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Determinanti Socioeconomici e Salute in Italia: Disuguaglianze Sociali e Geografiche, Dispense di Elaborazione digitale delle immagini

Gli studi sulla relazione tra determinanti socioeconomici e la salute in Italia, con un focus sulla disuguaglianze sociali e geografiche. i dati di salute e morbosità cronica delle indagini nazionali eseguite tra gli inizi e metà degli anni duemila, mostrando come il livello di istruzione, la condizione socio-occupazionale e la qualità dell'abitazione influiscono sulla salute fisica e psicologica degli uomini e delle donne. Il documento conclude con una discussione sui sforzi europei per ridurre le disuguaglianze in salute.

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 01/06/2021

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I determinanti della salute
3.1. Int roduzione
I determinanti socioeconomici, dopo l’età,
sono il singolo determinante più importan-
te delle differenze di salute in una popola-
zione (Commissione di indagine sull’esclu-
sione sociale, 2008). I determinanti sociali
influenzano la distribuzione dei principali
fattori di rischio per la salute, quelli mate-
riali, quelli ambientali, quelli psicosociali,
gli stili di vita insalubri e in molti casi an-
che l’accesso alle cure appropriate, che sono
determinanti prossimali e possono essere in
parte modificati con adeguate politiche
(Ministero del Lavoro, della Salute e delle
Politiche Sociali, 2009). Questo capitolo dà
conto delle ultime conoscenze disponibili
sull’intensità e sulla distribuzione delle di-
suguaglianze di salute in Italia e delle pos-
sibilità di evitarle secondo le raccomanda-
zioni elaborate dalle istituzioni europee.
3.2. Le diseguaglianze sociali nella mor-
talità nella popolazione italiana degli
anni Duemila
Per la prima volta sono disponibili anche in
Italia dati rappresentativi a livello naziona-
le sulla situazione delle disuguaglianze di
salute. Il sistema d’indagine longitudinale
della mortalità e dei ricoveri del campione
nazionale dell’Indagine Istat sulle Condi-
zioni di Salute e il Ricorso ai Servizi Sani-
tari del 1999-2000 (condotto da Istat, Mi-
nistero della Salute e Regione Valle d’Aosta
attraverso record linkage tra l’archivio
dell’indagine e i sistemi informativi nazio-
nali della mortalità e dei ricoveri ospedalie-
ri) ha recentemente prodotto ed elaborato
informazioni sulla mortalità nel periodo
1999-2007 di un campione nazionale di
128.818 individui. I risultati di tali elabo-
razioni hanno evidenziato la presenza di
differenze significative di mortalità che, a
parità di età, sono a sfavore delle posizioni
sociali più svantaggiate in base a una plu-
ralità di indicatori sociali. A parità di età,
fra gli uomini di età compresa tra 25 e 64
anni (Figura 3.1) il rischio di morire è risul-
tato dell’80% più elevato tra chi possiede
bassa istruzione, rispetto ai più istruiti, e
tra i disoccupati, confrontati con i lavora-
tori con occupazioni non manuali; sempre
rispetto a quest’ultima tipologia di lavora-
tori, gli occupati in professioni manuali
presentano altresì un incremento significa-
tivo, pari a circa il 50%, del rischio di mo-
rire; il possesso di risorse materiali scarse o
insufficienti all’inizio del follow-up è risul-
tato anch’esso associato a un maggiore ri-
schio di decesso nel successivo periodo di
osservazione. Tra le donne nella stessa fa-
scia d’età, le meno istruite presentano gli
svantaggi più marcati nel rischio di morte
(vi corrisponde un rischio di morte superio-
re al doppio di quello delle più istruite), in-
sieme a coloro che giudicano scarse o insuf-
ficienti le proprie risorse economiche all’ini-
zio del periodo di osservazione. Tra gli an-
ziani (Figura 3.2), le differenze nei rischi di
morte in ragione della posizione sociale ap-
paiono più modeste, ancorché significative
per specifici indicatori: l’istruzione media o
bassa sembra associarsi a un incremento
del 30% nel rischio di morte tra gli uomini,
rispetto al rischio dei più istruiti; i lavora-
tori manuali, così come gli uomini che giu-
dicano scarse o insufficienti le proprie ri-
sorse economiche, presentano un rischio di
morire di circa il 20% superiore a quello
corrispondente alle rispettive condizioni di
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Determinanti socioeconomici
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Scarica Determinanti Socioeconomici e Salute in Italia: Disuguaglianze Sociali e Geografiche e più Dispense in PDF di Elaborazione digitale delle immagini solo su Docsity!

I determinanti della salute

3.1. Introduzione

I determinanti socioeconomici, dopo l’età, sono il singolo determinante più importan- te delle differenze di salute in una popola- zione (Commissione di indagine sull’esclu- sione sociale, 2008). I determinanti sociali influenzano la distribuzione dei principali fattori di rischio per la salute, quelli mate- riali, quelli ambientali, quelli psicosociali, gli stili di vita insalubri e in molti casi an- che l’accesso alle cure appropriate, che sono determinanti prossimali e possono essere in parte modificati con adeguate politiche (Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, 2009). Questo capitolo dà conto delle ultime conoscenze disponibili sull’intensità e sulla distribuzione delle di- suguaglianze di salute in Italia e delle pos- sibilità di evitarle secondo le raccomanda- zioni elaborate dalle istituzioni europee.

3.2. Le diseguaglianze sociali nella mor-

talità nella popolazione italiana degli

anni Duemila

Per la prima volta sono disponibili anche in Italia dati rappresentativi a livello naziona- le sulla situazione delle disuguaglianze di salute. Il sistema d’indagine longitudinale della mortalità e dei ricoveri del campione nazionale dell’Indagine Istat sulle Condi- zioni di Salute e il Ricorso ai Servizi Sani- tari del 1999-2000 (condotto da Istat, Mi- nistero della Salute e Regione Valle d’Aosta attraverso record linkage tra l’archivio dell’indagine e i sistemi informativi nazio- nali della mortalità e dei ricoveri ospedalie- ri) ha recentemente prodotto ed elaborato informazioni sulla mortalità nel periodo

1999-2007 di un campione nazionale di 128.818 individui. I risultati di tali elabo- razioni hanno evidenziato la presenza di differenze significative di mortalità che, a parità di età, sono a sfavore delle posizioni sociali più svantaggiate in base a una plu- ralità di indicatori sociali. A parità di età, fra gli uomini di età compresa tra 25 e 64 anni ( Figura 3.1 ) il rischio di morire è risul- tato dell’80% più elevato tra chi possiede bassa istruzione, rispetto ai più istruiti, e tra i disoccupati, confrontati con i lavora- tori con occupazioni non manuali; sempre rispetto a quest’ultima tipologia di lavora- tori, gli occupati in professioni manuali presentano altresì un incremento significa- tivo, pari a circa il 50%, del rischio di mo- rire; il possesso di risorse materiali scarse o insufficienti all’inizio del follow-up è risul- tato anch’esso associato a un maggiore ri- schio di decesso nel successivo periodo di osservazione. Tra le donne nella stessa fa- scia d’età, le meno istruite presentano gli svantaggi più marcati nel rischio di morte (vi corrisponde un rischio di morte superio- re al doppio di quello delle più istruite), in- sieme a coloro che giudicano scarse o insuf- ficienti le proprie risorse economiche all’ini- zio del periodo di osservazione. Tra gli an- ziani ( Figura 3.2 ), le differenze nei rischi di morte in ragione della posizione sociale ap- paiono più modeste, ancorché significative per specifici indicatori: l’istruzione media o bassa sembra associarsi a un incremento del 30% nel rischio di morte tra gli uomini, rispetto al rischio dei più istruiti; i lavora- tori manuali, così come gli uomini che giu- dicano scarse o insufficienti le proprie ri- sorse economiche, presentano un rischio di morire di circa il 20% superiore a quello corrispondente alle rispettive condizioni di

Determinanti socioeconomici

Determinanti socioeconomici

Istruzione

media

Istruzione

media

rif. Istruzione alta

rif. Istruzione alta

rif. Condizioni abitative adeguate

rif. Condizioni abitative adeguate

rif. Lavoro non manuale

rif. Lavoro non manuale

Istruzione

bassa

Istruzione

bassa

Disoccupato/a

Disoccupato/a

Casalingo/a

Casalingo/a

Lavoromanuale

Lavoromanuale

Lavoro autonomo

Lavoro autonomo

Cattive condizioni

Pessime condizioni

Cattive condizioni

Pessime condizioni

Risorse scarseo insufficienti

Risorse scarseo insufficienti

rif. Risorse economiche adeguate o ottime

rif. Risorse economiche adeguate o ottime

Figura 3.1. Mortalità generale per indicatori posizione sociale e sesso (rischi relativi e intervalli di confidenza al 95%). Campione nazionale di età compresa tra 25 e 64 anni (Anni 1999-2007).

Fonte: Elaborazioni a cura dell’Istituto Nazionale di Statistica.

Figura 3.2. Mortalità generale per indicatori di posizione sociale e sesso (rischi relativi e intervalli di confidenza al 95%). Campione nazionale di età maggiore ai 64 anni (Anni 1999-2007).

Fonte: Elaborazioni a cura dell’Istituto Nazionale di Statistica.

Maschi Femmine

Maschi Femmine

Determinanti socioeconomici

tassi di mortalità di chi possiede un livello d’istruzione medio o basso e il tasso dei più istruiti, sembra essersi ridotto nel tempo, sia tra gli uomini sia tra le donne, per effet- to di un maggiore guadagno nella speranza di vita delle persone più svantaggiate. Que- sto fenomeno appare più pronunciato nella popolazione anziana ( Figura 3.4 ): vi si os- serva un decremento della mortalità soltan- to tra chi possiede un livello di istruzione medio o basso (le donne con alta istruzione mostrano persino un lieve incremento della mortalità tra i due periodi), generando con- seguentemente un decremento dei gradienti di mortalità tra i due periodi a confronto.

3.4. L’andamento temporale delle dise-

guaglianze sociali e geografiche: dati di

salute e morbosità cronica dalle indagi-

ni nazionali

Nelle ultime due indagini sulla salute ese- guite tra l’inizio e la metà degli anni Due- mila ( Tabella 3.1 ), gli uomini mostrano una salute fisica che peggiora al decrescere del livello d’istruzione, della condizione so-

cio-occupazionale e della qualità dell’abita- zione, pur controllando simultaneamente tutte queste condizioni, con differenze di intensità comparabile nelle due indagini consecutive. Si evidenzia, invece, tra le due indagini, una significativa riduzione dello svantaggio del Mezzogiorno, sebbene i resi- denti al Sud continuino a mostrare salute fisica peggiore dei residenti al Nord; tale svantaggio accomuna, nel 2005, tutti i resi- denti nel Centro-Sud e nelle Isole. Gli uo- mini meno istruiti, i disoccupati, coloro che vivono in abitazioni piccole o in affitto, oltre a chi è povero di risorse di aiuto fami- liare, come i monogenitori o gli anziani soli, mostrano svantaggi significativi di di- mensione comparabile nella salute psicolo- gica, oltre che stabili nel tempo; al contra- rio, i lavoratori manuali mostrano una sa- lute psichica migliore di quella dei lavora- tori non manuali. Anche per la salute psico- logica si riduce, tra i due anni di rilevazione, lo svantaggio generale osservato tra chi ri- siede al Sud, seppure tale decremento non risulti statisticamente significativo. La ripartizione geografica di residenza, tut- tavia, sia per la salute fisica sia per quella

Figura 3.4. Andamento temporale dei tassi di mortalità generale (standardizzati per età: riferimento popolazione totale sesso-specifica), per livello di istruzione: popolazione torinese con età maggiore di 64 anni (periodo 1997-2006).

Fonte: Elaborazioni a cura della Scuola di Sanità Pubblica dell’ASL TO3.

Tasso per 100.000 abitanti/anno

Uomini Donne

1997-2001: alto 1997-2001: medio 1997-2001: basso

2002-2006: alto 2002-2006: medio 2002-2006: basso

I determinanti della salute

Uomini

Indice di stato fisico Indice di stato psicologico 2000 2005 2000 2005 coeff IC 95% coeff IC 95% trendcoeff IC 95% coeff IC 95% trend ISTRUZIONE Almeno diploma superiore 0,00 0,00 0,00 0, Licenza media inferiore –0,63 (–0,80; –0,45) –0,66 (–0,83; –0,48) –0,14 (–0,34; 0,06) –0,36 (–0,56; –0,16) Licenza elementare o meno –2,07 (–2,28; –1,86) –1,96 (–2,18; –1,74) –0,90 (–1,15; –0,66) –0,95 (–1,20; –0,70) CONDIZIONE SOCIO–OCCUPAZIONALE Lavoratore non manuale 0,00 0,00 0,00 0, Lavoratore manuale –0,44 (–0,63; –0,26) –0,58 (–0,77; –0,39) 0,62 (0,40; 0,83) 0,44 (0,22; 0,66) Disoccupato, ritirato –1,92 (–2,12; –1,72) –1,79 (–1,99; –1,58) –0,72 (–0,95; –0,49) –0,60 (–0,84; –0,37) TIPOLOGIA FAMILIARE Coppia con figli o coppia di anziani

0,00 0,00 0,00 0,

Monogenitore o anziano solo 0,05 (–0,23; 0,33) 0,12 (–0,16; 0,40) –0,73 (–1,06; –0,41) –0,81 (–1,13; –0,49) Coppia senza figli/altro –0,43 (–0,59; –0,27) –0,15 (–0,31; 0,01) –0,13 (–0,32; 0,05) 0,04 (–0,15; 0,22) TIPOLOGIA ABITAZIONE Grande o di proprietà 0,00 0,00 0,00 0, Piccola o in affitto –0,80 (–1,00; –0,60) –0,94 (–1,19; –0,69) –1,01 (–1,24; –0,78) –0,84 (–1,12; –0,55) RIPARTIZIONE GEOGRAFICA Nord 0,00 0,00 0,00 0, Centro –0,51 (–1,08; 0,07) –0,53 (–0,90; –0,17) –0,32 (–0,97; 0,33) –0,39 (–1,01; 0,23) Sud –1,18 (–1,68; –0,68) –0,57 (–0,88; –0,25) * –0,87 (–1,44; –0,31) –0,54 (–1,08; 0,00) Isole –1,17 (–1,89; –0,46) –0,89 (–1,32; –0,45) –0,06 (–0,86; 0,74) 0,11 (–0,65; 0,87)

Tabella 3.1. Indice di stato fisico, indice di stato psicologico e presenza di una o più malattie croniche gravi (coefficienti e OR da modelli multilivello di regressione§) in funzione di indicatori di posizione sociale (reciprocamente controllati) e ripartizione geografica di residenza. Campioni della popolazione

§ Aggiustati per età, dimensione demografica e zona altimetrica del Comune di residenza.

  • p < 0,05 per l’ipotesi di assenza di variazione temporale. IC, intervallo di confidenza; OR, odds ratio_._

Donne

Indice di stato fisico Indice di stato psicologico 2000 2005 2000 2005 coeff IC 95% coeff IC 95% trendcoeff IC 95% coeff IC 95% trend ISTRUZIONE Almeno diploma superiore 0,00 0,00 0,00 0, Licenza media inferiore –0,70 (–0,91; –0,49) –0,58 (–0,78; –0,38) –0,22 (–0,47; –0,04) –0,69 (–0,93; –0,45) * Licenza elementare o meno –2,45 (–2,68; –2,21) –2,19 (–2,43; –1,95) –1,28 (–1,56; –0,99) –1,73 (–2,01; –1,45) CONDIZIONE SOCIO–OCCUPAZIONALE Lavoratrice non manuale 0,00 0,00 0,00 0, Lavoratrice manuale –0,37 (–0,64; –0,10) –0,47 (–0,74; –0,20) 0,79 (0,46; 1,11) 0,34 (0,03; 0,66) Casalinga 0,09 (–0,13; 0,30) –0,15 (–0,36; 0,06) 0,16 (–0,10; 0,42) 0,34 (0,09; 0,59) Disoccupata, ritirata –0,39 (–0,61; –0,17) –0,82 (–1,06; –0,57) * 0,07 (–0,20; 0,07) 0,33 (0,04; 0,62) TIPOLOGIA FAMILIARE Coppia con figli o coppia di anziani

0,00 0,00 0,00 0,

Monogenitore o anziana sola –0,37 (–0,61; –0,14) –0,35 (–0,59; –0,12) –1,61 (–1,89; –1,33) –1,31 (–1,58; –1,03) Coppia senza figli/altro –0,29 (–0,47; –0,12) –0,09 (–0,26; 0,09) –0,12 (–0,34; 0,09) 0,03 (–0,17; 0,24) TIPOLOGIA ABITAZIONE Grande o di proprietà 0,00 0,00 0,00 0, Piccola o in affitto –1,08 (–1,29; –0,87) –1,47 (–1,72; –1,21) –0,93 (–1,19; –0,68) –1,18 (–1,47; –0,88) RIPARTIZIONE GEOGRAFICA Nord 0,00 0,00 0,00 0, Centro –0,39 (–0,12; 0,24) –0,79 (–1,26; –0,32) * –0,78 (–1,77; 0,21) –1,14 (–1,83; –0,45) Sud –1,64 (–2,20; –1,09) –1,06 (–1,47; –0,64) * –0,95 (–1,82; –0,09) –0,40 (–1,00; 0,21) Isole –2,02 (–2,82; –1,23) –1,87 (–2,45; –1,30) –0,68 (–1,92; 0,56) –0,49 (–1,33; 0,35)

I determinanti della salute

Figura 3.5. Indici di stato fisico e psicologico. Graduatorie (Anno 2005) e relative variazioni temporali degli scostamenti regionali intorno ai coefficienti stimati da modello. Campioni della popolazione italiana di età compresa tra 25 e 80 anni (Anni 2000 e 2005).

a. Uomini, scostamenti da coefficienti stimati da modello per disoccupati e ritirati (vs. lavoratori non manuali)*

  • Basso rango equivale a maggiore decremento di salute tra disoccupati o ritirati ( vs_. lavoratori non manuali), viceversa alto rango equivale a minore decremento di salute._ § Basso rango equivale a maggiore decremento di salute tra donne con licenza elementare ( vs_. laureate o diplomate), viceversa alto rango equivale a minore decremento di salute. Fonte: Elaborazioni a cura della Scuola di Sanità Pubblica dell’ASL TO3 su dati Istat._

b. Donne, scostamenti da coefficienti stimati da modello per le persone in possesso di licenza elementare o meno (vs. diploma o laurea)§

Variazione di rango (da 2000 a 2005)

Indice di stato fisico

Rango 2005

Sicilia Puglia^ Valle d’Aosta

Molise

Umbria (^) Liguria

Abruzzo Marche Toscana Lombardia

Friuli Piemonte Veneto Trentino

Emilia Romagna

Lazio

Calabria

Basilicata

Sardegna

Campania

Variazione di rango (da 2000 a 2005)

Indice di stato piscologico

Rango 2005

Puglia

Sicilia

Molise

Umbria

Liguria

Abruzzo

Marche

Toscana (^) Lombardia

Piemonte Friuli

Trentino

Veneto

Emilia Romagna

Valle d’Aosta

Calabria Lazio

Basilicata

Sardegna

Campania

Variazione di rango (da 2000 a 2005)

Indice di stato fisico

Rango 2005

Puglia (^) Sicilia Molise Umbria

Liguria

Abruzzo

Marche Toscana Lombardia

Veneto Trentino Piemonte

Emilia Romagna

Valle d’Aosta

Lazio

Calabria Basilicata (^) Sardegna Campania

Variazione di rango (da 2000 a 2005)

Indice di stato piscologico

Rango 2005

Puglia Sicilia Molise

Umbria Liguria

Abruzzo

Marche

Toscana

Piemonte Lombardia Friuli

Trentino

Veneto

Emilia Romagna

Valle d’Aosta

Lazio

Calabria

Basilicata

Sardegna

Campania

Determinanti socioeconomici

manuali e la categoria comprendente disoc- cupate e ritirate dal lavoro. Gli svantaggi di salute legati all’area geografica sembrano ridursi al Sud, ma accentuarsi al Centro, evidenziando quindi, come per gli uomini, un divario tra chi risiede al Nord e chi vive nelle restanti aree del Paese. Per quanto ri- guarda la salute psicologica, si osserva un significativo incremento, nel tempo, del di- vario tra le donne con istruzione almeno superiore e quelle meno istruite. Si eviden- zia, nel 2005, una salute mentale peggiore tra le lavoratrici non manuali, rispetto a tutte le altre categorie socio-occupazionali considerate. Si confermano, invece, gli svantaggi di salute tra le donne monogeni- tori o sole e tra coloro che risiedono in abi- tazioni piccole o in affitto. Scompare nel 2005 lo svantaggio nella salute psicologica osservato al Sud nel 2000, mentre si evi- denziano livelli medi dell’indice significati- vamente peggiori fra le residenti nel Centro Italia, rispetto al Nord. Anche per le donne, l’area di residenza sem- bra influire significativamente come modi- ficatore delle disuguaglianze (vedi Figura 3.5 ); in particolare, si osserva una signifi- cativa variabilità regionale nel punteggio medio di salute fra le meno istruite, rispet- to a quello corrispondente alle donne con almeno il diploma superiore. Anche tra le donne, le graduatorie delle Regioni italiane in base a tali disuguaglianze, nel 2005, pre- sentano un marcato gradiente geografico: fra le meno istruite, le residenti in alcune Regioni del Sud presentano un aumento dello svantaggio di salute (fisica e psicolo- gica), rispetto alle più istruite. Viceversa, nel Nord il gradiente per istruzione sembra ridursi. Sulla salute psicologica, il Molise presenta un marcato incremento del pro- prio rango rispetto al 2000; al contrario, la Basilicata presenta un forte decremento di rango nel quinquennio, caratterizzandosi, dunque, al 2005 con il maggiore differen- ziale di salute per istruzione. Infine, la probabilità di riportare una o più malattie croniche gravi (vedi Tabella 3.1 ) risulta significativamente maggiore al de- crescere del livello d’istruzione (seppure con intensità decrescente nel tempo), della

consistenza della rete familiare, della quali- tà dell’abitazione e, infine, tra le donne di- soccupate o ritirate dal lavoro. Tra le due rilevazioni si osserva una riduzione signifi- cativa del differenziale geografico di mor- bosità a svantaggio del Sud, sebbene nel 2005 la geografia della morbosità cronica appaia polarizzata tra il Nord, dove la fre- quenza di malattie è significativamente più bassa, e il resto d’Italia.

3.5. In sintesi

Ancora nella seconda metà degli anni Due- mila si osservano, dunque, in Italia, disu- guaglianze nella mortalità e nei tre indica- tori di salute, a sfavore di una pluralità di dimensioni dello svantaggio sociale. Al contrario delle diseguaglianze di mortalità che, seppure nel contesto torinese, sembra- no decrescere nel tempo, le disparità nella salute e nella morbosità cronica sembrereb- bero stabili nel tempo, con l’eccezione della salute psichica cui corrisponderebbe un au- mento delle disparità tra le due indagini a confronto. A parità di condizioni sociali in- dividuali, il Mezzogiorno manifesta svan- taggi significativi ma modesti negli indica- tori di salute fisica, osservabili solo all’ini- zio degli anni Duemila. Vivere nel Mezzo- giorno sembra aggravare gli effetti sfavore- voli sulla salute della bassa posizione sociale individuale: i disoccupati o le donne meno istruite del Sud presentano svantaggi di salute fisica e psichica di maggiore inten- sità di quelli riscontrati, in media, nelle al- tre Regioni; questo fenomeno sembrerebbe stabile nel tempo tra gli uomini e in lieve aggravamento tra le donne nel corso del quinquennio considerato. Che cosa si può fare e che cosa si sta facen- do per contrastare i meccanismi di genera- zione di queste disuguaglianze e per mode- rarne l’impatto?

3.6. Gli orientamenti europei

La Comunicazione della Commissione Eu- ropea al Parlamento, al Consiglio, al Comi-

Determinanti socioeconomici

quelle che servono ad allocare le risorse. La gestione attiva del bisogno e della do- manda di salute necessita di un SSN capace di intersecare gli altri settori della funzione pubblica (es. scuola, trasporti, gestione del territorio, filiere commerciali ecc.), pro- muovendo la salute individuale e collettiva come un obiettivo cui tendere fra gli altri, come già previsto nelle strategie Guada- gnare Salute e Salute in Tutte le Politiche, che vanno indirizzate più espressamente all’equità nei risultati. Sempre in questo ambito il SSN può orientare meglio all’equi- tà i programmi di prevenzione del Piano Nazionale della Prevenzione (PNP), soprat- tutto laddove i risultati possono essere infi- ciati da difficoltà di adesione da parte dei gruppi sociali più vulnerabili (per ridotte capacità di comprensione dei messaggi, per difficoltà organizzative, per scarso suppor- to sociale ecc.). Inoltre, sul versante dei meccanismi di controllo della domanda, la particolare vulnerabilità di alcuni gruppi sociali all’uso inappropriato dell’assistenza dovrebbe orientare all’equità il disegno e l’uso di questi meccanismi. Per quanto riguarda la sensibilità all’equità del finanziamento, è noto che il sistema fondato sulla tassazione generale è quello più capace di distribuire il rischio di malat- tia e la spesa sanitaria fra i diversi livelli so- cioeconomici della società e di proteggere le categorie intermedie e quelle più povere dalle spese catastrofiche per la salute da un lato e dai problemi di selezione avversa dall’altro e che il suo grado di equità è pro- porzionale al livello di progressività. In questo il sistema italiano ha le carte abba- stanza in regola e anche le ipotesi di evolu- zione federalista dei meccanismi di finan- ziamento non mettono in discussione la co- pertura tramite tassazione generale dei Li- velli Essenziali di Assistenza (LEA). Più dibattuto è il tema dell’allocazione delle risorse: in quale misura il riparto del fondo sanitario deve tenere conto dell’influenza delle disuguaglianze sociali di salute sul fabbisogno di assistenza? Il criterio principale di riparto dovrebbe es- sere la distribuzione delle malattie e dei di- sturbi di salute che determina il consumo

appropriato di assistenza. Purtroppo, non sono ancora disponibili sistemi informativi che misurino la frequenza di malattie e di- sturbi; per questa ragione bisogna utilizza- re quegli indicatori indiretti che hanno di- mostrato di saper spiegare meglio la distri- buzione della morbosità. Questo capitolo mostra che il fattore che spiega di più la va- riabilità nel bisogno di salute, dopo l’età, è la condizione socioeconomica. Le contro- versie circa il fatto che si possa misurare validamente l’impatto della condizione so- cioeconomica sul fabbisogno di assistenza dovrebbero essere superate con un adegua- to investimento sulla qualità dei dati dispo- nibili a livello di popolazione e sulla com- posizione degli indici di deprivazione da utilizzare. Anche le altre principali funzioni del finan- ziamento pubblico ( pooling e purchasing ) in sanità possono essere rese sensibili all’equità: in Italia si è fatta la scelta di de- finire nei LEA un pacchetto di servizi ac- quistabile dal sistema pubblico, valido a li- vello nazionale, cui le Regioni devono atte- nersi, salvo poter aggiungere acquisti diver- si a spese proprie. Il criterio della scelta fondata sull’efficacia clinica dell’intervento è stata accolta, ma, nonostante ciò, alcune voci di spesa sanitaria, di notevole rilevan- za per la salute pubblica, sono state delibe- ratamente escluse dai LEA. La carenza di servizi pubblici dedicati alla tutela della sa- lute orale è causa di ripercussioni sulla sa- lute dei residenti meno abbienti e le spese catastrofiche non sono così rare anche per gruppi di medio ceto. La stessa attenzione andrebbe posta alla selezione dei farmaci da inserire in fascia A o almeno B di ampio e legittimo consumo (es. antipiretici, antin- fiammatori ecc.), tant’è vero che, in questi settori, molto impegno deve essere ancora profuso dalle Associazioni del Terzo Setto- re, vicarie dell’impegno pubblico diversa- mente orientato. Infine, sul versante dell’offerta, è obiettivo del SSN garantire che i residenti su un ter- ritorio possano avere le stesse possibilità di accesso, la stessa qualità e la stessa conti- nuità delle cure. Il modello britannico dell’ Equity Audit è stato meglio definito e

I determinanti della salute

adattato alla realtà italiana da Costa G. ed è in corso di sperimentazione. Ponendo una costante attenzione alla costo-efficacia de- gli interventi, è possibile scandagliare i sin- goli percorsi di cura e le singole funzioni delle aziende sanitarie ospedaliere o terri- toriali, in modo che esse stesse siano in gra- do di mettere in luce le disuguaglianze ge- nerate al livello micro con una condivisione partecipata dei professionisti sanitari (come previsto dal modello del più noto clinical audit ). In particolare, il modello propone di revisionare l’attenzione all’equità delle seguenti componenti del sistema: ■ tutti gli elementi del governo clinico e dell’ Evidence Based Practice, che sono, con sempre maggiore frequenza, entrati a far parte dei criteri operativi medici e infermieristici; ■ il ruolo dei sistemi informativi, opportu- namente integrati con informazioni sui livelli di posizione sociale degli utenti; ■ il ruolo della valutazione di performance all’interno della singola azienda e nel benchmarking fra aziende o Regioni; ■ la continuità assistenziale e l’integrazio- ne fra servizi e competenze; ■ la comunicazione con i pazienti e con l’utenza in generale; ■ l’importanza di aspetti di finanziamento a livello micro con particolare attenzione alle conseguenze dell’integrazione tra of- ferta pubblica e privata; ■ l’orientamento all’equità della ricerca cli- nica e organizzativa per una migliore rappresentatività della composizione so- ciale nei gruppi in studio. In conclusione, il SSN italiano è preparato a prendere in considerazione le sfide sulla solidarietà nella salute proposte dall’UE. Occorre, però, definire e mettere in agenda in modo più esplicito questi obiettivi nelle politiche e nelle azioni di gestione della do- manda, dell’offerta, del finanziamento e dell’allocazione delle risorse. Questo anche in vista degli effetti negativi sulla salute dello sfavorevole ciclo economico e di altre spie di allarme, come i fenomeni migratori difficili da controllare, il collasso delle strutture carcerarie, l’impatto dell’invec- chiamento, la difficile definizione del fede-

ralismo ecc., tutti fattori che potrebbero aggravare le disuguaglianze in un prossimo futuro e nelle generazioni a venire.

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