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Dispensa chiara e completa per i corsi di laurea in prof. sanitarie nei quali va sostenuto l'esame di biologia con la prof.ssa Rinaldi. In questa dispensa sono trattati tutti gli argomenti richiesti da programmi, scritti con un linguaggio semplice e corredati da immagini esplicative.
Tipologia: Dispense
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La cellula è la più piccola parte della materia vivente intendendo per materia vivente tutto ciò che c’è di organico. I composti organici sono composti derivati dal carbonio, quindi un composto per essere organico deve contenere atomi di carbonio. Secondo la cosiddetta teoria cellulare tutti gli organismi viventi sono formati da cellule. Le cellule non sono visibili ad occhio nudo, in quanto hanno delle dimensioni comprese tra poche unità e centinaia di micrometri. Distinguiamo la cellula procariote, la più semplice dal punto di vista strutturale poiché viene delimitata dalla membrana plasmatica e non è organizzata internamente; e la cellula eucariote, strutturalmente più complessa in quanto il suo interno è organizzato in numerosi compartimenti che svolgono funzioni specializzate. Sia gli organismi formati da una singola cellula, detti organismi unicellulari, sia gli organismi formati da più cellule detti organismi pluricellulari. E quindi ciascuna cellula è in grado indipendentemente dalle altre di: ✓ Autoregolarsi: grazie al fatto che ogni cellula ha la sua membrana avvolgente che si chiama membrana plasmatica, riesce a regolare quella che si chiama omeostasi interna quindi mantiene il giusto equilibrio interno. Quindi la presenza di questa membrana regola questo equilibrio omeostatico. ✓ Riprodursi: tutte le cellule sono in grado di riprodursi fenomeno che si chiama scissione binaria nei procarioti, mitosi o meiosi negli eucarioti. ✓ Evolversi: È chiaro che un organismo pluricellulare avrà cellule diversificate secondo il tessuto, l’organo in cui sono presenti e quindi questo dipende dal contesto tessutale in cui si trova. Dunque negli organismi pluricellulari è chiaro che non tutte le cellule fanno la sta stessa cosa quindi di evolvono, si diversificano a livello funzionale. ✓ Scambiare materia ed energia con l’ambiente esterno grazie alla membrana. Negli organismi pluricellulari a riproduzione sessuata, la moltiplicazione dell’organismo è assicurata dai gameti, delle cellule specializzate. Un nuovo individuo deriva infatti dalla fusione di un gamete femminile (uovo o ovulo) e di un gamete maschile (spermatozoo), che da origine ad uno zigote. Da questa cellula, a seguito di numerose divisioni cellulari, si sviluppa l’organismo completo. Negli organismi pluricellulari, la suddivisione dei compiti legata al differenziamento cellulare, viene facilitata dai sistemi di comunicazione fra le cellule, in modo da coordinarne il funzionamento. Questi sistemi si basano sullo scambio di segnali chimici tra cellule, che vengono veicolati alle cosiddette cellule bersaglio, capaci di riconoscerli e di modificare di conseguenza il proprio funzionamento.
I composti organici che costituiscono la materia vivente sono delle macromolecole, cioè dei polimeri che provengono da monomeri che vanno a condensarsi e che vanno a realizzare molecole più grandi. Nel contesto dei monomeri, si avranno i nucleotidi che si organizzano in polimeri chiamati acidi nucleici (DNA e RNA) che andranno a costituire il cromosoma nel nucleo di una cellula. Quindi il monomero si chiama nucleotide, l’associazione di più monomeri dà il polimero (acido nucleico), l’acido nucleico nel contesto cellulare diventa cromosoma che si trova nel nucleo della cellula. LA CELLULA
molecole anfipatiche = molecole in parte idrofobe e in parte idrofile. (EX: i fosfolipidi, poiché possiedono una testa polare idrofila - quindi con una carica - ed una coda apolare idrofobica, che nel caso del fosfolipide sono due catene di acidi grassi.) L’acido grasso è un’altra componente lipidica come il fosfolipide; Gli acidi grassi costituiscono la membrana plasmatica, che può essere: monostrato → si forma se il fosfolipide è anfipatico, dove le teste sono rivolte verso l’ambiente acquoso e le code dalla parte opposta doppio strato → dove vi sono due monostrati: le teste sono rivolte verso i due ambienti acquosi (interno ed esterno della cellula) e le code idrofobiche sono rivolte l’una verso l’altra in uno spazio lontano dall’acqua.
Gli esseri viventi prelevano dall’ambiente esterno materia ed energia e le trasformano al proprio interno. Ne risulta che la materia vivente è costantemente attraversata da un flusso di materia ed energia. L’energia si può presentare sotto forme diverse (meccanica, chimica, osmotica, elettrica etc…) ma solo due tipi sono utilizzabili da parte degli esseri viventi: l’energia chimica e l’energia luminosa. Organismi fototrofi: sono quelli capaci di captare e di usare l’energia luminosa; Organismi chemiotrofi: sono quelli che devono prelevare dall’ambiente energia sotto forma di composti chimici da demolire; Sia negli organismi fototrofi che in quelli chemiotrofi, l’energia va incontro a una serie di trasformazioni catalizzate da specifici enzimi, i quali nel loro insieme costituiscono il metabolismo energetico. L’adenosintrifosfato (ATP) costituisce la fonte immediata di energia della materia vivente. Nell’ATP, l’energia utilizzabile è quella che può essere liberata dalla rottura (idrolisi) dei due legami covalenti che uniscono i fosfati. In caso di rottura del primo legame si ottiene l’ADP (adenosindifosfato) In caso di rottura del secondo legame si ottiene l’AMP (adenosinmonofosfato) Nel corso della demolizione dei diversi composti organici, l’elemento che viene ossidato è il carbonio, con formazione finale di anidride carbonica. Durante le reazioni di ossidoriduzione enzimatica, gli elettroni sottratti al carbonio vengono ceduti ai coenzimi delle ossidoriduzioni, che si riducono. Nelle cellule però, i coenzimi delle ossidoriduzioni possono tenere una quantità limitata di elettroni. Affinchè la produzione di energia possa svolgersi in modo continuo, gli elettroni devono essere trasferiti ad altri composti (che si riducono), rigenerando i coenzimi in forma ossidata. Una grande parte degli esseri viventi utilizza l’ossigeno come accettore ultimo degli elettroni derivati dalle ossidazioni cellulari (l’ossigeno, riducendosi dà origine ad acqua): si tratta dunque degli organismi aerobi. Gli organismi che invece vivono in assenza di ossigeno sono gli organismi anaerobi. Esistono inoltre altri organismi che possono vivere sia in presenza che in assenza di ossigeno, ossia gli anaerobi facoltativi.
Alla categoria dei lipidi appartengono anche : I fosfolipidi → sono dei lipidi strutturali in quanto compongono la membrana plasmatica Gli acidi grassi I trigliceridi I lipidi sono composti organici ternari formati da Carbonio, Idrogeno e Ossigeno. Un altro lipide è il colesterolo, è uno steroide da cui derivano gli ormoni steroidei e assume delle funzioni importanti nella membrana. La caratteristica comune dei lipidi è quella di essere scarsamente solubili o insolubili in acqua e di essere solubili in solventi apolari. Svolgono principalmente la funzione di lipidi di deposito e di struttura. Dal punto di vista chimico, alla costituzione della maggior parte delle molecole lipidiche concorrono uno o più acidi grassi legati sotto forma di esteri o di amidi al resto della molecola. Gli acidi grassi sono acidi monocarbossilici a catena con un numero pari di atomi di carbonio, solitamente lineare, che può essere satura o insatura (contiene quindi doppi legami). A causa della lunghezza sono scarsamente solubili in acqua. La presenza di doppi legami introduce una angolazione nella molecola. I lipidi vengono suddivisi in due categorie:
I polisaccaridi sono costituiti da diverse decine o centinaia di unità monosaccaridiche unite da legami glicosidici. Le catene che ne derivano possono essere lineari o ramificate. A causa dell’alto peso molecolare, sono scarsamente solubili in acqua ma altamente polari. Possono essere costituiti dal ripetersi di una stessa unità monosaccaridica (EX. Cellulosa) o dall’alternarsi di due unità monosaccaridiche (Ex. Acido Ialuronico). Possono distinguersi in due categorie:
Le proteine possono assumere diverse strutture: Struttura primaria: sequenza lineare di amminoacidi. Struttura secondaria: alfa elica o foglietto beta ripiegato. Struttura terziaria: un ripiegarsi di questa proteina che diventa globulare o fibrosa. Struttura quaternaria: associazione di più catene polipeptidiche a formare un unico complesso (EX. L’Emoglobina) In primo luogo tra le proteine si annoverano gli enzimi, cioè dei catalizzatori che accelerano le reazioni chimiche nella materia vivente. La regolazione dell’espressione dei geni è assicurata da proteine, dette fattori di trascrizione. Le proteine dunque hanno molteplici funzioni, poiché possono assumere anche funzioni come quelle di trasporto, deposito, recettoriali. Queste proteine assumono una funzione strutturale nella cellula, essendo componenti fondamentali della membrana plasmatica e del citoscheletro. Quindi tendono a formare i microtubuli, microfilamenti, filamenti intermedi che diventano poi lo scheletro della cellula, e ad organizzare il DNA soprattutto se considero la cellula eucariotica. Le proteine hanno anche funzioni enzimatiche (nel mitocondrio e cloroplasto), regolano i processi metabolici, o sono impiegate nei trasporti (come Le proteine Carrier e le proteine canale). Negli organismi pluricellulari vi sono proteine delle giunzioni a formare vari tessuti. Come abbiamo già detto altre funzioni sono la stabilizzazione della membrana e funzione recettoriale grazie alle glicoproteine. Le proteine sono polimeri di 20 tipi diversi di aminoacidi. Alcune di queste però non sono costituite da soli aminoacidi e prendono il nome di proteine coniugate. Gli elementi di natura non aminoacidica presenti al loro interno sono chiamati gruppi prostetici. Gli aminoacidi presentano una porzione della loro molecola identica, caratterizzata da un gruppo carbossilico ed un gruppo aminico, legati al carbonio adiacente a quello del gruppo carbossilico. Gli aminoacidi vengono classificati in 3 categorie, in base alle proprietà del loro radicale:
Altre molecole informazionali sono gli acidi nucleici, polimeri formati da singoli monomeri chiamati nucleotidi. Un nucleotide è formato a sua volta da tre elementi: gruppo fosforico, base azotata e zucchero pentoso. Nucleoside = zucchero + base Nucleotide = zucchero + base + gruppo fosforico Il DNA nella cellula ha un doppio ruolo:
I procarioti sono per definizione organismi unicellulari, possono essere batteri ed alghe azzurre. Sono definite cellule procariotiche perché prive di nucleo, quindi si riproducono per scissione binaria. Il DNA cellula procariotica si trova una regione chiamata nucleoide. Il batterio avrà una lunghezza da 0,1 a 10 micron, però il DNA al suo interno ha una lunghezza che può raggiungere il millimetro (1000 volte la grandezza del procariote) motivo per cui dentro la cellula dovrà essere compattato. Se questo DNA deve essere trascritto e tradotto, occorre la presenza dei ribosomi affinché avvenga la sintesi proteica. Anche il batterio presenta la sua membrana plasmatica che sarà formata sempre da un doppio strato fosfolipidico con annesse proteine. In qualche caso a ridosso della membrana vi è una struttura gelatinosa chiamata capsula. Si distinguono infatti batteri capsulati (con capsula) e i batteri a-capsulati (privi di capsula). I batteri possono avere delle estroflessioni di membrana che si chiamano pili, che trasmettono il materiale genetico da una cellula all’altra. Si tratta infatti di punti di contatto tra due cellule, dunque prendono il nome di pili sessuali, attraverso i quali viene trasferito il DNA. Un batterio può avere un prolungamento unico chiamato
La membrana esterna è identica tra la cellula procariotica e quella eucariotica anche se in termini di composizione (fosfolipidi e proteine), nella cellula procariotica si trovano in minor numero di percentuale. Il modello tutt’ora valido è il modello a mosaico fluido che ha superato il precedente, definito modello a Sandwich di Dawson e Danielli, i quali sostenevano che le proteine non affondassero all’interno del doppio strato ma fossero solo aderenti al versante extracellulare e intracellulare. Noi oggi sappiamo che queste proteine possono attraversare il doppio strato. La parte a mosaico è relativa alle proteine, quindi dire mosaico vuol dire che queste proteine avranno una versatilità funzionale all’interno di membrana (il termine mosaico mi sottintende qualcosa di diversificato ed è della componente proteica. In questo modello a mosaico fluido le proteine che attraversano il doppio strato hanno prevalentemente una struttura secondaria ad alfa elica tranne in pochi casi a foglietto beta ripiegato, e per la maggior parte code glucidiche annesse al versante extracellulare di queste proteine: quindi si tratta di glicoproteine con funzione recettoriale. Le funzioni della membrana cellulare sono le seguenti: ✓ La membrana avvolgendo qualsiasi tipo di cellula, fa da contorno e da barriera, la isola dall’ambiente in cui si trova. ✓ Nella cellula eucariotica, la membrana garantisce quella che si chiama compartimentalizzazione: cioè circonda i singoli organelli, formando quindi dei compartimenti. Dal momento che ogni organello svolge una funzione diversa dall’altra, è logico che deve avere la sua membrana. Gli unici gli organelli non avvolti da una membrana sono i ribosomi. ✓ Trasporti. ✓ Rilevamento del segnale: sono i famosi recettori di membrana (glicolipidi e glicoproteine). ✓ Giunzioni cellulari: proteine di comunicazione negli organismi pluricellulari.
Un esempio di fosfolipide è la fosfatidilcolina, che possiede la colina come gruppo polare, un fosfato e un derivato dal glicerolo. Questi tre componenti andranno a costituire quella che si chiama testa polare idrofila, quindi è quella parte della molecola rivolta sempre verso l’acqua (il gruppo polare è la colina per cui questo tipo di fosfolipide si chiama fosfatidilcolina), la coda idrofobica apolare è rappresentata da due catene di acidi grassi. Nella membrana, queste catene di acidi grassi possono essere: acidi grassi saturi: cioè i carboni fra di loro sono legati da un solo legame e la catena sarà lineare; acidi grassi insaturi: in cui ci sarà almeno un doppio legame fra gli atomi di carbonio, quindi a livello del doppio legame la catena non sarà lineare ma si piega leggermente a gomito. Quest’angolazione crea una sorta di spaziatura che consentirà al fosfolipide di potersi muovere all’interno del doppio strato. I fosfolipidi dentro il doppio strato possono fare dei movimenti diversi:se si abbassa la temperatura, le code tendono ad avvicinarsi tra loro, invece se aumento la temperatura consento il movimento.
Che tipo di movimento possono fare questi fosfolipidi?
Classifichiamo le proteine:
Il trasporto attivo invece può essere: primario o diretto: come la pompa sodio potassio, in cui i due ioni impegnati prendono due direzioni opposte (= antiporto) in cui tre ioni sodio vengono espulsi, e due ioni potassio vengono immessi. Tutto questo però non avviene in contemporanea, infatti la pompa si dovrà aprire su un versante, chiudersi per poi aprirsi sul versante opposto cambiando la sua conformazione per effetto della fosforilazione che subisce la proteina. La pompa di scambio sodio potassio è un esempio di ATP-ASI DI TIPO P dove P sta per sito di fosforilazione. Quindi nel trasporto attivo diretto (diretto perché questi sistemi per funzionare devono dipendere direttamente dall’idrolisi di ATP). Il trasporto attivo diretto dunque può essere di 3 tipi: TIPO P → pompa sodio-potassio TIPO V → vescicolare TIPO F → funziona a livello di mitocondri e cloroplasti (non è un’ATP-asi). In particolare, la pompa sodio potassio è elettrogena, cioè mantiene una differenza di potenziale sia all’esterno che all’interno della membrana, ossia i -70 millivolt del potenziale di riposo. Il meno è dovuto alla presenza di maggior elettronegatività internamente alla membrana. indiretto o secondario: Trasporto contro gradiente è conseguente al primario (se il primario non si verifica, il secondario non si può realizzare). Un esempio è il simporto sodio glucosio, sodio e glucosio vanno nella stessa direzione. Questo tipo di trasporto lo troviamo nell’enterocita (cellula intestinale). A livello apicale l’enterocita presenta delle estroflessioni di membrana, i microvilli, nei quali avviene il simporto. In queste cellule, il glucosio viene legato dal trasportatore veicolato contro il proprio gradiente di concentrazione dallo spazio extracellulare (dove la concentrazione di glucosio è alta) al citoplasma (dove la concentrazione è inferiore). L’energia necessaria per questo trasporto è fornita dal movimento dello ione sodio, che fluisce nella stessa direzione, seguendo il proprio gradiente di concentrazione.
Il citoscheletro è presente in tutte le cellule, sia eucariotiche che procariotiche ed assume una funzione struttural. Esso è formato da: Microtubuli Microfilamenti Filamenti intermedi L’actina rappresenta l’archetipo delle proteine. Il citoplasma contiene actina sotto forma di fasci lineari, reti bidimensionali e gel tridimensionali. L’actina è una proteina globulare. Il suo monomero (= G actina o actina globulare) ha siti di legame sulla sua superficie che le permettono di associarsi con altri due monomeri, generando un filamento elicoidale (F actina). Nel microfilamento, due proto filamenti di F actina sono uniti da contatti laterali e si associano ruotando. La struttura finale è costituita da una doppia elica.I MICROTUBULI sono strutture tubulari, dei tubi cavi al centro vuoti, sono gli elementi del citoscheletro più grandi e hanno un diametro tra i 20-25 nanometri. Il primo ruolo è quello strutturale, poiché andranno a costituire una struttura che mi serve solo quando la cellula si dovrà dividere (fuso mitotico). I microtubuli costituiscono le ciglia e i flagelli per
cui permettono il movimento all’interno della cellula o della cellula stessa. Mentre le ciglia servono per spostare qualcosa dentro la cellula, il flagello sposta l’intera cellula (spermatozoo). L’elemento costituitivo dei microtubuli è la tubulina, che in soluzione nel citoplasma esiste sotto forma di etero dimero formato da due proteine globulari simili, α e β. Entramvìbe legano il GTP (solo il GTP associato alla β tubulina viene idrolizzato a GDP e nuovamente scambiato con GTP). Il dimero polimerizza a formare un protofilamento; 13 protofilamenti si associano lateralmente a formare il microtubulo. Quest’ultimo può accorciarsi o allungarsi attraverso l’aggiunta o la rimozione di subunità alle due estremità del polimero. Poiché tutti i dimeri sono orientato allo stesso modo nel microtubulo, esso è una struttura asimmetrica (e quindi polare). FILAMENTI INTERMEDI: Sono presenti in quasi tutte le cellule eucariotiche degli organismi pluricellulari. Nei neuroni e nell’epidermide, i filamenti intermedi sono 10 volte più abbondanti dei microtubuli e dei microfilamenti. Il citoscheletro costituito dai filamenti intermedi, benché dotato di un certo dinamismo è più stabile di quello dei microtubuli e actina, ma durante la mitosi deve essere interamente riorganizzato. La funzione primaria di questi filamenti è strutturale e di supporto meccanico per la membrana plasmatica. Ne distinguiamo due tipi: ✓ Filamenti intermedi nucleari: che costituiscono la lamina nucleare ✓ Filamenti intermedi citoplasmatici: sono diversificati a seconda del tipo di tessuto in cui deve conferire questa resistenza. EX. le cheratine costituiscono i filamenti intermedi nell’epitelio, nel caso della cellula nervosa parlo di neurofilamenti. La matrice extracellulare (ECM) costituisce una rete acellulare tridimensionale di macromolecole presente in tutti i tessuti e gli organi, essa svolge una funzione di supporto per le componenti cellulari. E’ fondamentalmente costituita da acqua, proteine e polisaccaridi che possono essere suddivisi in 3 classi principali di macromolecole:
raggiungere i 2 metri, è chiaro che un solo nucleosoma non mi è sufficiente per avvolgerlo tutto. Infatti, accanto al primo nucleosoma ne avrò un altro legato da un tratto di DNA linker di circa 50 paia di basi che è DNA privo di proteine (quindi DNA nudo) che lo lega al nucleosoma successivo. Questo è il primo livello di compattazione, chiamato anche a collana di perle. Nel secondo livello di compattazione interviene l’istone H1, che agisce come una pinza, bloccando il DNA attorno all’ottamero e avvicinando un nucleosoma all’altro. Questo tipo di fibra si chiamerà fibra a solenoide. Il terzo livello di compattazione prende il nome di fibra ad ansa, il DNA si avvolge su una struttura proteica non istonica (scaffold o impalcatura). L’ultimo livello di compattazione prende il nome di cromosoma, formato da due unità uguali tra di loro, i cromatidi fratelli, tenuti insieme dal centromero. I cromosomi possono assumere forme differenti: METACENTRICI: se il centromero è al centro e quindi ho esattamente bracci uguali su entrambi i cromatidi; SUBMETACENTRICO: se il centromero è leggermente spostato a una estremità per cui su ciascun cromatidio io dirò braccio corto che chiamo P, braccio lungo che chiamo Q; ACOCENTRICO: il centromero è ancora più spostato all’estremità per cui avrò una defferenza maggiore fra i due bracci; TELOCENTRICI: un centromero tutto spostato a coprire il braccio corto, con P assente (non sono presenti nell’uomo). Il cariotipo è lo studio di tutta la mappa cromosomica che può servire per verificare mutazioni del numero dei cromosomi o mutazioni di struttura (perdite o aggiunta di pezzi di cromosoma). Nell’uomo ci sono 46 cromosomi ordinati per coppie di omologhi: 23 di origine paterna, altrettanti di origine materna. Si accoppiano per ordine di grandezza decrescente, ciascuna coppia deve risultare o metacentrica o submetacentrica o acocentrica perché sono coppie di omologhi. Delle 23 coppie di omologhi 22 sono autosomi (uguali per maschi e femmine) e una è la coppia sessuale (xy uomo, xx donna). Il nucleolo è una struttura tondeggiante ed elettrodensa presente all’interno del nucleo. Nel nucleo interfasico, il DNA si concentra nel nucleolo, dove avviene la sintesi di quasi tutti gli rRNA. Possiamo distinguere due parti, la pars fibrosa costituita dall’rRNA neotrascritto, e la pars granulosa.
Il reticolo endoplasmatico rappresenta uno dei compartimenti intracellulari più estesi nelle cellule eucariotiche. E’ strutturalmente e funzionalmente suddiviso in 3 subcompartimenti:
Il RER è costituito da un sistema membranoso decorato dai ribosomi, che vi si associano nel momento in cui sono coinvolti nella sintesi di alcuni tipi di proteine. La principale funzione del RER è legata al suo contributo alla sintesi, alla glicosilazione, al controllo di qualità e all’eventuale degradazione di tutte le proteine integrali di membrana. I ribosomi sono infatti i catalizzatori della sintesi proteica. L’apparato del Golgi è un ampio organello citoplasmatico costituito da membrane che vanno a formare una pila di cisterne molto appiattite al centro e dilatate ai margini. Questo apparato si trova in prossimità del nucleo delle cellule eucariotiche e rappresenta la stazione immediatamente succesiva al RER nella via di secrezione. L’apparato del Golgi viene tendenzialmente suddiviso in una porzione cis, dove vanno a fondersi e a rilasciare il loro contenuto nel lume della cisterna, una porzione mediale ed una porzione trans. Il traffico vescicolare è un traffico bidirezionale. Le vescicole di secrezione attuano : Una (esocitosi) secrezione costitutiva: E’ un processo continuo con cui da un lato, la cellula rinnova e accresce la propria membrana plasmatica, e dall’altro secerne componenti molecolari della matrice extracellulare una (esocitosi) secrezione regolata, che viene quindi scandita da segnali come neuroni o neurotrasmettitori che reagiscono attraverso un recettore di membrana. Il fine del trasporto è quello del riconoscimento vescicolare - cioè far fondere le vescicole dopo che abbiano perso il loro rivestimento – Successivamente per riconoscersi è necessaria la presenza dei recettori (SNARE). ENDOCITOSI: attraverso l’endocitosi una cellula cattura delle particelle o complessi macromolecolari presenti nello spazio extracellulare. Esistono 3 diversi tipi di endocitosi: Può avvenire la fagocitosi, cioè l’inglobare un materiale solido. Se il materiale è liquido, si parla di pinocitosi. Esiste un tipo di endocitosi più specifica, ovvero quella mediata dai recettori. Il recettore non può essere inglobato, poiché ritornerebbe in superficie.
I lisosomi sono degli organelli intracellulari delimitati da una singola membrana, che si originano dall’apparato del Golgi. Al loro interno è contenuto un gran numero di enzimi, idrolasi acide, che hanno l’importante funzione di idrolizzare, e quindi degradare una grande quantità di molecole. Questi enzimi hanno in comune la caratteristica di lavorare a pH acido (circa 4,5). I lisosomi svolgono un ruolo chiave nel regolare il ricambio di strutture e/o organelli intracellulari degradandoli e favorendone la sostituzione. L’autofagia infatti prevede che l’elemento cellulare destinato alla degradazione venga isolato e incapsulato dal fagoforo, formando un complesso denominato autofagosoma.
I perossisomi sono organelli vescicolari che vengono integrati nei processi di ossidazione. Il termine perossisoma deriva dalla parola perossido (perossido di idrogeno, cioè l’acqua ossigenata) si tratta infatti un organulo impiegato nella sintesi, ma anche nella demolizione del perossido di idrogeno. Trattandosi di un organulo vescicolare, anche il perossisoma è rivestito da una singola membrana, stessa struttura della membrana plasmatica (doppio strato fosfolipidico, proteine integrali, periferiche, ecc..). All’interno del perossisoma esiste una matrice, dove ci sono
FASE G1: Dato che la cellula si deve accrescere e deve duplicare i suoi organelli, si devono avviare la trascrizione e la traduzione, cioè la sintesi proteica. (Durata 2-5 h) FASE S: S sta per sintesi e riguarda la replicazione del DNA, che una volta replicato dovrà compattarsi anche se i cromosomi massimamente condensati si vedono solo in metafase, quindi la compattazione comincia in fase S, ma si completa solo in fase M. (Durata 2-5 h) FASE G2: G sta per gap (= intervallo ) che precede e segue la sintesi del DNA, in G2 si completa l’accrescimento cellulare e la sintesi proteica. (Durata 1-2 h) A questo punto la cellula entra in fase M. Vi è anche la FASE G0 che ha un tempo indefinito poichè in base al tipo di cellula che si va a considerare si ha una G0 permanente, temporanea o inesistente. Tale fase viene definita una fuoriuscita dal ciclo, perché la cellula esce per sostare più o meno temporaneamente in una situazione di quiescenza in cui non si sta riproducendo; scattano quindi dei meccanismi di controllo che dicono alla cellula se restare in questo stato di quiescenza o se continuare il ciclo. Noi classifichiamo le cellule in 3 categorie, in base alla durata della fase G0: CELLULE PERENNI O MASSIMAMENTRE SPECIALIZZATE = nervose, muscolari, globuli rossi, cellule che una volta specializzate nel loro tessuto non si riproducono più,. Per questo tipo di cellula la G0 è quindi permanente. CELLULE STABILI O DIFFERENZIATE = cellule che restano in G0 finchè non vengono stimolate, ad esempio i linfociti, gli epatociti, se stimolate tornano in ciclo altrimenti sostano in G0. CELLULE LABILI O ATTIVAMENTE PROLIFERANTI = hanno un ciclo riproduttivo così veloce da non fare in tempo ad uscire dal ciclo, per queste cellule la G0 è inesistente. PUNTI DI CONTROLLO: Nella fase G1 e G2 vi sono i cosiddetti punti di controllo, sono 3:
Sui punti di controllo intervengono dei complessi proteici chiamati CICLINA-CDK, ogni complesso si compone di una subunità che è la chinasiciclina-dipendente (CDK) e l’altra che è la ciclina. Le chinasi sono proteine chinasiche il cui ruolo è quello di fosforilare il substrato, ma hanno bisogno di una ciclina per funzionare (per questo detta ciclina-dipendende), per cui si forma un complesso tra queste due proteine. I complessi ciclina-CDK andranno a fosforilare proteine della FASE G1, G2 e regoleranno i punti di controllo. Il termine ciclina indica una proteina ciclica, cioè che varia periodicamente in concentrazione, dipende in quale fase del ciclo si trova. Se si considera la ciclina della fase G1 che deve agire nel primo punto di controllo, quando tale controllo termina e la cellula passa in G2 la ciclina della fase G1 viene degradata perché si deve formare un complesso nuovo con una nuova ciclina e una chinasi della fase G2; quindi ogni volta che un complesso agisce e la cellula va avanti nel ciclo, esso si deve disassemblare: la ciclina viene degradata e la chinasi che non è più legata alla ciclina non funziona, quindi è facile che in ogni fase del ciclo ci siano complessi diversi.
FASE M (MITOSI): La Mitosi caratterizza tutte le cellule somatiche e serve a produrre due cellule identiche tra loro e alla cellula madre che le ha generate. La mitosi comprende 5 fasi distinte