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Dispense giardini, Dispense di Filosofia

Dispense di filosofia, societa' e comunicazione della prof.ssa Giardini

Tipologia: Dispense

2014/2015

Caricato il 18/03/2015

cenerentolatriste
cenerentolatriste 🇮🇹

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PLATONE
I primi dialoghi di Platone ruotano intorno al tema della virtù asserendo che tutte le virtù si
riducono ad una sola la saggezza che Platone chiamerà idee
La REPUBBLICA” è un opera di filosofia e teoria politica scritta approssimativamente
nel periodo dal 390 al 360 a.c. dal filosofo Platone, che ha avuto un enorme influenza nel
pensiero occidentale.
Al centro di quest’opera vi è il problema politico, fondamentale nel pensiero di Platone.
L’opera tratta:
La genesi dello Stato Lo Stato trae origine dalla necessità di soddisfare i bisogni
naturali dell’individuo. Dato che l’individuo non può essere del tutto autosufficiente,
allora la soddisfazione dei bisogni naturali è realizzabile solo nella vita associata. Da
qui, la divisione dei compiti fondata sulle attitudini:
•..1 Artigiani e commercianti : lavorano per soddisfare i beni
primordiali,procurano i beni materiali
•..2 Guardiani : Hanno il compito di proteggere lo stato
•..3 Governanti o Filosofi : sono gli unici in grado di governare lo Stato con
saggezza
Criteri secondo i quali si fonda uno Stato ottimo
1) Divisione dei compiti fondata sulle attitudini
2) Importanza decisiva è data all’educazione dei guerrieri che Platone si
raccomanda si fondata sulla musica e sulla ginnastica ed escludendo
dall’insegnamento le favole mitiche narrate dai poeti ( la condanna nella poesia
rientra nella più generale condanna all’arte la realtà copia il mondo delle idee,
l’arte, che è l’imitazione della realtà, non è altro che la copia della copia, quindi
allontana solo dalla realtà )
Una siffatta educazione riguarda anche le donne, giacchè la differenza di sesso
non implica differenza di attitudini
Le virtù che producono uno Stato buono sono:
La sapienza rappresentativa dei governanti
Il coraggio rappresentativa dei governanti
La temperanza rappresentativa dei lavoratori
Delineato cosi lo stato ideale, Platone riprende l’indagine sulla natura della giustizia.
La giustizia la virtù per cui ogni classe esplica il compito che le è proprio entro lo Stato,
senza invadere quello altrui nel rispetto della gerarchia delle classi. E’ ordine e armonia tra
le varie parti dello Stato
Anche l’anima individuale si costituisce di 3 elementi:
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PLATONE

I primi dialoghi di Platone ruotano intorno al tema della virtù asserendo che tutte le virtù si riducono ad una sola la saggezza→ che Platone chiamerà idee

La “ REPUBBLICA” è un opera di filosofia e teoria politica scritta approssimativamente nel periodo dal 390 al 360 a.c. dal filosofo Platone, che ha avuto un enorme influenza nel pensiero occidentale. Al centro di quest’opera vi è il problema politico , fondamentale nel pensiero di Platone. L’opera tratta:

• La genesi dello Stato → Lo Stato trae origine dalla necessità di soddisfare i bisogni

naturali dell’individuo. Dato che l’individuo non può essere del tutto autosufficiente, allora la soddisfazione dei bisogni naturali è realizzabile solo nella vita associata. Da qui, la divisione dei compiti fondata sulle attitudini: •..1 Artigiani e commercianti : lavorano per soddisfare i beni primordiali,procurano i beni materiali •..2 Guardiani : Hanno il compito di proteggere lo stato •..3 Governanti o Filosofi : sono gli unici in grado di governare lo Stato con saggezza

  • Criteri secondo i quali si fonda uno Stato ottimo
    1. Divisione dei compiti fondata sulle attitudini
    2. Importanza decisiva è data all’educazione dei guerrieri→ che Platone si raccomanda si fondata sulla musica e sulla ginnastica ed escludendo dall’insegnamento le favole mitiche narrate dai poeti ( la condanna nella poesia rientra nella più generale condanna all’arte→ la realtà copia il mondo delle idee, l’arte, che è l’imitazione della realtà, non è altro che la copia della copia, quindi allontana solo dalla realtà ) Una siffatta educazione riguarda anche le donne, giacchè la differenza di sesso non implica differenza di attitudini

Le virtù che producono uno Stato buono sono:

  • La sapienza→ rappresentativa dei governanti
  • Il coraggio → rappresentativa dei governanti
  • La temperanza → rappresentativa dei lavoratori

Delineato cosi lo stato ideale, Platone riprende l’indagine sulla natura della giustizia. La giustizia → la virtù per cui ogni classe esplica il compito che le è proprio entro lo Stato, senza invadere quello altrui nel rispetto della gerarchia delle classi. E’ ordine e armonia tra le varie parti dello Stato

Anche l’anima individuale si costituisce di 3 elementi:

  • Istinto
  • Emotività
  • Ragione

Un uomo sarà giusto quando ognuna delle 3 parti dell’anima adempirà alle sue funzioni , ossia, quando l’elemento razionale, sostenuto dall’emotività, dirigerà l’istinto. Questa tripartizione dell’anima si trova anche nel “Fedro” , “nel mito della biga alata” tirata da 2 cavalli: uno bianco (anima irascibile o emotività) e uno nero (anima concupiscibile o istinto) e guidata da un auriga (la razionalità)

Data la definizione di giustizia, Platone dedica il resto dell’opera alla sapienza, virtù suprema dell’individuo, e tipica dei filosofi, reggitori dello Stato.

VISIONE DEL MONDO PESSIMISTICA : Occorre trovare una soluzione dell’ordine che sia in grado di sottrarre gli uomini alla decadenza. La storia va verso la corruzione e la decadenza. Il mondo dei piaceri e dei sensi è falso e corrompe, la realtà che noi vediamo non è la vera realtà, noi apparteniamo ad un mondo di apparenza.

Il mito della caverna → all’interno di una caverna stanno, incatenati sin dalla nascita, alcuni uomini, incapaci di vederne l’entrata. Alle loro spalle arde un fuoco, e tra il fuoco e l’entrata della caverna passa una strada con un muretto. Per la strada passano uomini che portano sulle spalle vari oggetti che proiettano le loro ombre sul fondo della caverna. Per i prigionieri le ombre che vedono sono la realtà. Se uno di essi fosse liberato e costretto a voltarsi e ad uscire dalla caverna, sarebbe abbagliato dalla luce e proverebbe dolore, tuttavia, poco a poco, si abituerebbe e vedrebbe la realtà. Tornando nella caverna dovrebbe riabituare gli occhi all’oscurità e sarebbe deriso dai compagni qualora provasse a raccontare ciò che ha visto.→ Allegoria del processo della conoscenza umana

Platone mostra come il filosofo debba distaccarsi dai sensi e volgersi verso il mondo delle idee ( la realtà) per poi dirigersi nuovamente verso il mondo per governarlo nel modo migliore. In politica occorre superare le apparenza( la molteplicità delle dimensioni, le cose sensibili

  • le ombre)

4 sono i gradi della conoscenza :

  1. Immaginazione ( elkasia) che coglie le immagini sensibili isolate
  2. Credenze (pistis) che coglie gli oggetti che a tale immagine danno luogo
  3. Ragione discorsiva (dianoia) che è conoscenza degli oggetti matematici
  4. Intelletto ( nous) che coglie le idee

1-2 (doxa) costituiscono l’opinione/3-4 (episteme) costituiscono la scienza

Platone individua quale arte propria del reggitore di dei popoli (il filosofo) la MISURA. In ogni cosa bisogna evitare l’eccesso e il difetto, e trovare la giusta misura. L’azione politica deve tenere insieme, nell’interesse dello stato, le 2 indole opposte degli uomini : le prudenza e il coraggio.

P. individua 3 forme di governo:

  • Monarchia : governo di uno solo (con leggi) , senza leggi è una tirannia

Secondo Aristotele la virtù non è realizzabile al di fuori della vita associata → L’uomo non basta mai a se stesso, non può provvedere da solo ai suoi bisogni, e non può da solo giungere alla virtù. L’uomo per natura è un animale sociale e politico.

Aristotele non ha una concezione utopica della politica (≠ Platone )

Aristotele non delinea uno Stato ideale, secondo lui una teoria politica valida deve essere fondata sulla concretezza, e quindi su un indagine oggettiva delle varie forma di governo. Aristotele individua 3 forme di governo :

  1. Democrazia : governo della moltitudine
  2. Oligarchia : governo dei migliori
  3. Monarchia : governo di uno solo Non si può dire in astratto quale di queste forme di governo sia la mogliore : Ogni forma di governo è buona se chi governa mira al bene dei governati.

Ai 3 tipi di governo appena delineati corrispondono altrettante degenerazioni qualora il governo trascuri il vantaggio comune per il proprio vantaggio. Quindi abbiamo rispettivamente:

  1. Deomocrazia : ha per fine il vantaggio dei nullatenenti
  2. Oligarchia : ha per fine il vantaggio per gli abbienti
  3. Tirannia : ha per fine il vantaggio della monarchia

Aristotele, anche in considerazione della situazione d’Atene (dove si trattava di comporre la tradizione democratica con il dominio macedone) propende per una forma di governo misto , che preveda sia l’intervento democratico dei cittadini, sia l’autorità di un monarca.

La prospettiva aristotelica è realistica nel senso che tende a considerare la complessità dei cambiamenti reali. Noi viviamo nella società della politica, per definizione mutevole e instabile.

Il problema fondamentale per Aristotele è quello di trovare la costituzione adatta a tutte le città : <<Bisogna avere in mente un governo non solo perfetto, ma che sia attuabile e che possa facilmente adattarsi a tutti i popoli>>

Nel delineare la migliore Costituzione, conformemente al principio che ogni tipo di governo è buona purchè si adatti alla natura dell’uomo e alle condizioni storiche, egli non si ferma a descrivere un governo ideale, ma solo le condizioni per le quali, un qualsiasi governo può raggiungere la sua forma migliore:

  1. (^) (fondamentale) la costituzione dello Stato deve provvedere alla prosperità materiale e spirituale della vita dei cittadini.
  2. N° dei cittadini: ne troppo elevato ne troppo basso
  3. Considerazione dell’indole dei cittadini: deve essere coraggiosa e intelligente
  4. E’ necessario che nella città tutte le funzioni siano ben distribuite, e che si formino le 3 classi fondamentali secondo il progetto di Platone, dal quale però Aristotele esclude le donne
  5. E’ necessario che nello stato comandino gli anziani (nessuno si rassegnerebbe alla condizione di obbedienza verso un giovane)
  6. Lo Stato deve preoccuparsi dell’educazione dei cittadini, che deve essere uniforme per tutti, e diretta non solo ad allenare alla guerra, ma anche alla preparazione alla vita, alle azioni necessarie ed utili alle azioni virtuose

Aristotele :

  • Corrispondenza tra interiorità ed esteriorità
  • Corrispondenza tra statualità e morale (≠ cristianesimo e modernità)

Platonismo eclettico

Accademia:→Scuola fondata da Platone ad Atene.

PLATONE (ANTICA ACCADEMIA) : Le idee sono la realtà. La conoscenza della realtà non si ha attraverso la conoscenza sensibile , ma bisogna distaccarsi da questa per aprirsi al mondo delle idee. La conoscenza della realtà si ha mediante un percorso dell’intelletto, mediante la conoscenza delle idee.

Scetticismo→Indirizzo filosofico post-aristotelico sorto nella accademia con

Arcilesao. Egli giunse a conoscere l’impossibilità da parte del sensibile e dell’intelletto di pervenire ad una conoscenza certa→ sospensione dell’assenso.

In una seconda fase dello scetticismo, si fa sempre maggiore la necessità di precisare le forme e i contenuti dell’atteggiamento scettico. Provvide Carneade:

  • Critica alla teologia stoica, dogmatica per eccellenza.
  • Nessuna verità è raggiungibile, ma si possono tracciare gradi di conoscibilità, ossia le probabilità→ noi non perveniamo alla percezione certa del vero oggettivo, ma ci possiamo solo avvicinare ad essa mediante l’evidenza del probabile
  • Il bene della città dell’uomo è un bene terreno, e consiste nella pace ottenuta attraverso la vittoria in guerra.
  • I cittadini della città terrena sono dominati da una stolta cupidigia di predominio che li iduce a soggiogare gli altri.
  • Caino è il progenitore della città terrena.
  • E’ politeista→Roma/Atene

Tutta la storia degli uomini nel tempo non rappresenta altro che lo sviluppo di queste due città.

Agostino distingue tre periodi nella storia del popolo di Israele:

  1. Gli uomini vivono senza leggi, e non vi è ancora lotta contro i beni del mondo
  2. Gli uomini vivono sotto le leggi, e perciò combattono contro il mondo ma sono vinti
  3. Il tempo della grazia in cui gli uomini combattono e vincono

ROMA : la vede come la babilonia d’occidente. Originata da un fratricidio, quello di Romolo Rappresenta la città terrena, politeista e divisa al suo interno, dove continuano a persistere guerre interne tra malvagi. Le virtù dei cittadini romani sono virtù apparenti, in realtà non sono altro che vizi, perché le virtù senza Cristo non possono esistere.

Il libro VIII del “de civitate dei” è dedicato all’esame della filosofia pagana: Agostino si sofferma soprattutto su Platone, asserendo che questo grande filosofo è stato in grado di riconoscere la spiritualità e l’unità di Dio, ma neppure lui è stato in grado di glorificarlo e adorarlo come tale, anzi, come gli altri filosofi pagani, ha ammesso il culto del politeismo→le coincidenza della dottrina platonica con quella cristiana sono spiegate da Agostino con i viaggi di Platone in oriente, durante i quali egli potette conoscere il contenuto dei libri sacri.

Riguardo la politica , Agostino rappresenta la visione più radicale e pessimistica del Cristianesimo.

  • L’uomo è per natura un animale politico
  • La politica non può essere la realizzazione del bene, non può creare bene. Dentro l’uomo vigono 2 principi: •..1 la fede-interiorità spirituale •..2 esteriorità mondana l’interiorità è la dimensione inappropriata alla politica→la politica può soltanto pretendere di avere obbedienza esterna. Le leggi della politica non hanno alcun rapporto con la nostra interiorità (≠mondo classico:Platone-Aristotele→le leggi sono politiche- morali). Con il cristianesimo prende avvio quel processo di spaccatura tra politica e moralità che caratterizzerà la modernità.

Nel cristianesimo la visione della storia non è più ciclica ≠ idea classica, secondo cui le forme di governo ritornano ciclicamente, ritornano le stesse costanti strutturali→quindi, secondo la visione cristiana, la politica è strettamente legata al tempo storico, lo interpreta e si adatta ad esso Cambiano i criteri di legittimazione della politica rispetto al mondo classico:

  • Cristianesimo : politica legittimata dal tempo storico
  • Mondo classico : politica legittimata dall’etica

RINASCIMENTO E POLITICA

Due sono le tendenze presenti nella filosofia politica rinascimentale:

• Storicistica→ risale al neoplatonismo, per quanto abbia perduto il carattere

teologico che aveva in esso, e ricerca la società delle origini in nome di un ritorno al principio.

• Giusnaturalista → trova la sua radice nell’antico stoicismo (anch’esso tende a

perdere le sue implicazioni teologiche), nella dottrina del diritto naturale. Per gli stoici, l’ordine naturale della comunità umana si identificava da un lato con la ragione e dall’altro con Dio→ Ed è proprio sulla ragione che insistono gli scrittori rinascimentali : il diritto naturale, base di ogni comunità umana, è il dettato stesso della ragione.

La prospettiva storicistica trova tra i suoi maggiori esponenti Macchiavelli, mentre la prospettiva giusnaturalistica è rappresentata da Grozio, Bodin e Thomas More.

Machiavelli (1469-1527)

È considerato l’iniziatore dell’indizio storicistico. La sua vita fu dominata dal desiderio di creare una comunità politica italiana, e a tal fine indirizzò i suoi studi verso la ricerca sulle origini della storia italiana. Due sono le opere principali che riassumono il pensiero politico di Machiavelli:

  • Il principe

• I discorsi sopra la prima deca di Tito Livio → E’ proprio all’interno di quest’opera

che ritroviamo quella necessità, propria del rinascimento, di ridurre tutto al principio.

CICLICITA’ DELLA STORIA : (ripresa dal pensiero greco(Polibio)) Secondo cui alla decadenza di uno Stato, seguirebbe naturalmente il suo splendore, e tale splendore nuovamente la decadenza. Ma Machiavelli vi apporta un importante modifica rispetto il pensiero classico, sostenendo che un tale processo non è inevitabile poiché può venir contrastato efficacemente dalla virtù del popolo e dai suoi magistrati, com’è avvenuto spesso nell’antica Roma. Questa posizione si inquadra nel problema posto da Machiavelli a riguardo del “RAPPORTO TRA VIRTU’ E FORTUNA” negli eventi umani.→ Il mondo/storia dipende da 2 fattori:

  • Virtù : cose che dipendono da noi
  • (^) Fortuna : cose che non dipendono da noi, possono essere sia positive che negative, e il politico deve saper fronteggiare ogni tipo di situazione. Lo Stato deve garantire alla comunità sicurezza dal conflitto e rispetto al mutare delle circostanze. A tal proposito Machiavelli asserisce che l’uomo non deve abbandonarsi al corso passivo degli eventi. L’intervento attivo degli eventi non è votato al fallimento, le probabilità di successo dipendo anche dalla virtù che agisce.

GIUSNATURALISMO

La seconda tendenza filosofica presente nel rinascimento è il giusnaturalismo. A differenza dello storicismo, il cui compito era quello di rinnovare e ricostruire uno Stato determinato con il ritorno alle sue origini storiche , il giusnaturalismo tende a rinnovare e ricostruire lo Stato in generale col ritorno al suo fondamento universale ed eterno, quindi tende ad indagare su quale sia la natura dello Stato, il principio ultimo che da forza e valore ad ogni Stato. I giusnaturalismi ricercano la possibilità di ricondurre lo stato alla sua forma ideale. La prima manifestazione del giusnaturalismo è riscontrabile in: THOMAS MORE.

Thomas More (1480-1535)

Thomas More morì decapitato nel 1535 pagando cara la sua opposizione alla decisione di Enrico XIII che, divorziato da Caterina D’Aragona, sposò Anna Bolera contro la volontà pontificia, e designò alla successione il figlio avuto da quest’ultima.

Il pensiero filosofico di More chiaramente espresso nella sua opera “UTOPIA” → una specie di romanzo filosofico in cui le vedute di More sono enunciate da un filosofo di nome Raffaele, il quale riferisce ciò che avrebbe conosciuta in un isola rimasta ignota, chiamata appunto Utopia, conosciuta in uno dei viaggi di Amerigo Vespucci. Attraverso quest’opera More intende muovere un aspra critica alle condizioni sociali dell’Inghilterra del suo tempo (contrassegnata dalle guerre civili di religione; i cittadini venivano cacciati dalle case e dai poderi e costretti all’accattonaggio e alla ruberia in quanto l’aristocrazia terriera andava a sostituire alla coltura dei cerali i pascoli di montoni dalla cui lana si ricavava un reddito maggiore)

Così More in quest’opera finisce per ideare e descrivere un isola immaginaria abitata da una società ideale. A Utopia:

  • La proprietà privata è abolita
  • I suoi abitanti coltivano la terra a turno
  • I materiali preziosi non hanno valore, servono solo a confezionare gli utensili puù umili
  • I cittadini, controllati dai Sifogranti (appositi magistrati che vigilano affinchè nessuno sia ozioso) devono dedicarsi ai loro mestieri solo per 6 ore al giorno, di modo da potersi dedicare alla cultura, alla filosofia e alle lettere.

• (ma sopr.)Vi è tolleranza religiosa → Tutti riconoscono l’esistenza di un Dio creatore

dell’universo, ma ognuno lo concepisce e lo venera a modo suo. La fede cristiana coesiste con le altre e viene condannata soltanto l’intolleranza di chi condanna o minaccia gli aderenti ad una religione diversa. È vietata solo la dottrina che nega l’immortalità dell’anima e la provvidenza divina. Ma in ogni caso, chi la professa non viene punito, ma solo impedito di diffondere la sua credenza.

  • Le magistrature di Utopia (i sifolgranti) servono a governare in modo equilibrato, morale e concreto e ad evitare l’oziosità parassitaria e l’insorgere della superbia e della volontà di potenza.
  • Il lavoro serve a soddisfare i bisogni autentici, non i lussi, e proprio per questo ogni lavoro ha la stessa dignità di ogni altro
  • La guerra è rifiutata in quanto disumana, ma gli utopiani possono condurre guerre per autodifesa e anche guerre umanitarie per difendere gli alleati e liberare i vicini dalla tirannide.

Jean Bodin (1530-1596)

Se T. More aveva idealizzato nello stato di Utopia la struttura di uno Stato conforme a ragione, Jean Bodin preferisce collocarsi su un piano più realista, analizzando i principi giuridici di uno Stato razionale.

L’opera di Bodin più importante è senz’altro “six livres de la republiqué” con la quale l’autore mette in evidenza il suo pensiero politico→ come prima cosa egli da una definizione di Rebubblica << è un retto governo di più famiglie, e di ciò che ad esse è comune, con potenza sovrana>>.

Bodin concepisce una sovranità senza limiti, esclusi quelli derivanti dalla legge di Dio o della natura. La potenza assoluta dello Stato non è un arbitrio incondizionato, perché ha la sua norma nella legge divina è naturale Il limite intrinseco del potere sovrano, ossia la legge divina e quella naturale, consente di stabilire la regola che il principe sovrano è tenuto a osservare i contratti da lui fatti sia con i propri sudditi, che con lo straniero: un principe non può essere spergiuro.

Bodin è un sostenitore della monarchia francese , ritiene che il governo monarchico sia il migliore di tutti, purchè sia temperato dal gov. Aristocratico e popolare (accetta la classificazione delle forme di governo in monarchia-aristocrazia-democrazia) e sia fondato sulla meritocrazia e sull’uguaglianza (queste due tendenze temperano il potere monarchico)

Egli paragona, platonicamente, la repubblica ben ordinata all’uomo in cui convivono le tre facoltà dell’intelletto, ovvero: emotività, istintività e razionalità, dove la parte razionale da

Giovanni Althusius (1557-1638)

Nella sua opera ”Politica methodice digesta” riprende da Bodin la dottrina della sovranità, che anche egli riconosce come unica,indivisibile e intrasmissibile. Ma questa sovranità secondo Althusius risiede nel popolo.

Ogni comunità si costituisce attraverso un “contratto”( espresso o tacito). Il contratto costitutivo delle comunità, si fonda su un sentimento naturale e viene regolato da leggi concernenti i reciproci rapporti tra membri e tra membri della comunità e governo.

La sovranità appartiene alla comunità popolare ed è inalienabile. Il principe è soltanto un magistrato(il sommo magistrato), il cui potere deriva dal contratto. Gli efori sono coloro che hanno il compito di esercitare nei confronti del principe i diritti del popolo. Questi eletti dal popolo, eleggono il magistrato supremo e sono quindi garanti del patto stipulato tra i popolo e il principe.

Negazione della libertà religiosa : (Riguardo la libertà religiosa Altheusius è una voce fuori dal coro) Althusius, calvinista intransigente, ritiene che lo Stato debba essere anche promotore della religione ne pertanto ha il compito di espellere dal suo seno gli atei e i miscredenti.

La politica è l’arte della simbiotica(far vivere insieme gli uomini in una comunità nata da un patto per il vantaggio della vita sociale). simbiosi = vita associata

La legge generale del governo riguarda i poteri di chi guida la simbiosi per il vantaggio di tutti: Il governante si prende cura dello spirito(educando a Dio) e del corpo (proteggendo vite e beni ) dei sudditi. La legge del regno è il diritto di sovranità che ha come fine l’autosufficienza e il buon ordine del corpo politico generale.

La sovranità viene generata da tutti i membri consociati del regno, chi la esercita ne assume la finzione, non la pienezza del potere (proprio in questo punto risiede la posizione polemica nei confronti dell’assolutismo di Bodin)

Ugo Grozio (1583-1645)

Come Bodin, anche Grozio persegue l’ideale della pace e della tolleranza religiosa

La ragione è per Grozio la vera natura dell’uomo →ciò che è razionale è naturale. Ciò che caratterizza questo filosofo è stata la liberazione del concetto di ragione da ogni implicazione di ordine teologico : le norme dalla ragione sarebbero valide anche se Dio non ci fosse.

Da qui egli delinea l ’universalizzazione del diritto. La madre del DIRITTO NATURALE è la ragione, la stessa natura umana, che conduce gli uomini a ricercare naturalmente la mutua società. Quindi, il diritto che si fonda sulla natura umana, ossia sulla ragione, esisterebbe anche si Dio non vi fosse e non si occupasse delle vicende umane. Dio inoltre non può cambiarlo, poiché si fonda sulla caratteristica sociale e razionale dell’uomo. Il DIRITTO NATURALE è unico, razionale, immutabile, è l’unico che può fornire il criterio della giustizia e ingiustizia, rappresenta la struttura razionale di ogni società.

Grozio distingue il diritto naturale dal:

  • diritto delle genti: il quale non deriva direttamente dalla natura, ma dal consenso dei popoli
  • diritto volontario : che ha la sua origine nella volontà umana o divina.

Guerra→ non è contraria al diritto naturale: il fine della guerra è la conservazione della

vita dei membri, o l’acquisto di ciò che è necessario alla vita, e questo fine ci è dato dalla natura stessa. Neppure l’uso della forza è contrario alla natura umana. 3 tipi di guerre:

  • Pubblica : fatta da chi detiene il governo
  • Privata : fatta di chi è privo di potere giurisdizionale
  • Mista : in parte pubblica, in parte privata

ANALISI DELLA NATURA DEL POTERE POLITICO: il “sommo potere politico” è quello la cui azione non sottostà al diritto di un altro in modo da poter esser reso nullo dall’arbitrio di un’altra volontà umana. Grozio si oppone alla tesi di Althusius che, il sommo potere risieda soltanto nel popolo, ma sposa invece la tesi contrattualistica per la quale ogni comunità è fondata su un patto originario, ma non escluse che questo patto abbia potuto trasferire la sovranità dal popolo al principe.

Al diritto naturale si lega la religione naturale , fondata anch’essa sulla ragione ed articolata in alcuni principi fondamentale:

  • Unico Dio,
  • Dio superiore ad ogni cosa,
  • Dio provvede alla cose umane e le giudica con perfetta equità
  • Dio è l’artefice di ogni cosa Si tratta di principi assoluti, il cui dubbio merita una severe punizione.

Quanto alla religione cristiana, Grozio ammette che crede in essa è possibile solo con l’aiuto misterioso di Dio, di conseguenza l’imposizione con le armi di questa religione è cosa contraria alla ragione.

L’opera di Grozio non rappresenta soltanto un grandioso tentativo di fondare razionalmente il mondo della politica e del diritto. È altresì il primo atto di fede nella ragione umana, la prima manifestazione dell’impegno, caratteristico della speculazione moderna, di ricondurre alla ragione, e di fondare su di essa, tutti gli aspetti essenziali dell’uomo e del suo mondo.

In natura vi è un diritto naturale inteso come diritto di possesso immediato di ciascuno verso tutte le cose.

Filosofia classica→uomo introdotto nella comunità Filosofia moderna→per natura l’uomo è isolato

Per Hobbes l’uomo è un animale apolitico→ l’uomo non è un animale sociale, anzi è aggressivo verso i propri simili.

Il conflitto nasce dal fatto che vi è una “somma zero delle potenze” , ovvero i beni sono una risorsa scarsa.

Nell’uomo coesistono due pulsioni primordiali:

  • Bramosia → guidata dall’istinto vitale, di sopravvivenza
  • Razionalità → che ha origine nel sentimento della paura→ che porta l’uomo a fuggire dalla morte e a comportarsi secondo la propria convenienza, e a sottrarsi al gioco spontaneo e autodistruttivo degli istinti, imponendosi una disciplina che gli procuri una sicurezza almeno relativa, e la possibilità di dedicarsi alle attività che rendono agevole la sua vita(teoria meccanicistica). Ed è proprio la razionalità, spinta dal sentimento della paura, che spinge gli uomini a legarsi tra loro in forma associative di tutela e collaborazione.

L’accordo tra individui isolati, questa razionalità collettiva, sorge in quanto vi è una passione più forte delle altre: la paura, che spinge gli individui dapprima al pactum unionis (associazione) e poi al pactum subgestionis (subordinazione)→ associazione e subordinazione sono i due momenti contigui costitutivi del comportamento razionale

Secondo Hobbes giungere alla pace significa giungere ad un accordo. l’atto fondamentale

che segna il passaggio dallo stato di natura allo stato civile è la stipulazione di un contratto con il quale gli uomini rinunciano al diritto illimitato proprio dello stato di natura e lo trasferiscono ad altri. È necessario che la moltitudine di individui isolati si unisca e stipuli in patto, la cui premessa è quella di cessare la guerra di tutti contro tutti, e che comporterà l’alienazione di tutti i poteri e le libertà appartenenti ai singoli individui ad un sovrano. Attraverso il contratto il sovrano diviene il detentore del potere assoluto , derivante dalla rinuncia e dall’alienazione dei poteri da parte dei sudditi.

Il potere non è condizionato dalla morale e dalla religione, ma è assoluto in quanto deriva

dal libero atto di alienazione di tutti i poteri da parte dei sudditi la rinuncia di tutti i propri poteri da parte della moltitudine di individui isolati risiede nel fatto che la libertà può risultare gravosa, quindi si delega ad altri l’amministrazione della propria vita.

Quando il trasferimento viene effettuato si ha lo Stato , o società civile.

Il contratto hobbesiano risponde al modello del contratto a favore di terzi.

Il potere del sovrano è:

  • (^) Assoluto
  • Indivisibile→il governo misto rappresenta una minaccia alla pace interna allo Stato Lo Stato:
  • Non è soggetto alle sue stesse leggi: lo stato non si può obbligare ne verso cittadini, in quando l’obbligo è unilaterale ed irreversibile, né verso se stesso, perché nessuno può obbligarsi se non verso un altro.
  • Congloba in se anche l’autorità religiosa.

Le leggi di natura sono comandi razionali opposti al diritto naturale, spingono gli uomini a vivere in pace, lasciando cadere il diritto di tutti contro tutti e a stando ai patti.

HEGEL (1770-1831)

Fu Hegel per primo ad individuare la scissione, propria dello stato moderno, tra individuo e divino ed individuo e stato ( concetto che verrà poi ripreso da Marx ).Al contempo elogia il modello della Polis greca , portatrice di spirito patriottico e di una religione”popolare” , in cui l’individuo si trovava in una“unità sostanziale” con la comunità di cui faceva parte, si identificava nella vita dello stato.

“Fenomenologia dello spirito”

In questa opera Hegel illustra il cammino che compie la coscienza, a partire dalla conoscenza individuale, fino a giungere al << sapere Assoluto >>.INDIVIDUALITA’ → UNIVERSALITA

Il percorso si articola in 3 stadi:

  • LA COSCIENZAin cui predomina l’attenzione verso l’oggetto (la certezza sensibile)
  • L’AUTOCOSCIENZA(coscienza di se)in cui predomina l’attenzione verso il soggetto. Nella fase dell’autocoscienza il centro dell’attenzione si sposta dal’oggetto verso il soggetto, cioè all’attività concreta dell’io considerato nei suoi rapporti con gli altri. La prima figura che si presenta in questo stadio è quella del conflitto mortale tra 2 autocoscienze (SIGNORIA E VIRTU’) , in cui ciascuna pretende di essere riconosciuta dall’altra come superiore. Chi non teme di perdere la propria vita s’impone su colui che ha paura della morte. La 1° diventa il padrone, il 2° il servo. ( Il servo, sottomettendosi al padrone, esce dal suo stato di matura per proteggere se stesso→concetto ripreso da hobbes ed attribuito ad uno stato moderno)

Tuttavia per Hegel il RAPPORTO SERVO/PADRONE è destinato ad una paradossale inversione dei ruoli. Questo perché ogni posizione tiene in se la propria negazione.

Hegel esclude pure il principio democratico della partecipazione di tutti agli affari dello stato: l’individuo tende a ritenersi componente dello stato, ma in realtà esso entra a comporre lo stato solo in quanto svolge la sua attività concreta in una cerchia determinata(classi,corporazioni) e pertanto non sussiste una sua partecipazione allo stato fuori di essa.

Lo stato è strettamente collegato alla religione perché è la suprema manifestazione del divino nel mondo

MARX (1818-1883)

“Scritti giovanili: Critica della politica e della teoria dell’uomo ” Marx esprime la necessità di un superamento della scissione verificatasi in epoca moderna tra società civile e stato politico ( Marx fa merito ad Hegel di aver individuato e descritto tale scissione)

Sostiene che per sanare tale scissione in cui vive l’uomo mederno è necessario: Emancipazione a livello politico: intesa come maggiore partecipazione al potere legislativo,da qui la richiesta del suffragio universale Emancipazione umana: intesa come riappropriazione,ad opera della società ,delle essenziali forme umane estraniate nello stato

Marx indica quale portatrice di un azione rivoluzionaria in Germania, la classe proletaria in formazione.

1844 : “Manoscritti filosofici “

Delinea la situazione della società capitalistica di quel tempo attraverso il concetto di lavoro alienato : M. traccia un memorabile ritratto dell’operaio del mondo capitalistico. La proprietà privata che è alla base della società capitalistica,e che si fonda sulla divisione del lavoro, rende il lavoro costrittivo. Il lavoro umano non è volontario ma è costretto. Non è soddisfacimento di un proprio bisogno,ma solo un mezzo per soddisfare bisogni estranei. L’uomo non è padrone del proprio lavoro, ma contribuisce solo ad accrescere il capitale, che è sotto il controllo della classe capitalistica(la borghesia). Gli operai sono alienati perché il lavoro da loro prodotto diventa loro estraneo. L’operaio ripone la propria vita nell’oggetto → Alienazione dell’operaio nell’oggetto

La società capitalistica produce una lacerazione sia a livello sociale ( marcato dislivello sociale) che a livello umano (le forze produttive sono completamente avulse dagli individui)

Il superamento di questa situazione può avvenire solo attraverso la lotta di classe che eliminerà la proprietà privata ed il lavoro alienato.

Nel “Manifesto del partito comunista” M. tratta il tema della costituzione di quella classe chè

farà la rivoluzione: Il proletariato industriale. Una classe nuova, in lotta contro i borghesi, e che diventa sempre più numerosa ed organizzata. <<La società borghese è percorsa da una guerra civile occulta,ma è proprio la borghesia stessa,col proprio dominio di classe,che genera le forze che la rovesceranno>>

La prospettiva marxiana è quella di una trasformazione della struttura economica della società,che dovrà passare attraverso la presa al potere della classe operaia. Al posto della società borghese,con le sue classi e antagonismi di classe, dovrà subentrare un organizzazione politica fondata sull’ideale che il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti.

Il COMUNISMO ,che prevede l’abolizione della proprietà privata, viene presentato ma M. come l’unica soluzione possibile, come l’unico strumento in grado di risanare quella lacerazione che la società capitalistica ha prodotto all’interno della struttura sociale e all’interno dell’uomo. Il comunismo viene così inteso ma M. come <<Il completo e consapevole ritorno dell’uomo a se stesso,come uomo sociale e come uomo umano>> Questo viene definita da M. COMUNISMO AUTENTICO , che viene distinto dal filosofo da quel COMUNISMO ROZZO che non consiste nell’abolizione della proprietà privata,bensì nell’attribuzione di tutta la proprietà privata alla comunità e quindi nella riduzione di tutti gli uomini a proletari.

La fine della società capitalistica e l’avvento del comunismo saranno dovuti allo sviluppo inevitabile della stessa economia capitalistica. La tesi secondo cui il comunismo non è altro che il risultato inevitabile dello sviluppo della società

capitalistica viene dettagliatamente espresso nell’opera “il capitale” il cui caposaldo è

rappresentato dal c.d. MATERIALISMO STORICO → Non sono le ideologie a modificare le strutture sociali ed economiche , ma sono quest’ultime che modificano le ideologie. Il modo di produzione della vita materiale condiziona,in generale,il processo sociale,politico e spirituale della vita. Le idee e il pensiero derivano perciò dagli individui reali,dai reali rapporti sociali,dalle reali condizioni di vita.

“il capitale” è l’opera in cui M. ha dato l’esposizione più ampia e organica della sua analisi dei

rapporti di produzione,del loro sviluppo storico,e delle loro conseguenze politiche e sociali. M. riconosce il debito verso gli economisti classici Smith e Ricardo, che hanno saputo cogliere con acutezza alcuni caratteri costitutivi dell’economia capitalistica, ed hanno elaborato alcune categorie e principi che sono stati particolarmente utili a M. nell’elaborazione ed esposizione del suo pensiero.

M, parte proprio dal principio si Smith e Ricardo che il valore di un bene qualsiasi è determinato dalla quantità di lavoro necessario per produrlo, Ma se il capitalista corrispondesse al salariato l’intero prodotto del suo lavoro,non avrebbe per sé alcun margine di profitto. Egli invece compra dal salariato la forza lavoro , pagandola in base alla quantità di lavoro che basta a produrla,cioè in base a quanto occorre per il sostentamento dell’operaio. In tal modo è possibile il fenomeno del plusvalore quale risultato dello sfruttamento dell’operaio e il profitto si spiega in quanto vi è una parte del lavoro non pagata.

M. volge a questa analisi per dimostrare la tesi fondamentale che giustifica il comunismo dal punto di vista del materialismo storico: Il capitale tende ad una continua accumulazione che determina inevitabilmente una concentrazione capillare delle ricchezze ed un rispettivo impoverimento del proletariato, finchè si andrà a produrre un contrasto tale, tra le 2 classi ,da non essere più tollerabile, e il sistema capitalistico verrà definitivamente spezzato.