo 6,7,8,12” (il 12 è divenuto inattuale):

  • capitolo 6: soluzione pacifica delle controversie Ovvero il consiglio può intervenire con fini preventivi, intervenendo nella fase iniziale di una controversia. Si ricollega all’art 2 della carta che vieta l’uso della forza nelle relazioni internazionali. L’art 33 della carta, ovvero il primo articolo di questo capitolo, invita a trovare una soluzione tramite negoziati, arbitrato ecc (alcuni dei possibili mezzi le cui parti possono scegliere liberamente); il consiglio infatti può solo consigliare quale mezzo scegliere ma senza effetto vincolante. Il capitolo 6 è stato ampiamente utilizzato nella prassi del consiglio, soprattutto durante la guerra fredda.
  • capitolo 7: azione rispetto a minaccia alla pace, violazione e aggressione Ovvero il consiglio può prendere misure efficaci, coercitive, al fine di risolvere una situazione di emergenza concreta —> è libero di decidere quali misure adottare, anche attraverso la forza. La corte di giustizia, in un suo parere consultivo, ha affermato che L’art 25 configura il potere decisionale del consiglio che può attuarlo ogni volta che ci sia l’esigenza di mantenere la pace: “i membri delle nazioni unite devono accettare tutte le decisioni del consiglio, in conformità alle disposizioni del presente statuto” —> la carta cioè dá al consiglio il potere di DECIDERE. Il realtà il consiglio non riuscì mai ad intervenire quindi il capitolo 7 non fu mai attuato. Riuscì a intervenire solo con alcune risoluzioni —> la più importante fu la 2118 del 2013 con cui ha stabilito una serie di obblighi di disarmo chimico in capo alla Siria (la obbliga a distruggerle). Tale risoluzione non derivando dal capitolo 7 è stata ricondotta all’art 25.

Il primo articolo di tale capitolo è l’art 39: stabilisce un dei pochissimi passi obbligati che il consiglio deve rispettare prima del passaggio al capitolo 7 cioè “L accertamento dell’esistenza alla minaccia, violenza, aggressione”. Il consiglio nella scelta dell’azione appropriata e nel qualificare il tipo di situazione di fronte al quale ci si trova, gode di ampia discrezionalità. Dato che queste tre qualificazioni non sono mai definite dalla carta, si osserva la prassi

Accertamento di minaccia alla pace, violenza alla pace, atto di aggressione:

  1. ATTO DI AGGRESSIONE : L assemblea generale nel 1974 adotta una risoluzione contenente la “dichiarazione sulla definizione di aggressione” divisa in 4 articoli. Il più importante è l’art 3 che elenca gli atti che costituiscono aggressione, alcuni dei quali molto immediati: a)invasione o attacco con armi b)bombardamento c)blocco dei porti o delle coste d)attacco da parte delle forze armate di uno stato verso un altro e)l’uso della forza armata in uno stato f)usare la forza su un territorio altrui g) è la più complessa: si chiama aggressione indiretta perché lo stato organizza un’azione armata attraverso gruppi regolari, mercenari ecc in modo da rovesciare un governo non gradito.

Infine L’art 4 dice che “gli atti sopra elencati non sono esaustivi e il consiglio può stabilire che altri atti costituiscano aggressione ai sensi della carta, cioè dell’art 39”. Quindi la risoluzione non vincola il consiglio di sicurezza —> anche questo strumento non riesce a definire bene l’aggressione. Non c’è nessuna risoluzione nel capitolo 7 che dá una definizione di aggressione, nemmeno in quei casi in cui L’aggressione è particolarmente evidente.

2)VIOLENZA DELLA PACE : Ci furono 4 casi principali:

  • il 2 agosto 1990 subito dopo che l’Iraq aveva occupato militarmente il Kuwait. Il consiglio stabilisce una “violazione della pace” e non una aggressione: questo perché c’è un uso prudente ovvero si utilizza in generale violazione alla pace per non attribuire responsabilità e lasciare aperto il negoziato —> infatti alla fine della risoluzione si legge “si invitano Iraq e Kuwait ad iniziare immediatamente una negoziazione”
    • conflitto tra Iraq e Iran dal 1978 al 1988: dato che era difficile stabilire chi aveva iniziato la guerra, nel 1987 si stabilisce la “violazione della pace”, agendo in base agli articoli 39 e 40.
    • 1982 invasione delle Isole Falkland da parte dell’Argentina. Anche qua si dice che c’è “violazione della pace”. Uno dei membri coinvolti era il Regno Unito: dopo aver subito questa condanna dal consiglio di sicurezza organizza un’operazione navale per riprendersi queste isole, a titolo di legittima difesa; in un paio di mesi se le riprende.
    • 25 giugno 1950 caso della Corea: quella del nord tenta di invadere quella del sud. Nasce un conflitto armato che il consiglio considera come “attacco armato”. Qui però, a differenza degli altri tre casi, ci sono altre risoluzioni con cui il consiglio riesce ad adottare qualche azione incisiva: cioè raccomanda agli Stati membri degli usa di fornire assistenza militare alla Corea del Sud per respingere quella del nord. Si forma quindi una coalizione di Stati che riesce a respingere la Corea del Nord. È il primo caso in cui le nazioni unite riescono a prendere l’iniziativa per un’azione militare volta a respingere un attacco armato —> come ci sono riusciti? Hanno ricevuto 7 voti + una astensione su 9: non votò l’unione sovietica —> l’unione sovietica non votò per protesta: poi si accorge che comunque 3 voti dei membri permanenti bastavano e che la sua protesta non aveva senso, quindi torna nel consiglio e mette il veto su qualsiasi richiesta riguardante la Corea.

3)MINACCIA ALLA PACE :

Ci sono moltissimi casi sopratutto dopo la guerra fredda in quanto il sistema tornò a funzionare. La minaccia alla pace non è necessariamente legata a controversie tra due stati ma può anche coprire situazioni interne ad uno stesso stato, così gravi da compromettere la pace internazionale.

Ci furono solo tre casi prima del 1990 (negli ultimi due casi fu adottato per la prima volta il capitolo 7):

  • 1948 caso della Palestina (durante 1 Guerra arabo israeliana): il consiglio dice che ai sensi dell’art 39 questo caso è “minaccia alla pace”. Fu molto discusso inizialmente: secondo alcuni stati (Unione sovietica sopratutto) quello della Palestina era un caso interno allo stato e non riguardava l’aspetto internazionale. Infatti L’art 36 parla di “pace e sicurezza internazionale”; nella Palestina c’erano due fazioni (ebrei e arabi) devono decidere l’assetto da dare al proprio territorio. Altri stati dicono che

Questa stessa risoluzione contiene una clausola ovvero “L’ embargo imposto nel 1990 finirà nel momento in cui verranno certificate le distruzioni degli arsenali”; per 13 anni non furono accertate e L’economia dell’Iraq ebbe un collasso.

Le misure di embargo sono state modificate con il tempo: proprio per evitare questa crisi economica che colpisce sopratutto i civili, è stato imposto al consiglio l’uso di misure “intelligenti” o “mirate” che hanno l’obiettivo quello di colpire non uno stato nel suo complesso ma i singoli individui/gruppi —> queste misure impongono agli Stati di congelare il patrimonio, i beni e le attività economiche delle persone sospettate: Esempio: 11 settembre 2001: tale disastro è avvenuto sotto un’organizzazione privata ed è ricondotto sotto “minaccia alla pace”. Il consiglio, con una risoluzione del 2002, per lottare contro il fenomeno terroristico colpendo degli individui, adatta il sistema delle sanzioni: non modifica le sanzioni nel loro contenuto ma colpisce i beni degli appartenenti alla rete di Al Qaida (congelando le risorse finanziarie). Viene così introdotto il sistema delle “liste nere” liste di nomi dei presunti appartenenti alla rete Al Qaida. Il problema è che la lista è poco attendibile anche perché i nomi sono arabi e spesso sono uguali. Inoltre le informazioni sono riservate, restano confidenziali e quindi c’è una grave difficoltà dell’individuo di poter fare ricordo (non viene garantito cioè l’è quo processo). Molte sentenze quindi hanno censurato il sistema delle liste nere.

Per garantire la condanna dei singoli responsabili, la carta delle nazioni unite, prevedeva anche un altro espediente, strumento giuridico: L’art 103 “in caso di contrasto tra gli obblighi delle nazioni unite con il presente statuto e gli obblighi da essi assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale, prevarranno gli obblighi dello statuto” —> un caso di conflitto tra obblighi è quando il consiglio decide l’embargo verso un determinato stato, e uno Stato membri ha concluso trattati commerciali con questo stesso stato —> l’obbligo della carta prevale

Misure implicanti l’uso della forza: art 42

L’art. 42 della Carta delle Nazioni Unite dispone che il Consiglio di Sicurezza possa adottare misure armate

necessarie a mantenere o ristabilire la pace. Queste misure armate devono essere coercitive verso uno stato o

altri soggetti e il consiglio deve essere l’unico e principale gestore di queste azioni.

Per fare ciò, dato che né le nazioni unite né il consiglio dispongono di forze militari, si è sviluppato un

accordo tra stati membri e consiglio dove gli stati membri mettevano a disposizione le loro forze militari e

armate, i loro contingenti, assistenza ecc. Si era inoltre previsto un Comitato di Stato Maggiore che aveva il

compito di assistere il consiglio.

A causa della contrapposizione di blocchi politici, questi accordi non furono mai attuati e il Comitato non

ebbe mai modo di poter operare.

Così le nazioni unite trovarono due metodi alternativi:

  1. PEACE-KEEPING: mantenimento della pace come conservazione priva di imposizione forzata

  2. PEACE-ENFORCEMENT: autorizzazione all’uso della forza per il ristabilimento della pace.

1)PEACE-KEEPING:

E’ la prima modalità alternativa, realizzata dai “caschi blu”, in quanto nonostante presenti una componente

militare non ha finalità coercitive. Questa modalità può funzionare solamente sulla base di 3 presupposti:

-Consenso dei belligeranti: i belligeranti devono sospendere il conflitto e accettare l’intervento delle N.U

-Imparzialità: le forze armate devono essere imparziali in modo da operare al meglio nel consiglio

-Uso limitato della forza: si tratta infatti di armi leggere che si attivano soltanto in caso di legittima difesa.

Non ha base giuridica ma questo aspetto viene superato dalla prassi ormai consolidata.

Esempio: Costruzione Canale di Suez , 1956 inizialmente fu costruito con fondi europei, in mano ad una

società privata; l’Egitto vuole però nazionalizzare il canale quindi passa il tutto nelle mani del governo, in

conflitto con Israele. A seguito di un blocco delle navi dirette a Israele, quest’ultima attacca l’Egitto con

Francia e Inghilterra. Le nazioni unite chiedono la cessazione del fuoco e l’Egitto ospita le forze di

mantenimento della pace.

Oggi si hanno 71 missioni di mantenimento della pace, di cui 15 ancora attive, soprattutto in Africa, dove

intervenne l’UNDOF. Questo perché in Africa ci sono continui conflitti armati interni, che creano delle

complicazioni: sono presenti gruppi insurrezionali che vanno contro il governo, è quindi una guerra civile e

non tra due stati, il governo non ha potere, non si sa a chi chiedere il consenso (se al governo o ai gruppi),

ecc. Inoltre spesso le nazioni unite hanno il consenso dopo anni di conflitto dove ormai lo stato è distrutto e

il governo eliminato.

In questo caso le nazioni unite non svolgono più il ruolo di Mantenimento ma svolgono OPERAZIONI

MULTIFUNZIONALI funzione di ricostruzione del territorio e del governo di stato. In questo caso quindi

non bastano le forze armate ma si necessita di competenze civili (polizia, amministratori della giustizia ecc).

Queste operazioni furono attuate soprattutto negli anni ’90 a seguito di guerre civili. Esse furono:

-UNOSOM: distribuiva aiuti umanitari e assistenza

-UNOMOZ: reintegrava nella vita civile i gruppi combattenti

-UNIMIK: amministrava provvisoriamente i territori in modo da creare strutture di governo.

Esempio: caso ex Jugoslavia e Bosnia intervengono le nazioni unite per mantenere la pace ma i belligeranti

non fermano il conflitto. In questo caso i caschi blu vengono mandati a proteggere Sarajevo che era

bombardata dalla Bosnia. Nasce qua l’operazione della UNPROFOR: il compito era proteggere Sarajevo

disarmando altri attacchi ovvero scoraggiare attacchi contro zone dichiarate “protette” peace-keeping

robusto.

Esempio: caso del Congo il consiglio di sicurezza aveva creato una “brigata di intervento” incaricata di

condurre offensive militari per neutralizzare e disarmare gruppi armati irregolari. In questo caso l’operazione

era la già esistente MONUSCO. Quindi anche qua si unisce il peace-keeping con l’uso limitato della forza

armata.

2) PEACE-ENFORCEMENT:

Le nazioni unite autorizzano il consiglio di sicurezza all’uso della forza.

Esempio: caso del Kuwait nonostante la risoluzione adottata nel novembre del 1900, le truppe dell’Iraq

continuano ad occupare il Kuwait. Le nazioni unite invitano l’Iraq a ritirare le sue forze militari ma ciò non

accadde. Quindi le nazioni unite portano a termine una coalizione di 50 stati iniziando bombardamenti e

attacchi armati con lo scopo di liberare il Kuwait: l’operazione va a buon fine così l’Iraq fu obbligato a

risarcire i danni al Kuwait e vengono ristabiliti i confini.

Differenza con il Peace-keeping: questa seconda modalità utilizza la forza a scopo coercitivo e legittima gli

stati ad agire cioè a costituire loro stessi l’operazione militare e a dirigerla.

Le condizioni per garantire la compatibilità di questo secondo meccanismo (autorizzazione all’uso della

forza) sono: il consiglio di sicurezza deve indicare nella risoluzione qual è la precisa finalità dell’intervento

autorizzato e i suoi limiti temporali; il consiglio di sicurezza deve predisporre un sistema di controllo sullo

svolgimento delle azioni. L’ambiguità e la vaghezza di queste risoluzioni portano ad alcuni rischi:

-gli stati potrebbero andare oltre la delega e quindi oltre i fini dell’azione

-il consiglio di sicurezza potrebbe porre fine alla delega.

-non c’è un termine della delega quindi alcune volte gli stati si sentono legittimati ad agire anche quando la

delega effettivamente non c’è (“autorizzazioni implicite”).

Esempio (di autorizzazione implicita): caso Iraq dell’embargo imposto nel 1990 questo embargo dura fino al

2003 fino al nuovo intervento degli USA e UK che rovesceranno il governo di Saddam Hussein.

In questo caso non c’era nessuna autorizzazione all’uso della forza: così USA e UK mandano delle lettere al

consiglio di sicurezza affermando che il loro intervento era giustificato dalle continue violazioni dell’Iraq

degli obblighi di disarmo posti nella risoluzione del 1991 per la liberazione del Kuwait.

GLI ACCORDI E LE ORGANIZZAZIONI REGIONALI: Il capitolo 8 della carta è intitolato “accordi regionali” ovvero tutti quegli accordi circa il mantenimento della pace e sicurezza internazionale che si prestano a un’azione regionale.