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Diritto Internazionale dell'Economia: Un'Introduzione - Prof. Quadri, Dispense di Diritto Internazionale

RIASSUNTO DEL CORSO DI DIRITTO INTERNAZIONALE

Tipologia: Dispense

2019/2020

Caricato il 24/06/2022

tonia-palmentieri
tonia-palmentieri 🇮🇹

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Il Diritto Internazionale dell’economia
Nella seconda metà del 1600, il settore dell’economia non era molto sviluppato: era
un settore studiato solo dagli economisti e non riusciva a trovare un posto ben
definito nel diritto internazionale. Dal punto di vista giuridico, l’economia era una
materia molto specifica e tecnica per essere disciplinata dal diritto. Quando
l’economia iniziò ad assumere un carattere globale e dinamico, si creò un interesse
sempre maggiore verso la disciplina particolare dell’economia. Allo scopo di
disciplinare la materia economica (che presentava caratteri diversi rispetto a tutti gli
altri rapporti internazionali), venne creato un settore specifico del diritto
internazionale, ovvero il diritto internazionale dell’economia.
Il diritto internazionale dell’economia si differenzia dal diritto internazionale in
generale, poiché il primo presenta un sistema dinamico e aperto, in continua
evoluzione dato che disciplina una materia mutevole; il secondo, invece, presenta un
sistema statico e chiuso, e si occupa di sovranità e preservazione di interessi
nazionali.
Il diritto internazionale ha carattere pubblicistico, in quanto ha come soggetti
principali gli Stati e non gli individui.
Secondo la dottrina prevalente, in Italia rappresentata da Picone, anche il diritto
internazionale dell’economia ha carattere pubblicistico è necessario che sia i soggetti
sia le fonti siano soggetti e fonti del diritto internazionale; in caso contrario ci
troveremmo di fronte ad un diritto di natura privatistica.
Il diritto internazionale dell’economia si occupa di vari settori, in particolare del
commercio, della moneta e della promozione dello sviluppo.
I soggetti del diritto internazionale dell’economia sono i soggetti tradizionali del
diritto internazionale, ovvero gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, ma
ciononostante lo Stato ha sempre un ruolo preponderante ed è fondamentale il
carattere dell’effettività, ovvero il peso che ricopre lo Stato stesso.
Possiamo, quindi, definire diritto internazionale dell’economia qualsiasi norma che
disciplina i rapporti di natura economica, purchè abbia carattere pubblicistico.
Gli investimenti internazionali
Per gli investimenti internazionali non esiste una disciplina completa a causa della
forte differenza tra Paesi sviluppati e PVS. Alcuni PVS erano contrari a tale
disciplina poiché sostenevano che avrebbe favorito solo gli interessi dei Paesi
sviluppati: l’investimento avrebbe creato da un lato la presenza stabile
dell’investitore sul mercato del Paese ospite; dall’altro, un controllo di risorse e di
attività produttive da parte di soggetti stranieri.
Gli investimenti internazionali sono fondamentali per la situazione economica di uno
Stato, ma non sono materia del diritto internazionale dell’economia perché la
maggior parte degli investimenti avviene tra privati e Stati (natura privatistica).
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Il Diritto Internazionale dell’economia Nella seconda metà del 1600, il settore dell’economia non era molto sviluppato: era un settore studiato solo dagli economisti e non riusciva a trovare un posto ben definito nel diritto internazionale. Dal punto di vista giuridico, l’economia era una materia molto specifica e tecnica per essere disciplinata dal diritto. Quando l’economia iniziò ad assumere un carattere globale e dinamico, si creò un interesse sempre maggiore verso la disciplina particolare dell’economia. Allo scopo di disciplinare la materia economica (che presentava caratteri diversi rispetto a tutti gli altri rapporti internazionali), venne creato un settore specifico del diritto internazionale, ovvero il diritto internazionale dell’economia. Il diritto internazionale dell’economia si differenzia dal diritto internazionale in generale, poiché il primo presenta un sistema dinamico e aperto, in continua evoluzione dato che disciplina una materia mutevole; il secondo, invece, presenta un sistema statico e chiuso, e si occupa di sovranità e preservazione di interessi nazionali. Il diritto internazionale ha carattere pubblicistico, in quanto ha come soggetti principali gli Stati e non gli individui. Secondo la dottrina prevalente, in Italia rappresentata da Picone, anche il diritto internazionale dell’economia ha carattere pubblicistico è necessario che sia i soggetti sia le fonti siano soggetti e fonti del diritto internazionale; in caso contrario ci troveremmo di fronte ad un diritto di natura privatistica. Il diritto internazionale dell’economia si occupa di vari settori, in particolare del commercio, della moneta e della promozione dello sviluppo. I soggetti del diritto internazionale dell’economia sono i soggetti tradizionali del diritto internazionale, ovvero gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, ma ciononostante lo Stato ha sempre un ruolo preponderante ed è fondamentale il carattere dell’effettività, ovvero il peso che ricopre lo Stato stesso. Possiamo, quindi, definire diritto internazionale dell’economia qualsiasi norma che disciplina i rapporti di natura economica, purchè abbia carattere pubblicistico. Gli investimenti internazionali Per gli investimenti internazionali non esiste una disciplina completa a causa della forte differenza tra Paesi sviluppati e PVS. Alcuni PVS erano contrari a tale disciplina poiché sostenevano che avrebbe favorito solo gli interessi dei Paesi sviluppati: l’investimento avrebbe creato da un lato la presenza stabile dell’investitore sul mercato del Paese ospite; dall’altro, un controllo di risorse e di attività produttive da parte di soggetti stranieri. Gli investimenti internazionali sono fondamentali per la situazione economica di uno Stato, ma non sono materia del diritto internazionale dell’economia perché la maggior parte degli investimenti avviene tra privati e Stati (natura privatistica).

Sappiamo che, secondo la dottrina prevalente, il diritto internazionale dell’economia è un diritto che regola rapporti pubblicistici; secondo la dottrina anglosassone, invece, gli investimenti internazionali sono materia del diritto internazionale dell’economia, poiché tutto ciò che si svolge intorno alla materia economica, è diritto internazionale dell’economia. Le fonti del diritto internazionale dell’economia Dalle Organizzazioni Internazionali economiche derivano le fonti non giuridicamente vincolanti, che costituiscono le fonti del diritto internazionale dell’economia. Esse hanno lo scopo non di regolare, bensì di gestire la materia dell’economia, ovvero una materia dinamica che necessita di risoluzioni veloci e specifiche (i trattati e le consuetudini non sarebbero efficaci perché necessitano di tempi più lunghi per entrare in vigore). Quindi il diritto internazionale dell’economia si basa su fonti previste da accordi: esse presentano un carattere non vincolante, comunque in grado di condizionare l’attività ed il comportamento degli Stati. Le fonti succitate sono norme di soft law, cioè diritto non vincolante. Alcuni ritengono che le norme di soft law non rientrano tra le norme di diritto, altri, invece, ne riconoscono la giuridicità e la non vincolatività (non obbligatorietà).

  1. Tali norme sorgono in capo ad Organizzazioni Internazionali autorevoli, tra le quali le Nazioni Unite, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario. Le Organizzazioni internazionali sono formate da numerosi Stati, quindi se viene adottata una fonte da una di queste Organizzazioni vuol dire che gli Stati sono d’accordo. Anche se tali atti non sono giuridicamente vincolanti, di fatto sono condivisi dalla maggior parte degli Stati e quindi la norma viene applicata a livello mondiale.
  2. Esistono casi di fonti di soft law che sono degli impegni presi in sede politica tra Stati. Essi hanno un valore così importante da far eseguire quel comportamento allo Stato che si è impegnato, nonostante il carattere non giuridicamente vincolante. Tali accordi sono rispettati anche più delle convenzioni internazionali. In caso di violazione, tali fonti prevedono delle sanzioni sia politiche che sociali.
  3. Inoltre esistono fonti di soft law che col tempo si consolidano a tal punto da diventare consuetudini, oppure vengono implementate in trattati internazionali (e quindi condivise da tutti gli Stati firmatari). In questo caso le fonti diventano giuridicamente vincolanti. Sono fonti cristallizzate in atti internazionali di primo e di secondo grado.
  4. Fonti di soft law che rappresentano un metodo di cooperazione tra Stati.
  • la liberalizzazione dei prodotti commerciali per favorire il libero scambio: questo principio è composto da altri sotto-principi, tra cui la clausola della nazione più favorita; -principio del trattamento nazionale , che ha lo scopo di estendere ai prodotti stranieri le prerogative dei prodotti nazionali, evitando, così le discriminazioni. 2 sotto- principi: riduzione delle tariffe doganali e abolizione delle barriere commerciali: l’obiettivo è quello di far circolare il prodotto in maniera non discriminatoria a livello internazionale; -divieto di dumping 1 ; -divieto di sovvenzione di alcune imprese ;
  • principio di divieto degli aiuti di Stato. Tutti questi principi confluiscono nel principio di liberalizzazione, non discriminazione e di tutela della concorrenza. Dal GATT al WTO Il GATT pur essendo un accordo provvisorio, si ritrovò ad espletare una funzione permanente senza possedere tutti i requisiti di una vera Istituzione Internazionale. Limiti dell’accordo GATT:
    • Disciplinava soltanto il commercio internazionale di merci, non regolava, quindi, i servizi, i capitali e le persone;
    • Era un accordo in forma semplificata e non un trattato in forma solenne (ciò incideva sulla sua forza giuridica);
    • Le sue norme non erano direttamente applicabili;
    • Era un accordo frammentario dato che non aveva il potere di innovare le legislazioni esistenti prima della sua adozione: i Paesi firmatari avevano un notevole margine di autonomia, in quanto potevano continuare ad applicare i regimi di commercio precedentemente in vigore. Quasi tutte queste lacune sono state colmate con l’istituzione del WTO. Il WTO è stato costituito con un accordo in forma solenne, e disciplinava la circolazione non solo di merci, ma anche di servizi, di capitali e di proprietà intellettuali. Vi è l’obbligo di conformarsi alle norme del WTO, e si impone quindi un’adesione normativa, anche se resta la non diretta applicabilità delle norme. Tale accordo prevede molte eccezioni, le c.d. clausole di salvaguardia : gli Stati possono non applicare determinate norme per ragioni di urgenza e necessità o per tutela dell’economia del Paese. (^1) Procedura di vendita di un bene o servizio su di un mercato estero a un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita o produzione del medesimo prodotto sul mercato di origine al fine di conquistare un nuovo mercato.

Le caratteristiche funzionali e strutturali del WTO La Comunità Internazionale con l’accordo del WTO non ha registrato un sostanziale salto di qualità, che sarebbe avvenuto dotando tale istituzione di un’autonoma funzione regolatoria e gestionale del settore commerciale. Il WTO non può adottare regole e normative perché ciò è riservato agli Stati attraverso accordi. Inoltre, non è dotato della facoltà di intervenire concretamente, come fanno il FM e la BM. Le norme ed i principi di base del WTO sono:

  • la clausola della nazione più favorita : gli Stati si impegnano a concedersi reciprocamente il trattamento più favorevole che abbiano concesso o eventualmente concederanno in futuro in materia commerciale, ad uno o più Stati;
  • il principio del trattamento nazionale : obbligo di non discriminazione che impone un trattamento uniforme dei prodotti stranieri rispetto a quelli nazionali;
  • la riduzione delle barriere tariffarie : il graduale abbattimento delle tariffe doganali, che incidono sui costi dei prodotti importati;
  • l’abolizione delle barriere non tariffarie : ovvero barriere fisiche, tecniche e fiscali. La loro rimozione permette, grazie ad un più intenso sfruttamento delle economie di scala, di ottenere consistenti riduzioni sia nei costi di produzione, che, conseguentemente, nei prezzi finali di vendita all’interno del mercato unico.
  • il divieto di dumping : il dumping definisce la procedura di vendita di un bene o servizio su di un mercato estero ad un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita o produzione del medesimo prodotto sul mercato di origine al fine di conquistare un nuovo mercato;
  • il divieto delle sovvenzioni di alcune imprese : interventi degli Stati a favore delle singole imprese che le pongono in una posizione di vantaggio rispetto a quelle concorrenti. La struttura del WTO Il WTO dispone di una Conferenza Ministeriale: è il massimo organo decisionale composto dai rappresentanti di tutti gli Stati membri. Il WTO dispone anche del Consiglio Generale e del Segretario, entrambi retti da un Direttore Generale che conduce l’ordinaria attività dell’Istituzione. Il finanziamento del WTO Il WTO non dispone di proprie fonti di autofinanziamento come la BM ed il FM, ma dipende dai contributi annuali degli Stati membri.. il contributo annuale crea una forte dipendenza dell’istituzione da quei Paesi che ne sono i principali finanziatori, come USA e Germania.
  1. L’area di libero scambio: prevede l’eliminazione della maggior parte degli ostacoli alla libera circolazione di beni e servizi, però i singoli Paesi sono liberi di stabilire le proprie norme con i Paesi terzi (non esiste una politica commerciale comune in riferimento alle relazioni con i Paesi terzi); 2) l’unione doganale: è un’area di libero scambio dove però gli Stati aderenti adottano anche una regolazione commerciale comune nei confronti dei Paesi terzi;
  2. il mercato comune : si caratterizza per un ampio livello di libertà di scambi che estende la libertà di circolazione a persone, servizi e capitali;
  3. l’unione economica : è la forma più avanzata di integrazione regionale. Al mercato comune aggiunge l’attuazione di politiche macroeconomiche comuni, come ad esempio l’unione monetaria per l’Unione Europea. L’esistenza di aree geografiche riduce il numero degli attori commerciali, favorendo così la contrattazione di negoziati globali. FONDO MONETARIO, BANCA MONDIALE E ONU Il FM e la BM nascono nel secondo dopoguerra (1944) con gli accordi di Bretton Woods. Inizialmente, il FM rivolgeva la sua attività alla stabilità dei cambi ed alla convertibilità della moneta; successivamente la sua funzione principale divenne quella di concedere prestiti agli Stati in crisi economica (es. crisi della Spagna e della Grecia). Le decisioni sia del FM che della BM sono prese con un sistema di ponderazione del voto , ovvero le quote di ogni Stato sono maggiori o minori in relazione al peso che hanno sulla scena economica mondiale. Gli Stati occidentali hanno un peso economico maggiore rispetto agli Stati orientali. Nell’ONU, invece non vige il principio di ponderazione del voto, ma un sistema democratico , che risulta essere meno efficace sul piano economico. La BM è stata creata per ricostruire i Paesi Europei dopo la seconda guerra mondiale, ma con l’applicazione del Piano Marshall, la sua funzione principale è concedere finanziamenti di medio e lungo termine agli Stati (europei ed extraeuropei), e più in generale, di finanziare i progetti di sviluppo economico. La BM generalmente concede prestiti con i tassi di mercato; tuttavia, esistono i c.d. sportelli che concedono finanziamenti per progetti a tassi più bassi rispetto a quelli di mercato, ma solo se sussistono particolari condizioni e solo a determinati Stati. La funzione principale del FM è concedere finanziamenti economici agli Stati; tale attività è entrata recentemente in crisi, poiché ci sono alcuni Paesi che creano riserve economiche e le impiegano per finanziarne altri, svolgendo, quindi, la medesima attività del Fondo. (es. la Cina ha creato delle riserve e ha concesso prestiti ai Paesi dell’area asiatica). Dualismo tra BM e ONU nella funzione di promozione dello sviluppo

I Paesi in via di sviluppo mirano ad accentuare il ruolo dell’ONU nella promozione dello sviluppo dato che il sistema di voto è democratico (1 Paese conta 1 voto), quindi avendo la maggioranza possono avere una maggiore influenza. I Paesi occidentali (industrializzati), invece, mirano ad accentuare il ruolo della BM nella promozione dello sviluppo dato che il sistema del voto ponderato basato sul “peso” che hanno nella scena economica mondiale, garantisce loro la maggioranza e di conseguenza una maggiore influenza. L’ONU con le convenzioni degli anni 70 vorrebbe promuovere l’uguaglianza sociale ed economica, il diritto allo sfruttamento delle proprie risorse, e più in generale il diritto allo sviluppo, ma i Paesi occidentali si sono sempre dichiarati ostili a questa posizione. Tuttavia con gli anni, questa opposizione si è attenuata e gli interessi dei due gruppi di Paesi stanno convergendo: il problema dello sviluppo dei PVS crea dei problemi ancor maggiori per i Paesi occidentali, come l’immigrazione, il terrorismo, i fenomeni integralisti, ecc. Per questo motivo è a vantaggio di tutti i Paesi cooperare per contrastare sul nascere lo sviluppo di tali fenomeni. Fenomeno del Land Grabbing Il Land Grabbing è un discusso fenomeno economico e geopolitico di acquisizione di terreni agricoli su scala globale, venuto alla ribalta nel primo decennio del XXI secolo. La questione che tale fenomeno solleva riguarda gli effetti di tali pratiche di acquisizione nei PVS, che si realizzano mediante affitto, o acquisto, di grandi estensioni agrarie da parte di imprese transnazionali, governi stranieri, o singoli soggetti privati. Il fenomeno del Land Grabbing non è negativo in se: da un lato, le acquisizioni possono garantire un’iniezione di preziose risorse per investimenti, in realtà economiche in cui queste ultime scarseggiano; d’altro canto, esiste il rischio concreto che le popolazioni locali possano perdere potere di controllo e di accesso sulle terre cedute e sulle risorse naturali collegate alla terra e ai suoli, come, ad esempio, l’acqua. Risulta, quindi, cruciale assicurare che le acquisizioni siano realizzate in modo da minimizzare i rischi e massimizzare le opportunità di crescita e sviluppo economico. Sistemi per la promozione dello sviluppo a livello mondiale:

  • Sistema ONU;
  • Il Gruppo Banca Mondiale;
  • Il Sistema europeo. Il sistema ONU In ambito ONU, la promozione dello sviluppo è svolta da enti di diversa natura: due organismi con competenza generale, l’UNDP (ruolo principale) e l’UNCTAD, e varie istituzioni specializzate.
  • Il Consiglio di amministrazione ha il compito di condurre gli affari ordinari della Banca ed è composto da 24 membri.
  • Il Presidente è l’unico organo individuale della Banca; viene eletto dal Consiglio di amministrazione ed ha il compito di condurre l’ordinaria amministrazione dell’Organizzazione. La prassi vuole che questa carica sia ricoperta da uno statunitense. Il diritto di voto nel Consiglio di amministrazione e nel Consiglio dei Governatori si esercita secondo un sistema di ponderazione, che lo rende proporzionale al capitale sottoscritto. L’autofinanziamento e le attività della BM Le risorse finanziarie utilizzate dalla Banca per la sua attività derivano dalle quote di capitale sottoscritte dagli Stati membri, ma la più rilevante fonte di introiti è costituita dall’ emissione di prestiti sul mercato (finanziamenti). Possono beneficiare dei finanziamenti sia gli Stati sia le imprese private (purchè il finanziamento sia garantito dallo Stato). I crediti sono erogati al tasso di mercato, calcolato in funzione del costo che la Banca sopporta a sua volta per contrarre prestiti; la durata dei crediti va in genere da 10 a 20 anni. La Banca Mondiale, così come il Fondo Monetario, pone delle condizioni agli Stati per l’accesso ai finanziamenti:
  • Il credito deve essere restituito nella moneta nella quale è stato erogato;
  • I Paesi beneficiari possono utilizzare il credito solo per la realizzazione del progetto precedentemente individuato e definito. Parallelamente alla principale funzione di finanziamento, è stata attribuita alla Banca un’autonoma attività di assistenza tecnica per due scopi: agire da supporto alla messa a punto dei progetti da finanziare e assistenza ai singoli Paesi ed alle altre Organizzazioni Internazionali. Il Sistema monetario: Il Fondo Monetario Internazionale Il Fondo Monetario Internazionale è un’organizzazione internazionale di tipo economico a carattere universale, cioè persegue obiettivi che interessano tutti gli Stati della Comunità internazionale. L’Unione Europea, invece, è un’organizzazione economica regionale e non universale. Il FM è sorto negli anni 30 principalmente a causa della crisi tra le due Guerre mondiali, crisi causata dalla fine del regime a cambi fissi (il Gold Standard). L’obiettivo del FM era quello di assicurare la stabilità dei cambi^2 e la convertibilità della moneta. (^2) Il cambio è il rapporto al quale vengono scambiate due monete; esso oscilla in base alla domanda e all’offerta di moneta

Durante la crisi ci fu un’eccessiva fluttuazione dei cambi, ovvero domanda e offerta di moneta erano estremamente variabili, e lo Stato riscontrò delle difficoltà nel coprire la domanda di moneta nazionale. Esistono tre ipotesi di cambi:

  • Cambi assolutamente flessibili: variano in base alla domanda e all’offerta;
  • Cambio fisso predeterminato: caso del Gold Standard;
  • Cambio a flessibilità limitata: si individua un cambio, ma esiste la possibilità che questo possa oscillare (oscillazioni controllate dall’Autorità). Quando fu istituito il FM vi era un cambio a flessibilità limitata (parità flessibile all’1%). La BC di ogni Paese doveva intervenire per rimanere entro questi limiti, mentre il FM aveva una funzione di controllo,. Il cambio a flessibilità limitata (il Gold Exchange Standard) è una via intermedia tra il cambio fisso ed il cambio assolutamente flessibile. Il Gold Standard era un cambio fisso predeterminato dove ciascuna moneta aveva un peso aureo (equivaleva ad una determinata quantità di oro). Questo sistema, però, obbligava gli Stati ad avere a disposizione le riserve auree per garantire il cambio. Successivamente si passò al Gold Exchange Standard: gli Stati Uniti si fecero da garanti ed il dollaro divenne la moneta di riferimento. Nel 1971 con la Dichiarazione di inconvertibilità del dollaro finisce il Gold Exchange Standard, e di conseguenza venne meno il compito originario del FM di controllare la flessibilità dei cambi. La funzione principale del FM resta quella di promuovere la cooperazione internazionale in materia monetaria. Il FM ha anche una funzione di assistenza finanziaria, più precisamente di sostegno alla bilancia dei pagamenti degli Stati: lo Stato con squilibri della bilancia dei pagamenti chiede aiuto al Fondo, il quale concede prestiti a breve periodo ad un tasso agevolato, per permettere allo Stato di non peggiorare la propria stabilità economica (se si tratta di sanare problemi più gravi, possiamo parlare, invece, di prestiti strutturali e più consistenti). Il FM ha, infine, una funzione di controllo e accertamento della situazione macro- economica degli Stati membri (ad. Es. recentemente il direttore generale del FM, Christine Lagarde, è intervenuta sulla manovra economica proposta dall’Italia). L’organizzazione del Fondo Monetario Il FM adotta il modulo organizzativo di una società commerciale privata: vi sono 3 organi: il Consiglio dei Governatori, il Consiglio esecutivo (o di Amministrazione) e il Direttore generale.

Il Direttore generale è nominato dal Consiglio ed ha il compito di eseguire le decisioni di quest’ultimo. Il capitale della BIS è suddiviso in quote, che sono state, per oltre i ¾, sottoscritte dalle Banche Centrali, che sono le sole ad avere il diritto di voto (principio “un’azione, un voto”). Fra i membri della BIS vi sono anche istituzioni finanziarie private, ma queste non hanno diritto di voto.