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Dispensa StartUp con appunti e slide, Dispense di Strategia d'impresa

In questa dispensa ci sono tutte le informazioni necessarie per sostenere il secondo modulo dell'esame di Strategia e Politica Aziendale in Start Up.

Tipologia: Dispense

2021/2022

In vendita dal 05/05/2022

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STRATEGIA START UP
Come impostare una start up
Un imprenditore di start up è completamento diverso dagli altri imprenditori: ha una evocazione al rischio
“altissimo” e anche un altissimo tasso di innovazione. Una start up è un rischio puro per chi l’affronta e per chi
la finanza ha un tasso di caducità pari all’85/90% (curva gaussiana che precipita in modo precipitoso)
Questo perché a volte vengono offerti prodotti/servizi che non interessano al mercato, ma solo all’imprenditore
stesso che potrebbe non avere neanche la capacità finanziaria sufficiente. Spesso capita infatti che la capacità
finanziaria la si ottiene tramite un ristretto cerchio di amici e parenti (gap generazionale che influenza in negativo)
che inizialmente danno sostegno finanziaria per partire ma, non riscontrando interessi altrui, non funziona.
L’imprenditore deve essere un “visionario”, che non si fa abbattere, ma non può e non deve essere un tuttologo
(deve essere solo un visionario, un ideatore e un appassionato). Lui deve avere qualcuno che tecnicamente lo
possa supportare nelle fasi di sviluppo analogico = STAFF (servono dei collaboratori).
Per essere imprenditore è richiesta una forte “leadership” perché bisogna coinvolgere persone alle quale non
possiamo offrire nulla di certo.
La domanda che sorge è: “come coinvolgo dei collaboratori senza neanche un euro?”
offrire una percentuale futura
trovare gente che possa essere coinvolta nel mio progetto dal punto di vista emozionale.
L’imprenditore probabilmente riceverà diversi rifiuti, correttamente motivati se il progetto non è inte ressante,
ma l’imprenditore/leader può anche trovare degli interlocutori inadeguati. I rifiuti sono oggetto di sofferenza,
ma l’imprenditore deve saper superare le difficoltà
Gli elementi per una start up
Per fare una start up servono alcuni ingredienti:
I. L’IDEA: deve avere degli elementi innovativi per far sì che sia interessante per il mercato:
a. rompo il mercato e invento qualcosa di nuovo (cambio le regole del gioco dell’are di business)
b. prendo qualcosa che già c’è e la miglioro = ME TOO
ogni volta che si corregge una business idea, che funziona, si crea un nuovo mercato (aggiungendo
ovviamente degli elementi aggiuntivi)
carico un progetto già esistente di valore aggiunto (percepito dal mercato, valore di servizio)
bisogna dargli “una veste diversa” = acquisto una fetta di mercato facendo poca fatica
dare per esempio un valore aggiuntivo all’idea di business esistente e farla evolvere (nella curva di
crescita non vado nella fase di maturazione, ma appunto nella fase di “crescita” per poter migliorare)
II. QUALCUNO A CUI RACCONTARE L’IDEA: cerco di trovare collaboratori e finanziatori nel network diretto
(ma non si deve mai e poi mai lavorare con i propri amici: all’inizio magari sì ma bisogna fermare il rapporto
a un livello iniziale). La curva di apprendimento del nostro amico è infatti già scesa nel momento in cui ci
sviluppiamo si ha bisogno di un professionista con competenze maggiori e più brava di noi.
Tutto deve sempre essere messo in chiaro, bisogna stabilire sempre le regole del gioco e le condizioni alla
base di tutto (rapporti tra relazioni umane e professionali deve essere stroncata sul nascere): ognuno deve
sapere sempre l’inizio e la fine del proprio ruolo.
Alcune start up saltano perché la dialettica, tra imprenditore e quelli che ha portato con lui, uccide l’idea ->
rancori, litigi sono motivo di fallimento. Quando si parte con un’idea di business bisogna:
1. Guardare la concorrenza, ovvero chi può contrastare la mia idea (è molto importante)
2. Guardare il contesto: una presentazione squallida allontana il cliente
I business attuali
I business attuali sono caratterizzati da:
connessione e continuo cambiamento di ogni aspetto gestionale e organizzativo
connettività tra persone, società, nazioni (nuovi modelli culturali)
importanza del valore degli intangibili nel sistema di prodotto e dalla perdita di confini
velocità delle transazioni
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STRATEGIA – START UP

Come impostare una start up

Un imprenditore di start up è completamento diverso dagli altri imprenditori: ha una evocazione al rischio

“altissimo” e anche un altissimo tasso di innovazione. Una start up è un rischio puro per chi l’affronta e per chi

la finanzaha un tasso di caducità pari all’85/90% (curva gaussiana che precipita in modo precipitoso)

Questo perché a volte vengono offerti prodotti/servizi che non interessano al mercato, ma solo all’imprenditore

stesso che potrebbe non avere neanche la capacità finanziaria sufficiente. Spesso capita infatti che la capacità

finanziaria la si ottiene tramite un ristretto cerchio di amici e parenti (gap generazionale che influenza in negativo)

che inizialmente danno sostegno finanziaria per partire ma, non riscontrando interessi altrui, non funziona.

L’imprenditore deve essere un “visionario”, che non si fa abbattere, ma non può e non deve essere un tuttologo

(deve essere solo un visionario, un ideatore e un appassionato). Lui deve avere qualcuno che tecnicamente lo

possa supportare nelle fasi di sviluppo analogico = STAFF (servono dei collaboratori).

Per essere imprenditore è richiesta una forte “leadership” perché bisogna coinvolgere persone alle quale non

possiamo offrire nulla di certo.

La domanda che sorge è: “come coinvolgo dei collaboratori senza neanche un euro?”

 offrire una percentuale futura

 trovare gente che possa essere coinvolta nel mio progetto dal punto di vista emozionale.

L’imprenditore probabilmente riceverà diversi rifiuti, correttamente motivati se il progetto non è interessante,

ma l’imprenditore/leader può anche trovare degli interlocutori inadeguati. I rifiuti sono oggetto di sofferenza,

ma l’imprenditore deve saper superare le difficoltà

Gli elementi per una start up

Per fare una start up servono alcuni ingredienti:

I. L’IDEA: deve avere degli elementi innovativi per far sì che sia interessante per il mercato:

a. rompo il mercato e invento qualcosa di nuovo (cambio le regole del gioco dell’are di business)

b. prendo qualcosa che già c’è e la miglioro = ME TOO

 ogni volta che si corregge una business idea, che funziona, si crea un nuovo mercato (aggiungendo

ovviamente degli elementi aggiuntivi)

 carico un progetto già esistente di valore aggiunto (percepito dal mercato, valore di servizio) 

bisogna dargli “una veste diversa” = acquisto una fetta di mercato facendo poca fatica

 dare per esempio un valore aggiuntivo all’idea di business esistente e farla evolvere (nella curva di

crescita non vado nella fase di maturazione, ma appunto nella fase di “crescita” per poter migliorare)

II. QUALCUNO A CUI RACCONTARE L’IDEA: cerco di trovare collaboratori e finanziatori nel network diretto

(ma non si deve mai e poi mai lavorare con i propri amici: all’inizio magari sì ma bisogna fermare il rapporto

a un livello iniziale). La curva di apprendimento del nostro amico è infatti già scesa nel momento in cui ci

sviluppiamo  si ha bisogno di un professionista con competenze maggiori e più brava di noi.

Tutto deve sempre essere messo in chiaro, bisogna stabilire sempre le regole del gioco e le condizioni alla

base di tutto ( rapporti tra relazioni umane e professionali deve essere stroncata sul nascere) : ognuno deve

sapere sempre l’inizio e la fine del proprio ruolo.

Alcune start up saltano perché la dialettica, tra imprenditore e quelli che ha portato con lui, uccide l’idea - >

rancori, litigi sono motivo di fallimento. Quando si parte con un’idea di business bisogna:

  1. Guardare la concorrenza , ovvero chi può contrastare la mia idea (è molto importante)
  2. Guardare il contesto : una presentazione squallida allontana il cliente

I business attuali

I business attuali sono caratterizzati da:

 connessione e continuo cambiamento di ogni aspetto gestionale e organizzativo

 connettività tra persone, società, nazioni (nuovi modelli culturali)

 importanza del valore degli intangibili nel sistema di prodotto e dalla perdita di confini

 velocità delle transazioni

E-commerce

A riguardo dell’e-commerce possiamo dire che:

 Non è mera estensione di quello tradizionale

 Deve essere organizzata intorno a gruppi di clienti (segmenti omogenei da fidelizzare) e non al prodotto o

contenuto dell’offerta

 Deve essere dedicata ai benefici che si possono apportare ai clienti

 Il vantaggio della tecnologia elettronica risiede nel potenziamento della flessibilità (il modello di business si

adegua continuamente)

 Genera ribassi sostanziali e continui nei prezzi-costi dei prodotti

 Genera una estrema libertà di contatto con il cliente (siti aperti 24H/giorno)

I modelli mentali per una start up

I modelli mentali per fare una start-up sono:

I. Il controllo dell’azienda

II. Le scelte strategiche

III. La presenza del venture capital e/o capitale di rischio che influenzano le decisioni  la predisposizione al

rischio è altissima: non ci deve essere paura di cadere e rialzarsi (capacità di rimettere insieme le proprie

idee, di formulare un business).

Per fare una start up non basta una buona idea ma è necessario avere molto altro; affinché un progetto sia

realizzabile bisogna avere qualcuno: a cui raccontarla, che ci creda, che la finanzi, che la gestisca e la comperi.

Che cos’è una start up

Una start up è un’azienda ad altissimo tasso di innovazione che quasi sempre opera nel settore delle tecnologie.

Essa deve poter ragionevolmente prevedere una crescita esponenziale per interessare gli investitori di capitale

di rischio e deve avere un management agguerrito, competente e fuori dagli schemi affinché possa avere

successo. È infatti essenziale sapere che molte start up non riescono a sviluppare il proprio progetto e falliscono

ancora prima di poterlo effettivamente utilizzare/provare perché non hanno gli elementi che servono.

Variabili chiave di una start up

 un solo prodotto/servizio, non tanti  più siamo centrati su una cosa e più la faremo meglio.

 identificare la nicchia di mercato  concentrarsi su un mercato poco concorrenziale

 protetti da alte barriere all’entrata  è importante difendersi una volta entrati dai prossimi concorrenti

 mercato medio-piccolo in rapida espansione  ci dà l’opportunità di crescere

 no needs, no business  se non ci sono bisogni, allora non

devo andare in quel mercato (non c’è un business)

Le domandi da porsi infatti sono:

 avete un buono spirito di adattamento e flessibilità mentale?

 avete una strategia vincente di difesa dagli imitatori?

 sapete dove trovare le persone giuste?

 l’idea sfrutta fino in fondo i vantaggi della rete?

Le start up innovative

successivamente la casa madre ne trae i benefici (start up poi viene inglobata nella casa madre). Così facendo si

crea un enorme vantaggio reciproco (sia per le start up che per le imprese madri).

“le imprese possono e debbono fare ricorso ad idee esterne, così come a quelle interne, ed accedere con percorsi

interni ed esterni ai mercati se vogliono progredire nelle loro competenze tecnologiche” (Chesbrough, 2003)

Innovazione chiusa e aperta

INNOVAZIONE CHIUSA INNOVAZIONE APERTA

Le persone più capaci lavorano per noi

Non tutte le persone più capaci lavorano con noi e diventa

fattore di vantaggio dell’azienda la capacità di valorizzare

expertise e competenze che sono al di fuori dell’azienda

Per creare valore da ricerca e sviluppo, l’azienda deve

scoprire, sviluppare e governarle direttamente

Ricerca e sviluppo provenienti da fonti esterne possono generare

valore in maniera significativa: ricerca e sviluppo interne sono

soltanto una parte minima del valore creabile

Se innoviamo all’interno, siamo in grado di

arrivare sul mercato per primi

Non è necessario sviluppare internamente

ricerca per generare valore

Se siamo i primi a commercializzare la ricerca,

creiamo vantaggio competitivo

Costruire un migliore modello di business è

più importante che arrivare primi sul mercato

Se generiamo le migliori idee sul mercato,

vinciamo la competizione

Se siamo in grado di valorizzare le migliore idee,

siamo vincenti sul mercato

Dobbiamo presidiare i risultati della nostra ricerca per

evitare che i nostri competitor ne approfittino

Dobbiamo essere in grado di valorizzare ricerche prodotte

dall’esterno e trasferirle nel nostro modello di business

Inbound e Outbound Innovation

 l’ INBOUND OPEN INNOVATION ricerca innovazioni esterne da integrare a quelle sviluppate internamente

 l’ OUTBOUND OPEN INNOVATION che invece cerca nuovi mercati per commercializzare le tecnologie non

utilizzate dall’impresa a causa di una scarsa coerenza con il business in cui è inserito

Design Thinking

Il Design Thinking è una modalità per affrontare e risolvere problemi di tipo professionale attraverso un consesso

(riunione di persone importanti, autorevoli) misto di competenze disordinate tra loro non conformi, ma che sono

portatori a loro volta di innovazione di pensiero (abituarsi a guardare fuori dagli schemi, immaginare realtà e delle

soluzioni che siano innovative, disegnare degli scenari che ancora non ci sono).

Il Design Thinking un processo per risolvere i problemi in modo creativo; infatti, il metodo e gli strumenti sono

ispirati a quelli dei designer per l’ideazione di soluzioni creative. Si arriva al risultato lavorando in team quanto più

eterogenei possibile, attraverso un metodo strutturato in 5 fasi:

  1. Identificazione del problema e dell’obiettivo

  2. Identificazione dell’ambiente e degli attori chiave

  3. Esplorazione e ricerca delle opportunità

  4. Ideazione, prototipazione, test e validazione

  5. Realizzazione del prodotto/servizio

I vari passi prevedono la generazione di molte idee (fra cui selezionare le migliori) in sessioni di brainstorming

(che possono coinvolgere, oltre ai progettisti, i clienti e altre persone dell’azienda) con il focus sulle esigenze

“umane”. Il processo non è lineare ma ricorsivo : si prevede l’eventuale ritorno ai passi precedenti sulla base degli

esiti delle fasi di prototipazione e di test: se arriviamo ad un risultato che non ci piace e in cui si è in disaccordo, si

ritorna al punto precedente e si cerca di modificare le azioni col fine di avere degli esiti positivi di soddisfazione.

Obiettivo ultimo di un progetto imprenditoriale non deve essere il prodotto o il servizio, bensì il soddisfare

un’esigenza.

Start up vs impresa tradizionale

La start up per distinguersi da un’azienda tradizionale deve avere queste caratteristiche:

Temporaneità: la start up è una fase transitoria per diventare una grande impresa (esecuzione veloce)

Sperimentazione : la ricerca di un modello di business che, dopo molti tentativi, diventi la formula giusta per

essere profittevoli, facendo innovazione

Modello di business scalabile e ripetibile: operare in un mercato ampio con possibilità di crescita e di

ripetibilità nei suoi processi. “ Scalabilesi riferisce alla capacità del business di accrescere le proprie

dimensioni in termini di clienti e di volume di affari esponenzialmente, senza però che le risorse impiegate

(i costi) aumentino allo stesso modo. “Ripetibile” fa riferimento alla possibilità di adoperare un modello di

business ripetibile in diversi luoghi e periodi senza bisogno che sia rivoluzionato , o solo apportando piccole

modifiche. “Scalabile” e “ripetibile” sono quindi due caratteristiche fondamentali in quanto capaci di rendere

una startup interessante per gli investitori di capitale di rischio.

Regole dell’imprenditore

Anche l’imprenditore ha una sua gaussiana: i veri imprenditori quando arrivano al massimo, vendono e poi una

parte la reinvestono nuovamente (bravi a portare l’azienda da ZERO ad un certo livello e se sono veramente bravi

si fermano e si tirano indietro)

 tensione al risultato e saper cambiare le regole

 saper cogliere i cambiamenti nell’aria e ritarare al volo le strategie

 saper iniziare dalle piccole dimensioni

 prendere molte decisioni contemporaneamente

 capace di condurre un team

 capace di tollerare e “sfruttare” il caos

 disponibile a farsi da parte al momento opportuno

 capace di fallire e non per questo “marchiato

L’imprenditore ideale per gli investitori deve essere:

veloce, “visionario”, informato : essere capace di prendere decisioni anche con pochi elementi

capace di copiare : prendere un’idea che già c’è, ma che pensiamo non sia completa nella sua formulazione

dell’offerta, e modificarla migliorandola.

capace di cambiare e riconoscere i propri errori : capire quando si ha sbagliato e rialzarsi.

buon navigatore (“velista”): deve sapere stare al passo col mondo

Cosa ci insegna la Silicon Valley?

 libertà di fallire: uno che fallisce non vuol dire che non è capace ma magari è anche il più bravo di tutti ma

semplicemente non è il momento giusto per il suo progetto/idea (bisogna rialzarsi e ricominciare).

 incoraggiare ogni livello di management e promuovere nuove idee

 tolleranza per il caos organizzativo

 sviluppare la cultura del cambiamento

 adeguare il management all’evoluzione nel tempo (fonte: Business Week)

Come difendere l’idea

Per difendere una nostra idea dobbiamo tutelarla e per questo sono necessarie delle tappe:

creare il marchio dell’impresa

registrare il dominio internet

fare le pratiche legali

avviare le pratiche con le banche

trovare il capitale iniziale per finanziare la start up

Brevettare non è facile e costa (oltre 7000 euro); per essere validamente brevettabile un’invenzione deve

presentare i requisiti di:

  1. Industrialità (art. 49 c.p.i.). Si ha quando “l’invenzione è atta ad avere un’applicazione industriale se il suo

oggetto può essere fabbricato o utilizzato in qualsiasi genere di industria”

  1. Novità (artr. 46 e 47 c.p.i.), secondo cui “un’invenzione è nuova se non è compresa nello stato della tecnica”,

dove per Stato della Tecnica si intende “l’insieme di tutte le conoscenze rese accessibili al pubblico, in

qualsiasi modo, in Italia o all’estero, prima del deposito della domanda di brevetto”

  1. Originalità (o Attività inventiva) (art. 48 c.p.i.); l’articolo 48,1 c.p.i. spiega che “un’invenzione è originale, ossia

implica un’attività inventiva, se, per una persona esperta del ramo, essa risulta in modo evidente dallo stato

della tecnica”

  1. Liceità (art. 50 c.p.i.)

produrre volumi di ricavi in grado di portarle al break-even

o al profitto)

dipendenti : le scale up hanno di solito una forza lavoro

che va oltre il gruppo dei founder)

Scale up è una società innovativa che ha collaudato il suo

prodotto/servizio e consolidato il suo mercato di riferimento

e sperimenta una crescita esponenziale.

Lo scaling è il risultato della crescita della start up; si parla di

scale up positivo quando la start up presenta caratteristiche

di successo, ha un business model scalabile e ripetibile e

sperimenta una fase di crescita ed espansione anche tramite accordi strategici con grandi imprese. Quindi i punti

chiave che caratterizzano una scale up (a differenza di una startup) sono crescita dimensionale

Gli indicatori di riferimento per valutare una scale up sono copertura di mercato, fatturato e numero dei

dipendenti (che vanno oltre i propri founders)

Per la società di consulenza internazionale Deloitte, le scale up sono 'fast growing up', società che durante i primi 5

anni di vita ottengono minimo dieci milioni di dollari di fatturato.

L’importanza degli Scaler

Gli Scaler sono normalmente grandi imprese

inserite nello stesso ecosistema delle star up,

che contribuiscono con il loro apporto

(servizi, acquisizioni, alleanze etc.) a far fare il

salto dimensionale alla start up.

Dobbiamo raccontare il nostro progetto per

convincere l’interlocutore che poi sarà

disposto a finanziarci  è difficile far

emergere i veri elementi valoriali (alcune cose

hanno valore solo per chi le espone).

Gli operatori a sostegno delle start up

Le fasi del finanziamento e i relativi attori

Le fasi dello sviluppo

I. SEED COMPANY: l’idea, l’embrione  seme che deve germogliare, ma non è detto che lo faccia)

II. START UP: la “partenza”, decollo  ho un’idea più chiara di quello che voglio fare, mi affaccio sul mercato

III. FIRSTSTAGE: primo round di finanziamento  i primi che credono in noi e ci consentono di consolidare o

modificare il nostro modello (umiltà di accettare che si possa aver sbagliato + restituire con i multipli gli

investimenti che sono stati fatti in conto capitale). Non possiamo avere idee contrastanti con il mercato =

possibilità di modifica

IV. SECOND STAGE: secondo round di finanziamento

V. REPLACEMENT: il subentro agli imprenditori in aziende a regime alla fine del nostro processo di crescita

Per passare da una fase di sviluppo all’altra è molto importante avere il capitale per farlo: avere le risorse

finanziarie. Per convincere i finanziatori bisogna impegnarsi molti e far passare il messaggio di essere dei grandi

imprenditori ; dobbiamo avere quindi: idea vincente; business plan completo; analizzare i punti deboli e saperli

correggere (non bisogna eccedere per fare una bella figura ma bisogna comunque essere umili e rialistici); team

motivato e capace ; investire le nostre risorse personali; logica capital gain; accettare l’insicurezza; stock option;

business di respiro globale

Fase SEED

La fase SEED include il finanziamento rivolto alla ricerca, agli asset e sostiene lo sviluppo del progetto prima che

il business abbia raggiunto la fase di start up. Questa è una fase talmente anticipata, rispetto alla posizione sul

mercato, che è difficile trovare dei finanziamenti, ma si trovano i crowdfunding (finanziamento in mercato virtuale).

Chi ci ha finanziato è un potenziale cliente ed è il cliente al quale possiamo chiedere delle migliorie.

Non tutti però possono accedere a queste piattaforme di crowdfunding : vi accedono solo chi ha “buone

probabilità di success” perché ovviamente queste piattaforme vogliono avere una immagine di successo (nessuno

regala nulla). C’è dunque un processo selettivo per poter accedere a queste piattaforme.

Le Seed companies sono tradizionalmente finanziate dalle 3 F: friends – founders – family.

Si tratta della tradizionale iniziativa nata dal tentativo di lanciare un progetto-impresa con un altissimo tasso di

caducità , spesso dovuto a scarsa conoscenza del mercato e della domanda.

Se ai primi test di verifica si riscontra lo scarso interesse del mercato non si prosegue nell’iniziativa o si cambia il

business model (la flessibilità è obbligatoria per gli startupper!).

Fase START UP

Nella start up financing abbiamo un investimento finalizzato all’avvio di un’attività imprenditoriale:

ancora non si conosce la validità commerciale del prodotto/servizio,

hanno già fatto studi di mercato, messo insieme il key management e hanno pronto il business plan

è stata superata la fase di sperimentazione e si è nella fase organizzativa

esiste già almeno un prototipo oppure hanno già 1 anno di attività ma non hanno ancora messo sul mercato

il prodotto.

In questa fase vengono investite delle quote non rilevantissime, perché il rischio di poter perdere l’investimento

è significativo (gli investimenti in conto capitale sono a RISCHIO). Questa fase non include il crowdfunding.

Fasi FIRST e SECOND STAGE

I. FIRST STAGE: successivo investimento per quelle società che hanno speso il capitale iniziale per sviluppare

e testare sul mercato il prototipo e hanno bisogno di fondi per la produzione su larga scala e la vendita.

Queste società hanno anche raggiunto gli obiettivi concordati nel business plan e relativi alla fase iniziale

II. SECOND STAGE: ulteriore investimento per l’espansione di una società che sta producendo e vendendo i

suoi prodotti, ha crediti esigibili e merci in magazzino ma che, nonostante la società stia progredendo, non

ha ancora generato profitti. Nella media, prima di arrivare al livello zero (non al break even), almeno un

paio di anni passano; l’imprenditore deve saper vivere con il DEBITO e con la POSSIBILITÀ DI NON FARCELA

perché la redditività è ben lontana (i costi sono talmente pesanti che affossano qualsiasi valore di ricavo).

È importante in queste 2 fasi, distinguere:

Finanziamenti in EQUITY: investimenti in conto capitale da restituire senza interessi nelle forme concordate;

solitamente sono multipli (Business Angels, Acceleratori d’impresa, Venture Capital e Equity Crowfunding) Ne

Finanziamenti A DEBITO: prestiti di capitale da parte di terzi da restituire con interessi (Minibond;

Convertable Loan; Titoli Obbligazionari Convertibili; SFP=Strumenti Finanziari Partecipativi, resi disponibili dal

Governo per le startup innovative)

Fase Replacement capital

All’interno della fase di replacement abbiamo un investimento finalizzato alla ristrutturazione della compagine

societaria di un’impresa, in cui l’investitore nel capitale di rischio si sostituisce, temporaneamente, a uno o più

conseguenza, fin quando le imprese non sono in grado di generare ricavi, l’incubatore è obbligato a sfruttare

le proprie risorse per sostenere l’attività  Finanzia, senza farci pagare, ospitandoci e investendo su di noi.

FEE + EQUITY BASED : è una formula scarsamente utilizzata, che prevede l’utilizzo di entrambe le formule =

pago meno affitto, perché investe in parte su di noi percentuale di realizzazione molto modesta

L’incubatore non ha contatti con il mondo delle imprese: è isolato. Le motivazioni a cui sembra imputabile la crisi

del settore di incubazione in Italia sono:

a. la distanza tra la ricerca e il sistema di imprese

b. l’assenza di un efficace sistema di trasferimento tecnologico

c. l’assenza di un “ponte” tra il sistema di incubazione e quello del Venture Capital (perno del successo: chi

veramente investe su di noi)

d. la mancanza di un management adeguato nella gestione delle start-up

Anche qui si hanno dei PRO e dei CONTRO:

Ambiente: il clima in cui si lavora in un incubatore è sicuramente positivo, inspirante e la possibilità di

scambio di informazioni e idee sono enormi grazie anche alla creazione di sinergie

Qualità dei consigli: sicuramente il finanziatore più esperto dal punto di vista tecnico, ha a disposizione

materiale e personale qualificato per far si che l’impresa cresca nel migliore dei modi

Impegno: l’impegno che l’impresa madre mette è enorme , conferendo un senso di protezione non

indifferente a chi lavora nella startup

Apprendimento: i membri della startup usciranno sicuramente arricchiti dal punto di vista professionale ,

lavorando con professionisti che versano il massimo impegno nella tua idea

Equity: rinunciare a parte del controllo della propria società non è mai positivo, e un incubatore dispone di un

enorme potere contrattuale rispetto alla startup

Selezione: per l’incubatore la selezione è un’operazione fondamentale e potrà richiedere tempo e una

preparazione della startup adeguata. Deve poter fornire un business plan adeguato e illustrare le attività della

società

Tempo: solitamente le startup sono forzate a rimanere all’interno dell’azienda per un periodo determinato ,

che può essere una cosa positiva, avendo il tempo di apprendere e crescere, ma potrebbe far perdere

possibilità importanti all’impresa

Controllo: entrando in un ambiente professionale c’è chi si aspetta risultati e dovrai rendere conto a loro per

ogni azione che vorrai intraprendere e i risultati che otterrai

Acceleratore d’impresa

L’acceleratore d’impresa è una evoluzione dell’incubatore: mentre in quest’ultimo si viene lasciati “soli”, in un

acceleratore vengono offerti dei corsi che possono insegnare e farti diventare più maturo. L’acceleratore accelera

con una formula propulsiva la nostra posizione/presenza nel mercato.

Sono attori di recente sviluppo operanti nella filiera della creazione e crescita delle startup innovative con un

nuovo modello di funding ed assistenza; corrisponde ad un livello evolutivo : è una modalità, che nasce soprattutto

nelle università (Politecnico ne ha uno eccellente)

Banca Intesa lo fa: ha un mondo di accelerazione al proprio interno che è strepitoso, ha accordi con la Silicon Valley

(fa crescere in casa e poi li invia in Silicon Valley per evolvere)  logica di “riciclo”

Venture Capital

Le società di venture capital sono delle aziende di matrice finanziaria che si occupano solo del finanziamento

d’avvio di nuove imprese (il finanziamento è in conto capitale = rischio puro; serve per fare il salto quali-

quantitativo. È fondato su capitali privati organizzati in FONDI CHIUSI destinati all’investimento in nuove

iniziative imprenditoriali.

Le società di venture capital sono finalizzate al “capital gain” attraverso il disinvestimento delle iniziative

partecipate; ha un ritorno atteso dalle 5 alle 10 volte il capitale stanziato ed è per questo motivo che lo fanno:

loro investono i propri finanziamenti su 10 start up sapendo che 7 probabilmente falliranno ma quelle 3 rimanenti

potranno rendermi 10 o 15 volte quello che ho investito.

Il processo di raccolta di denaro che serve alle società di Venture Capital avviene a monte , attraverso dei fondi

chiusi perché hanno due variabili vincolanti che si devono verificare contestualmente: quantità di denaro da

raccogliere e il tempo.

È importante concludere il fondo per il progetto perché se non

è stato fatto, il fondo si scioglie e ognuno riprende i soldi che

ha investito; sembra non nuocere a nessuno ma in realtà fa una

brutta figura chi ha istituito il fondo perché vuol dire che ha una

reputazione poco credibile  immagine di instabilità.

il Venture capital ha una sola funzione: CREARE VALORE

discorso dell’Hockey Stick ” = faccio un investimento solo deve

ci sono probabilità che l’investimento mi restituisca un multiplo

enorme

Io sono il Management Company Advisor, ovvero

qualcuno che ha una credibilità individuale o di

team, sul mercato internazionale, molto rilevante

perché se no i soldi non arrivano.

Come primo passaggio c’è quindi la raccolta dei

fondi frantumata in tanti piccoli investimenti che

poi verranno distribuiti alle start up. Il nostro

Advisor sceglie dove investire.

Le nostre banche hanno una duplice natura: sono

banche di credito e hanno un proprio patrimonio

che investono come vogliono per la loro individuale redditività (la banca è un’azienda)

Fondi chiusi

I fondi chiusi sono uno strumento finanziario che raccoglie capitali presso gli investitori istituzionali (fondazioni,

imprese, assicurazioni, fondi pensione, imprese) per investirli in imprese non quotate ad alto potenziale di

sviluppo; si chiama chiuso perché i sottoscrittori possono riscattare le quote solo a data stabilita e non possono

quindi riscattarle a loro piacimento.

Se il fondo ha già raccolto tutto il capitale, non è possibile a nuovi sottoscrittori entrare nel fondo stesso e se il

fondo non raccoglie quanto previsto, si scioglie. Il fondo chiuso garantisce ai gestori la disponibilità per un periodo

determinato di una quota di capitali certa, per poter investire con tranquillità in aziende piccole, che richiedono del

tempo (3/5 anni) per poter essere quotate o vendute.

SGR (società di gestione risparmio)

La SGR (società di gestione risparmio) per legge ha il compito di promuovere, istituire, organizzare e gestire il

fondo chiuso. ESSA deve possedere una capitalizzazione minima di un milione di euro e le viene permesso di

gestire contemporaneamente sia fondi chiusi che aperti, dandole quindi la possibilità di sfruttare o creare

eventuali sinergie. Per poter operare, necessita del consenso della Banca Centrale e della CONSOB; deve inoltre

sottostare a tutta una serie di norme.

Venture Capital: pro e contro

Anche qui si hanno dei PRO e dei CONTRO:

hanno portafogli molto ampi e l’investimento medio va dai €500'000 ai €5 milioni;

Startup studio

 Obiettivo finale: come VC, mirare a ottenere una exit e basare il revenue model sulle exit effettuate all’interno

del proprio portfolio. Trovare le imprese in base a una specifica esigenza di mercato. Rendere la startup

finanziariamente e strutturalmente sostenibile fino a renderla indipendente e poi liquidare l’investimento con

un’operazione di m&a o una quotazione.

 Equity: è un fondatore della startup, e ha e mantiene quindi le sue quote. Raccolgono fondi da General partner

e investitori privati come business angel, family office, fondi di vc. Possono utilizzare queste risorse per altre

attività in caso di fallimento aziendale.

 Management: non sono investitori in fase iniziale, ma veri e propri fondatori. L’approccio dello Studio si chiama

imprenditorialità parallela: inizia con l’analisi di mercato e termina con la generazione di idee e loro testing.

Ciò che ottengono attraverso il processo è far nascere startup ed entrare nel mercato.

Testimonianza Startup GEEKS

Sono una società benefit con un focus principale su imprenditorialità e innovazione. Facendo leva sulle loro

competenze core, la community e i contenuti formativi, hanno sviluppato percorsi di formazione, network e servizi

dedicati ad aspiranti imprenditori, startup, startup service provider e Corporate. Nel 2020 hanno lanciato Startup

Builder, divenuto rapidamente il più grande incubatore online italiano per progetti in fase di validazione. Con lo

Startup Builder hanno supportato oltre 370 progetti tramite 7 programmi di incubazione, supportando oltre 800

imprenditori e raccogliendo 1,4 milioni di euro dai partecipanti tramite investitori.

Supportano aspiranti imprenditori e aziende nello sviluppo di competenze imprenditoriali e nella concretizzazione

di idee di business innovative. Si occupano della fase iniziale di una startup: supportano le startup a capire se quello

che stanno facendo è davvero la cosa giusta, ovvero se effettivamente risolvono un problema.

Startup Geeks, infatti, non va a ricercare quelle startup che cercano di mettere in atto qualcosa per poi cercare un

problema da risolvere, ma vanno a cercare principalmente quelle startup che cercano di risolvere un problema che

già c’è. Supportono le aziende in un percorso di crescita e di innovazione che parte dalla trasformazione del

mindset e della cultura aziendale. Lo facciamo tramite un processo di innovazione validato su oltre 280 progetti,

grazie ad una piattaforma tecnologica proprietaria e una cultura che rappresenta lo spirito della nostra

community di oltre 1000 imprenditori. Rappresentiamo la mentalità imprenditoriale, la voglia di innovare e il

coraggio di fallire. Crediamo molto nell’idea di Open Company. Una visione dell’azienda aperta e inclusiva dove

idee interne ed esterne vengano valorizzate. Una visione che si basa sull’equilibrio tra l’innovazione dei processi

interni, la valorizzazione dei propri collaboratori e l’inclusione di startup ed idee esterne.

Innovation

innovazione interna  Crediamo che:

o Coinvolgere i dipendenti in progetti di innovazione interna aumenta l’engagement e la motivazione;

o Trasmettere cultura imprenditoriale è la base per il reskilling e per la loro crescita in azienda;

o Innovare bottom-up significa valorizzare l’expertise aziendale alimentando il people development.

Innovazione esterna  Abbiamo fatto sistema con VC, CVC, incubatori e acceleratori. Crediamo che:

o Lo scouting tecnologico e l’open innovation debbano essere supportati da una cultura interna adatta;

o Open Innovation ed Internal Innovation sono complementari e sinergiche;

o Le startup hanno necessità diverse dalle corporate. Le aziende devono supportarle con strutture ad hoc

Innovation Bootcamp  Forniamo a manager e giovani talenti gli strumenti i modelli e la formazione

necessaria ad aiutarli nel rendere la loro organizzazione veloce, flessibile e nel creare innovazione

minimizzando i rischi. Alcuni modelli e strumenti sono:

o Value Innovation

o Il Customer Development

o Design thinking

o Lean methodology

o Blu ocean

Innovation incubator

o Per supportare progetti di innovazione, call for idea/startup o creare programmi di intrapreneurship

o Per validare, testare e supportare progetti di innovazione alla velocità di una startup

o Per trasmettere cultura imprenditoriale e nuove skill, aumentando engagement e motivazione

o Per creare incubatori in-house che attraggano innovazione esterna ed interna per supportarla

Innovation studio  Perchè l’innovazione ha bisogno di una casa:

o Costruisci uno spazio dedicato alle startup per supportarle e farle crescere mantenendo un buon grado

di indipendenza. Startup e corporate hanno esigenze diverse!

o Dai seguito alle tue iniziative di innovazione interna, mettendo a terra i progetti con la velocità di una

startup;

o Supporta le tue attività di M&A e di Open Innovation, aumentando la tua attrattività verso l’intero

ecosistema.

Le fasi del finanziamento, il crowdfunding e l’investimento in capitale di rischio

Coda lunga

Modelli di business basati sulla vendita di una minore quantità di

un numero maggiore di prodotti. Bassi costi di magazzino e

piattaforme super efficienti. La coda lunga è uno dei principi base

del crowfunding

Il Crowdfunding

Il Crowdfunding (letteralmente = finanziamento pubblico) consiste nell’utilizzo di un piccolo capitale, ottenuto

da un elevato numero di persone, per finanziare iniziative di qualsiasi genere che spaziano da attività culturali alla

ricerca scientifica, fino a iniziative imprenditoriali e campagne elettorali, come nel caso di Barak Obama che ha

sostenuto parte della propria corsa alla presidenza con il denaro dei propri elettori.

Il Crowdfunding richiede la selezione della piattaforma, ovvero serve definire l’importo che si vuole ricevere e i

tempi in cui lo si vuole ricevere a fronte di un progetto che viene lanciato sul mercato.

Le tipologie di Crowdfunding

REWARD BASEDchi finanzia questo tipo di progetto non presta denaro, ne diventa azionista ,

semplicemente offre una somma di denaro al progettista che ricambierà tramite una ricompensa (un

biglietto di ringraziamento, un invito a un evento o un prodotto). Se non vengono raccolti i fondi necessari

nel tempo stabilito le offerte tornano ai sostenitori e il progetto non viene realizzato

DONATION-BASEDbasate su semplici donazioni, generalmente utilizzate per il sostegno di associazioni

no profit, enti di beneficenza, ma anche attività culturali e iniziative o progetti a valore sociale

EQUITY-BASED CROWDFOUNDINGsono piattaforme che attraggono i micro-investitori su un progetto

remunerando l’investimento con una quota di partecipazione azionaria e quindi un ritorno futuro sugli utili

della start up nascente

SOCIAL LENDING PEER2PEER o LANDING-BASEDè un sistema di micro-prestito tra privati, a titolo

personale, con restituzione a tassi particolarmente agevolati, definite.

l’investitore è spesso un partner con

esperienza gestionale

l’assistenza è solo legata al

finanziamento

l’investitore non chiede garanzie e si

accolla una parte del rischio, come gli altri

azionisti

se il prestito non è rimborsabile la banca

può chiedere la liquidazione e rivalersi

sull’attivo

Cosa raccontare agli investitori

a) L’importanza dell’idea

b) L’importanza e la qualità del business model (importante executive summary)

c) L’importanza della relazione

Che tipo di business idea

Esistono due tipi di profilo di progetto:

A. Imitativo: sfrutta esistenti potenzialità di profitto, inserendo importanti fattori di innovazione. In questo

profilo viene ricordato il cd “COPYCAT”: è la modalità per cui un business model viene duplicato, imitandolo

alla perfezione, da parte di un imitatore. Nel momento in cui qualcuno entra nel mio mercato, mette in

evidenza la scarsità di barriere all’entrata del nostro business, ma non necessariamente è un fatto negativo:

significa che il vostro business model è valido. Stimola una competizione che vi obbliga a sviluppare nuove

formule o idee, per mantenere vincente la vostra proposta. Niente esclude una fusione/acquisto

dell’imitatore con conseguente aumento del mercato

B. Innovativo : è presente in modo preponderante un NUOVO potenziale di profitto tecnologico o di mercato

Gli elementi del progetto

L’IDEA (o visione imprenditoriale) diventa concreta (diventa PROGETTO), se c’è chiarezza su tre elementi

fondamentali:

Segmento di mercato : a chi si vuole offrire il prodotto/servizio

Sistema di prodotto : che cosa si intende vendere

Struttura aziendale : come si intende produrre e commercializzare il prodotto/servizio

Il successo della formula imprenditoriale dipende dalla congruenza tra la struttura, sistema di prodotto e

segmento di mercato prescelto.

Sistema di prodotto

Non esiste un sistema di prodotto migliore in assoluto : una formula imprenditoriale ha successo quando si riesce

ad offrire ad un mercato obiettivo sufficientemente ampio un sistema di prodotto competitivo rispetto ad offerte

alternative. Le caratteristiche del sistema prodotto vengono definite dai bisogni espressi dal mercato prescelto

ogni offerta deve essere formulata pensando ai bisogni e desideri del mercato di riferimento : se il mercato è

troppo ampio si rischia di defocalizzarsi; bisogna far attenzione ai segmenti dominati da clienti con forte potere

contrattuale, che potrebbero strozzare sul prezzo.

Presentare un progetto: le criticità

  1. Se il primo contatto non va a buon fine riprovare con altre società: importante ripensare al progetto

rivedendo in chiave critica la sua impostazioneNon esistono dei tempi standard tra la presentazione

del progetto e la decisione da parte dell’investitore ; dipendono dalla chiarezza e completezza dei dati forniti

dall’imprenditore, dal mercato, complessità del business…

  1. le informazioni riservate vanno comunicate solo ai consulenti coinvolti nel processo di valutazione

dell’investimentoSi sottoscrive un NDA (lettera di riservatezza) per tutelare il neo imprenditore; questo

avviene nella fase di stipulazione preliminare del contratto. La riservatezza riguarda solo le info

strettamente aziendali e non ad es. il mercato di riferimento in cui si intende operare. Il V.C., se fallisce la

trattativa, è libero di investire su aziende concorrenti nello stesso settore. Quindi, l’imprenditore deve

impostare la trattativa per massimizzare le sue possibilità di successo.

  1. Se la documentazione sottoposta risulta interessante , dopo aver approfondito alcuni aspetti chiave del

business e l’investitore si convince d’aver di fronte una buona opportunità, si predispone una lettera

d’intenti nella quale si definiscono gli aspetti economici, legali, societari che verranno ripresi in dettaglio

nel contratto vero e proprio : il valore della azienda, i membri del CDA, gli obblighi verso l’investitore e le

clausole per il disinvestimento. Solo la due diligence potrà trasformare questa lettera d’intenti in un

contratto vero e proprio

Le fasi per una presentazione di un progetto sono quindi:

  1. Inviare bozza del progetto : presentare una prima edizione approssimativa

  2. Accordi di riservatezza

  3. Lettera di intenti

  4. Due diligence : prima di prendersi una fregatura, vengono effettuate diverse analisi di valutazione (tutelarsi)

  5. Firma dell’accordo, finanziamento e patti parasociali

  6. Monitoraggio dell’investimento

  7. Disinvestimento

La valutazione del Venture Capitalist

analisi quantitativa : renderà o no?

giudizio e pregiudizio personale del venture capitalist

percezione del potenziale di crescita

percezione della capacità del management di sfruttare l’opportunità

Valutazione pre-money e post-money

La differenza tra valutazione pre-money e post-money di una startup è legata al momento in cui la startup riceve

degli investimenti:

pre-money: ci si riferisce al valore concordato dell’impresa prima che riceva il prossimo finanziamento;

post-money : si fa riferimento al valore della startup immediatamente dopo aver ricevuto il capitale.

Questi due concetti sono di vitale importanza per stimare il valore di una startup, anche perché la differenza tra

valutazione pre-money e post-money serve anche a determinare la quota azionaria a cui gli investitori hanno

diritto dopo la fine del round di finanziamento , che ovviamente può variare.

Se un investitore, per esempio, decidesse di finanziare una startup con un capitale di 25 mila euro, otterrebbe una

quota azionaria del 20% se la valutazione pre-money fosse di 100 mila euro. Se invece la valutazione prima del

round di finanziamento fosse più bassa, per esempio 75 mila euro, allora la quota azionaria sarebbe più alta e

corrisponderebbe al 25%.

Metodo Berkus

Il metodo Berkus, anche conosciuto come metodo checklist, è uno dei modi più utilizzati per valutare una startup,

soprattutto in fase early stage. Prende il nome da Dave Berkus, che è stato il primo a formulare questo approccio

basato su 5 fattori chiave :

  1. valore di base (rischio del prodotto);

  2. tecnologia (rischio tecnologico);

  3. qualità manageriali del team (rischio di esecuzione);

  4. rapporti e partnership strategiche nel mercato di riferimento dell’attività (rischio di mercato e competitivo);

  5. produzione e vendite (rischio finanziario o di produzione).

Con il metodo Berkus (Checklist) viene effettuata una valutazione dettagliata partendo dalla disamina dei singoli

fattori elencati: ognuno di essi ha il proprio valore, che unito e sommato a quello di tutti gli altri aiuta a calcolare

l’effettivo valore della startup.

Spesso si attribuisce un valore che varia da 0 a 500 mila euro a ognuno di questi 5 fattori chiave

Metodo Costo to Duplicate

Se la nostra startup riesce a mitigare ad esempio il rischio di contenzioso, perché ha dei brevetti a copertura della

propria tecnologia, la valutazione media di settore verrà incrementata. Diversamente verrà ridotta o lasciata

invariata. Il metodo del Cost-to-Duplicate si concentra su un concetto semplice: quanto denaro sarebbe

necessario per creare un’azienda identica? Si utilizza questo metodo per avere un’idea della baseline da cui

partire. Dopotutto nessun investitore sarebbe disposto a pagare di più per qualcosa che potrebbe crearsi da zero

copiando la tua startup.

I patti parasociali: sono accordi extra statutari con i quali i soci decidono di regolare alcuni aspetti specifici

della vita sociale, ad integrazione o modifica di quanto sancito dallo statuto (regole del funzionamento della

macchina). Principalmente questi possono riguardare :

o la corporate governance: per la definizione delle regole di nomina e funzionamento degli organi sociali,

per il controllo di gestione e le maggioranze qualificate richieste per atti particolari (es. limite di spesa

per investimenti a carico dell’AD, acquisto, cessioni di titoli), per attribuire ad alcuni il potere di veto su

particolari decisioni aziendali

o il disinvestimento: per gli accordi sulle regole di disinvestimento (patti di co-vendita…) e sull’esercizio

dei diritti di opzione (Put e Call)

Le opzioni put e call

L’opzione è uno strumento finanziario, regolato da un contratto, che conferisce al possessore il diritto di

acquistare o vendere una determinata attività (o quota di partecipazione) a un prezzo prefissato. Il contratto che

regola il diritto d’opzione stabilisce anche il momento in cui è possibile esercitare il diritto acquistato.

Le tipologie fondamentali di contratto di opzione sono due:

opzioni call  opzioni di acquisto da parte dell’imprenditore: l’imprenditore chiama a sé le quote

dell’investitore. Questo è un caso difficile perché solitamente il capitale dell’imprenditore non è sufficiente

per acquistare la restante quota; infatti, solitamente si ricorre al private equity  si passa quindi dalla % di

quota di venture capital al private equity, che ha lo stesso scopo ma lo fa con società consolidate: si hanno

dei manager e non degli innovatori  sono esperti nel settore e sanno come migliorare l’azienda e crescere.

opzioni put  opzioni di vendita da parte dell’investitore: put è colui che mette i soldi e ha diritto di

riscuotere il residuo delle quote dell’azienda; quindi, chiama a sé le quote di cui non è ancora in possesso.

Due approcci al monitoraggio

  1. HANDS ONcontrollo sul processo che non è sufficientemente monitorato (procedimento difensivo):

a. rappresentanza nel CDA, con diritto di veto

b. analizza i risultati aziendali mensili

c. suoi i manager chiave

d. impone revisione dei bilanci

2) HANDS OFF 

a. rappresentanza nel CDA

b. tutte le decisioni strategiche vengono prese dal management

c. informazioni sull'andamento

d. intervento solo su problemi/criticità

Disinvestimento

Cessione della partecipazione detenuta dall’investitore : non deve per forza vendere tutto.

Quotazione in borsa : anche qui può essere fatto sulla per una quota di capitale e non tutto.

Vendita dei titoli ad altra impresa del settore o investitore istituzionale

Riacquisto da parte degli azionisti originari (opzione call)

Azzeramento del valore della partecipazione  quando una start up fallisce, vale 0.

Disinvestimento: Drag Along

Il Drag along è il diritto dell'investitore , nel capitale di rischio, di obbligare gli altri soci alla vendita del controllo

dell'impresa (definito anche Diritto di trascinamento). La clausola di co-vendita “drag along” attribuisce ai nuovi

soci entranti il potere di acquisire l’intero pacchetto azionario senza dover subire la presenza di soci di minoranza:

in pratica riconosce il diritto al socio di maggioranza di poter vendere insieme alla propria quota, anche le

partecipazioni degli altri soci. Questa clausola aumenta il valore della partecipazione venduta perché garantisce la

cessione del 100% del capitale.

Disinvestimento: Tag Along

Il Tag along è il diritto dell'investitore , nel capitale di rischio, di partecipare, pro-quota, alla vendita, nel caso in

cui gli altri soci decidano di cedere la loro partecipazione nell'impresa (definito anche Diritto di covendita).

La clausola di co-vendita “tag along” riconosce ai soci di minoranza il diritto di entrare nella cessione delle quote

dell’azionista di maggioranza, cedendo anche le proprie quote alle medesime condizioni offerte dai terzi entranti.

Questa clausola in pratica garantisce una via d’uscita ai soci di minoranza alle stesse condizioni di acquisto offerte

al socio di maggioranza. I patti di co-vendita consistono nella definizione di accordi per la cessione delle quote

azionarie dopo un preciso periodo di tempo.

Disinvestimento: Liquidation Preference

La liquidation preference è la clausola che può essere contenuta nel contratto di investimento al fine di definire

una distribuzione preferenziale per l'investitore del ricavato derivante dalla vendita della società o da altri eventi

liquidatori.

La quotazione

Per la quotazione in borsa ci vorrà minimo un anno e ci vorrà un gran investimento di spesa perché bisogna pagare

la banca “d’affari”; essa ci valuta e stabilisce la cd “forchetta” = min e max di quotazione.

vantaggi per l’azienda:

o rafforzamento della struttura finanziaria

o aumento della solidità patrimoniale

o miglioramento dell’immagine e della notorietà

vantaggi per gli azionisti:

o monetizzazione parziale dell’investimento

o capitalizzazione dell’impresa senza immettere capitali propri

Ovviamente si hanno anche degli svantaggi in caso di quotazione in borsa come ad esempio: si perde il controllo a

causa dei cambiamenti di valore ci possono essere diversi pensieri e dubbi sulla propria attività e molte volte i

consigli creano disagi anche quando non ce ne sono.

Testimonianza MIND THE GUM

I primi integratori in formato chewing gum in Italia. È un’azienda italiana con prodotti 100% made in Italy ; sono

stati eletti fra le 100 eccellenze italiane.

La gamma ad oggi si articola in 3 fasce:

  1. mind the gum e chewing calm  per la concentrazione e relax
  2. c-gum  per il benessere
  3. immuni gum  per la prevenzione

Mission: migliorare la vita delle persone in una maniera FACILE ed EFFICACE. Facile come masticare un chewing

gum! La domanda che ci si chiede è: perché è stato deciso di fare il tutto in chewing gum?

 Più veloci ed efficaci: Grazie all’ assorbimento sublinguale il chewing gum rilascia i suoi principi attivi che

entrano subito in circolo evitandone la parziale distruzione dovuta alla digestione.

 Comodo e pratico: Il chewing gum non solo è il metodo di somministrazione più efficace, ma è anche comodo

da utilizzare dove e quando si vuole!

 Zero imbarazzo: Il chewing gum supera le barriere di imbarazzo che alcuni consumatori provano nell’usare

integratori fuori casa (utilizzare bustine per il mal di testa o altri dolori).

Target: come per ogni business è difficile trovare una frase simbolo che possa coinvolgere più persone possibili ed

ecco che nasce dal marketing: “ MIND THE GUM è una carica di energia e concentrazione per lavoro, studio e

sport”. Inizialmente l’idea era nata per coinvolgere gli studenti ed era nata tramite l’incubatore “speed me up” della

Bocconi. Poi si era sviluppata per i mind-worker e infine tramite l’entrata di Ibrahimovic si è pensato di coinvolgere

anche un altro target, ovvero quello degli atleti e per tutti gli sportivi.

Dal 2022 si cercherà di dare più importanza ad ogni singolo focus e fare articoli più specifici.

L’idea di Mind the gum nasce da un problema: Pensate di riuscire ad essere produttivi e concentrati tutto il tempo

durante le vostre giornate di studio o lavoro? La risposta è no.

Non è possibile mantenere la concentrazione al 100% durante tutta la giornata

 Diversi studi hanno dimostrato che la maggior parte del tempo speso al lavoro è speso improduttivamente

 Il 77% del tempo è sprecato a causa di cali di attenzione e distrazioni

 Il problema è latente ma ben percepito dal target: il 50% delle persone affermano che al lavoro sono

decisamente meno produttivi a causa di mancanza di concentrazione