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In questa dispensa ci sono tutte le informazioni necessarie per sostenere il secondo modulo dell'esame di Strategia e Politica Aziendale in Start Up.
Tipologia: Dispense
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Non perderti parti importanti!
































Un imprenditore di start up è completamento diverso dagli altri imprenditori: ha una evocazione al rischio
“altissimo” e anche un altissimo tasso di innovazione. Una start up è un rischio puro per chi l’affronta e per chi
la finanza ha un tasso di caducità pari all’85/90% (curva gaussiana che precipita in modo precipitoso)
Questo perché a volte vengono offerti prodotti/servizi che non interessano al mercato, ma solo all’imprenditore
stesso che potrebbe non avere neanche la capacità finanziaria sufficiente. Spesso capita infatti che la capacità
finanziaria la si ottiene tramite un ristretto cerchio di amici e parenti (gap generazionale che influenza in negativo)
che inizialmente danno sostegno finanziaria per partire ma, non riscontrando interessi altrui, non funziona.
L’imprenditore deve essere un “visionario”, che non si fa abbattere, ma non può e non deve essere un tuttologo
(deve essere solo un visionario, un ideatore e un appassionato). Lui deve avere qualcuno che tecnicamente lo
possa supportare nelle fasi di sviluppo analogico = STAFF (servono dei collaboratori).
Per essere imprenditore è richiesta una forte “leadership” perché bisogna coinvolgere persone alle quale non
possiamo offrire nulla di certo.
La domanda che sorge è: “come coinvolgo dei collaboratori senza neanche un euro?”
offrire una percentuale futura
trovare gente che possa essere coinvolta nel mio progetto dal punto di vista emozionale.
L’imprenditore probabilmente riceverà diversi rifiuti, correttamente motivati se il progetto non è interessante,
ma l’imprenditore/leader può anche trovare degli interlocutori inadeguati. I rifiuti sono oggetto di sofferenza,
ma l’imprenditore deve saper superare le difficoltà
Per fare una start up servono alcuni ingredienti:
I. L’IDEA: deve avere degli elementi innovativi per far sì che sia interessante per il mercato:
a. rompo il mercato e invento qualcosa di nuovo (cambio le regole del gioco dell’are di business)
b. prendo qualcosa che già c’è e la miglioro = ME TOO
ogni volta che si corregge una business idea, che funziona, si crea un nuovo mercato (aggiungendo
ovviamente degli elementi aggiuntivi)
carico un progetto già esistente di valore aggiunto (percepito dal mercato, valore di servizio)
bisogna dargli “una veste diversa” = acquisto una fetta di mercato facendo poca fatica
dare per esempio un valore aggiuntivo all’idea di business esistente e farla evolvere (nella curva di
crescita non vado nella fase di maturazione, ma appunto nella fase di “crescita” per poter migliorare)
II. QUALCUNO A CUI RACCONTARE L’IDEA: cerco di trovare collaboratori e finanziatori nel network diretto
(ma non si deve mai e poi mai lavorare con i propri amici: all’inizio magari sì ma bisogna fermare il rapporto
a un livello iniziale). La curva di apprendimento del nostro amico è infatti già scesa nel momento in cui ci
sviluppiamo si ha bisogno di un professionista con competenze maggiori e più brava di noi.
Tutto deve sempre essere messo in chiaro, bisogna stabilire sempre le regole del gioco e le condizioni alla
base di tutto ( rapporti tra relazioni umane e professionali deve essere stroncata sul nascere) : ognuno deve
sapere sempre l’inizio e la fine del proprio ruolo.
Alcune start up saltano perché la dialettica, tra imprenditore e quelli che ha portato con lui, uccide l’idea - >
rancori, litigi sono motivo di fallimento. Quando si parte con un’idea di business bisogna:
I business attuali sono caratterizzati da:
connessione e continuo cambiamento di ogni aspetto gestionale e organizzativo
connettività tra persone, società, nazioni (nuovi modelli culturali)
importanza del valore degli intangibili nel sistema di prodotto e dalla perdita di confini
velocità delle transazioni
A riguardo dell’e-commerce possiamo dire che:
Non è mera estensione di quello tradizionale
Deve essere organizzata intorno a gruppi di clienti (segmenti omogenei da fidelizzare) e non al prodotto o
contenuto dell’offerta
Deve essere dedicata ai benefici che si possono apportare ai clienti
Il vantaggio della tecnologia elettronica risiede nel potenziamento della flessibilità (il modello di business si
adegua continuamente)
Genera ribassi sostanziali e continui nei prezzi-costi dei prodotti
Genera una estrema libertà di contatto con il cliente (siti aperti 24H/giorno)
I modelli mentali per fare una start-up sono:
I. Il controllo dell’azienda
II. Le scelte strategiche
III. La presenza del venture capital e/o capitale di rischio che influenzano le decisioni la predisposizione al
rischio è altissima: non ci deve essere paura di cadere e rialzarsi (capacità di rimettere insieme le proprie
idee, di formulare un business).
Per fare una start up non basta una buona idea ma è necessario avere molto altro; affinché un progetto sia
realizzabile bisogna avere qualcuno: a cui raccontarla, che ci creda, che la finanzi, che la gestisca e la comperi.
Una start up è un’azienda ad altissimo tasso di innovazione che quasi sempre opera nel settore delle tecnologie.
Essa deve poter ragionevolmente prevedere una crescita esponenziale per interessare gli investitori di capitale
di rischio e deve avere un management agguerrito, competente e fuori dagli schemi affinché possa avere
successo. È infatti essenziale sapere che molte start up non riescono a sviluppare il proprio progetto e falliscono
ancora prima di poterlo effettivamente utilizzare/provare perché non hanno gli elementi che servono.
un solo prodotto/servizio, non tanti più siamo centrati su una cosa e più la faremo meglio.
identificare la nicchia di mercato concentrarsi su un mercato poco concorrenziale
protetti da alte barriere all’entrata è importante difendersi una volta entrati dai prossimi concorrenti
mercato medio-piccolo in rapida espansione ci dà l’opportunità di crescere
no needs, no business se non ci sono bisogni, allora non
devo andare in quel mercato (non c’è un business)
Le domandi da porsi infatti sono:
avete un buono spirito di adattamento e flessibilità mentale?
avete una strategia vincente di difesa dagli imitatori?
sapete dove trovare le persone giuste?
l’idea sfrutta fino in fondo i vantaggi della rete?
successivamente la casa madre ne trae i benefici (start up poi viene inglobata nella casa madre). Così facendo si
crea un enorme vantaggio reciproco (sia per le start up che per le imprese madri).
“le imprese possono e debbono fare ricorso ad idee esterne, così come a quelle interne, ed accedere con percorsi
interni ed esterni ai mercati se vogliono progredire nelle loro competenze tecnologiche” (Chesbrough, 2003)
Innovazione chiusa e aperta
Le persone più capaci lavorano per noi
Non tutte le persone più capaci lavorano con noi e diventa
fattore di vantaggio dell’azienda la capacità di valorizzare
expertise e competenze che sono al di fuori dell’azienda
Per creare valore da ricerca e sviluppo, l’azienda deve
scoprire, sviluppare e governarle direttamente
Ricerca e sviluppo provenienti da fonti esterne possono generare
valore in maniera significativa: ricerca e sviluppo interne sono
soltanto una parte minima del valore creabile
Se innoviamo all’interno, siamo in grado di
arrivare sul mercato per primi
Non è necessario sviluppare internamente
ricerca per generare valore
Se siamo i primi a commercializzare la ricerca,
creiamo vantaggio competitivo
Costruire un migliore modello di business è
più importante che arrivare primi sul mercato
Se generiamo le migliori idee sul mercato,
vinciamo la competizione
Se siamo in grado di valorizzare le migliore idee,
siamo vincenti sul mercato
Dobbiamo presidiare i risultati della nostra ricerca per
evitare che i nostri competitor ne approfittino
Dobbiamo essere in grado di valorizzare ricerche prodotte
dall’esterno e trasferirle nel nostro modello di business
Inbound e Outbound Innovation
l’ INBOUND OPEN INNOVATION ricerca innovazioni esterne da integrare a quelle sviluppate internamente
l’ OUTBOUND OPEN INNOVATION che invece cerca nuovi mercati per commercializzare le tecnologie non
utilizzate dall’impresa a causa di una scarsa coerenza con il business in cui è inserito
Il Design Thinking è una modalità per affrontare e risolvere problemi di tipo professionale attraverso un consesso
(riunione di persone importanti, autorevoli) misto di competenze disordinate tra loro non conformi, ma che sono
portatori a loro volta di innovazione di pensiero (abituarsi a guardare fuori dagli schemi, immaginare realtà e delle
soluzioni che siano innovative, disegnare degli scenari che ancora non ci sono).
Il Design Thinking un processo per risolvere i problemi in modo creativo; infatti, il metodo e gli strumenti sono
ispirati a quelli dei designer per l’ideazione di soluzioni creative. Si arriva al risultato lavorando in team quanto più
eterogenei possibile, attraverso un metodo strutturato in 5 fasi:
Identificazione del problema e dell’obiettivo
Identificazione dell’ambiente e degli attori chiave
Esplorazione e ricerca delle opportunità
Ideazione, prototipazione, test e validazione
Realizzazione del prodotto/servizio
I vari passi prevedono la generazione di molte idee (fra cui selezionare le migliori) in sessioni di brainstorming
(che possono coinvolgere, oltre ai progettisti, i clienti e altre persone dell’azienda) con il focus sulle esigenze
“umane”. Il processo non è lineare ma ricorsivo : si prevede l’eventuale ritorno ai passi precedenti sulla base degli
esiti delle fasi di prototipazione e di test: se arriviamo ad un risultato che non ci piace e in cui si è in disaccordo, si
ritorna al punto precedente e si cerca di modificare le azioni col fine di avere degli esiti positivi di soddisfazione.
Obiettivo ultimo di un progetto imprenditoriale non deve essere il prodotto o il servizio, bensì il soddisfare
un’esigenza.
La start up per distinguersi da un’azienda tradizionale deve avere queste caratteristiche:
Temporaneità: la start up è una fase transitoria per diventare una grande impresa (esecuzione veloce)
Sperimentazione : la ricerca di un modello di business che, dopo molti tentativi, diventi la formula giusta per
essere profittevoli, facendo innovazione
Modello di business scalabile e ripetibile: operare in un mercato ampio con possibilità di crescita e di
ripetibilità nei suoi processi. “ Scalabile ” si riferisce alla capacità del business di accrescere le proprie
dimensioni in termini di clienti e di volume di affari esponenzialmente, senza però che le risorse impiegate
(i costi) aumentino allo stesso modo. “Ripetibile” fa riferimento alla possibilità di adoperare un modello di
business ripetibile in diversi luoghi e periodi senza bisogno che sia rivoluzionato , o solo apportando piccole
modifiche. “Scalabile” e “ripetibile” sono quindi due caratteristiche fondamentali in quanto capaci di rendere
una startup interessante per gli investitori di capitale di rischio.
Anche l’imprenditore ha una sua gaussiana: i veri imprenditori quando arrivano al massimo, vendono e poi una
parte la reinvestono nuovamente (bravi a portare l’azienda da ZERO ad un certo livello e se sono veramente bravi
si fermano e si tirano indietro)
tensione al risultato e saper cambiare le regole
saper cogliere i cambiamenti nell’aria e ritarare al volo le strategie
saper iniziare dalle piccole dimensioni
prendere molte decisioni contemporaneamente
capace di condurre un team
capace di tollerare e “sfruttare” il caos
disponibile a farsi da parte al momento opportuno
capace di fallire e non per questo “marchiato
L’imprenditore ideale per gli investitori deve essere:
veloce, “visionario”, informato : essere capace di prendere decisioni anche con pochi elementi
capace di copiare : prendere un’idea che già c’è, ma che pensiamo non sia completa nella sua formulazione
dell’offerta, e modificarla migliorandola.
capace di cambiare e riconoscere i propri errori : capire quando si ha sbagliato e rialzarsi.
buon navigatore (“velista”): deve sapere stare al passo col mondo
Cosa ci insegna la Silicon Valley?
libertà di fallire: uno che fallisce non vuol dire che non è capace ma magari è anche il più bravo di tutti ma
semplicemente non è il momento giusto per il suo progetto/idea (bisogna rialzarsi e ricominciare).
incoraggiare ogni livello di management e promuovere nuove idee
tolleranza per il caos organizzativo
sviluppare la cultura del cambiamento
adeguare il management all’evoluzione nel tempo (fonte: Business Week)
Per difendere una nostra idea dobbiamo tutelarla e per questo sono necessarie delle tappe:
creare il marchio dell’impresa
registrare il dominio internet
fare le pratiche legali
avviare le pratiche con le banche
trovare il capitale iniziale per finanziare la start up
Brevettare non è facile e costa (oltre 7000 euro); per essere validamente brevettabile un’invenzione deve
presentare i requisiti di:
oggetto può essere fabbricato o utilizzato in qualsiasi genere di industria”
dove per Stato della Tecnica si intende “l’insieme di tutte le conoscenze rese accessibili al pubblico, in
qualsiasi modo, in Italia o all’estero, prima del deposito della domanda di brevetto”
implica un’attività inventiva, se, per una persona esperta del ramo, essa risulta in modo evidente dallo stato
della tecnica”
produrre volumi di ricavi in grado di portarle al break-even
o al profitto)
dipendenti : le scale up hanno di solito una forza lavoro
che va oltre il gruppo dei founder)
Scale up è una società innovativa che ha collaudato il suo
prodotto/servizio e consolidato il suo mercato di riferimento
e sperimenta una crescita esponenziale.
Lo scaling è il risultato della crescita della start up; si parla di
scale up positivo quando la start up presenta caratteristiche
di successo, ha un business model scalabile e ripetibile e
sperimenta una fase di crescita ed espansione anche tramite accordi strategici con grandi imprese. Quindi i punti
chiave che caratterizzano una scale up (a differenza di una startup) sono crescita dimensionale
Gli indicatori di riferimento per valutare una scale up sono copertura di mercato, fatturato e numero dei
dipendenti (che vanno oltre i propri founders)
Per la società di consulenza internazionale Deloitte, le scale up sono 'fast growing up', società che durante i primi 5
anni di vita ottengono minimo dieci milioni di dollari di fatturato.
Gli Scaler sono normalmente grandi imprese
inserite nello stesso ecosistema delle star up,
che contribuiscono con il loro apporto
(servizi, acquisizioni, alleanze etc.) a far fare il
salto dimensionale alla start up.
Dobbiamo raccontare il nostro progetto per
convincere l’interlocutore che poi sarà
disposto a finanziarci è difficile far
emergere i veri elementi valoriali (alcune cose
hanno valore solo per chi le espone).
Gli operatori a sostegno delle start up
I. SEED COMPANY: l’idea, l’embrione seme che deve germogliare, ma non è detto che lo faccia)
II. START UP: la “partenza”, decollo ho un’idea più chiara di quello che voglio fare, mi affaccio sul mercato
III. FIRSTSTAGE: primo round di finanziamento i primi che credono in noi e ci consentono di consolidare o
modificare il nostro modello (umiltà di accettare che si possa aver sbagliato + restituire con i multipli gli
investimenti che sono stati fatti in conto capitale). Non possiamo avere idee contrastanti con il mercato =
possibilità di modifica
IV. SECOND STAGE: secondo round di finanziamento
V. REPLACEMENT: il subentro agli imprenditori in aziende a regime alla fine del nostro processo di crescita
Per passare da una fase di sviluppo all’altra è molto importante avere il capitale per farlo: avere le risorse
finanziarie. Per convincere i finanziatori bisogna impegnarsi molti e far passare il messaggio di essere dei grandi
imprenditori ; dobbiamo avere quindi: idea vincente; business plan completo; analizzare i punti deboli e saperli
correggere (non bisogna eccedere per fare una bella figura ma bisogna comunque essere umili e rialistici); team
motivato e capace ; investire le nostre risorse personali; logica capital gain; accettare l’insicurezza; stock option;
business di respiro globale
La fase SEED include il finanziamento rivolto alla ricerca, agli asset e sostiene lo sviluppo del progetto prima che
il business abbia raggiunto la fase di start up. Questa è una fase talmente anticipata, rispetto alla posizione sul
mercato, che è difficile trovare dei finanziamenti, ma si trovano i crowdfunding (finanziamento in mercato virtuale).
Chi ci ha finanziato è un potenziale cliente ed è il cliente al quale possiamo chiedere delle migliorie.
Non tutti però possono accedere a queste piattaforme di crowdfunding : vi accedono solo chi ha “buone
probabilità di success” perché ovviamente queste piattaforme vogliono avere una immagine di successo (nessuno
regala nulla). C’è dunque un processo selettivo per poter accedere a queste piattaforme.
Le Seed companies sono tradizionalmente finanziate dalle 3 F: friends – founders – family.
Si tratta della tradizionale iniziativa nata dal tentativo di lanciare un progetto-impresa con un altissimo tasso di
caducità , spesso dovuto a scarsa conoscenza del mercato e della domanda.
Se ai primi test di verifica si riscontra lo scarso interesse del mercato non si prosegue nell’iniziativa o si cambia il
business model (la flessibilità è obbligatoria per gli startupper!).
Nella start up financing abbiamo un investimento finalizzato all’avvio di un’attività imprenditoriale:
ancora non si conosce la validità commerciale del prodotto/servizio,
hanno già fatto studi di mercato, messo insieme il key management e hanno pronto il business plan
è stata superata la fase di sperimentazione e si è nella fase organizzativa
esiste già almeno un prototipo oppure hanno già 1 anno di attività ma non hanno ancora messo sul mercato
il prodotto.
In questa fase vengono investite delle quote non rilevantissime, perché il rischio di poter perdere l’investimento
è significativo (gli investimenti in conto capitale sono a RISCHIO). Questa fase non include il crowdfunding.
I. FIRST STAGE: successivo investimento per quelle società che hanno speso il capitale iniziale per sviluppare
e testare sul mercato il prototipo e hanno bisogno di fondi per la produzione su larga scala e la vendita.
Queste società hanno anche raggiunto gli obiettivi concordati nel business plan e relativi alla fase iniziale
II. SECOND STAGE: ulteriore investimento per l’espansione di una società che sta producendo e vendendo i
suoi prodotti, ha crediti esigibili e merci in magazzino ma che, nonostante la società stia progredendo, non
ha ancora generato profitti. Nella media, prima di arrivare al livello zero (non al break even), almeno un
paio di anni passano; l’imprenditore deve saper vivere con il DEBITO e con la POSSIBILITÀ DI NON FARCELA
perché la redditività è ben lontana (i costi sono talmente pesanti che affossano qualsiasi valore di ricavo).
È importante in queste 2 fasi, distinguere:
Finanziamenti in EQUITY: investimenti in conto capitale da restituire senza interessi nelle forme concordate;
solitamente sono multipli (Business Angels, Acceleratori d’impresa, Venture Capital e Equity Crowfunding) Ne
Finanziamenti A DEBITO: prestiti di capitale da parte di terzi da restituire con interessi (Minibond;
Convertable Loan; Titoli Obbligazionari Convertibili; SFP=Strumenti Finanziari Partecipativi, resi disponibili dal
Governo per le startup innovative)
All’interno della fase di replacement abbiamo un investimento finalizzato alla ristrutturazione della compagine
societaria di un’impresa, in cui l’investitore nel capitale di rischio si sostituisce, temporaneamente, a uno o più
conseguenza, fin quando le imprese non sono in grado di generare ricavi, l’incubatore è obbligato a sfruttare
le proprie risorse per sostenere l’attività Finanzia, senza farci pagare, ospitandoci e investendo su di noi.
FEE + EQUITY BASED : è una formula scarsamente utilizzata, che prevede l’utilizzo di entrambe le formule =
pago meno affitto, perché investe in parte su di noi percentuale di realizzazione molto modesta
L’incubatore non ha contatti con il mondo delle imprese: è isolato. Le motivazioni a cui sembra imputabile la crisi
del settore di incubazione in Italia sono:
a. la distanza tra la ricerca e il sistema di imprese
b. l’assenza di un efficace sistema di trasferimento tecnologico
c. l’assenza di un “ponte” tra il sistema di incubazione e quello del Venture Capital (perno del successo: chi
veramente investe su di noi)
d. la mancanza di un management adeguato nella gestione delle start-up
Anche qui si hanno dei PRO e dei CONTRO:
Ambiente: il clima in cui si lavora in un incubatore è sicuramente positivo, inspirante e la possibilità di
scambio di informazioni e idee sono enormi grazie anche alla creazione di sinergie
Qualità dei consigli: sicuramente il finanziatore più esperto dal punto di vista tecnico, ha a disposizione
materiale e personale qualificato per far si che l’impresa cresca nel migliore dei modi
Impegno: l’impegno che l’impresa madre mette è enorme , conferendo un senso di protezione non
indifferente a chi lavora nella startup
Apprendimento: i membri della startup usciranno sicuramente arricchiti dal punto di vista professionale ,
lavorando con professionisti che versano il massimo impegno nella tua idea
Equity: rinunciare a parte del controllo della propria società non è mai positivo, e un incubatore dispone di un
enorme potere contrattuale rispetto alla startup
Selezione: per l’incubatore la selezione è un’operazione fondamentale e potrà richiedere tempo e una
preparazione della startup adeguata. Deve poter fornire un business plan adeguato e illustrare le attività della
società
Tempo: solitamente le startup sono forzate a rimanere all’interno dell’azienda per un periodo determinato ,
che può essere una cosa positiva, avendo il tempo di apprendere e crescere, ma potrebbe far perdere
possibilità importanti all’impresa
Controllo: entrando in un ambiente professionale c’è chi si aspetta risultati e dovrai rendere conto a loro per
ogni azione che vorrai intraprendere e i risultati che otterrai
L’acceleratore d’impresa è una evoluzione dell’incubatore: mentre in quest’ultimo si viene lasciati “soli”, in un
acceleratore vengono offerti dei corsi che possono insegnare e farti diventare più maturo. L’acceleratore accelera
con una formula propulsiva la nostra posizione/presenza nel mercato.
Sono attori di recente sviluppo operanti nella filiera della creazione e crescita delle startup innovative con un
nuovo modello di funding ed assistenza; corrisponde ad un livello evolutivo : è una modalità, che nasce soprattutto
nelle università (Politecnico ne ha uno eccellente)
Banca Intesa lo fa: ha un mondo di accelerazione al proprio interno che è strepitoso, ha accordi con la Silicon Valley
(fa crescere in casa e poi li invia in Silicon Valley per evolvere) logica di “riciclo”
Le società di venture capital sono delle aziende di matrice finanziaria che si occupano solo del finanziamento
d’avvio di nuove imprese (il finanziamento è in conto capitale = rischio puro; serve per fare il salto quali-
quantitativo. È fondato su capitali privati organizzati in FONDI CHIUSI destinati all’investimento in nuove
iniziative imprenditoriali.
Le società di venture capital sono finalizzate al “capital gain” attraverso il disinvestimento delle iniziative
partecipate; ha un ritorno atteso dalle 5 alle 10 volte il capitale stanziato ed è per questo motivo che lo fanno:
loro investono i propri finanziamenti su 10 start up sapendo che 7 probabilmente falliranno ma quelle 3 rimanenti
potranno rendermi 10 o 15 volte quello che ho investito.
Il processo di raccolta di denaro che serve alle società di Venture Capital avviene a monte , attraverso dei fondi
chiusi perché hanno due variabili vincolanti che si devono verificare contestualmente: quantità di denaro da
raccogliere e il tempo.
È importante concludere il fondo per il progetto perché se non
è stato fatto, il fondo si scioglie e ognuno riprende i soldi che
ha investito; sembra non nuocere a nessuno ma in realtà fa una
brutta figura chi ha istituito il fondo perché vuol dire che ha una
reputazione poco credibile immagine di instabilità.
il Venture capital ha una sola funzione: CREARE VALORE
“ discorso dell’Hockey Stick ” = faccio un investimento solo deve
ci sono probabilità che l’investimento mi restituisca un multiplo
enorme
Io sono il Management Company Advisor, ovvero
qualcuno che ha una credibilità individuale o di
team, sul mercato internazionale, molto rilevante
perché se no i soldi non arrivano.
Come primo passaggio c’è quindi la raccolta dei
fondi frantumata in tanti piccoli investimenti che
poi verranno distribuiti alle start up. Il nostro
Advisor sceglie dove investire.
Le nostre banche hanno una duplice natura: sono
banche di credito e hanno un proprio patrimonio
che investono come vogliono per la loro individuale redditività (la banca è un’azienda)
Fondi chiusi
I fondi chiusi sono uno strumento finanziario che raccoglie capitali presso gli investitori istituzionali (fondazioni,
imprese, assicurazioni, fondi pensione, imprese) per investirli in imprese non quotate ad alto potenziale di
sviluppo; si chiama chiuso perché i sottoscrittori possono riscattare le quote solo a data stabilita e non possono
quindi riscattarle a loro piacimento.
Se il fondo ha già raccolto tutto il capitale, non è possibile a nuovi sottoscrittori entrare nel fondo stesso e se il
fondo non raccoglie quanto previsto, si scioglie. Il fondo chiuso garantisce ai gestori la disponibilità per un periodo
determinato di una quota di capitali certa, per poter investire con tranquillità in aziende piccole, che richiedono del
tempo (3/5 anni) per poter essere quotate o vendute.
SGR (società di gestione risparmio)
La SGR (società di gestione risparmio) per legge ha il compito di promuovere, istituire, organizzare e gestire il
fondo chiuso. ESSA deve possedere una capitalizzazione minima di un milione di euro e le viene permesso di
gestire contemporaneamente sia fondi chiusi che aperti, dandole quindi la possibilità di sfruttare o creare
eventuali sinergie. Per poter operare, necessita del consenso della Banca Centrale e della CONSOB; deve inoltre
sottostare a tutta una serie di norme.
Venture Capital: pro e contro
Anche qui si hanno dei PRO e dei CONTRO:
hanno portafogli molto ampi e l’investimento medio va dai €500'000 ai €5 milioni;
Startup studio
Obiettivo finale: come VC, mirare a ottenere una exit e basare il revenue model sulle exit effettuate all’interno
del proprio portfolio. Trovare le imprese in base a una specifica esigenza di mercato. Rendere la startup
finanziariamente e strutturalmente sostenibile fino a renderla indipendente e poi liquidare l’investimento con
un’operazione di m&a o una quotazione.
Equity: è un fondatore della startup, e ha e mantiene quindi le sue quote. Raccolgono fondi da General partner
e investitori privati come business angel, family office, fondi di vc. Possono utilizzare queste risorse per altre
attività in caso di fallimento aziendale.
Management: non sono investitori in fase iniziale, ma veri e propri fondatori. L’approccio dello Studio si chiama
imprenditorialità parallela: inizia con l’analisi di mercato e termina con la generazione di idee e loro testing.
Ciò che ottengono attraverso il processo è far nascere startup ed entrare nel mercato.
Testimonianza Startup GEEKS
Sono una società benefit con un focus principale su imprenditorialità e innovazione. Facendo leva sulle loro
competenze core, la community e i contenuti formativi, hanno sviluppato percorsi di formazione, network e servizi
dedicati ad aspiranti imprenditori, startup, startup service provider e Corporate. Nel 2020 hanno lanciato Startup
Builder, divenuto rapidamente il più grande incubatore online italiano per progetti in fase di validazione. Con lo
Startup Builder hanno supportato oltre 370 progetti tramite 7 programmi di incubazione, supportando oltre 800
imprenditori e raccogliendo 1,4 milioni di euro dai partecipanti tramite investitori.
Supportano aspiranti imprenditori e aziende nello sviluppo di competenze imprenditoriali e nella concretizzazione
di idee di business innovative. Si occupano della fase iniziale di una startup: supportano le startup a capire se quello
che stanno facendo è davvero la cosa giusta, ovvero se effettivamente risolvono un problema.
Startup Geeks, infatti, non va a ricercare quelle startup che cercano di mettere in atto qualcosa per poi cercare un
problema da risolvere, ma vanno a cercare principalmente quelle startup che cercano di risolvere un problema che
già c’è. Supportono le aziende in un percorso di crescita e di innovazione che parte dalla trasformazione del
mindset e della cultura aziendale. Lo facciamo tramite un processo di innovazione validato su oltre 280 progetti,
grazie ad una piattaforma tecnologica proprietaria e una cultura che rappresenta lo spirito della nostra
community di oltre 1000 imprenditori. Rappresentiamo la mentalità imprenditoriale, la voglia di innovare e il
coraggio di fallire. Crediamo molto nell’idea di Open Company. Una visione dell’azienda aperta e inclusiva dove
idee interne ed esterne vengano valorizzate. Una visione che si basa sull’equilibrio tra l’innovazione dei processi
interni, la valorizzazione dei propri collaboratori e l’inclusione di startup ed idee esterne.
innovazione interna Crediamo che:
o Coinvolgere i dipendenti in progetti di innovazione interna aumenta l’engagement e la motivazione;
o Trasmettere cultura imprenditoriale è la base per il reskilling e per la loro crescita in azienda;
o Innovare bottom-up significa valorizzare l’expertise aziendale alimentando il people development.
Innovazione esterna Abbiamo fatto sistema con VC, CVC, incubatori e acceleratori. Crediamo che:
o Lo scouting tecnologico e l’open innovation debbano essere supportati da una cultura interna adatta;
o Open Innovation ed Internal Innovation sono complementari e sinergiche;
o Le startup hanno necessità diverse dalle corporate. Le aziende devono supportarle con strutture ad hoc
Innovation Bootcamp Forniamo a manager e giovani talenti gli strumenti i modelli e la formazione
necessaria ad aiutarli nel rendere la loro organizzazione veloce, flessibile e nel creare innovazione
minimizzando i rischi. Alcuni modelli e strumenti sono:
o Value Innovation
o Il Customer Development
o Design thinking
o Lean methodology
o Blu ocean
Innovation incubator
o Per supportare progetti di innovazione, call for idea/startup o creare programmi di intrapreneurship
o Per validare, testare e supportare progetti di innovazione alla velocità di una startup
o Per trasmettere cultura imprenditoriale e nuove skill, aumentando engagement e motivazione
o Per creare incubatori in-house che attraggano innovazione esterna ed interna per supportarla
Innovation studio Perchè l’innovazione ha bisogno di una casa:
o Costruisci uno spazio dedicato alle startup per supportarle e farle crescere mantenendo un buon grado
di indipendenza. Startup e corporate hanno esigenze diverse!
o Dai seguito alle tue iniziative di innovazione interna, mettendo a terra i progetti con la velocità di una
startup;
o Supporta le tue attività di M&A e di Open Innovation, aumentando la tua attrattività verso l’intero
ecosistema.
Le fasi del finanziamento, il crowdfunding e l’investimento in capitale di rischio
Modelli di business basati sulla vendita di una minore quantità di
un numero maggiore di prodotti. Bassi costi di magazzino e
piattaforme super efficienti. La coda lunga è uno dei principi base
del crowfunding
Il Crowdfunding (letteralmente = finanziamento pubblico) consiste nell’utilizzo di un piccolo capitale, ottenuto
da un elevato numero di persone, per finanziare iniziative di qualsiasi genere che spaziano da attività culturali alla
ricerca scientifica, fino a iniziative imprenditoriali e campagne elettorali, come nel caso di Barak Obama che ha
sostenuto parte della propria corsa alla presidenza con il denaro dei propri elettori.
Il Crowdfunding richiede la selezione della piattaforma, ovvero serve definire l’importo che si vuole ricevere e i
tempi in cui lo si vuole ricevere a fronte di un progetto che viene lanciato sul mercato.
REWARD BASED chi finanzia questo tipo di progetto non presta denaro, ne diventa azionista ,
semplicemente offre una somma di denaro al progettista che ricambierà tramite una ricompensa (un
biglietto di ringraziamento, un invito a un evento o un prodotto). Se non vengono raccolti i fondi necessari
nel tempo stabilito le offerte tornano ai sostenitori e il progetto non viene realizzato
DONATION-BASED basate su semplici donazioni, generalmente utilizzate per il sostegno di associazioni
no profit, enti di beneficenza, ma anche attività culturali e iniziative o progetti a valore sociale
EQUITY-BASED CROWDFOUNDING sono piattaforme che attraggono i micro-investitori su un progetto
remunerando l’investimento con una quota di partecipazione azionaria e quindi un ritorno futuro sugli utili
della start up nascente
SOCIAL LENDING PEER2PEER o LANDING-BASED è un sistema di micro-prestito tra privati, a titolo
personale, con restituzione a tassi particolarmente agevolati, definite.
l’investitore è spesso un partner con
esperienza gestionale
l’assistenza è solo legata al
finanziamento
l’investitore non chiede garanzie e si
accolla una parte del rischio, come gli altri
azionisti
se il prestito non è rimborsabile la banca
può chiedere la liquidazione e rivalersi
sull’attivo
Cosa raccontare agli investitori
a) L’importanza dell’idea
b) L’importanza e la qualità del business model (importante executive summary)
c) L’importanza della relazione
Esistono due tipi di profilo di progetto:
A. Imitativo: sfrutta esistenti potenzialità di profitto, inserendo importanti fattori di innovazione. In questo
profilo viene ricordato il cd “COPYCAT”: è la modalità per cui un business model viene duplicato, imitandolo
alla perfezione, da parte di un imitatore. Nel momento in cui qualcuno entra nel mio mercato, mette in
evidenza la scarsità di barriere all’entrata del nostro business, ma non necessariamente è un fatto negativo:
significa che il vostro business model è valido. Stimola una competizione che vi obbliga a sviluppare nuove
formule o idee, per mantenere vincente la vostra proposta. Niente esclude una fusione/acquisto
dell’imitatore con conseguente aumento del mercato
B. Innovativo : è presente in modo preponderante un NUOVO potenziale di profitto tecnologico o di mercato
L’IDEA (o visione imprenditoriale) diventa concreta (diventa PROGETTO), se c’è chiarezza su tre elementi
fondamentali:
Segmento di mercato : a chi si vuole offrire il prodotto/servizio
Sistema di prodotto : che cosa si intende vendere
Struttura aziendale : come si intende produrre e commercializzare il prodotto/servizio
Il successo della formula imprenditoriale dipende dalla congruenza tra la struttura, sistema di prodotto e
segmento di mercato prescelto.
Non esiste un sistema di prodotto migliore in assoluto : una formula imprenditoriale ha successo quando si riesce
ad offrire ad un mercato obiettivo sufficientemente ampio un sistema di prodotto competitivo rispetto ad offerte
alternative. Le caratteristiche del sistema prodotto vengono definite dai bisogni espressi dal mercato prescelto
ogni offerta deve essere formulata pensando ai bisogni e desideri del mercato di riferimento : se il mercato è
troppo ampio si rischia di defocalizzarsi; bisogna far attenzione ai segmenti dominati da clienti con forte potere
contrattuale, che potrebbero strozzare sul prezzo.
rivedendo in chiave critica la sua impostazione Non esistono dei tempi standard tra la presentazione
del progetto e la decisione da parte dell’investitore ; dipendono dalla chiarezza e completezza dei dati forniti
dall’imprenditore, dal mercato, complessità del business…
dell’investimento Si sottoscrive un NDA (lettera di riservatezza) per tutelare il neo imprenditore; questo
avviene nella fase di stipulazione preliminare del contratto. La riservatezza riguarda solo le info
strettamente aziendali e non ad es. il mercato di riferimento in cui si intende operare. Il V.C., se fallisce la
trattativa, è libero di investire su aziende concorrenti nello stesso settore. Quindi, l’imprenditore deve
impostare la trattativa per massimizzare le sue possibilità di successo.
business e l’investitore si convince d’aver di fronte una buona opportunità, si predispone una lettera
d’intenti nella quale si definiscono gli aspetti economici, legali, societari che verranno ripresi in dettaglio
nel contratto vero e proprio : il valore della azienda, i membri del CDA, gli obblighi verso l’investitore e le
clausole per il disinvestimento. Solo la due diligence potrà trasformare questa lettera d’intenti in un
contratto vero e proprio
Le fasi per una presentazione di un progetto sono quindi:
Inviare bozza del progetto : presentare una prima edizione approssimativa
Accordi di riservatezza
Lettera di intenti
Due diligence : prima di prendersi una fregatura, vengono effettuate diverse analisi di valutazione (tutelarsi)
Firma dell’accordo, finanziamento e patti parasociali
Monitoraggio dell’investimento
Disinvestimento
analisi quantitativa : renderà o no?
giudizio e pregiudizio personale del venture capitalist
percezione del potenziale di crescita
percezione della capacità del management di sfruttare l’opportunità
La differenza tra valutazione pre-money e post-money di una startup è legata al momento in cui la startup riceve
degli investimenti:
pre-money: ci si riferisce al valore concordato dell’impresa prima che riceva il prossimo finanziamento;
post-money : si fa riferimento al valore della startup immediatamente dopo aver ricevuto il capitale.
Questi due concetti sono di vitale importanza per stimare il valore di una startup, anche perché la differenza tra
valutazione pre-money e post-money serve anche a determinare la quota azionaria a cui gli investitori hanno
diritto dopo la fine del round di finanziamento , che ovviamente può variare.
Se un investitore, per esempio, decidesse di finanziare una startup con un capitale di 25 mila euro, otterrebbe una
quota azionaria del 20% se la valutazione pre-money fosse di 100 mila euro. Se invece la valutazione prima del
round di finanziamento fosse più bassa, per esempio 75 mila euro, allora la quota azionaria sarebbe più alta e
corrisponderebbe al 25%.
Il metodo Berkus, anche conosciuto come metodo checklist, è uno dei modi più utilizzati per valutare una startup,
soprattutto in fase early stage. Prende il nome da Dave Berkus, che è stato il primo a formulare questo approccio
basato su 5 fattori chiave :
valore di base (rischio del prodotto);
tecnologia (rischio tecnologico);
qualità manageriali del team (rischio di esecuzione);
rapporti e partnership strategiche nel mercato di riferimento dell’attività (rischio di mercato e competitivo);
produzione e vendite (rischio finanziario o di produzione).
Con il metodo Berkus (Checklist) viene effettuata una valutazione dettagliata partendo dalla disamina dei singoli
fattori elencati: ognuno di essi ha il proprio valore, che unito e sommato a quello di tutti gli altri aiuta a calcolare
l’effettivo valore della startup.
Spesso si attribuisce un valore che varia da 0 a 500 mila euro a ognuno di questi 5 fattori chiave
Se la nostra startup riesce a mitigare ad esempio il rischio di contenzioso, perché ha dei brevetti a copertura della
propria tecnologia, la valutazione media di settore verrà incrementata. Diversamente verrà ridotta o lasciata
invariata. Il metodo del Cost-to-Duplicate si concentra su un concetto semplice: quanto denaro sarebbe
necessario per creare un’azienda identica? Si utilizza questo metodo per avere un’idea della baseline da cui
partire. Dopotutto nessun investitore sarebbe disposto a pagare di più per qualcosa che potrebbe crearsi da zero
copiando la tua startup.
I patti parasociali: sono accordi extra statutari con i quali i soci decidono di regolare alcuni aspetti specifici
della vita sociale, ad integrazione o modifica di quanto sancito dallo statuto (regole del funzionamento della
macchina). Principalmente questi possono riguardare :
o la corporate governance: per la definizione delle regole di nomina e funzionamento degli organi sociali,
per il controllo di gestione e le maggioranze qualificate richieste per atti particolari (es. limite di spesa
per investimenti a carico dell’AD, acquisto, cessioni di titoli), per attribuire ad alcuni il potere di veto su
particolari decisioni aziendali
o il disinvestimento: per gli accordi sulle regole di disinvestimento (patti di co-vendita…) e sull’esercizio
dei diritti di opzione (Put e Call)
L’opzione è uno strumento finanziario, regolato da un contratto, che conferisce al possessore il diritto di
acquistare o vendere una determinata attività (o quota di partecipazione) a un prezzo prefissato. Il contratto che
regola il diritto d’opzione stabilisce anche il momento in cui è possibile esercitare il diritto acquistato.
Le tipologie fondamentali di contratto di opzione sono due:
opzioni call opzioni di acquisto da parte dell’imprenditore: l’imprenditore chiama a sé le quote
dell’investitore. Questo è un caso difficile perché solitamente il capitale dell’imprenditore non è sufficiente
per acquistare la restante quota; infatti, solitamente si ricorre al private equity si passa quindi dalla % di
quota di venture capital al private equity, che ha lo stesso scopo ma lo fa con società consolidate: si hanno
dei manager e non degli innovatori sono esperti nel settore e sanno come migliorare l’azienda e crescere.
opzioni put opzioni di vendita da parte dell’investitore: put è colui che mette i soldi e ha diritto di
riscuotere il residuo delle quote dell’azienda; quindi, chiama a sé le quote di cui non è ancora in possesso.
a. rappresentanza nel CDA, con diritto di veto
b. analizza i risultati aziendali mensili
c. suoi i manager chiave
d. impone revisione dei bilanci
a. rappresentanza nel CDA
b. tutte le decisioni strategiche vengono prese dal management
c. informazioni sull'andamento
d. intervento solo su problemi/criticità
Cessione della partecipazione detenuta dall’investitore : non deve per forza vendere tutto.
Quotazione in borsa : anche qui può essere fatto sulla per una quota di capitale e non tutto.
Vendita dei titoli ad altra impresa del settore o investitore istituzionale
Riacquisto da parte degli azionisti originari (opzione call)
Azzeramento del valore della partecipazione quando una start up fallisce, vale 0.
Il Drag along è il diritto dell'investitore , nel capitale di rischio, di obbligare gli altri soci alla vendita del controllo
dell'impresa (definito anche Diritto di trascinamento). La clausola di co-vendita “drag along” attribuisce ai nuovi
soci entranti il potere di acquisire l’intero pacchetto azionario senza dover subire la presenza di soci di minoranza:
in pratica riconosce il diritto al socio di maggioranza di poter vendere insieme alla propria quota, anche le
partecipazioni degli altri soci. Questa clausola aumenta il valore della partecipazione venduta perché garantisce la
cessione del 100% del capitale.
Il Tag along è il diritto dell'investitore , nel capitale di rischio, di partecipare, pro-quota, alla vendita, nel caso in
cui gli altri soci decidano di cedere la loro partecipazione nell'impresa (definito anche Diritto di covendita).
La clausola di co-vendita “tag along” riconosce ai soci di minoranza il diritto di entrare nella cessione delle quote
dell’azionista di maggioranza, cedendo anche le proprie quote alle medesime condizioni offerte dai terzi entranti.
Questa clausola in pratica garantisce una via d’uscita ai soci di minoranza alle stesse condizioni di acquisto offerte
al socio di maggioranza. I patti di co-vendita consistono nella definizione di accordi per la cessione delle quote
azionarie dopo un preciso periodo di tempo.
La liquidation preference è la clausola che può essere contenuta nel contratto di investimento al fine di definire
una distribuzione preferenziale per l'investitore del ricavato derivante dalla vendita della società o da altri eventi
liquidatori.
Per la quotazione in borsa ci vorrà minimo un anno e ci vorrà un gran investimento di spesa perché bisogna pagare
la banca “d’affari”; essa ci valuta e stabilisce la cd “forchetta” = min e max di quotazione.
vantaggi per l’azienda:
o rafforzamento della struttura finanziaria
o aumento della solidità patrimoniale
o miglioramento dell’immagine e della notorietà
vantaggi per gli azionisti:
o monetizzazione parziale dell’investimento
o capitalizzazione dell’impresa senza immettere capitali propri
Ovviamente si hanno anche degli svantaggi in caso di quotazione in borsa come ad esempio: si perde il controllo a
causa dei cambiamenti di valore ci possono essere diversi pensieri e dubbi sulla propria attività e molte volte i
consigli creano disagi anche quando non ce ne sono.
Testimonianza MIND THE GUM
I primi integratori in formato chewing gum in Italia. È un’azienda italiana con prodotti 100% made in Italy ; sono
stati eletti fra le 100 eccellenze italiane.
La gamma ad oggi si articola in 3 fasce:
Mission: migliorare la vita delle persone in una maniera FACILE ed EFFICACE. Facile come masticare un chewing
gum! La domanda che ci si chiede è: perché è stato deciso di fare il tutto in chewing gum?
Più veloci ed efficaci: Grazie all’ assorbimento sublinguale il chewing gum rilascia i suoi principi attivi che
entrano subito in circolo evitandone la parziale distruzione dovuta alla digestione.
Comodo e pratico: Il chewing gum non solo è il metodo di somministrazione più efficace, ma è anche comodo
da utilizzare dove e quando si vuole!
Zero imbarazzo: Il chewing gum supera le barriere di imbarazzo che alcuni consumatori provano nell’usare
integratori fuori casa (utilizzare bustine per il mal di testa o altri dolori).
Target: come per ogni business è difficile trovare una frase simbolo che possa coinvolgere più persone possibili ed
ecco che nasce dal marketing: “ MIND THE GUM è una carica di energia e concentrazione per lavoro, studio e
sport”. Inizialmente l’idea era nata per coinvolgere gli studenti ed era nata tramite l’incubatore “speed me up” della
Bocconi. Poi si era sviluppata per i mind-worker e infine tramite l’entrata di Ibrahimovic si è pensato di coinvolgere
anche un altro target, ovvero quello degli atleti e per tutti gli sportivi.
Dal 2022 si cercherà di dare più importanza ad ogni singolo focus e fare articoli più specifici.
L’idea di Mind the gum nasce da un problema: Pensate di riuscire ad essere produttivi e concentrati tutto il tempo
durante le vostre giornate di studio o lavoro? La risposta è no.
Non è possibile mantenere la concentrazione al 100% durante tutta la giornata
Diversi studi hanno dimostrato che la maggior parte del tempo speso al lavoro è speso improduttivamente
Il 77% del tempo è sprecato a causa di cali di attenzione e distrazioni
Il problema è latente ma ben percepito dal target: il 50% delle persone affermano che al lavoro sono
decisamente meno produttivi a causa di mancanza di concentrazione