



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
il mondo romano
Tipologia: Appunti
1 / 5
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




Datazione dell’opera : seguendo le regole del genere letterario, ove i rappresentanti delle artes in vita sono esclusi dalla storia della disciplina deriverebbe una data di apparizione dell’enchiridion estremamente più tarda degli anni ’30. Se si esclude una possibile rielaborazione rimangono due possibilità delle quali, la prima prevale : o pomponio ha violato il genere letterario, con la conseguenza che è possibile datare l’ enchiridion negli ultimi anni di Adriano, oppure ha violato gli usi vigenti riguardo ai titoli imperiali, collocando l’opera negli anni di Antonino pio. Qualificazione letteraria: l’opera appartiene alla letteratura isagogica. Due sono stati gli esemplari dell’opera, “i libri duo enchiridii” e i “ liber singularis enchiridii ”. Guarino riteneva che il liber singularis fosse un estratto storico dei libri duo. Bretone ritiene che il libri duo, siano unione sotto lo stesso titolo di liber singularis e singularis regularum. Il primo avrebbe avuto contenuto filosofico giudico e il secondo conterrebbe delle massime di carattere generale e delle regole casistiche. Composizione : L’opera è divisa in 3 parti, “ Nascita e Sviluppo delle Fonti” (1-12), “Storia Delle Magistrature” (13-34), “Storia della scienza e delle scuole giuridiche ” (35-55). Modelli e Fonti : I materiali sembrano di provenienza di Varrone e Cicerone, ma anche opere giuridiche dai Tripertita di Sesto Elio Peto fino ai Coniectanea di Capitone. In realtà non esistono prove comprovanti la Provenienza da Varrone: anche nel confronto sulle definizioni di Manus Pubblicum, i due divergono, seppur in modo non necessariamente contrastante. ( D. 50.16.239.3 ). Questo esclude una dipendenza tra Pomponio e Varrone. Differenze anche nella definizione di “urbs” e Oppidum”. Del tutto diverse infine le spiegazioni delle parole “territorium” e “consul”. Un’altra serie di divergenze, discostano dal poter ritenere una presunta provenienza Varroniana del materiale utilizzato da Pomponio. Su Cicerone, il problema della dipendenza diventa complicato. Sul tema non può negarsi come alcune notizie riguardo ai giuristi, direttamente o indirettamente, siano state attinte da Cicerone. Indizio certo contro l’idea di una considerevole influenza di Cicerone su Pomponio è il diverso atteggiamento nei confronti delle etimologie: Pomponio le usa per chiarire termini giuridici, mentre Cicerone è nei loro confronti particolamente Scettico. Bretone ha aperto l’ipotesi che Pomponio abbia attinto da un’opera di Cicerone, cioè il “ de iure civili in artem redigendo”. In Sintesi è negata l’ipotesi che Pomponio abbia accinto materiale Da Cicerone e da Varrone nella stesura della sua opera, sia direttamente, che indirettamente. La risposta a tale interrogativo è semplicemente una questione preliminare, in realtà si può ritenere Pomponio cosi dotato di sufficiente originalità, da riunire elementi tratti da opere diverse. C’era a Roma una serie di biblioteche nelle quali Pomponio poteva rinvenire materiali storici. Lo schema utilizzato da Pomponio si avvicina a quello che è alla base dello scritto di Svetonio sui grammatici e retori e in genere della letteratura peri techniton. Almeno per quanto riguarda l’initium e l’incrementum, in pomponio sono rinvenibili indizi di questo schema. In sintesi lo stato delle fonti non ci consente nessuna conclusione sicura. Tuttavia possiamo sostenere l’ipotesi che Pomponio sia stato L’inventor di questa combinazione. Sulle origini della struttura dell’opera ci è concesso solo fare delle ipotesi. Si può considerare Pomponio come espondente di una
corrente della letteratura latina in genere e in particolare, nella sua epoca, molto diffusa, la quale si careterizzata per l’uso di forme letterarie ibride. Problemi particolari Nonostante non sia stato ancora scritto il commentario all’”enchiridon”, questa opera risulta essere la fonte per eccellenza della giurisprudenza romana ed anche una fonte storica del diritto e delle magistrature romane, tanto in riferimento al periodo di Pomponio quanto per le vicende antecedenti scritte dallo stesso.Un interpretazione dei singoli passi consente un giudizio sulla qualità dell’enchiridion come fonte storica, non solo per il periodo storico dello stesso Pomponio, ma anche per le situazioni passate. Aiuta anche a rispondere alla domanda “ qual’era la conoscenza del passato che avevano i giuristi classici?” Interessanti, insieme alla singolare terza parte “ la successio auctorum”, sono i due saggi nei quali Pomponio parla di ‘interpretatio’. Tale espressione viene, secondo la conclusione a cui giunge Fuhrmann, utilizzata in duplice funzione: l’interpretazione di riferimenti simbolici, che seguiva impulsi misteriosi e per la schematica restituzione di testi quanto più possibile attraverso formulazioni perfettamente corrispondenti. Tra i presunti errores nel testo di Pomponio emerge che avrebbe dovuto indicare come ‘interpretatio’ solo la scienza giuridica della tarda repubblica e del principato, non anche l’antica attività giurisprudenziale dei veteres. L’analisi de i ‘tripertita’ di Sesto Elio Peto, dimostrerebbe come originariamente la parte che Pomponio chiama interpetatio, era chiamata diversamente ma non ci sono fonti che ne indichino la causa di modernizzazione del testo originario. Date le considerazioni di G.Devoto, ne consegue che il testo delle XII tavole era divenuto incomprensibile : necessitava allora di un’interpretatio nel senso di spiegazione. Essa era inoltre resa necessaria per l’ormai incomprensibile testo delle XII Tavole (III e II sec), i cui frammenti non avevano più l’originaria forma linguistica, per cui il lavoro dei giuristi si accostava più al concetto di interpetatio che alle legis actiones della terza parte dei tripertita. Della interpretatio si occupato anche il saggio di Archi. Non possiamo ricollegarci al concetto della moderna interpretazione della legge. Anzi lo ius civile frutto di interpretatio avrebbe avuto una certa indipendenza rispetto alla legge, ne mai sarebbe stato ad essa gerarchicamente subordinato. Diversamente dalla realtà giuridica romana, Pomponio utilizzerebbe l’espressione pensando all’applicazione giuridica nel presente. Per questo Archi vede l’interpretatio come autonoma rispetto al testo legislativo. Anche Cicerone parla dell’interpretatio iuris come non legata ad alcun testo. In realtà si potrebbe affermare con le moderne differenziazioni metodologiche che con la interpretatio si ricerca la concretizzazione del contenuto normativo non sempre scritto, oltre alla semplice interpretazione del testo normativo. Altro termine ricollegabile allo ius civile e alla interpretatio prudentium e l’interpretazione di “ posto hoc fuerunt Publius Muncius et Brutus et Manilium, qui fundaverunt ius civile”. il termine ‘fundare’ non può significare l’inizio
riuniti nel manoscritto “ epistularum e variarum lectionum libri XX. Questa ipotesi spiega come i compilatori abbiano disposto di due edizioni delle variae lectiones: una volta di un’epitome contaminata con le epistulae, un’altra volta un’epitome in 15 libri. Sul contenuto dell’opera, Liebs giunge alla conclusione che la parola lectio non accenni a una raccolta di excerpta, l’opera non contiene frutti di una lettura, ma contiene materiale di lettura. Questo significa che Pomponio esponeva proprie idee e non altrui. Libri ad Sabinum
È esclusa la possibilità che si tratti di un commentario lemmatico. In particolare questo commentario da una parte evidenzia un metodo di libera associazione dei casi, il cui legame con il testo commentato non è più troppo stretto, dall’altro lato riporta in pochi casi testuali citazioni di Sabino, che invece è citato in modo prevalentemente indiretto.
Probabilmente l’opera era citata in due titoli, ma non sin dal primo momento. Liebs pensa che il primo titolo fosse ex Sabino Libri. Secondo Liebs, ancora, “ex” starebbe a significare che il commentario non è riferito integralmente al esto originale, per cui se ne potrebbe dedurre che Pomponio non intendesse commentare l’intero testi di Sabino. Tuttavia sono ipotesi difficilmente dimostrabili. Circa l’affidabilità dei frammenti dell’ad Sabinum pervenutici si trovano nelle Textstufen. Libri Ad Q.Mucium Non è possibile stabilire con certezza il rapporto cronologico di quest’opera con altri due scritti di ius civile : “ libri ad Quintum Mucium di Lelio Felice” e “i libri ex mucio di Gaio”. Di certo l’opera di Gaio è apparsa dopo quella di Pomponio, mentre incerta è la vita di Lelio. Anche su questo punto sembrerebbe potersi affermare, Pomponio sia il creatore di un nuovo genere letterario. Non si sa se il commentario possa essere qualificato come lemmatico : inizia con una citazione di Quinto Mucio, segue, una trattazione ricca di varianti dello stesso Pomponio... Il commento di Pomponio è simile a un trattato didattico; Per una qualificazione di Pomponio giurista
È significativo che egli attribuisca un peso particolare alle idee dei giuristi repubblicani. Non è escluso che egli per primo li abbia introdotti di nuovo nella discussione giuridica. Si può verosimilmente sostenere che egli abbia autonomamente utilizzato la lettera più antica. Si può dire di lui in relazione ai generi letterari e l’uso della letteratura si può dire di lui “plusrima innovare instituit”.
Per quanto riguarda le circostanze rilevanti per il diritto e problemi giuridiche si varia di opera in opera. Nel commentario a Mucio si scorge un trattato caratterizzato soprattutto da teorizzazione e schematizzazioni. A volte sembra pedanteria e pignoleria, o infine un atteggiamento da maestro di scuola. Anche nel commentario a Sabino troviamo analoghe trattazione. In esse prevalente è il fatto di arricchire la casistica con la discussione di altri giuristi. La difficoltà di giudizio spinge a porsi la domanda riguardo al suo influsso sulla tarda giurisprudenza. Da Giuliano Pomponio viene citato due volte. Durante la vita o poco dopo la morte di Pomponio i suoi scritti sono usati da Marcello e Cervidio Scevola. Particolarmente interessato a Pomponio è poi Ulpiano. Pomponio per citazioni è superato solamente da Giuliano. Egli venne usato dai giuristi tardoclassici non solo come fornitore di materiale, ma vennero anche qualificati positivamente dagli autori.