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Una panoramica completa della sociolinguistica, esplorando i concetti chiave di variabili, varianti e varietà linguistiche. Le diverse tipologie di varietà, come quelle diatopiche, diastratiche, diafasiche e diamesiche, fornendo esempi concreti e illustrando le loro caratteristiche distintive. Inoltre, vengono approfonditi i concetti di repertorio linguistico e comunità linguistica, evidenziando la complessità e la ricchezza del sistema linguistico italiano.
Tipologia: Dispense
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Lezione 1 20/ 13 crediti generalmente. 72 ore di lezioni frontali (complessivi 12 crediti) e un laboratorio di letto-scrittura. Riccardo Massarelli, alla mia e-mail [email protected] .Il corso si basa su libri di testo, lezioni frontali, slides. L’esame è unico però, come sapete è suddivido in due e infatti ci sono due aule; perciò, quando termineremo il primo modulo e inizieremo con il secondo, ci sposteremo nell’altra aula virtuale. Ci sarà anche una lezione online da parte di uno studioso che ci farà una lezione sulle lingue regionali di Francia in relazione all’italiano e al dialetto degli italiani. Gli appelli d’esame sono mercoledì 5 giugno, mercoledì 19 giugno, mercoledì 3 luglio, mercoledì 4 settembre e mercoledì 18 settembre sempre alle 8:30. Le iscrizioni aprono 15 giorni prima e si chiudono 2 giorni prima dell’appello. Testi di riferimento : Michele Prandi e Cristina de Santis, Manuale di linguistica e di grammatica italiana. L’altro testo più datato è Cecilia Adorno: Cos’è la pragmatica linguistica? La bussola della Carocci. Iniziamo con una domanda: Cos’è il linguaggio? Diciamo subito che il linguaggio è uno strumento (qualcosa che utilizziamo) che ci permette di fare tante cose, di trasmettere informazioni e lo fa da una fonte ad un destinatario e da un mittente ad un ricevente. Il linguaggio non serve soltanto a trasmettere informazioni ma serve anche a compiere azioni , a intervenire sulla realtà che ci circonda. I linguaggi sono innumerevoli e ciascuno ha caratteristiche ben precise che variano a seconda della struttura. Ci sono linguaggi inventati dall’uomo come, il linguaggio informatico, il linguaggio della matematica, stradale, linguaggio poetico, narrativo, simbolico e poi quello animale. Anche gli animali comunicano, sfruttano il linguaggio, quale strumento di comunicazione. I primati comunicano attraverso una serie di gesti, di posture, di tocchi. È un linguaggio non verbale ma d’altronde vi dico subito che l’unico animale dotato di un linguaggio verbale, è l’uomo. Anche le api comunicano fra di loro attraverso un sistema molto simpatico, cioè attraverso la danza la ripetizione di movimenti codificati secondo uno schema anche ritmico, specifico. Le api fanno dei movimenti che sono ripetuti, cadenzati, ritmati, e che servono a comunicare alle altre api, informazioni su fonti di cibo. Se un'ape nel suo giro di perlustrazione trova una fonte di cibo ad una distanza relativamente ridotta dall’alveare, tornerà nell’alveare e farà una danza circolare. Se, invece, trova la fonte di cibo ad una distanza maggiore, allora, tornando all’alveare farà una danza un po' più complessa, una sorta di 8 e quando passa sulla parte centrale dell’8, fa vibrare l’addome. Ma la cosa interessante di questa danza è che questo 8 è orientato verso la fonte di cibo. Tutti gli animali comunicano, pensate alle formiche, loro comunicano attraverso gli ormoni ( rilasciano i feromoni che sono una sorta di traccia che viene seguita dalle altre formiche). Questo ci fa capire subito che i linguaggi degli animali sono
molto diversi dal linguaggio umano, hanno possibilità e capacità e potenzialità molto ridotte. Il linguaggio umano è un sistema di comunicazione, è un linguaggio naturale, per lo più verbale, con funzioni e caratteristiche particolari, specifiche. È una facoltà innata nell’uomo e questo è uno dei punti più discussi negli ultimi 50 anni, perché se siamo tutti d’accordo che il linguaggio verbale è una facoltà innata, da 70 anni, si discute su che cosa significhi l’innatezza del linguaggio umano. C’è qualcuno che sostiene che è una facoltà innata che poi però noi dobbiamo sviluppare attraverso un percorso di apprendimento, di attivazione di dispositivi di apprendimento, di esposizione a stimoli e così via. C’è chi, invece, sostiene che il linguaggio non è una semplice facoltà ma noi addirittura nel nostro cervello, abbiamo una grammatica innata che è quello che diceva Chomsky. (Chomsky è una figura di riferimento per i movimenti di estrema sinistra soprattutto in America. Lui nasce circa verso il 30/31, quindi ha circa 100 anni però è prima di tutto un linguista.) Quali sono le differenze tra linguaggio umano e altri linguaggi? Il linguaggio umano è arbitrario: ad esempio “l'orologio”, perchè si chiama così? Poteva essere questo nome ma poteva essere un altro qualsiasi, non c’è un legame di causa- effetto tra l’oggetto e il suo nome. In questo sta l’arbitrarietà del linguaggio. Se questo oggetto noi lo chiamiamo orologio, e in inglese lo chiamano wristwatch, chi dei due sbaglia? Nessuno dei due, semplicemente sono due convenzioni diverse ma questo ci dà dimostrazione del fatto che la scelta è arbitraria, non dettata da caratteristiche interne. È vero che esiste la scienza etimologica che ci permette di risalire a stadi precedenti nella costruzione di un nome ma l’etimologia non raggiunge mai una una fase antecedente in cui si individua un collegamento di causa-effetto tra l’oggetto e il nome che lo designa. Non c’è un legame tra ciò che rappresentiamo e come lo rappresentiamo. Ma non è sempre così: come si chiama il verso della pecora? “belare” perchè la pecora fa bee, c’è quindi in questo caso, un rapporto tra ciò che rappresenta e come noi decidiamo di rappresentarlo. Questo nel caso delle onomatopee, però, un settore ridottissimo, marginale nel linguaggio umano. Altro esempio: come fa il cane? Bau come fa il cane in Inghilterra? Wof. Vedete che anche con le onomatopee, intervengono condizionamenti di carattere socio-culturale, quindi anche la scelta dell’onomatopea in qualche modo risente dell’arbitrarietà tipica del linguaggio umano. Un altro esempio è il fonosimbolismo: c’è la tendenza di ritenere che alcuni suoni si associno a determinati concetti. Se io vi dico “iiiii” pensate ad una cosa piccola mentre se vi dico “oooo” pensate a una cosa grande.
la parte cognitiva della comunicazione, dell’immagazzinamento e l’elaborazione delle informazioni. TRASCRIZIONE del 22/ Quanti tipi di segni esistono in funzione di questi parametri che abbiamo individuato? Sono tre tipi di segno e si classificano in funzione di questi due parametri. Le orme sulla neve sono un INDICE , perché sono un segno che rimanda a qualcos’altro, ma non presuppone una volontarietà. È l'effetto, la conseguenza del passaggio dell’orso sulla neve, per via di un rapporto naturale, causale, non volontario. Il segnale stradale di caduta massi è un' ICONA : il segnale che riproduce dei massi che cadono, ha un rimando analogico alla realtà e un certo grado di volontarietà. L’icona vi fa venire in mente subito qualcosa di visivo, visuale, in ambito semiologico è iconico. Le onomatopee sono iconiche, sono una sacca di iconicità all’interno del sistema lingua. Quindi l’ icona è quel segno in cui l’espressione rinvia volutamente ad un oggetto reale per mezzo di meccanismi di analogia e somiglianza. Un sottotipo delle icone sono i diagrammi: delle rappresentazioni visive, schematiche, dell’andamento di un certo fenomeno. La loro iconicità non sta nella rappresentazione delle caratteristiche salienti della realtà, ma nella rappresentazione analogica, quindi per via di somiglianza, per rapporti e somiglianza tra grandezze, tra valori. L’ultimo tipo di segno è il SIMBOLO , cioè, quel segno in cui il rapporto tra espressione e contenuto è stabilito volontariamente e per convenzione , cioè è arbitrario. Il legame tra espressione e contenuto non ha motivazioni analogiche, è un legame volontario e arbitrario. Di nuovo l’arbitrarietà sta nei processi storico culturali che portano un segno, un’espressione ad essere associata ad un determinato contenuto. Simbolo della pace: intorno agli anni 70 questo simbolo rappresentava per molte persone la pace. Quindi se il simbolo è caratterizzato da un simbolo arbitrario, i segni che compongono le nostre lingue del mondo saranno per lo più simboli, con alcune limitazioni e eccezioni. Abbiamo detto che il linguaggio fondamentalmente è arbitrario costituito perlopiù da simboli: il linguaggio umano è costituito da segni che hanno tutti un’espressione, è il caso della parola [‘kane] cane: è prima di tutto un’espressione, cioè una concretezza costituita da una sequenza di suoni che il nostro apparato fonatorio produce (qui è utilizzato l’alfabeto Ipa).
Quando trovate questa rappresentazione -> parentesi quadre, significa che si sta facendo riferimento al piano dell’espressione , della sostanza, cioè ai suoni di come vengono articolati, percepiti. C’è poi un piano del contenuto : il concetto di cane, in tutte le sue proprietà che lo designano, le sue caratteristiche, le sue categorizzazioni, quindi l’animale domestico che ha quattro zampe, che abbaia, che è considerato il migliore amico dell’uomo. E il piano del referente che rimanda alla realtà, cioè il cane nella realtà in tutte le sue possibili manifestazioni, declinazioni anche metaforiche o fantastiche ; Questo è un’idria, un vaso greco antico con una rappresentazione di Cerbero, cane a tre teste, che svolgeva la funzione di guardia all’ingresso degli inferi. Egli fu catturato da Eracle, come l’ultima delle dodici fatiche, su richiesta di Euristeo per cui lui era obbligato a fare il servo e che dalla paura si nascose dentro lo ziro. Quindi abbiamo parlato di segni. Per comprendere il significato di un segno noi dobbiamo avere una chiave che è rappresentata da un codice. I l codice è l’insieme di regole e convenzioni che ci permettono di produrre e individuare i segni come tali, senza la conoscenza del codice noi non siamo in grado di interpretare un segno. Quindi il codice è uno strumento fondamentale che deve essere condiviso dai partecipanti ad un atto comunicativo , altrimenti non c’è possibilità di comunicazione. Le lingue sono codici, codici primari. Quindi un segno è qualcosa che sta per qualcos’altro lo abbiamo detto, aribi + aribo, per meglio dire è qualcosa che sta per qualcos’altro per qualcuno in certe circostanza. Abbiamo fatto l’esempio con la parola cane, la parola cane è un segno che rimanda ad un codice, cioè, la lingua italiana. Come avviene la comunicazione? I primi ad occuparsi di teoria della comunicazione sono stati due matematici, negli anni 40 nell’ambito di una disciplina nuova cioè l’informatica. Essa è la scienza dell’informazione, che si occupa di studiare come si trasmettono le informazioni secondo principi e presupposti matematici. In funzione di ciò questi due studiosi statunitensi Claude Shannon e Warren Weaver , individuarono un modello. → in questo modello molto schematico c’è una fonte dell’informazione che passa l’informazione al trasmettitore o mittente e ha la funzione di trasformare quell’informazione in segno e lo fa codificando l’informazione secondo le regole stabilite dal codice, il quale deve essere condiviso dai partecipanti. Quindi questo segno, messaggio codificato, viene trasmesso attraverso un canale e viene ricevuto da un ricevente e il ricevente ha una funzione speculare a quella dell’emittente: cioè il ricevitore dovrà decodificare il messaggio codificato in modo da ricavarne l’informazione da mettere a disposizione del destinatario ultimo dell’informazione stessa. Durante la trasmissione si possono creare, delle
4. funzione referenziale → centrata sul contesto, cioè quando noi utilizziamo il messaggio per parlare del contesto, una descrizione di una situazione è espressione della funzione referenziale. 5. funzione fatica → centrata sul canale, si mette in atto quando verifichiamo il funzionamento del canale della comunicazione. Es:Avete capito?, “Hai capito?”, “pronto?”. Sono tutte manifestazioni della funzione fatica. For,fari,fatus sum,fari. Latinisti che significa? Parlare.
6. Funzione immaginativa-> che si attiva nella creazione di una propria realtà, “let’s pretend” , fingere. 7. Funzione informativa-> si attiva nella trasmissione o scambio di informazioni, “ I’m gotta something to tell you”. Il modello della dottoressa Klein: Lei ha individuato un modello comunicativo diverso → è una comunicazione che avviene su vari canali , non solo il canale verbale, ma anche quello non verbale, visivo. È una comunicazione non più lineare, ma circolare , in cui i ruoli di mittente e ricevente si scambiano di continuo tra i parlanti. Questo modello comunicativo presuppone un rapporto diretto tra ciò che si dice, ciò che è stato detto e ciò che si dirà. Attraverso una serie di meccanismi c'è un rimando a un contesto socioculturale o conversazionale che porta alla costruzione di presupposizioni e preconcetti. Cosa è il preconcetto? È un'idea che ci siamo fatti prima di conoscere le cose. In realtà il preconcetto è un meccanismo cognitivo fondamentale , è una scorciatoia cognitiva che mettiamo in atto continuamente e anzi se non avessimo questo concetto faremmo molta fatica probabilmente a fare conoscenza del mondo. Quale è il problema? Quando il preconcetto si basa su presupposizioni fasulle o generalizzazioni sbagliate nasce il pregiudizio. Nel caso di un presupposto errato c'è una sorta di disallineamento fra i parlanti che provoca incomunicabilità. Il modello di Graiss: Basa il suo modello comunicativo su un principio di cooperazione → nell'atto comunicativo siamo costantemente impegnati in un'attività di negoziazione con i nostri interlocutori. Il successo della comunicazione si ha quando questa attività di negoziazione va a buon fine, ci intendiamo sulle parole. Il successo ultimo della comunicazione è quando l'obiettivo che ciascuno dei parlanti si è prefissato nel momento in cui si impegna, viene raggiunto nell’atto comunicativo. Questi modelli ci fanno capire come la comunicazione sia un processo molto complicato che fortunatamente ci viene naturale portare avanti e che presuppone un numero elevato di fattori diversi. Trascrizione di Linguistica – 27/ Il modello più celebre per comprendere a cosa serve la comunicazione è sicuramente quello di Jacobson, che riprende in parte la dimensione umana del modello matematico di Shannon e Weaver, ma per quanto riguarda le funzioni invece il modello di Jakobson è debitore al modello di Buhler. Jacobson individua 6 funzioni: 2 più specifiche, quella enfatica e quella metalinguistica e poi quelle che noi mettiamo in atto più frequentemente sono la funzione emotiva, conativa e referenziale. Ora queste tre funzioni sono funzioni sovrapponibili alle tre
caratteristiche particolari. Sono tutte proprietà diverse, che lo connotano in maniera diversa, che però designano la stessa persona. La differenza tra denotazione e connotazione è importante soprattutto per spiegare certi usi linguistici. Altri esempi :
dire cavallo--> Si prende una parola, che aveva un significato un pochino più ristretto, cavallus, che intendeva il cavallo da lavoro e gli si da un significato molto più ampio quello appunto di cavallo.
3. Teoria cognitivista, che dice che i segni linguistici sono un riflesso dei nostri processi mentali, cioè sono il riflesso della maniera in cui noi facciamo esperienza della realtà, questa è una teoria che si afferma soprattutto con George Labov. C’è un libro molto famoso scritto da lui che si intitola “Le metafore accanto alle quali noi viviamo” → Il concetto alla base è che quando noi facciamo esperienza della realtà lo facciamo attraverso una serie di costrutti analogici, con la nostra esperienza pregressa, a livello concettuale ma anche a livello linguistico, cioè costruiamo delle metafore che indirizzano anche la maniera di concettualizzare la nostra realtà. Esempio: per il covid si utilizzava la metafora della pandemia, della guerra e il vaccino era l'arma per sconfiggerla; questa è un’espressione non connotata, generica. Questo meccanismo aveva tutta una serie di riflessi nella maniera in cui noi concettualizzavamo tutta questa vicenda.
Lange è la lingua come sistema di relazioni, come un fatto sociale, mentre parole è come questa facoltà viene messa in atto attraverso i nostri atti comunicativi quotidiani. Chomsky parla di competenza-esecuzione in termini analoghi a quelli con cui de Saussure parlava di lange-parole. La competenza è il livello astratto ed indica ciò che il parlante può fare e **l’esecuzione è ciò che fa realmente.
Altri due concetti che noi vedremo spesso:
una richiesta? Sulla base di che cosa? Dal contesto, dalle nostre pratiche comunicative. Faccio un altro esempio: “ti va un caffè?” che cos’è questo? È un invito, però è costruito come una domanda. Soltanto grazie ai dati di contesto, alle conoscenze pregresse, alle presupposizioni, alle impalcature noi siamo in grado di capire che in realtà non è una domanda ma è un invito a prendere un caffè. E noi mettiamo in atto questi meccanismi continuamente nel nostro modo di parlare, nei nostri atti comunicativi. “Sai l’indirizzo email del professore?” Come rispondete? “Si”, perché capite che non è una domanda sulle vostre competenze ma è una richiesta, un’informazione; è così chiaro che potreste anche non rispondere si ma semplicemente dicendo l’indirizzo email. Quindi già da questi banalissimi esempi capiamo che la comunicazione non può prescindere da dati di contesto e quindi questo ci porta subito a interrogarci su una cosa: CHE COS’È IL CONTESTO? Il primo a parlare di pragmatica è Charles Morris e si occupa in realtà di semiotica ma, studiandola (la scienza che studia i segni, il segno), dice: “La semiotica si distingue in 3 campi fondamentali” e a volte vengono tradotti come: sintassi, semantica e pragmatica ma spesso si preferisce lasciarli non tradotti. La sintassi, la semantica e la pragmatica a volte hanno significati un po' diversi da quelli individuati da Morris.
1. La sintassi o syntactic è, secondo Morris, lo studio delle relazioni tra segni (se ci pensate i rapporti sintagmatici li abbiamo spiegati proprio così). 2. La semantica , semantic, è invece lo studio delle relazioni tra i segni e gli elementi della realtà cui esse rimandano (l’abbiamo visto parlando delle varie teorie sulla semantica).
Il contesto è tutta quella serie di elementi che noi desumiamo dal momento e dal luogo in cui avviene l’evento comunicativo, quindi la situazione spazio- temporale , ma non solo anche la situazione psicologica incide molto sul contesto. Anche le conoscenze condivise , sono parte del contesto così come anche i nostri obiettivi , ciò che vogliamo ottenere nel momento in cui parliamo, quali sono i nostri scopi, le nostre aspettative impegnandoci nella comunicazione. Ancora, ciò che abbiamo detto in precedenza e ciò che ci prepariamo a dire nell’immediato futuro. Tutto questo, che si chiama COTESTO o CONTESTO LINGUISTICO , è parte del contesto. Quindi il contesto è un’espressione intuitivamente chiara ma difficile da definire e si compone sostanzialmente di tre elementi:
1. Le conoscenze condivise: cioè l’insieme di credenze sociali e culturali sul funzionamento del mondo che i parlanti condividono o credono di condividere, compresa la conoscenza del codice linguistico. Maggiore è la condivisione di conoscenze tra i parlanti, minore sarà la necessità di esplicitare i riferimenti della realtà. 2. La situazione comunicativa contingente : quindi sia la situazione spazio- temporale sia tutto ciò che ci ruota attorno: le relazioni interpersonali, le aspettative, gli scopi dei partecipanti all’atto comunicativo.
paradosso è che, per avere queste informazioni, dobbiamo osservarli. Non bisogna pensare alla scrittura e alla punteggiatura che è parte della scrittura. Inoltre, la punteggiatura qui non serve. La virgola tra soggetto e predicato NON si mette mai.
7. “La mia squadra ha perso” → Potrebbe essere“la squadra in cui gioco”, “la squadra che tifo” oppure “la squadra che possiedo”. I pronomi possessivi sono un caso da manuale di vaghezza; sono vaghi; mettono in relazione un elemento nominale e uno dei partecipanti all’atto comunicativo ma in maniera vaga.
L’enunciato invece è una sequenza di parole, di forme linguistiche comunque che è calato in una situazione comunicativa concreta. Può essere breve o lungo, ma soprattutto non necessariamente rispetta tutte le regole della grammatica come avviene nella frase.