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DIVINA COMMEDIA INFO GENERALI, Sintesi del corso di Italiano

panoramica generale divina commedia

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 18/12/2019

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Divina Commedia
Titolo originale Comedìa
Altri titoli Commedia
Divina Commedia 1555 Edition.png
Frontespizio dell'edizione giolitina, la prima intitolata La Divina Comedia (1555)
Autore Dante Alighieri
1ª ed. originale 1321
Editio princeps 11 aprile 1472
Genere poema
Sottogenere allegorico-didascalico
Lingua originale toscano, fiorentino letterario (antico italiano) volgare
Protagonisti Dante Alighieri
Altri personaggi Virgilio, Beatrice, san Bernardo, Stazio, santa Lucia, Lucifero
Modifica dati su Wikidata · Manuale
Dante e Beatrice sulle rive del Lete (1889), opera del pittore venezuelano Cristóbal Rojas
La Comedìa, o Commedia, conosciuta soprattutto come Divina Commedia,[1] è un poema allegorico-
didascalico[2] di Dante Alighieri, scritto in terzine incatenate di endecasillabi (poi chiamate per antonomasia
terzine dantesche) in lingua volgare fiorentina.
Il titolo originale, con cui lo stesso autore designa il suo poema, fu Comedia (probabilmente pronunciata con
accento tonico sulla i); e così è intitolata anche l'editio princeps del 1472. L'aggettivo «Divina» le fu attribuito
dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante, scritto fra il 1357 e il 1362 e stampato nel 1477. Ma è nella
prestigiosa edizione giolitina, a cura di Ludovico Dolce e stampata da Gabriele Giolito de' Ferrari nel 1555, che
la Commedia di Dante viene per la prima volta intitolata come da allora fu sempre conosciuta, ovvero "La
Divina Comedia".
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Divina Commedia Titolo originale Comedìa Altri titoli Commedia Divina Commedia 1555 Edition.png Frontespizio dell'edizione giolitina, la prima intitolata La Divina Comedia (1555) Autore Dante Alighieri 1ª ed. originale 1321 Editio princeps 11 aprile 1472 Genere poema Sottogenere allegorico-didascalico Lingua originale toscano, fiorentino letterario (antico italiano) volgare Protagonisti Dante Alighieri Altri personaggi Virgilio, Beatrice, san Bernardo, Stazio, santa Lucia, Lucifero Modifica dati su Wikidata · Manuale Dante e Beatrice sulle rive del Lete (1889), opera del pittore venezuelano Cristóbal Rojas La Comedìa, o Commedia, conosciuta soprattutto come Divina Commedia,[1] è un poema allegorico- didascalico[2] di Dante Alighieri, scritto in terzine incatenate di endecasillabi (poi chiamate per antonomasia terzine dantesche) in lingua volgare fiorentina. Il titolo originale, con cui lo stesso autore designa il suo poema, fu Comedia (probabilmente pronunciata con accento tonico sulla i); e così è intitolata anche l'editio princeps del 1472. L'aggettivo «Divina» le fu attribuito dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante, scritto fra il 1357 e il 1362 e stampato nel 1477. Ma è nella prestigiosa edizione giolitina, a cura di Ludovico Dolce e stampata da Gabriele Giolito de' Ferrari nel 1555, che la Commedia di Dante viene per la prima volta intitolata come da allora fu sempre conosciuta, ovvero "La Divina Comedia".

Composta secondo i critici tra il 1304/07 e il 1321, anni del suo esilio in Lunigiana e Romagna,[3] la Commedia è il capolavoro di Dante ed è universalmente ritenuta una delle più grandi opere della letteratura di tutti i tempi, [4] nonché una delle più importanti testimonianze della civiltà medievale, tanto da essere conosciuta e studiata in tutto il mondo. Il poema è diviso in tre parti, chiamate «cantiche» (Inferno, Purgatorio e Paradiso), ognuna delle quali composta da 33 canti (tranne l'Inferno, che contiene un ulteriore canto proemiale) formati da un numero variabile di versi, fra 115 e 160, strutturati in terzine. Il poeta narra di un viaggio immaginario, ovvero di un Itinerarium mentis in Deum,[5] attraverso i tre regni ultraterreni che lo condurrà fino alla visione della Trinità. La sua rappresentazione immaginaria e allegorica dell'oltretomba cristiano è un culmine della visione medievale del mondo sviluppatasi nella Chiesa cattolica. È stato notato come tutte e tre le cantiche terminino con la parola «stelle» (Inferno: "E quindi uscimmo a riveder le stelle"; Purgatorio: "Puro e disposto a salir a le stelle"; Paradiso: "L'amor che move il sole e l'altre stelle"). L'opera ebbe subito uno straordinario successo e contribuì in maniera determinante al processo di consolidamento del dialetto toscano come lingua italiana. Il testo, del quale non si possiede l'autografo, fu infatti copiato sin dai primissimi anni della sua diffusione e fino all'avvento della stampa in un ampio numero di manoscritti. Parallelamente si diffuse la pratica della chiosa e del commento al testo (si calcolano circa sessanta commenti e tra le 100.000 e le 200.000 pagine),[6] dando vita a una tradizione di letture e di studi danteschi mai interrotta: si parla così di "secolare commento". La vastità delle testimonianze manoscritte della Commedia ha comportato un'oggettiva difficoltà nella definizione del testo: nella seconda metà del Novecento l'edizione di riferimento è stata quella realizzata da Giorgio Petrocchi per la Società Dantesca Italiana.[7] Più di recente due diverse edizioni critiche sono state curate da Antonio Lanza[8] e Federico Sanguineti.[9] La Commedia, pur proseguendo molti dei modi caratteristici della letteratura e dello stile medievali (ispirazione religiosa, scopo didascalico e morale, linguaggio e stile basati sulla percezione visiva e immediata delle cose), è profondamente innovativa poiché, come è stato rilevato in particolare negli studi di Erich Auerbach, tende a una rappresentazione ampia e drammatica della realtà, espressa anche con l'uso di neologismi creati da Dante come «insusarsi», «inluiarsi» e «inleiarsi».[10] È una delle letture obbligate del sistema scolastico italiano.