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Sviluppo Cognitivo e Disabilità Intellettiva: Approfondimenti e Strategie di Intervento - , Appunti di Pedagogia

Appunti di Pedagogia Speciale sulle Disabilità Intellettive

Tipologia: Appunti

2015/2016
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Caricato il 26/02/2016

elisabuzzulini
elisabuzzulini 🇮🇹

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25/09/2015
Parte 3: Le disabilità intellettive!
Il termine “ritardo mentale” è stato superato perché non rappresentava adeguatamente il concetto,
quindi si preferisce il termine “disabilità intellettive”. Perché plurale? Perché è una condizione
caratterizzata da un’altissima variabilità inter e intra-sindromica: ci sono diverse sindromi, ma sono
tutte legate da ritardo mentale, in quanto a modalità di funzionamento, deficit, abilità residue, ecc.
-inter-sindromica = tantissime sindromi, caratterizzate da ritardo mentale, ma ognuna è diversa
dall’altra. Condiziona la disabilità intellettiva;
-intra-sindromica = nella stessa sindrome.
Alcuni parlano anche di disabilità cognitiva, per superare il concetto di intelligenza.
Definizione di “disabilità intellettive” di Luckasson: “Le disabilità intellettive sono gravi
alterazioni permanenti (1) dello sviluppo, che si manifestano come sindromi globali (2), legate al
deficit di sviluppo delle funzioni astrattive (3) della conoscenza, sociali (4) e dell’adattamento (5),
che originano prima dei 18 anni d’età (6).
1) Alterazioni permanenti = non è semplice ritardo. Es: il bambino a sviluppo tipico, a 4 anni
disegna solo le parti del corpo in generale (testa, corpo, gambe, braccia). Quando cresce,
inizia ad aggiungere anche i particolari (collo, naso, sopracciglia, ecc.). D’altro canto, il
bambino con autismo ha un suo modo peculiare di percepire gli stimoli visivi: lui coglie molto i
dettagli, ma perde la configurazione globale. Disegna quindi tutti i dettagli in sequenza, uno
vicino all’altro. “Permanente” perché è una condizione dalla quale non si può guarire. Il livello di
Q.I. di una persona rimane abbastanza stabile nel corso del tempo, cambia poco, mentre nel
caso di persone con disabilità, tende a cambiare in senso regressivo (peggiora crescendo). Se
bisogna sviluppare un piano educativo, terapeutico, ecc., l’obiettivo non è innalzare il Q.I, ma
bisogna chiedersi “dato il Q.I. della persona, che è sotto la media, quali abilità le posso dare
per farlo funzionare in maniera più autonoma?”. Non basta non leggere libri per sviluppare
ritardo mentale, il cervello ha una capacità di sviluppo autonomo. Esiste il ritardo mentale su
base ambientale, quando la deprivazione è totale. Es: rimanere chiusi un uno stanzino per anni
senza comunicare con nessuno e senza svolgere nessuna attività. Sia che il ritardo mentale
sia su base organica, sia su base ambientale, la disabilità intellettiva è una condizione
permanente;
2) Sindromi globali = impatta il funzionamento del soggetto in tutti gli ambiti (cognitivo, percettivo,
motorio, sociale, emozionale, ecc.). Va a colpire globalmente il funzionamento del soggetto. Un
esempio di sindrome globale è la Sindrome di Down o l’autismo (che sono diversi dai DSA e
dai DSL);
3) Funzioni astrattive = in tutte le condizioni caratterizzate da D.I., il bambino non arriva al livello
del pensiero astratto (formale), né a quello ipotetico e nemmeno quello deduttivo. Secondo la
teoria di Piaget, sullo sviluppo cognitivo, il bambino passa da un pensiero molto concreto ad un
pensiero astratto, ma questo non si verifica in presenza di bambini con D.I;
4) Funzioni sociali = i soggetti con D.I. hanno difficoltà socio-relazionali, perché è la conseguenza
del non riuscire a sviluppare il pensiero astratto, ipotetico e deduttivo;
5) Funzioni dell’adattamento = c’è una compromissione alla capacità di adattamento all’ambiente.
Questa difficoltà è un criterio essenziale per eseguire la diagnosi di ritardo mentale, non basta
stabilire il Q.I;
6) Entro i 18° anno d’età = la disabilità intellettiva si manifesta dalla nascita o dai primi mesi.
Permette di discriminare la D.I. per propria, ad esempio dal decadimento cognitivo connesso
all’invecchiamento. Es: la vecchietta con basso Q.I. perde le abilità in maniera selettiva, ma
non è una disabilità intellettiva. Perde un maniera selettiva ma non globale: si ricorda come si
chiamavano i suoi compagni di scuola, ma non si ricorda cos’ha mangiato a pranzo.
Cinque dimensioni della D.I.:
1. abilità intellettive = livello di funzionamento cognitivo;
2. comportamento/funzionamento adottivo = sapersi sedere, ecc., cioè adattamento all’ambiente
scolastico. A livello scolastico, la compromissione del comportamento adottivo è difficile da
gestire perché, per esempio, nessuno è tenuto ad accompagnare il bambino in bagno, anche
perché l’insegnante non può abbandonare l’aula;
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Parte 3: Le disabilità intellettive

Il termine “ritardo mentale” è stato superato perché non rappresentava adeguatamente il concetto, quindi si preferisce il termine “disabilità intellettive”. Perché plurale? Perché è una condizione caratterizzata da un’altissima variabilità inter e intra-sindromica: ci sono diverse sindromi, ma sono tutte legate da ritardo mentale, in quanto a modalità di funzionamento, deficit, abilità residue, ecc.

  • (^) inter-sindromica = tantissime sindromi, caratterizzate da ritardo mentale, ma ognuna è diversa dall’altra. Condiziona la disabilità intellettiva;
  • (^) intra-sindromica = nella stessa sindrome. Alcuni parlano anche di disabilità cognitiva, per superare il concetto di intelligenza. Definizione di “disabilità intellettive” di Luckasson: “Le disabilità intellettive sono gravi alterazioni permanenti (1) dello sviluppo, che si manifestano come sindromi globali (2) , legate al deficit di sviluppo delle funzioni astrattive (3) della conoscenza, sociali (4) e dell’adattamento (5) , che originano prima dei 18 anni d’età (6). 1) Alterazioni permanenti = non è semplice ritardo. Es: il bambino a sviluppo tipico, a 4 anni disegna solo le parti del corpo in generale (testa, corpo, gambe, braccia). Quando cresce, inizia ad aggiungere anche i particolari (collo, naso, sopracciglia, ecc.). D’altro canto, il bambino con autismo ha un suo modo peculiare di percepire gli stimoli visivi: lui coglie molto i dettagli, ma perde la configurazione globale. Disegna quindi tutti i dettagli in sequenza, uno vicino all’altro. “Permanente” perché è una condizione dalla quale non si può guarire. Il livello di Q.I. di una persona rimane abbastanza stabile nel corso del tempo, cambia poco, mentre nel caso di persone con disabilità, tende a cambiare in senso regressivo (peggiora crescendo). Se bisogna sviluppare un piano educativo, terapeutico, ecc., l’obiettivo non è innalzare il Q.I, ma bisogna chiedersi “dato il Q.I. della persona, che è sotto la media, quali abilità le posso dare per farlo funzionare in maniera più autonoma?”. Non basta non leggere libri per sviluppare ritardo mentale, il cervello ha una capacità di sviluppo autonomo. Esiste il ritardo mentale su base ambientale, quando la deprivazione è totale. Es: rimanere chiusi un uno stanzino per anni senza comunicare con nessuno e senza svolgere nessuna attività. Sia che il ritardo mentale sia su base organica, sia su base ambientale, la disabilità intellettiva è una condizione permanente; 2) Sindromi globali = impatta il funzionamento del soggetto in tutti gli ambiti (cognitivo, percettivo, motorio, sociale, emozionale, ecc.). Va a colpire globalmente il funzionamento del soggetto. Un esempio di sindrome globale è la Sindrome di Down o l’autismo (che sono diversi dai DSA e dai DSL); 3) Funzioni astrattive = in tutte le condizioni caratterizzate da D.I., il bambino non arriva al livello del pensiero astratto (formale), né a quello ipotetico e nemmeno quello deduttivo. Secondo la teoria di Piaget, sullo sviluppo cognitivo, il bambino passa da un pensiero molto concreto ad un pensiero astratto, ma questo non si verifica in presenza di bambini con D.I; 4) Funzioni sociali = i soggetti con D.I. hanno difficoltà socio-relazionali, perché è la conseguenza del non riuscire a sviluppare il pensiero astratto, ipotetico e deduttivo; 5) Funzioni dell’adattamento = c’è una compromissione alla capacità di adattamento all’ambiente. Questa difficoltà è un criterio essenziale per eseguire la diagnosi di ritardo mentale, non basta stabilire il Q.I; 6) Entro i 18° anno d’età = la disabilità intellettiva si manifesta dalla nascita o dai primi mesi. Permette di discriminare la D.I. per propria, ad esempio dal decadimento cognitivo connesso all’invecchiamento. Es: la vecchietta con basso Q.I. perde le abilità in maniera selettiva, ma non è una disabilità intellettiva. Perde un maniera selettiva ma non globale: si ricorda come si chiamavano i suoi compagni di scuola, ma non si ricorda cos’ha mangiato a pranzo. Cinque dimensioni della D.I.:
  1. abilità intellettive = livello di funzionamento cognitivo;
  2. comportamento/funzionamento adottivo = sapersi sedere, ecc., cioè adattamento all’ambiente scolastico. A livello scolastico, la compromissione del comportamento adottivo è difficile da gestire perché, per esempio, nessuno è tenuto ad accompagnare il bambino in bagno, anche perché l’insegnante non può abbandonare l’aula;
  1. la salute = problematiche fisiche, organiche, mediche, ecc. Molti farmaci impattano le capacità cognitive;
  2. la partecipazione = indicatore importante per determinare la qualità della vita di un soggetto. Massima partecipazione del bimbo a scuola = ricreazione (non bisogna far saltare la ricreazione ai bambini perché serve loro a svagarsi: è un diritto inalienabile del bambino). Bisogna inoltre lasciar correre quando i bambini si aiutano tra di loro a copiare, perché è aiuto reciproco spontaneo;
  3. contesto = fisico e relazionale, incide sul livello di funzionamento del soggetto. Es: disposizione dei banchi (a ferro di cavallo è una delle migliori. Il bambino disabile se sta in ultima fila è meglio, perché se lo mettiamo in prima, si distrae più facilmente girandosi verso i compagni. L’insegnate è la parte fondamentale del contesto. Le due principali componenti sono le abilità intellettive e l’adattamento perché rientrano nella diagnosi. Lo psichiatra vede il bambino da solo, ma è più importante vedere come si comporta con gli altri. I criteri diagnostici
  4. Un funzionamento intellettivo significativamente inferiore alla media.
  5. Compromissioni per quanto riguarda il comportamento adattivo, in un’ampia serie di aree (comunicazione, cura della persona, capacità sociali, ecc.).
  6. Esordio prima dei 18 anni di età. Abilità intellettive Adattamento
    1. Ragionamento (es: capacità di fare dei nessi causali). Se non si riesce a creare dei nessi causali, non si riesce nemmeno a memorizzare perché le informazioni che ci servono devono essere tutte legate fra di loro. Quindi la capacità di creare dei nessi migliora la mia capacità di memoria. Noi siamo capaci di ricordarci 7± 2 elementi (es: [0432] [97][71][52]). Un’unità significativa, ad es., è una frase di senso compiuto. Sovrapprendere, cioè imparare a memoria non serve a niente. La reiterazione non è un ragionamento, è automatizzare.
      1. Autonomia
    2. Pianificazione: rappresentare in via anticipata i passi da compiere per svolgere un’attività. Il bambino con ADHD non riesce a farlo e lo capiamo perché alla domanda “cosa stai facendo?” rispondono in maniera approssimativa e senza alcuna precisione.
      1. Responsabilità sociale: prevedere le conseguenze delle mie azioni e saper rispettare le regole formali ed informali.
    3. Soluzione di problemi: intelligentia piagettiana. La maggior parte dei problemi in tal senso sono dovuti alle incomprensioni del testo e all’incapacità di decidere cosa è importante e cosa no.
      1. Comunicazione: è spesso compromessa da problemi fisici e di scarsa abilità/propensione nel gesticolare.
    4. Astrazione 4) Vita quotidiana: gestire le entrate e le uscite dalla scuola.
    5. Comprensione: può essere compromessa anche da com’è scritto il libro (es: troppi incisi, relative, subordinate, passive, ecc.)
      1. Indipendenza personale: sapersi salvaguardare.

L' ICF = International Classification of Functioning: ideato dall'OMS per descrivere il funzionamento dei bambini. Sistema di classificazione del funzionamento curato dall'OMS. Condizione di salute (malattia/disturbo): Menomazione --> livello di funzioni o strutture corporee menomate Disabilità --> limitazione nell'attività Handicap --> restrizione a livello di partecipazione Si sta cercando di introdurre l'ICF per descrivere il funzionamento dei bimbi a scuola. Questi tre vengono stabiliti in funzione dei fattori ambientali e personali.

  • (^) ambientali: fisico e sociale;
  • (^) personali: autonomia o iperprotetto ecc. I sistemi AAMR e AAIDD Esistono dei diversi classificatori internazionali. Alcuni di questi sono appunto l'ICF, l'AAMR e AAIDD. Associazione Americana del Ritardo Mentale: il ritardo mentale non è un disturbo medico, né un disturbo mentale. Si riferisce ad uno stato particolare di funzionamento, influenzato in positivo o in negativo dai sostegni individualizzati (es: miope --> occhiali). La persona che può essere descritta in termini di:
  • (^) capacità intellettive;
  • (^) comportamento;
  • (^) partecipazione, interazione e ruoli sociali;
  • (^) salute
  • (^) contesto Questo sistema dei sostegni determinano il funzionamento individuale. Bisogna descrivere le persone in base al loro bisogno del sostegno, no in base al loro deficit. Quest'organizzazione americana si occupa dei sostegni , propone delle scale valutative (sistema di valori) in base ai sostegni. Aspetti eziologici del ritardo mentale: Cause:
  1. l'intervento educativo non dipende mai dalla causa del ritardo mentale. Questo ritardo non scompare, la causa ha un ruolo nullo a livello educativo (es: il medico, se il paziente ha l'influenza, non chiederà mai al suo paziente: 'sei uscito di casa senza giubbotto?') Categorie di fattori eziologici nella disabilità intellettiva:
  • (^) fattori genetici e cromosomici (es: trisomia 21): gene o pull di geni che determinano quella condizione/disturbo. È diverso da dire "alterazione cromosomica": alterazione nel corredo cromosomico nel bambino. Il bambino nasce con quella condizione. Quanto incidono? Negli anni sempre meno.
  • (^) fattori prenatali: sono i fattori che accadono prima della nascita, che possono compromette lo sviluppo dell'embrione o del feto (es: malattie infettive, assunzione d'alcol, fumo, droghe, ecc., malnutrizione), risentono moltissimo del contesto sociale e culturale. Es: piombo per i bambini. I colori, i giocattoli, ecc.
  • (^) fattori perinatali: incidono al momento della nascita. Ipossia e anossia alla nascita: mancanza di ossigeno al cervello (ipossia). Quei pochi secondi possono compromettere il funzionamento del cervello del bambino. Una volta che si nasceva in casa, questi fattori incidevano moltissimo.
  • (^) fattori post-natali: dopo la nascita, nei primi anni di vita, possono danneggiare il funzionamento del cervello del bambini. Più il bambino è piccolo, più è devastante il trauma, le malattie, sostanze, ecc. (es: traumi)
  • (^) fattori psicosociali: totale deprivazione di stimoli. Nascere o vivere in una cantina, in un bosco, ecc. Quindi il cervello sviluppa ritardo mentale. Nel 30%-40% dei casi, non si riesce ad individuare la causa, il fattore eziologico.

Modelli di sviluppo cognitivo in soggetti con D.I. Sviluppo nella disabilità intellettiva:

  1. primo approccio: rallentamento generale dello sviluppo. I bambini d.i. hanno sviluppo tipico (dei normodotati) ma in modo rallentato (lieve ritardo mentale o senza sindromi particolari).
  2. secondo approccio: seguono delle traiettorie di sviluppo del tutto peculiari e disomogenee (ritardo mentale medio/grave e sindromi). Entrambi hanno delle ripercussioni educative non da poco. Lo sviluppo del bambino secondo Piaget non è funzionale per questi bambini, non è adatto. Aspetti epidemiologici :
  • (^) incidenza (o prevalenza) sul ritardo mentale: 1-4%;
  • (^) picco delle diagnosi: entro il sesto anno d'età;
  • (^) rapporto con maggiore incidenza sul sesso maschile rispetto al femminile: 2:1 (approfondimento --> perché spesso viene chiamato in causa il cromosoma X e in genere si ritiene che nelle bambine ci siano fattori di produzione biologica superiore rispetto a quelli del maschi, ma se si manifestano nel sesso femminile, sono più gravi).
  • (^) aspettativa di vita: 74 anni quelli con disabilità intellettiva lieve (quasi coincide a quello con sviluppo tipico). 59 anni quelli con disabilità intellettiva grave. Sono altissime. Come si può fare una valutazione? (quella clinica più quella educativa) Assessment : valutazione multidimensionale (non si limita a descrivere la disabilità intellettiva) e dinamica (si ripete nel tempo) con le seguenti funzioni:
  • (^) classificazione sindromica: in quale casella si va ad inserire il bambino. Grazie a ciò, si possono fare delle affermazioni precise;
  • (^) accertamento dell'entità del ritardo.
  • (^) armonia/disarmonia nello sviluppo: Armonia = sviluppo rallentato in maniera armonica in tutte le aree. Disarmonia = alcune abilità sono sviluppate ma alcune sono compromesse gravemente.
  • (^) analisi dei punti di forza e di debolezza: non focalizzarsi su quello che non sanno fare, ma su quello che sanno fare!!!! Noi siamo più colpiti dalle cose negative che non sanno fare, rispetto a quello che sanno fare. Vale con tutti i bambini con disabilità. Bisogna stare attenti ai particolari per cogliere i fattori positivi del bambino.
  • (^) analisi dell'organizzazione cognitiva, emotiva e comportamentale: es: il bambino ha una buona memoria visuo-spaziale ma pessima quella verbale. Questa descrizione orienta il modo di fare l'insegnante. Bisogna tenerlo presente. Es: bambino che non gestisce la frustrazione, non gestisce nemmeno l'errore. Non può essere un fattore casuale e imprevisto, bisogna trovare il modo di non farlo sbagliare, decido io quando sbaglia il bambino, non quando vuole lui. L'errore è uno strumento educativo. Es: il bambino che deve imparare ad andare in bicicletta gli sto dietro ma non lo aiuto troppo e nemmeno non lo aiuto. Una via di mezzo aiuta ad evitare l'errore e questo aumenta l'autostima. Il "non riesco" non esiste. Non bisogna far odiare la scuola (questo si evita non anticipando la lettura e la scrittura prima del dovuto, a 4 anni i bimbi non leggono e non scrivono, devono solo giocare!!!)
  • (^) ritmo d'acquisizione/perdita delle competenze: ritmo più lento o bloccato nel bambino con disabilità intellettiva.
  • (^) eventuali comorbilità (= ho più disturbi insieme): una persona che ha un disturbo è raro, di solito ce ne sono più di uno. Le comorbilità creano dei problemi da tanti punti di vista (emotivo, medico ecc.). Queste aumentano con l'età, se si individuano per tempo le disabilità, si possono evitano le comorbilità. Come si conduce l' assessment? L'assessment lo deve fare l'insegnante e l'educatore. Non ci si può basare solo sulla cartella clinica. Le informazioni devono essere organizzate in tre grandi aree:
  1. i deficit: quello che il soggetto non è in grado di fare. Questo è già nella cartella clinica, magari con un linguaggio medico, però c'è. Guardiamo molto i bimbi nei momenti destrutturati, a ricreazione, nei corridoi, nell'entrata/uscita nella/dalla scuola.
  • (^) caratteristiche familiari: come funziona il contesto familiare;
  • (^) sostegni e/o barriere ambientali: Non è un colloquio di polizia, bisogna facilitare la comunicazione con i genitori. I genitori si sentono sempre puntare il dito contro, nel senso che magari pensano che non l'hanno saputo educare (non bisogna farli sentire in colpa, che poi hanno un attacco di panico). I genitori poi sviluppano gelosia nei confronti della maestra. (Questionari della scuola dell'infanzia sottoposti ai genitori, dove chiedono con chi dorme il bambino e se viene seguito dai genitori, non hanno senso!!!! Inventano balle i genitori!!!!).
  1. test:
  • funzionamento cognitivo generale;
  • funzionamento singole funzioni cognitive, percettive, motorie e prassiche. I test intellettivi : Scale Wechsler, uno dei più utilizzati:
  • (^) WPPSI (4-6 anni - età cronologica): età prescolare.
  • (^) WISC (6-16 anni): età scolare.
  • (^) WAIS (dai 17 in poi): adulti. Hanno più o meno la stressa struttura ma si differenziano in base alla complessità. Non si utilizzano con bambini sotto i 4 anni. Danno 3 punteggi totali:
  • (^) Q.I. totale (non è la somma dei due parziali): che permette al clinico di fare la diagnosi per verificare se c'è un deficit (media: 100).
  • (^) 2 Q.I. parziali: Q.I. verbale e performance (abilità visuo-spaziali), per capire se c'è una disarmonia/armonia. Differenza tra verbale e di performance: disarmonico quando la differenza tra i due è maggiore di 15 punti. Altri test intellettivi:
  1. Leiter-R: scale di intelligenza non verbale visuo-spaziale (dai 2-21 anni);
  2. Scale Griffiths (0-8 anni): sviluppo del bambino;
  3. Matrici di Raven: non risentono della matrice culturale, sono adatti ai bambini stranieri, misurano le competenze non verbali pure (non risentono del contesto culturale);
  4. Scale Vineland: valuta il comportamento adattivo (adattamento all'ambiente) rispetto all'autonomia personale e responsabilità sociale. 09/10/ Strumenti di valutazione del funzionamento adattivo Strumenti sul funzionamento intelletivo: scale Wechsler --> QI totale, di performance e verbale. Profilo di funzionamento cognitivo:
  5. Concretezza e assenza di pensiero astratto: il soggetto con disabilità intellettiva non arriva al pensiero formale, rimane a quello concreto;
  6. Irreversibilità del pensiero: es. capacità di gestire delle ipotesi (pensiero ipotetico);
  7. Difficoltà di categorizzazione (ampie quantità di dati(): difficoltà ad organizzare per categorie semplifica e migliora la memorizzazione (utensili, animali, ecc.). La categoria è un concetto astratto, quindi per il bambino con disabilità intellettiva è difficile ragionare in questi termini;
  8. Rigidità cognitiva: quando affrontano dei problemi, li affrontano sempre nella stessa maniera (noi irrigidiamo i bambini nella reiterazione mnemonica);
  9. Difficoltà di generalizzazione cognitiva: difficoltà a generalizzare (associare elementi con caratteristiche simili). Velocizza i processi di apprendimento. Estendere quello che si è inteso su certi dati a tutti gli altri dati. Apprendere poche cose e poi le generalizziamo. Quello con disabilità le deve apprendere tutte, quindi il processo è molto più lento. Se si categorizza troppo, si compromette la comprensione. La categorizzazione si scontra con la generalizzazione.
  10. Ridotta creatività, pianificazione e immaginazione: la loro creatività dev'essere sostenuta, perché sostiene la flessibilità cognitiva. Raccontare le bugie è un'arte estremamente raffinata.

Creatività: immaginarsi cose che non esistono. Quindi i bambini con disabilità intellettiva non riescono a raccontarle perché non riescono a pensare astrattamente. Profilo di funzionamento attentivo:

  1. Sono presenti limitazioni nel canale sensoriale: raccolgono un'enorme quantità di informazioni nello stesso secondo. Poi ci si focalizza su una particolare informazione tramite attenzione, e le altre le perdo. Funziona ad "imbuto". Bisogna essere essenziali! Tutto il resto si elimina, si fanno sulle cose che si dicono, sia su quello che c'é scritto sui libri di testo. Il canale sensoriale e uditivo implica che bisogna essere essenziali.
  2. È possibile un 'blocco percettivo' in caso di sovraccarico attentivo: uno può parlare veloce quanto vuole, ma superata una certa soglia di parole memorizzate, non va oltre quella soglia. Il bambino con disabilità si blocca dopo un certo punto. Bisogna sapere il limite oltre il quale i nostri bambini si bloccano. Il bambino a sviluppo tipico, se si perde, copia dal compagno o chiede alla maestra di ripetere (importante se intervengono, perché vuol dire che riflettono sulle loro capacità metacognitive). Il bambino con disabilità intellettiva non copia. La zona prossimale di sviluppo è importante perché i nostri obiettivi didattici devono ricadere lì dentro, in quella zona in cui è sfidante ma si riesce a gestire. I bambini con disabilità hanno una zona di sviluppo più stretta;
  3. I tempi di elaborazione dell'informazione sono più lenti: ha una maggior lentezza nell'elaborare l'informazione, il processo è molto lento. Se si parla più lentamente, il bambino deve rifondere le parole, perché sono segmentate le parole, poi non capisce quando ci sono le pause tra le frasi, e tra l'inizio della frase e la fine è passato troppo tempo. Non bisogna segmentare le frasi, bisogna fare le pause tra una frase e l'altra, dirle normalmente ma aspettare un po' tra una e l'altra. Bisogna gestire codici e registri differenti quando si parla. I bambini con dis. sono molto concreti, sono legati al fattore strutturale della frase, se la frase la inverti, il bambino con sviluppo tipico capisce che è lo stesso concetto, per i bambini con dis. non capiscono. (Registrazione: '35 --> ritaglia: "piccoli bastardi")
  4. Non vengono utilizzate strategie di organizzazione percettiva: quando vediamo le cose, le organizziamo. Teoria della Gestalt (anni '30): quando il cervello vede le cose, ogni cosa che vede le da una forma. Qualsiasi cosa che guardiamo, la organizziamo percettivamente (es: incolonnamento dei numeri);
  5. L'attenzione crolla in presenza di distrattori: crollo della performance in presenza dei distrattori (= elementi stimolo esterni o interni non rilevanti per il compito che sto svolgendo). Bisogna sollecitare i bambini ad eliminare ciò che non serve, per esempio ingegnando a sottolineare le parole chiave. Eliminare è più importante che prendere;
  6. È presente una difficoltà a cogliere contemporaneamente la configurazione globale ed i dettagli: il bambino con disabilità intellettiva, se si concentra sui dettagli, perde il globale e viceversa (ripercussioni negative sulla scrittura);
  7. Sono presenti difficoltà nei compiti intersensoriali: compiti in cui si deve collegare due o più attività sensoriali.
  8. Si verifica difficilmente l'effetto di 'abituazione': di fronte ad uno stimolo nuovo, il cervello si allerta, dopo un po', se lo stimolo si ripete percettivamente, il mio cervello non se ne accorge più, perché si è abituato. I bambini con dis. rimangono in allerta e dopo un po' possono avere dei comportamenti autolesivi, esplodono. Sono molto suscettibili agli input improvvisi. Il bambino con autismo, se deve indossare gli occhiali, non riesce ad abituarsi, quindi non riesce a tenerli. Profilo cognitivo, di funzionamento attentivo nella disabilità intellettiva (possibile domanda d'esame, però scrivere solo quello che concerne la domanda) non chiede singole sindromi. Modello multistadiale di memoria Modello più conosciuto: tre stadi --> magazzini di memoria (stadi di elaborazione). Distingue tre stadi di elaborazione:
  9. Magazzini sensoriali: qui l'info rimane qualche frazione di secondo, poi decade. Hanno una durata limitatissima ma hanno un'ampiezza enorme (non decade tutta, il dato che io ho focalizzato con l'attenzione rimane nella memoria);
  1. Lessicale e semantico: vocabolario che ognuno possiede. Nel bambino con sviluppo tipico, più cresce, più il suo vocabolario si arricchisce. Quando il bambino entra a contatto con i suoi simili, inizia ad apprendere nuove parole in maniera spontanea. Le parolacce vengono apprese in un attimo perché si utilizzano quotidianalmente. Bisogna collegare l'insegnamento con qualcosa di concreto, non rimanere sull'astratto, con inutili definizioni. (Accidia=pigrizia)
  2. Morfo-sintattico: costruire le frasi in modo tale che siano comprensibili. Quando si parla, gli aspetti morfo-sintattici non sono ben gestiti. Questi aspetti vengono appresi con l'imitazione;
  3. Pragmatico: la pragmatica della comunicazione. [Paul Vaslavic, La pragmatica della comunicazione umana ] (= si occupa di tutti gli aspetti di contorno. Modi di dire, battute, ecc. Ci si fa delle ipotesi sullo stato mentale che abbiano di fronte e noi comunichiamo in base alle intenzioni che hanno gli altri. Es: "Sai l'ora?" La risposta dovrebbe essere "Sì", invece diciamo subito che ora è, perché diamo per scontato che la persona che ce l'ha chiesta, vuole sapere l'ora, e non se la sappiamo o no). Gli aspetti che caratterizzano la pragmatica sono: comprensione, intenzione, stato emotivo che attribuiamo all'altro, contesto, regole conversazionali (turni, prima parlo io poi parli tu). Nello sviluppo tipico, questi domini sviluppano in maniera armonica. Nella disabilità intellettiva, si verifica una compromissione selettiva di alcuni di questi domini. [Vedere "Rain Man", con Dustin Hoffmann] I deficit comunicativi nella disabilità intellettiva si originano da:
  4. sviluppo prelinguistico (periodo nella vita che il bambino vive prima di iniziare a parlare):
  • (^) Ritardi nelle prime vocalizzazioni, queste voc. sono molto importanti per tre ragioni: 1. il bambino esercita l'apparato fono-articolatorio (l'aria esce dalla bocca posizionando la lingua in un certo modo, il palato, le labbra, ecc.). I bambini con dis. vocalizzano poco; 2. creare l'intento comunicativo (i bambini con dis. ne hanno poco, quindi non hanno la piena consapevolezza che il proprio parlare ha un effetto sull'ambiente --> feedback da parte dell'adulto sono molto importanti perché stimola l'intento comunicativo); 3. I primi vocalizzi hanno un ruolo importante alla formazione delle prime parole (primo vocabolario). Prima parola al mondo che dice un bambino: "mamma" --> è un vocalizzo del bambino, che, nel momento in cui vede un feedback da parte dell'adulto quindi ha un effetto lo associa alla persona. E questo poi si sviluppa per tutte le parole. I bambini con dis. vocalizzano tardi e quindi è tutto ritardato: bisogna guidarlo bene.
  • (^) Ritardi e difficoltà nel contatto oculare e nella coordinazione degli scambi comunicativi: nel periodo prelinguistico, nelle prime settimane di vita, il bambino coordina i suoi scambi in base al contatto oculare. Quando parliamo, gli occhi non guardano molto chi ascolta, e viceversa, chi ascolta guarda molto chi parla. Gli scambi comunicativi sono basati sul contatto oculare: con chi indossa gli occhiali da sole a specchio è fastidioso parlare. Il bambino sviluppa questa capacità nei primo mesi di vita. I bambini con dis. hanno problemi di questo tipo perché i primi giorni di vita li passano nell'incubatrice, o comunque distaccati dalla mamma, e non hanno questo contatto oculare o scambi comunicativi. Sindrome di Down: non ha problemi di questo tipo, autistico: non sa gestire il contatto oculare, guarda in un modo alterato.
  • (^) Limitato utilizzo di gesti dichiarativi ed imperativi: gesti imperativi: il bambino indica quello che vuole (indica la palla e la mamma gliela); gesto dichiarativo: indicare qualcosa perché mi piace (non perché lo voglio). Il genitore, in ogni caso, nomina l'oggetto, e anche tante volte. Se il bambino non indica (dis. intellettiva) devono intervenire gli insegnanti, presentando gli oggetti e ripetendoli.
  1. Sviluppo linguistico :
  • (^) Problemi fonologici e articolatori: gli ha esercitati poco nei primi anni di vita. Non bisogna anticipare troppo quello che vuole il bambino, accontentandolo subito dicendo la parola o consegnando subito l'oggetto, ma bisogna sempre fargli fare uno sforzo nel dire bene la parola dell'oggetto, ecc. ---> sennò porta pigrizia!!!
  • (^) Sviluppo rallentato ed incompleto del vocabolario: il vocabolario si trova nella memoria a lungo termine, unico difetto: non si riesce a recuperare rapidamente le informazioni (per quello usano tanto i termini indeterminati, ovvero "ieri ha portato una cosa, ha fatto una cosa, il coso, ecc. Succede perché hanno molta lentezza a recuperare le cose);
  • (^) Sintassi semplice e limitata: il bambino con dis. non li sa usare, ma è ovvio. Qui bisogna essere dispensativi. Non bisogna usare, per esempio, frasi passive ("Antonio è seguito da Francesco")
  1. Sviluppo pragmatico :
  • (^) Consapevolezza delle intenzioni, dello stato emotivo e del livello di comprensione dell'interlocutore;
  • (^) Consapevolezza del contesto e di eventuali cambiamenti nella situazione: i bambini con dis. parlano di cose che non dovrebbero parlare in pubblico, non tengono conto del contesto. Nell'adulto viene compromesso l'inserimento lavorativo;
  • (^) Rispetto delle regole comunicative. Aspetto socio-affettivo I bambini con dis. intell. hanno caratteristiche diverse, date da atteggiamenti educativi erronei da parte dell'educatore/insegnante:
  1. Difficoltà di autocontrollo emotivo: bisogna insegnare ai bambini a calmarsi quando sono troppo agitati, soprattutto gli insegnanti. Quando piangono le prime volte all'infanzia, piangono perché la presenza dell'adulto influisce, il bambino piange perché viene calcolato dall'adulto. Abbiamo una visione infantilizzante dei bambini troppo eccessiva. [Leggere il libro: Nel mare ci sono i coccodrilli o vedere film "Vado a scuola"]
  2. Alta incidenza di emozioni negative: i bambini con dis. hanno un'incidenza di episodi emotivi molto alta (ansia: nei bambini si sviluppa attraverso il corpo di solito. Di solito il bambino che dice "ho mal di pancia" finge, vuole attirare l'attenzione e approfitta per il fatto che viene accontentato a lasciarlo a casa da scuola. In questo modo gli stati psicosomatici si cristallizzano;
  3. Scarsa tolleranza della frustrazione: 1. Attese, 2. Non riuscire a fare le cose, 3. Non poter fare le cose, 4. Le promesse non mantenute. La frustrazione viene scaricata dai bambini con dis. attraverso l'autolesione.
  4. Eccessiva dipendenza dall'adulto familiare: l'adulto da sicurezza, ecc. Non è bene, anche se è gratificante. Non bisogna basarsi su questa. 1. Se si diventa dipendente, non si generalizza gli apprendimenti; 2. L'insegnante di sostegno crea dipendenza, bisogna cambiarlo, ma una, al massimo due volte. Comorbilità mediche e psichiatriche
  5. Disturbi gastroenterici, endocrini (--> obesità nella Sindrome di Down), muscolo-scheletrici, ecc.;
  6. Epilessia (20-50%);
  7. Anomalie cardiache (50%);
  8. Problemi psichiatrici e ADHD;
  9. Autismo. Questo c'è tutto sul libro (non chiede in dettaglio):
  • La^ Sindrome di Down^ (1 ogni 700-1000 nati vivi): in genere noi abbiamo 23 coppie di cromosomi omologhi (23 dalla mamma e 23 dal papà). I soggetti con Sindrome di Down hanno un cromosoma in più sulla 21ima coppia.
  • (^) Trisomia 21 libera: cromosoma 21 in più sulla coppia 21;
  • (^) Trisomia 21 da traslocazione: cromosoma 21 in più attaccato ad altro cromosoma;
  • (^) Trisomia 21 in mosaicismo: presenza di cellule normali e di cellule con 47 cromosomi.
  • La^ Sindrome della X Fragile^ (Incidenza 1:4000 (M); 1:8000 (F)
  • La^ Sindrome di Williams^ (Incidenza 10.000 - Micro-delezione cromosoma 7= si spezza in una parte)
  • La^ Sindrome di Rett : sindrome femminile molto rara, molto grave (Incidenza 15.000 F - Patologia neurologica progressiva)

Il PEI è un documento programmatico (= condividiamo il programma) mediante il quale viene organizzato un intervento didattico educativo multidimensionale (= su più dimensioni) individualizzato sulla base del funzionamento dell'alunno con DI, per la realizzazione del diritto di istruzione e apprendimento. È un progetto globale di vita --> apprendimenti e socializzazione:

  • (^) percorso didattico;
  • (^) percorso riabilitativo;
  • (^) percorso sociale. Ci sono 3 aree importanti da tenere in considerazione:
  1. l'area delle abilità cognitive (=apprendimento curricolare);
  2. l'area delle competenze socio-relazionali;
  3. area dei comportamenti adattivi ed integranti. Bisogna tener presente degli aspetti importanti:
  4. evitare il rischio di sanitarizzazione (= leggere tutto in un'ottica sanitaria, tecnica. Il PEI non dev'essere la cartella clinica);
  5. guardare al futuro in un'ottica progettuale a lungo termine;
  6. puntare sull'individualizzazione (= non fare le cose standard. Non esiste un metodo che vada bene per tutti);
  7. ragionare in termini di 'funzione sostegno' (= rendiamo la scuola nel suo complesso come una struttura che esercita la funzione sostegno: il personale ATA, ecc.);
  8. sperimentare soluzioni organizzative e didattiche diverse (= bisogna aggiornarsi sempre ed inventarsi cose nuove, non rimanere indietro). Come redarre il PEI? I passaggi sono:
  9. profilo di funzionamento individuale (Diagnosi Funzionale) (= non bisogna copiare quello che c'è scritto nella diagnosi funzionale, bisogna riscrivere i concetti in un linguaggio educativo)
  • 1^ passo^ --> Rilettura della diagnosi funzionale (= come descrivere il bambino, due righe per punto, non serve un papiro):
  • (^) abilità residue (punti di forza): è più importante mettere in evidenza i punti di forza rispetto ai punti di debolezza;
  • (^) deficit (punti di debolezza);
  • (^) abilità emergenti (quello che il bambino sta imparando a fare): gli obiettivi devono basarsi su queste abilità, e sfruttarle;
  • (^) risorse (quelle che si possono attivare intorno al soggetto);
  • (^) vincoli (= limiti. Es: vincoli architettonici, ecc. L'abilità sta nel superare questo vincolo)
  1. obiettivi educativi (Profilo Dinamico Funzionale):
    • 2^ passo^ --> redigere il PDF:
      • (^) Obiettivi a lungo termine (= finalità riabilitative): 1-2 obiettivi al massimo (2-3 anni di lavoro);
      • (^) Obiettivi a medio termine (= obiettivi operativi) (2-3 mesi di lavoro);
      • (^) Obiettivi a breve termine (= componenti): il breve si può scindere in step istruzionali (= prerequisiti motori, percettivi, ecc.) (2-4 settimane di lavoro). Dagli obiettivi a lungo, si scindono in medio e infine al breve (= si costruisce uno schema ad albero). Nello scrivere gli obiettivi, si parte da quelli a lungo e si arriva ai breve, ma quando si deve andare ad operare, si parte dallo specifico e si arriva al generale. I vari obiettivi non sono prerequisiti: gli obiettivi a breve termine devono essere dei "pezzi" che derivano dal medio, e alle stesso modo per quelli a lungo. Come si scrive concretamente un obiettivo? (--> breve termine)
  • (^) utilizzo di sequenze "soggetto-verbo-complemento oggetto": non bisogna aggiungere aggettivi, perché dev'essere oggettivo, ognuno ha il suo modo di vedere le cose, non si può aggiungere pareri, posizioni;
  • (^) specificazione della condizione o circostanza;
  • (^) specificazione del criterio di esecuzione (= come si è raggiunto l'obiettivo, in che modo si comporta il bambino per raggiungere l'obiettivo. Es: ha raggiunto l'obiettivo autonomamente, o con l'aiuto dell'insegnante, ecc.). Interventi per la costruzione di sequenze di OBT facilitanti :
  • (^) semplificare le richieste di corretta esecuzione;
  • (^) utilizzare aiuti e supporti necessari e sufficienti;
  • (^) effettuare l'analisi del compito, individuando gli step non padroneggiati. Come si scelgono gli obiettivi? I criteri di scelta: A) armonia tra le varie aree d'abilità; B) esigenze di tipo ecologico; C) esigenze di tipo psicologico; D) esigenze di tipo medico; E) risorse disponibili; F) individuazione di percorsi evolutivi (gli obiettivi a lungo termine devono essere collegati tra di loro, uno consequenziale all'altro, uno propedeutico all'altro. Es: comunicazione --> abilità interpersonali --> abilità di gioco sociale; motricità fine --> gioco costruttivo --> abilità di autonomia personale; discriminazione --> uso del denaro--> autonomia sociale)
  1. attività, materiali, strategie *, luoghi e tempi
  • 3^ passo : opzioni metodologiche:
  • (^) allestimento degli spazi: bisogna avere una gestione degli spazi dinamica e adottare una disposizione giusta per l'attività che poi si proporrà. La gestione dei muri è altrettanto importante;
  • (^) strutturazione del tempo;
  • (^) sviluppo della capacità di scelta;
  • (^) sviluppo della motivazione (bisogna valorizzare le cose che sa fare; bisogna spiegare a cosa serve, l'utilità, non le cose superflue e non utili all'apprendimento; bisogna poi lasciare il bambino libero di scegliere);
  • (^) scelta dei contenuti (concetti, tecniche, attività). Livelli di intervento :
  1. Sostituzione --> non c'è alcuna riduzione dei contenuti o degli obiettivi;
  2. Facilitazione: avvalersi di una mappa --> non c'è alcuna riduzione dei contenuti od obiettivi;
  3. Semplificazione: eliminare concetti complessi;
  4. Scomposizione dei nuclei fondanti: es: scomporre il concetto di causa/effetto dalla storia;
  5. Partecipazione alla cultura del compito: partecipa dando un po' del suo in un compito. Questo lo fa sentire membro della classe.
  1. verifica e valutazione. Le tre fasi di un compito :
  2. Comprensione dell'input: es: semplificando il lessico o utilizzo caratteri grafici più grandi;
  3. Elaborazione dell'input: es: strategie di categorizzazione o utilizzo mappe concettuali;
  4. Realizzazione dell'output: es: risposte a scelta multipla o utilizzo di diversi canali. [Libro Aid (audiolibro): biblioteca digitale dell'Associazione Italiana Dislessia "Giacomo Venuti"]
  1. ipercorrezione: è un approccio semplice, ma funzione se lo applicano tutte le persone che hanno a che fare col soggetto. È chiarezza, non rigidità. Si fonda sul principio del "costo della risposta". La punizione in genere non ha nessun collegamento tra il comportamento e la punizione: un soggetto con disabilità non capisce questo collegamento, quindi risulta inefficace. Bisogna far pagare il costo naturale del suo comportamento: "o mangi sto osso, o salti sto fosso". Se un bambino, esempio, riceve un regalo, un giocattolo e lui lo rompe dopo 5 giorni, non giocherà, punto, fino a quando avrà capito che il suo comportamento è sbagliato. Se sporchi, pulisci. Punizione sottrattiva: se il bambino rompe un vaso della mamma, la mamma sequestra il gioco al bambino, pari condizioni, nessuno ha niente. Dopo la rabbia, viene il senso di colpa. Il bambino va in escalation, noi lo mandiamo in camera, punto, non bisogna farsi venire i sensi di colpa.
  2. blocco fisico: quando il bambino si fa male a se stesso o agli altri, bisogna bloccarlo fisicamente. Innanzitutto bisogna stare attenti a non farsi del male. Non è un abbraccio: bisogna bloccarlo da dietro, elimino il contatto oculare. Ma andrà in escalation, lui si muoverà ancora di più, nel momento in cui si calma, non bisogna lasciarlo andare, bisogna guidarlo con una guida fisica a fare un gesto positivo (molto semplice, non dev'essere impegnativo): farsi una carezza, fargli toccare una palla di gommapiuma, dopo fa il gesto, poi si premia. In questo modo, il blocco fisico diventa uno strumento educativo, ho generato un comportamento positivo, perché, ogni volta che lo fa, lui poi riceverà il rinforzo. Non si possono applicare due strategie l'estinzione e la pratica negativa (sono contraddittorie).
  3. Tecniche positive : insegnare comportamenti adattivi: qualsiasi tipo di comportamento prevede delle tecniche per insegnare un comportamento adeguato (colorare dentro i margini, andare in bagno, ecc.)
  • (^) Concetto di rinforzo : qualsiasi evento in grado di aumentare la probabilità di emettere un certo comportamento. Serve ad aumentare la frequenza, la durata o l'intensità di emissione di un comportamento. Noi di solito pensiamo "fa quella determinata cosa perché è il suo dovere": non è vero! Bisogna rinforzare quel comportamento. Il rinforzo dev'essere utilizzato sempre!!!! Esistono tre tipi di rinforzo: a) rinforzo negativo: non è la punizione! Quando il soggetto, con il suo comportamento, evita una conseguenza sgradita (es: posso dire ai bambini "ora mi ascoltate perché poi non vi do i compiti per casa"). Non è una minaccia, è un accordo che si fa insieme ai bambini. Questo permette di attribuire una scelta al bambino, che implica responsabilità: ha scelto lui di comportarsi in quel modo, quindi si subirà le conseguenze. b) rinforzo positivo: quando il soggetto con il suo comportamento ottiene qualcosa di gradito (es: finisco i compiti, la mamma mi fa guardare i cartoni animati). ( a) e b) servono ad aumentare la probabilità di emissione di un comportamento). c) punizione: dovrebbe diminuire la probabilità di emissione di un comportamento. Di solito tende ad aumentarla: di solito sono interpretate dai bambini come forme d'attenzione. Le punizioni che funzionano sono: il costo della risposta o le punizioni sottrattive (sequestrare il gioco, o perdere l'attenzione dell'adulto! --> molto importante per il bambino). Suggerimenti: 1) non sommergere i bambini di punizioni: per ogni punizione bisogna somministrare tre rinforzi; 2) punizione dev'essere preannunciata, il bambino deve essere avvertito in tempo; 3) la punizione dev'essere commisurata a reato: non bisogna accumulare i comportamenti sbagliati, bisogna intervenire subito; 4) quando si punisce un bambino, si usa un tono di voce tranquillo, non sgridarlo!; 5) punire senza umiliare è una cosa difficile, non bisogna sentirlo umiliato: non sgridarlo davanti agli altri. I bambini non hanno scelto di stare con noi, dobbiamo trattare il bambino con rispetto, come se avessimo a che fare con un adulto. 6) punizione di gruppo: tre fanno il casino, tutti saltano l'ora d'aria. Non va bene!! Si mettono in conflitto i compagni. La punizione dev'essere individuale!!! Lui poi viene rinforzato, se si fa la punizione di gruppo, perché si sente con il potere di far saltare la ricreazione ai compagni. 7) non bisogna punire un bambino perché ce lo ha detto un altro bambino che si è comportato male. La responsabilità è dell'adulto, non del bambino. I rinforzi si suddividono anche in:
  1. rinforzi naturali: sono quegli eventi che, in natura, sono rinforzanti (es: complimenti, segni di lode, cibo, segni d'affetto, contatto fisico, attenzione,ecc.);
  1. rinforzi artificiali: acquistano carattere rinforzante nel momento in cui, per convenzione, permettono di arrivare ad un rinforzo naturale (es: denaro). Con bambino o disabilità, sono più efficaci quelli naturali;
  2. rinforzo estrinseco: tutti quei rinforzi che si aggiungono dall'esterno (se metti a posto la camera, ti regalo un giocattolo). Il limite di questi rinforzi è che crea dipendenza dall'adulto che eroga il rinforzo. Con adulti con disabilità si usano questi rinforzi;
  3. rinforzi intrinseco: quelli che derivano naturalmente dall'attività. Motivazione intrinseca: faccio quella cosa perché mi sento bravo a fare quella cosa (es: superare un esame per poter fare uno successivo). Quindi si possono suddividere i rinforzi in tipologia:
  4. rinforzi tangibili (o materiali): giocattolo, cibo, ecc;
  5. rinforzi sociali (specifico!!!): no il solo "bravo", bisogna specificare in cos'è stato bravo! Bisogna darlo subito;
  6. rinforzi dinamici: la possibilità di svolgere un'attività gradita (seguite bene che poi facciamo una pausa lunga);
  7. rinforzi simbolici: non hanno valore rinforzante in sé, ma lo acquistano quando si utilizzano per rinforzare un comportamento. Hanno un vantaggio: che il bambino accumula simile, quando ne avrà 5, poi può andare a giocare in giardino. I ruoli di responsabilità dei bambini li amano perché li mettiamo al nostro livello (es: quando ci aiutano ad apparecchiare la tavola, ecc.) Programmi di rinforzo:
  • (^) continuo: ogni volta che stabilizza contatto oculare, lo devo rinforzare, soprattutto se è molto compromesso;
  • (^) a rapporto fisso: non appena padroneggia il comportamento, si passa ad un rapporto fisso: si dà il rinforzo sulla base di un numero fisso di comportamenti (es: 3 contatti oculari per avere rinforzo);
  • (^) a rapporto variabile: il numero di comportamenti da emettere per avere rinforzo è variabile, cambia sempre. Questo è il programma che garantisce la massima autonomia e massima resistenza nel tempo. Sintetizzare le regole per utilizzare il rinforzo:
  1. il rinforzo si dà non appena viene emesso il comportamento (la stessa cosa deve valere anche per le punizioni);
  2. i rinforzi devono essere appropriati all'età del soggetto;
  3. alta frequenza iniziale;
  4. progressiva riduzione;
  5. passaggio da rinforzato di tangibili ed artificiali a sociali e naturali. Un particolare tipo di rinforzo è quello differenziale: ridurre un comportamento problematico, rinforzando un altro comportamento, perché rende inutile quello iniziale. Tre tipi di rinforzo differenziale: 1) R.D. di comportamenti diversi; 2) R.D. di comportamenti adeguati (dev'essere semplice e davvero rinforzante) 3) R.D. di comportamenti incompatibili (ignorare il comportamento problematico ma aiutare in maniera massiccia un altro comportamento che non c'entra nulla). Il prompting : serve a suggerire il comportamento adeguato (suggerimento). Tipi di prompting:
  • (^) verbali;
  • (^) gestuali;
  • (^) figurali;
  • (^) fisici. Come scegliere il tipo di prompt? In base al soggetto, ma anche dall'attività che si sta svolgendo. Prompt intrastimolo vs prompt extrastimolo:
  • (^) intrastimolo: è un prompt che va ad agire su una caratteristica costitutiva dello stimolo (es: evidenziare la stanghetta della R per far capire al bambino la differenza fra R e P) (es: alzare il tono della voce: quello che dico rimane, ma modifico l'emissione della voce).
  • (^) extrastimolo: è un prompt che viene aggiunto ad uno stimolo originario (questo deve sparire dopo un tot di tempo) (es: dire al bambino "stai attento Antonio che adesso dirò una cosa importante").
  1. Scomporre il comportamento in passi semplici: scindere il comportamento complesso in step;
  2. Scelta adeguata del modello: 1) l'imitazione è efficace se il modello è strettamente legato affettivamente al soggetto, 2) quando si riesce ad imitare il modello con cui si riesce ad identificarsi. Un buon modello è quando è paziente, non solo perché è troppo bravo.
  3. Uso del rinforzo vicario: se il comportamento non lo manifesta, come si fa a rinforzarlo? All'inizio si rinforza il comportamento adeguato del modello, poi, nel momento in cui anche il bambino manifesta quel comportamento, rinforzo anche lui;
  4. Valutazione dei prerequisiti: 1) minima capacità attentiva (nell'ADHD o disabilità non è efficace il modeling) e 2) minima memoria di lavoro. Shaping e chaining: procedure più complesse all'interno delle quali ci sono le procedure/tecniche che abbiamo appena visto. Shaping (o modellaggio): procedura che serve a modellare in maniera progressiva il comportamento desiderato per approssimazioni graduali, si utilizza quando il comportamento è troppo lontano dallo stato attuale del comportamento del soggetto. Es: il soggetto non riesce a tenere gli occhiali addosso: 1) li faccio tenere gli occhiali sul banco; 2) toccare gli occhiali; 3) tenere gli occhiali in mano; 4) avvicinare gli occhiali al volto; 5) indossarli per qualche secondo, ecc. Come si fanno i passi, in che modo? Attraverso le tecniche di prompt, fading, modeling,ecc. Quindi ingloba più tecniche insieme. Però perché sia efficace, ci devono essere alcune regole: 1) il comportamento dev'essere per il bambino molto semplice, bisogna partire da quello che lui è in grado di fare. 2) ogni volta che si introduce un passo nuovo, bisogna bloccare i passi precedenti;
  5. non bisogna far passaggi drastici, scegliere bene la distanza tra gli step. Chaining (o concatenamento): quando il soggetto padroneggia i singoli passi, ma non la sequenza. Quindi serve ad insegnare la corretta sequenza di passi da compiere. Quindi si crea questo concatenamento:
  6. chaining anterogrado: quindi si aiuta a fare la giusta sequenza, attuando delle tecniche per aiutarlo, utilizzando il prompt, il modeling, ecc. Il soggetto fa i primi comportamenti da solo e poi gli altri step vengono aiutati dall'educatore. Si usa quando il soggetto è troppo dipendente dall'educatore o insegnante.
  7. chaining retrogrado: un passo alla volta si tolgono gli aiuti. L'ultimo passo deve farlo da solo, gli altri insieme. Quando l'ultimo l'ha automatizzato, si passa al penultimo, ecc. Differenza:
  • (^) shaping: si va a rinforzare un comportamento assente (formare un comportamento assente), quando si arriva al comportamento finale, i passi precedenti spariscono, si possono eliminare;
  • (^) chaining: padroneggia i singoli passi, ma non la sequenza, i passi precedenti non spariscono. 4º passo: valutazione e verifiche
  1. Osservare se ha raggiunto gli obiettivi;
  2. Se riesce a generalizzare gli apprendimenti: applicare un determinato comportamento in un altro contesto rispetto a quello in cui l'ho imparato (nella dis. int. è difficile che riesca ad applicarlo in un altro contesto);
  3. Se riesce a mantenere gli apprendimenti;
  4. Se riesce a trasformare gli apprendimenti in competenze e sviluppa le abilità autoregolative. Quando posso dire "ok, lui lo sa fare?" Quando sa padroneggiare? Criteri di padronanza (per la verifica) Percentuale di passaggi dell'attività eseguita in maniera autonoma:
  • (^) 100% STOP abilità acquisita-mantenimento.
  • (^) 90% AVANTI abilità emergente, proseguire col training.
  • (^) 60% INDIETRO abilità assente, tornare ai prerequisiti.