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dispense dsa dott.ssa casella uniba
Tipologia: Dispense
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INCLUSIONE : 2° macrocategoria dei BES
Dssa Antonia Casella 1,8,9 marzo 2017 19 aprile 2017
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, meglio conosciuti con i termini di Dislessia, Disortografia, Disgrafia, Discalculia e Disturbo Specifico di Comprensione, sono disturbi dello sviluppo che determinano numerose difficoltà nell’acquisizione delle cosiddette abilità scolastiche, cioè di quelle abilità che costituiscono il nucleo principale dell’istruzione almeno nei primi anni di scolarizzazione. L’incidenza di tali disturbi è di circa il 5%; ciò significa che in una classe di venti alunni almeno un bambino è affetto da un Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Ma perché si parla di disturbo? In realtà, numerosi studi hanno rilevato che le difficoltà nell’acquisizione e nella stabilizzazione di alcuni processi di identificazione e di scrittura delle parole e dei numeri derivano da una peculiare architettura neuropsicologica del soggetto, in cui si verifica una disfunzionalità nell’organizzazione dell’attività neurale fra le varie aree cerebrali. I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, quindi, possono essere ricondotti ad una base biologica e alla natura costituzionale del soggetto e proprio per questo tendono a persistere nel tempo. La rieducazione o l’intervento didattico, perciò, non possono far scomparire il problema, ma devono porsi quale obiettivo l’insegnamento di strategie utili a migliorare le prestazioni scolastiche dell’alunno apportando delle modifiche nella didattica o semplici correzioni del nostro abituale comportamento. Perché tali disturbi sono definiti specifici? Nella dicitura “Disturbo Specifico dell’Apprendimento”, l’aggettivo specifico si riferisce a quell’aspetto settoriale del funzionamento deficitario in un contesto globale indenne. Ciò significa che un Disturbo Specifico dell’Apprendimento si manifesta in un
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Dssa Antonia Casella 1,8,9 marzo 2017 19 aprile 2017 soggetto privo di deficit neurologici (quali afasie, epilessia, ecc.), privo di deficit sensoriali (quali ipoacusie e disturbi visivi), privo di disturbi relazionali primari e privo di disturbi cognitivi (il dislessico, infatti, presenta sempre un Q.I. nella norma o addirittura al di sopra di essa). Proprio la presenza di un buon Q.I. fa sì che non sirena necessaria la presenza di un insegnante di sostegno in tutti i casi: a mio parere sarebbe opportuno che l’insegnante di sostegno ci fosse nei casi in cui la prestazione del bambino fosse di gran lunga inferiore rispetto a quella di compagni di pari età cronologica (si pensi ad un alunno di scuola media che ha un livello pari ad un alunno di 3^ elementare) e, ovviamente, sempre tenendo conto di quelli che sono i risvolti psicologici di una scelta simile. Il Disturbo Specifico dell’Apprendimento, inoltre, si manifesta in presenza di pari opportunità scolastiche ed educative, ma anche in presenza di un contesto familiare idoneo e ricco di stimolazioni. In che senso si parla di Apprendimento deficitario? Cosa si intende per apprendimento? La risposta è abbastanza ovvia perché i Disturbi Specifici dell’Apprendimento vanno ad incidere sulle competenze accademiche di base (lettura, scrittura e calcolo) che si sviluppano nel corso del primo anno di scolarizzazione. Qualora tali apprendimenti di base non risultino pienamente acquisiti, ed il bambino presenti le caratteristiche prima citate, si parla, dunque, di Disturbo Specifico d’Apprendimento. Solitamente, però, quando ci si riferisce ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento si pensa solo alla Dislessia Evolutiva, tanto che oggi si sente spesso parlare di Sindrome Dislessica Evolutiva, questo perché la percentuale di bambini dislessici è superiore. Il termine “Sindrome” è invece dovuto al fatto che è stato constatato che di solito il disturbo di lettura non si presenta mai isolatamente, ma si accompagna anche a difficoltà nella scrittura e/o a deficit nei processi di letto-scrittura del numero e del calcolo. Una vera e propria diagnosi dei vari Disturbi dell’Apprendimento può essere fatta solo a partire dal termine della 2^ elementare, inizio 3^ elementare, momento in cui nel bambino si automatizzano alcune abilità, quali quelle di identificazione e di scrittura delle parole e
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Dssa Antonia Casella 1,8,9 marzo 2017 19 aprile 2017
No tecnologico Bassa tecnologia Alta tecnologia Scrittura ^ Dizionario Tabella dei caratteri
Registratore Carta copiativa Quaderno con spaziatura particolare
Word processor Software con riconoscimento vocale Correttori ortografici Lettura Segna riga Utilizzo del maiuscolo
Scanner con sintesi vocale Libri parlati Calcolo Tavola pitagorica Linea del numero Tabelle con formule e misure
Calcolatrice Calcolatrice dotata di sintesi vocale Fogli elettronici di calcolo
Sarà capitato a tutti voi di avere in classe alunni che sono estremamente lenti nella lettura, commettono numerosi errori, saltano parole e righe, fanno fatica ad imparare l’ordine alfabetico, i giorni della settimana, i mesi dell’anno e spesso non riescono a ricordare neppure la loro data di nascita o quando è Natale. Molti di essi poi confondono la
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Dssa Antonia Casella 1,8,9 marzo 2017 19 aprile 2017 destra con la sinistra, hanno un lessico povero e prestazioni grammaticali inadeguate, presentano problemi nella capacità di attenzione e di concentrazione…probabilmente questi bambini sono dislessici. Essi presentano difficoltà di automatizzazione dei processi coinvolti nella lettura e nella scrittura, che a sua volta incide sulla velocità, sulla correttezza e, in alcuni casi, sulla comprensione dei testi scritti. Tale dislessia di tipo “Evolutivo” si caratterizza come un disturbo su base neurobiologica, di origine costituzionale e di natura probabilmente congenita, presente fin dalla nascita. Proprio la sua natura biologica fa sì che quest’ultima si differenzi dalla dislessia “Acquisita” dovuta, invece, ad una lesione o ad un accidente vascolare che danneggiano il processo automatico della letto-scrittura, di per sé indenne prima di tale fatto. All’interno della Dislessia Evolutiva è possibile rintracciare una “Dislessia Fonologica”, dovuta ad un deficit a carico del processo di conversione grafema-fonema, e una “Dislessia Superficiale”, dovuta ad un deficit a carico della via visivo-lessicale responsabile dell’elaborazione globale della parola, mediante un processo che prevede, prima, il recupero della struttura ortografica da un magazzino lessicale e, poi, la lettura attraverso l’accesso ad un magazzino fonologico. I lettori esperti utilizzano entrambe le vie. Nel caso della lettura di parole non conosciute dal soggetto, come quelle a bassa frequenza d’uso, di non-parole, come ad esempio stringhe di lettere senza significato, e di parole straniere, la lettura può essere ottenuta solo attraverso la via fonologica poiché non esiste una unità lessicale visiva da confrontare con lo stimolo. Viceversa, per l’identificazione di parole note, si usa l’accesso visivo diretto che consente una elaborazione rapida e in parallelo (cioè analizza simultaneamente tutte le lettere che costituiscono la parola) consentendo attraverso la via lessicale, una lettura celere ed automatica. Un deficit a carico di una delle due vie fa sì che si abbia l’insorgere di una dislessia che può essere definita fonologica, quando ad essere intaccata è la via fonologica, e lessicale o superficiale, quando ad essere intaccata è la via visivo-lessicale. Nei bambini è tuttavia raro trovare intaccata solo una delle due vie, nella
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Dssa Antonia Casella 1,8,9 marzo 2017 19 aprile 2017
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Dssa Antonia Casella 1,8,9 marzo 2017 19 aprile 2017 Una volta, infine, che gli alunni hanno acquisito un repertorio sufficiente di corrispondenze grafema-fonema, si può procedere con giochi incentrati sull’incremento delle capacità metalinguistiche.
Anomalie nel processo di scrittura possono essere riconducibili, invece, a due diversi disturbi specifici dell’apprendimento: disgrafia e disortografia. La disgrafia compromette la forma del messaggio scritto, rendendo di difficile interpretazione ad un lettore i segni prodotti, mentre la disortografia interferisce con il contenuto stesso del messaggio, in quanto vi è un deficit nell’attivazione di processi complessi che includono operazioni semantiche, sintattiche e fonologiche. Per quel che concerne la disortografia, è possibile classificare gli errori ortografici in tre grosse categorie: errori fonologici, errori non fonologici ed errori semantico-lessicali. L’analisi degli errori fonologici si attua ricercando nel testo scritto le sostituzioni di lettere per somiglianza fonologica e/o morfologica tra grafemi (ad es. la “d” diventa “t” o la “a” diventa “o”), le omissioni di vocale, di consonante o di sillaba, le inversioni di consonanti o di vocali all’interno di una parola e le aggiunte di lettere (ad es. “tela”–“tella” o “fruttivendolo”-“furuttivendolo”). Gli errori non fonologici, invece, caratterizzati da una inesatta rappresentazione ortografica della parola, riguardano i fonemi per i quali esiste più di un corrispondente ortografico: il fonema cioè viene identificato correttamente, ma è sbagliata la scelta del corrispondente ortografico fra quelli che lo rappresentano. Più specificamente fra questi
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Dssa Antonia Casella 1,8,9 marzo 2017 19 aprile 2017 I bambini disgrafici, quindi, presentano evidenti difficoltà di scrittura dovute a problemi percettivo-motori che possono essere rilevati, già a livello della Scuola dell’Infanzia, attraverso una serie di prove atte ad individuare le capacità relative ai principali aspetti dello sviluppo psico-motorio coinvolti nell’apprendimento della scrittura. Tali prove valutano nel bambino l’organizzazione spazio-temporale, la capacità di discriminare la destra dalla sinistra, la coordinazione motoria, la dominanza laterale e la capacità di memoria visiva e uditiva. Sulla base di tali elementi il programma di recupero per un alunno disgrafico della Scuola Primaria può essere suddiviso in due parti: a) Parte propedeutica riguardante il miglioramento delle abilità percettivo-motorie con l’aiuto dell’esperto in psicomotricità; b) Parte specifica riguardante la sequenza di attività relative sia all’impostazione dei grafemi e della scrittura in stampato maiuscolo, sia all’impostazione dei grafemi e della scrittura in corsivo. Infine, a volte, possono rivelarsi estremamente utili ausili in gomma, da applicare alle matite, che per la loro forma anatomica aiutano l’alunno ad impugnare meglio la matita e a procedere in maniera più fluida. Tuttavia, per un bambino che ha già superato il secondo ciclo della Scuola Primaria e che continua a presentare gravi problemi di disgrafia, una buona indicazione terapeutica potrebbe essere quella di pensare a come aggirare tali difficoltà suggerendo l’uso dello stampato maiuscolo oppure della tastiera in modo da semplificargli il compito.
Fino a trent’anni fa la ricerca psicologica si è occupata prevalentemente dello studio dei processi cognitivi alla base delle competenze accademiche primarie (lettura, scrittura e calcolo), tralasciando, invece, lo studio dei processi cognitivi che regolano la comprensione
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Dssa Antonia Casella 1,8,9 marzo 2017 19 aprile 2017 di un testo. Oggi, invece, l’indagine sulle problematiche inerenti tale apprendimento secondario sembrano essere al centro della riflessione psico-pedagogica, tanto che si inizia a parlare di Disturbo Specifico di Comprensione come deficit compreso nella più ampia categoria dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Solitamente un bambino affetto da tale disturbo presenta una pervasiva incapacità di comprendere un testo scritto a causa di difficoltà mnestiche e metacognitive. In realtà, è possibile riconoscere il Disturbo di Comprensione avvalendosi dell’aiuto di alcuni strumenti standardizzati che consentono al lettore di affrontare il testo nel suo modo preferito, non richiedendogli né una lettura rapida, né tanto meno la memorizzazione di alcune parti. In Italia, la valutazione iniziale del livello di comprensione può essere fatta utilizzando le “Prove di lettura MT” che permettono di valutare la comprensione in diverse fasce di scolarità, attraverso la presentazione di un brano seguito da una serie di domande a scelta multipla a cui il bambino deve rispondere. Una scarsa prestazione dell’alunno nella prova di comprensione può essere riconducibile ad un problema di memorizzazione. La differenza tra buoni lettori e lettori con deficit di comprensione riguarda, però, soprattutto la minore efficienza dei meccanismi di elaborazione della memoria di lavoro: i lettori con deficit di comprensione, quindi, non riuscendo ad inibire le informazioni irrilevanti, mantengono attive in memoria troppe substrutture che appesantiscono la rappresentazione globale del testo. Oltre alle difficoltà mnestiche, i bambini con un Disturbo di Comprensione presentano anche scarse capacità metacognitive. E’ possibile intervenire su questo genere di bambini scegliendo fra differenti programmi di trattamento che prevedono sia l’utilizzo di materiale cartaceo che l’uso di software didattici.
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Dssa Antonia Casella 1,8,9 marzo 2017 19 aprile 2017 caratteristiche che ne fanno, nei confronti del sistema linguistico, un ambito lessicale autonomo. Esso, infatti, risulta dotato di precise regole sintattiche che consentono una produzione illimitata di numeri per mezzo dell’unione fra elementi primitivi (unità, teens e decine) ed elementi miscellanei (“-cento”, “-mila”, “-milioni”, ecc.). In particolare, il Sistema del Numero si divide in:
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