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etica sociale
Tipologia: Dispense
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Anno accademico 2002
Premessa
“La richiesta di un’etica si fa tanto più urgente, quanto più il disorientamento manifesto dell’uomo, non meno di quello nascosto, aumenta senza misura” (M. Heidegger, Lettera sull’umanesimo ).
“Ci assicurano dovunque che la filosofia morale è tenuta attualmente in grande onore. Poiché una morale onorata dall’opinione pubblica è a priori soggetta a cauzione, bisogna accogliere con qualche diffidenza queste rassicuranti affermazioni” (W. Jankélévitch).
Queste, sono solo delle piccole tracce di un paradosso sempre più evidente
che si va delineando nella questione della rinascita dell’etica, oggi. Il bisogno etico, senza evidenti rimandi fondativi, altro non è che lo svelamento di un diffuso disorientamento dell’uomo della post e tardo modernità nella difficile gestione del suo mondo e delle possibilità di intervenire in esso. D’altro canto, la facile affermazione di una ritrovata centralità dell’etica, in un contesto in cui frammentazioni e valutazioni autonomistiche in campo etico sono tese a fondare particolari e interessate progettualità, fa supporre che l'etica possa essere asservita, in modo pregiudiziale, a fattori predeterminati proprio da chi richiede una oggettiva conferma e il riconoscimento-avallo delle proprie scelte e volontà. Sono molti i pensatori, da P. Ricoeur a K.Otto Apel, a segnalare questa paradossalità. Si parla molto di etica, e da tutti, ma si fa fatica a riconoscere comuni e stabili fondamenti; si è, inoltre, passati da una condizione particolaristica a quella universalistica e globalizzante. La scienza e la tecnica hanno reso mondiali le strutture della gestione del vivente, ma anche i suoi effetti, e in questa nuova dimensione i corrispettivi problemi richiedono un accentuato senso di responsabilità; in tale contesto, nessuna etica particolaristica è in grado di regolamentare questioni sempre più complesse che riguardano l’economia, la scienza, la politica, la tecnica, la vita nella sua stessa struttura. L’impegno teso a fondare norme autentiche è avvolto dalla nebbia della postmodernità che ha segnato la fine delle tradizioni; se fondare significa conferire alle cose un principio di intelligibilità e una ragion d’essere; individuare, cioè, attraverso riferimenti giusti e universali, il campo teorico e pratico di tali questioni, si comprende, dunque, come divenga ancor più problematica la questione dell'etica. Sarà necessario avere sempre più consapevolezza dello scarto, della distanza esistente tra domanda etica e sua fondazione; per questo, il nostro tentativo si apre decisamente alla prospettiva di centrare il discorso sulla sua fase fondativa, più che sul semplice bisogno generato da evidenti difficoltà e questioni più o meno diffuse oggi. Accanto a questa tematica, risulta anche rilevante la diffusa la sensazione di essere collocati in una contestualità fluttuante , dove la ricchezza e la possibilità delle varianti della vita, in ogni sua forma, si traduce, in concreto, nella flessibilità dei rapporti e delle regole che genera equilibri fragili ma, comunque, sostenibili e praticabili. Sembra che ad una società integrata da una visione progettuale e realizzatrice, succeda una società segmentata che si appella alla partecipazione di tutti per la costruzione dell’insieme societario, ma non avendo riferimenti eticamente riconoscibili non riesce ad esplicitare giusti mezzi e finalità. È il fenomeno della frammentazione delle singole sfere dello scambio sociale. A livello di conoscenza, si afferma la figura della scienza, come prisma del sapere; a livello della diffusione del sapere, si evidenzia il fenomeno della comunicazione di massa, svincolata dalle tradizionali forme del rapporto personale. Si segnala il passaggio dalla società organica alla società complessa. In questo passaggio è decisivo il fattore della globalizzazione dell’economia e la forza del mercato: questo comporta la necessità di una separazione tra i momenti di scambio legati alla vita di lavoro (scambio materiale e della produttività) e quelli dell’universo simbolico (familiare-affettivo, culturale, religioso, politico). La vita pratica è ben distinta dalle opinioni politiche/religiose. La pluralità di codici di senso e di comportamento, pone il delicato compito di produrre privatamente la sintesi dei diversi momenti di vita che risultano appunto
- 4. Chiarificazione terminologica****.
Luhmann, paradigma perduto ( paradigm lost ), viene portato all’attenzione, non solo teoretica ma anche ordinaria e pratica, l’attuale e più delicato problema del mondo civilizzato: il disorientamento etico, e la sua concreta sua rilevanza nella vita, rispetto alla straordinaria capacità del mondo tecnico- scientifico di intervenire e di modificare il reale, il mondo, l’uomo stesso. È la complessa situazione della sur-modernità, di una modernità dell’ eccesso , una modernità in qualche modo imballata. Sua caratteristica chiave: l’oscuramento del futuro , in favore della gestione funzionale e pragmatica del presente; sua struttura: la complessità iscritta in una società economicamente sviluppata, secolarizzata e modernizzata; decentrata e policentrica; in crisi dialettica tra desiderio e limite, e che vive un pluralismo estremizzato, fortemente segnata da una distruttività che vuole annullare ciò che consuma. Una società immersa in un radicale cambiamento e i cui connotati sembrano essere delineati da:
Sono tratti di una società globalizzata, cognitiva e multimediale, dal carattere olistico, sistemico, reticolare, interconnesso del sapere e della comunicazione e fortemente segnata dal meticciamento etnico-culturale. Con una immagine, che rende ragione della situazione, Ulrick Beck vede i parametri etici oggi del tutto insufficienti, almeno nella consueta formulazione, alla potenza e alla determinazione della tecnoscienza: “L’etica gioca nei modelli delle scienze divenute autonome il ruolo che possono avere i freni di una bicicletta applicati ad un aereo intercontinentale” 3. Questa ironia nasconde il peso tragico della postmodernità, ma pone anche l’ineludibile questione del rapporto tra etica e tecnoscienza. La configurazione classica dell’etica, progetto normativo, sembra ormai non corrispondere più ai dinamismi tecnici, dei mercati, dei processi evolutivi. L’etica diviene una (^3) U.BECK, Gegengifte. Die unorganisierte Verantwortlichkeit, Frankfurt a.m. 1988, 194.
flebile voce rispetto alle esuberanti voci teconologiche: è stata sostituita nell’orientamento e nella condotta umana da altre forme (tecniche- economiche-scientifiche) che si impongono senza possibilità di pausa riflessiva alle scelte quotidiane dell’uomo. È il paradigma della tecnoscienza, in cui potere e sapere si sono alleati in un sodalizio epocale. “La tecnoscienza fornisce una condotta molto più efficace e aderente all’agire dell’uomo; impone un obbligo che induce, più di ogni altra morale, a rispettare le sue regole; organizza la vita sul pianeta con la inesorabilità e la potenza di un movimento geologico. In rapporto ai fenomeni tecnoscientifici, etica e morale acquistano i connotati dei fossili” 4. Si aggiunga a questa manifestazione di effettiva potenza, l’alleanza tra tecnoscienza, industria, economia, che palesa la cruda e reale inadeguatezza, teorica e pratica, dell’ homo simbolicus all’ homo faber , all’ homo oeconomicus o al telematicus homo. Questi modelli, alleati tra loro e ognuno armonico rispetto all’altro, mostrano come l’uomo simbolico sia lontano dal poter acquisire una mentalità tecnoscientifica, in quanto ancora dominato da parametri lontani dalle contestualità in atto. In realtà, se la questione del paradigma è posta in questi termini ( di autofondazione e di autoreferenzialità) la questione etica non potrà mai essere recuperata, se non facendo i conti con la realtà tecnoscientifica (adeguamento) o riducendo le sue istanze di senso ( dal senso ultimo – al corto raggio; dalla legittimità – alla pura convenzionalità dei processi fattuali e quotidiani). Senza cadere in opposizioni reciprocamente riduttive, o sul versante etico o su quello tecnico, è invece necessario tener presente l’evidenza di queste due realtà: etica e tecnica. Sembra opportuna un’interazione, per altro necessaria, più che una inutile opposizione in cui entrambe risulteranno manchevoli. Vengono suggerite tre piste operative :
da cui è scaturita la ragione della perdita del paradigma etico; in tal senso è possibile leggere le linee di un orientamento etico della grande marcia tecnologica dell’umanità. La necessità di aprirsi ad una prospettiva macro-etica che risulti adeguata ai contesti globalizzati della scienza, dell’economia e della tecnica. Guardare oltre la formulazione strettamente individuale della ragione etica, per corrispondere ai contesti di macro-azione tecnologica. Tracciare una free-zone che risulti riconoscibile sia al processo tecnoscientifico, sia all’orizzonte etico, come terreno comune dove poter armonizzare questi procedimenti così diversificati (individuo-società; bene economico e bene umano; progresso e natura). Potrà essere forse la Persona umana, oltre le varianti ideologiche che la possono definire, questa zona di incontro? Appunto in questa linea, seguendo l’interrogativo di H. Harendt che ci ricorda: possiamo forse sfuggire alla nostra condizione umana? Alla ricerca di questa condizione si avvia il nostro viaggio, nel tentativo di conciliare questi vari e complessi paradigmi.
2. Il paradigma ritrovato: il ritorno all'ethos. - Nel suo testo, Volontà di (^4) F. VOLPI, Le Paradigme perdu. L’éthique contemporaine face à la thecnique, 165.
versante simbolico di valutazioni legate a temi quali la blame-freeness (assenza di biasimo) che molto richiama la prospettiva filosofica dell’empatia (porsi nella situazione dell’altro), o del vantaggio che nasce dal rispetto singolo delle regole “Il dovere va oltre il vantaggio, ma l’accettazione del dovere è vantaggiosa”^8. Questo processo segnala il cammino del ritorno dell’etica nel panorama della scienza economica, ma evidenzia anche i limiti di alcuni tentativi (etica degli affari) che in modo chiaro hanno cercato di eludere la questione di una fondazione etica esogena (valore esterno) alle regioni stesse dell’economia. Ma ora, senza addentrarci nello specifico delle varie teorie, cerchiamo, per le caratteristiche del nostro percorso, di partire innanzitutto da una previa chiarificazione terminologica, appunto per eliminare subito persistenti e diffuse ambiguità concettuali.
3. Il «perché» e il «come» di un’etica sociale.-. - Per quanto non siano mai sfuggiti i problemi relativi alla dimensione sociale, politica ed economica dell’uomo, si deve ritenere che l’idea di un’etica sociale a se stante è relativamente nuova. Essa, specificamente, suppone lo studio della realtà specifica della società e dei gruppi sociali che le scienze sociologiche hanno adeguatamente caratterizzato, preparando la strada al superamento delle visioni individualistiche e moraleggianti delle etiche tradizionali. Queste, infatti, pretendevano di trasferire la normatività dell’etica individuale e intersoggettiva al piano delle istituzioni sociali, ignorando del tutto la peculiarità delle strutture e il peso dei condizionamenti che queste esercitano sull’agire del singolo soggetto umano. “ Al cambiamento di prospettiva hanno contribuito diversi fattori: riscoperta e approfondimento di taluni orientamenti delle morali classiche a torto obliati in favore di una casistica etica privatizzata; sviluppo del sapere sociologico; influenza del movimento e dell’ideologia marxista. Si afferma da molti che il merito del socialismo di derivazione marxista sia quello di aver stabilito che i problemi dell’etica sociale sono problemi di struttura della società non solo di istituzioni, ma anche di forme diverse di stratificazioni sociali – cioè di classi e di ceti – le quali, pur essendo un prodotto dell’attività umana, condizionano la vita dell’uomo e non possono essere modificate dall’azione isolata delle persone ”^9. Appunto queste caratteristiche delle strutture sociali danno fondamento e oggetto all’etica sociale, caratterizzandola come riflessione critica sulle strutture sociali esistenti e orientamento normativo di una prassi, in vista di una particolare visione dell’uomo (antropologia). Proprio l’antropologia decide il passaggio da una etica individuale ad un’etica sociale. L’uomo è posto dinanzi a problemi etici di carattere planetario. Si impone l’esigenza di un’etica della solidarietà a livello mondiale, per superare le profonde spaccature Nord-sud, Est-Ovest; per fronteggiare il disastro ecologico e il suo progressivo estendersi a tutti i livelli; per fronteggiare alle sempre più diffuse condizioni di conflittualità etnica. Si presentano, inoltre, radicali ripensamenti dell’uomo e del suo mondo attraverso le straordinarie capacità di sviluppo della tecnologia applicate al
(^8) D. GAUTHIER, Morals by Agreement, CUP, Cambridge Mass. 1986, 2. (^9) G. MATTAI, Etica sociale, in Dizionario di Sociologia, EP, Cinisello Balsamo
1987, 798.
mondo del lavoro, della salute, della pedagogia; in particolare, informatica e telematica non possono essere considerate al di fuori di una considerazione etica che si rinchiuda nella torre del solo giudizio o di assoluzione o di condanna. Tecnologie e informatica determinano nel mondo del lavoro profondi cambiamenti di tipo quantitativo (riduzione del lavoro) e qualitativo (modalità di rapporto a lavoro-non lavoro) che coinvolgono direttamente l’etica sociale. E come tacere delle questioni che la tecnologia applicata ha determinato nel contesto del mondo biologico e sanitario. E’ la sfida dell’ingegneria genetica ( embryo-tranfert, clonazione) e delle nuove possibilità di prolungamento della vita o della sua interruzione. Si fa pressante la domanda in questi ambiti: ma ciò che è tecnicamente possibile è anche legittimo attuarlo? Le possibilità scientifiche, le ricerche, corrispondono immediatamente al decidere di realizzarle. Si spalanca l’orizzonte del valore etico della persona umana e delle domande di senso : a partire dal primato assoluto dell’uomo, come persona, e della sua liberazione; dal rapporto di comunione che deve caratterizzare i legami interumani, si va elaborando un’etica che sappia porre domande pertinenti all’informatica, alla telematica e alle nuove tecnologie. Domande relative alla finalità dell’uomo e del suo agire, del suo vivere e morire. Ma come queste possibili valutazioni si riscontrano nel difficile processo di armonizzazione tra la dimensione etica e il percorso economico e sociologico? La riflessione etica ha vissuto un importante rinnovamento nel XX secolo. E’ un rinnovamento che ha diverse motivazioni. In primo luogo, il rinnovamento della filosofia analitica, l’analisi del linguaggio e l’interesse per i sistemi logici non classici. Questo è un rinnovamento puramente teorico che, però, deve necessariamente essere messo in parallelo con lo sviluppo dell’esistenzialismo sartriano che ha posto una notevole mole di problemi pratici. Ma, la motivazione più recente di questa rinascita è da riscontrarsi nei movimenti di opinione degli anni ‘60-’70, che porta in evidenza questioni significative come aborto, ecologia, eutanasia, pace, femminismo, dignità umana…Accanto a queste sensibilità si sviluppa la grande koinè del progresso di tipo biologico, tecnico, genetico, che ha presentato situazioni inedite per l’uomo. Tutti questi movimenti, teorici e pratici, hanno acceso infuocate discussioni che sono la base della questione etica oggi. Per meglio caratterizzare questo ambito i filosofi anglosassoni lo definiscono come etica applicata (applied ethics). Questa idea di un’etica applicata si fonda sulla distinzione tra teoria etica ( meta-etica) e etica pratica (sustantive-ethics) , che riguarda i casi concreti. Al di là delle discussioni classiche sul necessario apporto filosofico alla questione, come si diceva è appunto la visione esistenzialistica sartriana a porre in concreto il problema. A partire da una data visione filosofica si prende posizione su questioni generali : antisemitismo, tortura, uguaglianza della donna…Inoltre, diventano oggetto di discussione questioni concrete del vissuto dell’uomo: può, senza motivo, un datore di lavoro licenziare un operaio? Si vedrà che, in pratica, a seconda della visione filosofica soggiacente si perviene a differenti conclusioni. Chi si rivolge alla teoria del plus-valore, riterrà questa un’ingiustizia; chi invece al diritto di proprietà, trova questa ipotesi normale. Tali problematiche sono affrontate nel contesto risolutivo delle lotte sindacali e divengono oggetto di una specifica branca dell’etica: etica degli affari ( business ethics) ; particolarmente diffusa negli Stati Uniti e affrontata anche attraverso il dibattito di due riviste specializzate ( journal of Business Ethics e Business and Professional Ethics Journal ).
3.Chiarificazione terminologica. - Per mostrare la complessità e la complessificazione del rapporto tra etica e le dimensioni socio- economiche, è quanto mai opportuno far subito maggiore chiarezza sul termine etica , poiché non sono poche le ambiguità che si sono in questi ambiti generate. Il termine etica, dal greco ethos , raccoglie un insieme di caratteri:
All’origine di questo contenuto si trova il detto eracliteo: l’ethos è un demone ( Frammento 119). Se si pone in relazione il senso del termine demone con quello espresso nella dottrina socratica ( Cratilo , 397d-398c; Apologia , 3c-d; 40a-b; 41d), si può dedurre che questo demone altri non è che la coscienza : la dimensione in cui trae origine, si configura e si svolge il senso e la destinazione dell’uomo in rapporto al bene e al male. Con questa chiarificazione, il termine etica non può ridursi alla semplice rappresentazione del comportamento o dell’azione, ma si estende fino a comprendere il mondo interiore dell’uomo, la coscienza, che è in effetti alla base del comportamento. Per questo l’indagine etica deve innanzitutto partire dalla chiarificazione di questo centro vitale dell’uomo, in cui si determina il senso e la motivazione dell’agire. In ragione di questa dimensione strutturale e strutturante, l’uomo si costituisce essenzialmente come un soggetto etico e/o morale. Si può così tentare una prima definizione, affermando che lo studio dell’etica, altro non è che lo studio della coscienza dell’uomo^11. Ma la coscienza deve qui essere colta nella sua condizione di esigenza dell’uomo stesso, come sua nativa dimensione costitutiva , come sua essenziale caratteristica che lo distingue dal resto della realtà. In quanto coscienza, l’uomo si scopre come essere capace di libertà e dunque di decisione. Si può, quindi, descriverla come:
- esigenza nell’uomo : in quanto è a lui intimamente connessa e non può dirsi, in alcun modo, a lui esterna. Non è frutto della sua volontà, ma è scoperta nell’atto stesso in cui l’uomo scopre il suo stesso essere; - esigenza che si impone all’uomo : è un vincolo indistruttibile che può caratterizzarsi come comando o proibizione e a cui ci si rapporta con l’assenso; - esigenza posta dall’uomo : in quanto non può essere definita come una
(^11) Cf A.MOLINARO, Etica del riconoscimento, in AA.VV., L’agire responsabile,
Ed.Augustinus, Palermo 1991, 100-101.
necessità istintuale o una costrizione interiore, ma si identifica con l’attualità, con le scelte che l’uomo stesso pone. E’ una esigenza che si collega alla libertà. Si può anche dire che l’uomo la sua stessa libertà.
Diventa logica una prima valutazione: se l’attualità, la posizione dell’uomo si identifica con l’esigenza etica e se, inoltre, la sua concreta storicità si identifica con la libertà, si deve dedurre che l’esigenza etica è la sua libertà. L’uomo si costituisce nel porre liberamente a se stesso l’esigenza della sua libertà. Come si può notare, tra libertà ed esigenza etica si determina una identità: si crea lo spazio vitale della coscienza. In sintesi: le tre caratteristiche della esigenza etica e della coscienza, in cui essa si esprime, qualificano l’uomo come soggetto etico: è l’uomo stesso ad essere, per se stesso, una esigenza che lui stesso pone. Ma quale è il principio etico che fonda questa affermazione? E’ un principio che fonda unitamente l’etica stessa e lo stesso soggetto che lo pone. Per tanto etica assume:
Sono dunque convergenti queste due condizioni: quella del sapere , che diventa immediatamente giudizio etico , regola e norma di azione; e quella della libertà , cioè della personale capacità di decisione e di attuazione. L’unità di questi due momenti costituisce l’intero ambito della realtà pratica, cioè della realtà della coscienza e della sua costituzione. Su questa realtà si iscrive la riflessione etica: essa indaga teoricamente la realtà pratica, cioè stabilisce la verità della realtà etica riconducendola ai suoi princìpi costitutivi e fondanti. Essa diviene, in tal modo, teoria della pratica, teoria della normatività pratica. La normatività risiede nella coscienza e nella sua attuazione come giudizio ( sapere ) e decisione ( libertà ). Ciò non solo perché la coscienza è l’intera etica, che in sé trova la sua obbligatorietà, ma anche perché fuori della coscienza non è rintracciabile una sorgente diversa da cui la normatività proviene; o perché, qualora vi possa essere una sorgente ad essa esterna, tale normatività deve essere dalla coscienza accolta come sua convinzione e la offre a se stessa come convinzione vincolante 12.
Il termine etica specificamente, dunque, significa:
Per questo spesso si parla, in modo indistinto, di teoria etica e di teoria morale, si parla di etica professionale e non di morale professionale. E’ qui opportuno porre la distinzione:
(^12) Cf Ivi, p.103-104.
prospettiva unitaria a partire dalla quale interpretare la realtà per intervenire, consapevolmente, su di essa. Necessita, dunque, una rilettura della sociologia, dell'etica, e della reciprocità del loro rapporto 13.
Negli anni settanta la sociologia vive l'età di un nuovo illuminismo che assume, però, tratti del pensiero debole e caratteri tipici della post e tardomodernità. È, pertanto, illuminismo sociologico, perché la realtà vitale dell'uomo è considerata ancora a partire dalle potenzialità della ragione umana che analizza le situazioni , eliminando ogni fantasia idealista, come avveniva per l'illuminismo storico. Il sapere sociale , la considerazione dello sviluppo socio- economico e culturale, supera tutte le utopie e le contestazioni, per divenire un sapere della realtà. È neo-illuminismo , perché cambia l'interpretazione della razionalità, che non viene più letta come potenziale di liberazione personale e comunitaria, ma è soltanto la struttura di funzionamento del sistema sociale. È debole perché viene meno la fiducia ottimistica nella ragione comune che consente di realizzare condizioni sociali giuste ; le capacità razionali più avanzate vengono considerate solo in relazione al progressivo adattamento funzionale del sistema ai vari ambienti di vita. Un neoilluminismo debole segnato dal rifiuto di due classici presupposti del vecchio illuminismo: «l'eguale partecipazione di tutti gli uomini a una ragione comune, posseduta senza ulteriori mediazioni istituzionali, [e] la fiducia ottimistica nella possibilità di riuscire a realizzare condizioni sociali giuste» 14. È la totale frattura con l'etica. Tutti i processi che organizzano la società, sono sistemi automatici e meccanici di selezione, che vanno liberati da ogni vincolo di norme, valori o regole morali, in favore di capacità razionali avanzate sempre più astratte , sempre più lontane dalla natura e dalla tradizione del mondo-della-vita-quotidiana dei singoli. Risultano evidenti alcune conseguenze:
Alla fine degli anni ottanta questa lettura della società presenta notevoli problemi e, contemporaneamente, cresce l'attenzione per l'etica come scienza della morale, ossia come teoria critica delle norme che guidano l'attività pratica dell'uomo. Ma anche l'etica sembra aver bisogno di una nuova
(^13) Cf O.F.Piazza, Teologia e sociologia di fronte al futuro, in RdT 35 (1994), 464-479. (^14) N. Luhmann, llluminismo sociologico, Il Saggiatore, Milano 1983, pp. 74
fondazione, perché le etiche classiche, sia quella della tradizione cristiana che quella laica 15 , associavano il livello della morale personale a quello della morale comunitaria , mentre, al contrario, si va sperimentando una netta scissione tra:
Morale sociale Morale privatistica
L'unica morale sociale sembra essere quella della salvaguardia e crescita del sistema stesso, con regole di condotta funzionali alla sua conservazione.
Rifiuto di ogni ingerenza della società nelle scelte individuali: si individuano regole morali solo nell'immediatezza dei rapporti interpersonali
L'idea che la morale possa cogliersi soltanto nella concreta comunicazione tra le persone (morale privatistica), significa che il comportamento umano non è più regolato da valori e principi assoluti che vincolano gli uomini, ma che esso è letto come un prodotto dell'agire comunicativo. È l’affermazione dell’ approccio sociologico e comunicazionale alla morale. Si considera il comportamento dell'uomo non in base ad una scala verticale e progressiva di valori stabiliti, ma come il risultato di un asse orizzontale di scambi, relazioni e comunicazione tra persone. È n approccio che tende sempre più a decentrare e a circoscrivere lo spazio dove vigono regole morali. È un approccio che, in qualche modo, riesce ad accomunare anche posizioni teoriche molto distanti, come quelle di Luhmann^16 e di Habermas.
Appunto queste due rilevanti posizioni, seppur distanti tra loro, ci aiutano a capire come una lettura sociologica della morale tenda sempre più a decentrare e a ridurre lo spazio dove vigono regole morali, con notevoli ed evidenti difficoltà per l'uomo che deve conciliare in sé vita privata e vita sociale. Per Habermas^17 è possibile gettare un ponte tra la morale intersoggettiva che lega le persone ed un'etica sociale; tra la morale intersoggettiva di un mondo vitale e le istanze universalistiche dell'etica , anche al di sopra delle barriere
(^15) In particolare le etiche che inquadrano l'utilitarismo del sentimento (Hume), dei desideri di felicità del maggior numero di persone (Bentham), degli imperativi della ragion pratica (Kant). (^16) Specificamente di N. Luhmann, cf: I fondamenti sociali della morale, in AA.VV., Etica e politica. Riflessioni sulla crisi del rapporto fra società e morale F. Angeli, Milano 1984, 9-20; e in particolare, 12. Ancora, Il fenomeno della coscienza morale e l'autodeterminazione etica della personalità in «Giornale di Teologia» 100 (1977) 151-77. (^17) J. Habermas, Etica del discorso (a cura di E. Agazzi), Laterza, Roma-Bari
insieme, perché il primo punto di osservazione della realtà è estremamente limitato rispetto al secondo 22_._
se vuole essere efficiente ed efficace, non può essere vincolato a sistemi di credenze e di valori che prescindano dalla prassi concreta e dal tempo storico.^ Dunque l'amministrazione della cosa pubblica è tenuta ad esercitare razionali attività manipolatorie nei confronti degli cittadini.
propria autoconservazione. Ciò significa che nessuna azione sociale può essere legittimata in termini di maggiore o minore bene comune, o di maggiore umanizzazione della vita, perché manca totalmente una prospettiva trascendente di ottimizzazione globale. Il tutto si risolve nel moderare solo gli egoismi individuali, secondo una concezione utilitaristica della persona umana.
gerarchia, sarà stabilita non secondo una struttura sociale definita in termini di autorità e subordinazione, ma esclusivamente in base alla diversità delle funzioni.^ L'uomo, sostanzialmente, è ciò che fa.
Diverse realtà sociali, tra gli anni settanta ed ottanta, mostrano di rispecchiare fedelmente la teoria di Luhmann (il contenimento del welfare state con l'incremento della solidarietà privata, la riduzione delle pretese di moralità pubblica in diversi ambiti a patire da quello politico, nuovi tipi di manipolazione delle masse, il ricorso a saperi specializzati per risolvere ogni tipo di malessere sociale). Sembra che Luhmann si sia limitato ad analizzare una situazione di fatto, ma la sua teoria sostiene una de-eticizzazione sistematica della realtà sociale come componente necessaria per l'evoluzione progressiva del sistema. Da questa teoria segue che il sistema sociale non si può avvantaggiare della crescita di attenzione morale e di domanda di senso che si sviluppa dalla sfera del privato verso il pubblico, anzi il sistema viene, in tal modo, intralciato nelle sue funzioni. Mentre, d'altra parte, i centri di direzione politica non potranno poi fare appello, nemmeno in situazioni difficili, all'impegno gratuito ed alla corresponsabilità dei cittadini; non possono aspettarsi risposte positive dagli «ambienti» che non rientrano nella competenza organizzativa. Si può concludere, in questa prospettiva, che nei momenti di maggiore difficoltà, questa separazione radicale, non fa che aggravare la crisi, senza in alcun modo avviare a risolverla.
Nonostante il grande contributo per l'interpretazione di processi che realmente si sono verificati nelle società avanzate dalla fine degli anni sessanta in poi, le analisi dell'illuminismo sociologico non convincono al punto da indurre ad eliminare l'etica dal processo dell'organizzazione sociale. Variegate e consistenti controtendenze sono sempre più presenti nella vita sociale: crescita della domanda di senso nelle comunicazioni tra sistema politico e mondo vitale dei cittadini; azione solidale per i diritti umani; movimenti ecologisti; richiesta di umanizzazione dei servizi sociali pubblici e
(^22) Cf Luhmann, llluminismo sociologico, cit., p. 97.
privati; rilancio di identità collettive semplici; nuovi rapporti tra management e lavoro dipendente; convergenza e interdipendenza tra ricerca scientifica e problematiche etiche. Tutte queste situazione, ed altre, mostrano la crisi del dualismo tra autonomia sistemica e morale personale. Sempre più forte è l'esigenza di appellarsi almeno ad un nucleo di etica universale condivisa, nei rapporti tra sapere e potere, tra natura e cultura, di fronte alla crisi dell'ambiente-terra ed ai rischi di distruzione nucleare del pianeta. La ricerca sociologica oggi va rivolta a conoscere ed integrare le reciproche interpolazioni e corrispondenze tra la scelta etica di una morale personale ed il dovere selettivo del sistema sociale. Sociologia ed etica si collocano sullo stesso e irriducibile orizzonte dell’uomo e del suo mondo vitale. La reciprocità e l’implicanza è tale che l’unico modello proponibile, nel confronto e nell’apporto, è unicamente quello del dialogo.
f. Etiche del nostro tempo. In sintesi, ecco tracciato lo schema del nostro percorso di ricerca che tende a delineare la free-zone di un possibile e doveroso dialogo tra ethos e complessità sociale:
Ethos
Struttura della persona umana F 0 A F
Principi Valutabili ed Universalizzabili in base alla struttura dell'Ethos F 0 A F F 0 A F F 0 A F
Principi personali Principi sociali Giustizia e Bene Comune F 0 A F A pplicazioni normative dell'ethos a tutti i campi della vita umana
In ragione di questo quadro prospettico è opportuno chiarire un latente equivoco che si perpetua nella valutazione sociale dell'ethos. Con la mediazione storica del neo-illuminismo debole, tale struttura è stata completamente rovesciata : l' ethos non è più il punto di partenza di ogni riflessione, il fondamento di ogni teoria e proposta personale o sociale; ma, a partire dai vari fenomeni della vita umana, dai vari campi di interesse scientifico, si cerca di raggiungere un comune accordo etico. Questo cambio di prospettiva dal fondamento al fenomeno , ha determinato un moltiplicarsi di teorie etiche che richiamandosi ai più diversi principi, non più armonizzati da un'unica struttura di base, tendono essenzialmente a contrapporsi e rischiano di spostare indefinitamente l'unità etica sul terreno impossibile dell'utopia. Per cui il quadro si presenta come segue:
Neo-illuminismo debole
comunicazione, si cerca di ovviare all'impellente richiesta di regole, che viene dai più svariati campi della vita e della ricerca umana, con etiche applicate che spesso si rivelano limitate deontologie professionali. Dal momento che il criterio che le ispira è strettamente funzionale, è possibile individuarle in base ai vari ambiti operativi della vita dell'uomo.
Etiche Applicate
Ambito naturale Ambito relazionale
Ambito progettuale
Bioetica Etica dell'ambiente Diritti degli animali
Etica degli affari Etica economica Etica e media
Etica della politica Etica del diritto Etica universale
Nuove possibilità vuol dire nuove scelte. Nuove libertà vuol dire nuove responsabilità. L'età della giovinezza è quella del passaggio, problematica per il disorientamento, stimolante per la ricerca ma anche cruciale per la costruzione del futuro. Prima di cercare risposte giuste è necessario porsi le giuste domande. La dimensione concreta, utile e funzionale dell'etica, se offre sicuramente nuovi stimoli per la ricerca, non può ridurre la prospettiva etica ad un orizzonte meramente applicativo, ma deve aprire il varco alla riflessione essenziale sull'uomo_._ In tale prospettiva potranno essere valutati alcuni punti di vista :
a. Etica come applicazione (H. G. Gadamer ). L'autore richiamando l 'Etica nicomachea di Aristotele propone la lettura ermeneutica dell'etica. Analizza le fasi che conducono al sapere pratico-morale che si diversifica sia dal sapere teoretico (epistème ) sia da quello pratico della tecnica ( technè ). L'etica, infatti, ha per oggetto l'uomo come soggetto in azione e in continuo cambiamento, collocato in una esistenza che richiede continue scelte di orientamento. L'uomo, nel sapere pratico, è coinvolto, opera modifiche del suo vivere, è colpito da ciò che conosce 23. Questo suo sapere ( phronèsis ), non si limita all'indagine delle situazioni ma determina una decisione, una distinzione di ciò che si può fare da quello che non si deve. E’ un sapere non riducibile alla semplice conoscenza, ma implica il processo dell'esperienza. Distingue la prassi della morale da quella tecnica. Pur avendo punti in comune (passaggio dall'universale al particolare, presupposti previ all'azione, variabilità dell'oggetto a cui si applicano), si diversificano però in quanto la prassi tecnica è arbitraria ma non può esimersi dall'esercizio della dignità, della solidarietà, della giustizia...Inoltre il sapere morale non può essere insegnato prima della applicazione. L'agire in modo giusto va misurato nel contesto della situazione. Il sapere morale è sempre incarnato. Non basta l'abilità tecnica, è necessaria la partecipazione, il coinvolgimento con la situazione, la responsabilità: si può essere abili nel comprendere ma (^23) H.G.GADAMER, Verità e Metodo, 365.
finalizzare al male la conoscenza! Il soggetto morale si trova di fronte alla situazione, come l'interprete rispetto al testo: fenomeno etico e interpretazione per cogliere il valore e il dovere.
b. Normatività e verità etica (J. Habermas). Critica serrata a Gadamer in quanto l'ermeneutica della situazione apre al rischio di perdersi nel quotidiano, nell'opinione, nell' ethos. L'accusa è di relativismo etico. Habermas propone perciò l'universalità, la normatività e la verità del sapere etico. Le norme morali per loro natura si impongono a tutti 24. Ma come conciliare il particolare con l'universale? La situazione e la norma? L'universalità è cercata nel consenso di tutti; la norma deve meritare il riconoscimento da parte di tutti gli interessati 25. Si richiede una argomentazione «reale» che tutti devono accogliere: è una argomentazione intersoggettiva che può condurre a un accordo di natura riflessiva. Il proprio interesse deve cadere sotto la altrui critica. Alla universalità è collegata la norma come elemento essenziale del comportamento etico. Non può questa essere ridotta al puro patteggiamento opportunistico, né alla utilità, né alla pura fattualità del convivere. L'accordo non è dato dai vari desideri ma dall’osservanza di norme (verità, libertà, giustizia). Per assicurarsi che l'intesa sia giusta, rispetto al «comodo», è opportuno distinguere l'agire comunicativo dal discorso: il primo ha come obiettivo lo scambio di informazioni, il secondo rende le pretese di validità «tema». Ma cosa appaga l'esigenza di validità della norma oltre il pragmatico? Il sussistere o il valore sociale di una norma non fonda la sua validità. Si deve distinguere «tra il fatto sociale del riconoscimento della norma e il suo essere degna di venir riconosciuta» 26. La ragione verifica la motivabilità discorsiva della norma. La ragione si immerge qui nel concetto di verità, non visto però come adeguazione ma, come verità collocata nel vivo dei rapporti interpersonali, situata nel concreto quotidiano. Il consenso (universalità) e la realtà (discorso), i definitiva, conducono alla attendibilità di un enunciato. La norma etica crea così una condizione esistenziale di coinvolgimento e di comunione. Se la verità è comunione, libertà, falso è tutto ciò che indica soppressione, dipendenza, aggressività ideologica. Tuttavia, rimangono aperti interrogativi circa la verità, riproposta attraverso i criteri di coerenza e di corrispondenza. Evidente il legame proposto tra valori e esistenza.
c. Il diritto naturale (R. Spämann).
Se con Habermas si attua il tentativo di superare il principio Weberiano dell’avalutabilità delle scienze, anche sociali, in quanto dove opera l'uomo emerge il principio etico, con Spämann si presenta la necessità di dare una risposta al problema ecologico, attraverso l'istanza del diritto naturale. Non basta superare le imposizioni oppressive della società con il consenso, ma diviene necessario liberare la natura stessa dalla vorace aggressione dell 'homo faber. La realtà dei rapporti interpersonali non deve nascondere il problema della sopravvivenza dell'uomo: si rischia l'ideologizzazione dell'etica. Il diritto naturale centra l'attenzione sul tema della natura. Il
(^24) J.HABERMAS, Etica del discorso, 71. (^25) Id., op.cit., 73. (^26) Id., Etica del discorso, 69.