Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


diritto pubblico, domande, Sintesi del corso di Diritto Pubblico

domande , riassunti,

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 16/05/2022

Luca_Campus63
Luca_Campus63 🇮🇹

2 documenti

1 / 120

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
1
DIRITTO PUBBLICO
Il potere sociale è la capacità di influenzare il comportamento di altri invidui ed in base al mezzo attraverso
cui è esercitata l’influenza si distinguono vari poteri sociali:
Il potere economico: si avvale del possesso di certi beni, necessari o percepiti come tali per indurre
coloro che non li posseggono a seguire una determinata condotta
Il potere ideologico: si avvale del possesso di certe forme di sapere, di conoscenze o dottrine:
detenuto da intellettuali e sacerdoti
Il potere politico: puo’ ricorrere come ultima risorsa alla forza, coercizione fisica
Nelle società antiche e nel medioevo non esistevano nette demarcazioni tra i vari tipi di potere sociale che si
cumulavano in capo a medesimi soggetti; con l’età moderna si avvia un processo di affermazione
dell’autonomia del potere politico, incarnato dallo Stato che per far rispettare le leggi puo’ ricorrere ai suoi
apparati repressivi, quindi alla forza legittima.
Il potere politico non si basa però solo sulla forza ma anche su un principio di giustificazione dello stesso,
ossia la “legittimazione”.
Il sociologo tedesco Max Weber individuò tre differenti tipi di potere legittimo: il potere tradizionale la cui
legittimazione deriva dalla successione ereditaria o per investitura, il potere carismatico, la cui
legittimazione deriva dalla capacità di ottenere obbedienza in base al carisma, ed il potere legale-razionale,
la cui legittimazione è garantita dalla razionalità ed è legata alla burocrazia. Questo ultimo tipo di potere
emerse nell’era delle grandi rivoluzioni (Americana, Industriale e Francese) e trova la sua consacrazione nel
costituzionalismo che ha avuto il compito di far sì che anche il potere politico sia sottoposto a limiti
giuridici, come il principio di legalità e la separazione dei beni, sia esso quindi legato al diritto e nasce così il
concetto di Stato di diritto.
Tuttavia, con la democratizzazione delle strutture statali e l’avvento dell’era della sovranità popolare, la
legittimazione legale-razionale diventò insufficiente: il potere infatti deve essere sì sottoposto a regole, ma
anche legittimato dal consenso popolare. Le costituzioni moderne hanno dovuto predisporre i mezzi
giuridici affinchè il potere politico derivasse effettivamente dal popolo e ne rispecchiasse le esigenze e
escogitare nuove tecniche attraverso cui eliminare il pericolo che il consenso popolare legittimasse un
nuovo assolutismo.
Negli ultimi decenni infine il diritto costituzionale ha dovuto affrontare l’esigenza di relazionare la
dimensione nazionale del potere e quella sovranazionale dell’economia, al cui fine è nata l’Unione Europea.
LO STATO
Stato” è il nome dato ad una particolare forma storica di organizzazione del potere politico che esercita il
monopolio della forza legittima in un determinato territorio che si avvale di un apparato amministrativo.
L’uso di questa nozione si deve all’opera di Machiavelli Il Principe, che si apre con “Tutti gli Stati e i domini..”:
in essa l’autore designa la coesione del termine res publica con regnum.
Lo Stato moderno nasce e si afferma in Europa tra il XV e il XVII secolo: la spinta alla concentrazione del
potere politico nasce come reazione alla dispersione del potere tipica del sistema feudale. Il sistema
feudale era basato sul rapporto vassallo/signore: il signore concedeva al vassallo un feudo instaurando con
lui obblighi e diritti reciproci; col passare del tempo però il vassallo cedeva una parte del feudo ad altri suoi
vassalli inferiori che non istauravano un rapporto diretto col signore e si assiste così ad un fenomeno di
dispersione del potere. La società non era formata da individui, ma da comunità minori ognuno con un
proprio diritto e sistema giuridico. A seguito delle guerre civili e di religioni del 1300, lo Stato moderno
nasce dal bisogno d un ordine sociale dopo secoli di insicurezza.
I suoi tre presupposti sono dunque:
La sovranità: essa ha due aspetti, quello interno che consiste nel supremo potere di comando in
un determinato territorio, e quello esterno che consiste nell’indipendenza dello Stato rispetto a
qualsiasi altro.
Il principale teorico di questo processo fu Thomas Hobbes che contrappose ad un iniziale stato di
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b
pf3c
pf3d
pf3e
pf3f
pf40
pf41
pf42
pf43
pf44
pf45
pf46
pf47
pf48
pf49
pf4a
pf4b
pf4c
pf4d
pf4e
pf4f
pf50
pf51
pf52
pf53
pf54
pf55
pf56
pf57
pf58
pf59
pf5a
pf5b
pf5c
pf5d
pf5e
pf5f
pf60
pf61
pf62
pf63
pf64

Anteprima parziale del testo

Scarica diritto pubblico, domande e più Sintesi del corso in PDF di Diritto Pubblico solo su Docsity!

DIRITTO PUBBLICO

Il potere sociale è la capacità di influenzare il comportamento di altri invidui ed in base al mezzo attraverso cui è esercitata l’influenza si distinguono vari poteri sociali: ▪ Il potere economico : si avvale del possesso di certi beni, necessari o percepiti come tali per indurre coloro che non li posseggono a seguire una determinata condotta ▪ Il potere ideologico : si avvale del possesso di certe forme di sapere, di conoscenze o dottrine: detenuto da intellettuali e sacerdoti ▪ Il potere politico: puo’ ricorrere come ultima risorsa alla forza, coercizione fisica Nelle società antiche e nel medioevo non esistevano nette demarcazioni tra i vari tipi di potere sociale che si cumulavano in capo a medesimi soggetti; con l’età moderna si avvia un processo di affermazione dell’autonomia del potere politico, incarnato dallo Stato che per far rispettare le leggi puo’ ricorrere ai suoi apparati repressivi, quindi alla forza legittima. Il potere politico non si basa però solo sulla forza ma anche su un principio di giustificazione dello stesso, ossia la “ legittimazione ”. Il sociologo tedesco Max Weber individuò tre differenti tipi di potere legittimo : il potere tradizionale la cui legittimazione deriva dalla successione ereditaria o per investitura, il potere carismatico , la cui legittimazione deriva dalla capacità di ottenere obbedienza in base al carisma, ed il potere legale-razionale , la cui legittimazione è garantita dalla razionalità ed è legata alla burocrazia. Questo ultimo tipo di potere emerse nell’era delle grandi rivoluzioni (Americana, Industriale e Francese) e trova la sua consacrazione nel costituzionalismo che ha avuto il compito di far sì che anche il potere politico sia sottoposto a limiti giuridici , come il principio di legalità e la separazione dei beni, sia esso quindi legato al diritto e nasce così il concetto di Stato di diritto. Tuttavia, con la democratizzazione delle strutture statali e l’avvento dell’era della sovranità popolare , la legittimazione legale-razionale diventò insufficiente: il potere infatti deve essere sì sottoposto a regole, ma anche legittimato dal consenso popolare. Le costituzioni moderne hanno dovuto predisporre i mezzi giuridici affinchè il potere politico derivasse effettivamente dal popolo e ne rispecchiasse le esigenze e escogitare nuove tecniche attraverso cui eliminare il pericolo che il consenso popolare legittimasse un nuovo assolutismo. Negli ultimi decenni infine il diritto costituzionale ha dovuto affrontare l’esigenza di relazionare la dimensione nazionale del potere e quella sovranazionale dell’economia, al cui fine è nata l’Unione Europea. LO STATOStato ” è il nome dato ad una particolare forma storica di organizzazione del potere politico che esercita il monopolio della forza legittima in un determinato territorio che si avvale di un apparato amministrativo. L’uso di questa nozione si deve all’opera di Machiavelli Il Principe, che si apre con “Tutti gli Stati e i domini..”: in essa l’autore designa la coesione del termine res publica con regnum. Lo Stato moderno nasce e si afferma in Europa tra il XV e il XVII secolo : la spinta alla concentrazione del potere politico nasce come reazione alla dispersione del potere tipica del sistema feudale. Il sistema feudale era basato sul rapporto vassallo/signore: il signore concedeva al vassallo un feudo instaurando con lui obblighi e diritti reciproci; col passare del tempo però il vassallo cedeva una parte del feudo ad altri suoi vassalli inferiori che non istauravano un rapporto diretto col signore e si assiste così ad un fenomeno di dispersione del potere. La società non era formata da individui, ma da comunità minori ognuno con un proprio diritto e sistema giuridico. A seguito delle guerre civili e di religioni del 1300 , lo Stato moderno nasce dal bisogno d un ordine sociale dopo secoli di insicurezza. I suoi tre presupposti sono dunque:

  • La sovranità: essa ha due aspetti, quello interno che consiste nel supremo potere di comando in un determinato territorio, e quello esterno che consiste nell’indipendenza dello Stato rispetto a qualsiasi altro. Il principale teorico di questo processo fu Thomas Hobbes che contrappose ad un iniziale stato di

natura caratterizzato da individui che vivevano in uno stato di “ bellum omnium contra omnes ”, una serie di atti contrattuali con cui essi trasferiscono la loro forza ad una persona comune, lo Stato che è in grado di difenderli da stranieri e da torti reciproci. Circa a chi spettasse la sovranità si sono diffuse tre teorie:

  1. Teoria della sovranità della persona giuridica , elaborata dai giuristi tedeschi Gerber e Laband e italiani Orlando e Romano: sovrano non è nè il re nè il popolo, ma lo Stato medesimo personificato
  2. Teoria della sovranità della nazione , nasce con il costituzionalismo francese dopo la rivoluzione del 1789: cessa l’identificazione dello Stato con il Re (Luigi XIV “L’etat c’est moi”) e al suo posto viene collocata l’entità collettiva della nazione a cui si appartiene perchè accomunati da valori, ideali, tradizioni ecc.
  3. Teoria della sovranità popolare , formulata da Rousseau che faceva coincidere la sovranità con la volontà generale ossia del popolo sovrano: essa sfocia in una visione iper-democraticistica dell’organizzazione Il costituzionalismo del 900 ha visto l’affermazione del principio della sovranità popolare che tuttavia ha perso quel carattere di assolutezza: difatti essa non si esercita direttamente ma è inserita in un sistema rappresentativo , inoltre essa incontra dei limiti posti dalle nuove Costituzioni rigide ed infine è limitata dall’affermazione di organizzazioni internazionali : questo processo di limitazione è stato avviato con l’istituzione dell’ONU ed in seguito delle Organizzazioni sovranazionali ossia CEE, CECA, CEEA ➢ Il territorio: costituito dalla terraferma, acque interne, mare territoriale, piattaforma continenale, sedi di rappresentanza diplomatiche ecc. : con il tempo tuttavia lo stato ha perduto il controllo di alcuni fattori presenti sul suo territorio, basta pensare al mercato unico europeo in cui hanno trovato applicazione la libera circolazione delle merci, dei capitali e dei cittadini tra gli stati dell’UE. ➢ L’apparato burocratico : esso ha carattere impersonale e funziona sulla base di regole predefinite. La burocrazia nasce per finalità militari e tributarie nel XVI secolo in alcuni paesi Europei in cui era necessario soddisfare le esigenze scaturenti dalle lotte della corona contro le baronie locali: innanzitutto l’esigenza di creare corpi militari forti e in seguito di mettere a disposizioni ingenti risorse con cui mantenerli e ciò richiedeva l’uso efficace delle imposizioni tributarie. Stato come persona giuridica: figura soggettiva cui l’ordinamento attribuisce la capacità di agire in modo giuridicamente rilevante Stato come persona : apparato dello Stato, soggetti che governano Stato come comunità : intera organizzazione sociale Stato come ordinamento : insieme di Stato come persona e come comunità Accanto allo stato ci sono gli enti pubblici , costituiti dalle comunità per il perseguimento dei propri fini i quali sono riconosciuti come persone giuridiche o comunque come soggetti giuridici, soddisfano quindi degli interessi comuni, pubblici. Ad alcuni enti viene riconosciuta l'autonomia politica ed assumono così un rilievo crescente non solo per il loro numero ma anche per l'ampiezza delle loro funzioni. Lo stato e gli enti pubblici sono collocati dalle norme giuridiche in una posizione di supremazia rispetto ai soggetti privati: questo potere, di incidere unilateralmente sulla sfera giuridica dei destinatari dell'atto , indipendentemente dalla loro volontà , si chiama potestà pubblica o potere di imperio. Le potestà pubbliche devono però essere esercitate in modo conforme al modello legale ( principio di legalità ), tuttavia sempre più spesso stato o enti pubblici utilizzano istituti tipici del diritto privato per soddisfare interessi pubblici e in questi casi i rapporti con gli altri soggetti si svolgono su un piano paritario ad esempio un comune invece di espropriare un immobile lo acquista con un contratto di compravendita. L'unita strutturale dell'organizzazione si chiama ufficio , questi uffici hanno al loro interno varie categorie

FORME DI STATO/FORME DI GOVERNO

Per forma di stato si intende il rapporto che intercorre tra le autorità dotate di potestà di imperio e la società civile ; questa nozione si riferisce alle finalità che adopera lo stato nell'esercizio delle sue funzioni in rapporto con la società: lo stato è un ordinamento a fini generali , ossia può assumere come proprio qualsiasi fine (es. lo stato liberale aveva come fine principale l’autonomia e la libertà dell’individuo) Per forma di governo si intende i modi con cui il potere è distribuito tra gli organi costituzionali di uno stato-apparato (parlamento, governo ecc.) e l'insieme dei rapporti che intercorrono tre essi; questa nozione risponde alla domanda "chi governa all'interno dell'apparato statale?" Non bisogna confondere forma di governo con il governo: la forma di governo indica il modo in cui lo stato è organizzato, i poteri e gli organi che lo costituiscono mentre il governo è uno degli organi di governo. Il governo è il vertice del potere esecutivo L’italia ha una forma di stato di diritto, pluralistica, democratica e sociale e come forma di governo è una Repubblica parlamentare. ❖ STATO ASSOLUTO : è la prima forma di stato nel senso moderno. Nasce tra il 1 400 e il 1 500 e si caratterizzava per l’affermazione di un potere sovrano attribuito al re o a un organo dello stato (la corona) e concentrato nelle sue mani: egli era a capo sia della funzione legislativa che esecutiva e la volontà del re era la fonte primaria del diritto ( legibus solitus , senza limiti). Esso si affermò in Francia dove gli “ stati generali ” non vennero convocati per tutto il 1 600 e la nobiltà feudale venne sottomessa allo stato entrando a far parte della corte di Versailles. In altri paesi come l’Inghilterra, si è affermato solo parzialmente a causa del sistema di common law esistente che limitava il potere regio e delle alleanze esistenti tra borghesia e aristocrazia rurale. Questo tipo di stato si insediò anche in campo economico attraverso il mercantilismo : la grandezza e la fama del re dipendevano dalla prosperità economica dello stato, così esso divenne produttore e istituì manifatture e monopoli. ❖ Stato di polizia : nasce nel 1 700. E’ un’evoluzione dello stato assoluto, basato sull’onda di principi giusnaturalistici, quindi uno stato che accresce il benessere della popolazione e che si incaricava di avviare, dirigere e controllare molte attività sociali. Si parla di questa forma di stato in riferimento all’assolutismo illuminato sviluppatosi tra il 1740 e 1790 dove il compito del sovrano era quello di promuovere il benessere della popolazione. Lo stato assoluto entrò in crisi soprattutto a causa del peso fiscale ritenuto insopportabile dalla classe borghese e dell ’indebolimento della sua legittimazione politica. In Francia con la rivoluzione del 1789 si ebbe un passaggio brusco da una forma di stato all’altra; in Inghilterra avvenne in maniera più graduale; mentre in America avvenne grazie ai migranti, che erano operai, artigiani e mercanti che cercavano nuove opportunità economiche, i quali formarono la nuova società americana. L’Inghilterra utilizzava le colonie americane come risorsa per rifornire le casse provate dalla guerra e cominciò ad imporre nuove tasse senza il consenso delle assemblee legislative locali; di contro i coloni risposero con il celebre motto “No taxation without rapprsentation” e nel 1776 si giunse così alla “dichiarazione di indipendenza” che fissava i principi politico-costituzionali su cui doveva basarsi la nuova nazione americana. Dopo una guerra di indipendenza che durò 7 anni si pervenne alla convocazione di una convenzione federale a Filadelfia dove venne approvata la costituzione americana (1787). ❖ STATO LIBERALE : nasce tra la fine del 1 700 e metà del 1 800 a seguito della crisi dello stato assoluto. Un altro importante fattore che incentivò la realizzazione di questa forma di stato fu l’avvento dell’economia di mercato che si è soliti far coincidere col modo di produzione capitalistico : questo tipo di economia si basa sul libero incontro della domanda e dell’offerta di un determinato bene in un mercato perfettamente competitivo dove le transazioni risolvono il conflitto tra chi acquista e chi

produce facendo comparire un prezzo. È evidente che lo stato assoluto invece ostacolava quest’economia che presuppone la piena libertà contrattuale , la certezza dei diritti di proprietà tra compratore e venditore, l’eguaglianza formale dei contraenti e l’abolizione dei privilegi e dei monopoli pubblici; in questa prospettiva si colgono le due tendenze dello stato liberale, una codificazione di tipo costituzionale e una di tipo civile ovvero la volontà a consacrare in unico documento costituzionale i principi sulla titolarità e sull’esercizio del potere politico, e di racchiudere in un codice civile le regole tra i privati. Presentava come caratteristiche:

  1. Un forte e diffuso principio di libertà , individuale, personale, contrattuale che lo stato riconosceva (a differenza dello Stato feudale dove erano presenti corpi intermedi da cui dipendevano i diritti dei singoli, nello stato liberale tutti gli individui sono uguali davanti la legge). Lo Stato si presentava con una finalità garantistica , quindi come uno strumento per la tutela della libertà e dei diritti degli individui.
  2. Era uno stato di diritto : vigeva un principio di legalità per cui ogni limitazione della libertà di un singolo doveva avvenire per mezzo della legge.
  3. Presentava una separazione dei poteri tra soggetti istituzionali che si controllano reciprocamente.
  4. Aveva un principio rappresentativo : le assemblee legislative rappresentano la nazione o il popolo con divieto di mandato imperativo (i parlamentari agivano liberi e senza vincoli e curavano gli interessi generali).
  5. Era uno Stato minimo , cioè uno stato limitato (a differenza di quello assoluto): difatti si limitava a garantire le condizioni di pace e sicurezza entro le quali si svolgeva poi l’iniziativa libera dei privati , soprattutto per quanto riguarda la sfera economica. ❖ DEMOCRAZIA PLURALISTA : si afferma a seguito di un processo di trasformazione dello stato liberale. Le trasformazioni che hanno concorso alla sua affermazione sono:
  6. Un allargamento della base sociale : difatti se precedentemente si parlava di stato monoclasse ora si parla di Stato pluriclasse , che riconosce la pluralità dei gruppi, degli interessi e delle ideologie che possono convivere nella società e li esprime nei parlamenti. I parlamenti così da luoghi in cui si curavano gli interessi generali , diventano il luogo in cui si realizza il confronto tra partiti : questo tipo di stato ha introdotto un allargamento dell’elettorato attivo che culminerà poi nel suffragio universale. Nello stato liberale in Gran Bretagna questo processo di trasformazione iniziò nel 1832 fino ad arrivare al 1919 quando si introdusse il suffragio universale; in Italia invece si dovette aspettare fino al 1912 quando il suffragio diventò “quasi universale” ed infine al 1946 quando il diritto di voto venne esteso anche alle donne.
  7. Affermazione dei partiti di massa : i partiti politici erano presenti anche nello stato liberale ma erano costituiti da gruppi ristretti di persone legate da rapporti economici e culturali omogenei: essi agivano dentro il parlamento e per essere eletti necessitavano del voto di pochi elettori; poichè con l’estensione del diritto di voto era necessaria la partecipazione al voto di milioni di elettori , si afferma così la nascita dei partiti di massa dotati di una struttura organizzativa solida che rappresentava il popolo, agiva al di fuori del parlamento e teneva collegati attraverso una “burocrazia di partito” eletti ed elettori. L’affermazione dei partiti di massa fu favorita anche dal cosiddetto conflitto sociale, nato dalla condizione delle classi più deboli, come quella operaia, che si trovavano costrette ad accettare le condizioni dei capitalisti. Esse trovarono nell’aggregazione in strutture collettive il modo di bilanciare il potere basato sul controllo dei mezzi di produzione : i partiti e i sindacati diventarono quindi delle organizzazioni di lotta per il miglioramento delle loro condizioni di vita, anche grazie al diffondersi e affermarsi delle idee socialiste e marxiste. Il primo partito di massa fu il partito social democratico tedesco; in Italia il partito socialista che inizialmente si chiamava partito dei lavoratori fu fondato nel 1892. Questi partiti hanno

ridurre le diseguaglianze puramente materiali e non formali (infatti tutti i cittadini sono uguali davanti la legge senza alcun riferimento alla posizione economica) dei cittadini Gli stati di democrazia sono sorti in contesti sociali e politici caratterizzati dalla lotta di classe , in cui l’obiettivo principale era tenere insieme una società formata da individui a cui il mercato e la classe di provenienza attribuiscono posizioni economiche molto differenti fra loro, creando conflitti: la funzione dello stato è quindi quella della coesione sociale. Questa funzione fu assolta attraverso un compromesso tra mercato e stato : da una parte vengono riconosciuti e garantiti l’economia di mercato e diritti tra cui la proprietà e la libera impresa, dall’altro lato questi diritti sono limitati e l’economia di mercato è corretta attraverso interventi pubblici in modo tale da integrare in un ordinamento democratico anche le classi economicamente più deboli; questo tipo di risoluzione sviluppa teorie politiche di tipo keynesiano , dirette a risollevare la crisi economica di uno stato attraverso la crescita della spesa pubblica con l’intento di mantenere alta la domanda interna senza far variare l’offerta: anche a costo di indebitarsi ulteriormente, lo stato dovrebbe evitare la disoccupazione garantendo lavoro e reddito ai cittadini facendo quindi aumentare il PIL interno della nazione. E’ da questi interventi sul piano economico e regolativo che deriva lo stato sociale , anche detto “ welfare state”. ❖ STATO SOCIALE Caratteristiche: Lo stato ha il compito di intervenire nella distribuzione dei benefici e sacrifici sociali, sviluppando forme di solidarietà tra gli individui e i diversi gruppi sociali (non più solo garantendo la libertà dei soggetti privati come avveniva nello stato liberale). Lo stato di democrazia pluralista ha visto quindi lo sviluppo di forme variegate di intervento pubblico nell’economia e nella società dando luogo ad un sistema di economia mista. Lo stato di democrazia pluralista ha subito importanti cambiamenti a partire soprattutto dagli anni ’80. Fino agli anni 80’ questa forma di stato era caratterizzata da una base sociale composta da classi ben individuate (perciò chiamato anche stato pluriclasse): in ambito politico i partiti trasferivano l’ideologia di cui ciascuna classe era portatrice. In questo modo era semplice preferire un partito rispetto ad un altro: tuttavia con lo sviluppo tecnologico , il mutamento dei modi di produzione e la globalizzazione si moltiplicarono gli interessi degli individui creando contrasti e venne meno anche quella distinzione sociale netta. Ciò ha portato a far sì che i singoli gruppi sociali chiedessero dei provvedimenti al parlamento favorevoli ai loro interessi, comportando così un costo che gravava sul bilancio dello stato; si verificò così una cosiddetta “ crisi fiscale dello stato” : ossia una crescita della spesa pubblica a danno dei cittadini. Da ciò scaturì una prima spinta al riordino dello stato sociale per ridurre la spesa pubblica , ed in seguito poichè non si voleva far perdere competitività al sistema economico nazionale, per evitare che i capitali e imprese si spostassero altrove, venne fissato un limite entro cui spingere la pressione fiscale : si cercò inoltre di dare maggiore flessibilità alle imprese e ad attivare una finanza pubblica sana evitando inflazione e deflazione. Con l’avvio dell’ unione economica monetaria gli stati hanno accettato vincoli predefiniti del rapporto fra il loro debito pubblico ed il PIL e tra il disavanzo (entrate e uscite) ed il PIL. Proprio a causa di queste imposizioni così rigorose lo stato ha tagliato la spesa pubblica ed ha attuato politiche di grande rigore finanziario : si cercò quindi di adeguare lo stato a competitività internazionali trasformandolo in stato sociale competitivo, in primo luogo superando il carattere universalistico di alcuni servizi erogati dallo stato (come la sanità) che diventa gratuita solamente verso i soggetti meno abbienti ; poi diffondendo un principio di responsabilità individuale , per cui il singolo mette da parte risorse da utilizzare in caso di necessità; ed infine ricorrendo al principio di sussidiarietà verticale (cioè di trasferire la gestione di certi servizi pubblici ad enti locali, come i comuni , più vicini ai cittadini) e di sussidiarietà orizzontale (che attribuisce certi compiti tipici dello stato sociale a formazioni sociali che non hanno scopo di lucro, come l’assistenza agli anziani). I caratteri della democrazia pluralista:

  1. Lo stato di democrazia si basa sul suffragio universale , segretezza e libertà di voto, elezioni periodiche e pluripartitismo. L’insieme di queste garanzie presuppone il principio di tolleranza secondo cui il dissenso può e deve essere espresso nei limiti dei comportamenti penali.
  2. Il pluralismo non è solo di idee e valori ma anche di formazioni sociali , che operano per la realizzazione di interessi comuni, e di formazioni politiche, che hanno come finalità il controllo del potere politico dello stato. Attraverso il pluralismo viene limitato il potere dello stato e i cittadini possono partecipare all’attività dello stato, ovviamente per evitare che ciò crei una paralisi nel sistema è compito dei partiti politici di massa di operare una sintesi dei diversi interessi inserendoli in un programma organico di azione.
  3. Bilanciamento dei principi : l’affermazione del pluralismo porta all’idea secondo cui non esiste un interesse generale ma vengono riconosciuti principi tra loro in conflitto : tali principi nella concreta attuazione richiedono forme di contemperamento o bilanciamento ad esempio quando si elaborano i contenuti della legge.
  4. Libertà di manifestazione di pensiero e pluralismo di mezzi di comunicazione : per raggiunger una concezione seppur minima di interesse generale è necessario il confronto di idee e opinioni. Grazie a ciò si forma la così detta sfera pubblica , politicamente influente che propone idee e programmi che alimentano le proposte dei partiti e del parlamento.
  5. I parlamenti ora sono concepiti non più come i luoghi dove i rappresentanti attraverso la discussione razionale scoprivano come doveva essere curato l’interesse generale come nello stato liberale, ora i programmi si formano soprattutto all’esterno dei parlamenti e sono poi trasferiti nelle loro attività. RAPPRESENTANZA POLITICA Il concetto di rappresentanza politica ha due significati:
  • Da una parte significa “agire per conto di” ed esprime un rapporto tra rappresentante e rappresentato per il quale, il secondo attraverso un atto di volontà chiamato “ mandato ” dà al primo il potere di agire negli interessi del secondo: questa accezione presuppone l’esistenza di un mandato imperativo e si riferisce alla particolare struttura dei parlamenti medioevali per cui il rappresentante era espressione della comunità che lo designava e doveva attenersi alle istruzioni ricevute da questa.
  • Dall’altra parte significa far vivere in un determinato ambito qualcosa che effettivamente non c’è: questa accezione non presuppone l’esistenza di un rapporto tra rappresentante e rappresentato ma il rappresentante ha una situazione di potere autonoma rispetto al primo , ed è proprio ciò che assume il significato moderno di rappresentanza, nato con la Rivoluzione Francese. Si parla per la prima volta di sistema rappresentativo con la costituzione francese del 1791 che tolse la sovranità al re e la attribuì non al popolo, ma ad un’entità astratta detta Nazione , che a sua volta doveva esercitare il potere per delegazione dando vita ad un sistema rappresentativo : questo comportò che: I. L’elettorato attivo diventa una funzione pubblica , non più un diritto soggettivo , conferita dalla costituzione per l’interesse della nazione , restringendo la possibilità di votare solo a coloro ritenuti idonei a curare l’interesse generale II. I parlamentari , poichè rappresentavano la Nazione, dovevano curare l’interesse nazionale III. Fu introdotto il divieto di mandato imperativo da parte del parlamentare, ossia costui non doveva essere vincolato da istruzioni ricevute dagli elettori. Il concetto di rappresentanza politica coincide dunque con la responsabilità che ha il rappresentante di esercitare il suo potere politico nei confronti del rappresentato e di cui risponderà nel caso di giudizio negativo. La rappresentanza politica storicamente è sorta con riferimento ad uno Stato monoclasse con base sociale

E. Attraverso l’esclusione dalla regolamentazione e dal controllo di certi settori per quanto riguarda il circuito rappresentativo sostituito ad esempio da autorità amministrative indipendenti F. Mediante il passaggio ad una democrazia priva di mediazioni e corpi intermedi in cui la volontà del cittadino si manifesta attraverso la rete. Un’altra conseguenza della crisi dei meccanismi rappresentativi è l’emergere dei movimenti populisti , questo fenomeno affonda le sue radici nella Russia dell’800 creando in Europa l’affermazione di nuovi partiti come anche in Italia il “Movimento 5 stelle”. La critica è rivolta verso le elites che hanno governato il paese e in particolare all’opposizione della globalizzazione e dell’integrazione Europea e rifiutano la collaborazione con i partiti “tradizionali”, il fenomeno riguarda anche gli Stati Uniti; Trump ha basato la sua campagna sull’opposizione delle elitès e globalizzazione all’insegna degli interessi americani (american first). Tra le modalità utilizzate per fronteggiare la crisi dei sistemi rappresentativi, per affrontare il problema della crisi di legittimazione (legittimità) A. Il ricorso agli istituti di democrazia diretta: Attraverso questi istituti si affida direttamente al popolo l’esercizio di alcune funzioni : questi istituti affiancano e non sostituiscono i sistemi di democrazia rappresentativa , con l’obiettivo di assicurare la partecipazione popolare alle decisioni politiche : essi dunque colmano la distanza tra il popolo e l’apparato statuale e affrontano il problema della perdita della fiducia del popolo (“crisi di legittimazione”). La libertà degli antichi secondo Benjamin Constant consisteva nella partecipazione attiva al potere politico: nelle città-stato greche vi era una democrazia diretta (l’Atene del V secolo per eccellenza). Tuttavia quando nella cittadinanza vennero incluse nuove categorie che prima sostituivano i cittadini nello svolgimento della attività lavorative, non fu più possibile applicare quel tipo di democrazia e si passò a una di tipo rappresentativa, la democrazia dei moderni. Gli istituti di democrazia diretta sono 3:

- L’iniziativa legislativa popolare: la costituzione attribuisce questo potere legislativo ad un certo numero di cittadini ( 150 mila )

  • La petizione: richiesta che i cittadini possono rivolgere agli organi parlamentari o di governo per sollecitare determinate attività , non determina alcun effetto giuridico e ha limitatissimi effetti pratici - Referendum : consultazione dell’intero corpo elettorale che produce effetti giuridici , puo’ essere - costituzionale , si parla di referendum precostituente (quando il voto popolare ha come oggetto l’atto fondativo del nuovo stato ) e referendum costituente quando il voto popolare interviene sul testo di una nuova costituzione predisposta dall’assemblea costituente cioè dal parlamento, in questi casi il popolo ha un potere costituente. Nel caso di referendum di revisione costituzionale il popolo ha un potere costituito perché ha come oggetto la revisione parziale della Costituzione.
    • legislativo , storicamente nato in Francia (1793 e 1795), oggi è previsto nella maggior parte delle costituzioni Europee: ha per oggetto una legge e può essere obbligatorio o facoltativo (attivo se la consultazione è promossa da cittadini; passivo se promossa da un organo dello stato).
  • politico : ha per oggetto una questione politica non disciplinata da un atto normativo
  • amministrativo : avente oggetto un atto amministrativo (La costituzione italiana prevede il referendum di revisione costituzionale per abrogare una legge costituzionale , referendum abrogativo per abrogare una legge ordinaria o un atto avente forza di legge e

referendum consultivo art 132 e 133 per la modificazione territorale di regioni province e comuni. Negli ultimi anni con la crisi dei partiti c’è stato molto ricorso ai referendum). LA SEPARAZIONE DEI POTERIModello liberale : Il principio della separazione dei poteri è stato elaborato dal costituzionalismo liberale con l’obiettivo di limitare il potere politico per tutelare la libertà dei cittadini. Montesquieu riteneva che i poteri devono condizionarsi reciprocamente in modo da frenare gli eccessi degli altri secondo un sistema di pesi e contrappesi (“ checks and balances ”): il pensatore francese, ispirandosi al modello britannico, Nella sua opera “ Lo spirito delle leggi ” del 1748 distinse tre poteri in senso oggettivo:

  1. Potere legislativo , cioè porre le leggi , norme giuridiche generali
  2. Potere esecutivo , applicare le leggi per la cura di pubblici interessi
  3. Potere giudiziario , applicare una legge per risolvere una lite Nel modello liberale dunque la funzione pubblica di ogni potere è ben individuata: una distinzione netta tra i poteri è fondamentale , se infatti la funzione legislativa e quella esecutiva venissero attribuite allo stesso soggetto, costui potrebbe adottare leggi tiranniche e aprire la strada dell’arbitrio. La separazione dei poteri ha trovato perfetta e coerente applicazione nella forma di governo presidenziale statunitense : il Presidente (potere esecutivo) e il Congresso (legislativo) sono eletti separatamente dal corpo elettorale ed esercitano funzioni distinte. Al contrario in Europa fin dal periodo dello Stato liberale, questo principio di separazione ha avuto un’ applicazione più temperata : ad es. nei paesi con forma di governo parlamentare (es. Regno Unito) il potere legislativo ed esecutivo sono strettamente collegati perchè il Parlamento deve dare la fiducia al Governo, che puo’ costringere il primo anche alle dimissioni: questo assetto conduce all’affermazione di una maggioranza politica che dà la fiducia al Governo e approva le leggi del Parlamento: i due organi finiscono così per essere strettamente legati alla maggioranza. ➢ Nelle democrazie pluraliste: col passare del tempo e l’affermarsi delle democrazie pluraliste si è modificato il significato di separazione dei poteri. Ad oggi l’esercizio delle complesse funzioni dello stato presuppone una preventiva determinazione di obiettivi e fini politici : perciò si afferma la funzione di indirizzo politico , ossia la determinazione di linee fondamentali di sviluppo dell’ordinamento e della politica interna ed esterna allo stato. Questa funzione si è venuta gradualmente ad accentrare nell’organo di Governo , a causa della sua funzione mediatrice tra partiti e corpo elettorale (non in Italia) e tra stato e altri stati europei, e per la rapidità dei suoi procedimenti decisionali, assume un vero e proprio potere governante non solo “esecutivo”. Rispetto al modello liberale inoltre la funzione legislativa non si caratterizza più per la produzione di norme generali, ma sempre più spesso vengono emanate leggi specifiche “ leggi-provvedimento ” (es. legge che finanzia un evento eccezionale come il Giubileo); tra le altre differenze , ricordiamo che ora esiste una nuova funzione , garante della Costituzione che in Italia è impersonificata dal Presidente della Repubblica , che ha funzione di equilibrio; è stata introdotta poi la separazione tra la sfera di azione riservata al governo e l’amministrazione, cioè i poteri di gestione amministrativa.

parte ottiene qualcosa in cambio della rinuncia a qualcosa dell’altra. Questo tipo di democrazie sono tipiche di società divise da fratture profonde di tipo ideologico , culturale, religioso ecc. dove l’unico modo per mantenere la democrazia è favorire la ricerca di accordo tra i leader dei vari partiti politici. RAPPORTI TRA STATO E CONFESSIONI RELIGIOSE La nascita dello stato moderno comporta un processo di secolarizzazione (passaggio dalla dipendenza del potere ecclesiastico a quello civile), al termine del quale si giunge al riconoscimento della laicità dello stato , quindi la neutralità dello stato rispetto alla questione della verità religiosa cioè la separazione tra la sfera della politica e quella della religione ed infine al riconoscimento della libertà di religione come diritto fondamentale del cittadino. Durante il 19 secolo i rapporti tra politica e religione oscillavano tra un regime confessionale secondo cui la chiesa è depositaria di verità sull’essere umano, quindi è inevitabile che l’etica pubblica e le leggi si conformino alla morale della Chiesa, e un regime di separazione , ma l’esigenza di prevenire un conflitto portò all’instaurazione di un regime concordatario , secondo cui lo Stato e la Chiesa regolano i loro rapporti con uno speciale trattato detto appunto concordato. Quest’ultima è la soluzione adottata dalla Costituzione Italiana: l’art 7 ricono sce l’indipendenza tra Stato e Chiesa e al contempo riconosce anche tutela costituzionale al concordato, ossia i Patti Lateranensi. Questa tutela non implica l’esclusione della laicità dello Stato, difatti è sottolineata l’uguaglianza di tutti i cittadini e di tutte le confessioni religiose art 20). Lo stato italiano accoglie il principio di laicità che si accompagna alla tutela della libertà di coscienza (parte sui diritti e libertà) , tutela espressa ad es. nella questione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole: esso è ritenuto ammissibile a patto che sia altrettanto tutelata la posizione di chi decide di non avvalersene. La separazione dei poteri e i limiti della regola della maggioranza possono realizzarsi a livello orizzontale tra i poteri dello stato , o a livello verticale attraverso la distribuzione del potere e funzioni pubbliche ad enti territoriali, si distingue perciò o STATO UNITARIO : il potere è attribuito allo stato centrale o a soggetti periferici ad esso dipendenti o STATO COMPOSTO : il potere è distribuito tra lo stato centrale ed enti territoriali , titolari del potere politico e della funzione legislativa e amministrativa in determinate materie. Questo tipo di stato ha due varianti: ▪ STATO FEDERALE caratterizzato da:

  • ordinamento dotato di una Costituzione scritta e rigida e di alcuni enti politici territoriali dotati di proprie Costituzioni (es. Stati membri in USA)
  • la Costituzione federale prevede una ripartizione di competenze tra stato centrale e stati membri riguardi ai tre poteri
  • esistenza di un parlamento bicamerale in cui una camera è rappresentativa degli Stati membri
  • partecipazione degli stati membri al procedimento di revisione costituzionale Gli esempi storici più importanti nascono da un processo di associazione di stati indipendenti fra loro, il primo passo è la nascita di una confederazione di stati ( Germania , Svizzera) per far fronte a comuni esigenze di carattere militare o economico che ricordiamo non dà vita a uno stato nuovo: ma in molti casi poi questa Confederazione si è trasformata in uno Stato federale (Svizzera e Impero Tedesco). Altri stati invece hanno assunto la conformazione di stato federale in seguito alla dissoluzione dello stato unitario (Austria, Belgio) Bisogna tuttavia distinguere tra federalismo duale (tipico dell’esperienza liberale in cui vi era una forte divisione tra stato federale e stati membri ) e federalismo corporativo (sviluppatosi nelle democrazie pluraliste , si caratterizza per la presenza di reciproca collaborazione tra stato federale e stati membri ) ▪ STATO REGIONALE caratterizzato da:
  • una costituzione statale che garantisce e riconosce l’esistenza di enti territoriali dotati di autonomia politica , di propri statuti ma non di proprie costituzioni
  • attribuzione costituzionale alle regioni di competenze legislative e amministrative
  • mancanza di una camera rappresentativa delle regioni
  • attribuzione alla Corte Costituzionale della risoluzione di conflitti tra Stato e regione per assicurare l’interesse nazionale.

in cui fossero garantite le 4 libertà: l’atto ha modificato le procedure decisionali dell’UE ora basate su un voto a maggioranza e non più sull’unanimità e estese le competenze della Comunità in aree concernenti la coesione sociale, la ricerca e lo sviluppo. Nel 1992 venne firmato il Trattato sull’Unione Europea a Mastricht. introducendo una struttura istituzionale complessa che poggia su tre pilastri: CE ( Comunità Europea ), PESC ( Politica Estera e Sicurezza Comune ) e CGAI ( Cooperazione nella Giustizia e Affari Interni ). Con il tempo tuttavia si è parlato di Europa a più velocità, ossia un’Europa caratterizzata da integrazioni differenziate : un primo esempio puo’ essere fornito dall’Accordo di Schengen firmato da soli 5 stati membri con l’obiettivo di abbattere le frontiere interne e costituire un sistema comune di controllo delle frontiere esterne. Ad oggi 22 stati membri vi hanno aderito ed è entrato a far parte della legislazione europea. Un secondo esempio è dato dall’adozione dell’euro quale moneta avente corso legale adottata solo da 17 paesi. Nel 2001 venne firmata a Nizza la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che ha costituito il primo passo verso l’elaborazione di una Costituzione europea. Fu istituita così la Convenzione europea nel dicembre 2001 con il compito di trovare una soluzione ai problemi non risolti del trattato di Nizza. formata da 105 membri per la stilazione di una Costituzione europea, comprendente I valori e le scelte fondamentali dell’UE. Essa tuttavia fu ratificata solo da 18 paesi membri su 27: così a giugno 2007 il Consiglio decide di abbandonare l’idea. A dicembre dello stesso anno, 2007, è firmato il Trattato di Lisbona, un trattato che ha modificato alcuni Trattati fondamentali e ha recepito molte disposizioni fondamentali della mancata costituzione. Con questo trattato tutti e tre i pilastri sono stati assorbiti dall’Unione e in particolare il Trattato segna la fine della Comunità Europea integrata, ora nell’Unione europea : art 1 “ L’Unione sostituisce e succede alla Comunità europea ”, tratta inoltre temi quali il clima, la sicurezza, l’immigrazione e sancisce la personalità giuridica dell’UE. La Governance economica nel 2010 ha introdotto il Fondo salva-stati che ha reso necessaria una modifica dell’art 125 TFUE poichè incompatibile. L’organizzazione comunitaria si articola in diversi organi: ➢ Consiglio Europeo , privo di poteri normativi veri e propri (non ha poteri legislativi) definisce gli orientamenti politici generali ; è composto dai Capi di stato o di Governo di ciascuno stato membro e dal Presidente della Commissione europea che dura in carica 2 anni e mezzo ed è eletto a maggioranza qualificata , ➢ Consiglio , ha funzione legislativa e di bilancio , insieme al Parlamento Europeo, firma accordi tra UE e altri paesi o organizzazioni internazionali e coordina le politche economiche generali degli stati membri : è formato da un rappresentante di ogni stato (ministri dei governi di ciascun paese competenti per la materia in discussione) in relazione alla materia trattata ed è presediuto a turni di 6 mesi da ciascuno dei suoi componenti. ➢ Commissione europea , ha sede a Bruxelles , è il centro dei processi di decisione : dispone di poteri di iniziativa normativa , di decisione amministrativa, è il braccio esecutivo politicamente indipendente dell’UE , ha poteri di controllo verso gli Stati riguardo all’adempimento di obblighi comunitari che possono sfociare in una condanna da parte della Corte di Giustizia per lo stato inadempiente (lettera di messa in mora, parere motivato e si fissa un termine entro cui porre fine all’infrazione, la commissione apre una fase contenziosa e presenta ricorso per inadempimento davanti la corte di giustizia), prepara I bilanci annuali da sottoporre all’approvazione del parlamento e del consiglio. Essa inoltre ha un ruolo chiave nella gestione dei finanziamenti e stabilisce come e quando i Fondi strutturali sono ripartiti tra gli Stati. E’ composta da un numero pari a quello degli stati membri (28) che durano in carica 5 anni, il presidente è eletto dal Parlamento Europeo su proposta del Consiglio Europeo.Parlamento Europeo , è un organo rappresentativo dotato di legittimazione democratica in quanto i componenti sono eletti dai cittadini dell’Unione a suffragio universale diretto e durano in carica 5 anni. Ha un potere di iniziativa legislativa esercitato tramite la Commissione e risponde alle petizioni dei cittadini comunitari con un mediatore che indaga sui casi di cattiva gestione

denunciati dagli stessi cittadini; ha il controllo sulla Commissione Europea ed esercita congiuntamente al consiglio la funzione legislative e di bilancio. Il Parlamento ha un Presidente, un ufficio di Presidenza ; i suoi membri sono suddivisi in gruppi e lavorano in aula o in commissioni ➢ Corte di Giustizia : è l’organo giurisdizionale comunitario composto da 28 giudici ed ha il compito di giudicare sulle violazioni del diritto comunitario , commesse dagli stati membri o dalle istituzioni europee. La Corte è coadiuvata dal Tribunale di primo grado. ➢ Corte dei conti , è l’organo di controllo contabile della Comunità che esamina le entrate e le spese della stessa e degli organi da essa creati. ➢ Banca centrale Europa, si occupa di gestire l’euro mantenere I prezzi stabili e guidare la politica economica e monetaria dell’UE , collabora con le banche nazionali di tutti I paesi dell’UE e fissa I tassi di interesse.Comitato economico sociale , è un organo consultivo del Consiglio, della Commissione e del Parlamento Europeo ➢ Comitato delle regioni , anch’esso un organo consultivo delle istituzioni. Dopo aver realizzato una forte integrazione economica tra le società della nuova Europa, culminata nella creazione di un mercato unico e di una moneta unica, la CE e l’UE hanno affrontato la questione di come passare ad avere un’intergrazione politica : le problematiche rilevanti erano circa il carattere non democratico dell’UE (difatti i poteri normativi non sono eletti dai cittadini ), circa la mancanza di una sfera pubblica dove discutere apertamente le politiche europee e circa l’allargamento dell’UE. Così fu istituita la Convenzione Europea costituita da 105 membri con il compito di realizzare la semplificazione dei trattati europei, in modo da giungere ad un “trattato di base” chiamato Costituzione Europea (2003) , comprendente i valori e le scelte fondamentali dell’UE. L’UE si basa su dei principi fondamentali :

  • Per il principio di attribuzione (tassatività delle competenze) , ha delle competenze specifiche e funzionali al raggiungimento degli obiettivi fissati.
  • Per il principio di autointegrazione può esercitare i poteri necessari per realizzare gli scopi del Trattato anche se questo non lo prevede
  • Per il principio di proporzionalità deve far uso solo dei mezzi strettamente necessari agli obiettivi da raggiungere e non eccessivi , è strettamente legato al principio di sussidarietà e regola l’esercizio delle competenze esercitate dall’UE.
  • Per il principio di sussidiarietà come abbiamo detto nel caso di competenze concorrenti con gli stati membri. È definito dall’art 5 del trattato sull’unione europea, e mira a garantire che le decisioni siano adottate il più vicino possibile al cittadino e l’ue può intervenire solo dopo aver verificato che l’obiettivo dell’azione comunitaria non può essere sufficientemente realizzato dagli stati membri.
  • Per il principio di leale partecipazione gli stati membri devono coadiuvare le istituzioni europee per facilitare lo svolgimento dei loro compiti. IL MERCATO TRA STATO E UNIONE EUROPEA : Lo Stato liberale e di democrazia pluralista sono sempre stati caratterizzati dall’esistenza di un’economia di mercato : lo Stato sociale invece è intervenuto compensando il mercato , per raggiungere le finalità sociali e contrastare le crisi economiche, dando luogo ad un’economia mista. Il ruolo dello stato si era progressivamente esteso nell’intervento dell’economia attraverso l’uso di vari strumenti: a. Imprese pubbliche , gestite da un ente pubblico , attraverso cui lo Stato assume l’esercizio di un’attività economica.

della concorrenza da parte delle imprese del paese che ha svalutato.

  • Il tasso di interesse , definisce il prezzo che deve pagarsi sulla quantità presa in prestito , più è basso il tasso più diminuisce il prezzo del denaro più aumentano le richieste di finanziamenti alle banche da parte delle imprese e più aumentano gli investimenti. La riduzione del tasso di interesse stimola la crescita economica però puo’ portare ad un’inflazione facendo crescere il livello dei prezzi. Se questi due strumenti fossero stati lasciati in mano ai singoli Stati, la creazione del mercato unico sarebbe stata ostacolata : da qui la creazione di una moneta unica, che riduceva anche i costi di transazione. La finalità principale dell’unione Europea è quello di mantenere la stabilità dei prezzi e quindi la lotta all’inflazione. L’ Unione monetaria stabilisce anche dei vincoli alle politiche di bilancio dei paesi membri : di 28 solamente 18 stati dell’UE utilizzano l’euro , e a questi paesi viene imposto il rispetto di finanze pubbliche sane, e la procedura d’esame dei loro bilanci 2 volte all’anno. L’obiettivo è quello di evitare disavanzi , esso non deve superare il 3% del PIL e il debito pubblico non deve superare la soglia del 60 % del PIL : se è eccessivo la Commissione Europea fa rapporto al Consiglio che può emanare delle sanzioni pecuniarie. Disavanzo : situazione in cui le spese pubbliche eccedono le entrate totali Debito pubblico : debito accumulato nel tempo dal paese che finanzia i propri disavanzi con l’emissione di titoli di stato cioè quanto lo stato deve ai suoi creditori. La funzione monetaria è stata integralmente sottratta alle autorità nazionali ed è concepita come attività tecnica quindi controllata dalla banca centrale a livello sovranazionale. Nonostante il patto di stabilità e crescita (1997), nel 2010 il debito pubblico della Grecia era al 140%, quello italiano al 118%: nacque la crescita degli interessi che gli Stati dovevano pagare agli acquirenti dei titoli del debito pubblico , infatti più aumentava il rischio che il denaro prestato non venisse rimborsato, più aumentano gli interessi, ma un aumento degli interessi fa innalzare a sua volta le spese dello stato che è finanziato con altro debito pubblico. E qui si rende evidente il limite di questa unione monetaria : poichè è data una politica monetaria comune , gli stati hanno mantenuto la titolarità delle politiche di bilancio e non hanno previsto nessun meccanismo , in caso di crisi , capace di risanare il debito pubblico. In genere per risanare una crisi viene utilizzato il cosiddetto “ garante di ultima istanza ”: il meccanismo per cui la banca centrale del paese stampa nuova moneta e paga il debito pubblico ; questo meccanismo non può avvenire nei paesi dell’eurozona perché la politica monetaria è trasferita alla BCE e non esistono altre banche centrali nazionali. Per affrontare queste crisi è stata introdotta la cosiddetta Governance economica europea a partire dal 2010 che ha reso più efficace la sorveglianza delle politiche di bilancio degli stati , limitando la loro autonomia decisionale soprattutto per quelli che hanno un elevato debito pubblico. Le principali riforme adottate sono: Semestre Europeo : nel mese di gennaio la Commissione europea elabora l’analisi annuale sulla crescita del paese e formula le proposte strategiche per l’economia Europea , predispone un rapporto e il Consiglio Europeo cerca di attuare le strategie possibili per attuare gli obiettivi dell’UE ; ad aprile gli stati membri comunicano alla commissione europea le azioni di riforma che intendono adottare ; a giugno e luglio il Consiglio Europeo e il Consiglio dei Ministri finanziari forniscono indicazioni specifiche , ad ottobre ciascun paese invia il documento programmatico di bilancio. Introdotto a partire dal 2010 Sorveglianza macroeconomica e finanziaria , introdotta con il six pack e il two pack per cui se la commissione ritiene che vi siano degli squilibri in uno Stato può richiedere ad esso la loro eliminazione con misure di politica economica. 2011 Trattato sulla stabilità : la sua parte fondamentale è il fiscal compact (un patto di bilancio che si configura come un vero e proprio Trattato internazionale esterno all’UE (non firmato da Inghilterra e Repubblica Ceca): esso introduce il pareggio di bilancio , ossia la differenza fra ciò che lo Stato incassa e ciò che spende non deve superare più dello 0,5% del PIL. il trattato sulla governance economica europea del 2012 prevede che gli stati membri che hanno un debito pubblico

superiore al rapporto fra debito e Pil del 60%, non possono avere un disavanzo superiore allo 0.5% nel rapporto disavanzo-Pil. Al contrario gli stati che hanno un debito pubblico inferiore al 60%, possono avere un disavanzo superiore, fino all’1% nel rapporto tra disavanzo e Pil. Quindi diciamo c’è un meccanismo di irrigidimento del vincolo che è connesso al debito, che viene a parametrare il disavanzo consentito tra lo 0.5 e l’1% massimo, a seconda che lo stato abbia un debito minore o superiore al 60%. Introduzione di un meccanismo di solidarietà per aiutare gli stati in difficoltà , prima l’ EFSF Europan financial stability facility sostituito dal MES meccanismo europeo di stabilità. 2011 Unione bancaria , realizzata per evitare il contagio tra sistema finanziario privato e finanza pubblica degli Stati ( comprando i debiti pubblici , le banche sono diventate più vulnerabili poichè i mercati finanziari hanno cominciato a ritenerle poco affidabili ) 2012 Dal rafforzamento della Governance europea è risultato accresciuto il cosiddetto deficit democratico dell’Unione: le decisioni prese a livello europeo non sono adottate da organi scelti dai cittadini attraverso procedure democratiche , denotando una prevalenza della tecnocrazia da parte de tecnici di Bruxelles rispetto alla democrazia. Poichè vi erano Stati che rischiavano la bancarotta (Spagna, Portogallo e Grecia), gli stati con finanze pubbliche sane dovevano erogare loro aiuti : ciò ha fatto sì che questi ultimi paesi, come la Germania avessero un’importante rilevanza a livello decisionale per quanto riguarda le politiche da adottare. Tuttavia alla fine sia i paesi creditori che i paesi sottoposti a politiche di austerità hanno subito sacrifici, perciò si apre un bivio: da un lato la prospettiva condivisa dai populisti e euroscettici, ossia restituire agli stati Nazionali una parte delle competenze perdute , dall’altro procedere lungo la strada dell’integrazione, rafforzando il processo di trasferimento dei poteri dal livello nazionale a quello Europeo e di rafforzare i rapporti fra Parlamento nazionale ed Europeo. Nel 2015 è esplosa la crisi della Grecia , quando è stato formato il governo di sinistra radicale di Tsipras che ha avviato un negoziato con le istituzioni europee per ricevere ulteriori aiuti finanziari per evitare il rischio di insolvenza dello stato: ciò che aveva promesso Tsipras era contrario alle rigorose politiche finanziarie europee che volevano imporre; infatti, sottoposte al referendum, hanno bocciato la domanda. Non aderire al programma però significava per la Grecia l’uscita dall’Unione (Grexit), e il ritorno alla Dracma, che avrebbe portato ad un’iperinflazione, fallimenti bancari ecc.; l’altra opzione possibile, attuata poi da Tsipras, era restaurare il rapporto di fiducia con gli altri stati dell’eurozona non rispettando in questo modo le indicazioni democraticamente espresse dal corpo elettorale. Questa vicenda ha messo in evidenza il fatto che la condizione necessaria per godere di sostegno e programmi finanziari di aiuto è avere la fiducia del corpo elettorale nazionale e al tempo stesso mantenere la fiducia dei partners europei. Il 23 giugno 2016 in Gran Bretagna, si è tenuto un referendum circa la permanenza nell’Unione Europea. La maggioranza degli elettori si è espressa a favore dell’uscita dall’Unione: alla luce di ciò il governo inglese dovrà azionare l’art 50 del Trattato sull’Unione Europea, secondo cui ogni stato membro può decidere di recedere dall’Unione. La decisione viene notificata al Consiglio Europeo che negoziando conclude con lo stato un accordo per definire le modalità del recesso. Brexit come disastro : quello che purtroppo è successo nell’Unione Europea è che c’era un incontro tra due tradizioni giuridiche molto diverse tra loro, quella del diritto continentale che deriva dal diritto romano- germanico, approdato alla codificazione napoleonica e quindi divenuto diritto scritto o civil law, e quella di common law, che ha confermato i tratti casistico problematici del diritto romano I giuristi inglesi hanno avvertito ad un certo punto l’invadenza del diritto scritto continentale e ciò ha portato le corti britanniche a reagire fino alla scelta politica che ha portato alla Brexit. Dal punto di vista di uno studioso del diritto pubblico, la Brexit è un completo disastro che interrompe un dialogo tra due sistemi giuridici che sono in Europa, common law e civil law. È molto interessante l’incontro tra queste due tradizioni giuridiche , basti pensare al fenomeno lex